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Riassunto esame Pellissero libro "Filosofie classiche dell'India", Morcelliana pp. 1-85; 559 -630, Prove d'esame di Filosofie Orientali

Riassunto esame Pellissero libro "Filosofie classiche dell'India", Morcelliana pp. 1-85; 559 -630. Le pagine del riassunto sono poche, ma più che sufficienti per affrontare l'esame, in quanto (se dato da frequantante) l' esame verte su 1 domanda a scelta e 1 domanda tra queste 1) IL VEDA 2) SCUOLE VAISNAVA 3) SCUOLE SAIVA 4) SCUOLE SAKTA 5) LO YOGA

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

In vendita dal 22/07/2021

Francesca.R.
Francesca.R. 🇮🇹

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FILOSOFIE E RELIGIONI DELL’ INDIA E DELL’ ASIA CENTRALE- PELISSERO
Riassunto libro “Filosofie classiche dell’ India” (pag 1-85, 559-630) - Pelissero
IL VEDA
Il Veda è un termine che significa scienza, conoscenza, dalla radice VID cioè conoscere.
Il Veda è la fonte del diritto, della letteratura, dell'arte, dell'etica, dei precetti religiosi, della speculazione filosofica ma
anche di discipline più tecniche come la grammatica, l'architettura e la medicina.
È il fondamento della civiltà in India.
Il Veda è diviso in 4 raccolte che si chiamano Samhità= raccolta, collezione.
1) Rgvedasamhità dedicati agli inni di lode in onore delle divinità
2) Yajurvedasamhità dedicato alle formule di sacrificio, costituito da formule sacrificali YAJUS, che possono
corrispondere a quello che oggi è per noi l'indirizzo che si scrive su una busta se si vuole spedire una lettera cartacea.
In queste formule è segnata la divinità destinataria e un determinato inno o una pratica rituale.
Il sacrificio vedico è una forma di sacrificio molto diversificata al suo interno.
Esistono sacrifici domestici, attuati in spazi privati e poi sacrifici solenni, che prevedono spazi pubblici.
Il sacrificio domestico viene ufficiato dal capo famiglia, non c'è bisogno dell'intermediazione di un sacerdote.
Quello solenne è ufficiato da uno o più sacerdoti, che fanno da intermediari tra la comunità e la divinità.
È più lungo di quello domestico, più articolato, più complesso.
Il sacrificio più lungo è la Asvamedha, cioè il sacrificio del cavallo, che dura un anno solare. È molto dispendioso
perché può richiedere l'intervento di decine, o addirittura centinaia di sacerdoti, ciascuno di loro in più, riceverà una
retribuzione.
Un tipo di sacrificio simile può essere sostenuto solo dal RE, che è l'unico ad avere i mezzi per poter affrontare le spese
necessarie.
3) Samavedasamhità dedicato alle melodie cantante, è importante perché contiene il primo esempio di notazione
musicale in lingua antica, è importante anche dal punto di vista della musicologia.
Non contiene materiali letterari originali rispetto al Rgveda.
4) Atharvavedasamhità dedicati alle formule di incantesimo.
Sono menzionate pratiche di magia nera pratiche magiche volte a danneggiare i destinatari e di magia bianca
sono pratiche magiche volte a beneficare qualcuno, a procurare un effetto positivo ai destinatari.
In questa raccolta sono contenuti i rudimenti, le prime nozioni di una medicina prescientifica indiana, si utilizzano delle
formule di incantesimo per suscitate la guarigione di un malato.
Ciascuna di queste raccolte ha delle finalità diverse.
Il Veda è quindi costituito da 4 raccolte, o Samhità.
Alla Samhità seguono altri 3 livelli.
1) I Brahmana (testi sacerdotali)
2) Gli Aranyaka (testi della foresta o silvestri)
3) Le Upanisad (testi iniziatici, costituiscono il 4° livello)
I testi sacerdotali e i testi silvestri vogliono individuare un legame (BANDHU), cioè un collegamento tra una
caratteristica del rito ed una del mito ad esso legato oppure un collegamento tra un aspetto del macrocosmo e quello
del microcosmo, o ancora, vogliono cercare collegamenti tra aspetti del mondo al di fuori di noi e un aspetto del
mondo costituito all'interno della nostra interiorità.
I testi sacerdotali sono ossessionati dalla ricerca di un legame e si sbizzarriscono a trovarli.
• Gli Aranyaka (testi della foresta), portano questo nome perché sono considerati insegnamenti di tipo riservati e non
pubblico.
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 FILOSOFIE E RELIGIONI DELL’ INDIA E DELL’ ASIA CENTRALE- PELISSERO

