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Riassunto concetti principali del libro "Il Tempo del Noi, Giganti del pensiero che ci hanno indicato la via".
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Caricato il 24/12/2023
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Introduzione: La prima volta che ho preso coscienza di essere un Noi, è stata quando, abbracciando mia madre dopo uno spavento spaventosissimo, ho sentito intera la grazia di essere figlia, da lì in poi ho sempre visto e sentito tutto esistere distintamente ma interconnesso. Giganti del pensiero che hanno oltrepassato il limite dell’Io, regalando a Noi il loro passo oltre l’ostacolo. Suddivisione in tre passi: il primo dedicato all’educazione, il secondo alla vulnerabilità ed al talento, il terzo alla pace, racconti di come e perchè alcuni Io siano riusciti ad accendere nel buio della storia umana doni che hanno permesso al Noi successivo di camminare in pienezza di Luce. La libertà di diventare se stessi - Maria Montessori Pensieri profetici, con visioni straordinarie, ha cambiato il modo con cui guardiamo all'infanzia e ai bambini, non esseri incompleti da formare, ma creature da educare, accompagnare al pieno sviluppo nella libertà. Diventa la prima donna italiana a laurearsi in medicina, per poi applicare le sue conoscenze all’ambito della vulnerabilità. fonda e dirige la scuola magistrale ortofrenica, rivolta agli educatori dei bambini con disturbi di apprendimento o vulnerabilità, lo fa sfruttando le conoscenze accumulate dagli scienziati nell’ambito dei bambini selvaggi. Ne erano affascinati gli scienziati perché il comportamento di quei bambini poteva gettare luce sul dibattito nature-nurture: il neurosviluppo è interamente frutto della natura (crescendo realizziamo un programma inscritto dentro noi) oppure la cultura (formazione, ambiente, educazione) gioca un ruolo fondamentale nel renderci ciò che siamo? La Montessori riprende lo studio fatto da Itard e Seguin sui sauvage, basato sull’osservazione e sul gioco educativo adattandolo per aiutare i bambini con vulnerabilità che crescono nelle strade di Roma. Dottoressa studiosa che ha scelto di dedicarsi alla vulnerabilità, grazie alla pratica quotidiana intuisce che l’educazione può essere cura, la prima forma di cura, e che di questa cura hanno bisogno tutti i bambini, con e senza vulnerabilità. Come si educano allora queste creature perfette, che in qualche modo ci sono affidate? Con il principio della libertà educativa, un semplice ed essenziale principio potremmo tradurre così: la disciplina deve emergere dalla libertà, se non è così non è disciplina e non comporta la conquista del sapere e dell’essere. Lo sforzo dell’apprendimento è frutto dell’interesse e nulla si acquista senza sforzo; solo nella libertà si ottiene la vera concentrazione, l’azione in cui ci focalizziamo su un obiettivo al massimo delle nostre capacità, delle nostre possibilità. Il bambino è un embrione spirituale, nel quale lo sviluppo delle funzioni mentali superiori si associa allo sviluppo biologico. Nel processo di sviluppo, affida un ruolo fondamentale all’ambiente: è grazie a esso se le potenzialità che sono presenti alla nascita in ciascuno di noi possono raggiungere la loro pienezza, le funzioni mentali sono associate allo sviluppo biologico ma anche a quello culturale. L’insegnante deve guidare il bambino senza imporre la sua presenza, cosicché il bambino impari a fare da solo, sapendo però di poter chiedere aiuto quando lo necessita; aiutare i bambini ad essere indipendenti. Dibattito nature vs nurture: genoma e ambiente non si escludono a vicenda, ma lavorano in modo complementare e sinergico per favorire, o meno, lo sviluppo del potenziale del bambino; secondo questo nuovo paradigma il genoma non è isso nel tempo, ma fluido e interattivo, formato da due componenti: il DNA stabile nel tempo e l’epigenoma che si modifica in base alle informazioni provenienti dall’ambiente. Dal DNA non si può prescindere, ma l’ambiente giusto, le giuste stimolazioni possono arrivare a modificare in meglio le funzioni che le vulnerabilità e i disturbi del neurosviluppo compromettono. Il pensiero profetico: concetto di libertà che non è assenza di coercizioni, ma la possibilità di seguire le fasi inscritte nel nostro programma di sviluppo senza impedimenti, ascoltando la propria individualità; per diventare autonomo il bambino ha bisogno della libertà necessaria per imparare a fare da solo, per intraprendere le sue scelte, staccandosi gradualmente dal supporto degli adulti.
