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Riassunto Fausto e Anna Cassola, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Italiana

Riassunto del romanzo Fausto e Anna di Carlo Cassola

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024
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Caricato il 29/12/2024

manuele-miliani
manuele-miliani 🇮🇹

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Anna è una ragazza che sta passando il periodo natalizio a San Ginesio, a casa
della zia e della cugina. Qui confida alla ragazza, poco più grande di lei, che un
giovane impiegato di banca le ha fatto la dichiarazione.
Anna dopo il Natale tornerà a casa, a Volterra, e l’inverno procederà nella
monotonia. La ragazza si sente sempre più insoddisfatta della propria vita,
lamentandosi dentro di sé del fatto che il tempo stia passando senza che lei
viva davvero, che il tempo della sua giovinezza si stia già esaurendo mentre lei
passa le sue giornate a casa senza fare niente.
Fausto è un ragazzo che ha appena ottenuto la licenza liceale ed è indeciso sul
proprio futuro. Abita a Roma ma si trova a Volterra per passarvi l’estate, e lì
farà la conoscenza di Anna attraverso i rispettivi padri. I due si riincontreranno
poi all’opera, dove avranno nuovamente occasione di scambiarsi qualche
parola.
Fausto comincia così a frequentare spesso il centro della città nella speranza di
incontrarvi Anna, anche se gli incontri si limitavano sempre a un semplice
saluto. I due si vedono poi in occasione di una Grande Adunata in cui Mussolini
fa un importante discorso, ma si scambiano sguardi senza parlarsi.
Un pomeriggio i due si incrociano nel viale deserto, e Fausto d’istinto chiede ad
Anna di accompagnarla verso casa. Nel tragitto egli, mentendole, le dichiara di
essere uno scrittore, ma questa bugia fa nascere in lui una reale volontà di
dedicarsi a una letteratura che esprimesse i suoi ideali antiborghesi.
Fausto si unirà alla compagnia di Anna solamente per stare a contatto con lei,
dimostrando invece un certo disprezzo snobistico verso i suoi amici, che
considera stupidi. Fausto si compiace molto del proprio atteggiamento
ostentatamente anticonformista, che lo spinge a disprezzare le istituzioni come
la famiglia e la Chiesa. Esibisce orgogliosamente questo suo lato alla ragazza,
ma lei ne rimane molto stranita.
Passa un anno, i due si rivedono all’inizio dell’estate seguente. Appena Anna lo
saluta, Fausto gli confessa di doverle parlare. Egli le dichiara così il proprio
amore, dicendole che per tutto l’anno passato non ha pensato che a lei. Anna si
dimostra inizialmente incredula che un ragazzo come Fausto, che vive in una
grande città, si sia innamorato di una provinciale come lei, ma quando lui glielo
conferma, essa risponde positivamente alla dichiarazione.
I due si vedono il giorno dopo. Mentre Fausto cerca in ogni modo di fare colpo
sulla ragazza dicendo cose a caso, Anna si dimostra molto diffidente verso il
“ragazzo di città”, e cerca di capire se i suoi sentimenti siano veri. Nei giorni
seguenti i ragazzi si vedono regolarmente, alternando momenti di grande
passione a momenti di maggiore freddezza, e chiedendosi entrambi se quel
rapporto sarebbe durato.
Anna parte come di consueto per stare un mese dalla zia a San Ginesio,
convinta che l’amore di Fausto per lei non sarebbe durato. In realtà, il narratore
ci spiega, l’amore di Fausto per Anna era reale, mentre invece era proprio
quello della ragazza ad essere una semplice infatuazione passeggera, dovuta
principalmente al fatto che Fausto fosse diverso dagli altri ragazzi che la
corteggiavano.
