Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Riassunto manuale Pinelli, Appunti di Storia Dell'arte

Riassunto del manuale La storia delle storie dell’arte

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 16/02/2025

asia-fieni
asia-fieni 🇮🇹

5

(1)

5 documenti

1 / 12

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1873-1912
La storia dell’arte tra Nationbuilding e studio della forma
Nel 1873 ci fu il primo congresso di storici dell’arte a Vienna, in cui parteciparono per lo più
studiosi tedeschi. Successivamente i vari congressi si tennero sempre in torno a quell’area
geografica trattando la storia dell’arte dal punto di vista classificativo (delle opere),
bibliografico o organizzativo (della ricerca).
Nel 1912 però, si tenne il X congresso a Roma,occasione in cui ci fu il famoso discorso di
Venturi sull'importanza del patrimonio artistico come identità nazionale. In questa occasione
sappiamo che l’unico studioso a ribattere fu Aby Warburg, il quale era sì d'accordo con
Venturi (che stimava come studioso), ma allo stesso tempo ribatteva che il mercato delle
opere italiane spedite all’estero aveva contribuito ad una maggior comprensione della
cultura italiana. Per Warburg in questo modo era stato anche possibile che il patrimonio
italiano guadagnasse un ruolo centrale nella cultura visiva mondiale.
Altra questione fu quella dell’ insegnamento della storia dell’arte nelle università e nelle
scuole superiori.
In Germania fu introdotta nel 1860 da Eitelberger (successive cattedre furono a
Lipsia,Bonn..)
In Italia la prima fu quella di Venturi a Roma nel 1901 (la sapienza),poi Toesca..
Olanda università di Utrecht
Belgio,Russia,Paesi scandinavi
In conclusione diciamo che tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, la materia
storico-artistica venne sempre più diffusa, al punto che sorsero numerose figure di giovani
storici dell’arte e la conseguente necessità di professionalizzazione per creare campi di
ricerca specifici.
La scuola viennese di Storia dell’arte
La Scuola Viennese di Storia dell'Arte è un importante filone di studi sviluppatosi tra la
fine del XIX e l'inizio del XX secolo a Vienna, caratterizzato da un approccio innovativo e
interdisciplinare allo studio dell'arte. Questa scuola ha avuto un impatto duraturo sulla
disciplina, introducendo metodi sistematici e teorici per l'analisi delle opere d'arte. I suoi
principali esponenti hanno contribuito a definire la storia dell'arte come una scienza
autonoma, con principi metodologici distinti.
Contesto storico e culturale
Vienna, all'epoca, era il cuore dell'Impero Austro-Ungarico, un crocevia culturale dove si
intrecciavano influenze tedesche, italiane, slave e ungheresi. La città viveva un periodo di
grande fermento intellettuale e artistico, con figure come Sigmund Freud (psicoanalisi),
Ludwig Wittgenstein (filosofia), Gustav Klimt (arte) e Arnold Schönberg (musica). In questo
ambiente ricco di stimoli, anche la storia dell'arte trovò terreno fertile per svilupparsi in modo
innovativo.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica Riassunto manuale Pinelli e più Appunti in PDF di Storia Dell'arte solo su Docsity!

La storia dell’arte tra Nationbuilding e studio della forma

Nel 1873 ci fu il primo congresso di storici dell’arte a Vienna, in cui parteciparono per lo più studiosi tedeschi. Successivamente i vari congressi si tennero sempre in torno a quell’area geografica trattando la storia dell’arte dal punto di vista classificativo (delle opere), bibliografico o organizzativo (della ricerca). Nel 1912 però, si tenne il X congresso a Roma,occasione in cui ci fu il famoso discorso di Venturi sull'importanza del patrimonio artistico come identità nazionale. In questa occasione sappiamo che l’unico studioso a ribattere fu Aby Warburg, il quale era sì d'accordo con Venturi (che stimava come studioso), ma allo stesso tempo ribatteva che il mercato delle opere italiane spedite all’estero aveva contribuito ad una maggior comprensione della cultura italiana. Per Warburg in questo modo era stato anche possibile che il patrimonio italiano guadagnasse un ruolo centrale nella cultura visiva mondiale.

