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Riassunto manuale Greiner, Sintesi del corso di Geografia

Riassunto completo del manuale Greiner

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 02/07/2023

erikanitto
erikanitto 🇮🇹

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Geografia

Umana

Capitolo 1: Che cos’è la geografia umana?

1.1 Introduzione alla geografia umana

Il termine geografia proviene da due parole greche ( geo + graphia ), che affiancate significano scrittura della Terra. La geografia è tutto ciò che possiamo osservare sulla superficie terrestre, e si distingue in:

  • geografia fisica , che studia gli ambienti e le componenti naturali;
  • geografia umana , che si occupa degli esseri umani sulla terra, e studia come le popolazioni, le culture, e le società si diversificano nello spazio terrestre. La geografia umana tiene conto anche di quella fisica perché tutte le attività umane hanno qualche rapporto con gli ambienti naturali. Lo spazio geografico è l'insieme di relazioni e soggetti localizzati sulla superficie terrestre. Le relazioni si dividono in:
  • relazioni orizzontali , che intercorrono tra diverse aree (scambi di merci, circolazione di informazioni, flussi migratori);
  • relazioni verticali , che connettono i soggetti economici con le caratteristiche dei diversi luoghi (impresa che estrae dalle miniere). La natura è tutto ciò che è estraneo alla creatività umana, mentre la cultura è ciò che va dalle espressioni più alte della spiritualità (arte, musica, poesia) fino ad oggetti, vestiti, cibo, abitazioni che ci possono dare notizie sulle differenze tra popoli. Uno dei massimi studiosi del rapporto tra natura e cultura, Luca Cavalli Sforza, ha definito la cultura come “l'accumulo di conoscenze, di capacità ed innovazioni trasmessi attraverso le generazioni e diffuse all'intera società”. Negli ultimi decenni si è assistito ad un ripensamento della nozione di cultura , che si fonda su tre punti:
  • la cultura è una costruzione sociale che riflette diversi fattori economici, storici, politici, sociali e ambientali;
  • la cultura non è qualcosa di fisso, si modifica nel tempo ;
  • la cultura è un sistema dinamico complesso : interagendo tra loro, le persone creano ed esprimono una cultura. Storicamente le culture si presentano differenziate su base geografica e quindi si parla di culture locali, regionali, nazionali o anche sovranazionali (es. europea). Negli ultimi anni le ibridazioni si sono fatte sempre più numerose (es. la pizza entrò nei menu di tutti i paesi del mondo). Il pensiero occidentale considera natura e cultura separate, e nell'età moderna si è affermata l'idea che la cultura permetta all'uomo di porsi al di sopra della natura e di dominarla. Oggi si tende a pensare che l'uomo faccia pienamente parte della natura e che quindi la sua azione debba fare i conti con le leggi fondamentali della natura stessa. Il determinismo ambientale consiste nel far derivare direttamente dall'ambiente le differenze sia fisiche, sia culturali degli esseri umani. Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo le teorie del determinismo ambientale , sotto l'influenza del geografo tedesco Ratzel, ebbero una grande diffusione tra i geografi, per poi essere rapidamente abbandonate perché fattori ambientali identici non necessariamente danno luogo a pratiche culturali o comportamenti umani simili. La reazione al determinismo ambientale ha portato, all'inizio del XX secolo, alla nascita del possibilismo , che ritiene che ogni ambiente naturale offra delle alternative (es. il deserto è uno degli ambienti naturali più costruttivi, ne sono derivati allevamenti di pecore, di cammelli e trasporti di mercanzie). Gli esseri umani sono legati al mondo naturale:
  • la Terra è un sistema costituito da componenti naturali e culturali, non riconducibili ai rapporti di causa-effetto e quindi poco prevedibili;
  • la Terra è soggetta a continui cambiamenti che derivano sia da eventi naturali sia dall'azione umana;
  • il sistema culturale umano è un sottoinsieme di quello naturale terrestre, quindi l'uomo È soggetto a delle leggi naturali e non può modificarle a suo piacere. Il paesaggio geografico è una parte di territorio le cui caratteristiche derivano dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interazioni. Il paesaggio per il geografo è come una pergamena che, per quanto ripetutamente cancellata e

sia a terrere (terrorizzare) sia a terere (arare). Il primo significato riguarda il rapporto difensivo nei confronti di altri, quando tendiamo ad escluderli da uno spazio che consideriamo nostro. Nel secondo significato pensiamo allo spazio come a ciò che produce quello che ci occorre. La scala è ciò che ci permette di rappresentare la Terra, o una sua parte, in una dimensione ridotta, ed esistono due tipi di scale:

  • scala cartografica , esprime il rapporto tra le distanze sulla carta e le distanze reali, e si distingue in carte a grande scala e carte a piccola scala , più è grande lo spazio rappresentato e più è piccola la scala e viceversa (grande scala 1:10.000, cioè 1 cm sulla carta = 100 m sul terreno, piccola scala 1:50 milioni, cioè 1 cm sulla carta = 500 km sul terreno).
  • Scala geografica , indica il livello di analisi utilizzato per un determinato studio o progetto (es. casa, quartiere, città, regione, Stato, continente, tutto il mondo).

1.3 Gli strumenti della geografia

Le carte geografiche sono rappresentazioni della Terra o di sue parti in dimensioni ridotte, e sono:

