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Riassunto del primo atto di Macbeth (W. Shakespeare)
Tipologia: Appunti
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Scritta da William Shakespeare nel 1606 e pubblicata nel 1623, “Macbeth” è la tragedia più breve ma da sempre considerata tra le maggiori. Il linguaggio dell’opera non è estremamente prolisso ma è un linguaggio diretto, Shakespeare usa metafore che immediatamente hanno un significato, ciò permette allo spettatore di analizzare ciò che sta osservando, la tragedia ha il ruolo di mostrare gli aspetti deleteri e più negativi dell’animo umano per produrre a chi legge e/o osserva quella che è una sorta di purificazione interiore, permette di prendere coscienza di ciò che accade e come accade, per produrre poi in qualche modo un effetto benefico nello spettatore. Durante le rappresentazioni il pubblico diventa parte attiva della rappresentazione, infatti il Globe Theatre aveva una struttura tale che permetteva al pubblico di interagire attivamente alla rappresentazione delle opere. Nel momento maggiore dell’opera (l’uccisione di Re Duncan) si produce la catarsi, cioè la purificazione, infatti mostrando un assassinio così efferato all’interno dell’opera, colui che osserva farà una sorta di esame di coscienza, valuterà il male sotto altri punti di vista e attraverso altre forme.
Questo primo atto è molto importante poiché vengono descritti elementi e personaggi significativi per tutta la tragedia. I personaggi principali sono Macbeth, Banquo e Lady Macbeth, anche il Re Duncan avrà il ruolo di protagonista e vittima, fondamentale è la presenza delle tre streghe. (lettura della prima scena) In questa scena vengono presentate le tre streghe, unico elemento soprannaturale dell’intera opera, esse non hanno solo la funzione di sottolineare la grande tradizione dell’epoca, ma hanno una connotazione di tipo sociale e politica: il soprannaturale ha infatti la funzione di mostrare le peculiarità dell’animo umano, queste tre figure rappresentano qualcosa che è all’interno, esse dovevano attirare l’attenzione del pubblico per permettere che la catarsi si compia. Il dialogo delle tre streghe nella prima scena crea un effetto sorpresa, lo spettatore inizia a porsi delle domande e si inizia a delineare il senso di inquietudine e curiosità: dapprima il ribollio del pentolone che crea un’atmosfera di nebbia e di oscurità, poi le tre streghe che si riuniscono e in fine l’affermazione “Bello è brutto e brutto è bello”. Questa frase ossimorica sta ad indicare che non tutto ciò che appare è come appare, Shakespeare avverte lo spettatore che non tutto ciò che può essere bello e positivo in realtà lo sia. Si delinea dunque la discrasia portante dell’intera opera: la continua inversione tra APPARENZA e REALTÀ. Le azioni compiute seppure sembrino positive in realtà nascondono un lato negativo, insito nell’animo umano, non è un qualcosa che sta di fronte, ma è qualcosa che è all’interno dell’individuo
(lettura della seconda scena) si cambia atmosfera. Viene messa subito in evidenza in questa scena la figura di Macbeth , cugino e soldato del Re di Scozia (Duncan) egli si è guadagnato il proprio onore e la propria fortuna combattendo valorosamente nelle schiere del Re, già Signore di Glawis verrà ulteriormente ricompensato per le sue gesta con il titolo di “Barone di Cawdor”, prendendo il posto del precedente dopo la sua condanna a morte per tradimento alla Patria e alla Corona. Le parole più volte sottolineate in questa scena sono “fortuna” e soprattutto “valoroso”: Macbeth è “il valoroso”, quindi abbiamo immediatamente l’idea di un personaggio che si è conquistato il suo onore, che ha esattamente fatto il suo dovere, favorito dalla fortuna. Nell’epoca Shakespeariana “Faith” (destino) , “Fortune” (fortuna) e “Free Will” (libero arbitrio) sono tre elementi molto importanti: la fortuna non è intesa come una ricchezza indipendente da noi, ma è una cosa che si costruisce con le azioni, “faith” è inteso come il caso, il destino, ma non è qualcosa di predeterminato, entrambe sono influenzate dalla “free will” di ogni individuo. Già nelle prime due scene c’è un impatto molto forte e soprattutto sembra ci sia un contrasto poiché nella prima scena le streghe sembrano voler mettere in guardia lo spettatore, la seconda è invece ben definita e ci presenta un’immagine eroica di Macbeth. Qui si inizia a delineare la vera storia. (lettura terza scena) velocità di azione, cambio immediato di scena Nella terza scena si capisce la velocità dell’azione, nel giro di qualche battuta e un cambio immediato di scena ci troviamo subito di fronte alle tre streghe, si ripresentano lanciando maledizioni (ciò rappresenta l’aspetto nefasto e la malvagità). Macbeth e Banquo incontrano le streghe e alla loro domanda “Chi o cosa siete?” le streghe rispondono salutando Macbeth come “Signore di Glawis”, poi “Barone di Cawdor” e infine “Re”, si compie dunque la formulazione del vaticinio: Macbeth un giorno sarà re. Dunque Banquo chiede spiegazioni per il suo signore rimasto esterrefatto dalle parole delle tre