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riassunto paideia platonica, Schemi e mappe concettuali di Storia Della Pedagogia

riassunto sulla concezione platonica della paideia

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 06/04/2022

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martina-caterino-1 🇮🇹

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Alati
Sulle ali della paideia platonica
« lui i mortali chiamano
appunto Eros che vola,
ma gli immortali Ptèros
perché costringe a mettere le ali»
Fedro, 252b
1. La paideia greca: da Omero a Platone
La paideia platonica rappresenta una delle diverse colorazioni che il fenomeno pedagogico assume
sullo sfondo del contesto greco.
La paideia è uno dei tratti caratteristici del mondo greco, che nel mondo greco mette radici e prende
forma, tanto che è estremamente difficile trovare un termine che traduca perfettamente ‘paideia’
senza tradirne il senso, senza limitarne la portata semantica. Il termine che più mantiene la pienezza
semantica di paideia è bildung, termine tedesco che significa anche edificio, costruzione, un
costruire dalle fondamenta. Questo è proprio l’obiettivo della paideia: la formazione dell’individuo.
Nella grecità la paideia si caratterizza differentemente a seconda delle epoche, possiamo
individuarne diverse fasi: paideia omerica, paideia classica, paideia sofistica e platonica che
nonostante si tengano cronologicamente insieme, nascono una in opposizione all’altra.
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Alati

Sulle ali della paideia platonica

« lui i mortali chiamano appunto Eros che vola, ma gli immortali Ptèros perché costringe a mettere le ali » Fedro, 252b

1. La paideia greca: da Omero a Platone La paideia platonica rappresenta una delle diverse colorazioni che il fenomeno pedagogico assume sullo sfondo del contesto greco. La paideia è uno dei tratti caratteristici del mondo greco, che nel mondo greco mette radici e prende forma, tanto che è estremamente difficile trovare un termine che traduca perfettamente ‘paideia’ senza tradirne il senso, senza limitarne la portata semantica. Il termine che più mantiene la pienezza semantica di paideia è bildung , termine tedesco che significa anche edificio, costruzione, un costruire dalle fondamenta. Questo è proprio l’obiettivo della paideia: la formazione dell’individuo. Nella grecità la paideia si caratterizza differentemente a seconda delle epoche, possiamo individuarne diverse fasi: paideia omerica, paideia classica, paideia sofistica e platonica che nonostante si tengano cronologicamente insieme, nascono una in opposizione all’altra.

Età omerica Nel periodo più arcaico della Grecia la paideia si ispira e ruota attorno ai poemi omerici, opere cui la funzione pedagogica era uno degli obiettivi principali, ed in particolare attorno ai modelli offerti da Achille ed Odisseo. L’eroe omerico è emblema di perfezione: forza fisica ed eloquenza, coraggio, lealtà, generosità, onore. Con il suo interesse non solo per l’educazione del corpo, ma anche di quelle qualità che possiamo definire virtù, l’ideale perseguito della paideia omerica sembra anticipare il modello classico della kalokagatia, è un modello educativo che tiene conto e si radica in una ‘civiltà della vergogna’. In quest’ottica gli esempi offerti dagli antenati modelli ideali cui cercare di uniformarsi, la tradizione, che nell’educazione greca tout court ha un ruolo importante, è millimetricamente centrale nella sua configurazione arcaica ed omerica, in cui la tradizione è ancora tramandare orale, tramandare vivo. L’educazione comprendeva infatti la memorizzazione e la recitazione dei poemi omerici che fungevano da moniti, sempre presenti, didattici e moraleggianti. Età classica Nel periodo classico la paideia si ammanta stretta all’ideale della kalokagatia già preannunciato dalla paideia arcaica, l’individuo ben formato era infatti colui nel quale sbocciavano e si specchiavano reciprocamente qualità fisiche e qualità psichiche (psichiche nel senso di qualità della psyche, nel senso greco più ampio). Il processo educativo prevedeva tanto esercizi che garantissero la salute, la forza e la vigorosità del corpo, quanto “esercizi” volti alla fioritura delle qualità interiori dell’individuo. Tale modello mirava alla formazione del cittadino virtuoso ovvero di colui che è obbediente e coinvolto nella vita pubblica, che aderisce e acquisisce l’ethos politico. Educazione sofistica e platonica Con l’approdo di stranieri e sofisti ad Atene muta la struttura della paideia, questa va concentrandosi maggiormente sull’affinamento delle virtù intellettuali ed artistiche, ponendo in secondo piano, pur senza eliminarlo, l’esercizio fisico. I sofisti danno nuova impronta alla paideia, la quale diventa maggiormente individuale, volta non all’acquisizione di virtù, ma all’acquisizione ed alla capacità di padroneggiare una téchne , precisamente quella della retorica e della eloquenza. Platone, con la sua ombra socratica, pensa la paideia in opposizione a quella sofistica che è paideia che si svuota di idealità, universalità, di giustizia e virtù e si riduce ad un mero travaso di nozioni, un accumulo di capacità retoriche che mirano a rinchiudere la “verità” nell’illusorietà della sopraffazione retorica spacciata per dialettica. Platone ripensa dunque la paideia confrontandosi con la tradizione, mantenendone alcuni aspetti ed innovandone molti altri che rendono l’educazione platonica straordinaria e paradossale, continua costruzione, modo di viaggiare nell’esistenza.

