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RIASSUNTO LIBRO "EDUCAZIONE VISUALE., Appunti di Storia Del Cinema

Riassunto del libro EDUCAZIONE VISUALE, di Giuseppe Previtali. Temi: l'educazione visuale oggi, l'immagine fissa: la fotografia, le immagini in movimento: il cinema, televisione videogiochi e produzione multimediale, progetti didattici di educazione visuale.

Tipologia: Appunti

2022/2023
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chiaretta202102
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Saciotti Chiara
Storia del cinema per la prima infanzia
STORIA DEL CINEMA
I bambini manifestano un grasso interesse per i dispositivi digitali. Questo processo di
avvicinamento dei minori al mondo della comunicazione audiovisiva contemporanea hai
evidenziato una serie di problemi. Una prima questione è quella che possiamo definire l’equivoco
della competenzastrumentale. Ilbambino che adopera sin da piccolissimo un dispositivo digitale e
visto da genitori come un piccolo prodigio, perché dimostra una conoscenza intuitiva di alcuni
semplici meccanismi di funzionamento. I bambini di oggi, nativi digitali, si approcciano con maggior
intraprendenza ai dispositivi di comunicazione audiovisiva e sanno adoperarli in modo anche
raffinato. Tuttavia, la loro capacità di utilizzare uno strumento non esaurisce il problema di
un’educazione alla medialità, ma semmai lo complica: la competenza strumentale non può essere
l’obiettivo di un processo educativo, perché esso deve occuparsi piuttosto di fornire al bambino
degli strumenti critici per ripensare la propria esperienza, costruendola anche in modo creativo.
L’educazione al visivo ha un compito cruciale nel contesto contemporaneo, proprio perché pur
essendo maggiormente capaci di adoperare tecnicamente tutte una serie di device, il bambino e i
ragazzi si ritrovano sempre più sprovvisti di strumenti che possono permettere loro non soltanto di
vedere in modo più consapevole la propria posizione nell’ecosistema mediale, ma anche di
mettere a frutto le competenze profonde che l’uso di questi dispositivi forniscono. Questo processo
di alfabetizzazione deve cominciare nell’ambito familiare: il genitore al compito di accompagnare il
figlio in un processo di scoperta progressiva e meditata del mondo dei media, che non si riduce ad
abbandonarlo in balia di dispositivi per tenerlo tranquillo. Quindi dovrà essere accompagnato in un
processo graduale, che lo porti ad appropriarsi in modo attivo e partecipativo. È però dal mondo
della scuola che il bambino e i genitori si aspettano che avvenga la maggior parte delle suggestioni
e delle proposte educative in questo senso. L’importanza dei media della comunicazione
audiovisiva all’interno dei processi di crescita e di sviluppo del bambino è da tempo stata
riconosciuta sia dei documenti di indirizzo ministeriali che dalle riflessioni pedagogiche. Tuttavia,
ma anche in molti contesti scolastici un progetto organico di introduzione ai linguaggi mediali e
spesso gli interventi che possono essere ricondotti all’ambito della media Education derivano
dall’iniziative isolate di singoli docenti. Se a livello di indicazioni nazionali sono inseriti nel
curriculum specifici obiettivi di apprendimento legate al visivo e ai media, all’atto pratico questi
rimangono ancora troppo spesso a un livello basso. La fotografia, il cinema ai dispositivi mobili
audiovisivi fanno ancora fatica di imporsi come oggetti di studio all’interno dell’attività delle
proposte formative. È ormai evidente come la fotografia occupi una posizione consolidata
all’interno dei volumi di storia dell’arte. Ilprogetto di un’educazione visuale che intendiamo
delineare in questa sede si fonda invece sull’idea che per fare alfabetizzare il linguaggio della
contemporaneità non sia sempre necessario rivolgersi esclusivamente ad immagini artistiche. Ma
nella prospettiva di un’ampia alfabetizzazione, si ritiene necessario predisporre percorsi di
apprendimento e attività didattiche che tengano nella dovuta considerazione in modo effettivo con
cui i giovani utilizzano l’immagine e ne fanno esperienza. Alcuni esempi possono essere il
Caravaggio del vivo: nel quale viene proposto a dei ragazzi bambini di ricreare le posizioni dei
personaggi e di fare delle fotografie.
1.1 dalla didattica del cinema all’educazione visuale
L’immagine ha sempre avuto un ruolo importante ma al contempo problematico nel contesto dei
dibattiti educativi e delle teorie pedagogiche. Limitando la nostra attenzione il campo
dell’audiovisivo dei dispositivi che anticipano in qualche modo la nascita del cinema, possiamo
notare che l’introduzione dei primi strumenti di proiezione ha avuto, dal punto di vista sia culturale
che pedagogico, un valore paragonabile a quello dell’invenzione della stampa. La grande carica
fantastica che dispositivi proto-cinematografici suscitata nei giovani deriva dalla loro capacità di
rappresentare i concetti attraverso l’atto della proiezione, che avviene come per magia. Già a
quest’altezza cronologica si inizia a distinguere due diversi atteggiamenti nei confronti dell’impegno
dell’immagine nell’educazione: da una parte c’è chi ha sempre individuato nell’utilizzo una grande
risorsa, in grado di facilitare la trasmissione di concetti e il pubblico; dall’altra parte fin da subito c’è
stato una polemica, soprattutto per quanto riguarda il potere seduttivo che forniscono. La cultura
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Storia del cinema per la prima infanzia

STORIA DEL CINEMA

I bambini manifestano un grasso interesse per i dispositivi digitali. Questo processo di avvicinamento dei minori al mondo della comunicazione audiovisiva contemporanea hai evidenziato una serie di problemi. Una prima questione è quella che possiamo definire l’equivoco della competenza strumentale. Il bambino che adopera sin da piccolissimo un dispositivo digitale e visto da genitori come un piccolo prodigio, perché dimostra una conoscenza intuitiva di alcuni semplici meccanismi di funzionamento. I bambini di oggi, nativi digitali, si approcciano con maggior intraprendenza ai dispositivi di comunicazione audiovisiva e sanno adoperarli in modo anche raffinato. Tuttavia, la loro capacità di utilizzare uno strumento non esaurisce il problema di un’educazione alla medialità, ma semmai lo complica: la competenza strumentale non può essere l’obiettivo di un processo educativo, perché esso deve occuparsi piuttosto di fornire al bambino degli strumenti critici per ripensare la propria esperienza, costruendola anche in modo creativo. L’educazione al visivo ha un compito cruciale nel contesto contemporaneo, proprio perché pur essendo maggiormente capaci di adoperare tecnicamente tutte una serie di device, il bambino e i ragazzi si ritrovano sempre più sprovvisti di strumenti che possono permettere loro non soltanto di vedere in modo più consapevole la propria posizione nell’ecosistema mediale, ma anche di mettere a frutto le competenze profonde che l’uso di questi dispositivi forniscono. Questo processo di alfabetizzazione deve cominciare nell’ambito familiare: il genitore al compito di accompagnare il figlio in un processo di scoperta progressiva e meditata del mondo dei media, che non si riduce ad abbandonarlo in balia di dispositivi per tenerlo tranquillo. Quindi dovrà essere accompagnato in un processo graduale, che lo porti ad appropriarsi in modo attivo e partecipativo. È però dal mondo della scuola che il bambino e i genitori si aspettano che avvenga la maggior parte delle suggestioni e delle proposte educative in questo senso. L’importanza dei media della comunicazione audiovisiva all’interno dei processi di crescita e di sviluppo del bambino è da tempo stata riconosciuta sia dei documenti di indirizzo ministeriali che dalle riflessioni pedagogiche. Tuttavia, ma anche in molti contesti scolastici un progetto organico di introduzione ai linguaggi mediali e spesso gli interventi che possono essere ricondotti all’ambito della media Education derivano dall’iniziative isolate di singoli docenti. Se a livello di indicazioni nazionali sono inseriti nel curriculum specifici obiettivi di apprendimento legate al visivo e ai media, all’atto pratico questi rimangono ancora troppo spesso a un livello basso. La fotografia, il cinema ai dispositivi mobili audiovisivi fanno ancora fatica di imporsi come oggetti di studio all’interno dell’attività delle proposte formative. È ormai evidente come la fotografia occupi una posizione consolidata all’interno dei volumi di storia dell’arte. Il progetto di un’educazione visuale che intendiamo delineare in questa sede si fonda invece sull’idea che per fare alfabetizzare il linguaggio della contemporaneità non sia sempre necessario rivolgersi esclusivamente ad immagini artistiche. Ma nella prospettiva di un’ampia alfabetizzazione, si ritiene necessario predisporre percorsi di apprendimento e attività didattiche che tengano nella dovuta considerazione in modo effettivo con cui i giovani utilizzano l’immagine e ne fanno esperienza. Alcuni esempi possono essere il Caravaggio del vivo: nel quale viene proposto a dei ragazzi bambini di ricreare le posizioni dei personaggi e di fare delle fotografie. 1.1 dalla didattica del cinema all’educazione visuale L’immagine ha sempre avuto un ruolo importante ma al contempo problematico nel contesto dei dibattiti educativi e delle teorie pedagogiche. Limitando la nostra attenzione il campo dell’audiovisivo dei dispositivi che anticipano in qualche modo la nascita del cinema, possiamo notare che l’introduzione dei primi strumenti di proiezione ha avuto, dal punto di vista sia culturale che pedagogico, un valore paragonabile a quello dell’invenzione della stampa. La grande carica fantastica che dispositivi proto-cinematografici suscitata nei giovani deriva dalla loro capacità di rappresentare i concetti attraverso l’atto della proiezione, che avviene come per magia. Già a quest’altezza cronologica si inizia a distinguere due diversi atteggiamenti nei confronti dell’impegno dell’immagine nell’educazione: da una parte c’è chi ha sempre individuato nell’utilizzo una grande risorsa, in grado di facilitare la trasmissione di concetti e il pubblico; dall’altra parte fin da subito c’è stato una polemica, soprattutto per quanto riguarda il potere seduttivo che forniscono. La cultura