  • simboliche perché i diversi oggetti sono rappresentati da simboli (es. le città con dei cerchietti);
  • approssimate perché è impossibile rappresentare esattamente in piano la superficie curva della Terra. Le carte geografiche hanno una legenda , cioè una spiegazione dei simboli usati e una scala , che indica di quanto è stata ridotta la superficie. Nel rappresentare in piano una superficie curva si ricorre alle proiezioni cartografiche che possono essere:
  • equidistanti quando mantengono le proporzioni tra le distanze (carte stradali);
  • equivalenti quando mantengono proporzionali le aree (carte politiche ed economiche);
  • isogone quando mantengono esatti gli angoli tra meridiani e paralleli (carte nautiche). A seconda della porzione di superficie terrestre che si vuole rappresentare, le carte prendono nomi diversi:
  • mappamondi o planisferi rappresentano il mondo intero;
  • carte geografiche rappresentano un continente, un paese o una vasta regione. Per rappresentare molto dettagliatamente una porzione di territorio si usano le carte topografiche. Il tipo di carta più dettagliato si chiama mappa e viene usata per rappresentare i limiti delle singole proprietà, mentre se rappresentano una città vengono anche dette piante. Le carte generali si distinguono in:
  • fisiche che rappresentano i tratti naturali fondamentali (mari, monti, fiumi, laghi);
  • politiche che riportano i confini degli Stati, le vie di comunicazione, le città. I cartogrammi sono rappresentazioni particolari in cui dei dati numerici sono riportati su una carta e rappresentati da colori diversi o da figure geometriche di dimensioni proporzionale a quelle del fenomeno. Un cartogramma molto usato in geografia è il cartogramma a mosaico , dove i dati vengono divisi in classi e a ciascuna classe è assegnato un colore o un simbolo geometrico. Il telerilevamento consiste nell'acquisire informazioni relative a qualcosa che si trova una certa distanza da te, e i geografi usano strumenti capaci di rilevare alcuni fenomeni relativi alla superficie terrestre e raccogliere informazioni su di essi, attraverso sensori ed altri strumenti posti lontano dal soggetto studiato. Le prime applicazioni del telerilevamento riguardano soprattutto lo studio delle condizioni dell'ambiente naturale, in particolare nel settore della meteorologia e delle previsioni del tempo. Il GPS ( Global Positioning System ) è un sistema che consiste nell'uso di satelliti artificiali e segnali radio da essi trasmessi per determinare la posizione di persone, luoghi o elementi della superficie terrestre. Il GIS (Geographic Information System) viene usato per migliorare la funzionalità delle carte e delle analisi spaziali di dati georeferenziati, cioè dei dati a cui è attribuita una precisa localizzazione sulla superficie terrestre. Il GIS mette in relazione i dati su mappe interattive che permettono a chi le utilizza di cliccare su un'informazione che gli interessa per ottenere maggiori dettagli, viene usato ad esempio per conoscere l'estensione di un lago. Tuttavia a due punti deboli:
  • per utilizzarlo è necessario possedere sia il software del programma, quasi sempre a pagamento , sia le apparecchiature hardware adeguate (potenti e costosi computer);
  • prima di poter usare il GIS è necessario ottenere i dati , che in alcuni casi possono essere acquisiti gratuitamente e liberamente, mentre in altri solo acquistandoli da società specializzate o raccogliendoli sul campo.

Capitolo 2: Ambiente, società, territorio

2.1 Gli ecosistemi

L’ambiente si riferisce a ciò che circonda un soggetto, cioè tutti quei fattori biotici (viventi) e abiotici (non viventi) con i quali persone, animali e altri organismi coesistono e interagiscono. L' ecosistema è un insieme di organismi viventi, delle interazioni tra di essi e con l'ambiente fisico (rocce, suolo, clima, acqua) in cui vivono, e queste relazioni sono necessarie per la loro sopravvivenza. La complessità di un ecosistema deriva dalla sua biodiversità , cioè dalla quantità di specie presenti in esso. Tutti gli ecosistemi sono interconnessi e la totalità di queste relazioni costituisce la biosfera , ovvero quella zona della Terra che permette la vita di piante e animali, e si estende dalla crosta terrestre fino alle parti più basse dell'atmosfera. Il capitale naturale comprende i beni e servizi offerti dalla natura, ed è composto da quattro elementi:

  • risorse rinnovabili;
  • risorse non rinnovabili;
  • biodiversità terrestre;
  • servizi resi dagli ecosistemi. Le risorse naturali si suddividono in:
  • risorse non rinnovabili , vengono considerate esaurite quando non ci sono le condizioni per la loro rigenerazione, oppure necessita di tempi troppo lunghi;
  • risorse rinnovabili , si rigenerano in tempi ragionevoli, naturalmente o con l'intervento umano, ma sono soggetti a esaurimento se totalmente prelevate o consumate. Il rendimento sostenibile è la massima quantità di una risorsa che può essere sfruttata e utilizzata senza mettere in pericolo la sua capacità di rinnovarsi e rigenerare se stessa. Il degrado ambientale è dovuto alle attività umane, ed è presente quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:
  • quando una risorsa viene sfruttata a ritmi più rapidi di quelli della sua rigenerazione;
  • quando le attività umane danneggiano la produttività a lungo termine;
  • quando le concentrazioni di sostanze inquinanti superano il massimo livello consentito da leggi che tutelano la salute. Le risorse di proprietà comune sono risorse naturali, attrezzature o strutture condivise da una comunità di utilizzatori e includono foreste, pascoli, acque e zone di pesca. Le risorse di libero accesso sono beni sui quali nessun individuo ha pretese di esclusività e sono disponibili a chiunque come l'aria che respiriamo, i mari e l'energia solare.

2.2 Le risorse energetiche non rinnovabili

Le risorse energetiche non rinnovabili comprendono i combustibili fossili e l'uranio. I combustibili fossili derivano dai residui sepolti di piante e animali vissuti migliaia di anni fa. Tra le energie rinnovabili vi sono l'energia solare, quella eolica e l'idroelettrica. Il petrolio è una risorsa non rinnovabile e può essere usato per il riscaldamento di edifici, per generare elettricità oppure raffinato e trasformato in benzina. La maggior parte delle materie plastiche derivano dal petrolio come le bottiglie d’acqua, i telefoni cellulari, i cosmetici e persino qualche farmaco. Le riserve certe sono costituite dalla quantità stimata di una risorsa che potrebbe essere estratta in futuro, in base alle attuali condizioni finanziarie, tecnologiche e geologiche. L'ammontare delle riserve considerate certe non è fisso, ma varia in base all'evoluzione dei consumi e alla scoperta di nuovi giacimenti. Il maggiore produttore di petrolio a livello mondiale e l’Arabia Saudita, mentre dal 2015 gli Stati Uniti sono al primo posto sia come produttori sia come maggiori consumatori di petrolio nel

Nei paesi maggiormente industrializzati, l'uso dell'idroelettrico per produrre energia costituisce una minima parte della produzione energetica totale. A livello mondiale, il maggior periodo di costruzione di grandi dighe è stato tra gli anni 30 e gli anni 70 del XX secolo, e generarono diversi problemi ambientali. Le grandi dighe interrompono il corso dei fiumi, alterando così l'ecosistema dei fondali. Gli impatti negativi superano di gran lunga quelli positivi e in diversi casi hanno portato ad un’irreversibile perdita di specie animali ed ecosistemi. Oggi le piccole strutture idroelettriche ( PSI ) vengono preferite ai grandi impianti. Si definiscono PSI gli impianti di strutture capaci di generare meno di 10 megawatt di elettricità. L' energia del sole può essere sfruttata in due modi:

  • accumulo passivo di energia solare sfrutta la forma e l'esposizione di un edificio e i materiali con cui viene costruito per catturare la luce del sole (es. finestre rivolte verso il sole);
  • accumulo attivo fa uso di diversi strumenti, come i pannelli solari, gli specchi e le celle fotovoltaiche per catturare l'energia del sole. Il sole può essere considerato anche la fonte dell' energia eolica : i venti, infatti, sono generati dal riscaldamento irregolare della superficie terrestre, e le turbine eoliche sfruttano l'energia prodotta dallo spostamento dell'aria, convertendola in elettricità. L' energia geotermica deriva dall'interno della terra. Alte pressioni combinate a lento decadimento radioattivo di elementi nel nucleo del pianeta producono enormi quantità di calore, che vengono assorbite dei materiali rocciosi circostanti. L’energia geotermica viene sfruttata scavando pozzi in profondità, al fine di raggiungere le riserve sotterranee di acqua riscaldata. Quest'acqua può essere usata come fonte diretta di colore per le case o altri edifici (es. abitazioni islandesi). Se l'acqua calda viene convertita in vapore, può essere usata per azionare turbine e generare energia elettrica. Un tipo di energia geotermica è quella delle pompe di calore , in grado di sfruttare piccole differenze di temperature tra il sottosuolo e l'esterno, per accumulare energia termica, destinata di solito al riscaldamento domestico o al condizionamento dell’aria

2.4 Le interazioni tra società e ambiente

L’atmosfera è il sottile strato gassoso che circonda la terra, composto da azoto al 78%, da ossigeno al 21% e da una combinazione di altri gas. Questo è 1% di altri gas, formato da vapore acqueo, anidride carbonica, metano, protossido d'azoto e idrofluorocarburi a causare l' effetto serra. L' effetto serra è un processo che avviene naturalmente e che permette l'esistenza della vita sul nostro pianeta. Le preoccupazioni riguardano l'innalzamento delle concentrazioni di gas serra nell'atmosfera a causa delle attività umane, e quella che più contribuisce al rilascio di metano nell'aria è l’allevamento di bestiame. Tra le principali fonti di protossido d'azoto c’è l'agricoltura. Le nostre attività hanno amplificato l'effetto serra contribuendo così al surriscaldamento globale , cioè l'aumento della temperatura globale. Il crescente aumento delle temperature ha avuto gravi conseguenze anche per gli ecosistemi:

  • diverse specie animali e vegetali potrebbero essere a rischio;
  • aumento delle precipitazioni e danni per l’agricoltura;
  • problemi di scarsità idrica nelle regioni aride e semi aride. Un altro fattore di impatto sul clima globale è rappresentato dei cambiamenti nell'uso e nella copertura del suolo , come la conversione di zone boschive in campi coltivati, espansione delle città e delle aree asfaltate o la destituzione causata dall'eccessivo sfruttamento dei terreni. L'umanità potrebbe non sopravvivere sul pianeta se continuerà con questi consumi eccessivi, quindi si deve trasformare un'economia mondiale che si fonda ancora sull'uso di carbone e idrocarburi in una green economy , cioè un economia che, oltre a produrre ricchezza, genera uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, basato sull'uso efficiente delle risorse naturali e delle opportunità offerte dall'ecosistema terrestre, adeguandosi alle sue leggi naturali.

Capitolo 3: Popolazione e migrazione

3.1 La popolazione: concetti di base

Le persone che abitano il mondo sono distribuite in maniera molto disomogenea sulla sua superficie. Quando i geografi vogliono studiare la pressione esercitata da una certa popolazione sul territorio, calcola la sua densità che può essere:

  • aritmetica , rapporto tra la superficie di un'aria e il numero dei suoi abitanti;
  • fisiologica , rapporto tra le terre produttive di un territorio e il numero dei suoi abitanti. La fertilità (o fecondità ) fa riferimento al numero di nascite all'interno di una determinata popolazione ( natalità ). I principali cambiamenti nella demografia sono dovuti proprio il numero di nascite ( natalità ) e di morti ( mortalità ). La fertilità si misura utilizzando due indicatori:
  • tasso di natalità , cioè il numero annuo di nati vivi ogni 1000 abitanti;
  • tasso di fecondità , cioè il numero medio annuo dei nati vivi per donna in età feconda (tra i 15 e 50 anni). Quando questo tasso ha un valore di 2.1, si dice che è una popolazione ha raggiunto il livello di sostituzione delle generazioni , necessario per consentire ad una popolazione di riprodursi senza diminuire di numero. I governi possono controllare la fertilità, introducendo politiche nataliste o anti-nataliste , mirate ad incentivare o limitare la crescita della popolazione. Ad esempio, in Francia c'è una politica natalista con sostegno delle famiglie, sostegno agli asili, facilitazione dei permessi di lavoro per i genitori e protezione dell'occupazione delle donne in maternità. La Cina invece ha una politica anti-natalista, ed è riuscita a ridurre il tasso di fecondità al di sotto dei tre figli per donna. Accanto alla fertilità, uno dei principali fattori che influenzano le dinamiche demografiche è la mortalità , calcolata con il tasso di mortalità , cioè il numero annuo di morti ogni 1000 abitanti. La mortalità dipende sia da fattori naturali (disastri naturali, epidemie) sia politico-sociali (guerre, mancanza di medici, ospedali o medicine). La speranza di vita indica la lunghezza media della vita delle persone e può variare molto in seguito ad una crescita della povertà o allo scoppio di guerre o rivolte in un paese, ma anche dall’accesso alle cure mediche e ai farmaci. Un secondo importante indicatore della qualità della vita di una popolazione è il tasso di mortalità infantile , ovvero il numero di nati, ogni 1000, che muoiono prima di compiere un anno di età.

3.2 La composizione della popolazione e i suoi cambiamenti

La piramide dell’età è un istogramma che raffigura le classi di età della popolazione rappresentata, divise per genere (M e F), e può essere di tre categorie:

  • popolazione a forte crescita , cioè una vera e propria piramide;
  • popolazione crescita lenta , che si restringe solo in cima;
  • popolazione in declino , cioè larga in cima (come l'Italia). I demografi osservano con particolare attenzione la popolazione di età inferiore ai 15 anni o superiore ai 65 anni, composta da persone che vengono definite dipendenti , in quanto la maggior parte di esse, non essendo in età lavorativa, non è in grado di procurarsi i mezzi di sussistenza. L' indice di dipendenza , cioè il rapporto tra la popolazione in età lavorativa e la popolazione con meno di 15 e più di 65 anni, permette di fare previsioni sui cambiamenti ai quali la società di un paese andrà incontro nel futuro, in base alla sua evoluzione demografica. Una popolazione ha un tasso di crescita naturale quando il numero delle nascite è superiore al numero delle morti. Spesso i demografi si servono dei tassi di crescita naturale per calcolare il tempo di raddoppio della popolazione , ovvero il numero di anni necessario affinché questa duplichi le proprie dimensioni. Il modello della transizione demografica , cioè il passaggio di un paese, nel corso del tempo, da

