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Riassunto "QUANDO VIAGGIARE ERA UN'ARTE" - unimc, Lorenzetti, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Il documento riassume il libro "Quando viaggiare era un'arte" parte dell'esame di Letteratura Italiana II del corso della prof.ssa Sara Lorenzetti AA (23/24).

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 09/01/2025

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QUANDO VIAGGIARE ERA UN ARTE ATTILIO BRILLI
Il libro è dedicato al fenomeno culturale del Grand Tour. Ovvero riguarda tutti coloro che, fra il XVI e il XIX
secolo, hanno intrapreso il giro dell'Italia e dell'Europa per più motivi. Il Grand Tour, con le sue "pene e
delizie", rappresenta una metafora del viaggio della vita, un modo di crescere , di rinnovare spirito à viene
considerato come un ‘arte’.
Capitolo 1
Storia artistica e letteraria del grand tour
Sotto il regno della regina Elisabetta I (1558-1603) si registrano le prime escursioni in Europa, soprattutto in
Italia, dei giovani aristocratici inglesi, mossi dal desiderio di conoscere altri paesi e altre culture, aper
portare a termine il loro percorso di studi: un’esperienza pratica per vedere le cose che avevo studiato,
parlare le lingue che avevano appreso, imparare a conoscere la politica. Le mete privilegiate erano le grandi
capitali europee e l'Italia che divenne uno dei posti più popolari da visitare. Tra le tappe più importanti del
tour vi era Napoli e i Campi Flegrei che offrivano la possibilità di visitare sia siti archeologici che fenomeni
naturali, quali l'attività vulcanica. Ne dà esempio Goethe nel suo Viaggio in Italia.
Si parla di Grand tour che si sviluppa fra il 16-17°secolo à si intende il viaggio continentale intrapreso da
generazioni di aristocratici europei tra l'età adolescenziale e quella adulta. Si pensava che tramite questa
esperienza il giovane acquisisse le doti di intraprendenza e coraggio necessarie ai membri di una nuova
classe dirigente. Il viaggio serviva quindi ad ottenere una educazione più completa e varia di quella che si
sarebbe potuta ottenere in patria.
Un dibattito si inserisce nel clima di eccessiva fiducia sul potere formativo del Grand Tour e dalla riflessione
sugli effettivi risultati di questo fenomeno, a cui si riconosce l’incentivo allo studio delle lingue straniere e
la capacità di ridurre i pregiudizi, ma non molto di più.
I caratteri del Grand tour si devono alla mentalità e alle motivazioni del viaggiatore seicentesco: amante
della cultura classica e dell'arte italiana, appassionato dei fenomeni naturali. Il viaggiatore seicentesco è
mosso da curiosità e tramite il viaggio vuole raggiungere una compiuta esperienza. Thomas Palmer elenca
le 5 cause che attraggono il visitatore in Italia: il clima , le antichità, le corti, e le università.
Le "voci" di questo nuovo modo di vedere il viaggio rimasero per molto tempo silenti; ne è un
esempio il Journal de voyage en Italie di Montaigne, redatto tra 1580-1581 ma pubblicato solo
nel 1774. La prima guida per chi si apprestava ad intraprendere il tour continentale fu
Itinerary” (1618) di Moryson.
Doti del viaggiatore secondo Gibbon: bisogna immagazzinare un’intensa/inesauribile energia (per
affrontare avversità della strada locanda) e avere un incessante curiositàinsofferente al riposo
coraggioso al pericolo al viaggiatore si deve aggiungere conoscenza dell’agricoltura/industria/
chimica/botanica/ meccanica, buon orecchio per musica capace di adattarsi a ogni ambiente sociale.
Infine, non bisogna dimenticare che i viaggiatori, in modo più o meno esplicito, svolgono il ruolo di
informatori: sia informando all'estero di cosa succede in patria, sia al ritorno portando in patria
informazioni su cosa accade all'estero.
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QUANDO VIAGGIARE ERA UN ARTE – ATTILIO BRILLI

Il libro è dedicato al fenomeno culturale del Grand Tour. Ovvero riguarda tutti coloro che, fra il XVI e il XIX secolo, hanno intrapreso il giro dell'Italia e dell'Europa per più motivi. Il Grand Tour, con le sue "pene e delizie", rappresenta una metafora del viaggio della vita, un modo di crescere , di rinnovare spirito à viene considerato come un ‘arte’.