A San Ginesio Anna fa la conoscenza di Bice, una villeggiante e nuova amica
della cugina. Le due vengono invitate per un tè dalla ragazza, venendo così a
contatto con uno stile di vita e una mentalità molto diversi dai loro, molto più
aperti, poiché Bice viene dalla città. Bice si propone quindi di “insegnare a
vivere” ad Anna, cioè a “giocare bene le buone carte che ha in mano”; Anna
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Anna è una ragazza che sta passando il periodo natalizio a San Ginesio, a casa della zia e della cugina. Qui confida alla ragazza, poco più grande di lei, che un giovane impiegato di banca le ha fatto la dichiarazione. Anna dopo il Natale tornerà a casa, a Volterra, e l’inverno procederà nella monotonia. La ragazza si sente sempre più insoddisfatta della propria vita, lamentandosi dentro di sé del fatto che il tempo stia passando senza che lei viva davvero, che il tempo della sua giovinezza si stia già esaurendo mentre lei passa le sue giornate a casa senza fare niente. Fausto è un ragazzo che ha appena ottenuto la licenza liceale ed è indeciso sul proprio futuro. Abita a Roma ma si trova a Volterra per passarvi l’estate, e lì farà la conoscenza di Anna attraverso i rispettivi padri. I due si riincontreranno poi all’opera, dove avranno nuovamente occasione di scambiarsi qualche parola. Fausto comincia così a frequentare spesso il centro della città nella speranza di incontrarvi Anna, anche se gli incontri si limitavano sempre a un semplice saluto. I due si vedono poi in occasione di una Grande Adunata in cui Mussolini fa un importante discorso, ma si scambiano sguardi senza parlarsi. Un pomeriggio i due si incrociano nel viale deserto, e Fausto d’istinto chiede ad Anna di accompagnarla verso casa. Nel tragitto egli, mentendole, le dichiara di essere uno scrittore, ma questa bugia fa nascere in lui una reale volontà di dedicarsi a una letteratura che esprimesse i suoi ideali antiborghesi. Fausto si unirà alla compagnia di Anna solamente per stare a contatto con lei, dimostrando invece un certo disprezzo snobistico verso i suoi amici, che considera stupidi. Fausto si compiace molto del proprio atteggiamento ostentatamente anticonformista, che lo spinge a disprezzare le istituzioni come la famiglia e la Chiesa. Esibisce orgogliosamente questo suo lato alla ragazza, ma lei ne rimane molto stranita. Passa un anno, i due si rivedono all’inizio dell’estate seguente. Appena Anna lo saluta, Fausto gli confessa di doverle parlare. Egli le dichiara così il proprio amore, dicendole che per tutto l’anno passato non ha pensato che a lei. Anna si dimostra inizialmente incredula che un ragazzo come Fausto, che vive in una grande città, si sia innamorato di una provinciale come lei, ma quando lui glielo conferma, essa risponde positivamente alla dichiarazione. I due si vedono il giorno dopo. Mentre Fausto cerca in ogni modo di fare colpo sulla ragazza dicendo cose a caso, Anna si dimostra molto diffidente verso il “ragazzo di città”, e cerca di capire se i suoi sentimenti siano veri. Nei giorni seguenti i ragazzi si vedono regolarmente, alternando momenti di grande passione a momenti di maggiore freddezza, e chiedendosi entrambi se quel rapporto sarebbe durato. Anna parte come di consueto per stare un mese dalla zia a San Ginesio, convinta che l’amore di Fausto per lei non sarebbe durato. In realtà, il narratore ci spiega, l’amore di Fausto per Anna era reale, mentre invece era proprio quello della ragazza ad essere una semplice infatuazione passeggera, dovuta principalmente al fatto che Fausto fosse diverso dagli altri ragazzi che la corteggiavano. A San Ginesio Anna fa la conoscenza di Bice, una villeggiante e nuova amica della cugina. Le due vengono invitate per un tè dalla ragazza, venendo così a contatto con uno stile di vita e una mentalità molto diversi dai loro, molto più aperti, poiché Bice viene dalla città. Bice si propone quindi di “insegnare a vivere” ad Anna, cioè a “giocare bene le buone carte che ha in mano”; Anna