Storia del cinema per la prima infanzia visiva dei secoli nei quali dispositivi proto cinematografici sono stati sviluppati era estremamente diversa da quella contemporanea. La fotografia è stata fin da subito identificata come uno strumento utile tanto alla ricerca quanto alla didattica. È stata soprattutto la pedagogia interculturale ad evidenziare che la fotografia dovrebbe costituire materiale di alfabetizzazione ad un incontro mediato con le culture diverse e lontane, sulla base di un linguaggio didattico che costruisce la sua retorica a partire dalle domande che l’immagine fotografica provoca. 1.1.1 il cinema è l’educazione Sin dalle sue origini il medium cinematografico è stato visto come un possibile strumento didattico. La possibilità di mostrare agli studenti una rappresentazione visiva dei concetti e dei fenomeni che andavano imparando. Per i più giovani il cinema si offriva come un supporto cruciale nell’apprendimento. La teoria del cinema è stata sin da subito ossessionata dall’idea che l’immagine di questo nuovo medium fossero in grado di replicare la realtà. Infatti, il cinema era capace di restituire un’immagine inedita della realtà. È in questo contesto che si profila, in riferimento al medium cinematografico, l’idea di avere a disposizione un dispositivo strumentale, in grado di mostrare con maggiore evidenza e capacità di coinvolgimento di oggetti di cui si sta discutendo in un contesto di apprendimento formale. Per esempio, la lezione estratta sugli animali ha senza dubbio meno presa sul pubblico rispetto ad uno in cui vengono utilizzati immagine costruiti e i contributi film e filmati per illustrare gli stessi concetti. In ambito scolastico l’insegnante deve agire accompagnando il frutto dell’immagine con i propri commenti e avendo così la possibilità di proporre i contenuti disciplinari facendo così costante riferimento all’immagine. In questo contesto emergono insomma due possibili funzioni del cinema in ambito scolastico che avranno grande fortuna nel dibattito pedagogico sull’argomento: strumento di sintesi che permette di risparmiare tempo e di attivare al meglio l’attenzione degli studenti, ma anche uno strumento sostitutivo della realtà che può essere utilizzato come supporto delle diverse discipline scolastiche. A questa presa di coscienza segue però una nuova questione: quale tipo di film meritava di essere proposto in aula? Che caratteristiche deve avere un’opera cinematografica perché posso effettivamente essere adoperata come strumento di apprendimento? In un contesto storico ormai profondamente mutato (siamo a cavallo tra gli anni 50 e 60) una posizione di avanguardia sarà quella del contesto francese. In questo contesto inizia a crescere una nuova sensibilità pedagogica nei confronti del cinema, grazie alla quale il testo filmico comincia ad essere percepito come un oggetto autonomo, dotato di una storia di un linguaggio. Non più soltanto come facilitatore di conoscenze o semplici catalizzatore di attenzione, il cinema inizia ad essere inteso come qualcosa da studiare e conoscere in sé stesso. Uno degli obiettivi pedagogici era quindi quello di assicurare una migliore comprensione del linguaggio cinematografico, permettere un pieno apprezzamento estetico del film, sviluppare un senso critico che permette di situare i valori e le attitudini proposte dal cinema. L’idea di base rimane infatti quella di insegnare i bambini e ragazzi come guardare il film, andando alla ricerca del suo senso e giungendo all’interpretazione anche dal punto di vista etico. La grande preoccupazione di tutta la pedagogia del cinema rimase infatti quella di fornire ai giovani spettatori degli strumenti non soltanto per sviluppare la propria autonomia di giudizio, ma semmai per difendersi dei contenuti potenzialmente discutibili. La fioritura dei dibattiti legati ai rapporti fra cinema e pedagogia in Italia risale al secondo dopo guerra e agli anni 50. I problemi principali avranno che vedere con: la questione della natura del cinema, quella della comprensibilità del linguaggio del film da parte dei soggetti in età evolutiva, quella degli effetti che questa realtà ha sulla società ed in particolare sui giovani, in ultimo luogo il problema della necessità di un’educazione al cinema delle forme entro cui operativamente trascrivere queste esigenze. Il problema della natura dell’immagine cinematografica riguarda da vicino la questione pedagogica, perché in qualche senso ne è il presupposto essenziale. Prima ancora di poter pensare di utilizzare il cinema come supporto didattico dirittura ipotizzare di poterne insegnare il linguaggio, è necessario chiedersi che cosa sia questa forma di intrattenimento. I lasciti fondamentali delle riflessioni in questo campo sono sostanzialmente due: da una parte si riconosce che la forza di suggestione del dispositivo cinematografico Lorenzo è uno strumento particolarmente adatto gli scopi educativi, mentre dall’altra si si incomincia a profilare l’idea che dalla visione del film e non

Storia del cinema per la prima infanzia educativi da questo punto di vista sarebbe principalmente quello di fornire degli anticorpi, esponendo i giovani a produzioni culturali alte.

