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Sintesi del libro "Pretest. Un approccio cognitivo" per esame di Strategie di ricerca e Data Analysis
Tipologia: Sintesi del corso
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All’inizio del ‘900, si ebbe un’evidente proliferazione di sondaggi spesso strutturati e condotti senza il rispetto delle prescrizioni dei manuali di metodologia della ricerca sociale: una delle principali prescrizioni è quella di sottoporre lo strumento di rilevazione (sondaggio) ad un Pretest prima di procedere alla raccolta di dati. Tuttavia, il Pretest è sempre stato poco applicato (o ignorato) a causa di vincoli di ordine temporale od economico, anche a causa della carenza di linee guida sul come condurre un valido Pretest. Nello stesso periodo molti altri sociologi lamentarono una limitata attenzione scientifica sia nella lettura che nella pratica (infatti era diffusa la cattiva abitudine di non descrivere le procedure adottate in fase di Pretest, riducendolo a strumento intuitivo ed informale). Per molto tempo il Pretest degli strumenti di raccolta dei dati è stato condotto in un solo modo: gli intervistatori venivano invitati ad annotare tutte le difficoltà incontrate durante le interviste; al termine della sessione di Pretest, i ricercatori organizzavano una discussione di gruppo con gli intervistatori per raccogliere le loro impressioni generali sul questionario ed i loro resoconti sui problemi emersi. La metodologia ha una problematica di fondo: l’assenza di linee guida condivise. Alcuni ricercatori ritenevano necessario scegliere solo intervistatori professionisti, perché più attenti ai possibili problemi emersi durante l’intervista e più capaci di dare suggerimenti utili; altri invece proponevano di scegliere, volutamente, intervistatori non professionisti, in quanto propensi a farsi carico di problemi che gli intervistatori professionisti aggirano. Per quanto riguarda gli intervistati, invece, vi erano opinioni discordanti: c’era chi sosteneva che il campione per il Pretest doveva essere rappresentativo della popolazione oggetto di studio, chi invece credeva fosse sufficiente garantire la massima eterogeneità nella composizione del campione. Quanto al numero di interviste da effettuare, le indicazioni variavano da 10 a 100. Nella seconda metà degli anni ’80 le critiche rivolte al Pretest tradizionale riguardavano la sua forte dipendenza dal giudizio degli intervistatori e dal comportamento degli intervistati, che potrebbero anche essere inconsapevoli di avere un problema o volerlo dire. Queste critiche portarono ad una nuova riflessione sul Pretest basata su 2 aspetti:
c) Controllo dell’affidabilità delle definizioni operative : il pretest consente di controllare se i procedimenti con cui una proprietà viene trasformata in una variabile producono dati fedeli, ossia che rappresentano correttamente lo stato effettivo di un soggetto su una data proprietà, secondo le convenzioni stabilite dalla definizione operativa. Questa può essere considerata la funzione principale del Pretest. La funzione di “ controllo di affidabilità delle definizioni operative” può essere quindi scomposta in tre sottofunzioni
ad un’indagine ed interferire con le sue risposte. Tuttavia, tale tecnica ha il limite di essere troppo invasivo, al punto di poter alterare il processo percettivo degli intervistati. TECNICHE BASATE SULL’ASCOLTO DEGLI INTERVISTATI (2 ͣ cella)
questi abbiano compiuto un numero di interviste di prova. Questo è stato per molto tempo il solo modo con cui venivano valutati i questionari. Intorno alla metà degli anni ’80 però il debriefing perse di importanza sotto le crescenti spinte a standardizzare le procedure di Pretest. Si è proposto di integrare (o sostituire) la discussione di gruppo con la compilazione di schede di valutazione delle domande, per ogni intervista separatamente oppure per tutte le interviste complessivamente. Nel primo caso è più faticoso ma di dettaglio maggiore mentre il secondo semplifica il compito degli intervistatori ma si rischia di rilevare giudizi basati su ricordi vividi di esperienze isolate. Le schede di valutazione possono essere strutturate in modo da ottenere 3 tipi di informazioni: le impressioni degli intervistatori, le difficoltà incontrate nella lettura di domande ed i problemi manifestati dagli intervistati nel comprenderne il testo e dare una risposta. Anche il moderatore può usare questi dati per gestire la discussione ed indirizzarla verso la ricerca delle difficoltà poste dalle domande che risultano più problematiche. Questa forma di debriefing (scheda di valutazione + discussione di gruppo) viene raccomandata ad ogni intervistatore poiché nella discussione di gruppo vi sarà poi la possibilità di effettuare un brainstorming sulle possibili soluzioni. CONFRONTO TRA TECNICHE DI PRETEST DEL QUESTIONARIO Diversi studi metodologici hanno confrontato diverse tecniche di Pretest:
temporale specificato dalla domanda. La datazione degli eventi è un processo che può subire molte distorsioni. I ricercatori danno particolare rilievo al telescoping ossia alla tendenza da parte degli intervistati a collocare gli eventi in periodi precedenti o successivi a quello di effettiva occorrenza. Gli errori di risposta nella rievocazione del numero di occorrenze sono limitabili seguendo 2 criteri: 1.il periodo di riferimento della domanda 2.la procedura di rievocazione.