Dunque esaminando la figura di Socrate metteremo in luce gli aspetti della paideia platonica. Socrate, a differenza dei sofisti, sostiene di non avere una conoscenza sicura su come vivere rettamente, non si pone dunque alla maniera di un maestro, un esperto, in grado di impartire insegnamenti. Non vuole rafforzare l’autostima dei suoi interlocutori, ma anzi li tormenta continuamente, vuole generare insicurezza, perplessità. La maniera socratica, detta maieutica, non mira a travasare sapere come acqua in vasi vuoti, ma vuole portare i suoi discepoli, per meglio dire amici, ad una conversione totale, una nuova nascita, un radicale cambio di prospettiva. Vuole portare alla luce i germi di conoscenza presenti nei suoi amici, non impartire loro mere nozioni dietro compenso, la sua attività filosofica che è pedagogica non ha come finalità l’acquisizione dell’abilità retorica e dialettica, ma vuole portare gli individui all’acquisizione della virtù e dunque della felicità. Paideia platonica: il mito della caverna Queste contorni socratici vengono tratteggiati dalla mano di Platone in diversi dialoghi dove vengono messe in luce le modalità, le finalità e le difficoltà. Nella Repubblica esemplificativo a tal proposito è il mito della caverna che riassumo di seguito: “Pensa a uomini chiusi in una specie di caverna sotterranea […]” Così comincia il mito della Caverna, ambientato in una caverna sotterranea. Qui vi sono degli schiavi, incatenati e costretti a guardare e rivolgere la testa solo davanti a sé. Dietro di loro vi è un fuoco, e tra il fuoco e loro vi è un muro costruito su una strada in salita. L’immagine di chiunque passa, con qualunque oggetto porti con sé, proietta la sua ombra (grazie al fuoco) sul fondo della caverna. Ciò permette ai prigionieri di vedere solo le ombre, e non la realtà esistente. «per questi uomini la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti» Ma se uno riuscisse a liberarsi da quelle catene? Voltandosi non vedrebbe più ombre, bensì la realtà delle cose. Inizialmente non distinguerà bene gli oggetti, accecato dalla luce. Solo successivamente riuscirà a scrutare le cose direttamente ma ancora incapace di volgere gli occhi al sole. Dopo un po’ potrà fissare il sole di giorno e ammirare lo scintillio delle cose reali. Lo schiavo vorrebbe ora rimanere lì, in quel mondo di superiore bellezza. Ma, se per rendere partecipi i suoi compagni, scendesse nuovamente nella caverna? I suoi occhi però sarebbero offuscati dall’oscurità, non abituato più a vedere le ombre. Sarebbe deriso e respinto per gli “ occhi guasti “; e alla fine, probabilmente, anche ucciso dai vecchi compagni, infastiditi dal suo vano tentativo di portarli alla “luce”. «Se dovesse di nuovo valutare quelle ombre e gareggiare con i compagni rimasti sempre prigionieri […] non farebbe ridere e non si direbbe di lui che torna dalla sua ascesa con gli occhi rovinati e che non vale neanche la pena di provare a salire? Non ucciderebbero chi tentasse di liberarli e di condurli su?» Il mito della caverna scandisce le tappe del percorso che porta alla conoscenza, un cammino graduale verso la verità che richiede alcuni passaggi obbligati, alcune tappe necessarie. Oltre a mettere in luce aspetti della filosofia platonica come quello ontologico, gnoseologico ed etico, descrive la radicalità del cambiamento che la paideia platonica esige e comporta, una periagoge ,