di estrema povertà e quelli in cui la scelta dipende dal desiderio e dall'opportunità di migliorare condizioni di vita normali. La migrazione interna consiste nel movimento di persone tra regioni di uno stesso paese, e incidono in questa scelta tre fattori: l'età, la ricerca di un'occupazione e le caratteristiche naturali e ambientali. Si parla di migrazione internazionale quando un individuo si trasferisce in maniera permanente o per un lungo periodo di tempo in uno Stato diverso da quello di origine. Vengono definiti profughi ambientali coloro che lasciano i loro paesi per eventi legati ai cambiamenti climatici del pianeta, come siccità e desertificazione, innalzamento del livello marino, inondazioni, cicloni che hanno reso invivibili le loro terre. Questa massa di migranti preme sulle frontiere dei paesi confinanti, che sono ritenuti più sicuri dal loro punto di vista ambientale. L'Europa storicamente è sempre stata una terra d’emigrazione, ma negli ultimi 60 anni questa tendenza si è invertita, trasformando il continente europeo in una delle principali mete dei migranti di tutto il mondo. Questa svolta è cominciata negli anni 50, quando paesi come la Francia e la Germania si trovarono ad affrontare una carenza di manodopera, richiamando lavoratori da altri paesi. Anche se gran parte di questi immigrati arriva con lo status di lavoratore ospite , molti di essi non ritornano mai nel proprio paese d'origine, avviando anzi una catena migratoria , che porta altri membri della loro famiglia a raggiungerli. Milioni di persone chiedono l' asilo politico , cioè chi fugge in un paese diverso dal proprio per garantire la propria sicurezza personale o per scampare una persecuzione, e lo status di rifugiati , cioè protezione dalla persecuzione garantita da uno Stato ai rifugiati provenienti da un paese straniero. Fino oltre la metà del XX secolo, l'Italia fu esportatrice di manodopera. Dal nostro paese partivano moltissimi emigranti, che si recavano all'estero in cerca di lavoro, e la maggior parte si recava in America. A partire dagli anni 70, con lo sviluppo dell'industria e il conseguente aumento dei posti di lavoro, l'emigrazione verso l'estero diminuì e l'Italia da paese di migranti divenne invece un paese di immigrazione. La maggior parte del sud del mondo deve affrontare la questione della cosiddetta fuga dei cervelli , ovvero l'emigrazione verso l'estero delle persone più istruite e preparate (insegnanti, ingegneri, medici), che vanno in cerca di luoghi dove possono ottenere guadagni superiori e una migliore qualità di vita. L'Africa è la regione del mondo dove il problema della fuga dei cervelli raggiunge le proporzioni più preoccupanti. Tra gli aspetti fondamentali dell'identità di un migrante c'è il transnazionalismo , processo mediante il quale i migranti costituiscono reti di interazioni che legano il loro paese d'origine e quello di insediamento, ed è favorito dalla globalizzazione e dalla crescente interconnessione tra i luoghi. Questo dimostra che la migrazione è un sistema nel quale i flussi migratori non sono semplicemente uni-direzionali, ma mettono in moto sempre dei contro-flussi in senso opposto. La testimonianza più evidente di questi contro-flussi ci viene data dalle rimesse dei migranti , ovvero denaro, beni e servizi che questi inviano nei propri paesi d’origine.

Capitolo 5: La geografia culturale e la globalizzazione

5.1 La globalizzazione oggi

La globalizzazione è l'insieme dei processi che contribuiscono a incrementare l'interconnessione e l'interdipendenza tra le persone, i luoghi e le organizzazioni di tutto il mondo. Alcune delle manifestazioni più evidenti della globalizzazione si possono ritrovare nel cibo che mangiamo o nei vestiti che indossiamo. Essa implica contemporaneamente:

  • un' espansione orizzontale (da luogo a luogo), attraverso veloci flussi di beni, persone e idee che connettono tutti o quasi, i luoghi della terra;
  • un' espansione verticale (dai soggetti locali alle grandi organizzazioni mondiali). Essa è favorita in particolare da cinque fattori:
  • la ricerca di mercati su scala globale, conseguente all'affermazione del capitalismo , e

comprende anche l'individuazione di luoghi nei quali le materie prime possono essere acquisite a minor costo, e i beni possono essere prodotti e distribuiti con maggiori profitti;

  • le innovazioni tecnologiche più efficaci nel campo dei trasporti, delle telecomunicazioni e della comunicazione digitale;
  • la riduzione dei costi e dei tempi dei trasporti e delle comunicazioni;
  • un aumento dei flussi di capitale finanziario (denaro), come risultato del commercio;
  • la diffusione di politiche, leggi e assetti istituzionali che hanno favorito i quattro fattori precedenti. Tra gli aspetti principali della globalizzazione c’è l'aumento delle imprese multinazionali , e ciò che le caratterizza è il possesso di uffici o stabilimenti in diversi Stati. Per finanziare le proprie attività, le multinazionali trasferiscono denaro proprio, o preso in prestito da banche, ai paesi stranieri nei quali hanno delle sedi, mettendo in atto quelli che vengono definiti investimenti diretti all'estero. Ne è un esempio l'acquisto la costruzione di impianti per la produzione di beni in un paese diverso da quello della casa madre dell’azienda.

5.2 Gli impatti culturali della globalizzazione

Gli impatti culturali della globalizzazione prendono in considerazione alcuni aspetti della cultura di massa , cioè le pratiche, le attitudini e le preferenze condivise da un numero di persone e considerate parte del modello dominante (musica, videogiochi, programmi televisivi, abbigliamento). La cultura di massa è profondamente influenzata dai mass-media, in particolare la televisione, il cinema, Internet, social media e l’editoria. Le conseguenze culturali della globalizzazione si possono ricondurre alla diffusione spaziale, osservando come essa avvenga con diverse modalità, come la diffusione gerarchica e la diffusione per contagio. Relativamente agli effetti culturali della globalizzazione, gli scienziati sociali hanno proposto uno schema che si basa su tre tesi: l’ omogeneizzazione , la polarizzazione e la glocalizzazione. Secondo la teoria dell' omogenizzazione , la globalizzazione tende a far convergere i gusti, le convinzioni e le pratiche culturali, rendendole simili in tutto il mondo. Un esempio sono i fast-food e le bibite gassate come la Coca-Cola. Una delle conseguenze dell’omogeneizzazione è la trasformazione dei luoghi in non luoghi , cioè spazi locali simili in tutto il mondo. Si tratta per lo più di luoghi urbani come centri commerciali, stazioni, aeroporti, che hanno perso le caratteristiche che rendevano in ciascun luogo unico. Secondo la teoria della polarizzazione , la globalizzazione, proprio perché tende a creare un'unica cultura di massa globale, contribuirebbe di aumentare il senso di identità delle diverse società e culture, generando divisioni e conflitti tra persone e tra paesi di cultura diversa.