Periodi sensitivi → finestre di opportunità, sono stimoli provenienti dall’ambiente che creano le condizioni ottimali per lo sviluppo delle potenzialità del bambino al proprio meglio; da qui l’attenzione alla predisposizione dell’ambiente. Anticipazioni: mette a punto il suo metodo quando la psicologia dello sviluppo doveva ancora nascere, ponendo metodo e applicazioni pedagogiche, precedendo i due padri di questa psicologia: Piaget (stadio senso-motorio, stadio del pensiero simbolico) e Vygotskij, secondo lui a fare la differenza tra ciò che siamo in potenza e ciò che siamo in atto è il contesto nel quale veniamo cresciuti e educati, l’ambiente. La differenza tra l’area di sviluppo effettiva e quella potenziale è chiamata differenza di sviluppo ed è la differenza tra ciò che il bambino sa fare da solo e ciò che invece potrebbe saper fare se aiutato. Anticipano le neuroscienze con l’affermazione del cervello plastico, le nostre reti neurali si modificano continuamente in relazione all’ambiente e all’educazione. L’educazione cosmica: mostra al bambino l’interconnessione e l'interdipendenza di tutte le forma di vita, gli ecosistemi, gli elementi e dei saperi. L’ambiente in cui siamo immersi non è solo un luogo fisico, ma un flusso continuo di informazioni che ci attraversano, viaggiano dall’esterno verso l’interno e viceversa. Dare il meglio per ottenere il meglio: il ruolo dell’adulto è essere il catalizzatore delle funzioni umane, il bambino così apprende qualcosa che da solo non avrebbe saputo fare, e nelle condizioni migliori il suo potenziale si manifesterà, da potenza in atto. Noi adulti abbiamo il potere di fungere da differenziale di sviluppo per i singoli e per la comunità futura. Fine: tutto esiste nella relazione, ogni atto lascia segni, possono essere scarabocchi e cicatrici, ma anche sublimi scritture e visioni, è tempo in cui non spetti più a nessuno ereditare le cicatrici e gli errori altrui. I care, io ti ho a cuore - Don Lorenzo Milani Denuncia il sistema scolastico e una didattica pensata per i figli dei ricchi, denuncia la necessità di una rivoluzione, un invito morale rivolto a tutti e a ciascuno a ribellarsi ad un sistema che impone sulle spalle degli ultimi i carichi peggiori, lasciando che altri ne godano i frutti; l’insegnante deve essere magister non un’autorità assoluta e distante, ma un professore-amico, colui che si prende cura dell’altro. “Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diseguali”, è inutile continuare a sentirci giusti dando tanto ad uno quanto ad un altro, è necessario differenziare in funzione dei bisogni, solo così a ciascuno può essere dato il miglior supporto possibile. Nel 1967 scrive la sua esperienza a Barbiana, dove emblemizza il corpo insegnanti che si occupa degli studenti senza vederli davvero come interi, come persone, ma ritenendoli entità incompiute che, per diventare complete, hanno bisogno di essere istruite. Bisogna costruire una scuola che non lascia indietro nessuno attraverso la sua prospettiva I care. Il motore delle nostre scelte: è il fine, l’orizzonte, l’obiettivo cui tendiamo, (ragazzi motivati da una gratificazione, una speranza, una maggior consapevolezza di se stessi). Passo dopo passo: la motivazioni indica le ragioni profonde del nostro agire, può provenire da due direzioni: intrinseca è figlia di valori e interessi nostri, estrinseca scaturisce da stimoli esterni, spesso il nostro agire è sostenuto da entrambe; tuttavia la motivazione estrinseca porta avanti di un passo, fino alla ricompensa, mentre quella intrinseca spinge in maniera costante in avanti; l’unica motivazione in grado di sostenere a lungo il bambino durante l’apprendimento è quella intrinseca. Potremmo forse parlare di orientamento motivazionale → è solo autodeterminato, a differenza della motivazione che può essere eterodiretta. Nelle scarpe degli altri: ci ha illuminato nel ruolo che gli insegnanti possono giocare nell’accendere la motivazione dei propri studenti, è necessario prima guadagnarsi la loro fiducia mettendosi nelle loro scarpe e guardando il mondo con i loro occhi. La fiducia va prima guadagnata mettendo da parte se stessi e al centro l’altro, e poi curata giorno dopo giorno con i fatti. Il nostro cervello ha un meccanismo
