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Il documento riassume il libro "Quando viaggiare era un'arte" parte dell'esame di Letteratura Italiana II del corso della prof.ssa Sara Lorenzetti AA (23/24).
Tipologia: Sintesi del corso
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Il libro è dedicato al fenomeno culturale del Grand Tour. Ovvero riguarda tutti coloro che, fra il XVI e il XIX secolo, hanno intrapreso il giro dell'Italia e dell'Europa per più motivi. Il Grand Tour, con le sue "pene e delizie", rappresenta una metafora del viaggio della vita, un modo di crescere , di rinnovare spirito à viene considerato come un ‘arte’.
Sotto il regno della regina Elisabetta I (1558-1603) si registrano le prime escursioni in Europa, soprattutto in Italia, dei giovani aristocratici inglesi, mossi dal desiderio di conoscere altri paesi e altre culture, aper portare a termine il loro percorso di studi: un’esperienza pratica per vedere le cose che avevo studiato, parlare le lingue che avevano appreso, imparare a conoscere la politica. Le mete privilegiate erano le grandi capitali europee e l'Italia che divenne uno dei posti più popolari da visitare. Tra le tappe più importanti del tour vi era Napoli e i Campi Flegrei che offrivano la possibilità di visitare sia siti archeologici che fenomeni naturali, quali l'attività vulcanica. Ne dà esempio Goethe nel suo Viaggio in Italia. Si parla di Grand tour che si sviluppa fra il 16-17°secolo à si intende il viaggio continentale intrapreso da generazioni di aristocratici europei tra l'età adolescenziale e quella adulta. Si pensava che tramite questa esperienza il giovane acquisisse le doti di intraprendenza e coraggio necessarie ai membri di una nuova classe dirigente. Il viaggio serviva quindi ad ottenere una educazione più completa e varia di quella che si sarebbe potuta ottenere in patria. Un dibattito si inserisce nel clima di eccessiva fiducia sul potere formativo del Grand Tour e dalla riflessione sugli effettivi risultati di questo fenomeno, a cui si riconosce l’incentivo allo studio delle lingue straniere e la capacità di ridurre i pregiudizi, ma non molto di più. I caratteri del Grand tour si devono alla mentalità e alle motivazioni del viaggiatore seicentesco: amante della cultura classica e dell' arte italiana , appassionato dei fenomeni naturali. Il viaggiatore seicentesco è mosso da curiosità e tramite il viaggio vuole raggiungere una compiuta esperienza. Thomas Palmer elenca le 5 cause che attraggono il visitatore in Italia : il clima , le antichità, le corti, e le università. Le "voci" di questo nuovo modo di vedere il viaggio rimasero per molto tempo silenti; ne è un esempio il Journal de voyage en Italie di Montaigne , redatto tra 1580-1581 ma pubblicato solo nel 1774. La prima guida per chi si apprestava ad intraprendere il tour continentale fu “ Itinerary” (1618) di Moryson. Doti del viaggiatore secondo Gibbon : bisogna immagazzinare un’intensa/inesauribile energia (per affrontare avversità della strada – locanda) e avere un incessante curiosità – insofferente al riposo – coraggioso al pericolo al viaggiatore si deve aggiungere conoscenza dell’agricoltura/industria/ chimica/botanica/ meccanica, buon orecchio per musica – capace di adattarsi a ogni ambiente sociale. Infine, non bisogna dimenticare che i viaggiatori, in modo più o meno esplicito, svolgono il ruolo di informatori : sia informando all'estero di cosa succede in patria, sia al ritorno portando in patria informazioni su cosa accade all'estero.
Il Settecento è il secolo d’oro dei viaggi. Due eventi consentono di delimitare il fenomeno del Grand Tour distinguendolo dal resto dei viaggi:
ANDATA → Per il viaggiatore che scendeva da Sempione o dal Moncenisio il tratto padano comprendente Milano e Torino veniva percorso con velocità e con alcune soste a Parma, Piacenza, Bologna. Diverse città della Toscana venivano consigliate come sosta di riposo, educazione, svago: Livorno era un buon osservatorio per i diplomatici; Siena era amata per il modo forbito in cui si parlava l’italiano; Lucca era raccomandata per la dolcezza del clima e del paesaggio; Firenze era la città più amata dagli stranieri e alla sua fortuna contribuì la presenza di punti di riferimento per gli inglesi di transito come Casa Manetti e Casa Ambrogi, centro della vita mondana dove gli inglesi incontravano gli aristocratici fiorentini. Dopo Firenze si proseguiva per Roma , città dove il viaggiatore sostava nei mesi invernali per visitare musei e ville e partecipare alle feste di carnevale, le quali costituivano un topos nei diari dei viaggiatori. Per arrivarci si passava per Siena oppure attraverso la valle dell'Arno fino ad Arezzo per proseguire sulla via di Perugia fino a Folignano e a Terni.
Quando a partire era un aristocratico, subentrava il ruolo dell’ accompagnatore o Tutor che doveva essere un individuo maturo al quale spettava il ruolo di maestro, mentore, guida e vigilare sul comportamento morale del ragazzo. In più erano richieste doti come avere familiarità con la lingua o sapere scrivere con calligrafia chiara e veloce oppure sapere medicare etc. Nel complesso gli accompagnatori erano intellettuali felici di trarre vantaggi culturali dalla possibilità di effettuare il Grand Tour. Nel 18 secolo le grandi famiglie aristocratiche erano in grado di far scortare i loro rampolli da un vero e proprio corteo.
