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Una panoramica sulla storia della televisione italiana, analizzando l'evoluzione dei modelli commerciali, l'avvento delle televisioni private e del duopolio rai-fininvest. Vengono esaminati i generi televisivi, i contenuti, gli ascolti e l'importanza dell'auditel. Approfondisce anche la nascita della televisione tematica e pay-per-view, lo switch off al digitale e l'evoluzione della fiction e dell'intrattenimento. Infine, analizza la lunga serialità nella tv italiana, con particolare attenzione alle soap opera come 'un posto al sole' e 'vivere', evidenziandone le caratteristiche e i modelli di produzione.
Tipologia: Appunti
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Community password storiatv La televisione è viva o morta? È molto viva. Anche al di fuori della tv essa è presente. Il discorso della tv è presente sia nel bene che nel male e gli argomenti sono molto discussi. Alcuni programmi sono socialmente condivisi. L’informazione televisiva è indiscutibile soprattutto per la capacità di essere su un evento in diretta con le immagini di un certo tipo di qualità. La tv ha un’autorevolezza sulle notizie che la rete ancora non ha scalfito. In alcuni generi la tv è ancora molto rilevante. Essa è molto cambiata grazie o a causa dell’affermazione di altri mezzi di comunicazione. Ha la capacità di raggiungere numeri alti e rappresentare un mezzo che ha ancora molte cose da dire. Rappresenta, che piaccia o meno, uno specchio fedele di una cultura, di un momento storico e di un paese. Studiare televisione significa avere la possibilità di vedere attraverso la tv come un paese si racconta. Parola chiave del linguaggio televisivo è: racconto. La tv è una macchina potente di storia e racconta le storie di una cultura. Esistono tanti sistemi televisivi, ogni paese produce il proprio sistema televisivo. Non c’è niente di più efficace per raccontare il presente ma anche per raccontare il passato. La tv non inventa ma è una macchina che riflette e racconta. Oggi la tv si dissemina in molti modelli. Di cosa parliamo quando parliamo di tv? Si parla di molte cose, non solo di quello che si vede o della televisione generalista. Esistono oggi molti modelli di televisione (YouTube). Non c’è solo una televisione generalista. La televisione si guarda solo sulla televisione? Assolutamente no Binge watching problema di questo fenomeno è che il girono dopo non si parlava più della serie. A cosa mi serve studiare la tv se non la si guarda e non piace? Serve a capire molti aspetti della vita quotidiana. Serve per imparare un ambito che dal punto di vista economico è uno dei comparti più sani e vivi e ricchi dell’ambito mediale.
numero 3495959098, [email protected] televisione: canali, intrattenimento, telecamera, schermo, contenuti LEZIONE 2 Origini della tv, quanti tipi di tv esistono La televisione è un dispositivo mediale che è molto più vivo di quanto siamo disposti ad ammettere, è pervasivo e ha una influenza e impatto sulla società che è importante. Nel bene e nel male la tv ha un ruolo fondamentale nella cultura di un paese e non solo. Bisogna capire che ruolo ha. Ci sono molti modelli di televisione e una dispersione di contenuti su altri media estremamente importanti. Non possiamo parlare della tv italiana senza considerare che essa è il prodotto della nostra cultura: non è un’altra cosa, un contenuto sospeso nel vuoto. Allo stesso modo la tv e i suoi contenuti è un faro, che accende su una porzione della realtà ma non la crea, semplicemente la riflette. Si ha la tendenza a incolpare la televisione ma essa è un mezzo e non è responsabile in sé. Come nasce il sistema televisivo in Italia? Nella televisione italiana vi sono tre momenti storici fondamentali:
parte dei casi non c’entrava con i contenuti del corto. Col tempo il prodotto diviene più centrale generi definiti: intrattenimento, fiction, informazione Inizialmente non si misuravano gli ascolti perché non serviva, non vi era concorrenza, non c’era bisogno di seguire i gusti del pubblico e cambiare le cose. L’indice di ascolto e di gradimento: diario scritto da compilare in cui le famiglie scrivevano cosa piacesse o meno della tv. La Rai li leggeva e si usava per migliorarsi ma l’obiettivo non era quello di massimizzare gli ascolti. Clima sociale, culturale dell’Italia degli anni 50’: è un ambito difficile e complicato. La televisione si guardava nei locali pubblici ed era una visione collettiva che creava l’unico momento di socialità e intrattenimento non tanto nelle città ma nei paesi piccoli, nella provincia in cui non vi erano altri svaghi. La dimensione locale della televisione, piccola e dimensione QUOTIDIANA, che trova nella provincia italiana il terreno fertile per affermarsi. La tv si afferma subito come un elemento di aggregazione sociale nella provincia italiana. Per noi oggi è un elemento difficile da capire non essendo abituati a pensare che prima di noi le cose erano totalmente diverse. Case di ringhiera esisteva il bagno, uno solo, se andava bene per piano sennò per tutto il palazzo. Foto delle case italiane negli anni Cinquanta (Sassi di Matera). Le città erano impegnate a ricostruirsi nelle campagne. Italia povera I programmi e i generi – simbolo della paleotelevisione “ Non è mai troppo tardi ” programma iconico che nasce negli anni 60. Trasmissione che viene condotta da un maestro elementare, Alberto Manzi. Egli inventa quello che viene definito corso di istruzione elementare per il recupero dell’adulto analfabeta. Andava in onda ogni giorno nella fascia preserale per consentire di chi tornava a casa da lavoro di seguirla. Era per gli adulti. 484 puntate in collaborazione con il Ministero di Istruzione. Il programma abbassò notevolmente il tasso di analfabetismo in Italia, allora parecchio elevato: più di un milione e mezzo di persone conseguirono la licenza elementare. Ebbe oltre 72 versioni internazionali. Remake nel 2004 con Gianni Ippoliti. Una fiction sulla figura del maestro Manzi con Claudio Santamaria e regia di Giacomo Campiotti. Ad oggi lo chiameremmo tutorial. Vi era un pubblico in sala. Programma in diretta. Vi è una sola telecamera frontale che si muove. Le persone sono anziane, adulte, hanno sulla faccia una vita difficile, hanno deciso a quella età di imparare a leggere e scrivere. La televisione intercetta un bisogno e lo realizza. L’approccio del maestro è empatico, caldo, atteggiamento non giudicante e accogliente. La televisione in questo periodo non è solo questo ma vi è la necessità di mimare il tempo sociale e dare un ordine alla giornata degli italiani. In quel periodo la tv offre anche dell’intrattenimento e il padre della televisione in Italia è Mike Buongiorno : ha iniziato con la televisione italiana con “arrivi e partenze” che va in onda il giorno 3 gennaio 1954. C’è un motivo del contenuto: trasmette l’idea di contemporaneità, di viaggio, di muoversi, di andare altrove. tutto quello che veniva trasmesso in tv aveva un senso preciso. Oggi definiremmo il programma di gossip ma anche di informazione.