Capitolo 1

Storia artistica e letteraria del grand tour

Sotto il regno della regina Elisabetta I (1558-1603) si registrano le prime escursioni in Europa, soprattutto in Italia, dei giovani aristocratici inglesi, mossi dal desiderio di conoscere altri paesi e altre culture, aper portare a termine il loro percorso di studi: un’esperienza pratica per vedere le cose che avevo studiato, parlare le lingue che avevano appreso, imparare a conoscere la politica. Le mete privilegiate erano le grandi capitali europee e l'Italia che divenne uno dei posti più popolari da visitare. Tra le tappe più importanti del tour vi era Napoli e i Campi Flegrei che offrivano la possibilità di visitare sia siti archeologici che fenomeni naturali, quali l'attività vulcanica. Ne dà esempio Goethe nel suo Viaggio in Italia. Si parla di Grand tour che si sviluppa fra il 16-17°secolo à si intende il viaggio continentale intrapreso da generazioni di aristocratici europei tra l'età adolescenziale e quella adulta. Si pensava che tramite questa esperienza il giovane acquisisse le doti di intraprendenza e coraggio necessarie ai membri di una nuova classe dirigente. Il viaggio serviva quindi ad ottenere una educazione più completa e varia di quella che si sarebbe potuta ottenere in patria. Un dibattito si inserisce nel clima di eccessiva fiducia sul potere formativo del Grand Tour e dalla riflessione sugli effettivi risultati di questo fenomeno, a cui si riconosce l’incentivo allo studio delle lingue straniere e la capacità di ridurre i pregiudizi, ma non molto di più. I caratteri del Grand tour si devono alla mentalità e alle motivazioni del viaggiatore seicentesco: amante della cultura classica e dell' arte italiana , appassionato dei fenomeni naturali. Il viaggiatore seicentesco è mosso da curiosità e tramite il viaggio vuole raggiungere una compiuta esperienza. Thomas Palmer elenca le 5 cause che attraggono il visitatore in Italia : il clima , le antichità, le corti, e le università. Le "voci" di questo nuovo modo di vedere il viaggio rimasero per molto tempo silenti; ne è un esempio il Journal de voyage en Italie di Montaigne , redatto tra 1580-1581 ma pubblicato solo nel 1774. La prima guida per chi si apprestava ad intraprendere il tour continentale fu Itinerary” (1618) di Moryson. Doti del viaggiatore secondo Gibbon : bisogna immagazzinare un’intensa/inesauribile energia (per affrontare avversità della strada – locanda) e avere un incessante curiosità – insofferente al riposo – coraggioso al pericolo al viaggiatore si deve aggiungere conoscenza dell’agricoltura/industria/ chimica/botanica/ meccanica, buon orecchio per musica – capace di adattarsi a ogni ambiente sociale. Infine, non bisogna dimenticare che i viaggiatori, in modo più o meno esplicito, svolgono il ruolo di informatori : sia informando all'estero di cosa succede in patria, sia al ritorno portando in patria informazioni su cosa accade all'estero.

Il Settecento è il secolo d’oro dei viaggi. Due eventi consentono di delimitare il fenomeno del Grand Tour distinguendolo dal resto dei viaggi:

  • la pubblicazione di “Remarks upon several parts of Italy” di Addison, va a fissare dei canoni rigorosi
  • campagne napoleoniche che mettono a soqquadro l’Europa interrompendo la voga dei grandi viaggi, che riprenderanno dopo il Congresso di Vienna (1815). Il Grand Tour ha segnato la letteratura dando luogo a ROMANZI DA VIAGGIO che nel 18 secolo diventano il prodotto letterario più diffuso****. Questo avviene perché le persone sono nutrite da una forte curiosità di conoscere il mondo in cui si vive. Vi è una propensione estetica che condiziona la visione del viaggiatore: il non vede il mondo qual è, ma una sua selezione culturale. Il viaggiatore privilegia gli aspetti piacevoli e familiari , tralasciando quelli sgradevoli e troppo particolari, pittoreschi e stravaganti (es. la tendenza a fare cenno del paesaggio alpino in maniera sbrigativa e stereotipata perché il viaggiatore non può suscitare alcun ricordo dalla descrizione di un paesaggio di cui non è in grado di fornire al lettore termini di confronto). Il secolo si apre con due testi: “Remarks on several parts of Italy” di Addison e “A tour thro’ the whole island of Great Britain” di Defoe stabiliscono le regole generali di questo genere letterario e mirano a distinguere il viaggio veritiero da quello romanzato e da quello immaginario. ↓ Addison non inserisce osservazioni troppo personali, non fa trasparire entusiasmo o risentimento politico. A lui si deve anche l’avvio di quell’atteggiamento sprezzante verso gli italiani , visto come popolo che aveva sprecato l’eredità classica. Defoe pone invece l’accento sulle finalità pratiche del viaggio. Il suo viaggio è preceduto da un dettagliato catalogo descrittivo di: città, costumi, maniere, sull'agricoltura o commercio, dei porti... Le forme predilette erano quella EPISTOLARE O QUELLA DEL DIARIO DI VIAGGIO con le loro scansioni di tempi e luoghi perché permettevano di accreditare la veridicità del viaggio. Spesso i libri venivano ricostruiti a posteriori per incorporare alle esperienze vissute notizie prese da altre fonti. Il libro di viaggi di questo periodo si divideva spesso in due sezioni: una con forma diaristica o epistolare , l’altra in forma di saggio sotto la rubrica “Osservazioni generali”: in questo modo esaurito l’itinerario della città o del paese, si trovano accenni alle caratteristiche generali del luogo, dei suoi abitanti e dei costumi. I libri di viaggio mantengono un equilibrio tra funzione didattico-informativa (storia, usi e costumi) e narrazione effettiva degli avvenimenti durante il viaggio che non pone mai in risalto il protagonismo del narratore. Solo nell’ultima parte del secolo si registra un progressivo spostarsi su emozioni e sentimenti. Al viaggiatore filosofico del primo 700 virgola che osserva i costumi fornendo istruzioni piacevoli degli eventi di viaggio, si uniscono e si sovrappongono il viaggiatore ipocondriaco e quello sentimentale. L’opera che inaugura la moda del VIAGGIATORE SENTIMENTALE è Sentimental journey” di Sterne, il quale elabora un nuovo genere nel quale viene esaltata la presenza soggettiva del narratore. Viene quindi sconvolta la tradizione illuminista fondata sul dominio della ragione in favore di una sensibilità verso il dettaglio. Sterne sposta l’indagine dall’esterno dell’uomo (usi e costumi) al suo interno (sentimenti). Questi cambiamenti fanno si che il viaggiatore ascolti più i suoi sentimenti e come questi si accordano con il paesaggio circostante. Burke teorizzerà il SUBLIME à ovvero la contemplazione della natura in quanto eterna potenza e minaccia. L'uomo non si confronta più con una natura piacevole e familiare ma con un PAESAGGIO SELVAGGIO (Alpi, Appennini, cascate e vulcani) che provoca disorientamento, paura ed è colmo di orrore.

ANDATA → Per il viaggiatore che scendeva da Sempione o dal Moncenisio il tratto padano comprendente Milano e Torino veniva percorso con velocità e con alcune soste a Parma, Piacenza, Bologna. Diverse città della Toscana venivano consigliate come sosta di riposo, educazione, svago: Livorno era un buon osservatorio per i diplomatici; Siena era amata per il modo forbito in cui si parlava l’italiano; Lucca era raccomandata per la dolcezza del clima e del paesaggio; Firenze era la città più amata dagli stranieri e alla sua fortuna contribuì la presenza di punti di riferimento per gli inglesi di transito come Casa Manetti e Casa Ambrogi, centro della vita mondana dove gli inglesi incontravano gli aristocratici fiorentini. Dopo Firenze si proseguiva per Roma , città dove il viaggiatore sostava nei mesi invernali per visitare musei e ville e partecipare alle feste di carnevale, le quali costituivano un topos nei diari dei viaggiatori. Per arrivarci si passava per Siena oppure attraverso la valle dell'Arno fino ad Arezzo per proseguire sulla via di Perugia fino a Folignano e a Terni.