umani, non è logico ma intuitivo (Rizzolatti); il nostro cervello immagazzina informazioni su di noi non solo dagli specchi fisici ma anche dallo specchio umani che sono i Noi a fianco dell’Io. HArter ha parlato di diritto all’errore, di sfida ottimale, infine ha affermato che educare l’autostima durante l’età evolutiva pone le fondamenta della forza con cui gli adulti andranno alla ricerca di sé e troveranno gli elementi per superare gli ostacoli successivi. I bambini incontreranno ostacoli, e dovranno confrontarsi con le loro vulnerabilità: conoscersi profondamente e ammettere che al di là dei loro limiti e delle difficoltà, ci sono anche i punti di forza, che magari non risolverà il problema ma certo aiuterà loro a rimanere in piedi. Chi sono gli altri significativi: minore è l’età, più si restringe la gamma delle figure significative di riferimento, i messaggi veicolati, la carica emotiva che trasportano, hanno un peso enorme perché i neuroni specchio non si lasciano tracciare solo dalle azioni o dalle parole, ma anche dalle emozioni ricevute; la formazione dell’immagine di sé che ne deriva è molto più nutrita da queste componenti che definiamo warm piuttosto che dalle componenti cognitive. Siamo tutti interconnessi: milioni di anni evolutivi sono stati necessari per renderci capaci di reciprocità comunicativa: per far sì che Io, guardando Te, senta in Me nascere il Noi. Il cervello umano dai primi mesi diventa sociale, aperto all'incontro, l'incontro manifesta le sue emozioni attraverso un comportamento antichissimo, sorridere. I bambini respirano ogni cosa attorno a loro, è importante ricordare che nessuno è neutro all’altro. Io-Noi, dentro-fuori, non termini antitetici ma riconosciuti come sttai dell’essere, dinamica del divenire, il principio di contraddizione cede il apsso alla reciprocità e all’accoglienza. Noi siamo natura - Friedrich Fröbel A lui dobbiamo la comparsa della scuola dell’infanzia, immagina che i bambini debbano essere educati nella natura, perché in quel contesto è possibile insegnare loro a esprimere il proprio mondo interiore, non tanto attraverso il linguaggio, ritenuto da Fröbel un codice da adulto ma attraverso il gioco. Frobel propone un modello di vita infantile, individuando tre fasi: → lattante: fase in cui introietta in sé il mondo, come se tramite i sensi e il movimento inspirassimo il mondo creandone una rappresentazione interna; → uomo fanciullo: siamo colmi di fantasia, creatività e immaginazione, la mente crea e la definiamo appunto come quella del “pensiero generativo”; → l'adolescenza, momento in cui possiamo essere scolarizzati, istruiti. Ma come si educa prima dell'adolescenza? Con il gioco, che attraverso la mediazione della relazione si fa linguaggio di incontro, di partecipazione. Le maestre devono essere opportunamente formate e devono agire in cooperazione con le famiglie e la forza della natura, educate a nutrire le peculiarità, rispettandole. Non devono ingozzare gli studenti, ma stimolare l’intuizione, facendo sorgere in loro spontaneamente la comprensione dell’essenza dei doni. Intuisce che le fasi iniziali della vita umana sono le più importanti per uno sviluppo armonico ed equilibrato, l’intuizione di un collegamento tra natura e sviluppo. Genetica e ambiente: si influenzano a vicenda, il nostro genoma è aperto e interattivo nei confronti delle informazioni provenienti dall’ambiente, al punto che tante patologie sono oggi ritenute il risultato a medio e lungo termine dei processi reattivi e potenzialmente difensivi nei confronti di un ambiente alterato dall’inquinamento o di una situazione di stress materno-fetale protratto. Concetto di neuroplasticità → la capacità del sistema nervoso centrale di modificare la propria struttura, connettività e funzione in relazione all’attività, all’esperienza e all’apprendimento; questo processo non è lineare ed esistono alcune finestre di massima apertura, i primi mille giorni di vita e i secondi mille giorni (l’adolescenza), in questi due pdi la plasticità del sistema è massima e l’ambiente nel quale siamo immersi può fare la differenza. Quando l’ambiente ha un’influenza negativa: lo stravolgimento degli ecosistemi causato dall’homo sapiens negli ultimi due secoli ha avuto l’effetto nocivo di esporre troppo precocemente i bimbi a sostanze neurotossiche presenti ovunque; la situazione è talmente compromessa che esistono teorie secondo le quali tante patologie potrebbero essere l’esito di modificazioni del genoma fetale avvenute in relazione all’esposizione di agenti inquinanti; il secondo fattore di rischio riguarda l’ambiente inteso come
