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Arthur Schopenhauer: Filosofia della Volontà e Rappresentazione, Sbobinature di Filosofia

Un'introduzione alla filosofia di arthur schopenhauer, esplorando i concetti chiave della volontà e della rappresentazione. Analizza come schopenhauer si discosta dalla filosofia classica, concentrandosi sull'irrazionalità e sul dolore come elementi centrali dell'esistenza umana. La metafisica del dolore, il ruolo della volontà di vivere e la critica all'ottimismo, fornendo una panoramica completa del pensiero schopenhaueriano e delle sue influenze sulla filosofia successiva. Approfondisce anche il concetto del velo di maya e la natura del desiderio umano.

Tipologia: Sbobinature

2024/2025

In vendita dal 15/12/2025

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Schopenhauer
Introduzione
Arthur Schopenhauer rappresenta una delle svolte più radicali nella storia della
filosofia. La sua importanza non si limita alla profondità del suo pensiero, ma risiede
nel modo in cui ha scardinato molte delle certezze della tradizione filosofica
occidentale, ponendo le basi per un nuovo modo di intendere l’essere umano, la realtà
e la conoscenza.
Per comprendere appieno la sua portata, dobbiamo iniziare dal contesto storico e
intellettuale in cui si colloca e analizzare il suo pensiero nei minimi dettagli.
La filosofia, sin dalle sue origini, ha cercato di rispondere alle grandi domande
dell’esistenza: perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla? Qual è il significato della
vita? Cosa significa essere umani? Per millenni, queste domande sono state affrontate
attraverso il pensiero razionale e la speculazione filosofica. Tuttavia, con l’avvento
delle scienze positive, come la fisica, la chimica e la biologia, gran parte delle
questioni relative al mondo materiale e finito sono state sottratte alla filosofia, che si
è vista relegata a indagare la dimensione più astratta e infinita dell’essere umano.
Questa transizione non è stata un male, poiché ha permesso alla filosofia di
concentrarsi su ciò che rende unico l’essere umano: quella scintilla divina, quel
nucleo di infinito che chiamiamo anima o psiche.
Sin dai tempi di Socrate, questa scintilla indefinita aveva preso il nome di anima
(psyché) e sulla natura di questa anima, la filosofia greca speculò a lungo.
Ma c’è un altro aspetto della cultura umana che si è occupato dell’argomento,
dandone una sua interpretazione, ovvero la religione. La religione, tramite il metodo
mitico-religioso, rispose, alle domande postesi dall’uomo, con le narrazioni sulla
genesi; quando la genesi si occupa dell’uomo afferma che <<A sua immagine lo
creò>> e la risposta che ha dato la filosofia fu che Dio mise nell’uomo una particolare
scintilla di stesso, che viene chiamata anima. Così la filosofia si è sempre
interrogata su cosa sia l’anima e in che cosa consista, ed ha risposto affermando che
l’anima è la scintilla divina che alberga nell’uomo e la filosofia classica e medievale
la identificava come un attributo peculiare dell’uomo. La filosofia ha fatto, ad un
certo punto, ricorso alla ragione come salvifica per l’uomo. Questa idea che l’essenza
dell’anima (dunque Dio) sia l’intelletto, è stata data per scontata dalla filosofia sin dai
tempi di Socrate. Il filosofo, Arthur Schopenhauer, fu il primo a creare una filosofia
dell’irrazionalità e che trovò come qualità primaria dell’uomo, altro che la ragione.
La metafisica del dolore
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Scarica Arthur Schopenhauer: Filosofia della Volontà e Rappresentazione e più Sbobinature in PDF di Filosofia solo su Docsity!

Schopenhauer

Introduzione

Arthur Schopenhauer rappresenta una delle svolte più radicali nella storia della filosofia. La sua importanza non si limita alla profondità del suo pensiero, ma risiede nel modo in cui ha scardinato molte delle certezze della tradizione filosofica occidentale, ponendo le basi per un nuovo modo di intendere l’essere umano, la realtà e la conoscenza.

Per comprendere appieno la sua portata, dobbiamo iniziare dal contesto storico e intellettuale in cui si colloca e analizzare il suo pensiero nei minimi dettagli.

La filosofia, sin dalle sue origini, ha cercato di rispondere alle grandi domande dell’esistenza: perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla? Qual è il significato della vita? Cosa significa essere umani? Per millenni, queste domande sono state affrontate attraverso il pensiero razionale e la speculazione filosofica. Tuttavia, con l’avvento delle scienze positive, come la fisica, la chimica e la biologia, gran parte delle questioni relative al mondo materiale e finito sono state sottratte alla filosofia, che si è vista relegata a indagare la dimensione più astratta e infinita dell’essere umano. Questa transizione non è stata un male, poiché ha permesso alla filosofia di concentrarsi su ciò che rende unico l’essere umano: quella scintilla divina, quel nucleo di infinito che chiamiamo anima o psiche.