  1. oppure arrivati a Roma si riprendeva il viaggio per Napoli attraverso le paludi dove spesso si era minacciati dalle incursioni dei briganti. Le attrazioni riguardavano soprattutto teatri, paesaggio costiero ed eruzione del Vesuvio. Da qui si arrivava al punto più meridionale del viaggio in Italia che era Paestum. I POCHI che arrivavano fino in Sicilia ricordano la mancanza delle locande e lo stato disastroso delle strade; infatti, da qui molti viaggiatori ricorrevano a vascelli privati: il viaggio consisteva in una sorta di circumnavigazione dell’isola con soste nelle maggiori città storiche, mentre erano rare le escursioni all’interno dell’isola.
  2. oppure da Roma si prevedeva spesso una variante verso Macerata e Loreto, per poi giungere ad Ancona e Ravenna fino a ricongiungersi al tracciato tradizionale a Bologna, da cui ci si recava a Venezia per poi riprendere la via di Milano o di Torino e dei paesi alpini. Bisogna ricordare anche la tappa di Genova suscitava l’ammirazione del viaggiatore sia per la posizione che per la grandiosità dei palazzi, e qui il viaggiatore veniva a contatto per la prima volta con l’ aristocrazia italiana su cui esprimeva i propri giudizi; tuttavia, non essendoci memorie classiche , il viaggiatore non si tratteneva a lungo in questa città. Matthias Bruen paragona viaggio in Italia alla fasi della vita umana: Pianura Padana – Valle dell’Arno = floride = giovinezza Roma = per fare esperienza – riflessione = età adulta Napoli = sole – aria – rigoglio – comodità = età tarda Paestum = conclude pellegrinaggio – fatiche = morte RITORNO à GERMANIA – SVIZZERA – AUSTRIA = Al ritorno spesso viaggiatori hanno una certa fretta , perché ormai hanno adempiuto al proprio pellegrinaggio – turista sfinito dal passaggio delle Alpi.
  • Vienna = migliore città europea per insegnare buone maniere (rinomati maneggi – equitazione – teatri – biblioteche).
  • Germania = elementi contrastanti = strade disastrose vs via d’acqua comoda/scorrevole + locande primitive vs alberghi comodi. La maniera più sicura per viaggiare in questo paese era ricorrere alle lettere di raccomandazione per le corti. Non si possono indicare gli itinerari dei viaggiatori in Germania perché essi provenivano da varie direzioni ed erano diretti a porti diversi.
  • I Paesi Bassi sono gli ultimi ad essere attraversati, e di essi colpivano la manutenzione delle strade e la pulizia delle città MA difetto = soffocata da fumo di tabacco. Amsterdam = brutta copia di Venezia, c’è sempre il ricordo dell’Italia.

Capitolo 3

Il viaggio materiale: arredi e corredi

Quando a partire era un aristocratico, subentrava il ruolo dell’ accompagnatore o Tutor che doveva essere un individuo maturo al quale spettava il ruolo di maestro, mentore, guida e vigilare sul comportamento morale del ragazzo. In più erano richieste doti come avere familiarità con la lingua o sapere scrivere con calligrafia chiara e veloce oppure sapere medicare etc. Nel complesso gli accompagnatori erano intellettuali felici di trarre vantaggi culturali dalla possibilità di effettuare il Grand Tour. Nel 18 secolo le grandi famiglie aristocratiche erano in grado di far scortare i loro rampolli da un vero e proprio corteo.