5.3 Reti globali e sistemi locali: la glocalizzazione

La glocalizzazione è il processo per cui gli attori globali e quelli locali interagiscono, influenzandosi a vicenda, e può anche stimolare la consapevolezza delle diversità locali, fenomeno indicato con il termine neolocalismo , che indica interesse per il sostegno e la promozione della specificità di ciascun luogo. Uno degli effetti della globalizzazione economica è quello di mettere in competizione tra loro i vari territori. Tale competizione riguarda soggetti privati (imprese, investitori, associazioni), pubblici (enti locali, università, organi dello Stato) e misti (agenzie di produzione dello sviluppo) che hanno un' identità territoriale comune, e che possono collaborare per elaborare progetti di sviluppo, combinando risorse locali con le risorse globali (lavoro, informazione, denaro). Il progetto di sviluppo condiviso riguarda la messa in valore di risorse proprie di quel territorio, cioè stabilmente localizzate in esso, non producibili a piacere in tempi brevi, né trasferibili. Tale insieme di potenzialità rientra nel concetto generale di milieu territoriale locale e in particolare in quello di capitale territoriale , che fa leva su tutte le caratteristiche che nel corso del tempo si sono legati stabilmente un territorio. Si tratta di condizioni naturali originarie (posizione geografica, clima, risorse minerarie, paesaggi naturali) che si sono combinate con i prodotti della cultura materiale (infrastrutture, edifici,

  • sviluppo convenzionale , che privilegia la crescita economica e il benessere sociale;
  • sviluppo sostenibile , che privilegia una crescita economica e sociale ottenuta senza compromettere le diversità culturali, le risorse naturali o le condizioni dell'ambiente per le generazioni future. Per valutare lo sviluppo gli scienziati sociali e altri studiosi utilizzano gli indicatori che vengono raggruppati in tre categorie: economici , socio-demografici e ambientali. Gli indici sono la combinazione di due o più indicatori, e sono usati prevalentemente per dati di livello nazionale o internazionale, ma anche per descrivere aree molto piccole. L'indicatore più comune di sviluppo economico è il Prodotto Interno Lordo ( PIL ), cioè il valore monetario dell’insieme dei beni di servizi prodotti in un Paese in un anno. Dividendo il PIL per il numero di abitanti si ottiene il PIL pro capite , che riflette la produzione media per persona. La parità di potere d'acquisto ( PPA ) è un tasso di cambio utilizzato per comparare produzione, reddito o prezzi tra paesi che utilizzano valute diverse. La parità di potere d'acquisto si basa sull'idea che il prezzo di un bene o di un servizio in un paese dovrebbe eguagliare il prezzo dello stesso bene o servizio in un altro paese quando viene convertito in una valuta comune. Questo indicatore ha tre limiti importanti:
  • riflette soltanto il valore monetario delle entrate ufficiali generate dall' economia formale , non riuscendo ad intercettare il valore dei beni e servizi prodotti attraverso l' economia informale , detta anche sommersa ;
  • non fornisce informazioni sull'uniformità o sulla diseguaglianza di distribuzione della ricchezza all'interno di un paese;
  • non tengono in considerazione i costi sociali e ambientali per il consumo di risorse utilizzate nella produzione dei vari beni servizi. Un'altra questione legata allo sviluppo è quella della povertà , una condizione sia economica sia sociale, in quanto non riguarda solo il reddito, ma anche altri aspetti del benessere, come l'istruzione e la salute. Il tasso di povertà è il numero di persone povere sul totale della produzione, e viene calcolato per due livelli di povertà:
  • povertà assoluta , quando è impossibile soddisfare i bisogni umani fondamentali, come l'acqua, nutrizione, sanità, scuola, vestiario e riparo;
  • povertà relativa , quando c'è una mancanza di un livello socialmente accettabile di risorse o di reddito rispetto ad altri all'interno di una società. Allo scopo di effettuare i confronti fra dati statistici nazionali, la Banca Mondiale ha fissato una soglia convenzionale, definita linea di povertà. Il valore di questa soglia è aggiornato periodicamente, nel 2018 ammontava 1.9 $ al giorno. Al di sotto di questo valore pro capite si parla di povertà estrema. Per un adulto che vive da solo in una città del Nord Italia la soglia di povertà è fissata intorno agli 800 € mensili. Gli indicatori socio-demografici forniscono informazioni sullo stato sociale di una popolazione, e ne fanno parte i dati sulla diffusione delle malattie e il tasso di alfabetizzazione , cioè la percentuale di popolazione di un paese sopra i 15 anni in grado di leggere e scrivere. Esso supera il 90% nel Nord del mondo, ma cala al 60% di media nei paesi poveri. Gli indicatori socio-economici sono interconnessi: la mancanza di cibo può determinare le condizioni di salute, le quali incidono sulla capacità di lavorare. Altri indicatori socio-demografici includono l' aspettativa di vita e il tasso di mortalità infantile che evidenziano la perdita delle potenziali risorse umane di un paese. L'uso di indicatori ambientali è relativamente recente. Il loro sviluppo e impiego deriva dalla conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo del 1992. Da allora sono stati definiti differenti indicatori, tra i quali la frequenza di rischi ambientali come allagamenti, siccità e terremoti, la riduzione della biodiversità e l'accesso all'acqua potabile. Le differenze nello sviluppo sono il risultato di condizioni variegate interconnesse, che comprendono anche le condizioni geografiche e quelle economico-strutturali e istituzionali. Un altro aspetto dello sviluppo sostenibile riguarda la vulnerabilità e la resilienza. La vulnerabilità si riferisce a quanto un paese o un gruppo è incline a subire shock economici, ambientali o di altra natura, mentre la resilienza si riferisce alla capacità di resistere o opporsi a quegli stessi shock.