Altra questione fu quella dell’ insegnamento della storia dell’arte nelle università e nelle scuole superiori. ● In Germania fu introdotta nel 1860 da Eitelberger (successive cattedre furono a Lipsia,Bonn..) ● In Italia la prima fu quella di Venturi a Roma nel 1901 (la sapienza),poi Toesca.. ● Olanda università di Utrecht ● Belgio,Russia,Paesi scandinavi

In conclusione diciamo che tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, la materia storico-artistica venne sempre più diffusa, al punto che sorsero numerose figure di giovani storici dell’arte e la conseguente necessità di professionalizzazione per creare campi di ricerca specifici.

La scuola viennese di Storia dell’arte

La Scuola Viennese di Storia dell'Arte è un importante filone di studi sviluppatosi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo a Vienna, caratterizzato da un approccio innovativo e interdisciplinare allo studio dell'arte. Questa scuola ha avuto un impatto duraturo sulla disciplina, introducendo metodi sistematici e teorici per l'analisi delle opere d'arte. I suoi principali esponenti hanno contribuito a definire la storia dell'arte come una scienza autonoma, con principi metodologici distinti.

Contesto storico e culturale

Vienna, all'epoca, era il cuore dell'Impero Austro-Ungarico, un crocevia culturale dove si intrecciavano influenze tedesche, italiane, slave e ungheresi. La città viveva un periodo di grande fermento intellettuale e artistico, con figure come Sigmund Freud (psicoanalisi), Ludwig Wittgenstein (filosofia), Gustav Klimt (arte) e Arnold Schönberg (musica). In questo ambiente ricco di stimoli, anche la storia dell'arte trovò terreno fertile per svilupparsi in modo innovativo.

Principali esponenti e contributi

ALOIS RIEGL

  1. Alois Riegl (1858-1905) Riegl è uno dei padri fondatori della Scuola Viennese. La sua opera principale, "Stilfragen" (Problemi di stile, 1893), analizza l'evoluzione dello stile artistico non solo come fenomeno estetico, ma anche come espressione di una "volontà artistica" collettiva ( Kunstwollen ). Egli propose che l'arte rispecchi le esigenze culturali, sociali e spirituali di un'epoca, ponendo enfasi sui fattori interni alla cultura piuttosto che su influenze esterne.

Alois Riegl pubblicò "Spätrömische Kunstindustrie" nel 1893, un'opera pionieristica che ridefinì la comprensione dell'arte tardoromana e segnò una svolta nell'approccio alla storia dell'arte. Questo libro analizza i manufatti artistici del periodo tardo dell'Impero Romano (III-V secolo d.C.) e li interpreta come espressioni di un mutamento culturale e spirituale, piuttosto che come semplici testimonianze di decadenza.

Contesto dell'opera

● Nel XIX secolo, l'arte tardoromana era generalmente vista come una fase di declino rispetto alla perfezione classica dell'arte greco-romana. Questo giudizio era influenzato dall'estetica neoclassica, che privilegiava il naturalismo e l'armonia formale. ● Riegl rifiuta questa visione e propone un’interpretazione innovativa: l’arte tardoromana non rappresenta un deterioramento, ma un nuovo sistema di valori estetici, che risponde a esigenze diverse rispetto a quelle dell’arte classica. Riegl svincolò il giudizio critico da tale posizione antistorica e riconobbe ad ogni epoca una propria e peculiare "volontà d'arte" (Kunstwollen), cioè un proprio e particolare "gusto". (Con tale termine di "gusto" la critica italiana di ispirazione idealistica ha tradotto il concetto di Kunstwollen, attenuando l'elemento di cosciente volontà razionale da parte dell'artista per accentuare l'aspetto intuitivo che essa considerava esclusivo nell'opera d'arte).

Le tesi principali

  1. La volontà artistica (Kunstwollen)

○ Riegl introduce il concetto di Kunstwollen , una sorta di "volontà artistica" collettiva che guida lo sviluppo stilistico in ogni epoca. Non si tratta di una forza consapevole, ma di un insieme di inclinazioni culturali che determinano i modi in cui l'arte si evolve. ○ Nel periodo tardoromano, il Kunstwollen si sposta dal naturalismo e dalla rappresentazione illusionistica verso un'estetica più astratta, simbolica e spirituale.