Nell’esempio visto notiamo le dive cinematografiche di quegli anni; Mike Buongiorno è la fotografia della televisione in Italia, ha attraversato la storia della nostra tv e ha contribuito a formarne l’identità. Inaugura un linguaggio, le parole sono facili da capire e decide di interpretare un ruolo che poi interpreterà sempre, il cosiddetto Middle Man , l’uomo medio. Inventa il genere del telequiz contenuto, genere che ha enorme successo nella popolazione italiana. Consiste nell’indovinare le risposte o guardare qualcuno che le indovina vincendo dei soldi. La persona da ammirare era il concorrente perché egli era qualcuno che ne sapeva di più del pubblico a casa e come a tale si portava a casa i soldi. Porta nella tv italiana un modello tipico della tv americana. “ Lascia o raddoppia ” programma che ha fatto amare la tv agli italiani. 1955-1959. È stato il primo avvenimento televisivo capace di incidere sul costume, radunando la gente davanti ai pochi televisori disponibili, sconvolgendo la programmazione dei cinema, imponendo nuove abitudini alla vita sociale. Nell’Italia che si affacciava al periodo del boom economico, il messaggio era chiaro: per vincere, dovevi essere preparato, dovevi studiare, dovevi sapere. È stato il primo programma televisivo italiano derivato da un format americano (The $ 64.000 Dollar Question, a sua volta debitore francese Quitte ou Double) decenni prima che il format diventasse una prassi comune nella produzione televisiva internazionale. “ Rischia tutto ” altro programma di Mike Buongiorno in cui si facevano delle domande a dei concorrenti. LEZIONE 3 Carosello e il varietà Carosello è un unicum perché nessuna televisione al mondo ha mai predisposto un posto dove inserire la pubblicità. È uno strumento, quasi linguaggio che risponde alle necessità della televisione pubblica. Debutta tre anni dopo la partenza della tv. Nasce nel 1957, e ha durata di 20 anni, fino al
Bio presto carosello per sponsorizzare un detersivo. Un uomo immerso nell’acqua e racconta una storia. Vi è un equivoco: agenzia per cercare donna delle pulizie, ma finisce in un’agenzia matrimoniale. Succede l’impossibile. Si termina con l’uomo di nuovo immerso nell’acqua che utilizza il prodotto per lavare la camicia. È strano che l’uomo spieghi alle donne come utilizzare il detersivo, da una connotazione più tecnologica o tecnica. Se fosse stato presentato da una donna avrebbe avuto un impatto diverso. Il varietà prende il nome da un genere che fonda le radici molto prima della nascita della tv, ed è il tentativo di creare uno spazio di evasione, divertimento senza dimenticare la componente pedagogica. Quello che è stupefacente dei programmi è la quantità di grandi personaggi della canzone, dello spettacolo, del cinema, del teatro che hanno riempito i palinsesti. Dal varietà prendono le mosse tutti i generi successivi dell’intrattenimento televisivo sia commerciale, che digitale. Il linguaggio visivo che viene inventato da questo genere è raffinato, accurato, pieno di stimoli, di analisi dal quale deriva tutto il linguaggio dell’intrattenimento. Studio uno: uno dei varietà più importanti della storia italiana. Inquadratura particolare. Nel varietà degli anni 60/70 è stato creato e stabilito il linguaggio televisivo di tutta la tv musicale successiva. Era tutto in diretta, quindi gli errori sono previsti, ma soprattutto il linguaggio della tv è la testimonianza della modernità e originalità della televisione. La tv racconta la contemporaneità, il momento e lo fa in questo genere cardine mettendo in evidenza tutta l’apparecchiatura tecnologica che serve a realizzare la diretta: non nasconde la tecnologia che dimostra che in quel momento si sta svolgendo sotto i nostri occhi cosa sta succedendo, la sottolinea e la esalta e non vuole fingere una realtà diversa da quella che si vede. Si vedranno telecamere, microfoni… molto spesso questa legge viene capovolta. Altro elemento straordinario l’uso del bianco e nero. Il pubblico esiste ed è elegante che si è preparato per essere fisicamente lì come se fosse a teatro. È un pubblico festivo, aspi razionale per lo spettatore a casa (come a dire “stai vedendo un qualcosa di prezioso, non per tutti, raffinato”). Il pubblico poteva permettersi di andare a vedere lo spettacolo dal vivo. Studio uno (1955-1959) invenzione del varietà del sabato sera.