però non apprezza i consigli fornitigli dall’amica, capisce che se li seguisse finirebbe sulla cattiva strada. Un giorno, mentre è dall’amica, le ragazze ricevono la visita di un amico di Bice che, scherzando, dà un bacio a sorpresa ad Anna. Questa reagisce male, dimostrando di non condividere la mentalità aperta e spensierata degli altri due. Bice se ne va da San Ginesio e la loro amicizia finisce. Anche il ragazzo se ne va, ma prima fa la dichiarazione ad Anna, che lo rifiuta con rabbia. Quando Anna torna a Volterra si rivede con Fausto, ma la relazione non procede bene, principalmente perché Fausto non riesce ad abbandonarsi al proprio sentimento. Quando una sera Anna porta con sé un’amica all’appuntamento col ragazzo per non compromettersi troppo lui (pur sapendo che Anna ha tutte le ragioni per farlo) si irrita, provocando la vendetta della ragazza: questa saluta un amico che stava passando in quel momento e discute con lui provocandolo, causando la forte gelosia di Fausto. Pur non sapendo in fondo perché, i due non riescono a non tormentarsi a vicenda. Dopo tre giorni i due fanno pace. Anna cerca più volte di alludere al fatto che l’unico modo per stare soli senza attirare i pregiudizi della gente sia il fidanzamento, ma Fausto non comprende le allusioni e la ragazza, conoscendo gli ideali antiborghesi dell’altro, non ha il coraggio di proporglielo esplicitamente. I due avranno poi una discussione sulla religione, in cui Fausto sosterrà che tutti i credenti sono stupidi e affermerà di non dovere alcuna riconoscenza ai propri genitori, che anzi disprezza poiché hanno provato a soffocare la sua “personalità spirituale”. Anna si dimostra ancora una volta scandalizzata dalle blasfemie ideologiche del ragazzo. Intanto la madre di Anna viene a sapere della simpatia fra i due ragazzi poiché tutta la città li vede passeggiare insieme tutte le sere. Chiede quindi alla figlia se la cosa sia seria e la mette in guardia, pur approvando il ragazzo che ha un buona posizione sociale. Il rapporto fra i due si stabilizza, ma Anna ricorda a Fausto che non potranno andare avanti così per sempre: se vogliono continuare a stare insieme prima o poi dovranno fidanzarsi. Lui nega questa possibilità, ma in realtà mente a se stesso, perché intimamente anche lui sogna quella vita borghese che a suo dire disprezza tanto. Anna, osservando che Fausto non risulta per niente geloso, gli confessa del bacio ricevuto a tradimento a San Ginesio. Il ragazzo ostenta indifferenza, ma in realtà è molto geloso; le dice quindi che dovranno tornare nel bosco a darsi un bacio per salutarsi prima che lui torni a Roma, ma lei rifiuta, affermando che è troppo rischioso. Fausto allora le dice che l’idea che l’ultimo bacio che lei conserva sulle labbra sia quello del ragazzo di San Ginesio lo ripugna. Anna si arrabbia e corre via piangendo. Ma l’incombente fine dell’estate e quindi separazione li fa riavvicinare. Mentre Fausto è sereno pensando ai propri progetti di scrittura e di studio, Anna si sente morire perché vede nuovamente avvicinarsi la monotonia della propria vita invernale, che ha come unico conforto la compagnia di Ilio, un amico che però più volte ha dichiarato ad Anna il proprio amore, non corrisposto. Il giorno dell’addio Anna si dimostra disperata, prega Fausto di scriverle, di pensarla, di non lasciarla, di cercare di venire a trovarla durante l’inverno. Il ragazzo è molto più freddo e impacciato. Al momento dell’addio Anna corre via senza voltarsi, torna a casa e piange nel proprio letto. I due cominciano a intrattenere un rapporto epistolare, in cui Anna dà completo sfogo ai propri sentimenti mentre Fausto non riesce a mettere su carta la propria reale intimità. Ammette però ad Anna di essere molto geloso di Ilio, e le

casa per una licenza di cinque giorni, ma Anna non si dimostra molto entusiasta. La monotonia di quella vita, e soprattutto l’avere già il proprio futuro incanalato su dei binari ben definiti, senza possibilità di scelta, la demoralizzano. Anche il rapporto con il marito è monotono e già piuttosto privo di passione: egli abitualmente torna a casa, esercita i propri diritti maritali con Anna e dedica poi tutte le proprie attenzioni alla figlia. Rimpiange il tempo ormai passato della purezza, dell’innocenza, della fiduciosa attesa della vita, delle speranze riposte nell’amore. Parlando con Nora, anche lei sfiorita e più malinconica con il passare degli anni, scopre che entrambe rimpiangono ciò che ormai non possono più avere: mentre Anna rimpiange gli anni della giovinezza, quando il futuro era ancora nelle sue mani, Nora rimpiange di non aver mai preso marito, pentendosi della propria decisione. Anna fra sé si lamenta del fatto che ormai la sua vita è già stabilita, sa già cosa l’aspetta, domani e per sempre. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, Fausto torna a Volterra, dove la sua famiglia è sfollata. Appena arrivato vuole agire e, attraverso un suo amico professore, si mette in contatto con uno storico antifascista della città, affermando che non si possono aspettare passivamente gli Alleati: bisogna trovare armi e nasconderle. L’antifascista, detto Baba, non sembra fidarsi completamente del ragazzo, e non si sbottona sull’argomento. Ma Fausto si guadagna la fiducia di Baba, che lo prende in simpatia e lo fa entrare all’interno dell’organizzazione clandestina, nel Comitato Militare. Fausto viene così incaricato di recarsi a Pomarance per cercare di entrare in contatto con una formazione di partigiani che si stava creando in quella zona, in modo da unirvi anche i ragazzi di Volterra. Al funerale della mamma di Baba, morta di stenti, Fausto discute con Piero, un altro compagno, confrontando le loro vedute riguardo al comunismo: mentre Piero dimostra una fede cieca nei confronti del comunismo, Fausto, pur affermando che sia una buona ideologia, ne riconosce e sottolinea i limiti. Fausto entra a far parte a tutti gli effetti dell’organizzazione, e si reca con altri compagni ad incontrare il capo della esigua formazione di partigiani di Pomarance, composta da venti uomini e poche armi. Presto si costituisce il Fascio repubblichino anche a Volterra, e cominciano i primi arresti; ma i fascisti sembrano spaesati, e arrestano senza un criterio preciso e senza prove. Fausto comincia a destare sospetti perché viene visto spesso nel borgo, quindi smette di farsi vedere in città. Successivamente si intensificano i rastrellamenti fascisti e con essi le attività militari dei partigiani. Fausto e Baba devono quindi stare nascosti, ma il ragazzo non sopporta questa condizione; l’alternativa è unirsi ai partigiani. Egli però ammette a sé stesso di non essere talmente convinto della causa da rischiare la propria vita da partigiano. Baba riuscirà però a convincerlo, e partirà quindi per unirsi alla formazione. La sera della partenza egli, dopo aver salutato i genitori commossi, si mette in cammino per l’appuntamento con altri due compagni con cui marcerà verso la base della formazione. Nel cammino dà sfogo fra sé ai suoi dubbi sulla decisione che ha preso e su quello che lo aspetta: gli altri sì, fanno bene a rischiare la vita perché credono davvero in quell’ideologia, ma lui non crede a niente, non ha davvero fede nel comunismo, quindi perché abbandonare la comoda vita che conduceva a Volterra per rischiare la vita per qualcosa in cui non crede? Pur essendo sul punto di tornare indietro, alla fine continua a

camminare fino al luogo dell’appuntamento. Qui incontra gli altri due compagni, Nello e Giovanni, e con loro si mette in marcia. Fausto passa le giornate nell’ozio e nella noia fra i partigiani, tutto il campo è in attesa che arrivi qualcuno per condurli in una nuova azione militare. Fausto è sempre dell’idea di andarsene appena torna al campo Nello, di n a Volterra con lui, ma poi, mentre compie gesti quotidiani come mangiare, fumare, dormire per terra, capisce di non volersene andare, perché la vita non è altro che quei semplici gesti. Fausto viene spedito a discutere con Claudio, capo di un altro comando partigiano, la possibilità di unire i due comandi in un’unica brigata, che avrebbe avuto circa 150 uomini destinati a crescere. Egli parte con delle istruzioni ben precise: la sede dev’essere sul Monte Voltrajo e il capo dev’essere Mario (comandante del comando di Fausto). Claudio però si dimostra competente e convinto delle proprie idee: la sede non può essere che sul Monte Capanne, posizione più vantaggiosa, e il comandante dev’essere lui stesso. Di fronte a questa decisione Fausto oppone una debole resistenza e presto cede. Fausto torna quindi al campo e viene annunciato l’imminente trasferimento, che mette di malumore gli uomini. Il loro stato d’animo si fa ancora più inquieto quando, quella