Conclusioni

Il Kunstwollen di Riegl rappresenta un'innovazione fondamentale nella teoria dell’arte, perché permette di analizzare le opere non solo dal punto di vista estetico, ma come espressioni di una cultura. Esso sposta l'attenzione dalla "qualità" artistica, misurata secondo canoni universali, alla comprensione delle specificità culturali di ogni epoca. Questa prospettiva dinamica e contestuale ha rivoluzionato la storiografia dell'arte, rendendo l’opera di Riegl un punto di riferimento ancora oggi.

  1. Franz Wickhoff (1853-1909) Wickhoff si concentrò sull'arte tardo-antica, sfidando il pregiudizio che considerava quest'epoca un periodo di decadenza. Nel suo libro "Die Wiener Genesis" (La Genesi di Vienna, 1895), difese l'arte tardo-romana, sostenendo che fosse un importante punto di passaggio verso nuove forme di rappresentazione visiva.

La "Genesi di Vienna" ( Wiener Genesis ) fu oggetto di un'innovativa analisi da parte di Franz Wickhoff , uno dei principali esponenti della Scuola Viennese di Storia dell'Arte. Nel suo studio, Wickhoff rivalutò l'importanza artistica e storica di questo manoscritto tardo-antico, rompendo con la tradizionale visione critica che considerava l'arte del tardo impero romano come decadente rispetto ai modelli classici.

Il contributo di Franz Wickhoff

Nel suo libro "Die Wiener Genesis" (1895), Wickhoff affrontò lo studio del manoscritto con un metodo analitico e comparativo, proponendo una nuova interpretazione dell'arte tardo-antica e delle sue relazioni con l'arte medievale e rinascimentale. I principali contributi di Wickhoff riguardano:

  1. Rivalutazione dell'arte tardo-antica Wickhoff contestò la tesi diffusa secondo cui l'arte del periodo tardo-antico fosse un segno di declino estetico e tecnico. Sostenne invece che rappresentasse una trasformazione stilistica e concettuale, caratterizzata dall'adattamento dell'arte classica a nuove esigenze narrative e simboliche, in particolare nel contesto cristiano.
  2. Narrazione visiva continua Una delle sue osservazioni principali riguardava il metodo narrativo delle miniature della Wiener Genesis. Wickhoff evidenziò l'uso della narrazione continua , in cui più episodi di una storia sono rappresentati in una singola immagine senza separazioni nette. Questo approccio, secondo Wickhoff, era un segno di innovazione, non di decadenza, poiché permetteva una rappresentazione più dinamica e sintetica delle

storie bibliche.

  1. Confronto con l'arte classica Wickhoff sottolineò come molte caratteristiche stilistiche della Wiener Genesis, come la rappresentazione spaziale e le figure dinamiche, trovassero radici nell'arte classica. Tuttavia, queste erano reinterpretate in funzione di un nuovo contesto culturale e religioso, quello cristiano.
  2. Centralità del simbolismo cristiano Per Wickhoff, la Wiener Genesis non solo testimoniava l'arte tardo-antica come "ponte" tra il mondo classico e quello medievale, ma mostrava anche come l'arte potesse rispondere alle esigenze spirituali e ideologiche del cristianesimo nascente.

Riferimenti architettonici : Wickhoff esaminò anche l'uso dell'architettura nella Wiener Genesis, che richiama elementi classici (colonne, archi, edifici monumentali), interpretandola come un'eredità dell'arte greco-romana, rivista in chiave simbolica.

La "Genesi di Vienna" e l'analisi di Wickhoff sono tuttora un punto di riferimento nello studio dell'arte tardo-antica e nell'evoluzione del linguaggio artistico cristiano.

  1. Max Dvořák (1874-1921) Dvořák sviluppò un approccio storico-filosofico, analizzando l'arte come espressione di idee spirituali e religiose. La sua interpretazione dell'arte gotica e rinascimentale ha influenzato profondamente la storiografia artistica successiva. Dvořák è noto per aver collegato la storia dell'arte a una prospettiva più ampia, che include la filosofia e la teologia.
  2. Julius von Schlosser (1866-1938) Schlosser è celebre per il suo interesse per le fonti e la letteratura artistica. La sua opera "Die Kunstliteratur" (La letteratura artistica, 1924) rimane un riferimento fondamentale per lo studio delle fonti scritte sulla storia dell'arte.