Studio Uno esempio puntata 12/02/1966: unica camera quasi fissa, piano sequenza, cambi di scenografia con dei dispositivi tecnici complessi; è una performance teatrale. Viene inquadrato il pubblico, tutti sono eleganti. Idea di esibire la tecnologia (gioco tra il conduttore e il pubblico che facendo schioccare le dita cambiano le luci). L’Italia è nel boom economico e la tv mostra le sue specialità. Le inquadrature sono molto moderne. Idea di far vedere DOVE accade la televisione e non CHI la pratica, la macchina produttiva della televisione. Troviamo in questa puntata balletti, canzoni (Nessuno mi può giudicare), monologhi teatrali, burattini… Essenzialità rispetto alla tv contemporanea: tutto incredibilmente efficace dal punto di vista comunicativo. La scenografia era più o meno sempre la stessa, cambiano le luci e i fondali. Canzonissima esempio puntata 17/10/1970: al posto del televoto c’erano le cartoline. Raffaella Carrà canta la sigla, ma è montata, non in diretta. Nella sigla lei appare col costume del tuca tuca (libertà del corpo femminile). Programma che distribuiva premi. Canzonissima è una gara canora.
facendo vedere il corpo femminile ma senza volgarità. Senza rete altro programma strettamente musicale. Giorgio Gaber si presta e in ogni puntata un artista si esibiva in diretta in un teatro. Si dava allo spazio una connotazione seria. Mettere in evidenza non lo spettacolo ma la canzone, il senso di essa. La libertà Giorgio Gaber racconta la canzone, è una delle esibizioni più emozionanti della storia. LEZIONE 4 LA NEOTELEVISIONE La riforma della RAI e la rottura del monopolio 1975- 1975: legge n. 103 di riforma della RAI. Questa legge ribadisce il monopolio della RAI, ma il controllo dell’azienda passa dal Governo al Parlamento. Nel 1976 viene istituita la terza rete RAI, con relativo telegiornale, che si va ad affiancare alla prima rete (nata nel 1954) e alla seconda (1962). 1976: la sentenza della Corte costituzionale n. 202 dichiara il monopolio pubblico ancora legittimo per quanto riguarda le trasmissioni radiotelevisive a livello nazionale, ma afferma il principio della libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale. Questa sentenza legittima la nascita e l’esistenza dell’emittenza locale, il che incrocia il periodo storico di novità che coincide con la nascita delle radio libere. Un periodo turbolento per la società italiana, da cui emerge una forte spinta verso il pluralismo e la valorizzazione delle realtà locali: nascono le radio libere e le tv locali. È un periodo molto complesso, difficile che la televisione cerca di interpretare e seguire articolandosi nel modo che risponde al caos sociopolitico e socioeconomico di quegli anni. La televisione rispecchia il cambiamento che succede in quel periodo. La legge di riforma consente la spartizione dei canali televisivi.
stimolante da cui emergeranno alcuni dei protagonisti della futura tv e del duopolio (come Massico Boldi, Teo Teocoli, Gianfranco D’Angelo ecc.) Il duopolio Nasce la concorrenza tra pubblico e privato
Il pubblico televisivo non è scemo! *Differenza tra FORMAT e programma : Il format è un qualcosa che viene venduto e può essere replicato, riadattando i contenuti. I programmi invece possono essere anche venduti, ma non saranno replicabili perché si riconoscono per la personalità del conduttore. Esempio X Factor è un format mentre Amici è un programma. Il contenitore quotidiano del mezzogiorno “pronto… Raffaella?” il salotto di Raffaella. È il momento in cui con il telefono il pubblico a casa può entrare nel programma, parlando direttamente con la