- TEORIA DELLA COMPRENSIONE TEMPORALE: Chiama in causa la mancata coincidenza tra periodo di riferimento della domanda e periodo effettivo del ricordo; quest’ultimo sarebbe sempre più lungo del primo, portando gli intervistati ad una sovrastima degli eventi del periodo di riferimento. Il telescoping sarebbe da imputare all’incertezza riguardo alle date di eventi più lontani nel tempo. Più l’evento è remoto, maggiore sarà l’incertezza sulla data e quindi maggiore è la varianza nella distribuzione delle datazioni possibili. - TEORIA DELLA VARIANZA: Poiché gli eventi remoti hanno una varianza maggiore di quelli recenti, la probabilità che un intervistato importi un evento remoto nel periodo di riferimento è maggiore della probabilità di esportazione di un evento più recente. Sarebbe quindi la maggiore incertezza sulle date di eventi remoti ad indurre gli intervistati a sovrastimare il numero di eventi accaduti. Le teorie della varianza non consentono però di spiegare il maggiore effetto telescoping per i lavori più grandi che per quelli più piccoli. Le differenze di varianza possono avere un ruolo nel telescoping, ma non ne esauriscono la spiegazione, infatti ↓ 3 ͣ SPIEGAZIONE DEL TELESCOPING. Secondo un’altra interpretazione lo spostamento di eventi anteriori nel periodo di riferimento sarebbe determinato almeno in parte dal desiderio degli intervistati di fare bella figura, a pronunciarsi in senso affermativo piuttosto che negativo, tendenza degli intervistati a presentarsi in una luce favorevole agli occhi dell’intervistatore. È evidente che ciò non può applicarsi a tutte le domande come, ad esempio, per le domande relative a comportamenti socialmente indesiderabili. POSSIBILI RIMEDI AL TELESCOPING Ricorrere, in caso di indagini ripetute, a procedure di ricordo delimitato, ponendo la stessa domanda in diverse occasioni e ricordando agli intervistati gli eventi menzionati nella precedente intervista; ancorare l’inizio del periodo di riferimento ad una data particolarmente significativa che faciliti la delimitazione del ricordo; consentire agli intervistatori la possibilità di consultare documenti, diari e ricevute di acquisto in cui sono registrate le date degli eventi da rievocare. 2.5.3.I GIUDIZI IN RISPOSTA A DOMANDE SU ATTEGGIAMENTI. La prima fra le interpretazioni cognitive del concetto di atteggiamento può essere sintetizzata attraverso il modello FDM ( file drawer model ). Le persone a cui si chiede cosa sentono nei confronti di qualcosa consultano un file mentale che contiene la loro valutazione questo file può cambiare poi per effetti di esperienze personali, messaggi persuasivi ecc. ma in parte sono valutazioni che non cambiano. Tratto fondamentale del concetto di atteggiamento sarebbe la stabilità: gli atteggiamenti sono giudizi già formati che permangono nella memoria a lungo termine. La variabilità degli atteggiamenti dipende dall’assenza di giudizi radicati: in tali casi, infatti, gli intervistati tendono ad improvvisare risposte; l’assenza in memoria di giudizi già formati indurrebbe ad un processo di fabbricazione degli atteggiamenti che risentirebbe del contesto dell’intervista. All’idea dell’atteggiamento come un costrutto stabile, alcuni contrappongono un approccio costruttivista: in questa prospettiva, gli atteggiamenti sono costruzioni temporanee che risentono del contesto di rilevazione e del tipo di riflessione in cui le persone sono impegnate. Di solito le persone non ricorrono a tutte le informazioni a loro disposizione, ma si limitano a costruire i loro atteggiamenti sulla base di un sottoinsieme di tali informazioni. La semplice riflessione sull’oggetto dell’atteggiamento e l’analisi delle ragioni per le quali si hanno determinati giudizi nei confronti di tale oggetto, possono cambiare le informazioni che le persone usano per costruire i loro atteggiamenti. Le persone non sono interamente consapevoli dei motivi dei loro atteggiamenti; pertanto, quando vengono invitate ad esplicitarli, si focalizzano su quelli più accessibili e considerati accettabili. Se questi motivi sono coerenti sul piano