comunità, ossia come ecosistema sociale nel quale siamo immersi, lo stress materno-fetale e perinatale può indurre modifiche che potrebbero essere trasmesse alle generazioni future. I bambini che hanno sofferto stress, maltrattamento o carenze affettive nella primissima infanzia rischiano una ridotta attività metabolica, alterazioni dell’amigdala e vulnerabilità allo stress. Quando l’ambiente ha un’influenza positiva: importante favorire un contatto prococe e requente con la natura, sia per lo sviluppo del sistema immunocompetente, sia di quello neuropsichico; dobbiamo smettere di pensare al ritorno alla natura come a un ritorno al passato, inglobando piuttosto questo concetto nella nostra visione del futuro, devono essere presenti luoghi in cui da un lato le menti in via di sviluppo, dall’altro gli organismi sofferenti possano formarsi e curarsi al meglio, vivendo il flusso di energia pura che solo la natura incontaminata può dare. Siamo organismi, parti di un più grande organismo, esiste un sistema vivente di cui la nostra specie fa parte, interdipendenti. Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo - Marie Curie L’esempio perfetto del bambino gifted che passa inosservato per anni, finché il suo modo peculiare di leggere le cose, di comprenderle, di osservarle con uno sguardo che, come un laser, arriva a scindere gli atomi, emerge in tutta la sua pienezza. Credo che pochi come lei siano riusciti a non potare nessuna caratteristica di una natura così fuori dal comune: lei realizza tutto, la razionalità luminosa e profonda, l’approccio scientifico curioso e rigorosissimo, la maternità, l’amore, la dedizione alla giustizia e al bene di tutti. Marie Curie è una bambina gifted che la scuola riconosce e tratta come tale, infliggendole la tortura di essere da un lato innalzata a esempio e dall’altro derisa perchè diversa. Tanti quanti: sono sempre stata esplicita sulla necessità di non considerare ciò che è educabile, di conseguenza sulla necessità di considerare il ruolo dell’adulto come differenziale di sviluppo; ciò che consideriamo normale, relativamente a qualsiasi caratteristica dell’intelletto umano, è in realtà la situazione più frequente (curva di Gauss), ciò che è prevedibile secondo la distribuzione normale delle funzioni universali è che metà della popolazione si situi dalla metà in giù e l’altra metà dalla metà in su. A ogni disturbo quindi, corrisponde un’eccellenza, una competenza eccezionale. Impossibile? Se fosse che non sappiamo riconoscere le qualità che divergono dalla media? Doni straordinari: due doni, una quantificabile e l’altra no, la misura del QI superiore alla norma e la qualità dell’intelligenza umana indefinibile (eccellenza, genialità). Talento, non più una misura come nella babilonia, ma con la parabola dei talenti diventa cosa restituiamo di ciò che siamo. La parola gifted riguarda l’elevato potenziale cognitivo ma anche la capacità di creazioni eccezionali. Punti di forza e punti di vulnerabilità: la sofferenza non riguarda unicamente i bambini che faticano nell’apprendimento, o che hanno una vulnerabilità, le abilità del bambino gifted non devono far ritenere che lo sviluppo generale proceda in maniera armonica, ma anzi può esserci enorme divario tra lo sviluppo cognitivo e quello emotivo, fisico e sociale → dissincronia interna quando devono uniformarsi ad un ritmo di apprendimento diverso, → dissincronia sociale quando devono integrarsi con i loro pari, le maggiori sofferenze die gifted sono sofferenze emotive, legate alle difficoltà relazionali. Giftedness e problemi di apprendimento: nonostante le potenzialità intellettive possono presentare difficoltà nell’apprendimento o disarmonie a livello di competenze relazionali ed emotive, tali da essere scambiati per ragazzi iperattivi, svogliati o dal potenziale basso. La diagnosi diventa doppiamente difficile perché spesso i punti di forza del bambino gifted mascherano le sue debolezze e viceversa, sovente i bambini gifted vengono diagnosticati con ADHD. Così come non esiste uno standard per lo sviluppo mentale dei bimbi con vulnerabilità, così non esiste uno standard per le menti dei bimbi gifted; nel 2019 il ministero della Pubblica Istruzione li ha inseriti nella categoria BES.
