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Tutte le fasi del rinascimento con i principali esponenti, Masaccio, Donatello, Brunelleschi, Michelangelo, Botticelli, Raffaello e Leonardo.
Tipologia: Appunti
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Rinascimento:
Tra 300 e 400, a differenza del Medioevo dove la vita degli uomini era influenzata dal pensiero religioso, comincia a svilupparsi una cultura laica che si rivolge più alla vita terrena che all’aldilà. Si sviluppa in Italia nelle città e stati signorili e nel 500 conosce il suo massimo splendore. Caratteristiche: recupero dei classici greci e latini. Gli studiosi sono chiamati umanisti.
Studiosi, architetti e artisti riscoprono la grandezza degli antichi greci e romani. Il termine rinascita viene usato per la prima volta da Giorgio Vasari per indicare il ciclo che parte da Giotto e Affermatosi con Masaccio, Donatello e Brunelleschi si libera dalle forme greco- bizantine per tornare a quelle romane-latine culminando con Michelangelo. Degli ideali greci si riprende la bellezza che consiste nella perfezione delle forme, la testa è contenuta 8 volte nel corpo umano perfetto, le statue di uomini, dei ed eroi non assomigliano a nessuna persona reale, di quelli romani realizzano i ritratti in modo realistico.
Ottanta anni dopo l’impero d’occidente finisce sotto i colpi delle invasioni barbariche. Ravenna diviene la capitale del regno ostrogoto. Ma nel 540 la capitale è riconquistata dall’imperatore Giustiniano in questa città vedremo quindi l’incontro con l’arte bizantina. I pittori bizantini rifiutavano il concetto di prospettiva perché avevano intuito che con essa si toglieva intensità allo sguardo. A partire da Giotto lo spazio viene raffigurato come un corpo cavo dove la profondità non è più data dall’intensità degli sguardi dei soggetti ma dalla prospettiva. Giotto viene visto come un architetto che dipinge. Gli artisti bizantini rappresentano la figura umana non attraverso l’osservazione diretta della realtà ma basandosi su rigidi schemi grafici bidimensionali dal significato simbolico. La pittura è caratterizzata da una svalutazione degli indicatori di profondità quali lo scorcio, i gradienti e il chiaroscuro i personaggi ad es. non sono rappresentati frontalmente, i piedi paiono penzolare, le figure sono sovrapposte.
Nel 13 secolo numerosi artisti abbandoneranno i modelli bizantini per avvicinarsi alla riproduzione di quanto osservavano intorno a loro. Ciò è evidente soprattutto nella raffigurazione del corpo umano. Rappresentato inizialmente frontalmente, simmetrico, allungato diventa con il tempo sempre più vero e naturale.
Temi centrali quindi del rinascimento: rivalutazione della natura e dell’uomo, centralità dell’uomo: l’uomo è al centro dell’universo ed è artefice del proprio destino, riscoperta degli antichi.
Lo studio degli artisti del 400 si dedicano allo studio delle forme e delle proporzioni del corpo umano mediante veri e propri studi anatomici. Grazie all’osservazione diretta del corpo umano.
Berlinghieri
Corpo sproporzionato: testa troppo grande rispetto alle spalle, volto allungato, braccia sottili. L’asse centrale è verticale e conferisce al corpo un aspetto rigido e statico. Immagine bidimensionale, piatta, a causa dell’assenza del chiaroscuro. L’immagine conferisce un carattere ultraterreno alla figura: ciò si vede dagli occhi aperti e dal volto non segnato dalla sofferenza.
Cimabue
Figura più proporzionata: spalle larghe, muscoli e forme del corpo ben disegnate e realistiche. Asse di simmetria: forma una curva sinuosa che suggerisce la caduta del peso e del corpo, conferendo un senso di dinamismo ed eleganza. Il chiaroscuro suggerisce la tridimensionalità. Cimabue rappresenta il cristo con la
testa reclinata, occhi chiusi e espressione dolente per mettere in evidenza la sofferenza. Ciò per rendere i fedeli più partecipi del dramma di cristo.
Giotto
Immagine proporzionata: forme del corpo realistici e rappresentati con precisione. L’asse di simmetria: è spezzato. Posizione realistica, la testa e il corpo danno l’impressione di cadere in avanti in questo modo il cristo sembra avere un volume e un peso. Tridimensionalità nella figura: ottenuto tramite le sfumature, crea zone di luce e di ombre. Il corpo sembra provare dolore e il dipinto rappresenta in modo diretto il dramma sacro.
