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La situazione di instabilità in mali, una nazione povera afflitta da conflitti armati, terrorismo, criminalità organizzata e traffici illeciti. Il paese, ricco di preziosi testimonianze culturali e spirituali, è stato colpito da attacchi a siti storici e culturali, tra cui i mausolei di timbuctu. Anche dell'istituzione della missione di pace delle nazioni unite in mali (minusma) nel 2013, che ha il mandato di proteggere il patrimonio culturale del paese. La risoluzione istitutiva della missione ha introdotto per la prima volta la possibilità di autorizzare forze di pace a assistere uno stato nella protezione di siti storici e culturali, e non solo prevenire la loro distruzione. Anche della gravità di attacchi internazionali al patrimonio culturale e della necessità di un approccio strategico per la sua protezione.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Mali è uno dei paesi più poveri al mondo, afflitta da una grave crisi di instabilità, è territorio conquistato in parte da gruppi armati e in parte la forte cooperative del paese, nonostante nel 2005 sia stato firmato l’accordo di pace, i conflitti persistono ancora. Al conflitto armato si aggiunge la presenza di organizzazioni terroristiche, di criminalità organizzata, e conflitti etnici e traffici di armi, droga e cattura di ostaggi. Mali conserva preziose testimonianze di un passato prestigioso sul piano commerciale, spirituale e culturale. Timbuctu è stato riconosciuto come patrimonio mondiale dell’Unesco per le sue straordinarie costruzioni, tra cui moschee E mausolei che sono prodigiosi esempi di architettura e nel 2012 un gruppo armato di fondamentalisti islamici decisero di distruggere i mausolei di Timbuctù poiché volevano che è un’operazione riportasse rigorosa osservanza e precetti dell’ortodossia islamica, secondo i quali sarebbe proibito erigere qualsiasi opera sopra una tomba, analogo intento pedagogico corrispondeva alla distruzione della porta che conduceva alle Tombe dei Santi fatta da Al Mahid. Ovviamente le principali vittime di questa situazione sono i civili. L’inchiesta che il procuratore della corte penale internazionale ha condotto nel 2013, contiene indizi sufficienti per ritenere che durante il periodo del conflitto crimini di guerra e contro l’umanità siano stati compiuti. Non meno gravi furono le ferite inferte al patrimonio artistico e culturale. Furono promosse varie iniziative per restaurare beni culturali danneggiati. Nel 2013 con la risoluzione 2100 il consiglio di sicurezza ha istituito la minusma, che si configura come un’operazione di pace ‘’ robusta’’. È stata autorizzata Infatti a usare la forza militare, ben oltre i limiti della legittima difesa, per realizzare alcuni obiettivi del suo mandato. Nel 2016 il mandato della missione delle Nazioni Unite è stato ulteriormente irrobustito. Per far fronte obiettivi il numero dei componenti della missione è stato incrementato, è stato chiesto di migliorare le capacità di intelligence della minusma oltre che fornire addestramenti, strumenti di protezione, mezzi di trasporto. Si tratta di una delle operazioni di peacekeeping alla quale contribuisce più alto numero di stati. Tutti gli stati membri permanenti del consiglio di sicurezza e più della metà degli stati membri dell’Unione Europea. L'attività della minusma protezione del patrimonio culturale del Mali è proseguita nel anche nel 2015, sebbene la situazione risulta assai più instabile. Sembra inoltre che la minusma abbia operato nel rispetto di quanto espressamente richiesto dal consiglio di sicurezza al momento della sua istituzione. La novità della risoluzione istitutiva della minusma è da ricercare nel fatto che, oltre a formulare raccomandazioni nei confronti degli Stati membri, anche adottato misure operative, autorizzando forze di pace ad assistere uno stato nella protezione di siti storici e culturali. Com’è noto, il consiglio di sicurezza dispone di poteri sufficientemente ampi per poter adattare le proprie decisioni alle esigenze variabili del mantenimento della pace. La gravità della situazione non può dipendere dalle parole materiale nella bellezza dei beni, ma dal valore culturale eccezionale per la dimensione identitaria della popolazione locale e internazionale, per questo gli attacchi internazionale al patrimonio culturale possono costituire sia una violazione dei diritti culturali in senso stretto, sia di tutti i diritti fondamentali della persona umana. Inoltre il consiglio di sicurezza Ha ribadito che gli attacchi intenzionali contro beni culturali storici e religiosi può configurarsi come crimine di guerra punto. è considerato di notevole gravità qualora il patrimonio culturale oggetto di attacco sia di particolare valore sia sul piano simbolico sia sul piano emotivo per una data comunità. Il mandato a tutela dei siti storici e culturali consiste nell’assistere le autorità di governo Da eventuali attacchi a tali luoghi, non di sostituirsi ad essi. La funzione della missione sembra quindi implicare un’attività di supporto allo stato territoriale e all’UNESCO nella difesa e nella ricostruzione del patrimonio culturale oggetto di attacchi. Nel preambolo della risoluzione istitutiva della missione il consiglio di sicurezza ribadisce espressamente i tre principi ispiratori delle operazioni di pace:
Consenso: è indispensabile sul piano operativo per consentire alla missione di pace di operare in un ambiente sufficientemente stabile è sicuro. Ovviamente sul piano giuridico le nazioni unite non sono tenute a ottenere il consenso preventivo di soggetti che non esercitano effettivo potere di controllo nelle aree in cui la missione di pace opera. Divieto dell’uso della forza Imparzialità: nel rapporto brahimi si esclude che il principio equivalga a neutralità o atteggiamento passivo, afferma infatti che i peacekeepers sono autorizzati a fare uso della forza. Le linee guida dpko, la dottrina Capston e il rapporto ramos suppongo una necessità non solo di essere, ma anche di apparire imparziale in modo che l’imparzialità della missione non possa essere manipolata. Nella minusma questo principio rischia di ridursi a mero contatto astratto poiché la forza usata anche per aiutare ripristino delle autorità statali comporta un assunzione di una posizione di parte e infine la collaborazione con forze militari che operano parallelamente alla missione. Ciò causa situazione di ambiguità che rendono i peacekeepers obiettivi di attacco e li metteremo pericolo. Con la risoluzione 2347 consiglio espresso la possibilità che in futuro altre operazioni di peacekeeping possono avere la funzione di tutela del patrimonio, che non che non deve solo prevenire la distruzione dei beni, Ma anche tutelarli dagli scavi illeciti, la saccheggio e dal contrabbando. Un’efficace tutela del patrimonio culturale necessita di un approccio strategico mirato; ciò Può implicare la necessità di costruire aree culturali protette, attribuendone vigilanza e protezione al fine di garantire la loro inviolabilità. Le Safe areas sono state istituite in passato per scopi umanitari, ma non sono mai state istituite per tutelare beni culturali poiché queste misure sono sempre state prese in casi di urgenza e non sono mai state espressamente definite dal consiglio di sicurezza. I presupposti minimali affinché la creazione di aree protette sia praticabile sono: l’esistenza di un accordo preventivo di tutte le parti in conflitto; ho mandato chiaro delle forze di pace; la presenza di un deterrente militare. La minusma era in assenza di tali condizioni perciò la costruzione di zone sicurezza risulta vanificata.