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I paradigmi fondativi della ricerca sociale, analizzando positivismo, post-positivismo e interpretativismo. Descrive le differenze tra ricerca qualitativa e quantitativa, focalizzandosi su ontologia, epistemologia e metodologia. Approfondisce l'operativizzazione dei concetti, il rapporto tra teoria e dati, e la struttura delle variabili sociali. Esamina gli errori di osservazione e trattamento dei dati, offrendo una panoramica completa per comprendere le diverse fasi e approcci della ricerca sociale. Infine, vengono analizzate le distribuzioni di frequenza e le misure di tendenza centrale. Utile per chi studia scienze sociali e metodologia della ricerca, fornendo una base teorica e pratica per l'analisi dei fenomeni sociali. (485 characters)
Tipologia: Appunti
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Nelle scienze sociali, il concetto di "paradigma" assume vari significati, tra cui quelli di teoria, corrente di pensiero, metodo o procedimento di ricerca esemplare. Questo concetto è stato sviluppato da Thomas Kuhn nel suo celebre "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962), in cui propone una nuova visione del progresso scientifico. Secondo Kuhn, la scienza non procede in modo lineare e accumulativo, come tradizionalmente si pensava. Piuttosto, alterna «periodi normali», durante i quali le conoscenze scientifiche si accumulano, a «momenti rivoluzionari», in cui una scoperta fondamentale comporta una rottura con il passato. In questi momenti, l'intero corpo di conoscenze precedenti viene messo in discussione e si avvia un nuovo corso, che non segue un processo puramente razionale. Le rivoluzioni scientifiche non solo sostituiscono le teorie esistenti, ma trasformano anche la struttura concettuale attraverso cui viene studiata una determinata disciplina. Questa struttura concettuale è quella che Kuhn intende per paradigma, una struttura teorica che è: Condivisa e riconosciuta dalla comunità di scienziati di una determinata disciplina Fondata sulle acquisizioni precedenti della disciplina stessa Che opera indirizzando la ricerca in termini sia di individuazione e scelta dei fatti rilevanti da studiare , formulazione di ipotesi contro le quali collocare la spiegazione del fenomeno osservato, e sia approntamento delle tecniche di ricerca empirica necessarie. Senza un paradigma, una scienza risulta priva di orientamenti e criteri di selezione. Secondo Kuhn, quando uno scienziato apprende un paradigma, acquisisce non solo teorie e metodi, ma anche i criteri fondamentali per interpretare i dati e risolvere i problemi. Rispetto alla teoria, il paradigma è un concetto più ampio: rappresenta una visione complessiva del mondo che orienta e struttura l'intero approccio scientifico. In generale, tutte le scienze progrediscono fino ad un certo punto in cui entrano in crisi devono rivedere alcuni aspetti per ristrutturarsi, cambiare impostazione.
può essere imparziale o distaccato nel suo studio (COME si possono conoscere le cose) Metodologia riguarda il come si svolge il processo conoscitivo, cioè quali strumenti e tecniche siano utilizzati per raccogliere, analizzare e interpretare i dati sulla realtà sociale. Si focalizza sui metodi specifici di ricerca che gli scienziati sociali impiegano per studiare i fenomeni sociali. Questi metodi possono variare notevolmente a seconda del paradigma e dell'approccio scelto.