Riassunto libro “Filosofie classiche dell’ India” (pag 1-85, 559-630) - Pelissero IL VEDA Il Veda è un termine che significa scienza, conoscenza, dalla radice VID cioè conoscere. Il Veda è la fonte del diritto, della letteratura, dell'arte, dell'etica, dei precetti religiosi, della speculazione filosofica ma anche di discipline più tecniche come la grammatica, l'architettura e la medicina. È il fondamento della civiltà in India. Il Veda è diviso in 4 raccolte che si chiamano Samhità = raccolta, collezione. 1) Rgvedasamhità  dedicati agli inni di lode in onore delle divinità 2) Yajurvedasamhità  dedicato alle formule di sacrificio, costituito da formule sacrificali YAJUS , che possono corrispondere a quello che oggi è per noi l'indirizzo che si scrive su una busta se si vuole spedire una lettera cartacea. In queste formule è segnata la divinità destinataria e un determinato inno o una pratica rituale. Il sacrificio vedico è una forma di sacrificio molto diversificata al suo interno. Esistono sacrifici domestici, attuati in spazi privati e poi sacrifici solenni, che prevedono spazi pubblici. Il sacrificio domestico viene ufficiato dal capo famiglia, non c'è bisogno dell'intermediazione di un sacerdote. Quello solenne è ufficiato da uno o più sacerdoti, che fanno da intermediari tra la comunità e la divinità. È più lungo di quello domestico, più articolato, più complesso. Il sacrificio più lungo è la Asvamedha , cioè il sacrificio del cavallo, che dura un anno solare. È molto dispendioso perché può richiedere l'intervento di decine, o addirittura centinaia di sacerdoti, ciascuno di loro in più, riceverà una retribuzione. Un tipo di sacrificio simile può essere sostenuto solo dal RE, che è l'unico ad avere i mezzi per poter affrontare le spese necessarie. 3) Samavedasamhità  dedicato alle melodie cantante, è importante perché contiene il primo esempio di notazione musicale in lingua antica, è importante anche dal punto di vista della musicologia. Non contiene materiali letterari originali rispetto al Rgveda. 4) Atharvavedasamhità  dedicati alle formule di incantesimo. Sono menzionate pratiche di magia nera  pratiche magiche volte a danneggiare i destinatari e di magia bianca  sono pratiche magiche volte a beneficare qualcuno, a procurare un effetto positivo ai destinatari. In questa raccolta sono contenuti i rudimenti, le prime nozioni di una medicina prescientifica indiana, si utilizzano delle formule di incantesimo per suscitate la guarigione di un malato. Ciascuna di queste raccolte ha delle finalità diverse. Il Veda è quindi costituito da 4 raccolte, o Samhità. Alla Samhità seguono altri 3 livelli. 1) I Brahmana (testi sacerdotali) 2) Gli Aranyaka (testi della foresta o silvestri) 3) Le Upanisad (testi iniziatici, costituiscono il 4° livello) I testi sacerdotali e i testi silvestri vogliono individuare un legame ( BANDHU ), cioè un collegamento tra una caratteristica del rito ed una del mito ad esso legato oppure un collegamento tra un aspetto del macrocosmo e quello del microcosmo , o ancora, vogliono cercare collegamenti tra aspetti del mondo al di fuori di noi e un aspetto del mondo costituito all'interno della nostra interiorità. I testi sacerdotali sono ossessionati dalla ricerca di un legame e si sbizzarriscono a trovarli.