Sin dai tempi di Socrate, questa scintilla indefinita aveva preso il nome di anima (psyché) e sulla natura di questa anima, la filosofia greca speculò a lungo.

Ma c’è un altro aspetto della cultura umana che si è occupato dell’argomento, dandone una sua interpretazione, ovvero la religione. La religione, tramite il metodo mitico-religioso, rispose, alle domande postesi dall’uomo, con le narrazioni sulla genesi; quando la genesi si occupa dell’uomo afferma che <<A sua immagine lo creò>> e la risposta che ha dato la filosofia fu che Dio mise nell’uomo una particolare scintilla di sé stesso, che viene chiamata anima. Così la filosofia si è sempre interrogata su cosa sia l’anima e in che cosa consista, ed ha risposto affermando che l’anima è la scintilla divina che alberga nell’uomo e la filosofia classica e medievale la identificava come un attributo peculiare dell’uomo. La filosofia ha fatto, ad un certo punto, ricorso alla ragione come salvifica per l’uomo. Questa idea che l’essenza dell’anima (dunque Dio) sia l’intelletto, è stata data per scontata dalla filosofia sin dai tempi di Socrate. Il filosofo, Arthur Schopenhauer, fu il primo a creare una filosofia dell’irrazionalità e che trovò come qualità primaria dell’uomo, altro che la ragione.

La metafisica del dolore

Schopenhauer, era una persona che disprezzava tutti, odiava tutti e odiava Hegel perché era suo rivale, poichè le persone andavano alle lezioni di quest’ultimo ma non a quelle dello stesso. Scrisse molti libri di filosofia tra cui “Il mondo come volontà e rappresentazione” e divenne un best seller poiché il mondo finalmente riconobbe la sua grandezza.

Una delle sue frasi più conosciute fu “La vita è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia”: questa filosofia assomiglia molto alla filosofia di un poeta italiano e si ipotizzano delle influenze, ovvero Leopardi.

Uno dei due filosofi che Schopenhauer non ripudiava era Kant. I concetti kantiani da cui ripartì furono fenomeno e noumeno: ovvero, i dati empirici (il molteplice dell’esperienza) a cui l’io penso applica le categorie per formare il mondo fenomenico e, in opposizione, il mondo prima di essere esperito, ovvero il noumeno. Il fenomeno è tutto ciò che l’uomo vive e il noumeno è la realtà al di là dell’esperienza, e l’unica cosa che l’uomo conosce del noumeno è che esiste.

Schopenhauer affermava che l’io penso, come soggetto conoscente, ed il mondo come oggetto conosciuto, si strutturassero di già nel fenomeno come intelletto rappresentante e oggetto rappresentato. Per Schopenhauer il fenomeno è dunque una sintesi tra soggetto e oggetto, ed è sempre falsa. Inoltre, a differenza di Kant, Schopenhauer era convinto che il noumeno potesse essere conosciuto, ma non tramite l’intelletto, che, come abbiamo visto, è una facoltà che si struttura esclusivamente nell’ambito fenomenico. In altre parole, per Schopenhauer, quando Kant afferma che il noume è al di là della conoscenza, ha ragione e sbaglia allo stesso tempo.

  • Ha ragione, perché la conoscenza razionale è in effetti possibile solo nell’ambito del fenomeno, e non può andare oltre ad esso;
  • Sbaglia, perché questo è vero soltanto se concepiamo quella intellettiva come l’unica facoltà conoscitiva dell’uomo.
  • Se invece esistesse un’altra facoltà conoscitiva, che non è intellettuale, allora potrebbe essere possibile andare oltre il fenomeno e giugnere al noumeno.

Le caratteristiche della rappresentazione: spazio, tempo e causalità

Kant aveva sostenuto che fossero diverse le categorie che l’io penso applica ai dati empirici nel fenomeno. Schopenhauer, invece, le riduce a tre; spazio, tempo e causalità. Nella rappresentazione si ha un senso interno, quindi il tempo, e un senso esterno, quindi lo spazio. Infine, l’azione reciproca tra il senso interno e il senso esterno è la causalit: quindi qualsiasi realtà noumenica dev’essere atemporale, aspaziale e non deve esserci il concetto di causalità.

Seguendo il pensiero di Kant, la verità noumenica è inaccessibile alla nostra forma di conoscenza intellettuale. Schopenhauer ipotizzò quindi che fosse possibile accedere a

rappresentazione. Fino a Kant incluso, vigeva l’idea secondo la quale l’uomo è intelletto e quest’ultimo è la sua unica strada per poter raggiungere la verità, rendendolo di fatto impossibile.

Schopenhauer, nella sua filosofia, prova a dare una definizione al concetto di materia utilizzando la categoria della causalità (la più importante secondo lui): la materia è "l’agire nello spazio e nel tempo di oggetti su altri oggetti". Ciò riassume perfettamente ciò che studia la fisica, ovvero l’interazione dei corpi (ad esempio, la forza gravitazionale).