È un movimento filosofico e culturale, nato in Francia e Gran Bretagna nella prima metà dell'Ottocento, principalmente grazie al filosofo francese Comte , che ne è considerato il fondatore. Questa filosofia sostiene che l'unica conoscenza autentica è quella che si basa su dati osservabili e verificabili empiricamente , rifiutando qualsiasi forma di conoscenza speculativa o metafisica. Il positivismo promuove l'idea che le scienze sociali, come quelle naturali, debbano essere studiate con metodi scientifici rigorosi, utilizzando gli apparati concettuali (categorie di legge naturale, causa-effetto, spiegazione, verifica empirica), le tecniche di osservazione e misurazione (variabili quantitative per fenomeni qualitativi, capacità mentale, stati psichici), gli strumenti d’analisi matematica (statistica, modelli matematici) e i procedimenti di inferenza delle scienze naturali (passaggio da osservazione a legge, avanzamento ipotesi). Secondo i positivisti, la realtà può essere conosciuta attraverso l'analisi dei fenomeni concreti e misurabili, e l'obiettivo della scienza è scoprire leggi universali che governano sia il mondo naturale che quello sociale, in modo da poter risolvere i suoi più grandi problemi. ONTOLOGIA: La società viene considerata alla stregua di oggetti naturali e analizzata allo stesso modo, utilizzando gli stessi metodi delle scienze naturali realtà sociale è reale e conoscibile. Questa posizione è definita oggi come “ realismo ingenuo ”
Ingenuo in quanto questa concezione presenta dei limiti profondi un essere umano, se consapevole di essere osservato, non è detto che mantenga lo stesso comportamento (al contrario, un oggetto si comporterà sempre nella stessa maniera). Questo accade perché è consapevole del fatto che il suo comportamento cambia quando viene osservato, e sa che tale osservazione influisce sull'immagine che gli altri si fanno di lui. Per questo motivo, cerca di creare l'immagine di sé che considera più adatta o corretta per sé stesso. EPISETOMOLOGIA: La realtà sociale è oggettivamente conoscibile, con una chiara separazione tra l'oggetto di studio e lo studioso. Esiste quindi un dualismo tra: La cosa studiata Ricercatore che studia la cosa Prospettiva dell’oggettività ricercatore si pone nei confronti del mondo come se fosse un oggetto naturale e non si indentifica nella società (distacco). Ritiene che possa conoscerla in modo certo attraverso la creazione di leggi matematiche che permettano di costruire e controllare la società METODOLOGIA: L'approccio metodologico è sperimentale e manipolativo , ritenendo che la realtà sociale possa essere studiata con gli stessi strumenti delle scienze naturali, seguendo lo stesso metodo e logica. Il metodo sperimentale si fonda sul processo induttivo , che parte dall'osservazione empirica e dall'individuazione di regolarità nella realtà per arrivare a formulare generalizzazioni o leggi universali , spesso formalizzate tramite la matematica.
che questi provocano. Sebbene l' oggettività della conoscenza rimanga un obiettivo centrale, essa può essere raggiunta solo in modo approssimato. I risultati non sono più certi, ma diventano probabilistici e contengono un margine di errore METODOLOGIA: I metodi di ricerca rimangono fondamentalmente gli stessi del positivismo, ma con l'introduzione dei metodi qualitativi. L’obiettivo è sempre quello di creare delle situazioni controllate per trovare delle leggi matematiche. La differenza principale è che si ammette la possibilità di sviluppare numerose teorie che possano entrare in competizione tra loro. Non esiste una teoria unica e definitiva che spieghi completamente la realtà. Le spiegazioni che proponiamo sono sempre provvisorie e possono essere superate da nuove teorie più adeguate. Per questo motivo, la comunità scientifica acquisisce un ruolo centrale, poiché è fondamentale per la critica e la validazione delle acquisizioni scientifiche.
È un approccio epistemologico che si contrappone al positivismo, concentrandosi sull'interpretazione dei fenomeni sociali piuttosto che sulla loro misurazione oggettiva. Emerge nel contesto dello storicismo tedesco , una corrente filosofica che pone l'accento sull'importanza del contesto storico e culturale per comprendere la realtà. Secondo l'interpretativismo, la realtà sociale non può essere semplicemente osservata e misurata come negli approcci scientifici tradizionali, ma deve essere compresa attraverso l'interpretazione dei significati e delle esperienze vissute dalle persone. Questo approccio ha radici nelle riflessioni del filosofo tedesco Dilthey , che distingue tra due tipi di scienze: le scienze della natura e le scienze dello spirito. Nelle scienze naturali, l'oggetto di studio (ad esempio, un fenomeno naturale) è esterno all'uomo e può essere spiegato attraverso leggi generali e oggettive. Nelle scienze dello spirito, invece, come la sociologia, l'oggetto di studio (ovvero il comportamento umano e la realtà sociale) non può essere