  • Accompagnatore pittore → comune tra viaggiatori più facoltosi perché in grado di memorizzare le opere e le prospettive osservate durante il viaggio.
  • Accompagnatore studente → se partiva uno studente universitario/ laureato , come compagno di viaggio poteva scegliere fra altri studenti con simili culture. Es. Baretti fa da accompagnatore a Lord Edward Southwell. I viaggiatori si preparavano accuratamente per il viaggio. Poiché volevano conoscere a pieno il continente in cui avrebbero viaggiato, spesso c'erano dei temi su cui, dall'inizio del viaggio, avrebbero preso appunti. Infatti, ad oggi conosciamo molto del panorama politico, culturale e sociale grazie anche alle testimonianze delle opere del Grand Tour. Ecco una lista di argomenti su cui spesso si soffermava il viaggiatore ogni volta che visitava un luogo:
  1. I vari costi e spese;
  2. Lo stato reale di strade e locande;
  3. Quante carrozze (o atri veicoli) circolavano mediamente nella zona;
  4. La quantità e qualità delle merci in vendita;
  5. Le condizioni di vita della gente del posto;
  6. Se l'esterno delle abitazioni è pulito e se viene decorato;
  7. Se chi affitta un terreno agricolo paga la una tassa in denaro e natura (prodotti). Il giovane deve procurarsi una buona guida dei paesi da visitare e nel 18esimo secolo è stato calcolato che si poteva contare su almeno due nuove guide all'anno. Le guide più diffuse sono: “Misson, Nouveau Voyage d'Italie” in Francia. “Lassels, The Voyage of Italy” in Inghilterra ecc. In queste guide classiche però non si riescono a distinguere le informazioni pratiche relative al viaggio (ubicazione poste, alberghi, monumenti celebri; informazioni sui sistemi doganali e monetari; informazioni relative ai percorsi da seguire) dalle osservazioni e riflessioni personali. Il mutamento delle avviene nel 19esimo secolo, quando compare la prima guida di Murray, Handbook of Holland e con la Continental Railway Guide di Baedecker. Accanto a guide e manuali storico-artistici, sono essenziali anche le carte geografiche dei paesi da visitare. Mentre a partire dall'ultimo Settecento queste vengono annesse di norma alle guide, nei periodi antecedenti erano vendute separatamente. La celebre guida del Misson (usata anche da Addison) è quella che si sofferma di più sulle istruzioni di come deve comportarsi un viaggiatore in riferimento alle carte geografiche. Egli fornisce tre consigli principali:
  • comprare in anticipo le mappe, per evitare di non trovarle una volta arrivati a destinazione e consiglia di comprarne più di una e di autori diversi (poiché a volte le più precise sono di autori sconosciuti).
  • farle intelare e di avvolgerle intorno ad un bastone.
  • annotarsi tutti gli errori presenti su questa, così da segnalarlo all'autore per far si che la mappa possa essere aggiornata. Misson evidenzia che, se tutti facessero come lui consiglia, si troverebbero solo mappe corrette in giro, anche se purtroppo dalle testimonianze non era così: era comune trovare carte geografiche sbagliate.

Capitolo 4

Il viaggio materiale: le ore in carrozza

La CARROZZA è emblema di un’epoca cosmopolita e antenata del moderno camper. Si diffonde dal 17 secolo con il miglioramento della rete viaria in Europa e sostituì il cavallo da sella. Il viaggiatore poteva scegliere tra tre soluzioni a seconda delle proprie disponibilità economiche:

  • Usare la propria carrozza, soluzione molto dispendiosa perché ogni stato esige il pagamento di una tassa doganale sulla vettura.
  • Noleggio di una carrozza, implicava anche l’ ingaggio di un vetturino e di un corriere.
  • Diligenze/Carrozze di posta e in esse i passeggeri erano mischiati. Carrozza del Grand Tour è robusta carrozza di fabbricazione inglese raccomandata dalle maggiori guide perché predisposta per le strade continentali. Era munita di ruote resistenti – dimensioni tali da permettere di portare con se tutti i bagagli – oggetti per riparazione e per smontarla e rimontarla – cassetti segreti per poter tenere al sicuro oggetti di valore – 2 bauli – lumi – chiusa a chiave. Ma soprattutto la comodità tale da permettere di riposare visto la fatica e la lunghezza del viaggio. INTERNO : composta spesso da 4 posti interni. Si studiava la distribuzione del peso all'interno per dare un equilibrio stabile sicuro a persone e bagagli. ESTERNO: era possibile trovare un sedile anteriore esterno, e un predellino. Calcolando un carico di 6 o più passeggeri erano necessari 4 cavalli → i migliori cavalli da tiro erano quelli francesi. Connesse al viaggio e alla carrozza padronale, abbiamo - DILIGENZA di POSTA → è un sostituto al noleggio di carrozze e cavalli. Un tipo di carrozza a quattro ruote, solitamente trainata da quattro cavalli, utilizzata per il trasporto di linea di passeggeri e bagagli prima dell'avvento della ferrovia. Il personale era costituito generalmente da due persone: - COCCHIERE à che guidava i cavalli - POSTIGLIONE → l'addetto della stazione di posta incaricato di guidare i cavalli fino alla stazione successiva, cavalcava il cavallo davanti a sx - CORRIERE → “correre davanti”, il suo compito era di cavalcare davanti alla carrozza provvedendo ad ogni nuova stazione di posta a far bardare i cavalli e prepararli così che non si perdesse tempo nei cambi. Egli conosceva le locande più affidabili di ogni città, non solo conosceva le cose da vedere ma anche quelle che al cliente potevano far piacere di vedere. Sbrigava le trattative nel pagare i conti per evitare alla famiglia viaggiatrice ogni preoccupazione e assisteva sempre le signore nelle loro escursioni per fare compere In negozi etc. - VETTURINO“un personaggio mitico ” Secondo. Cobbett → vetturini devono essere pronti a percorrere in qualsiasi momento qualsiasi distanza e a dirigersi verso qualunque meta. Vi sono talmente tanti vetturini che c’è una “feroce” concorrenza a chi tiene il prezzo più basso e economico. Solitamente egli era il proprietario della vettura, dei cavalli, poteva quindi essere lui a condurre la vettura e doveva fare sempre del suo meglio per servire i propri clienti. E’ un lavoro impegnativo perché costui doveva setacciare mezza città per scovare altri clienti e si trattava quindi di un'attività che richiedeva tanto spirito di iniziativa Misson → dà un grande consiglio: è sempre meglio spendere molto per un viaggio chi risparmiare in modo tale da non rischiare e quindi anche di farsi rispettare per ottenere accesso ovunque per sapere approfittare appieno del viaggio.

VIAGGIO VIA TERRA, I PROBLEMI?

STRADE à ovviamente durante il viaggio si potevano affrontare pericoli e incidenti sulle strade: Inghilterra meridionale, Francia e Italia settentrionale presentano una le strade migliori e più affidabili rispetto al resto d’Europa, mentre il primato negativo spetta alla Germania. MA per il viaggiatore del tempo la più grande difficoltà era superare le Alpi: bisognava smontare la carrozza in pezzi che venivano trasportati dai muli, mentre i viaggiatori venivano trasportati da con le portantine. INCIDENTI à Le condizioni della strada sono alle origini dei guasti e incidenti delle carrozze e i più frequenti riguardavano la rottura di cinghie di sospensione, molle e ruote, e il ribaltamento della carrozza nel fango causato da piogge (come successe al futuro direttore del Louvre Dominique Vivant Denon). CAUSE? Il MALTEMPO (+ inesperienza dei guidatori e cavalli non domati + raramente si parla di VELOCITA’ dei veicoli nei libri di viaggio e degli incidenti connessi ad essa) più pericoloso era se ciò accadeva viaggiando di notte perché si l’orientamento; mentre in periodi di pioggia le inondazioni delle strade costituivano un problema perché erano rarissimi i ponti di pietra e la maggior parte erano di legno (più facili da costruire e da smantellare per motivi di difesa) ma la loro manutenzione era talmente scadente che spesso i viaggiatori preferivano attraversare il fiume. VIAGGIO VIA MARE, I PROBLEMI? Quanti ricorrevano alle navi dovevano sopportare la QUARANTENA nei lazzaretti nei porti di approdo descritti come luoghi caratterizzati da condizioni precarie. Es. Rousseau in quarantena a Genova da Messina (peste): il lazzaretto era un edificio enorme e vuoto PRIVO di tutto (finestre, letti , coperte etc )... Simili per chi viaggiava via terra erano le DOGANE delle vere e proprie quarantene di terra, con le loro soste forzate e i soprusi nei confronti dei viaggiatori. INCONTRI E SCONTRI. Se si arriva per primi alla stazione di posta si può cambiare per primi i cavalli, pranzare e trovare un posto per dormire nelle locande (che a causa dei tantissimi viaggiatori erano piene) La strada costituiva anche un luogo di incontri piacevoli tra viaggiatori di veicoli diversi ma anche di i meno piacevoli con i BRIGANTI à una figura ricorrente nelle storie sempre capitate ad altri che venivano diffuse attraverso il “sentito dire”, cioè i racconti nelle locande. Tuttavia, gli assalti condotti dai briganti contro i viaggiatori stranieri facevano notizia proprio per la loro rarità e spesso portavano alla morte di qualche viaggiatore. Anche se nella descrizione di molti rendono il viaggio solo più sapido e movimentato. Fondi e Terracina (zona italiana infestata dal fenomeno dei briganti). BISACCE E PENNELLI. Quando a viaggiare un personaggio interessato alla tradizione artistica, era d'uso ricorrere ad un pittore ingaggiato nel paese in cui si visitano monumenti e paesaggi. In una Gazzetta francese dell’agosto 1770 si legge di certi turisti inglesi che giungono a Caen, tra di loro c'era un PITTORE che ritraeva scorci della città. Spesso i viaggiatori raccontano di essere stati considerati delle spie per aver disegnato il paesaggio, ma in realtà ciò che spingeva i viaggiatori a disegnare o a ricorrere ad un pittore era la prassi documentaria del viaggio. La razionalità illuministica si manifesta nella predilezione di punti di vista a largo raggio che permettono di cogliere sotto l’intero paesaggio. Eseguire bozzetti inoltre era un’ alternativa alla lettura durante i viaggi e durante le soste delle carrozze. Questi disegni fanno capire come dei momenti specifici di una tradizione pittorica condizionino il modo di vedere la realtà circostante da parte dei viaggiatori, che vogliono vedere rispecchiata la loro cultura figurativa