Masaccio
Adamo ha le mani sul viso, il volto di Eva è sconvolto dalla disperazione e le mani cercano di coprire le nudità del corpo. Figure proporzionate. Piedi ben saldati sul terreno. Masaccio aveva studiato il corpo umano affinché lo riproducesse nell’affresco in modo così accurato. Realismo dato dalla luce e dalle ombre. Figura femminile: appare una persona vera.
Ricerca della perfezione: gli artisti cercano di raffigurare il corpo in cui le proporzioni sono perfette e armoniose, per far ciò si fa ricorso ad accorgimenti tecnici come lievi sproporzioni o deformazioni a prima vista impercettibili. Ad es. le mani e la testa del David o la pietà di Michelangelo (la madonna con il cristo morto tra le braccia, il corpo di cristo al fine di risultare armonioso viene rappresentata la madonna e il suo abito di dimensioni più grandi e per evitare questo accorgimento Michelangelo ha rappresentato delle stesse dimensioni la testa delle due figure. Inoltre per rappresentare la purezza della madonna l’ha rappresentata troppo giovane).
Rinascita spirituale dell’uomo, riscoperta e recupero attraverso gli scavi e i restauri del grande passato
Rinascita soprattutto nel campo delle arti che conoscono nel 400 una riscoperta
Gli ideali e gli stili di vita nel rinascimento sono la dignità dell’uomo e l’ideale dell’equilibrio e dell’armonia. Sono riconsacrati i valori terrestri, dalla bellezza fisica alla bellezza artistica. Non vogliono sostituire l’uomo a dio ma hanno consapevolezza che solo nella vita attiva nel rapporto sociale potranno pienamente realizzarsi.
Il modello degli antichi: nell’antichità si sono realizzate secondo artisti come Petrarca o gli umanisti le più alte aspirazioni umane e costituiscono il modello attraverso cui bisogna rispecchiarsi.
Città ideale: dibattiti anche sul piano dell’urbanistica. Mutava il volto della città che non si identificava più con la cerchia ristretta dei comuni ma si avviavano a diventare centri di piccoli stati regionali. Le vie erano sempre più frequentemente percorse da cavalli e carrozze e ciò imponeva un ampliamento viario e un allineamento delle case, nasceva il viale di tipo moderno e nascevano i grandi giardini che dovevano fare da sfondo alle imponenti dimore signorili.
Brunelleschi: iniziatore del rinascimento e il primo architetto moderno. Con lui nasce la figura dell’architetto che progetta la propria opera e la dirige senza obbligo di realizzarla. L’architetto che non si forma nella pratica dei cantieri ma attraverso lo studio e la ricerca teorica. Nato a Firenze si forma in una bottega artigianale come orafo e scultore. L’occasione per uscire dall’anonimato fu un concorso per la seconda porta bronzea del battistero di Firenze, fu rivale con ghiberti che vinse. Ma Brunelleschi fu rivoluzionario perché colloco abramo isacco e l’angelo in uno spazio non più naturale ma storico. Egli si recò spesso a Roma alla ricerca di un metodo razionale di costruzione da apprendere alla lezione degli antichi. Fu attraverso le misurazioni di colonne, frontoni e archi che poté impossessarsi dei rapporti matematici usati dagli architetti romani. Più avanti ci fu un nuovo concorso per la costruzione della cupola del Duomo che vinse e nel frattempo lavorò alla basilica di San Lorenzo ispirata a un disegno anti gotico , usava la prospettiva che consentiva di ridurre l’edificio alla regola matematica mediante l’armonico rapporto tra cappelle delle navate laterale e le aperture della navata centrale e il digradare in profondità dei colonnati. La sagrestia vecchia di san Lorenzo fu concepita come una cupola semisferica poggiata su un cubo.
La cupola di Santa Maria del Fiore: nel 1420 hanno iniziato i lavori per la realizzazione della cupola ma in un clima di accese discussioni, in particolare le autorità cittadine erano restie ad accettare le innovazioni di Brunelleschi e le giudicavano troppo pericolose. La cupola doveva essere sorretta da grandi armature lignee e Brunelleschi introdusse una nuova tecnica cioè dispose l’apparato murario in mattoni incastrati a spina di pesce che consisteva nella creazione di stabili equilibri senza bisogno di ricorrere a ingombranti impalcature. Infine divise la cupola in otto spicchi in modo da poterla inserire sul precedente tamburo ottogonale e di conferirle uno slancio ogivale. Successivamente furono inserite 4 cupolette e la lanterna.