La Volontà

Tutti i corpi ci appaiono nella forma mediata della rappresentazione, tutti tranne uno che ci appare invece in maniera immediata: il nostro corpo. Ognuno di noi, infatti, percepisce il proprio corpo in una forma che non è né empirica né razionale. Esiste quindi una terza via conoscitiva oltre ai sensi e alla ragione, una via che la filosofia non ha mai percorso prima d’ora. Schopenhauer è, infatti, il primo filosofo a percorrere questa strada.

Secondo la rappresentazione, il nostro corpo è un oggetto tra gli altri oggetti; nell'immediatezza del vivere, però, noi conosciamo l'origine dell'azione tra oggetti. Nel vivere il nostro corpo, ad esempio, sperimentiamo il fatto che la nostra coscienza agisce sul nostro corpo facendolo muovere. Questo agire del soggetto su un corpo prende il nome di volontà.

Se il mondo si rappresenta come materia e la materia è l'azione reciproca tra gli oggetti, ovvero la volontà, allora al di là della rappresentazione il mondo è volontà di vivere (abbiamo rimosso il velo di Maya). Essa si manifesta fenomenicamente in due modi:

Esteriormente, quindi come corpo. Ogni oggetto del mondo è la rappresentazione della volontà di vivere. A livello interiore, invece, si manifesta come brama inconscia di vita, volontà di vivere irrazionale. Successivamente, si dedicò alla descrizione delle sue caratteristiche che, essendo, in senso ontologico, a-priori della rappresentazione, sono le seguenti:

● Eterna: sappiamo che il qui ed ora, cioè il principio della molteplicità, esistono solo in relazione al tempo e allo spazio che appartengono alla rappresentazione. Dunque si evince che la volontà è eterna e universale, difatti ognuno di noi è una manifestazione, a livello psichico e fisico, della brama di vivere, in ogni luogo o tempo; ● Irrazionale: la razionalità come adeguatezza di un mezzo ad uno scopo presuppone il principio di causalità, che si da solo nella rappresentazione; la

volontà, invece, è irrazionale e cieca quindi non ha uno scopo, vuole continuare a vivere e basta; ● Incoscia: il soggetto si configura come coscienza cosciente solo nella rappresentazione; quindi la volontà è incoscia, un insieme di sensazioni cieche, “vuole” solo.

Il desiderio

Schopenhauer affermò che la volontà è pura volontà di volere, senza scopo o causa, senza inizio o fine. La volontà si manifesta come desiderio, dunque esso è la vera natura dell’uomo, essere desiderante. Questo desiderio nasce dalla mancanza di qualcosa e che ci provoca dolore, Schopenhauer in questo senso sta affermando che la natura dell’uomo è, dalla nascita, dolore e tristezza. Solo possedendo l’oggetto desiderato noi proviamo un senso di piacere, che è semplicemente lo sparire del dolore. Purtroppo, però, per natura, il dolore ritorna sotto forma di noia, riniziando così a desiderare qualcos'altro e quindi a soffrire. Il filosofo arrivò a definire la vita dell’uomo come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, passando nell'intervallo fugace ed illusorio della gioia. Questa vita passata alla ricerca assoluta del piacere agevola chi vuole controllare le azioni delle persone, giocando sulla natura stessa di essi, convincendoli, magari, di fare qualcosa che in realtà razionalmente non vogliono fare, come entrare in una guerra o comprare cose di cui non hanno bisogno. Per lui, inoltre, il mondo è un'arena di esseri tormentati ed angosciati che esistono solo per sopraffare gli altri e questo lo fanno solo per autoconservazione, una catena di morti strazianti. Forze “benevole” come quella dell’amore, per Schopenhauer, sono solo il risultato del valore della propria volontà di riprodursi (così da creare altro dolore nella vita), lo strumento che ha a disposizione per perpetuare la vita di se stessa.

Ovviamente, criticò tutti i tipi di ottimismi, a partire da quelli cosmici, dato che considerava il mondo privo di ordine ma regolato solo dal caos, per passare a quelli sociali, in quanto si ritorna a una concezione di homo homini lupus , cioè non esiste alcun tipo di animo sociale, per poi concludere con quelli storici: la storia è immutabile, essendo essa manifestazione della volontà, non c’è spazio al progresso. Arrivati alla conclusione, sembra che solo il suicidio possa salvare l’animo soffocato dell’uomo dalla volontà. Ma proprio in questo punto Schopenhauer sembra contraddirsi, in quanto, preoccupato, affermò che il suicidio è in realtà anch’esso un’affermazione della volontà (in quanto in questo modo si sta solo gettando la spugna nei confronti della propria volontà). Mentre per negarla, la strada da percorrere è un’altra, quella della nolontà, un processo diviso in tre gradi:

  1. Arte: la conoscenza libera rivolta alle idee terrene e inutili;