  1. Paradigma del pensiero critico apre ad una considerazione complessiva dei media e del loro ruolo all’interno della società, inizia a svilupparsi l’idea che non sia necessario proteggere gli utenti degli effetti negativi della comunicazione audiovisiva, ma che si debba piuttosto dotarli di un armamento critico che li rende in grado di operare da soli le proprie scelte e di immunizzarsi in autonomia. Il compito fondamentale della media Education in questo contesto è quello di dotare l’individuo di capacità di costruttive, che gli permettono di analizzare, ma anche di disinnescare i presupposti geologici ideologici
  2. Il movimento delle arti popolari: è un approccio che evidente l’importanza della creatività in risposta al potere di modellare i media.
  3. L’approccio immagine conoscenza: sottolinea l’importanza di studiare i consumi e il modo in cui viene fatta concretamente l’esperienza di media, valorizzando il modo in cui ciascuna cultura si riappropria di quanto usufruisce. Lo spettatore non può più essere concepito come un’entità astratta legata alla passiva replicazione dei contenuti. Uno degli obiettivi chiavi della media Education è quello di offrire all’individuo una serie di strumenti aggiornati per orientarsi in modo critico, ponendo attenzione a questioni chiave come il ripensamento creativo dei contenuti, le pratiche di fruizione. Il progetto pedagogico del media Education si pone in aperta continuità con la centralità accordata dai livelli di normativa europea. Nel 2006 il consiglio europeo ha emanato un importante documento, la raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente che comprende anche le competenze digitali. Questa competenza definita come il saper utilizzare con dimestichezza spirito critico le tecnologie della società dell’informazione per il lavoro, per il tempo libero per la comunicazione. La questione più interessante nella descrizione delle competenze digitali riguarda la costruzione progressiva di una consapevolezza critica rispetto all’uso di queste tecnologie per quanto riguarda la ricerca, la creazione il trattamento delle informazioni. La costante dell’importanza di sapere coniugare creatività e senso critico si traduce in un’assunzione di responsabilità da parte del singolo utente. Il valore storico delle raccomandazioni del 2006 è stato recentemente confermato da una nuova versione della stessa, diramata nel 2018. In cui le competenze digitali sottolineano come non sia più possibile la riduzione di una competenza ad un mero saper fare chiappare, sempre più presupposto della società stessa. Oggi il quadro appare molto più complesso e problematico. Fin da piccolissimi i giovani sono infatti abituati ad entrare in contatto con schermi e media sempre più pervasivo. Le raccomandazioni del 2018 sottolineano l’importanza di essere in grado di gestire e proteggere le informazioni, i contenuti, i dati e l’identità digitale, oltre a riconoscere dispositivi, software, intelligenza artificiale robot. quella della media Education, insomma, un campo di indagine aperto e dinamico, quindi un panorama profondamente mutato non soltanto per quanto riguarda i contenuti i formati mediali, ma anche i dispositivi utilizzati, le forme di esperienza che questi dispositivi contribuiscono a produrre e le loro conseguenze sul piano sociale, cognitivo. 1.1.3 prospettive per un’educazione visuale L’educazione visuale il termine con il quale non si vuole ovviamente identificare un ambito disciplinare completamente nuovo ma sottolineare piuttosto come il contributo dei visual con culture studies possa fungere da aggregatore di saperi, prospettive, pratiche. Se da una parte nell’ambito del visual studies non sembrano esserci stata sempre stata la giusta attenzione ai potenziali risvolti pedagogici di questo approccio alle visualità, dall’altra gli studiosi dei media Education hanno spesso proposto strumenti di analisi che appaiono molto vicini a quelli degli studi di cultura visuale. Risulta importante quindi evidenziare alcuni dei presupposti fondamentali. Si tratta di veri e propri punti fermi che è un’educazione alla visualità dovrebbe tener presente, per offrire la possibilità di sviluppare strumenti critici prospettive di navigazione il più possibile giornate ricettiva la complessità dello scenario contemporaneo:

Storia del cinema per la prima infanzia

  1. Uno dei contributi teorici più importanti vede visual studies è la capacità di adottare un punto di vista transdisciplinare. Analizzare un’immagine richiede che lo studioso si ponga una serie di domande che con valgono competenze e strumenti di analisi strettamente eterogenei. L’immagine è infatti un oggetto complesso e anche durante percorsi educativi sarà importante sapere restituire questa problematicità con l’obiettivo di rendere le giovani generazioni sempre più consapevoli che i gesti all’apparenza banali e immediati sono densi di significati.
  2. È importante ricordare che le immagini di cui facciamo esperienza sono per larga parte immagini tecniche, prodotte da dispositivi comunicativi che hanno inglobato funzioni.
  3. Le immagini di cui facciamo esperienza sono prodotte da dispositivi, che però non vanno intesi semplicemente come strumenti tecnici. Ogni dispositivo implica infatti un certo modo di guardare il mondo e di farne esperienza. È uno strumento di demarcazione che al tempo stesso guida il nostro sguardo e l’esperienza che facciamo in un certo ambiente. Anche la sala cinematografica agisce come un dispositivo: nello spazio buio e il materiale della sala lo spettatore è obbligato a rimanere immobile e a smarrirsi nell’immagine che sta guardando. Il lascito di queste riflessioni per l’educazione visuale a che vedere con la necessità di disinnescare la banalità dei gesti e l’innocenza dei dispositivi, che devono essere riconosciuti per quello che sono: strumenti di massa informe in forma del mondo, che per forma non lo sguardo in modo certamente non neutro.
  4. Un altro dei tratti cruciali e poi la sparizione stessa del concetto di specificità mediale. Siamo infatti entrati in una condizione pienamente post mediale, nel quale i media sono non sono certo scomparsi, ma sono diventati talmente pervasiva e interconnessi da avere perso la loro specificità. L’educazione visuale non soltanto deve riconoscere la nuova fisionomia del concetto di medium, ma anche operare in senso archeologico sui dispositivi, mostrando ciascuno di essi mostrando come ciascuno di essi porti con sé è un certo insieme di possibilità e di limiti strutturali.
  5. Oltre al tema dei dispositivi della loro nuova morfologia, sarà necessario lavorare in chiave pedagogica anche su un altro tema: la natura sempre storicamente e culturalmente situata dallo sguardo e dall’immagine. Uno ogni oggetto visivo possiede in qualche modo una propria storicità.
  6. Infine, per definire il contesto visivo nel quale siamo immersi, importante prendere consapevolezza anche dei cosiddetti uso usi sociali dell’immagine in tese in generale come tutte le forme di attività che riguardano il visuale. La teoria ci insegna che il senso dell’immagine non è mai definito Queste prospettive mettono in evidenzia la necessità di un approccio più libero all’immagine. I media continuano ad essere percepiti come qualcosa che devono rimanere al di fuori dell’ansia dell’aula scolastica e che implicano soltanto svago e divertimento. Un pregevole c’è una pregevole eccezione in questo contesto è offerto dalla diffusione sempre maggiore di compiti di realtà, vere proprie situazioni problema, che lo studente è chiamato a risolvere mettendo in pratica conoscenze e competenze già acquisite. A partire dalle competenze chiavi delle raccomandazioni del consiglio europeo che vengono definiti gli elementi cruciali di osservare e valutare. L’esempio del Caravaggio dal vivo dimostra come, muovendo da contenuti strettamente disciplinari anche l’interno di un contesto che solitamente non è particolarmente aggettivo rispetto all’istanza dell’educazione mediale, senza dubbio possibile progettare realizzare un percorso che coniughi le stringenti esigenze della didattica e l’acquisizione di competenze legate alla cittadinanza attiva. 1.2 arte immagine nella scuola di oggi È messo con chiarezza come nella scuola di oggi l’arte immagine sia quella disciplina maggiormente legata alla questione del visuale. Per individuare l’attuale fino a fisionomia della disciplina di arte immagine si deve risalire ai programmi della scuola primaria approvati nel 1985.