Lavorò alla cappella dei pazzi ( non la spiega dice solo che combinò insieme le sottili colonne corinzie con i pilastri e gli archi).
Brunelleschi alla sua morte lascerà un enorme eredità ovunque andiamo infatti troviamo edifici di ispirazione classica con frontoni e colonne.
Donatello: è il più grande scultore prima di Michelangelo. Fonderà il valore dell’uomo come centro dell’universo. Nasce a Firenze, si forma nella bottega del Ghiberti, strinse amicizia con il Brunelleschi.
Le sue prime opere: Il david, il san giovanni evangelista e il San Giorgio destinata a una nicchia esterna della chiesa di Orsanmichele. Il san Giorgio è un giovane popolano con i piedi piantati a terra con il volto energico e le mani appoggiate allo scudo, in atteggiamento di fermezza e di sfida, simbolo della concezione eroica della vita. La statua pur essendo salda è percorsa da un fremito di movimento ed esprime il coraggio e l’impeto della giovinezza.
San Ludovico di Tolosa: il santo è raffigurato nel momento in cui il vento scompone la sua veste. L’identificazione della massa con la luce e l’ombra costituirà una lezione fondamentale per Masaccio.
Banchetto di Erode: il movimento è realizzato attraverso una serie di sequenze. Lo spazio è definito secondo principi della prospettiva lineare. Il piano è diviso in:
piano di sfondo: il servitore mostra a Salomè e alle donne che sono con lei la testa del Battista
piano centrale: dei musici richiamano il momento della danza di salomè
primo piano: raffigurato il momento in cui viene presentato ad erode la testa del santo.
Erode si scosta innoridito dalla visione della testa mozzata del battista. anche i commensali sono sconvolti l’uomo al centro sulla destra si copre gli occhi con la mano.
Donatello schiaccia le figure sul piano di fondo e aggiunge spessore fino ad arrivare all’alto rilievo del gruppo di destra e al tutto tondo della testa del personaggio che porta il vassoio. La scena ha una costruzione simmetrica scandita dai due gruppi ai lati della scena. Lo spazio sembra non finito ma espandersi come dimostrano gli archi e le figure tagliate a metà.
Il David: è uno dei capolavori di donatello, statua a grandezza naturale, il giovane è rappresentato in atteggiamento pensoso e malinconico quasi stupito per l’impresa memorabile che ha appena compiuto, evocata ai suoi piedi dall’enorme testa di golia decapitato. Il corpo nudo è immerso nella luce, la pelle lucente è piena di riflessi
Il Tabernacolo del Sacramento in San Pietro segna una svolta nell’idea donatelliana dell’antico, rifiuto di una olimpica armonia.
Cantoria di Firenze: danza sfrenata di fanciulli che ricordano piu che angeli piccoli fauni nelle figurazioni bacchiche nel mondo pagano. La figura del putto ricco di vitalità e di capriccio diventa un personaggio tipico della scultura.
A Padova:
Monumento equestre al Gattamelata
Nel modellare il cavallo l’artista ha tenuto presente quello montato da Marco Aurelio nella celebre statua del Campidoglio.
La Madonna col Bambino: scolpita nell’atto di alzarsi, sembra un idolo orientale il cui alone di mistero e accresciuto dalle sfingi che sorreggono il trono
La bottega di Botticelli diverrà prolifica e molti allievi usciranno da lì tra cui anche filippino lippi. Molti dipinti erano impostati sul suo disegno ma venivano eseguiti dagli allievi o potevano riportare qualche intervento della mano del maestro. E’ da notare l’esistenza di alcuni disegni come mani, scorci di paesaggio, teste ecc ad indicare una sorta di attività industriale in cui si utilizzavano modelli già predisposti per l’assemblaggio.
Botticelli soggiornerà a Roma presso papa Sisto 4 per dipingere gli affreschi sulle pareti della capella sistina.
La parte finale della sua vita sarà segnata dalla crisi religiosa poiché seguace di girolamo savonarola e ciò influenzerà anche sulla sua produzione artistica recuperando un espressività arcaica e medievale.