  • Gli Aranyaka (testi della foresta), portano questo nome perché sono considerati insegnamenti di tipo riservati e non pubblico.

Devono essere impartiti non all'interno dei villaggi ma in un luogo separato, in una radura, dentro una foresta.

  • Le Upanishad contengono un insegnamento che viene impartito da un maestro ad una serie di discepoli. Per alcuni questo termine vuole indicare un insegnamento salvifico, che procura la salvezza, la liberazione a chi lo ascolta. Le Upanishad sono il nocciolo, il seme da cui germoglierà la filosofia indiana successiva. Il numero canonico delle Upanishad è di 108 , ma ne esistono in realtà almeno 200. C'è stato un tentativo di canonizzare le opere  è stato il frutto di una canonizzazione arbitraria. L'insegnamento di questo CORPUS è riservato, non solo per genere ma anche in base alla stratificazione sociale. Viene insegnato solo al sesso maschile, a chi copre un determinato ruolo sociale. Alle donne viene consentito di imparare i Purana (definito il 5° Veda). Costituiscono insegnamenti meno elitari rispetto al Veda, in quanto non specialistici e generali. Dottrina centrale delle Upanishad: relazione tra il principio Brahman e Atman Il significato letterale delle Upanishad non ci aiuta a comprendere pienamente il senso che il termine veicola. Upa  in basso Ni  presso Sad  sedere Cioè sedere vicino a qualcuno in posizione più bassa rispetto al nostro interlocutore. Tradizionalmente si è spesso puntato ad una resa parzialmente svincolata dall'etimo originale, interpretando il vocabolo come "mezzo per ottenere la conoscenza dell'identità di Atman e Brahman”. Interpreti occidentali hanno preferito rendere il significato in modo più letterale, hanno infatti ritenuto che la parola indicasse il metodo di insegnamento delle verità segrete, compiuto nel corso di sedute ai piedi del maestro in atteggiamento riverente da parte del discepolo. Lo scopo delle Upanishad è quello di rendere evidente ciò che è nascosto, rendere palese ciò che è celato. Vogliono rendere manifesta una sorta di equivalenza tra il principio macrocosmico e quello microcosmico. Il principio macrocosmico va al di là del tempo e dello spazio. È un principio insieme ascendente ed imminente  è definito BRAHMAN ed è la forza che dà nutrimento all'universo. Il principio microcosmico invece costituisce l'essenza immortale dell'uomo ed è definito ATMAN , ovvero soffio vitale , è lo spirito che riempie il corpo e lo anima. L'Upanishad insegna l'equivalenza fra questo principio microcosmico e macrocosmico. Alcune scuole insegnano che questa equivalenza è perfetta (posizione definita non dualista ) ed altre invece che il rapporto che lega BRAHMAN e ATMAN non è una equivalenza ma una somiglianza , un'analogia, una corrispondenza (posizione definita dualista ). Una caratteristica stilistica che accomuna molte Upanishad, soprattutto le più antiche, è la straordinaria vivacità ed immediatezza dei dialoghi e delle immagini, in contrasto con la complessità del contenuto. Tutto questo ne rende affascinante la lettura. Attualmente non si riesce più a separare le Upanishad dal Vedanta  non si riesce cioè a dar voce alle Upanishad separandole dalle interpretazioni che ne dà il Vedanta. In molti ambienti culturali Upanishad e Vedanta sono sinonimi  il Vedanta è in realtà, in origine, solo un'interpretazione, seppur autorevole delle Upanishad. Oggi è impossibile capire le Upanishad se non le leggiamo alla luce del Vedanta e questo è un grosso limite al fine di comprenderle appieno. È proprio alla scuola di Sankara che si deve l’equiparazione pura e semplice dei due termini  le Upanishad sono il Vedanta, che è contemporaneamente LA fine del Veda (le Upanishad sono contenute nell'ultima parte del corpus vedico, l’ultimo dei 4 livelli) ma anche IL fine del Veda  il Vedanta è il fine, lo scopo, la meta a cui tende il Veda. Tutto il complesso edificio dottrinale del VEDANTA serve a spiegare lo scopo, la meta del Veda, della scienza sacra.