Storia del cinema per la prima infanzia -sperimentare l’uso della tecnologia nella comunicazione audiovisiva per esprimere, con codici visivi, sonori e verbali sensazioni di emozioni. Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria: -L’alunno utilizza gli elementi grammaticali di base del linguaggio visuale per osservare, descrivere leggere le immagini statiche e i messaggi in movimento -Utilizza le conoscenze sul linguaggio visuale che produrre per produrre e rielaborare in modo creativo l’immagine attraverso molteplici tecniche Le prospettive la prospettiva elaborata dall’indicazioni del 2007 è stata ripresa e aggiornata dalle successive indicazioni nazionali per il curriculum della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione del 2012. Documento ancora oggi fondamentale per la definizione di compiti di competenze contenuti delle discipline nei cicli scolastici che sono oggetto dell’educazione visuale. Essenziale ruolo della scuola, intesa qui come presidio educativo capace di accompagnare il bambino i ragazzi alla scoperta del mondo e all’acquisizione di un insieme di strumenti di navigazione che siano al contempo aggiornati critici. La diffusione sempre più massiccia dei dispositivi di comunicazione e delle informazioni non si accompagna necessariamente ad un maggior grado di consapevolezza nel loro utilizzo. Quindi bisogna saper utilizzare in modo critico e consapevole tali strumenti. Quello di cui hanno maggiormente bisogno i giovani e insomma che la scuola si assuma un ruolo di guida, che sia in grado di instradarli ad una visione più complessa e problematica del mondo. Si evidenzia quindi il ruolo chiave della media Education, il fine della scuola secondaria di primo grado, rispetto alle competenze digitali. Lo strumento lo studente deve dimostrare delle buone competenze digitali, uso con consapevolezza delle tecnologie della comunicazione per ricercare analizzare i dati e informazioni, per distinguere informazioni attendibili da quelle meno. Nella scuola dell’infanzia il primo approccio del bambino con il mondo dell’istruzione formalizzata e, nelle prospettive dell’indicazioni del 2012, si presenta prima di tutto come uno spazio di cura per quanto concerne le dimensioni cruciali della crescita dell’individuo come identità e autonomia. L’importanza è senza dubbio il privilegio accordato alle dimensioni lui alla dimensione ludica dell’apprendimento. Tre campi di esperienza individuati dall’indicazioni ministeriali quello che incrocia più direttamente il tema dell’educazione mediale e visuale senza dubbio l’immagine, i suoni colori. Già dalla scuola dell’info Ansia sono importanti impostare presupposti per le prime esperienze artistiche ed espressive per i bambini, che attraverso la manipolazione dei diversi linguaggi inizieranno a sviluppare il proprio senso estetico. Il bambino, infatti, si confronta con i nuovi media con i nuovi linguaggi della comunicazione, come spettatori come attori. La scuola può aiutare la familiarizzare con l’esperienza della multimedialità. Le discipline di arte immagine da scuola primaria secondaria di primo grado auto ho un obiettivo cruciale che è quello di sviluppare e potenziare nell’alunno la capacità di esprimere e comunicare in modo creativo e personale. Esplicita quindi l’importanza di valorizzare eventuali esperienze artistiche di espressive sviluppate al di fuori della scuola. Le linee guida del 2017 sottolineano poi come maggior con maggior forza l’importanza di una dimensione laboratori Ale e il suo ruolo nella disciplina dell’educazione ad una cittadinanza responsabile. Io obiettivi di apprendimento il termine della classe quinta della scuola primaria sono: -elaborare creativamente produzioni personali -sperimentare strumenti e tecniche diverse -trasformare immagini materiali -introdurre elementi linguistici e scoperti attraverso immagini e opere d’arte -individuare nel linguaggio del fumetto filmico e audiovisivo le diverse tipologie di codici Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria sono -l’alluno utilizza le conoscenze e le abilità relative linguaggio visivo per produrre varie tipologie di testi visivi e rielabora in modo creativo l’immagine con molteplici tecniche -È in grado di osservare, esplorare, descrivere leggere le immagini e i messaggi multimediali. 2.3 nuovi scenari e scuola digitale Il ministero ha diffuso il documento integrato all’indicazioni del 2012 dal titolo indicazioni nazionali a nuovi scenari (Miur 2018). Imprevedibile e di imprevedibili cambiamenti tecnologici legati alla

Storia del cinema per la prima infanzia comunicazione e la produzione e diffusione di contenuti creativi hanno prodotto nuove forme di marginalità. Molti giovani non hanno ancora potuto sviluppare una conoscenza critica per quanto riguarda l’utilizzo dei media. Il documento pone in evidenza l’importanza di integrare le proprie azioni all’interno di un’organizzazione più ampia. Va proprio in questa direzione la menzione degli obiettivi ONU dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: in questo documento, le Nazioni Unite hanno enunciato una serie di obiettivi che sottolineano la necessità di porre fine ad ogni forma di discriminazione anche per quanto riguarda l’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di coinvolgimento per tutti. L’obiettivo quattro dell’agenda 2030 include al suo interno anche l’educazione ai media e alla ritualità. Fondamentale quindi l’elaborazione di strumenti di programmazione del curriculum che sappiano integrare i due ambiti disciplinari che troppo spesso sono stati considerati come isolati: l’immagine e media digitali. L’immagine richiede di essere riconosciuta come un oggetto complesso in qua i bambini e ragazzi devono essere adeguatamente alfabetizzati. Rispetto alla questione dei media, il compito della scuola sarà prima di tutto quello di responsabilizzare le giovani generazioni il loro uso. Per implementare questi obiettivi, già dal 2015, il governo italiano e ricorso al piano nazionale scuola digitale( PSND) che propone una serie di interventi mirati al documento infrastrutturale, aggiornamento dei docenti di studenti e la creazione di strumenti di controllo e valutazione legati all’educazione ai media in contesto scolastico. Oltre a rivendicare l’importanza del diritto Internet come azione volta a garantire condizioni di accesso ottimale alla rete negli istituti scolastici, il piano prevede un ripensamento delle pratiche didattiche alla luce del digitale, con lo scopo di rendere l’apprendimento sente sempre meno trasmissivo e ING in generale maggiormente partecipativo. Il cosiddetto Digital Davide richiede la messa. Di curriculum dedicata all’educazione al linguaggio televisivo e alla modalità che permettono agli alunni di essere più attenti ed attivi nelle loro esperienze. In questa direzione si muove l’azione e 14 del PNSD che prevede l’elaborazione di un framework delle competenze digitali degli studenti. È fondamentale che lo studente sia messo in condizioni di trasformarsi da fruitore passivo a consumatore critico e produttore consapevole. Il Mure hai elaborato il Syllabus dell’educazione civica digitale: Mit e dispositivi di comunicazione non possono più essere pensati solamente come rischi. Soltanto aiutando gli studenti ad approcciarsi alle loro esperienze mediali in modo critico sarà possibile gettare le basi di una presa di consapevolezza di uno spirito critico. Il Silla bus prevede 55 aree di interesse: -Internet è il cambiamento in corso -L’educazione ai media -L’educazione all’informazione -quantificazione computazione: dati intelligenza artificiale -cultura creatività digitale Foto pag. 46 47 Capitolo 2 immagini fissa: la fotografia La fotografia è probabilmente il media visivo più influente sulla vita dell’individuo contemporaneo. La fotografia mantenuto intatti diversi degli elementi qualificanti della profondità. Esperienza dell’atto fotografico è profondamente mutata nel corso del tempo e ha subito un vero e proprio sconvolgimento. Oggi le cose che appaiono profondamente mutate e che fotografare con un cellulare consente di scattare in continuità senza preoccuparsi di esaudire le proprie risorse. Se prima scateni era considerato un momento denso di significato, oggi la facilità del gesto trasforma la fotocamera in una sorta di bloc-notes. Un altro elemento cruciale della fotografia contemporanea il feedback immediato e in diretta che l’immagine ci fornisce. Subito dopo aver scattato la fotografia e infatti possibile rivedere ed eventualmente ripeterla. dal punto di vista dell’educazione e dell’acquisizione di un senso critico nei confronti dell’immagine, bisogna accompagnare il bambino alla promozione di atteggiamenti che siano il più possibile ecologici. Ciò significa rendere