separato dal soggetto che studia, perché gli esseri umani attribuiscono significati e intenzioni alle loro azioni. In questo caso, la conoscenza avviene tramite il processo di comprensione dei significati. Questa visione è stata ulteriormente sviluppata dal sociologo tedesco Weber , il quale sottolinea che, per comprendere la realtà sociale, lo studioso deve immergersi nel punto di vista degli attori sociali, cercando di capire i loro significati e motivazioni. Tuttavia, Weber era preoccupato di non cadere nel soggettivismo e nell' individualismo , che avrebbero potuto compromettere l'oggettività della ricerca. Per questo motivo, ha cercato di salvaguardare l' oggettività della scienza sociale attraverso il concetto di avalutatività , ovvero l'idea che la ricerca sociologica debba essere indipendente dai giudizi di valore. In altre parole, la scienza sociale deve cercare di comprendere i significati delle azioni sociali senza che il ricercatore imponga giudizi morali o valutazioni personali sul comportamento degli individui studiati. Per arrivare a una conoscenza oggettiva e generale , passando dalla soggettività dell'individuo, è necessario adottare il concetto di tipo ideale sono rappresentazioni astratte che riassumono forme tipiche di agire sociale o comportamenti sociali caratteristici. Secondo Weber, nascono dall'osservazione empirica di regolarità nei comportamenti sociali, ma non sono riproducibili come entità concrete nella realtà. Sono astrazioni che derivano dall'accentuazione di alcuni aspetti della realtà sociale, messi in relazione tra loro. In altre parole, i tipi ideali non sono riscontrabili direttamente nell'esperienza concreta, ma rappresentano utopie , nel senso che sono ideali, cioè costruzioni mentali che l'uomo utilizza per orientarsi nella comprensione dei fenomeni sociali. Essi, quindi, non sono tanto descrizioni della realtà, ma strumenti concettuali per comprendere e analizzare il comportamento sociale. Inoltre, in questa prospettiva, non si parla più di leggi universali, ma di enunciati di possibilità. Non si cerca di identificare fattori determinanti che causano un evento sociale in modo inevitabile, ma di comprendere le condizioni che aumentano la probabilità che tali eventi si verifichino. ONTOLOGIA: Adotta una prospettiva costruttivista e relativista.
ONTOLOGICO Realismo ingenuo Realismo critico Costruttivismo e relativismo EPISTEMOLOGIC O Dualismo e oggettività Dualismo e oggettività modificati Non dualismo e non oggettività METODOLOGICO Sperimentale e manipolativo Sperimentale e manipolativo modificati Interazione empatica fra studioso e studiato
Dopo aver analizzato storicamente i paradigmi che hanno definito le tecniche della ricerca sociale, si passa alle critiche e alle radicalizzazioni che riguardano i due approcci. La critica principale mossa al positivismo riguarda il fatto che esso tende a separare le categorie osservative (i dati concreti) da quelle teoriche (le teorie che li interpretano), considerando le prime come indipendenti dalle seconde. In realtà, però, questo approccio è problematico perché dimentica che la conoscenza è influenzata storicamente e socialmente, e che le categorie osservative stesse sono già mediati dalle teorie e dalle concezioni di chi osserva. Ciò implica che i dati non sono mai neutrali o puri, ma sono sempre influenzati dalle teorie, dalle idee e dalle concezioni che li guidano, rendendo impossibile un'osservazione completamente oggettiva e disinteressata. Questo approccio ha dato luogo a un riduzionismo che ha limitato i confini della ricerca teorica, riducendo l'importanza della formulazione di ipotesi e spostando l'attenzione dal metodo scientifico alla mera raccolta di dati e alla risoluzione di problemi pratici. Per quanto riguarda l’ interpretativismo , le critiche maggiori sono rivolte ai concetti derivanti dalla teoria di Weber come i " tipi ideali " e la " generalizzazione conoscitiva ". Questi concetti, che cercavano di comprendere il significato delle azioni sociali in un contesto storico e culturale, sono stati visti come espressioni di un soggettivismo estremo che
spostava l'attenzione sulla vita quotidiana e sulle esperienze individuali. Questo approccio ha suscitato due principali critiche: La critica all’estremo soggettivismo afferma che l’interpretativismo, con il suo forte orientamento verso il soggettivismo, nega la possibilità di un'oggettività conoscitiva. In altre parole, se la conoscenza è completamente legata alla prospettiva e all'interpretazione individuale, diventa impossibile affermare che esista una scienza sociale oggettiva. Le scienze sociali, infatti, dovrebbero essere in grado di costruire leggi o teorie che abbiano validità generale, e questa sarebbe impossibile se ogni osservazione fosse irrimediabilmente influenzata dal punto di vista soggettivo del ricercatore. La critica all’eccessivo individualismo riguarda la centralità dell’individuo nell’interpretativismo. Questo approccio si concentra principalmente sulle esperienze e le azioni individuali, ma esclude aspetti più ampi della realtà sociale, come le istituzioni o i fenomeni collettivi, fondamentali per una comprensione completa della realtà sociale. Se la realtà è interpretata come una pura costruzione soggettiva dell'individuo, non è possibile comprendere la dimensione collettiva delle istituzioni, delle strutture sociali o dei processi storici.