diva, la Carra, fino ad ora come tutti i divi inarrivabile. Tutti i giorni a mezzogiorno per due ore la Carra intrattiene il pubblico mettendo insieme molti contenuti. Famoso è il gioco dei fagioli: indovinare quanti fagioli ci fossero in un vaso. Il programma è sempre in diretta. Raffaella deve tenere sotto controllo tante cose. Questo programma è una scommessa per la RAI infatti la diva fa tanti errori, consapevole della responsabilità a lei data. Raffaella è la prima donna che gestisce uno spazio domestico abitandolo con le caratteristiche di una donna autonoma, sempre vestita bene in maniera accurata. Propone un modello femminile innovativo e interessante. È padrona del suo spazio. In questo programma vi sono interviste con persone importanti (es. Maria Teresa di Calcutta). In questo momento della televisione, le persone comuni possono entrare in contatto con i programmi della televisione. LEZIONE 5 “ Portobello ” viene definito all’interno nei manuali di televisione il format dei format perché come se fosse un contenitore di tutto quello che sarà la televisione successiva. Ha tante anime. Grande filo conduttore di questo carrozzone di format è Enzo Tortora. Egli è stata una figura importantissima anche per una triste vicenda privata che lo ha visto coinvolto. Conduce tra il 1977 e il 1983, anno in cui diventa vittima di un’accusa riguardate un’associazione mafiosa. Questo portò egli in carcere e a processo che si risolse con lo stagionamento. Tornò a condurre il programma, anche se per poco perché si ammalò poco dopo. La conduzione di Enzo Tortora: è una figura molto umile, quasi scompare quando conduce, vuole dare importanza e spazio a chi viene lì, agli ospiti. Il telefono c’è anche in Portobello. Gli spettatori non posso intervenire direttamente a differenza di “pronto Raffaella”. Il telefono anche in questo caso assume importanza. La figura del pappagallo è presente in trasmissione e ha un ruolo preciso: c’è un gioco legato a questa figura in cui gli ospiti in studio devono fargli dire la parola “Portobello”. Chi riesce in questa impresa vince il montepremi. In 8 anni di trasmissione solo una persona riuscì, l’attrice Paola Barbeni nel 1982. La trasmissione andava in onda su rete 2 e doveva essere la prima ad andare a colori, ma i primi due anni furono in bianco e nero. Aveva durata di circa un’ora
La legge di Mammì, 1990 Rai e Fininvest possono possedere tre reti ciascuna Vi erano però degli obblighi:
Karaoke Fiorello (Italia 1, 1992-1995) Anima Mia Fazio e Baglioni (Raiuno, 1997)
Striscia la notizia (Canale 5, 1988) Il fatto Enzo Biagi (Raiuno, 1995-2002)
Tira & Molla Bonolis (Canale 5, 1996-1998) Passaparola Gerry Scotti (Canale 5, 1999-2008)
Maurizio Costanzo Show (canale 5, 1982-2005) Porta a Porta (Raiuno, 1996) LEZIONE 6 GLI ANNI NOVANTA: LE ALTRE TV Sono caratterizzati dalla nascita in Italia dalla televisione tematica e la pay-per- view. Questi ultimi diventano modelli complementari alla tv generalista.
A cosa e a chi servono?
La tv delle origini ha trovato terreno fertile per queste tre macrocategorie dei generi
Fiction: si intende tutti i prodotti audiovisivi in cui prevale il principio di vera somiglianza e quest’ultima è possibile perché gli attori coinvolti non guardano in macchina di solito. Intrattenimento: si tratta di un genere molto largo in cui fanno parte tutti i prodotti che mirano ad intrattenere il pubblico con giochi, performance teatrali… è il macro-genere che prevede al suo interno un’ulteriore distinzione tra programmi in diretta e quelli registrati. I generi hanno iniziato a ibridarsi e sono cambiati.