Metodi e innovazioni

La Scuola Viennese introdusse vari metodi e concetti che sono ancora oggi fondamentali:

Storia delle forme (Formgeschichte): Analisi dello sviluppo formale di un'opera d'arte, tenendo conto del contesto culturale e storico. ● Kunstwollen: L'idea che ogni epoca abbia una propria volontà artistica, che guida la produzione e lo stile delle opere. ● Approccio interdisciplinare: Collegamento tra storia dell'arte, filosofia, sociologia e psicologia.

Nella prima metà del Novecento i conoscitori,tra gli storici dell’arte, seguitavano a crescere anche grazie alle istituzioni americane che destinavano le risorse alla cultura (tra cui musei,università e collezioni). La “febbre delle attribuzioni” rischiava di risolversi in una “mania” sterile quando produceva un elenco infinito di opere a causa di attribuzioni imprudenti.

Bernard Berenson era definito il “sommo pontefice” dei conoscitori affermava che anche i falsari erano diventati abili ad apprendere lo stile e le tecniche degli artisti tanto che attribuire un’opera sulla sola base della memoria mnemonica del conoscitore era sbagliato, bisognava servirsi anche dei documenti.Per Berenson inoltre, l’opera doveva essere osservata rigorosamente dal vivo (rifiutava i metodi morelliani). Negli anni tra le due guerre si occupò delle famose LISTE di attribuzione che aggiornava in relazione alle nuove conoscenze. Legame con Toesca: i due erano legati dalla passione per la raccolta sistematica e intensiva di riproduzioni fotografiche di opere d’arte, ma anche dall’attenzione al mercato antiquario internazionale in cui Berenson aveva introdotto l’amico Toesca.

Pietro Toesca il medievista aveva maturato già dalla sua formazione torinese con Reiner e Graf, un deciso interesse per la storia. Per lui la “storia delle forme” era la compresenza di forma e spirito delle opere artistiche, elementi da analizzare nella loro completezza. Inoltre poneva l’attenzione anche su elementi paleografici,etnografici,iconografici e alla storia della moda (grazie alla frequentazione della scuola romana di A.Venturi). Come Cavalcaselle, anche Toesca percorreva i territori visitando musei,collezioni.. annotando schizzi e moltissime foto.Con Riegl invece condivideva il rifiuto verso il concetto di decadenza dell’arte, infatti essa è in continua evoluzione e non esiste periodo artistico maggiore o minore.

Roberto Longhi si era laureato con Toesca a Torino e poi anni dopo era arrivato a Roma per seguire la Scuola di perfezionamento di Adolfo Venturi. Venturi come Berenson e altri, aveva insistito sulla centralità del Rinascimento toscano e sulla vocazione classicista dell’arte italiana, mentre Longhi si sentiva lontano da Morelli e più in sintonia con Cavalcaselle. Tra 1920-22 percorse diversi musei europei insieme al conte Bonacossi: il suo intento era analizzare come l’opera era stata definita appunto arte dall’artista e poi circoscriverla in un certo gruppo di opere e in un orizzonte invece più ampio.

Officina Ferrarese (Longhi,1934) è un libro in cui Longhi ricostruisce le relazioni di una generazione di artisti attivi in una città culturalmente unica (Cossa,Tura,Ercole de Roberti).

Monografia a Piero della Francesca risulta un gusto purista, si uno studio dell’artista, ma anche una grande operazione filologica di ricostruzione del suo operato e quindi anche del rinascimento quattrocentesco in Italia centrale.

Saggio sull’Annunciazione di Carlo Braccesco saggio storico sull’identificazione dell’opera che negli anni 20 del 900 non aveva ancora autore. Longhi ci lavorò a lungo, restringendo sempre di più la ricerca ad un periodo preciso,luogo preciso e protagonista specifico.

Longhi lavorò anche sulle frasi e le parole. creando neologismi,strutture sintattiche dense di espressività.

Benedetto Croce (1866-1952) è stato uno dei filosofi italiani più influenti del XX secolo, e la sua filosofia estetica ha avuto un impatto duraturo sulla teoria e sulla critica d'arte. Croce considerava l'arte una delle espressioni più elevate dello spirito umano e sviluppò una concezione dell'estetica profondamente legata alla sua più ampia filosofia idealistica.