Nella ricerca sociologica, si è assistito a un lungo confronto tra due approcci principali: la ricerca quantitativa e la ricerca qualitativa. Entrambi i metodi hanno dato un contributo significativo allo sviluppo della sociologia e alla comprensione della realtà sociale, ma hanno avuto storie di visibilità e accettazione molto diverse. La ricerca qualitativa è un approccio metodologico che si concentra sulla comprensione dei fenomeni sociali attraverso l'analisi di dati non numerici , come parole, testi, immagini e comportamenti. L’obiettivo principale della ricerca qualitativa è esplorare e interpretare significati, esperienze, opinioni e
Nella ricerca quantitativa, l'operativizzazione dei concetti avviene prima dell'inizio della raccolta dei dati. Prima di raccogliere qualsiasi informazione empirica, il ricercatore definisce chiaramente i concetti teorici e li trasforma in variabili misurabili. Nella ricerca quantitativa, essi vengono usati come guide generali che aiutano il ricercatore a orientarsi nell'esplorazione del campo empirico. Si tiene conto anche del rapporto tra oggetto studiato e l’ambiente e di come l’agire dell’individuo possa essere influenzato dalla sua consapevolezza di essere osservato, l’interazione psicologica e fisica tra studioso-studiato ed il ruolo del soggetto studiato. QUALITATIVA QUANTITATIVA RAPPORTO TRA OGGETTO E AMBIENTE approccio si basa sul metodo naturalistico , il ricercatore evita di manipolare la realtà sociale o di creare situazioni artificiali. L'obiettivo è osservare il fenomeno nel suo contesto naturale senza interferire il ricercatore tende a manipolare attivament e la realtà sociale per testare le sue ipotesi, creando delle situazioni artificiali INTERAZIONE PSICOLOGICA il ricercatore assume un punto di vista interno al soggetto studiato, mai neutrale e sicuramente empatico. Il contatto fisico c’è ed è del tutto coinvolgente il ricercatore assume un punto di vista esterno al soggetto studiato, neutrale e distaccato. Il contatto fisico non esiste e la relazione è piuttosto distaccata.
uno degli obiettivi principali è quello di generalizzare i risultati ottenuti da un campione a una popolazione più ampia. Ciò significa che il ricercatore non è solo interessato a comprendere il comportamento o le caratteristiche del campione di persone coinvolte nello studio, ma vuole proiettare queste scoperte a tutta la popolazione di riferimento, che può essere costituita da una società, un gruppo sociale o una categoria più vasta. l'interesse principale è focalizzato sulla profondità e sul significato delle esperienze o dei fenomeni studiati i partecipanti vengono scelti non in base alla loro rappresentatività sta tistica, ma piuttosto in base all' interesse che suscitano rispetto alla domanda di ricerca. STRUMENTO DI RILEVAZIONE Lo strumento di rilevazione può essere uniforme o unifor mante. Nel caso di uno strumento uniforme , tutti i soggetti coinvolti nella ricerca ricevono lo stesso trattamento, come ad esempio un questionario identico per ogni partecipante. In alternativa, uno strumento uniformante se rve a uniformare le informazioni provenienti da diverse fonti, come L'obiettivo non è quello di standardizzare le informazioni; al contrario, la disomogeneità dei dati è un aspetto fondamentale. Il ricercatore raccoglie informazioni diverse a seconda dei casi, con livelli di approfondimento variabili , in base alla rilevanza e alla convenienza della situazione. L'obiettivo finale è comprendere
una scheda di raccolta che consente di raccogliere dati comparabili da vari contesti o casi differenti. L’obiettivo finale della raccolta delle informazioni è la creazione di una matrice dei dati , che rappresenta una matrice rettangolare in cui i dati vengono organizzati e codificati in numeri, rendendo possibile la comparazione tra i vari casi e le diverse variabili. le manifestazioni individuali di ogni caso, esplorando la specificità e la complessità delle esperienze o dei fenomeni studiati NATURA DEI DATI i dati sono affidabili, precisi, rigorosi. Sono oggettivi poiché non vengono sottoposti alla soggettività né del soggetto studiato né di quello studiante. Sono standardizzati poiché i dati raccolti sui diversi soggetti devono essere confrontabili e quindi esposti in forma numerica non è presente l’oggettività e la standardizzazione dei dati (soft) ma la loro ricchezza e profondità