A Roma papa Innocenzo VIII e Savonarola con le sue predicazioni sperava che ci fosse un rinnovamento nella Chiesa per portare più correttezza e onestà. Il suo messaggio era diretto sia ai capi del mondo politico che del mondo religioso. La sua predicazione incontrò il favore dei semplici e degli scontenti tant’è che fu chiamato “il predicatore dei disperati”. Alla morte del papa Innocenzo VIII, nel 1492, gli succede il papa Alessandro VI appartenente alla famiglia dei Borgia. Girolamo spera che ci sia un rinnovamento nella Chiesa. Intanto lui si adopera affinché i conventi diventino indipendenti e possano così dedicarsi con maggiore attenzione ai poveri e fonda la Congregazione di Firenze di cui diventa vicario. Girolamo è stato anche un politico.
Il 7 febbraio del 1497, dopo la cacciata dei Medici, i seguaci del frate domenicano Girolamo Savonarola sequestrarono e bruciarono pubblicamente migliaia di oggetti nella città di Firenze (falò delle vanità).
L'obiettivo di questa furia distruttiva era l'eliminazione di qualsiasi oggetto considerato peccaminoso, quadri, libri e qualsiasi altro oggetto che potesse portare allo sviluppo della “vanità”- Furono bruciati anche specchi, cosmetici, vestiti lussuosi, strumenti musicali. Tra gli oggetti distrutti vi erano anche alcuni dipinti originali di Sandro Botticelli che egli stesso provvide ad abbandonare sul rogo.
Nel 1498 Savonarola fu catturato dai fiorentini che chiedevano il ritorno dei Medici e processato, impiccato e arso sul rogo il 23 maggio. Quella giornata è rievocata nel dipinto intitolato Supplizio del Savonarola in piazza della Signoria, di poco successivo, che per alcuni aspetti è una "foto" di un'esecuzione capitale del Rinascimento. La piazza, riferiscono le cronache del tempo, era tumultuante di folla. Prima dell’esecuzione Savonarola fu sconsacrato sulla ringhiera dei Signori (davanti a Palazzo dei Priori, oggi Palazzo Vecchio) davanti a dove erano riuniti i commissari apostolici nominati da papa Alessandro VI.
La condanna a morte fu eseguita mediante impiccagione. Il rogo fu acceso in un secondo tempo per distruggere le spoglie del frate ed evitare che fossero venerate.
La venere di Botticelli:
Lo scrittore latino Ovidio racconta che Venere, dea romana dell’Amore, nacque direttamente dalla schiuma dell’oceano, davanti alle coste dell’isola di Cipro. A questo mito si ispira uno dei capolavori della storia dell’arte. La Nascita di Venere è un dipinto a tempera su tela di 172 per 278 centimetri. Viene realizzato tra il
1483 e l’85 da Sandro Botticelli, uno degli artisti più rappresentativi del Rinascimento. Il termine “Rinascimento” indica un periodo nella storia della cultura europea a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Sono gli anni nei quali i valori del tardo Medioevo lasciano spazio a una nuova concezione dell’esistenza. Al centro del mondo non c’è più la volontà di Dio, ma la gloria dell’uomo e delle sue creazioni. Attraverso le opere degli antichi greci e latini, gli artisti e i filosofi rinascimentali riscoprono gli ideali classici di bellezza e armonia, intese come strumenti per elevare lo spirito. La culla del Rinascimento è la città di Firenze, in Italia. Firenze è governata dalla famiglia dei Medici. E’ proprio uno di loro, il banchiere Lorenzo di Pierfrancesco, che commissiona a Botticelli la Nascita di Venere.Nel 1478 Botticelli ha già dipinto per la corte fiorentina la Primavera, una delle prime opere che catturano in modo consapevole l’essenza del Rinascimento. Allo stesso modo, la Nascita di Venere esprime il culto rinascimentale per la bellezza sublime e idealizzata. All’interno del quadro, sulla destra di Venere c’è Zefiro, il vento fecondatore, simbolo dell’amore carnale. Non a caso abbraccia una figura femminile, che forse è sua moglie Clori, o forse un altro vento, la Bora. Alla sinistra di Venere c’è una delle Ore, le ninfe che accompagnano la dea. La ninfa copre le nudità di Venere con un mantello: diventa, quindi, un simbolo di purezza dello spirito. Zefiro e la ninfa sono i lati di un triangolo, che la figura di Venere divide a metà. Così la dea forma un tramite fra amore terreno e spirituale: è la bellezza fisica che alimenta l’elevazione dell’anima. Una sintesi del pensiero rinascimentale. Ma le implicazioni filosofiche si mescolano a elementi biografici: la figura della dea è un ritratto di Simonetta Vespucci, amante di Giuliano dé Medici, cugino del committente. All’inizio la Nascita di Venere viene esposta alle pareti della Villa di Castello, la residenza di campagna della famiglia Medici, dove rimane almeno fino al 1761. Dopo quella data, il suo destino è incerto: si sa solo che in seguito viene spostata al Museo Fiorentino di Palazzo Pitti. Dal 1815 la Nascita di Venere può essere ammirata al Museo degli Uffizi di Firenze.