I due Itihasa , il Ramayana e il Mahabharata , sono alla base della cultura indiana classica, postclassica e moderna, che ne rielabora, amplifica e modifica continuamente i temi e gli argomenti principali e secondari.

  • Il Ramayana è la fonte della letteratura d'arte e della devozione.  Il "Viaggio di Rama" (Ramayana) tratta sostanzialmente di un principe ingiustamente esiliato, del rapimento della sua sposa, del lungo viaggio e dei combattimenti volti a liberarla, per terminare con l'apoteosi della coppia regale riunificata e consacrata sul trono che le era stato negato. La trama principale è riassumibile in poche righe, ma gli episodi secondari costellano la narrazione, e rendono il poema ricchissimo di temi mitici. Il Ramayana è definito il "poema ornato primordiale" per la riconosciuta maestria tecnica del suo autore. Il poema Mahabharata sarebbe sorto per un accrescimento cumulativo, a partire da una recensione concisa di 8. strofe, passando ad una versione intermedia di 24.000 per culminare con la redazione definitiva di 100.000 strofe.
  • Il Mahabharata serve da modello per i trattati sui 4 fini dell'esistenza umana.  Il poema tratta di una guerra fratricida tra 2 famiglie di prìncipi imparentate, il cui epilogo, sancisce il passaggio dalla 3° alla 4° età del mondo, la più degenerata, quella in cui ci troviamo attualmente. I PURANA I Purana sono uno strumento dell'educazione religiosa delle donne degli Shudra, cioè uno dei 4 gruppi sociali = ( VARNA, colore), ovvero i servitori a cui è vietati lo studio del Veda, e per questo sono definiti spesso "5° Veda" affidati in primo luogo alla trasmissione orale a opera di una gilda di aurìghi-bardi. Sono una miscela, non sempre armonica, di materiali eterogenei
  1. Racconti ed aneddoti con valore talvolta apologetico
  2. Leggende e miti eziologici
  3. Magnificazioni di riti e pratiche devozionali
  4. Strofe sentenziose S. Piano , li definisce vere e proprie biblioteche e non testi enciclopedici, per due motivi
  5. Si fa riferimento alla loro natura di testi scritti. La loro elaborazione si sviluppò per via orale, ma vennero poi fissati per iscritto.
  6. Accettando questa definizione si chiarisce come sia impossibile considerare delle semplici aggiunte, quelle che sono in realtà delle opere autonome, troppo spesso inserite nei vari Purana per poter definire come semplici episodi pratiche che invece costituiscono norma di arricchimento continuo di testi di questo tipo. Si dà anche spesso l'attribuzione ad un Purana di opere che non sono rinvenibili non solo nelle edizioni a stampa ma neppure in alcun manoscritto reperibile del testo. LE SCUOLE TEISTICHE DELLO HINDUISMO Hinduismo: termine di derivazione persiana, in origine serviva per indicare gli ABITANTI del bacino del fiume INDO che non erano seguaci di
  7. Ebraismo
  8. Cristianesimo
  9. Islàm  Era quindi un’indicazione puramente geografica, non offriva nessuna informazione sulle credenze religiose di queste persone. Il termine Hinduismo venne utilizzato dai colonizzatori europei, in particolare dagli inglesi, per far riferimento alla religione tradizionale indiana in epoca medievale e moderna in quanto distinte da correnti “eterodosse” come il BUDDISMO (Buddha) o il JAINISMO (Jina, cioè il vincitore/vittorioso)  sono due religioni che si richiamano ad un fondatore L’Hinduismo invece non ha un fondatore.