una conversione, del modo di vedere le cose, una seconda-prima apertura degli occhi, che segue l’abbandono di tutte le precedenti convinzioni ed illusioni. L’abbandono del terreno sicuro delle credenze di una vita è uno degli aspetti più drammatici dell’educazione pensata da Platone, è difficile e coraggiosa, e nella maggior parte dei casi richiede un aiuto dall’esterno, la guida ed il soccorso di quel prigioniero che è ha compiuto la risalita ed ha il compito morale e politico di riscendere nella grotta per liberare gli altri prigionieri: il filosofo. Colui che vede germi di conoscenza in alcuni giovani e si prodiga per portarli alla luce, per innalzare i loro occhi al cielo. Emblematica a tal proposito e sul cui modello si costruisce la paideia platonica è, come abbiamo detto, Socrate. Modalità e finalità dell’educazione platonica Ma quali sono le finalità del processo educativo? Cosa mira a raggiungere? Rimanendo sulle tracce della Repubblica in cui Platone pensa l’anima come tripartita, composta da una parte concupiscibile, una irascibile ed una razionale, possiamo dire innanzitutto che la paideia platonica mira alla realizzazione di un’armonia tra le varie parti dell’anima, con il prevalere della parte razionale sulle altre due. Creare armonia tra le varie parti dell’anima significa raggiungere una condizione di equilibrio, condizione necessaria per la ‘salute’ psichica nel senso più ampio, ma anche fisica. Platone rivolge la sua attenzione anche all’educazione del corpo, fondamentale, in quanto è previsto anche il raggiungimento di un’armonia tra anima e corpo. L’attenzione al corpo ed all’esercizio fisico è un elemento della paideia tradizionale greca che Platone conserva, inquadrandola nel suo sistema ed istituendo parallelismo tra salute fisica e salute dell’anima. Platone dilata questo concetto istituendo un’analogia tra corpo ed anima che meglio permette di comprendere la paideia filosofica che è cura dell’anima. Il maestro diventa infatti medico di anime, colui che è in grado di ristabilire l’equilibrio tra le parti dell’anima e così portarla al più elevato stato di salute. L’idea di salute come equilibrio è di matrice galenica, secondo cui un perfetto stato di salute è dato dall’equilibrio tra i vari umori. E se la salute dell’anima è paragonabile a quella del corpo, allora è necessaria una ginnastica dell’anima, che la rinvigorisca e permetta alla parte razionale di governare sulle altre, tenendo a bada le passioni che potrebbero creare scompiglio. L’armonia dell’anima è dunque fine della paideia, ma è anche mezzo che mette l’individuo nella condizione di raggiungere la felicità e la virtù. La virtù cui mira la paideia è la virtù classica greca, è areté, eccellenza, fare ciò che si fa nel modo migliore possibile. Nel caso platonico la virtù ha connotazioni tanto gnoseologiche quanto etiche, infatti se eticamente possiamo parlare di una virtù morale volta alla realizzazione della vita del sé ed al contributo che tale realizzazione può dare alla società, dal punto di vista gnoseologico possiamo dire che il raggiungimento della virtù coincida con il raggiungimento della verità massima: l’idea di Bene. il raggiungimento del Bene è, in primo luogo, obiettivo della paideia che si configura come mezzo che avvia alla filosofia e che esercita una forza propulsiva in grado di spingere l’individuo verso tale meta, ed in secondo luogo della filosofia platonica tout court che pensa l’idea di Bene come garante di un’unità di senso. D’altronde la paideia platonica si identifica con la filosofia stessa, paideia è un continuo lavoro sul sé, attività che avviene con l’ausilio di un maestro, ma che avviene anche grazie al lavoro del sé con se stesso. Educazione allora è viaggio, modo di vivere, non è un cosa, ma un come , esercizio che porta alla dischiusura del mondo ideale, al suo raggiungimento, ed alla dischiusura del sé. Se paideia e filosofia in parte corrispondono e se la filosofia platonica è, secondo lo stesso Platone, filosofia erotica, è bene allora analizzare il rapporto tra educazione ed eros, topos classico che si esplica nella tradizionalissima pederastia greca. Faremo allora prima un quadro del fenomeno pederastico in Grecia, per poi passare a discutere