Storia del cinema per la prima infanzia è una strategia che risulta sempre più permeante in ambito scolastico e permette di approcciarsi in modo più consapevole il mondo della medialità. L’avvento della fotografia altri importanti conseguenze a livello non soltanto di interpretazione dell’opera d’arte, ma anche per quanto riguarda l’equilibrio percettivo del singolo individuo. Come stato notato da numerosi autori, il nuovo medium ha contribuito realtà riplasmare le forme di percezione sensoriale aprendo nuove possibilità di esperienza del mondo. Secondo Ernest Mach le nuove coordinate possibili per la percezione del reale hanno a che a che vedere con le dimensioni sia temporali e spaziali. Più in generale la fotografia offre la possibilità di vedere il mondo in modo al contempo più esatto inedito. La fotografia, in questo caso appare profondamente collegata alla pratica scientifica in generale coinvolge quei tipi di pratica sociale sottoposti ad un principio di utilità. 2.1.3 leggere una fotografia È utile introdurre questo punto una distinzione classica nei discorsi sul fotografico operata da Ronald Barthes tra due elementi che possiamo individuare all’interno dell’immagine fotografica. Da una parte troviamo così lo studium, ovvero il contenuto manifesto dell’immagine, l’insieme di tutto ciò che vi appare. A questo elemento si aggiunge un altro elemento chiamato punctum e che, come una freccia, mi trafigge. Esso non è qualcosa che il fruitore va cercando consapevolmente all’interno dell’immagine, ma piuttosto un dettaglio che lo tira, lui è un elemento di rottura che trascende la pura apparenza dell’immagine. Esso non è presente in ogni fotografia e soprattutto non è oggettivi oggettivamente identificabili. Tanto lo studio ma è messo appunto dal fotografo e accuratamente ricercato, quanto il Punctum è imprevisto e imprevedibile, involontario e personale. Gli elementi proposti da Barthes risultano in particolare interessanti perché rendono evidente un elemento che appare cruciale quando ti propongono percorsi di educazione linguaggio visivi e mediali, soprattutto le giovani generazioni. La questione fondamentale del punctum e che rende esplicito come l’analisi di un’immagine non possa limitarsi al suo aspetto formale o a quello che abitualmente intendiamo come il significato. Il tipo di relazione che si sta aura tra il fruitore l’immagine è ugualmente importante deve essere tenuto in adeguata considerazione. 2.1.4 nuovi orizzonti per la fotografia Le indicazioni offerte da Fontcuberta forniscono anche a chiunque sia interessato a predisporre esperienze percorsi educativi al visivo utile nella prospettiva critica sul presente. Secondo esso: -si dovranno privilegiare attività che abbiano lo scopo ultimo e profondo di condurre le giovani generazioni ad intravedere l’esistenza di rivelanti problemi teorici legate l’immagine loro uso -Le attività di produzione dovranno affiancarti sempre più spesso a forme di riciclo, riappropriazione, ripensamento e risignificazione delle immagini già esistente -nelle attività di lettura e soprattutto di produzione del materiale visivo sarà necessario privilegiare i lavori di equipe -Per quanto riguarda le attività di applicazione dell’immagine sarà bene privilegiare un atteggiamento ludico, che permetterà agli studenti di sperimentare liberamente il modo creativo -soprattutto con studenti adolescenti in special modo qualora abbiano già affrontato percorsi educativi al visuale, sarà necessario puntare l’attenzione sullo sviluppo di un più acuto senso critico, focalizzando l’attenzione su temi rilevanti per una cittadinanza consapevole anche sul web. 2.2 i bambini e le immagini fotografiche L’esperienza fotografica di un bambino dagli otto ai 10 anni ai giorni d’oggi è completamente diversa. Egli avrà un’esperienza diretta di come si produce un’immagine. Un bambino di oggi in generale ha dimestichezza maggiore con gli strumenti di produzione delle immagini, che gli

Storia del cinema per la prima infanzia permette di diventare soggetto attivo nella creazione di fotografie. Ciò permette ai bambini di sperimentare in libertà, imparando sul campo le funzionalità del medium e le possibilità di che offre all’utente. Letta in questi termini la disponibilità di smartphone e strumenti di produzione dell’immagine, rischia di apparire solo come un modo di acquisire agenzie competenze, incoraggiando così genitori ed educatori a concedere l’accesso a questi dispositivi anche nella primissima infanzia. In realtà non è così: la possibilità le possibilità offerte da questi device sono senza dubbio preziose ma non si può ritenere che un bambino sia in grado di apprendere tutto questo senza la guida il supporto dell’adulto, che lo dovrai introdurre gradualmente di digitali. Tisseron è molto chiaro nel definire l’obiettivo generale della sua ipotesi: il compito delle figure educative non è quello di imporre un controllo rigido o dei limiti al consumo ma piuttosto di accompagnare il bambino e l’adolescente alla scoperta di strumenti di indagine di esperienza del mondo. I principi teorici di quelli che guidano questa prospettiva sono tre: -autoregolazione se per i bambini più piccoli sarà necessario fissare delle fasce orarie per l’uso dei media -alternanza: è importante soprattutto per i bambini più piccoli venire in contatto con stimoli sensoriali diversi, senza limitarsi a privilegiare quelli coinvolti nella fruizione degli schermi -accompagnamento: perché la frizione non sia passiva, non è sufficiente che il genitore se si preoccupi del tempo che il bambino spende davanti agli schermi e dei contenuti che vengono veicolati. L’adulto deve proporsi come un compagno attento e consapevole. Tale autore, quindi, offre alcune linee guida perché il rapporto fra il bambino gli schemi siano sano e progressivi. Già dei primi tre anni sarebbe buona norma limitare il più possibile la presenza degli schermi nella vita del bambino, perché si tratta di televisione o dispositivi portatili. Questi ultimi mi possono eventualmente essere utilizzati per brevi periodi nella giornata, sempre presenza di Una figura educative con uno scopo esclusivamente ludico e di esplorativo. Crescendo i bambini si introdurranno progressivamente alla possibilità di offrire di offerta degli schermi, in cui uso dovrà essere sottoposto da dai genitori e principi di autoregolamentazione. La partecipazione dell’adulto sarà il più possibile attiva e costruttiva. Fare domande o commenti è un momento cruciale, perché anche nel caso in cui la percezione dei genitori e del figlio fossero diverse, questo potrebbe sicuramente porterebbe sicuramente un dialogo costruttivo. Tisseron definisce che i piccoli si aspettano del genitore che aggiunga delle parole all’immagini che guardano insieme, delle parole che siano in grado di comprendere e che l’introducano all’idea che lo schermo sia un supporto di relazioni. Nel periodo compreso tra i 6:09 anni il bambino finirà il proprio gusto e comincerà a manifestare preferenze personali rispetto ai consumi mediali. In questo senso è molto importante che il genitore l’educatore per continuare ad essere interlocutore attivo e attento al consumo conosca bene il film, le serie e i videogiochi che il bambino apprezza. La censura” non puoi guardarlo perché sei troppo piccolo” che non offre spiegazioni non cerca di sviluppare un senso critico, finisce molto spesso col produrre l’effetto contrario. A quest’età poi è bene che il bambino venga introdotto, sia a scuola che in famiglia, alla possibilità di produrre attivamente delle immagini. Abitare un bambino una vecchia macchina fotografica e Dalì la possibilità di fotografare liberamente secondo il proprio interesse è un passaggio importante. Guardare commentare insieme ciò che il bambino ha fotografato non soltanto un modo inedito di capire come lui guarda il mondo, ma offre la possibilità di ripensare le pratiche fotografiche in modo meno banale, spiegando anche l’importanza rispetto del diritto dell’immagine proprio altrui. 2.2.1 un caso particolare due. La fotografia nel sistema integrato 06 L’ordinamento italiano prevede, dal 2017 l’esistenza di un sistema integrato di educazione e istruzione che si occupa dei primi sei anni di età del bambino. Tra le tue finalità emerge in particolare il desiderio di promuovere una continuità educativa. Si intuisce inoltre come in questo