  • Si può distinguere in 3 fasi
  1. Vedismo fase antica
  2. Brahmesimo fase classica
  3. Hinduismo  fase post-classica Questa distinzione funziona sino al 19° secolo, quando poi l’Hinduismo si confronta con la modernità. Vengono utilizzate altre etichette storiografiche descrittive come ad esempio Neo-hinduismo Post-hinduismo Hinduismo riformato Esistono così molteplici etichette, che segnalano la discordanza degli studiosi. Le scuole di cui ci occupiamo sono:
  4. Le scuole dei fedeli di Visnuscuole Vaisnava
  5. Le scuole dei fedeli di Sivascuole Saiva
  6. Le scuole dei fedeli di Sakti, la potenzascuole Sakta
  7. Oltre a queste scuole ci sono scuole legate allo yoga medievale , esistono principalmente 2 orientamenti: hathayoga e kundaliniyoga SCUOLE VAISNAVA Si parla di scuole Vaisnava in riferimento alle scuole dei fedeli di Visnu. La fede visnuita trova espressione già nell’epica indiana, anzitutto nelle MAHABHARATA e nei PURANA (antiche storie). Un poema importante è il MAHABHARATA, che è la storia di una guerra fratricida, tra 2 famiglie di prìncipi importanti, i KAURAVA e i PANDAVA. Un altro poema importante è il Ramayana, che parla appunto del viaggio di Rama, alla ricerca della sua sposa Sita, che è stata rapita. Il racconto si concentra intorno alle vicissitudini che Rama affronta per riuscire a recuperare questa sposa rapita dall’India Centro-Settentrionale e portata poi nell’isola di Sri Lanka. Il principe attraverserà tutta l’India Peninsulare fino ad arrivare poi in Sri Lanka. I Purana sono un gruppo numeroso di testi di carattere enciclopedico. Trattano principalmente di MITOLOGIA (sono dei grossi cataloghi di luoghi sacri, possono così anche servire come guida di luoghi di pellegrinaggio)  Insegnano come raggiungere i santuari  Insegnano che cosa fare quando si arriva ad un santuario  Insegano quali sono le caratteristiche di uno specifico santuario. Oltre al loro contenuto mitologico e devozionale/rituale hanno anche contenuti scientifici. Excursus, trasposizioni per un pubblico non specialista, volgarizzazioni di diverse discipline scientifiche (matematica, astrologia..) La produzione delle scuole visnuite si può dividere in 3 scuole, in 2 ordini di fonti: 1) Fonti tantriche (di carattere più mitologico e ritualistico) 2) Fonti non tantriche (carattere più speculativo e devozionale) Che cos’è il tantrismo? È un fenomeno religioso (e parzialmente filosofico) che ha una sua fase di sviluppo ben circoscrivibile. Comincia intorno al 5° secolo e culmina intorno al 10°.  il tantrismo dà origine ad un nuovo fenomeno letterario. TANTRA  TAN= tessere

4) Immagine della città magica dei musici celesti come metafora di ILLUSIONE  è una immagine fantastica, priva di realtà, essa compare quando guardiamo in cielo e ci sembra che le nuvole assumano forme di una città (con torri, porte, fossati)  noi la vediamo nei suoi particolari ma è un’immagine illusoria