creature, dunque le streghe salutano Banquo dicendo “Più piccolo e più grande di Macbeth. Meno di lui e più felice. Non sarai re ma padre di re.”, viene dunque espressa la seconda profezia ( in questo modo, ma in maniera molto sottile, le streghe inizieranno a mettere in discussione la stessa amicizia tra Banquo e Macbeth) dopo di che svaniscono nell’aria. Qualche momento dopo giunge Angus che annuncia a Macbeth che il titolo di Barone di Cawdor è passato a lui, si ha così la prova che ciò che gli è stato detto dalle streghe è vero. Macbeth vuole comunque parlarne in un secondo momento con Banquo per riflettere sulla questione e poi discuterne, questo perché Banquo è diventato una sorta di testimone oculare. Le streghe in questa scena rappresentano il mondo dell’illusione, dell’apparenza, della percezione interiore che l’individuo possiede e che vuole in qualche modo rendere concreto. Con le loro profezie, in maniera molto sottile, inizieranno a mettere in discussione la stessa amicizia tra Banquo e Macbeth. Macbeth e Banquo rappresentano le due facce della stessa medaglia , il primo rappresenta l’AMBIZIONE nella sua accezione negativa, mentre il secondo rappresenta prudenza e razionalità. Inoltre egli, proprio per il fatto di essere testimone rappresenta per Macbeth la possibilità della realizzazione stessa, non è frutto solo della sua fantasia o della sua volontà, e quindi Banquo diventa la completezza di quell’evento, egli deve però essere tenuto sotto controllo poiché a lui è stato fatto un vaticinio “più felice” di quello di Macbeth, e gli eventi che quest’ultimo comincia a coltivare nella sua mente non dovranno avere testimoni.
Vediamo come Shakespeare utilizza un linguaggio che non è veloce, nonostante questa sia la tragedia più breve, vediamo come un ingrediente dopo l’altro viene inserito all’interno della tragedia affinché tutta la situazione si completi. Per ora gli elementi anomali sono quelli soprannaturali, che non fanno parte della storia (che hanno comunque la funzione di metafore). Duncan annuncia la volontà di essere ospitato a casa del suo onorevole cugino, dunque Macbeth decide di anticiparlo sulla via di casa per preparare gli onori come il Re di Scozia merita. Inoltre invia una lettere alla moglie. Questo viaggio intrapreso da Macbeth e l’annuncio che farà alla moglie attraverso la lettera, cominciano a cambiare non solo le sorti di Banquo e Macbeth ma anche le sorti del re e del regno tutto (“l’occhio non veda ciò che fa la mano”). (lettura quinta scena) Lady Macbeth legge la lettera scrittale dal marito, questa lettera è una confidenza, Macbeth le descrive tutti gli eventi accaduti dall’incontro con le streghe e confida in lei per la realizzazione del suo destino ( “confido a te questo perché sei promessa a grandezze più grandi” ). La donna teme però l’animo buono del marito (“Ma è la tua natura che temo: troppo piena del latte dell’umanità”) inizia così una sorta di evocazione demoniaca ( “Cancellate il mio sesso. Ispessite il mio sangue. Sbarrate ogni accesso al rimorso”- “Ecco il mio seno di donna: succhiatene il latte in cambio di fiele” ) che le permetterà di agire senza rimorsi per compiere l’atto efferato. La lettura della lettera rappresenta un momento importante nella tragedia, essa rappresenta un punto di svolta: si passa da quella che è l’ideazione alla forma della realizzazione e comincia a rendere concreto ciò che si verificherà. Ora tutto ciò che le streghe hanno predetto sta avendo un fondamento di concretezza, tutto ciò grazie a Lady Macbeth, ella rappresenta la parte più vera e attiva dei pensieri di Macbeth, le sue parole sono più vere degli stessi pensieri che Macbeth pronuncia negli “a parte”, ella viene dunque definita MANIPOLATRICE LINGUISTICA, è infatti l’unica in grado di persuadere l’uomo a compiere il suo destino ad ogni costo. Lady Macbeth teme la bontà del marito e dice che dovrà infondere nel suo orecchio il coraggio necessario ad agire, ma per fare ciò ella deve snaturarsi e privarsi delle caratteristiche femminili, sconvolgendo del tutto l’idea della donna e della femminilità conosciuta nei secoli, quelle parole sono importanti perché ci fanno capire come ogni essere umano comincia a determinare l’azione attraverso l’idea. Dal del monologo di Lady Macbeth si capisce anche il modo in cui intende uccidere il re (“Affinché il mio coltello tagliente non veda la ferita che fa”). La figura di Lady Macbeth viene associata a quella di una quarta strega poiché tramite le sue parole si realizza la concretizzazione dell’idea. Macbeth e sua moglie sono due figure che incutono un senso di angoscia nello spettatore, necessario alla realizzazione della catarsi finale, ma tra i due c’è infatti una differenza sostanziale: Macbeth rimugina e quindi esita, mentre la moglie agisce e progetta. C’è una sorta di appello alle tenebre per cui i sentimenti umani non si debbano interporre tra l’ideazione e l’esecuzione, è un momento importante appunto perché c’è un passaggio dall’ideazione, fatta di riflessioni, dubbi, pensieri da parte di Macbeth, alla concretizzazione di un atto malvagio.