rivestita di abiti nuovi, ed inevitabilmente anche Platone non poté non considerarla anche nel suo pensiero, nel suo modello pedagogico, nella risalita verso la conoscenza che ha un ruolo fondamentale, rappresenta le fondamenta su cui è stato edificato il celebre amore platonico. Nell’Atene di Socrate e Paltone la pederastia andava perdendo il suo riconoscimento sociale, trasformandosi da rituale aristocratico e guerriero rivolto alla formazione politica in un qualcosa di meno rigoroso, maggiormente concentrato sugli aspetti estetici e sensuali, scivolando verso deviazioni che tiravano su di loro sempre più il biasimo dei cittadini. Nei dialoghi platonici molteplici sono i riferimenti alla pederastia, tanti e diversi da non permettere di ricavare una netta posizione di Platone su di essa. È innegabile che Platone ri-concettualizzi la relazione pederastica e la inserisca nel suo sistema, ma quali sono i tratti di quel modello educativo che Platone prospetta? Quali gli elementi del modello classico che salva e quali che critica ed elimina?

4. Platone e la pederastia L’amore platonico: sulle orme della pederastia Dicevamo prima che in Platone filosofia e paideia sono quasi sovrapponibili, connotate entrambe da quell’eroticità che le lega insieme nel sublime amore platonico, spesso frainteso e discusso e le cui riflessioni spese a proposito si sono interrogate proprio sulla presenza o meno dell’elemento erotico fisicamente inteso al suo interno. Alla base dell’amore platonico e della paideia sta sicuramente la pratica diffusissima della pederastia, diversi sono i dialoghi in cui sono presenti riferimenti e descrizioni di infatuazioni, desideri, riflessioni sul rapporto pederastico alla luce della natura di Eros, opere emblematiche a tal proposito sono il Simposio ed il Fedro. Nel Simposio si racconta di un banchetto svolto a casa di Agatone, in onore della sua vittoria all’agone poetico, durante il quale i partecipanti al convito uno per volta tessono le lodi di Eros, elogiandolo e spiegando cosa sia Amore. Dai vari encomi descritti da Platone emerge chiaramente lo stretto ed inscindibile rapporto che intercorre tra educazione e pederastia, ma che tipo di pederastia si lega all’educazione? Il primo discorso riportato nel Simposio è quello di Pausania che distingue due tipi di Eros, uno per così dire volgare ed uno celeste: «Dunque, Eros che si accompagna ad Afrodite volgare è veramente volgare e agisce come capita. E questo è l’Eros proprio degli uomini che valgono poco. Innanzitutto questi amano donne non meno che giovanetti. E poi amano i corpi più̀ che le loro anime. E per giunta amano le persone che sono prive il più̀ possibile di intelligenza, mirando solamente a portare a compimento il loro desiderio, senza darsi pensiero se questo avvenga in modo bello oppure no». Dell’altro, dice ancora Pausania: «Invece l’altro Eros si accompagna ad Afrodite celeste, la quale, in primo luogo, non partecipa della natura della femmina, ma solamente di quella del maschio – e questo è l’amore per i ragazzi – e poi è più̀ antica, e del tutto priva di sfrenatezza. Per tale motivo, coloro che sono ispirati da questo Eros si rivolgono al maschio, amando ciò̀ che per natura è più̀ forte e più̀ intelligente» Pausania distingue dunque due tipi di amore, ma anche due diverse configurazioni della pederastia. L’amore che Pausania definisce volgare è un amore, un desiderio limitato ai corpi, mero