Gli indicatori da soli non sono sufficiente per valutare i reali cambiamenti, si usano anche tre indici: l'indice di sviluppo umano, l'indice di sviluppo per genere, e lo misura dell' empowerment di genere. L' indice di sviluppo umano ( ISU ) include anche informazioni sul benessere, la salute e l'istruzione della popolazione di un paese, e si compone di quattro diversi indicatori:

  • PIL pro capite;
  • speranza di vita;
  • tasso di scolarizzazione tra gli adulti;
  • tasso lordo di partecipazione scolastica (il totale di iscrizioni scolastiche rispetto alla percentuale della popolazione in età scolare). Sviluppo significa ampliare le possibilità di scelta delle persone nel condurre lo stile di vita che desiderano, partendo dal concetto di qualità della vita. Il CNEL e l'ISTAT hanno svolto un'indagine su cosa, secondo gli italiani, determina il benessere di una società e sono arrivati a calcolare un nuovo indice, quello di benessere equo e sostenibile ( BES ), che integra indicatori economici, sociali e ambientali con misure di disuguaglianza e sostenibilità. Lo sviluppo non è neutrale rispetto al sesso, cioè ha un impatto differente su uomini e donne. Le opportunità e i diritti di donne e uomini devono essere considerati una componente cruciale dello sviluppo generale di una società. Le Nazioni Unite hanno introdotto nel 2010 un indice delle disuguaglianze di genere , noto come GII ( Gender Inequality Index ), composto da vari indicatori riguardanti la salute riproduttiva, l'empowerment delle donne e la partecipazione femminile al mercato del lavoro.

6.2 Sviluppo e disuguaglianza di reddito

A meno che il reddito non sia equamente distribuito, ci sarà sempre un divario tra coloro che guadagnano di più e coloro che guadagnano di meno. Per avere un quadro generale della presenza o dell'assenza di povertà, le informazioni sulla distribuzione del reddito e la disuguaglianza di reddito sono rivelatrici, perché mostrano la quota di reddito posseduto dai gruppi più ricchi, rispetto ai più poveri. Distribuzione del reddito : il modo in cui il reddito è suddiviso fra differenti gruppi o individui. Disuguaglianza di reddito : il rapporto fra i redditi dei più ricchi e i redditi dei più poveri. A livello globale, la disuguaglianza di reddito è molto alta, esiste un numero ristretto di individui ricchissimi e diversi miliardi di persone che vivono nella povertà. Per misurare la disuguaglianza di reddito, si ricorre al coefficiente di Gini. I valori di questo indicatore variano da 0 a 100: più i valori si avvicinano 0, più il reddito è equamente distribuito, più si avvicinano a 100, maggiori sono le disuguaglianze. I coefficienti Gini più bassi registrati nel mondo, secondo i dati 2017, si trovano in Ucraina (25.5) e Islanda (25.6), mentre l'Italia registra un valore di 34.7. L'analisi del coefficiente ci permette di cogliere:

  • le diseguaglianze all'interno dei paesi;
  • le diseguaglianze tra i paesi. Sull'impatto che la globalizzazione abbia sulla distribuzione della ricchezza, ci sono due scuole di pensiero opposte:
  • la teoria neoliberista , la quale ritiene che il mercato globale determini una convergenza o un'uguaglianza del reddito, e il commercio è essenziale poiché conduce alla specializzazione, all'aumento della concorrenza e alla crescita della prosperità e, affinché questi effetti di distribuzione capillare abbiano luogo, occorre rimuovere gli ostacoli alle relazioni commerciali;
  • la teoria dell'ampliamento del divario tra ricchi e poveri , la quale afferma che la globalizzazione agisce contro le condizioni di parità, genera domanda di lavoratori qualificati, attribuendo un riconoscimento a coloro che hanno un'istruzione universitaria e una laurea e, più la manodopera è qualificata, più è alto il potenziale di guadagno di quella manodopera e coloro che restano privi di istruzione hanno maggiori probabilità di rimanere indietro (disoccupazione).

7.2 I sistemi agricoli

L'agricoltura può essere vista come un sistema per produrre cibo, ovvero come una strategia messa in atto dalla specie umana per garantirsi la sopravvivenza. Il sistema di produzione del cibo comprende i terreni, gli input che vengono forniti (lavoro, macchinari, fertilizzanti), gli output del sistema (prodotti agricoli), i consumatori. La maggior parte degli esperti distingue tra:

  • agricoltura di sussistenza , cioè un sistema agricolo indipendente dalle richieste del mercato globale, i cui prodotti vengono in gran parte consumati dai produttori e dalle loro famiglie, e in piccola parte scambiati o venduti sui mercati locali;
  • agricoltura di mercato o commerciale , cioè un sistema agricolo fondato sulle richieste del mercato, i cui prodotti vengono venduti per un consumo che spesso avviene lontano dei luoghi di coltivazione. Esistono vari tipi di agricoltura di sussistenza, tra cui:
  • l' agricoltura itinerante , cioè un sistema agricolo che usa il fuoco per ripulire i terreni dalla vegetazione spontanea, rendendoli adatti a essere coltivati per un certo periodo, al termine del quale si passa a fare lo stesso con un altro terreno. Spesso il ciclo che alterna i periodi in cui un campo viene coltivato con quelli nei quali deve essere lasciato a riposo non viene rispettato, a causa dell'aumento della popolazione e della diminuzione di terreni disponibili. Un'accelerazione di questo tipo può impedire ai terreni di recuperare la propria fertilità naturale, con effetti molto gravi sulla loro produttività. Di fronte a questi problemi, sono sempre più diffuse pratica alternative, che consentano di restituire fertilità ai suoli, e tra queste c'è l’ agroforestazione , un sistema che prevede che sui campi coltivati o utilizzati per il pascolo vengano piantate determinate specie di alberi, utili per controllare i livelli di fertilità del suolo o per fornire una risorsa integrativa.
  • l' agricoltura intensiva , cioè un sistema agricolo in cui i terreni devono essere coltivati in maniera intensiva, attraverso la tecnica del doppio raccolto , che prevede due cicli di semina e raccolto sullo stesso campo nel giro di un anno. Gli agricoltori effettuano quindi un doppio raccolto, solitamente riso durante l'estate e grano o orzo in inverno.
  • la pastorizia è l'allevamento di bestiame all'aperto che consiste in forme di commercio e di scambio locale con gli agricoltori, dai quali ottengono cereali, frutta e ortaggi in cambio di latte, formaggi e pelli. I pascoli non sono in grado di nutrire gli animali per tutto l'anno, costringendo gli allevatori alla transumanza , ovvero spostamenti stagionali in cerca di nuovi pascoli e fonti d'acqua. Nell' agricoltura commercial e o di mercato i contadini e le loro famiglie non sono i principali consumatori dei beni agricoli che producono, ma sono destinati ad essere venduti alle aziende, per questo viene chiamata agribusiness. Una delle caratteristiche tipiche di questo settore è l' integrazione verticale , che prevede che una singola azienda controlli due o più fasi della produzione e distribuzione di un bene, definito in base a precisi accordi di tipo contrattuale. Le imprese dell'industria agroalimentare considerano gli agricoltori come propri fornitori e agiscono come intermediari tra i veri produttori e i consumatori. Esistono diverse tipologie di agricoltura commerciale:
  • le piantagioni sono grandi coltivazioni destinate all'esportazione sui mercati internazionali, come il caffè, il thè e la canna da zucchero. I paesi economicamente fragili sono diventati fortemente dipendenti dall'esportazione di materie prime di base, su cui si basa gran parte della loro economia nazionale. Le prime piantagioni furono quelle di canna da zucchero, create in Africa dai portoghesi nel XV secolo, la cui coltivazione veniva affidata agli schiavi, e ancora oggi la cura, il raccolto e la lavorazione di questo tipo di coltivazioni vengono affidate ad una manodopera scarsamente qualificata.
  • l' orticoltura commerciale è una produzione intensiva di frutta non tropicale, ortaggi e fiori destinati alla vendita sul mercato. A partire dalla seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti si è sviluppato una forma di agricoltura di mercato conosciuta come Truck Farming , in cui grandi aziende agricole, solitamente specializzate in un solo prodotto (pomodori, meloni, broccoli, fragole), spesso distanti dai propri mercati di riferimento, fanno grande affidamento sulla manodopera stagionale, proveniente anche da molto