La fiction I sottogeneri e i formati Serie – episodi – telefilm – serial – puntate – telenovela – miniserie – sitcom – soap opera – film tv L’intrattenimento Realtà – gioco – spettacolo Molti sottogeneri tra cui: varietà, musicale, comico, emotainment, late night show, talent show, contenitore, talk show, reality show, court show, tv verità, action game, psychodrama game, docusoap, adventure game, quiz, leisure game, shockumentary L’informazione Realtà – spettacolo Sottogeneri: inchieste, notiziari (tg), reportage, talk show, newsmagazine, tabloid magazine I CONTENUTI E GLI ASCOLTI Come si reperiscono? Come si approvvigionano le reti? Produzione in-house la rete realizza il programma con le proprie risorse e strutture produttive. Il prodotto appartiene alla rete o al gruppo di cui fa parte Appalto la rete (committente) affida a pagamento ad un fornitore esterno (casa di produzione) la realizzazione totale o parziale di un programma. I diritti restano in capo alla rete Coproduzione più produttori (normalmente la rete e un esterno) si uniscono per realizzare il programma. I diritti sono in comune Acquisto di licenza l’emittente acquista da un fornitore i diritti di messa in onda di un programma, o di parte di esso (documentario), o di un format. I diritti restano al fornitore e l’emittente ha solo diritti di utilizzo Diritto di ripresa l’emittente acquisisce i diritti di ripresa di eventi realizzati a prescindere dalla tv (concerti, manifestazioni sportive) Auditel Esiste dal 1986 ed è per un terzo di proprietà della Rai , per un terzo dalle emittenti private (principalmente Mediaset ) e per un terzo di un’associazione di categoria di inserzionisti pubblicitari. Ogni mattina, Auditel fornisce, a chi usufruisce dei suoi servizi, principalmente addetti ai lavori e giornalisti, il resoconto degli ascolti del giorno precedente. Misura in tutto 380 emittenti
Il palinsesto dagli anni ‘80 diviene strumento di concorrenza, un luogo in cui si riscrivono i contenuti anche appunto, in corso d’opera. Possiamo definirlo come un oggetto instabile, multiforme e contraddittorio che opera su tre livelli:
Sponsorizzazioni: “questo programma offerto da…”, estranea al contento del programma Telepromozione: il testimonial è il conduttore del programma Televendita: programma in cui vengono venduti direttamente ed esplicitamente in prodotti Product placement: inserimento di un prodotto in un programma Branded content: programma costituito intorno ad un prodotto (costa poco perché paga tutto il brand, è già confezionato e la rete non paga niente in più) riempie uno spazio del palinsesto che rende a livello economico ma non impegna dei costi per la rete stessa
- Autopromo di rete Promo: filmato che sintetizza i contenuti di un programma Ident: filmati brevi ma evocativi, che ripetono i colori, la grafica, il jingle e il logo di rete, a volte anche con i volti di rete Bumper: brevi break che contengono il logo e l’immagine dell’emittente, posizionati solitamente per separare il programma dagli spot e dai promo X factor non è un programma che si concentra sugli artisti bensì sui giudici. La narrazione è determinata dalle dinamiche tra i giudici. LEZIONE 9 LA SERIALITA Storia della serialità Arriva in tv dopo aver percorso la storia dei media precedenti. 250 milioni di persone guardano Beautiful: dato di partenza. Non esiste un tema che abbia più valore di un altro ma quello che suscita curiosità. In questo caso, in Beautiful cosa c’è che lo rende così famoso? Siamo agli inizi degli anni
In Italia e anche fuori in questi anni erano pochi che si occupavano di serialità, questo perché la serialità era considerata fino alla metà degli anni Novanta un prodotto culturale deteriore, una specie di scarto del linguaggio mediale nonostante il fatto che una quantità incredibile di persone fruisse di prodotti seriali (non solo televisivi ma anche mediali, radiofonici…). In Italia la metà degli anni Novanta non esisteva un prodotto seriale quotidiano, una soap opera. Questo perché la storia della nostra televisione e del nostro panorama mediale e cultura mediale si bassava e anche tutt’ora sul pregiudizio che il prodotto seriale è di pessima qualità. Nessuno nel mondo o quasi si occupava di questa cosa a livello di studio. La telenovela (latino-americana) è un’altra corazzata sotto l’aspetto dei numeri e anche in questo caso nessuno o quasi studio. Il primo passaggio è stato capire cos’è un prodotto seriale, un contenuto seriale. A che cosa si contrappone il termine serialità perché venga considerato così male? L’opposizione alla serialità è il termine opera autoriale. Opposizione tra un’opera, prodotto unico (film, libro…) e un prodotto in serie. Serialità e sviluppo della civiltà industriale Produrre in serie significa riprodurre un oggetto in tante copie. La produzione in serie è un momento fondamentale nello sviluppo della società industriale. Si passa da una produzione artigianale a una, appunto seriale. Si tratta di un