Storia del cinema per la prima infanzia 2 secondariamente, perché l’immagine possa innescare un processo con cognitivo utile, si dovranno tenere una serie di considerazione elementi quali il suo grado di complessità e la sua qualità. Non è utile innestare per costi di analisi sull’immagine troppo complessa per gli studenti Questi due elementi concorrono a definire un criterio fondamentale per la didattica l’educazione visuale: l’immagine non deve essere mai usata come semplice riempitivo o grazioso facilitatore. Uno dei presupposti fondamentali dell’approccio è proprio che l’immagine, pur presentandosi come un oggetto facile, sia in realtà un elemento complesso qui al cui funzionamento si deve essere adeguatamente introdotti. Una volta predisposta la progettazione didattica a partire e portata al termine l’attività, sarà importante previsto predisporre delle occasioni di debriefing. Ciò permette agli studenti di ripensare a ciò che hanno fatto e ha preso e di fermare i risultati conseguiti nell’ambito della lettura, manipolazione o produzione dell’immagine. 2.3.1 leggere un’immagine Una modalità di lavoro con la fotografia è sicuramente quella che riguarda la capacità di lettura: a qualsiasi esercizio di manipolazione e/o di produzione del materiale visivo sarà infatti bene per permettere percorsi di lettura e analisi della fotografia già esistenti. Questo tipo di attività non soltanto estremamente utile perché permette di sviluppare una maggiore consapevolezza nei confronti di ciò che si vede, ma anche in grado il grande vantaggio di essere estremamente economico dal punto di vista della realizzazione. È chiaro che il tipo di immagine scelta è il grado di complessità del lavoro di analisi dipende in larga parte dalla classe e quindi dalla loro età, ma il lavoro di lettura della fotografia può essere svolto anche nel contesto della scuola dell’infanzia. Nella scuola dell’infanzia, ad esempio, si potranno offrire una lettura delle immagini di bambini di te inferiore a quello degli studenti, andando alla ricerca di un tema specifico, come quello del movimento e dell’espressione delle emozioni. Questo. Si potranno si potrà procedere con un’osservazione libera, stimolando il commento dei bambini con domande che siano il più possibile a parte generali. Il compito dell’educatore sarà quello di guidare il bambino ad una lettura organica e sistematica, che procede secondo il senso che colga la presenza di elementi qualificanti del linguaggio visivo come i colori e le line. Una volta concluso questo livello di analisi ci si sposterà verso l’individuazione delle sensazioni che queste immagini comunicano allo spettatore. Sarà bene privilegiare immagini molto semplici di bambini, che siano al contempo altamente espressive. Sull’individuazione delle sensazioni dominanti comunicate da ciascun immagini si potrà costruire un lavoro di confronto. La restituzione di questo esercizio può ovviamente avvenire modi diversi: oralmente oppure attraverso elaborazioni grafiche testuali. La fase della produzione dell’immagine non è mai slegata dal livello della lettura di analisi e mai integrata e completata. Ipotizziamo ora un’attività di lettura dell’immagine fotografica in una classe della terza. Si può di esempio immaginare una lezione di storia per il quale l’insegnante vuole coinvolgere direttamente studenti. Si potrebbe ad esempio chiedere ai ragazzi di formulare una breve intervista ai propri nonni sulle guerre che hanno vissuto. I ragazzi saranno poi chiamati a turno ad offrire ai compagni elementi di supporto all’analisi, raccontando quanto saputo dalle testimonianze. Questo tipo di lavoro chiamo in causa una funzione specifica della fotografia: la sua capacità di farsi documento e fonte di testimonianza storica. Per captare al massimo gli effetti positivi, tuttavia, si percepisce il bisogno di strumenti di lavoro dedicati. Un primo esempio di questo tipo di strumenti è la scheda di osservazione, riflessione, questione. L’osservazione comprende una serie di domande legate al contenuto iconografico della foto. Qui andranno ad inserirsi tutte le informazioni relative agli oggetti di individui rappresentati. La sezione della riflessione invece spinge l’osservatore a formulare delle ipotesi e ad interrogarsi. La sezione della questione invece incoraggia lo studente a proporre delle domande 2.3.3 completare, risignificare e remixare l’immagine fotografica

Storia del cinema per la prima infanzia La forma finale di un’immagine sempre frutto di un insieme di scelte che incominciano ben prima di realizzarla. Possiamo infatti proporre delle attività per completare, ridisegnare e rimanere mixare l’immagine fotografica ad esempio si può proporre una foto ai bambini intera. Tale foto però poi dovrà essere tagliata in un modo specifico questo permetterà la lettura solamente di metà della foto della fotografia. L’attività possibile sarà quella di Far disegnare ai bambini l’altra metà dell’immagine completando così la fotografia. Capitolo tre: le immagini in movimento, il cinema Più che un elemento integrato all’interno della didattica in modo coerente e produttivo, il cinema risulta essere un modo riempitivo che spesso si traduceva nella visione di un film d’autore o comunque ritenuti artisticamente rilevanti. È come se, in altri termini, per entrare nelle aule scolastiche il cinema avesse bisogno di una patente di qualità, che in qualche modo distingua il film didatticamente valido da quello fruito a casa o cartoni animati. In realtà il senso dell’educazione visuale dovrebbe essere più vasto a coinvolgere la costruzione di uno sguardo critico di un’educazione al gusto della visione che sia personale e il più possibile onnicomprensiva. In questo senso, gli educatori, dovrebbero avere il coraggio di proporre esercizi di lettura di oggetti visivi che non tengano in considerazione il parametro astratto della qualità. Per fare un esempio impostare un’attività di educazione al linguaggio visivo che muove dai videoclip musicale sarebbe certamente più apprezzato di un film poco capace di catturare l’attenzione. L’educatore in questo senso il gioco facile, perché Internet costituisce un archivio particolarmente infinito di materiale visivo pronto ad essere utilizzato. La vastità dei documenti dei contenuti disponibili è però al contempo un enorme limite e rischio, perché senza strumenti di navigazione adeguati, sia lo studente che il docente, si trova al centro di un avere propria overdose di stimoli. Un altro elemento da considerare e poi anche l’esperienza del cinema nel contesto contemporaneo è profondamente mutata. Il modo in cui si vive oggi il cinema è incomparabile rispetto al passato: molti bambini soprattutto per i più piccoli, potrebbero non avere l’esperienza diretta della sala cinematografica e vedere la maggior parte dei loro cartoni animati preferiti sul tablet, svincolandosi così dalle strutture del palinsesto televisivo. Educatore attento deve tener conto di questa condizione e adoperare proposte specifiche. Ad esempio si potrebbe proporre di guardare un film nella scuola dell’infanzia o scuola primaria riorganizzando lo spazio della classe in modo da simulare una sala cinematografica, anche con tanto di biglietti. 3.1 la narrazione cinematografica Per poter progettare un intervento educativo che prende le mosse da un testo audiovisivo, e più in generale per poter guidare i bambini e ragazzi alla costruzione di uno sguardo critico e consapevole, è necessario che gli educatori abbiano un’idea di come funziona il linguaggio Judy audiovisivo e che imparino a trattare il film come un testo di cui a prepararsene. È possibile concentrarsi in particolare sulle strutture narrative del film, ovvero sul modo in cui un testo di visivo racconta una storia. L’obiettivo di questo approccio ai testi narrativi è quello di individuare al loro interno degli invarianti, delle forme ricorrenti che permettono di studiare nelle forme e le dinamiche interne. Un buon punto di partenza per l’analisi narrativa del film è quello di risalire al suo story concept , detto anche idea drammatica. Si tratta del nucleo drammatico del film, cioè di cui la narrazione visiva parla. È un riassunto estremamente sintetico delle vicende del film. Risalire allo story concept di un film dopo averne completato la visione utile per comprendere la vera radice narrativa. Esso è relativamente generico e adattabile vari contesti, in questo senso è uno spunto narrativo che può essere di peso ripreso in infinite situazioni. Le strutture narrative, pur essendo a loro modo rigide, hanno cioè anche un certo grado di plasticità e permettono di adattarsi ai giochi di fantasia adottati in ambito scolastico. Uno dei modi possibili per studiare o ideare lo story concetto è quello di porlo nella forma interrogativa “cosa succederebbe se?”