lontano.

  • l' agricoltura mediterranea può essere considerata una varietà di agroforestazione , fondata sull'integrazione tra l'allevamento di bestiame, la coltivazione di un cereale e quella di alberi da frutto (spesso agrumi).
  • l' allevamento commerciale di animali da latte è un allevamento di bestiame per la produzione di latte, burro e formaggi, destinati a essere venduti sul mercato, e prevede anche un lavoro da parte della manodopera umana, a cui spetta il compito di controllare costantemente che gli animali si nutrono in maniera adeguata e che non abbiano malattie.
  • le aziende agricole miste hanno sostituito i sistemi foraggeri tradizionali, e integrano la produzione di foraggio (mangime) con l'allenamento del bestiame al quale esso è destinato.
  • la cerealicoltura commerciale è un sistema agricolo che prevede una monocultura di cereali altamente meccanizzata e su vasta scala.
  • l' allevamento estensivo di bestiame è una forma di agricoltura che prevede l'allevamento di grandi mandrie di bestiame o greggi di pecore, destinate al macello. Sia la cerealicoltura commerciale che l' allevamento estensivo di bestiame possono essere considerati esempi di agricoltura estensiva , cioè caratterizzata da uno scarso uso di forza lavoro, capitali e macchinari. Per cercare di prevedere quali terreni utilizzerà un'azienda agricola e a quali coltivazioni li dedicherà è importante conoscere la sua posizione rispetto al mercato di riferimento. Uno dei primi a dedicarsi a questa ricerca fu Von Thünen , che ipotizzò che i costi di trasporto verso i centri di mercato rappresentino una variabile fondamentale nel definire quanto possa essere redditizio l'utilizzo di un terreno agricolo, e appurò che l'agricoltura si fa meno intensiva ma mano che ci si allontana dal centro.

7.3 Agricoltura, ambiente e globalizzazione

I cambiamenti climatici possono contribuire alla desertificazione , cioè il grave isterilimento dei terreni in zone non naturalmente desertiche, a causa delle attività umane o per motivi naturali. Nelle regioni aride e semi aride un ulteriore grave problema è rappresentato dalla salinizzazione dei terreni, cioè un accumulo di sali sulla superficie del terreno, che porta ad una diminuzione della loro produttività. L’ agricoltura sostenibile ricorre a metodi e tecniche che consentono di conservare le risorse idriche ed il suolo. Costituiscono un esempio di uso sostenibile del suolo le pratiche agricole che evitano la lavorazione del terreno con mezzi che favoriscono l'erosione dei suoli. Un altro segnale della preoccupazione per gli impatti ambientali dell'agricoltura è rappresentato dalla crescente richiesta di prodotti provenienti dall' agricoltura biologica , cioè un'agricoltura sostenibile che si basa su cicli e processi naturali, compatibile con la conservazione degli ecosistemi locali. Nel corso degli ultimi anni, i prezzi delle risorse alimentari hanno reso determinati prodotti inaccessibili alle popolazioni più deboli, determinando problemi di sicurezza alimentare e vere proprie crisi alimentari. I fattori che possono determinare l'instabilità dei prezzi e la crisi elementare possono essere molteplici, come i periodi di siccità o l'aumento del costo del petrolio che determinò un incremento dei prezzi di fertilizzanti e carburanti. Uno strumento che può contribuire a migliorare la sicurezza alimentare delle singole famiglie è quello dell' agricoltura urbana , che si pratica negli orti urbani, utilizzando le aree dismesse, i giardini, i tetti delle case, terrazzi e balconi per produrre cibo, ma ovviamente non possono soddisfare la domanda di cibo di un'intera città. La metà della superficie dell'Unione Europea è adibita all'agricoltura, e questo dimostra l'importanza che l'attività agricola ha per l'Europa, non soltanto in campo economico ma anche per l'ambiente naturale. La nuova politica agraria comune ( PAC ), entrata in vigore nel 1993-94, si propone di conciliare un'adeguata produzione alimentare con la salvaguardia economica delle comunità rurali e la risposta alle sfide ambientali come cambiamenti climatici e la gestione delle risorse idriche. La logica di fondo riguarda il tentativo di rendere l'agricoltura europea sempre più verde, più equa, più efficiente e più efficace.

direttamente dallo Stato o da privati sotto il controllo dello Stato (difesa, giustizia, sanità, istruzione);

  • i servizi per le imprese sono regolati dal mercato, non seguono solo la domanda, ma è l'offerta che attrae la domanda e favorisce così lo sviluppo del territorio (consulenza legale, marketing, pubblicità);
  • le attività quaternarie , oltre a presentarsi come servizi, hanno funzioni di comando e programmazione, sono il cervello dei grandi sistemi territoriali, da livello nazionale a quello globale (funzioni del governo politico, direzioni delle maggiori imprese, apparati direttivi dei media come giornali e TV). Fa parte del terziario anche quello che viene definito terzo settore o no-profit che comprende una serie di attività di servizio svolti da privati che perseguono scopi sociali nel campo dell'assistenza, e tendono ad integrare e in parte sostituire l'intervento dello Stato dove esso è carente (sanità, assistenza agli emarginati).