Lady Macbeth è proprio una dominatrice del tempo e della realtà e in un’epoca in cui si credeva fermamente nel paradiso e nell’inferno, e quindi esisteva il terrore di marcire all’inferno, fare appello all’inferno, ai demoni, significa ammettere che il gesto che si sta per compiere è contro ogni legge divina (“né il cielo si affacci”) e significa che le sole forze del male dovranno essere il sostegno e coloro che infonderanno il coraggio di compiere l’atto efferato, non dovrà esserci nessun elemento di rimorso. Nell’ultima parte della scena viene sottolineata ancora l’apparenza e la realtà: cioè mostrarsi in un modo davanti ma senza far vedere che cosa in realtà si cela dentro, siccome loro sanno che non potranno mai essere re e regina, devono mantenere un atteggiamento ingannevole. Già dalle prime scene ci rendiamo conto come l’andare oltre il limite, cercare di amplificare situazioni come l’ambizione fino a portarla all’estrema conseguenza, cominci a determinare nella tragedia un elemento di salita continua, fino a giungere al momento di massima purificazione durante l’assassinio. (lettura sesta scena) momento di sollievo Duncan è ignaro a tutto ciò che accadrà, e Banquo nonostante sappia che cosa cova nell’animo di Macbeth cerca in ogni modo di descrivere l’ambiente positivamente ed è proprio in questa descrizione che Shakespeare mostra l’inganno. Le parole di Duncan sono parole di una persona non ingenua ma una persona che si fida, lui sente Macbeth e Lady Macbeth come una famiglia, e allo stesso tempo i due coniugi con gesti e parole esprimono ossequi e onori al loro re, non destando alcun sospetto. Duncan è un personaggio positivo, fa gli onori di casa, essendo lui il re, a Lady Macbeth, usa parole di elogio sia per la casa per coloro che lo accolgono. L’ambiente viene descritto in maniera molto positiva in contrapposizione a ciò che poi effettivamente è (si riprende il discorso iniziale delle streghe “il brutto è bello e il bello è brutto”), attraverso le parole di Banquo. Banquo, che rassicura il re attraverso la metafora della rondine che nidifica (“La rondine d’estete si è installata sulle sporgenze della chiesa: questo prova la fragranza dell’aria. Dove nidifica e figlia, il clima è sempre il migliore”), solitamente infatti la rondine nidifica in posti sicuri, dove natura e uomo vivono in armonia, è dunque anch’egli ignaro, pur conoscendo ciò che cova nell’animo di Macbeth non sa fino a che punto l’ambizione lo spingerà. Non è infatti coinvolto totalmente nell’ambizione, ma è piuttosto un personaggio pieno d’onore. Si realizza in questa scena nella figura di Lady Macbeth, il vero senso di APPARENZA e REALTÀ , ella sembra un’altra donna, diversa da quella della scena precedente. In questo primo atto c’è stata una concentrazione di azioni che porteranno in un’unica direzione, ma c’è un atteggiamento ondivago nelle parole stesse: inizialmente c’è la premonizione, che inizia a “salire” nella mente di Macbeth, poi c’è una discesa in cui si calma l’animo e diventa solo un pensiero, poi risale nel momento della lettera, per poi accogliere Duncan nel castello in cui la tensione cala nuovamente. Per cui se da una parte la tragedia ha lo scopo di portare all’estrema conseguenza l’azione, per produrre la catarsi, a livello linguistico c’è un atteggiamento ondivago perché così è anche l’atteggiamento del personaggio, infatti egli non può avere un atteggiamento lineare a causa della continua contrapposizione tra apparenza e realtà. Lo spettatore diventa testimone oculare dell’evoluzione dei personaggi, degli eventi che si susseguono, dunque dovrà reagire in qualche modo a quello che vede e giudicare per poi potersi fare una sorta di “esame di coscienza”.
esclusivamente per la sua figura storica ma anche perché viene fatta una relazione tra personaggio come essere umano.