  • Nello Yogavasistha le parti di carattere filosofico sono spesso introdotte da parti più narrative (con valore simbolico, allegorico)  le parti narrative servono ad illustrare e spiegare quelle filosofiche. alternarsi tra narrazione e concetti filosofici= genera una sensazione di disorientamento in chi legge il testo (ci si dimentica chi sta parlando di che cosa) a causa del RACCONTO CORNICE è facile smarrirsi  disorientamento voluto dall’ autore, per suscitare una sensazione di stupore e spaesamento che meglio può veicolare alcuni concetti che non sono facili da capire (es: che il sogno sia più reale della veglia, che il mondo esterno sia una proiezione della mente, che l’ identità personale sia fluida e non fissa)  alcuni personaggi si addormentano sognano e non sanno più qual è la realtà. la natura composita di questo testo è anche dovuta al suo probabile rimaneggiamento massiccio SCUOLE SAIVA Le scuole Sàiva sono le scuole dei fedeli di Siva. Siva (il benevolo) è un nome apotropaico, egli non è definito benevolo, bendisposto perché lo è, ma viene definito in questo modo per propiziarsi questa divinità che appare molto più inquietante che non benevolo.  come già facevano i greci che chiamavano “Mare Ospitale” il Mar Nero, le navi spesso si disintegravano sui suoi scogli, quindi lo si chiamava così per cercare di mitigarne la pericolosità. 2 divinità principali: VISNU e SIVA
  • Visnu  è un dio che ha come funzione quella di ristabilire un’armonia che si sia incrinata, la sua funzione di discesa sulla terra, dimostra che quando c’è qualcosa che non va, discende sulla terra per aiutare il cosmo  è un dio d’ordine
  • Siva  è una divinità inquietante e aggressiva, trasgredisce le regole
  • Non tutte sono di tradizione agamica, ma alcune si rifanno ad una tradizione extra agamica. La scuola che si rifà alla figura di Siva Pasupati (=signore degli animali legati al laccio)  ha una letteratura di origine extra-agamica antica, comprende 1 opera attribuita al maestro fondatore della scuola, LAKULISA  probabilmente attivo intorno agli inizi della nostra era  il pasupatasutra  questa opera si presenta in forma di Sutra (=aforismi) non può quindi essere un tantra. La forma aforistica è estranea al mondo tantrico i tantra sono dei dialoghi, ed hanno una struttura narrativa. Sono un totale di 168 aforismi. Le tradizioni agamiche, ossia le scuole speculative, solitamente sono raggruppate con criterio geografico (che non sempre corrisponde perfettamente all’origine o all’effettiva distribuzione sul territorio delle scuole corrispondenti)
    1. Corrente settentrionale del Kasmir (composte da un fascio di scuole di tendenza non-dualistica)
    2. Corrente centromeridionale , di propensione devozionale-speculativa, virasaiva , con produzione sia in sanscrito che in altre lingue di origine dravidiche.
    3. Corrente meridionale di orientamento dualistico, saivasiddhanta , con produzione sia in sanscrito che in tamil. Studi recenti di A. Sanderson , hanno messo in forse la tradizionale tassonomia delle scuole kasmire, basandosi poi su materiali largamente inediti (principalmente manoscritti) hanno proposto una nuova classificazione delle fonti. SCUOLE SAKTA È la scuola dei fedeli di Sakti o “la Dea” È difficile classificare le fonti sakta le tradizioni sakta sono meno facilmente riconducibili ad uno schema univoco e coerente rispetto a quelle vaisanva e saiva, sia per il parziale sovrapporsi di sistemi tassonomici differenti, sia per il

fatto che gran parte della letteratura più antica è andata perduta, o è disponibile solo in forma manoscritta (le edizioni a stampa sono rare e spesso mancano di apparato critico), e che opere anche molto autorevoli sono di redazione tarda. La classificazione più diffusa è quella binaria e raggruppa le scuole sakta in due orientamenti: una variante nota come srikula , diffusa soprattutto in India meridionale, l’altra come kalikula , originaria del Kasmir ma diffusasi a Nord-Est. In due nomi alternativi dei diversi orientamenti, condotta di DX e condotta di SX, fanno riferimento all’uso simbolico ovvero letterale delle cosiddette 5M , ossia i 5 elementi di base del servizio divino (liquore, carne, pesce, cereali tostati, coito rituale) così denominati perché iniziano con tale suono in sanscrito