8.2 L’evoluzione dell’industria nel Nord del mondo

La scelta del luogo delle attività manifatturiere dipende da vari fattori:

  • la possibilità di reperire manodopera a basso costo;
  • la possibilità di accedere al mercato;
  • la possibilità di economie di agglomerazione , cioè i vantaggi che derivano dall'operare a contatto con altre imprese. A volte la crescita urbana può determinare un aumento delle tasse, del costo del lavoro o dei costi di trasporto, creando diseconomie di agglomerazione. Taylor era un ingegnere meccanico che promuoveva la divisione del lavoro in compiti il più elementari possibile. Una gestione scientifica dei sistemi di produzione, nota oggi come taylorismo , prevedeva che si studiassero con attenzione le mansioni svolte dai lavoratori, modificando i loro movimenti per ridurre al minimo gli sforzi. Henry Ford , che conosceva bene le idee di Taylor e che ambiva a realizzare un sistema di produzione di massa delle automobili, introdusse la catena di montaggio, che dimezzò i tempi di produzione di una singola auto. Il termine fordismo , dunque, si riferisce a un sistema di produzione industriale progettato per la produzione di massa e basato sull'organizzazione del lavoro, e ha determinato tre conseguenze principali:
  • la de-qualificazione del lavoro;
  • riduzione della necessità di impiegare operai specializzati;
  • rafforzò la rigida gerarchia e la netta separazione tra lavoratori e dirigenti. Il fordismo ha contribuito alla nascita delle imprese multinazionali, e la stessa azienda automobilistica Ford è cresciuta nel tempo, fino a diventare un'importante impresa multinazionale. La catena di montaggio non è solo efficiente, ma anche molto produttiva, nonostante presenti tre limiti principali:
  • richiede una fornitura regolare e immediata di materie prime, componenti e servizi come il trasporto (es. se un macchinario si guasta tutte le attività devono essere interrotte);
  • la quantità e i gusti dei consumatori, in quanto si fonda sul mercato di massa in grado di consumare una ristretta gamma di prodotti;
  • il lavoro alla catena di montaggio può essere molto alienate per gli operai. Modi per stabilizzare il sistema di produzione fordista:
  • l'acquisto di grandi quantità di materiali e il loro immagazzinamento in depositi;
  • garantire una pronta assistenza e manutenzione dei macchinari della catena di montaggio, in modo da prevenire i guasti;
  • l' integrazione verticale dell'impresa, ovvero il controllo di due o più passaggi nella produzione o nella distribuzione di un bene, al fine di ridurre al minimo i rischi. Il processo produttivo può essere descritto nei termini di una filiera (o catena) di produzione, cioè una sequenza di operazioni collegate tra loro, che vanno dall'idea del prodotto, alla sua produzione e distribuzione. La crisi del fordismo negli anni 60 fu legata soprattutto al calo di produttività e competitività delle imprese. I principali mutamenti che contribuirono alla crisi furono:
  • la crisi energetica degli anni 70 che fece aumentare i costi di produzione e trasporto;
  • le diseconomie di agglomerazione;
  • i nuovi gusti dei consumatori. Questi cambiamenti hanno dimostrato che il fordismo è un sistema di produzione molto poco flessibile, che non si adatta né facilmente né rapidamente al variare delle condizioni economiche o del mercato. Una prima risposta alla crisi del fordismo venne dalla Toyota, dove fu sperimentata la cosiddetta produzione flessibile , che utilizza tecnologie informatiche per rendere la produzione dei beni più varia e più reattiva nei confronti delle condizioni di mercato. Due strategie per il successo della produzione flessibile sono:
  • la pronta consegna , cioè il modo in cui un'impresa gestisce il suo magazzino, facendo combaciare le quantità di prodotto con la domanda effettiva dei consumatori, evitando di mantenere ampi magazzini di scorte;
  • l' esternalizzazione , cioè un'impresa subappalta un'attività che precedentemente veniva realizzata interamente (lavorazione di un componente, packaging) ad un'altra azienda. Quest'ultimo processo richiede sempre la presenza di un'altra azienda, detta subfornitrice , che può trovarsi nello stesso paese dell'impresa principale oppure all'estero. In quest'ultimo caso, si parla di rilocalizzazione o delocalizzazione , che ha contribuito a dare forma all'attuale globalizzazione dell'industria.

8.3 L’evoluzione dell’industria nel resto del mondo

L’attività manifatturiera trasforma i prodotti e ne accresce il valore, attraverso il cosiddetto valore aggiunto di produzione. Il successo industriale del Giappone determinò una rapida crescita economica, migliori condizioni di vita e la riduzione della povertà, diventando un modello da imitare, e nel corso degli anni 70 altri quattro produttori dell’Asia Orientale mostrano segni di crescita. Queste nuove economie industrializzate furono definite le quattro tigri asiatiche: Hong Kong, Singapore, la Corea del sud e Taiwan. La trasformazione economica di queste nuove potenze economiche deriva da tre fattori principali:

  • iniziative promosse dai governi per incrementare la produttività industriale e migliorare il commercio;
  • passaggio da una produzione caratterizzata dal lavoro intensivo e ripetitivo ad una a più alto valore aggiunto tecnologico;
  • presenza di forza lavoro scolarizzata e qualificata. Una parte della crescita nella produzione e attribuita all'espansione delle zone industriali economiche speciali. Una zona economica speciale ( ZES ) è un'area industriale dotata di terreni, infrastrutture e servizi che funziona secondo leggi diverse rispetto al paese in cui si trova, ed è caratterizzata da:
  • una legislazione semplificata sulle tasse e dazi doganali;
  • la completa esenzione del carico fiscale;
  • l'accesso facilitato le reti di trasporto e di comunicazione. Le ZES hanno contribuito ad aumentare il numero di lavoratrici donne, ed è stata promossa come strategia in grado di aiutare i paesi a industrializzarsi. Tuttavia, sono stati anche oggetto di pesanti critiche:
  • possono aumentare i divari nello sviluppo, concentrando le risorse e le infrastrutture in una regione, a discapito delle altre;
  • la manodopera viene gravemente sfruttata a causa dei bassi salari e lunghi turni di lavoro. Le prime ZES furono istituite in Cina per creare un'economia più aperta e orientata al mercato, e furono le furono realizzate per la prima volta nel 1979 solo in quattro città. Le ZES cinesi erano pensate per attrarre gli investimenti stranieri con una varietà di incentivi, come esenzioni fiscali ed esenzioni doganali sui beni importati ed esportati. Una maquiladora è un impianto manifatturiero, spesso di proprietà straniera, che importa materiali esenti da dazi doganali, li assembla, li tratta e infine li esporta. In Messico le maquiladoras erano parte di una strategia del governo per alleviare la disoccupazione. La creazione di zone industriali di esportazione è legata alla rilocalizzazione di alcune filiere produttive, es. imprese come Nike creano modelli originali, per poi rilocalizzare e subappaltare la produzione a impianti manifatturieri localizzati nei paesi nei quali i costi di produzione sono bassi.