L'estetica di Croce: arte come intuizione espressiva

Croce definisce l'arte come intuizione espressiva. Questo concetto si fonda su alcuni punti chiave:

  1. Intuizione e conoscenza : Per Croce, l'intuizione è una forma di conoscenza immediata, distinta dalla conoscenza logica e scientifica. L'intuizione non riguarda il mondo esterno ma coglie l'essenza delle cose attraverso un atto creativo interiore.
  2. Espressione : L'arte non è semplice percezione o emozione; diventa arte solo quando si trasforma in espressione. Un sentimento o un'immagine vaghi devono essere organizzati in un'espressione compiuta per essere considerati arte.
  3. Unità di forma e contenuto : Croce sottolinea che nella vera opera d'arte, forma e contenuto sono inseparabili. L'arte non può essere analizzata come se il contenuto (l'idea o il sentimento) fosse distinto dalla forma (il mezzo espressivo).

Secondo Croce, ogni opera d'arte autentica è un'unità indivisibile di intuizione e espressione. Non esistono criteri universali per giudicare un'opera, poiché il valore artistico risiede nell'unicità della sua espressione.

L'estetica crociana nel contesto del suo idealismo

La filosofia di Croce è radicata nell'idealismo storicistico, che vede la realtà come il risultato dello sviluppo dello spirito umano. In questa visione, l'arte occupa un ruolo centrale:

L'arte come momento dello spirito : Croce identifica quattro momenti dello spirito: estetico, logico, economico e morale. L'arte appartiene al primo momento, il più primordiale e autonomo, in cui l'essere umano dà forma alla sua esperienza attraverso l'intuizione espressiva. ● L'arte e la storia : L'estetica crociana è intimamente legata alla sua filosofia della storia. Croce sostiene che ogni opera d'arte è espressione di un momento storico e culturale specifico, ma, allo stesso tempo, può trascendere il suo tempo grazie alla sua capacità di cogliere universali spirituali.

Critica dell'estetica crociana

L'estetica di Croce si oppone fermamente a ogni forma di naturalismo, formalismo o estetica normativa. Egli critica:

  1. Il naturalismo : La riduzione dell'arte a una rappresentazione oggettiva del mondo naturale.
  2. Il formalismo : L'enfasi eccessiva sulla struttura formale dell'opera d'arte a scapito del contenuto espressivo.

Una delle sue idee fondamentali era che l'arte fosse un prodotto dell'interazione tra artista e società. Venturi considerava essenziale analizzare come le dinamiche sociali, politiche ed economiche influenzassero il processo creativo, senza però ridurre l'arte a mero documento storico. Venturi è noto anche per la sua difesa dell'arte moderna e per il suo apprezzamento dei movimenti artistici contemporanei come l'impressionismo e il post-impressionismo, che in Italia erano spesso trascurati. La sua pubblicazione Les Archives de l’Impressionnisme (1939) è considerata un lavoro pionieristico nello studio dell’impressionismo, dimostrando come Venturi fosse aperto a nuove espressioni artistiche.

Nel 1931 Venturi lasciò l'Italia a causa del suo rifiuto di giurare fedeltà al regime fascista, un gesto che rifletteva il suo spirito critico e indipendente. Durante il suo esilio in Francia e successivamente negli Stati Uniti, continuò a sviluppare la sua metodologia critica e a promuovere il dialogo tra culture diverse.

Lionello Venturi rappresenta un punto di svolta nella critica d'arte italiana, portando una prospettiva più aperta e internazionale. La sua metodologia storico-critica ha influenzato generazioni di studiosi e contribuito a rinnovare lo studio della storia dell’arte, ponendo le basi per una comprensione più complessa e sfaccettata delle opere artistiche.

Il metodo storico nel cuore della ricerca In seguito alla Grande depressione (1929-31) la connoisseurship conobbe una fase di crisi a causa di un rapido arresto del mercato dell’arte. Tra la fase di arresto e di ripresa, sorgeva la nuova moda degli studi iconografici correlati alla ricerca storica (documenti d’archivio). Le tendenze si andavano concentrando verso la personalità degli artisti,gli stili,la religione,la cultura.

Diaspore e rinascite intorno al 1945 Le università degli USA intensificarono la loro attenzione verso la cultura europea favorendo l’immigrazione di tanti studiosi in pericolo (guerra,persecuzioni antiebraiche,dittature..); é il caso di Erwin Panofsky,nato ad Hannover in una famiglia ebrea, si stabilì poi negli stati uniti come professore universitario alla New york university e a Princeton.Con l’avvento del nazismo non tornò in Germania.