Definizione: La tecnica dell’intervista cognitiva consiste in un’intervista parzialmente standardizzata, o non standardizzata, finalizzata a ricostruire i processi cognitivi che gli intervistati mettono in atto per rispondere alle domande ad individuare le difficoltà che incontrano. Si somministra il questionario e contestualmente si raccolgono le informazioni verbali per valutare la qualità delle risposte e determinare se le domande generano informazioni coerenti con le intenzioni del ricercatore. Negli Stati Uniti una delle tecniche più usate per indagare le cause di infedeltà nelle risposte è il Pretest Cognitivo ma in letteratura non vi è concordanza sul come applicare entrambi gli strumenti. Si possono adottare 2 strategie:
immediatamente, quelli nella memoria a lungo termine possono essere recuperati solo attraverso un processo di rievocazione che, per sua natura, è soggetto ad errori. Bisogna quindi istruire le persone a pensare ad alta voce, verbalizzando i loro pensieri, non appena raggiungono la consapevolezza. Le persone non hanno un’adeguata capacità introspettiva perché non sono consapevoli delle risposte valutative e motivazionali; non sono capaci di riferire il fatto che un processo mentale sia avvenuto poiché non sono in grado di individuare lo stimolo responsabile della risposta. La fedeltà del resoconto dipende da quanto le cause di una risposta siano accessibili; ciò, a sua volta, può essere influenzato da diversi fattori:
interviste fare è quello della saturazione: il ricercatore può chiudere le sessioni quando raggiunge la convinzione che altre interviste non portino altre informazioni. Tale criterio è però rischioso in quanto, al crescere del numero di interviste cognitive, cresce il numero di problemi individuati. Inoltre, un ricercatore che vuole adottare il criterio della saturazione non potrà preventivare quanto tempo durerà il Pretest cognitivo e quante risorse sarà necessario mettere in campo. Willis nel 2015 afferma che “Any testing is better than no testing”, infatti, lo scopo del Pretest cognitivo non è stabilire quanti intervistati incontrano uno specifico problema per inferirne l’incidenza nella popolazione. Più che il numero degli intervistati conta la loro eterogeneità in relazione agli aspetti che possono influire sulla comprensione del questionario. Per il reclutamento degli intervistati, si può ricorrere all’approccio diretto tramite passaparola ed annunci, chiarendo chi è il committente della ricerca, che tipo di collaborazione si attende da loro e quanto durerà l’intervista, il tutto cercando di invogliare le persone a partecipare 3 .4.2 LA SCELTA DEGLI INTERVISTATORI La scelta delle persone a cui affidare la conduzione delle interviste è molto importante. Un individuo può essere un bravo intervistatore cognitivo se ha:
per rispondere alle domande. Nel secondo caso gli intervistati sono messi nelle condizioni migliori per verbalizzare ciò a cui pensano nel rispondere ma non si può certo dire che sia una situazione effettiva di intervista. 