Storia del cinema per la prima infanzia -L’eroe è il protagonista del viaggio della storia, il punto di ingresso all’interno del mondo narrativo e il personaggio del quale solitamente condividiamo il punto di vista la motivazione -il mentore è la guida, cioè un maestro, che indirizza le azioni dell’eroe -il guardiano della soglia: a colui che testa e la capacità dell’eroe, verificando la sua adeguatezza proseguire il viaggio. Non necessariamente un personaggio da sconfiggere: le sue funzioni può essere esercitata anche da elementi naturali o fogli da superare. Ciò che conta è che l’eroe prenda coscienza dell’esistenza di questi ostacoli che mette in atto delle strategie per superarli -il messaggero: è colui che comunica l’inizio del viaggio dell’eroe, annunciando l’intrusione del disordine all’interno del mondo narrativo. Solitamente questa funzione corrisponde al cosiddetto Catalyst, cioè l’evento che innesca effettivamente la narrazione -il muta forma è un personaggio ibrido, che mette in discussione i confini fra bene e male. Può essere abituato ad una doppia natura o, presentandosi inizialmente come agonista, e diventare poi alleato dell’eroe. La sua funzione primaria è quella di seminare dubbi e di mettere in discussione il sistema di valori dell’eroe. -L’ombra: è solitamente corrispondente all’antagonista della storia, la cui funzione è quella di creare disordine e turbamenti all’interno del contesto narrativo. È colui che cerca di impedire il raggiungimento il compimento del viaggio. -L’imbroglione e: esattamente come l’ombra l’imbroglione crea turbamenti all’interno dello status, ma lo fa in modo goliardico. È una storta di spalla che crea caos e confusione il senso comico. I film e inoltre possono essere distinti in base al genere di riferimento. 3.1.6 la narrazione forte La narrazione forte è un tipo di racconto che vede al centro della vicenda il percorso evolutivo di un personaggio principale che al contempo è fortemente guidato dall’azione. Si presenta come il più adatto da proporre in chiave didattica ai bambini anche molto piccoli, perché si basa a livello narrativo sul presupposto di chiarezza e trasparenza. I personaggi gli ambienti sono chiaramente definiti nel loro posizionamento di campo e questo permette allo spettatore di capire immediatamente con quali di loro è più facile immedesimarsi. La narrazione forte però non è l’unico regime narrativo che esiste. È infatti possibile distinguere forme alternative, come la narrazione debole, l’Antin narrazione o la These narrazione, tutti caratterizzati da un indebolimento dei nessi causa effetto, da una messa in questione della centralità dell’azione e dall’intera ideologia di fondo che sostiene la narrazione forte. Essi risulta poco adatto all’utilizzo in contesto didattico con studenti della scuola dell’infanzia, primaria, e secondaria. 3.3 esercizi di didattica del cinema Il bagaglio di conoscenze precedentemente definite non deve essere necessariamente trasmesso come contenuto durante l’attività di educazione visuale, ma serve prima di tutte che l’educatore come strumento di orientativo per costruire percorsi didattici mirati. Scegliere un film da proporre per la visione in classe non è mai un’operazione banale, a patto che esso faccia parte di un percorso più ampio articolato. Il cinema e le immagini in movimento non devono entrare nelle prassi didattiche in modo coerente. I primi elementi da prendere in considerazione per orientare la propria scelta dovrà essere l’età degli studenti e le loro esperienze spettacolari pregresse. I film che l’educatore sceglierà dovrà essere infatti al contempo comprensibile capace di catturare l’attenzione del pubblico, diversamente si ricorrerà rischio di ritrovarsi alla fine della visione con un gruppo di studenti confusi annoiati. Sarà sensato proporre un’attività di analisi legata a qualche

Storia del cinema per la prima infanzia episodio del cartone animato Peppa Pig a bambini molto piccoli, ma sarà del tutto inappropriato ripetere la stessa attività classiche avanzate. La questione centrale è che, se si vuole che gli studenti diventino spettatori attenti consapevoli e che acquisiscono progressivamente una capacità critica, è necessario che gli educatori lo siano a loro volta. Un altro principio utile per guidare la scelta nel caso di un cartone animato è quella di cercare dei film che, pur proponendo un linguaggio visivo già nota gli studenti, siano in grado di distanziarsi dei grandi stili canonici dell’animazione: come modelli anime o Disney Pixar. Questo complica non poco la vita dell’educatore, ma un piccolo lavoro di ricerca in questo senso può dare senza dubbi risultati interessanti, perché offre uno studente la possibilità di riconoscere qualcosa che diversamente non andrebbe immediatamente a cercare. Una certa efficacia e può essere motivata anche da altre ragioni come la possibilità di cogliere le tematiche fondamentali del film con la programmazione didattica le competenze trasversali dei curriculum. 3.3.1 la locandina Le attività di analisi di film possono cominciare ancor prima di aver effettuato la visione. Il film è infatti solitamente accompagnato da un apparato para testuale che comprende tutto ciò che gli ruota attorno e che serve a definire la natura e indirizzarne la fruizione. Uno di questi parà testi principali che accompagna il film senza dubbio la locandina. La locandina un testo interessante perché si presenta come la condensazione del film in un’unica immagine. Lavorare su di essa fornisce la possibilità di estrarre i concetti e stereotipi. L’educatore dovrà assecondare anche le pizze sbagliate attraverso attività creative che mostrano come, partire da uno stesso insieme di elementi, sia possibile costruire numerose narrazioni diverse. domande che ti possono effettuare gli educatori sono di cosa pensate parlerà a questo film? Chi pensi che sia il protagonista? Prova a descrivere i protagonisti. In generale il tipo di lavoro può essere svolta in diversi modi più o meno strutturati, a seconda dell’età degli studenti in base alle condizioni concrete della classe, del brainstorming collettivo alla messa. Di soluzione più strutturate e da svolgere per iscritto. Possono essere utilizzate delle schede con la locandina e diverse domande a cui il bambino può rispondere. 3.2.3 la scansione degli eventi Per lavorare con il cinema in ambito scolastico è bene scegliere soprattutto per i bambini piccoli film fortemente narrativi e riconducibili a strutture viste all’opera nei paragrafi precedenti. Questo sarà utile non solo all’ottica di un’educazione visuale, ma anche per sviluppare una maggiore competenza nell’analisi di qualsiasi informazione una forma narrativa. Uno dei passaggi fondamentali dell’attività di analisi del film sarà dunque verificare il grado di comprensione di queste strutture attraverso attività che mirano alla ricostruzione delle vicende narrate. Si tratta di attività piuttosto semplici ma molto importanti a livello educativo. Sarà utile proporre questo tipo di attività anche in termini visivi, utilizzando ad esempio inquadrature dei film ritenuti particolarmente pertinenti. La scelta degli episodi chiavi può essere svolto dall’educatore oppure dal gruppo della classe, in quest’ultimo caso si consiglia qualora vi siano sequenze secondarie che sono state molto gradite dal pubblico , di inserire anche quelle, per aumentare il senso di partecipazione e di costruzione dell’attività. Il metodo privilegiato per la realizzazione di questi tipi di lavoro e la costruzione di un cartellone collettivo, sottoforma di line del tempo o addirittura pellicole cinematografiche. Possono essere utilizzate anche i cartelloni con la scansione degli atti precedentemente definiti. 3.3.3 lavoro sui personaggi Un ruolo primario per l’immedesimazione dello spettatore e per fare in modo che il mondo rappresentato assume caratteristiche di autosufficienza, sono da personaggi in particolare dal protagonista. Nel contesto della pratica didattica, il lavoro sui personaggi e sul loro la loro analisi sarà certamente da privilegiare. Soprattutto nel cinema per i bambini, infatti, gli atteggiamenti e le