appagamento fisico privo di un’aspirazione spirituale, l’amore celeste è invece un amore che non esclude il desiderio fisico, ma che contempla anche un amore suscitato dal carattere dell’amato. Il rapporto pederastico caratterizzato solo da un amore fisico era mal visto nell’Atene platonica, considerato disonorevole per l’amato. Il disonore della pederastia si lega al modo greco di concepire la sessualità che pensava la netta distinzione di un ruolo ‘attivo’ ed uno ‘passivo’, nel caso della pederastia ruolo passivo relegato al giovane amato ed il ruolo attivo all’adulto amante, ma la subordinazione dell’amato era considerata disonorevole se intesa come subordinazione che prevedeva la mera elargizione di piaceri fisici. Tale subordinazione tuttavia poteva essere accettata se legata alla componente educativa, diventava quini una subordinazione dell’amato al suo amante che è anche maestro e quindi una subordinazione motivata da finalità pedagogiche. È proprio questo il modello pederastico alla base dell’educazione platonica, educazione che avviene nella relazione e parte da un’eliminabile componente erotica, strettamente fisica, ma che s’innalza anche oltre per essere effettivamente funzionale dal punto di vista educativo. Il Simposio si chiude con l’elogio di Eros compiuto da Socrate, il quale racconta il mito della nascita di Amore, figlio di Poros (abbondanza, ingegno) e Penìa (povertà) che spiega il modo di essere di Eros. Eros desidera qualcosa che non ha, ma di cui ha bisogno, è mancanza. È filosofo. Non ha la sapienza, ma aspira ad ottenerla, così come aspira alla bellezza, bene che rende felici. La bellezza ha diversi gradi ai quali ci si può sollevare solo attraverso un lento cammino, si passa dall’essere attratti dalla bellezza di un singolo corpo ala bellezza dei tutti i corpi, da quella dei corpi a quella dell’anima, dalla bellezza dell’anima a quella delle leggi e da quella delle leggi ed infine da quella delle leggi a quella delle scienze, scienze che si susseguono fino alla scienza filosofica che ha come massimo oggetto l’idea del Bene. Culmine dell’aspirazione umana è dunque la contemplazione dell’idea del bene. Alla base di quest’ascesa c’è l’ineliminabile spinta propulsiva di Eros che agisce in un primo momento facendo divampare il desiderio per i corpi, in modo che tale desiderio possa essere sublimato e possa guidare per mano lungo i gradini della così detta scala amoris. Quest’idea dell’ascesa conoscitiva che parte dalla sensibilità e dall’eroticità ad essa connessa prende indubbiamente ad esempio e come modello educativo quello pederastico, di cui parla lo stesso Socrate all’interno del suo discorso. Chi sia stato educato fin qui in quanto concerne l'eros, contemplando ordinatamente e correttamente ciò che è bello, giunto ormai al suo compimento (telos), avrà all'improvviso davanti agli occhi qualcosa di meraviglioso, bello nella sua natura: proprio per questo, Socrate, sono stati sofferti tutti i precedenti travagli: qualcosa che in primo luogo è per sempre, e non nasce né muore, e non cresce né diminuisce; e inoltre, non (211a) è bello per un verso e per un verso brutto, né ora sì e ora no, né bello rispetto a una cosa e brutto rispetto a un'altra, né qui bello e là brutto, così da essere bello per alcuni e brutto per altri. Né, ancora, questo bello gli si presenterà come un viso, o delle mani o altro di cui il corpo partecipi, né come un discorso o una qualche scienza, né come qualcosa che sia in qualcos'altro, per esempio in un animale o in terra o in cielo o altrove; bensì esso stesso in sé e per sé, per sempre uniforme (monoeides) (211b): e tutte le altre cose belle ne partecipano in modo tale, che mentre queste divengono e muoiono, esso non cresca né diminuisca, né subisca affezioni. Quando uno, dunque, praticando correttamente la pederastia, 37 sollevandosi da questi particolari cominci a vedere questo bello, allora ha quasi toccato la mèta (telos). Questo, infatti, è il percorso corretto. da sé o guidati di altri, su quanto concerne l'eros (211c): cominciando dalle cose belle di qui, salire sempre più, quasi usandole come gradini, in vista del bello supremo, da una a due e da due a tutti i bei corpi, e dai bei corpi alle belle istituzioni, e dalle belle istituzioni alle belle nozioni (mathemata), finché dalle nozioni si trovi compimento in quella nozione, che non è nozione d'altro se non del bello stesso, e così, in conclusione, si conosca ciò che è il bello in sé (210e-211c)