notte, un contadino arriva a portare la notizia che Mario era stato preso dai fascisti mentre si trovava in una fattoria, in convalescenza da una polmonite. Viene portato al campo un giovane accusato di essere una spia. Durante l’interrogatorio condotto da Giulio e altri, quando questo sembra far capire di essere effettivamente una spia, Giovanni, preso dalla rabbia, gli piomba addosso e lo accoltella alla nuca uccidendolo. Quando Fausto viene a saperlo si infuria e parla prima con Giulio e poi con Baba di come i partigiani non debbano scendere al livello dei fascisti con questi assassini brutali. Entrambi gli uomini, benché non d’accordo con l’avventato gesto di Giovanni, non sembrano particolarmente turbati dall’accaduto, e affermano che a volte questa è una necessità, soprattutto in un momento come quello, in cui si temeva fortemente un nuovo rastrellamento dei fascisti. Fausto arriva alla conclusione che “comunista è sinonimo di assassino”, suggellando la propria distanza dall’ideologia della brigata. Fausto comincia a prendere in odio la base attuale, ed è contento quando viene spedito insieme a Maggiorelli, un altro partigiano, a Monte Capanne, a predisporre la zona per l’arrivo della brigata. Nel cammino si fermano per cena in una casa e per la notte in un’altra, tutte di proprietà di conoscenti di Maggiorelli. Arrivano poi finalmente al futuro campo, dove, a circa mille metri di altezza, si vive meglio che nel precedente sul Monte Voltrajo. Restano quindi lì un paio di giorni prima che li raggiunga il resto della brigata per stabilirvisi definitivamente. Quella notte stessa ebbe luogo il lancio di rifornimenti degli Alleati, e i lanci continuarono per quattro notti di seguito. Rifornirono i partigiani di armi, cibo, vestiti, sigarette; arrivò anche un messaggio del generale Alexander che chiedeva in tono paternalistico di non intraprendere azioni prima dell’arrivo degli Alleati nelle vicinanze. Sebbene restia, la brigata si adatta al “consiglio”. Intanto continuano ad arrivare ogni giorno sempre più uomini: renitenti alla leva, prigionieri stranieri scappati dalle carceri o disertori di eserciti nemici. Arriva poi la notizia della liberazione di Roma e della Francia, e la brigata festeggia facendo baldoria.

da soli, ma Anna viene chiamata dalla cucina e, presa dal panico, ha una scusa per fuggire. La sera stessa però rimangono nuovamente soli, e Fausto, senza lasciarle il tempo di parlare, la bacia. Anna dice “No, Fausto” ma poi ricambia il bacio. Sono i passi di Nora a far staccare i due. Il giorno dopo i partigiani partono da San Ginesio e trasportano Chiodo al campo. Fausto saluta Anna stringendole forte la mano e i due si scambiano uno sguardo di intesa. Una volta tornato, Fausto viene a sapere che ottantatre minatori di una città vicina sono stati uccisi come rappresaglia per la strage dei tedeschi fatta da loro. Il ragazzo entra quindi in crisi, si dà dell’assassino, è lui il responsabile della morte di quei tedeschi ma ottantatre innocenti hanno pagato per lui. Fausto viene mandato con una squadra a perlustrare il versante meridionale del monte. Si fermano in un paesino a mangiare e a riposare. Mentre sta dormendo, viene svegliato da dei colpi di arma da fuoco e dall’allarme dell’arrivo dei tedeschi. Fausto corre quindi a un posto di vedetta per capire dove si trovino, ma non vede nessuno. Proprio mentre sta affermando che fosse un falso allarme, che i colpi sentiti potevano non essere di armi tedesche, un gruppo di cinque tedeschi viene verso di loro e comincia a sparare. I partigiani mettono allora in azione una mitragliatrice che mette in fuga i nemici, ma riescono a colpirne e ucciderne uno che non si era messo in salvo abbastanza velocemente. Quando tornano in paese mostrando gli oggetti depredati dal corpo del soldato sono accolti da tutti con grande giubilo e ammirazione. Nonostante i cittadini insistano perché si fermino a dormire, i partigiani, dopo aver mangiato, tornano al campo. Qui il giorno dopo vengono trasportati due tedeschi feriti, che verranno poco dopo uccisi nuovamente a sangue freddo. Un soldato inglese, che si era unito da un po’ di tempo alla brigata partigiana, chiese di essere portato al quartier generale, dove parla con Giulio. Qui si