Storia del cinema per la prima infanzia

  • Serializzazione verticale: successione di episodi autoconclusivi in cui ogni puntata presenta una narrazione diversa con i medesimi personaggi e lo stesso mondo narrativo
  • Serializzazione orizzontale: presenza di un plot che prosegue dopo la fine del singolo episodio e può riguardare un’intera stagione o più.
  • Serializzazione «mista»: episodi autoconclusivi con la presenza però di una linea narrativa che trascende i limiti della singola puntata 4.2 narrazione seriali per bambini e ragazzi alcuni esempi: Peppa Pig costituisce senza dubbio un necessario punto di partenza per l’analisi della serialità televisiva per l’infanzia. Esse, infatti, ha saputo importi come un riferimento imprescindibile per il mondo dei bambini. Il mondo di Peppa si presenta immediatamente riconoscibile: pensato per la prima infanzia, il cartone animato è infatti caratterizzato da un tratto designativi semplice è scarno. Peppa Pig si costruisce per la sua semplicità, che pur senza ricorrere a un eccesso di elementi sullo schermo riesce a non essere mai banale. Tutti i personaggi principali sono definiti da pochi semplici tratti. I singoli episodi propongono un problema semplice, nel quale ognuno dei piccoli spettatori poi agilmente riconoscerti, come la visita dal dentista il compleanno di papà. In questa situazione quotidiana gli atteggiamenti dei personaggi contribuiscono a definire delle indicazioni di comportamento per il bambino che, proprio attraverso un meccanismo di rispecchiamento, trai dei modelli di condotta. Questo mondo fantastico è popolato da una varietà di creature animali. Una questione ricorrente nella letteratura che si occupa di Peppa Pig e del suo potenziale valore educativo, e quella del rapporto fra bambino adulto. Uno degli aspetti più problematici, infatti, detto personaggio è che non evolve non muta e i suoi atteggiamenti nei confronti del fratello e degli adulti. Pur presentando elementi di grande interesse per quanto riguarda il tema della genitorialità e l’interazione della diversità in un contesto di accettazione reciproca, Peppa Pig è problematica per quanto concerne la relazione con l’adulto. Peppe genitori, infatti, sembrano osservare il mondo con il medesimo sguardo, intraprendendo secondo le stesse prospettive. Però l’adulto inteso come soggetto educante non può coincidere con l’educando, l’oggetto della propria educazione. Peppa Pig è un testo che può essere offerto all’analisi anche dei bambini molto piccoli perché si presenta con episodi brevi, fortemente verticali struttura che mettono al centro della propria drammaturgia problemi semplici e quotidiani per la primissima infanzia. Sarà però necessario che l’educatore disabile nel tradire le prospettive offerto dal cartone animato, evidenziando, attraverso un confronto fra la vita dei bambini con la presenza del cartone animato, i comportamenti problematici di Peppa Pig, cercando insieme ai bambini modelli di condotta più rispettosi e meno egoistici. 4.3 produrre audiovisivi a scuola Realizzare un audiovisivo in classe è un’esperienza di grande arricchimento sia per gli educatori che per i bambini e ragazzi coinvolti. È però necessario precisare che la progettazione preliminare Aurora fondamentale. Il docente dovrà aver soprattutto il ruolo di regia organizzazione dovrà saper essere al contempo rigido e flessibile. La costruzione di un racconto un racconto con le immagini in movimento è di per sé è un’impresa collettiva, che richiede la mobilitazione e l’armonizzazione di competenze diverse. Il tipo di progetto da realizzare dover essere identificato anticipatamente., tenendo in considerazione tre aspetti fondamentali: -il tempo a disposizione: la produzione audiovisiva è un processo complesso che richiede molto tempo per essere portato a termine -Il livello di competenze degli studenti del docente: produrre più visivi è un’attività che può essere svolta con grande soddisfazione anche da bambini delle prime classi della scuola primaria

Storia del cinema per la prima infanzia -la disponibilità di attrezzature: la produzione di audiovisivi che vogliono mi mare generi e format del cinema e della televisione dovrà adattarsi al linguaggio, proprio per rigenerare quell’impressione di canone città che lo spettatore si aspetta Mettere le mani nel processo produttivo, dovendo lavorare necessariamente in gruppo, pittura inoltre la classe la collaborazione ed era così risultati di grande importanza che per quanto riguarda la gestione dei conflitti e delle emozioni. In attività come questo è il momento della progettualità e delle realizzazioni sono senza dubbio più importanti rispetto a quello del risultato finale: il docente dovrà valorizzare il momento della restituzione del prodotto finito, ma soprattutto l’insieme delle competenze apprese durante la fase di lavorazione, perché saranno quest’ultima e ricostruire il bagaglio di alfabetizzazione visuale dello studente. Un modo efficace di dare il via alla progettazione è quello di scegliere la vicenda da portare in scena. Soprattutto nella scuola primaria bene privilegiare semplici produzioni di tipo narrativo, la cui realizzazione consentirà gli studenti di familiarizzare ancora meglio con le strutture di base della narrazione di visiva. Una volta identificata la vicenda che ti vuole trasformare in un video sarà necessario adattarla alle esigenze della regia, ovvero al tempo del prodotto e a livello di complessità che si vuole raggiungere. Uno strumento fondamentale in questo senso è lo story board , una sorta di pre visualizzazione grafica delle varie scene che andranno a comporre il video. È necessario che i vari momenti della storia vengono tradotti visivamente, puntandosi non solo il modo in cui la scena dovrà presentarsi ma anche i vari movimenti ed effetti. Si dovranno preparare tutti i materiali necessari per poter realizzare il progetto. Gli studenti, quindi, potranno sviluppare un’attitudine più consapevole critica nei confronti del medium che spesso un ruolo fondamentale nel definire questi atteggiamenti nelle giovani generazioni. Le uscite sul territorio le visite distruzione sono un altro caso classico di occasioni che è possibile sfruttare per produrre collettivamente contenuti video. Capitolo cinque Nella progettazione di attività didattiche dell’educazione visuale è molto importante che studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, bisogni educativi speciali o altre criticità vengono inseriti ed inclusi in modo attivo all’interno di tale attività. L’insegnante quindi al dovere di includere e di offrire ad ogni studente la possibilità di partecipare attivamente al processo di costruzione del sapere. I progetti di produzione di elaborazione audiovisiva sono un ottimo modo per aiutare studenti con criticità svolgere attività che possono consentire loro di mettersi alla prova in un contesto protetto e non sanzionante. Spesso sono proprio i bambini con disturbi dell’apprendimento altre tipologie di disturbi a rivelarsi maggiormente dotati in un ambito in ambito espressivo. In questo contesto il loro contributo potrebbe essere maggiormente valorizzato. L’importante per le insegnanti e sottrarre il silenzio dei timori personali di questi bambini aiutandoli così a superare le proprie paure. Quindi bisogna creare delle attività specifiche che possono coinvolgere tutta la classe ed aiutare specificamente bambini ad affrontare più serenamente divertendosi questo momento. Più nel dettaglio diviene necessario:

  • Diversificare le modalità con cui i contenuti vengono trasmessi (lezione frontale, flipped classroom, apprendimento fra pari etc.)
  • Valorizzare diverse modalità di espressione delle proprie conoscenze/competenze (vs. il primato dello scritto/parlato)
  • Identificare diverse strategie per motivare all’apprendimento, favorendo la partecipazione di ciascuno, anche secondo binari differenziati Due principali modalità con cui gli audiovisivi intervengono nella didattica speciale:
  1. Audiovisivo come contenuto che sensibilizza alla diversità (cfr. i percorsi di analisi del film che abbiamo visto, facendo però riferimento a contenuti che abbiano la diversità come punto cruciale)