Prima di arrivare negli USA aveva pubblicato La prospettiva come forma simbolica nel 1927 , un testo importante dove lo studioso sostiene che i vari sistemi prospettici susseguitesi nel tempo rappresentino le differenti percezioni del reale; ad esempio gli antichi pensavano a uno spazio finito e disomogeneo,i moderni rinascimentali infinito e omogeneo.

Panofsky sentiva l’esigenza di precisare i metodi e gli obiettivi della storia dell’arte che aveva studiato tra l’università di Amburgo e la Biblioteca Warburg;i frutti di questi studi vennero raccolti nell’opera forse più emblematica dello studioso: Studi di Iconologia. La differenza tra iconografia e iconologia era ancora confusionaria ma lui chiarisce che “L’iconologia è quel ramo della storia dell’arte che si occupa del soggetto o significato delle opere d’arte contrapposto a quelli che sono i loro valori formali”. Fasi analisi dell’opera d’arte:

● Descrizione preiconografica: "Che cosa vedo?" ● Analisi iconografica: "Che cosa significa ciò che vedo?" ● Interpretazione iconologica: "Perché l'artista ha scelto di rappresentare questa scena in questo modo e cosa rivela dell'epoca?"

Questo approccio consente di andare oltre l'apparenza dell'opera per esplorarne il significato più profondo e le connessioni con la cultura e la società in cui è nata.

In La storia dell’arte come disciplina umanistica Panofsky fa riferimento alla distinzione tra soggetto e contenuto: ● soggetto:riconoscimento iconografico ● contenuto: ciò che l’opera aveva distillato dall’ambiente che lo circondava e quindi poteva svelare l’atteggiamento di fondo di un popolo,di un periodo,di una convinzione religiosa collegati in qualche modo alla creazione dell’opera stessa.

Italia:la storia dell’arte nella rinascita del paese Nell’immediato dopoguerra, e anche successivamente, molti intellettuali in Italia si sentivano in dovere di occuparsi della ricostruzione materiale,morale,sociale e politica del paese. Il partito comunista che godeva di grande seguito tra gli intellettuali, mirava a scelte figurative legate al “realismo” in quanto di facile comprensione per il popolo. Le questioni da affrontare per gli storici dell’arte erano diverse: tra le prime la tutela e riqualificazione (e sicuramente restauro) delle opere artistiche e dei luoghi in cui conservarle,la ricostruzione e organizzazione urbana delle città.

In Italia i più attivi che ricordiamo sul campo giornalistico furono sicuramente Argan,Bianchi Bandinelli e Longhi. Bianchi Bandinelli si impegnò nel ‘67 nella rivista “Dialoghi in Archeologia” (era appassionato soprattutto di archeologia e storia dell’arte antica), Argan nel ‘69 avviò la sua rivista “Storia dell’arte” mentre già nel 50 Longhi diede vita a “Paragone”.

Tra gli altri studiosi del periodo ricordiamo anche Cesare Brandi il quale insieme ad Argan,progettò l’apertura del ICR, L’Istituto Centrale del restauro (che avvenne nel 1939 con Brandi alla guida). Nel 50, Cesare Brandi pubblicò nel “Bollettino dell’ICR” una prima stesura di quelle idee raccolte poi nell’opera Teoria del restauro (1963). In quest'opera egli analizza i metodi da utilizzare per il restauro ma soprattutto la corretta conservazione delle opere artistiche; affronta anche il tema delle lacune che secondo lui andavano trattate o con colori neutri o con una tessitura cromatica in rigatino che attenuasse gli stacchi con le parti originali. Longhi ad esempio preferiva che le lacune restassero evidenti. Nel 66 si intensificò l’attenzione sul restauro a causa dell’alluvione di Firenze che devastò la città e le opere in essa conservate.Per quanto riguarda gli affreschi ad esempio,longhi era d’accordo con il distacco degli stessi dal sito originario per restaurarli mentre Brandi raccomandava maggiore attenzione ai distacchi degli affreschi in quanto non solo erano potenzialmente pericolosi per la struttura delle opere, ma poneva l’attenzione sull’importanza del loro contesto di origine.