La CARROZZA è emblema di un’epoca cosmopolita e antenata del moderno camper. Si diffonde dal 17 secolo con il miglioramento della rete viaria in Europa e sostituì il cavallo da sella. Il viaggiatore poteva scegliere tra tre soluzioni a seconda delle proprie disponibilità economiche:
STRADE à ovviamente durante il viaggio si potevano affrontare pericoli e incidenti sulle strade: Inghilterra meridionale, Francia e Italia settentrionale presentano una le strade migliori e più affidabili rispetto al resto d’Europa, mentre il primato negativo spetta alla Germania. MA per il viaggiatore del tempo la più grande difficoltà era superare le Alpi: bisognava smontare la carrozza in pezzi che venivano trasportati dai muli, mentre i viaggiatori venivano trasportati da con le portantine. INCIDENTI à Le condizioni della strada sono alle origini dei guasti e incidenti delle carrozze e i più frequenti riguardavano la rottura di cinghie di sospensione, molle e ruote, e il ribaltamento della carrozza nel fango causato da piogge (come successe al futuro direttore del Louvre Dominique Vivant Denon). CAUSE? Il MALTEMPO (+ inesperienza dei guidatori e cavalli non domati + raramente si parla di VELOCITA’ dei veicoli nei libri di viaggio e degli incidenti connessi ad essa) più pericoloso era se ciò accadeva viaggiando di notte perché si l’orientamento; mentre in periodi di pioggia le inondazioni delle strade costituivano un problema perché erano rarissimi i ponti di pietra e la maggior parte erano di legno (più facili da costruire e da smantellare per motivi di difesa) ma la loro manutenzione era talmente scadente che spesso i viaggiatori preferivano attraversare il fiume. VIAGGIO VIA MARE, I PROBLEMI? Quanti ricorrevano alle navi dovevano sopportare la QUARANTENA nei lazzaretti nei porti di approdo descritti come luoghi caratterizzati da condizioni precarie. Es. Rousseau in quarantena a Genova da Messina (peste): il lazzaretto era un edificio enorme e vuoto PRIVO di tutto (finestre, letti , coperte etc )... Simili per chi viaggiava via terra erano le DOGANE delle vere e proprie quarantene di terra, con le loro soste forzate e i soprusi nei confronti dei viaggiatori. INCONTRI E SCONTRI. Se si arriva per primi alla stazione di posta si può cambiare per primi i cavalli, pranzare e trovare un posto per dormire nelle locande (che a causa dei tantissimi viaggiatori erano piene) La strada costituiva anche un luogo di incontri piacevoli tra viaggiatori di veicoli diversi ma anche di i meno piacevoli con i BRIGANTI à una figura ricorrente nelle storie sempre capitate ad altri che venivano diffuse attraverso il “sentito dire”, cioè i racconti nelle locande. Tuttavia, gli assalti condotti dai briganti contro i viaggiatori stranieri facevano notizia proprio per la loro rarità e spesso portavano alla morte di qualche viaggiatore. Anche se nella descrizione di molti rendono il viaggio solo più sapido e movimentato. Fondi e Terracina (zona italiana infestata dal fenomeno dei briganti). BISACCE E PENNELLI. Quando a viaggiare un personaggio interessato alla tradizione artistica, era d'uso ricorrere ad un pittore ingaggiato nel paese in cui si visitano monumenti e paesaggi. In una Gazzetta francese dell’agosto 1770 si legge di certi turisti inglesi che giungono a Caen, tra di loro c'era un PITTORE che ritraeva scorci della città. Spesso i viaggiatori raccontano di essere stati considerati delle spie per aver disegnato il paesaggio, ma in realtà ciò che spingeva i viaggiatori a disegnare o a ricorrere ad un pittore era la prassi documentaria del viaggio. La razionalità illuministica si manifesta nella predilezione di punti di vista a largo raggio che permettono di cogliere sotto l’intero paesaggio. Eseguire bozzetti inoltre era un’ alternativa alla lettura durante i viaggi e durante le soste delle carrozze. Questi disegni fanno capire come dei momenti specifici di una tradizione pittorica condizionino il modo di vedere la realtà circostante da parte dei viaggiatori, che vogliono vedere rispecchiata la loro cultura figurativa
CUCINA à forte curiosità culinaria per la ristorazione delle locande dei paesi. I turisti erano interessati maggiormente ai paesi mediterranei, in particolare Francia e Italia per il modo in cui le loro cucine si differenziavano da quelle dei paesi settentrionali (in Germania i viaggiatori si lamentavano dell’abitudine di cucinare grandi quantità di cibo per farlo durare vari giorni, e quindi doverlo ogni volta scaldare). Le guide turistiche offrivano elenchi di alberghi e trattorie con i menù più caratteristici. Le osservazioni sulle caratteristiche culinarie di un luogo tendevano alla stereotipia, infatti i viaggiatori considerano le maniere a tavola lo specchio di una specifica civiltà.