3.4.4 L’ANALISI DEI RESOCONTI VERBALI In fase di progettazione si deve anche stabilire come riportare le informazioni raccolte: registrando e trascrivendo testualmente al termine dell’intervista i resoconti verbali e le risposte ai probes, prendendo nota degli di ciò che è particolarmente rilevante rispetto gli obiettivi della ricerca, etc.. : in realtà, si soffre l’assenza di criteri condivisi da parte dei ricercatori. Per cui Willis propone una tassonomia delle procedure di analisi basata su 2 criteri: la presenza o meno di uno schema di decodifica delle interviste e il tipo di procedura con cui tale schema viene costruito. Chi critica la mancanza di criteri standard preferisce uno schema di codifica costruito prima di condurre le interviste. MODELLO A 4 FASI (Tourangeau) Un codificatore viene istruito ad assegnare un codice specifico ogniqualvolta un intervistato manifesta difficoltà a: o Comprendere la domanda o Rievocare le informazioni richieste o Elaborare un giudizio Gli schemi di codifica delle interviste cognitive possono servire per classificare non solo le difficoltà cognitive incontrate dagli intervistati al momento della risposta ma anche gli aspetti di una domanda che causano problemi. Willis e Lessler segnalano l’utilità del ricorso all’ausilio alla valutazione degli esperti: sia nella codifica cognitiva, sia in quella degli aspetti delle domande i codici sono costruiti a priori; in alternativa è possibile adottare una strategia di codifica ex-post dei resoconti e delle risposte ai probes. Si può descrivere come gli intervistati interpretano le domande (codifica dei temi) oppure individuare eventuali schemi di risposta che caratterizzano tipi di intervistati diversi (codifica degli schemi). Solo la strategia di codifica ex- post consente di cogliere la ricchezza semantica dei resoconti verbali. 3.5 POTENZIALITÁ E LIMITI DELL’INTERVISTA COGNITIVA L’intervista cognitiva è una tecnica utile per scandagliare il processo di risposta degli intervistati, individuare le difficoltà che incontrano nell’elaborazione cognitiva delle domande e ottenere indicazioni per migliorarle. Con questa tecnica si possono soddisfare obiettivi diversi del pretest di un questionario. Innanzitutto, si può controllare come è stato concettualizzato il problema oggetto della ricerca per capire se sono stati considerati tutti gli aspetti rilevanti per il mondo vitale degli intervistati. L’intervista cognitiva permette anche di raccogliere informazioni con cui sostenere o contraddire il giudizio sulla validità semantica degli indicatori formulato dal ricercatore. Con i resoconti verbali dei processi cognitivi degli intervistati è possibile poi controllare l’affidabilità delle definizioni operative e, in particolare, le cause di infedeltà dovute al testo delle domande o al modo in cui vengono elaborate dagli intervistati. L’intervista cognitiva non è la sola che persegue tali obiettivi (si pensi al debriefing degli intervistati o all’intervista sull’intervista; essa si distingue dalle altre per gli assunti di fondo, che portano a credere di poter controllare le cause di infedeltà nelle risposte indagando i processi cognitivi con cui gli intervistati elaborano le domande. Chi fa un pretest cognitivo presume che gli intervistati riescano ad articolare i processi cognitivi fedelmente, fornendo resoconti adeguati a valutare la fedeltà delle risposte. Secondo Willis, l’intervista cognitiva deve essere considerata una forma di ricerca non standard ed il suo uso può essere migliorato adottando questa prospettiva. La competenza antropologica-linguistica consente al ricercatore di prefigurare i problemi che certi termini o espressioni implicano nella formulazione delle domande, e quindi di impostare in modo più avvertito il pretest tramite interviste cognitive. L’intervista cognitiva permette di raggiungere i risultati soprattutto quando l’intervistatore la gestisce con ampi margini di flessibilità, sfruttando segnali che arrivano dall’intervistato, dalla sua conoscenza delle dinamiche dell’intervista e dei possibili problemi del