lamenta della barbara uccisione di due prigionieri, dicendo che i veri soldati non uccidono così i prigionieri. Giulio si giustifica dicendo che non c’era modo di curarli, e non essendo un vero e proprio esercito, i partigiani non riuscivano a fare molti prigionieri, non potevano custodirli tutti. L’inglese se ne va indignato, dicendo che avrebbe riferito tutto agli Alleati appena fossero arrivati. Fausto assiste come traduttore, e fa capire di essere d’accordo con l’inglese. Intanto Grosseto è stata liberata, e già dal Monte si vedevano i bombardamenti delle zone vicine. Il partigiano Cannone, un ragazzo di soli 18 anni unitosi alla brigata la sera prima, viene ucciso in una spedizione all’apparenza innocua. Tutto il campo è commosso e si stringe attorno al suo corpo, a cui vengono dedicati degni funerali e che viene poi portato a San Ginesio per essere tumulato nel cimitero del paese. Quando si ripresenta l’occasione dell’arrivo di un prigioniero, visti i lamenti di Fausto e dell’inglese, viene messo insieme un tribunale per giudicarlo. Claudio porta argomenti per dimostrare che l’uomo va ucciso, che non ci sono alternative. Fausto è l’unico che prova a difenderlo, ma alla fine si arrende e l’uomo viene giustiziato. Il ragazzo poi rimugina molto sulle argomentazioni che avrebbe potuto portare, ma si rende conto che l’unica cosa che poteva dire è “chiunque sia quest’uomo, qualunque cosa abbia fatto, noi non abbiamo il diritto di giudicarlo”. Viene poi narrata una discussione politica fra vari partigiani, fra cui Fausto. Baba gli dice che secondo lui è sulla buona strada per diventare un buon comunista, ma il ragazzo si ribella: dice che diventando partigiano non ha

seguito nessuna ideologia, l’ha fatto solo per noia, per provare emozioni nuove, per egoismo intellettuale. Per questo ha rifiutato il fascismo borghese a cui aderiva suo padre, ma anche il comunismo proletario con cui è venuto in contatto nella brigata: perché in quanto intellettuale non potrà mai seguire una precisa ideologia, poiché troppo egoista. Dopo una lunga battaglia, i tedeschi battono finalmente in ritirata e gli uomini della brigata vedono gli Alleati avanzare verso il loro campo. Fausto viene mandato, per la sua conoscenza dell’inglese, a San Ginesio per confrontarsi con i liberatori. Nel paese si dirige subito a casa di Anna, e trova la ragazza da sola: durante i bombardamenti le donne erano scappate e gli uomini erano usciti col comitato. I due, presi dall’ebbrezza della liberazione, si scambiano baci e abbracci come se fosse naturale. Anna va a dormire da una vicina impaurita, e Fausto dorme nel letto della ragazza. La mattina dopo Fausto, felice, si incammina e si imbatte prima negli uomini del comitato, e poi finalmente in alcuni soldati americani, a cui comunica che i tedeschi si sono ritirati dalla zona. Gli Alleati allora entrano a San Ginesio accolti dagli abitanti che festeggiano la liberazione. Fausto, di fronte agli enormi carrarmati e armi dei liberatori, si sente piccolo e ridicolo. Va a cercare Anna, ma non la trova in casa. I comandanti della brigata scendono in città e cercano di mettersi in contatto coi capi degli Alleati, ma non ci riescono facilmente. Dopo diverse ore riescono a parlare con un tenente: dopo avergli riferito tutte le azioni intraprese dalla brigata egli, con grande indignazione e delusione dei partigiani, gli intima di far scendere dal campo tutti gli stranieri presenti nella brigata e di consegnare tutte le armi: da adesso non vuole più vedere uomini armati in giro. Fausto va alla ricerca di Anna, ma non riesce a trovarla. Il giorno dopo si imbatte in Nora, che gli dice che tutta la famiglia sta tornando a casa. Gli comunica però anche che la ragazza le ha raccontato tutto, e lui non deve più vederla. Quando Fausto afferma di amare Anna, Nora risponde che si tratta di una donna sposata, e se davvero le vuole bene deve andarsene via. Lui capisce, la saluta e se ne va. La scena finale vede Miro e Anna tornati a casa. Miro esprime la sua felicità nel tornare a dormire in un letto, nel tornare alla vita normale. L’uomo fuma una Camel datagli da un americano, e poi va a letto seguito dalla moglie. Prima di salire, Anna guarda fuori dalla finestra. È tutto buio e non c’è nessuno.