  • Goethe → Poco dopo il suo ingresso in Italia nel momento in cui si accinge a disegnare “la Vecchia Torre costruita sulla roccia viva” aveva rischiato di essere arrestato. Era un viaggiatore con una duplice vocazione sia scientifica che estetica , sapeva di botanica, idraulica, agraria, architettura, disegno. Egli si soffermava spesso ad analizzare a ritrarre la natura delle rocce calcari o basalti o la varietà della flora.
  • John Ruskin → Nei suoi diari relative viaggi giovanili rivelano un osservazione ininterrotta del mondo circostante quasi come se la scrittura volesse anticipare la tutte le magie dell'acquerello → dimostra di esserci stato...in tutti i sensi” abbiamo imparato a vedere le “pietre” di Venezia attraverso i suoi acquerelli. proprio.

CUCINA à forte curiosità culinaria per la ristorazione delle locande dei paesi. I turisti erano interessati maggiormente ai paesi mediterranei, in particolare Francia e Italia per il modo in cui le loro cucine si differenziavano da quelle dei paesi settentrionali (in Germania i viaggiatori si lamentavano dell’abitudine di cucinare grandi quantità di cibo per farlo durare vari giorni, e quindi doverlo ogni volta scaldare). Le guide turistiche offrivano elenchi di alberghi e trattorie con i menù più caratteristici. Le osservazioni sulle caratteristiche culinarie di un luogo tendevano alla stereotipia, infatti i viaggiatori considerano le maniere a tavola lo specchio di una specifica civiltà.

  • Gastronomia italiana → cucina abbondante cibo buono, vitello/maiale/pollo – pesce – pasta
  • Cucina olandese/ tedesca → riscaldato – pane – burro – birra – pasti abbondanti per essere mangiati in più giorni + accompagnati da Birra.
  • Gastronomia francese → molto buona, minestre - ragù - arrosto - pane - insalata - funghi - lenticchie
    • vino → A proposito di vino si dice che i francesi sono così spiritosi grazie ai vini e la cucina. MANIERE da TAVOLA → es in Francia al contrario dell’Inghilterra si usa la forchetta con mano sx – cucchiaio/coltello alla bocca = maleducazione # fare scarpetta – mangiare coscia con mani – fumare pipa tra piatto e l’altro = s egni educati CONCLUSIONE Turista = si affretta a tornare a casa Viaggiatore = viaggia per anni Arte del viaggiare = una delle belle arti – con specifica valenza didattica Finito il viaggio = modi per riconquistare arte del viaggiare = taccuini – libri di viaggio Conclude dicendo che libri di viaggio = creano illusione di qualcosa che NON esiste più – MA che vorremmo che esistesse ancora.