I suoi doni sono essenzialmente due: il primo è l’amore per una materia che troppo spesso genera paura, ansia a volte persino repulsione, il secondo dono è aver disintegrato il radicato stereotipo in base al quale le donne non sono portate per le materie scientifiche. Ma come si toglie la paura dei numeri e come si cancella uno stereotipo antico quanto quello delle donne e la matematica? L’intelligenza numerica: per il nostro cervello il numero viene accolto analogicamente come una qualità speciale, ed è univoco, il linguaggio funziona diversamente perché permette di attribuire la stessa etichetta a insiemi di cose, o concetti, che condividono caratteristiche di tipo semantico, percettivo o funzionale; i numeri sono qualità analogiche, “cuore, libro e computer” non hanno caratteristiche in comune, ma sono 1. La mente quando cogniziona la numerosità, la astrae da tutte le altre qualità. L’evoluzione del dominio del numero: alla nascita il neonato sa già distinguere che la mamma è 1, discrimina 1, e sa che 1-mamma è diverso da 1-papà, entro il 3 il bimbo identifica le relazioni quantitative di
Aprire la porta alla paura: il principio di autoregolazione delle emozioni dice che per ogni emozione negativa c’è un'emozione antagonista,emozioni positive insomma ci permettono di abbassare dentro di noi il volume delle emozioni negative, restituendoci energia vitale. Si tratta di incastonare la paura in un orizzonte più ampio, insegnando ai bambini a prendere lo spunto positivo che essa sta trasmettendo. Una prospettiva del futuro: ha lasciato spazio alle emozioni antagoniste e poi ha compiuto un’azione, diversa da quella che avrebbe desiderato, uscire di casa, ma pur sempre un azione. Abbiamo con noi uno strumento efficace: la memoria prospettica, meccanismo mentale che ci ricorda le intenzioni che avevamo progettato per il futuro, offrendoci la consapevolezza che tante cose dipendono da noi, dalle nostre scelte, offrendoci così la possibilità di agire dei cambiamenti. È vero che la paura si può regolare con un’emozione antagonista, il coraggio, ma è necessario, se non vogliamo provarla più, che compiamo una scelta e che, a questa scelta,seguano delle azioni. Frankl (autore contemporaneo di Anna Frank) ha individuato il dolore dei dolori, quello che secondo lui ci rende impossibile ricominciare, la perdita del senso di fiducia che la vita che verrà valga tanto quanto la vita che è passata, dando valore a quella passata non potrà esserci spazio per quella che verrà, finiremo con la perdita della fiducia nella possibilità di ricominciare, ecco a che serve la memoria prospettica. Dal punto di vista evolutivo la memoria prospettica ci ricorda che il futuro dipende anche dalle nostre scelte, dalle nostre azioni. Le azioni che si possono compiere per mettere un punto alla paura sono infinite, quella di Anna è stata scrivere, mettere su carta una testimonianza in grado di indurci a inorridire di fronte a qualsiasi conflitto. Per avere un mondo che sceglie la pace c’è bisogno di agire, che ognuno, nel suo piccolo, scelga di agire in prima persona: avendo a cuore l’altro come sé stesso, aprendosi all’inclusione della vulnerabilità, praticando quotidianamente la pace.