  • La dottrina sakta ha radici vediche e puraniche, e si appoggia soprattutto sulla speculazione saiva. La relazione tra Siva e Sakti (= potenza) è simile a quella tra l’onnipresente, impersonale e non agente e il personale, l’agente, tale da comprendere in sé i princìpi coscienti individuali. La Potenza è il primo fremito che rianima il cadavere divino, secondo l’iconografia in cui la Dea stante sovrasta il Dio giacente in posizione supina. Con una paretimologia diffusa, si dice che senza la Dea, rappresentata dalla vocale I, Siva non sia che un cadavere (Sava). Se Siva è coscienza, la Sakti, è ciò che assume la forma della coscienza, ciò che rende la coscienza visibile
  • L’apporto di novità rispetto alle scuole Vaisnava e Saiva è rappresentata dal fatto che la dottrina sakta non era vietata a nessuna categoria di persone, anche le donne potevano accedervi. LO YOGA TANTRICO In riferimento allo yoga tantrico possiamo parlare di: - Hathayoga  disciplina fondata sulla forza , segue una corrente di tipo saiva e si concentra sulle **pratiche di tipo piscofisiche
  • Kundaliniyoga**  (lo yoga della serpe arrotolata) segue una corrente sakta ed è concentrato principalmente sulla fisiologia sottile. Le caratteristiche principali della cosiddetta “fisiologia sottile o mistica” prevedono la lettura del corpo umano come un diagramma attraversato da “centri energetici” cioè cakra e canali cioè nadi, attraverso i quali scorrono i diversi soffi vitali e in cui si può forzare il risveglio e il passaggio dell’energia normalmente quiescente detta “serpe arrotolata” (kundalini) alla base della colonna spinale, verso l’alto, fino fontanella occipitale, condizione che equivale alla liberazione. Le nadi principali sono 3: Ida  si trova a SX, rappresenta sakti e tutto ciò che è femminile, freddo e buio. Pingala  si trova sulla DX, rappresenta ciò che è giorno, luce, maschile e caldo e ha corrispondenza con Siva. Queste 2 nadi convergono in una centrale che è la Susumma , qui le energie di DX e SX si neutralizzano. La Susumma rappresenta tutto ciò che è temperato e neutrale. Questo canale centrale si trova in corrispondenza della nostra colonna spinale. La dottrina dello hathayoga e delle scuole collegate è fluida, non sistematica e variabile a seconda dei testi. È però possibile individuare alcune linee guida da considerare provvisoriamente valide per questo vasto ambito. Il modo migliore di illustrarle è attraverso alcuni termini chiave. È importante quindi fare riferimento alla simbologia sottile o mistica , cioè una rappresentazione del microcosmo umano densa di corrispondenze con il macrocosmo esterno, in cui singole strutture del corpo vengono equiparate a realtà fisiche, astronomiche o teologiche, grazie a corrispondenze riconducibili per vie traverse alla simbologia upanisadica con il concetto di legame (bandhu). Il termine stesso hatha (= forza, sforzo) è un ottimo esempio di questa simbologia, in quanto composto dalle sillabe HA = sole e THA= LUNA, con riferimento non solo a due fenomeni astronomici, ma al passaggio dell’aria attraverso le due narici. Il corpo è concepito come attraversato da una miriade di canali (nadi) in cui circolano diverse forme di energia o soffio vitale. Il punto d’incrocio dei canali genera le cosiddette ruote di energia (cakra). Lo scopo della pratica consiste nel risvegliare l’energia dormiente della serpe acciambellata (kundalini) Il termine che indica i canali = nadi, è connesso a nada= canna, indica un canale in cui circolano fluidi vitali come il sangue, ma che può essere anche molto sottile (la millesima parte di un capello), per consentire il transito di sostanze via via meno grossolane.