individuali. Piuttosto, deve essere in grado di sintetizzare e sistematizzare le informazioni raccolte, stabilendo connessioni tra le variabili e tra i casi. L’obiettivo non è solo quello di descrivere la realtà, ma di comprendere come i vari elementi si interconnettano e come possano spiegare determinati fenomeni. Nella ricerca quantitativa, il percorso che porta a una sintesi dei dati è strutturato in un processo graduale che mira a identificare i rapporti causali tra le variabili. Questo significa che, dopo aver "frammentato" l'individuo nelle sue singole variabili (per esempio, età, reddito, livello di istruzione, ecc.), il ricercatore inizia a ricomporre questi frammenti, cercando di trovare relazioni tra le variabili. Il primo passo verso questa sintesi avviene attraverso l'analisi delle correlazioni tra le variabili, le quali vengono espresse attraverso indici numerici. che offrono una rappresentazione quantitativa delle relazioni tra i fenomeni studiati. Successivamente, il ricercatore cerca di sviluppare un modello causale , che rappresenti in modo teorico le dinamiche di causa ed effetto tra le variabili. Questo modello è un tentativo di costruire una rappresentazione che spieghi come un determinato fattore (ad esempio, l'educazione) possa causare un cambiamento in un altro fattore (come il reddito). Nella ricerca qualitativa, l’itinerario che conduce alla sintesi è difficilmente individuabile. Questo perché i fenomeni umani e sociali sono complessi e multidimensionali , e non è sempre possibile tracciare un percorso lineare e chiaro che colleghi tutte le parti. ed è per questo motivo che si usano i ‘tipi ideali’, ovvero delle categorie concettuali. Per affrontare questa difficoltà e trovare un modo per comprendere e interpretare la complessità, i ricercatori usano i ‘tipi ideali’ , un concetto proposto dal sociologo Max Weber. I tipi ideali sono categorie concettuali astratte che vengono costruite dal ricercatore per semplificare e sistematizzare la realtà complessa. Ad esempio, in uno studio sui diversi stili di leadership, un ricercatore potrebbe costruire tipi ideali come "leader autoritario", "leader democratico" o "leader laissez-faire". Questi non sono descrizioni perfette di tutti i leader esistenti, ma categorie utili per analizzare e comparare i comportamenti dei leader in vari contesti. Per quanto riguarda la portata dei risultati:
Nella ricerca quantitativa uno degli obiettivi principali è quello di generalizzare i risultati a una popolazione più ampia, cioè fare in modo che le conclusioni tratte dallo studio di un campione possano essere estese a una realtà più vasta. La generalizzabilità è un concetto chiave nella ricerca quantitativa, e si riferisce alla possibilità di applicare i risultati ottenuti da un campione specifico a tutti i membri di una determinata popolazione. La dimensione del campione (ovvero il numero di casi studiati) gioca un ruolo cruciale in questa generalizzazione. Più il campione è ampio e variegato , maggiore sarà la probabilità che i risultati riflettano la realtà complessiva della popolazione in esame. Nella ricerca qualitativa spesso non è possibile studiare un numero elevato di casi; quindi, si concentra l'attenzione su una situazione specifica. Questo approccio è noto come studio di caso (case study). In uno studio di caso, l'obiettivo non è tanto quello di raccogliere dati su una vasta popolazione, ma di approfondire un singolo caso, esplorando dettagli, contesti e dinamiche particolari. Tuttavia, un approccio di questo tipo ha dei limiti in termini di generalizzabilità : poiché il numero di casi è ridotto e il focus è molto specifico, non è possibile estendere facilmente i risultati a una popolazione più ampia.