Abbiamo brevemente tracciato un percorso sullo sfondo immenso della paideia greca, che ci ha permesso, forse, di abbozzare i contorni del modo platonico di dispiegare questo fenomeno descrittivamente parlando e, di strutturarlo da un punto di vista ‘normativo’. L’educazione platonica è dunque un modello che si colloca come uno tra tanti nel complesso delle metodiche pedagogiche pensate ed attutate dagli uomini nel corso di tempo, è uno tra gli altri, ma cosa lo definisce e gli consente di essere quello specifico approccio pedagogico? Sicuramente è rivelante il quadro metafisico in cui si colloca la paideia platonica, in virtù del quale l’educazione si configura come processo in grado di traghettare verso quel mondo ideale che Platone pone a fondamento ed al culmine del reale. Tuttavia non bisogna dimenticare che seppur il pensiero platonico sia indubbiamente orientato verso un altrove , le sue considerazioni hanno un evidente connotazione mondana. Questo è il caso anche del modello pedagogico platonico, infatti se il processo educativo ha come fine il raggiungimento, la contemplazione del mondo ideale ed il conseguimento della virtù che da essa deriva, bisogna ammettere che il contesto d’uso e di spendimento di tale virtù rimanga sempre il mondo sensibile, la paideia mira all’acquisizione della virtù affinché l’individuo possa raggiungere uno stato di felicità, vivere nel miglior modo che gli è possibile, in armonia con sé e con il mondo. Si può ancora guardare al modello platonico per quanto riguarda l’educazione? È difficile considerare fruttuoso un modello pedagogico che si radica in un quadro metafisico per noi oggi inconcepibile e questo, per certi versi, va a minare la potenzialità della paideia platonica, ma al di là di questo, credo ci siano diversi aspetti del modello pedagogico platonico che possono essere fruttuosi ancora oggi. Innanzi tutto l’idea dell’educazione come lavoro tra due, come attività che non si radica però in un’inflessibile differenziazione dei ruoli, dell’educatore e dell’educato, ma che in una prospettiva quasi dialogica pone i coinvolti e permette una crescita, una formazione del sé totalizzante, che permei l’esistenza tutta e leghi ‘emotivamente’, che con pathos rischiari quel desiderato, quell’anelito insaziabile che può esser sublimato e dar vita ad un’esistenza che sia pienamente tale, che la colori di vitalità. Può l’educazione così intesa configurarsi essa stessa come modalità di vivere, durante cui si costantemente di formar-si, in un processo che può avvenire con l’altro , o anche in dialogo con il sé. Che venga recuperato e tenuto sempre al centro quello stimolo, quella dedalica propulsione, che permette di innalzarsi, alzarsi in volo diretti verso quell’ altrove , la cui tratta si snoda in una bildung , per così dire, senza fine.

Bibliografia di riferimento F. Barone, Educazione e Pederastia nell’Atene di Platone, in Pedagogia e Vita, 2009, 3-4 , pp. 156-

M, Erler, Platone. Un’introduzione, Einaudi 2009. W. Jaeger, Paideia. La formazione dell’uomo greco , Bompiani 2003. Platone, Il Fedro, Einaudi 2011. Platone , Il Simposio , Laterza 1996. Platone, La Repubblica, Laterza 2007.