La primavera:
La Primavera è un dipinto a tempera su tavola, che misura 203 cm per 314. L’opera raffigura un gruppo di divinità classiche in un prato fiorito tipicamente primaverile. Le figure sono ordinate secondo un’equilibrata simmetria, che ruota intorno alla figura della dea Venere. Viene dipinta tra 1478 e 1482 da Sandro Botticelli, pittore fiorentino del Rinascimento. In questo periodo artistico la committenza smette di essere esclusivo appannaggio della Chiesa di Roma, grazie ai Signori della nuova nobiltà, rifioriscono gli ideali estetici di equilibrio e armonia propri della cultura classica greca. Si riaffermano anche i temi della mitologia greca e latina, quasi del tutto assenti nell’arte medioevale. La Primavera ben rappresenta questa rinascita della classicità greca, sia per l’equilibrio della composizione che per il soggetto. In particolare, la Primavera di Botticelli è la prima opera moderna a raffigurare dèi pagani a grandezza naturale. L’identità del committente è dubbia. I nomi più accreditati dagli studiosi appartengono a 3 membri della famiglia più potente di Firenze, i Medici. Si tratta di Lorenzo de’ Medici, Giuliano de’ Medici e Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici. Per gli studiosi quest’ultimo sarebbe il più probabile e avrebbe commissionato l’opera in occasione delle proprie nozze. Nella Primavera sono presenti 9 personaggi disposti quasi tutti in primo piano. A destra una figura azzurra in volo afferra una giovane dalla cui bocca escono fiori. La giovane si aggrappa a sua volta a un’altra figura femminile, che è in genere interpretata come Flora, dea dei fiori. Al centro, arretrata rispetto alle altre figure, c’è una giovane donna, con ogni probabilità la dea Venere. Sopra di lei Cupido, giovane dio dell’amore, è raffigurato con arco e freccia. Sulla sinistra, infine, ci sono 4 personaggi: 3 donne danzanti, probabilmente le Grazie, incarnazione della bellezza; e un giovane, probabilmente il dio Mercurio. Ciascun personaggio del dipinto è carico di significati allegorici e vi sono diverse teorie circa l’interpretazione e il senso generale dell’opera. Una teoria ricollega il dipinto al mito di Flora, narrato dal poeta latino Ovidio. La fanciulla dalla cui bocca escono fiori sarebbe la ninfa Clori. Questa, dopo l’unione con il vento primaverile Zefiro, rappresentato dalla figura azzurra in volo, si tramuterebbe in Flora, il personaggio femminile a cui è aggrappata. Secondo un’altra lettura, il dipinto conterrebbe
affreschi e dipinti di soggetto religioso inserendo spesso scene di vita fiorentina e ritratti di personaggi contemporanei che rappresentano importanti documenti della quotidianità dell’epoca.
Michelangelo considerò sempre di primaria importanza il procedimento grafico in quanto momento fondamentale del processo creativo. Non ancora quindicenne, fece il suo ingresso nella cosiddetta Scuola del Giardino di Lorenzo il Magnifico, che aveva sede nel palazzo mediceo di fronte al Convento di San Marco. Non si trattava tanto di una scuola o di un'accademia nel senso comune del termine, quanto di un luogo in cui si conservava una ricca collezione di sculture, cartoni moderni, libri e oggetti antiquari, raccolti in parte da Lorenzo stesso e, prima di lui, da Cosimo e Piero de' Medici. Qui i giovani artisti apprendevano il mestiere dalla pratica quotidiana, copiando i modelli antichi e lavorando sotto la guida del vecchio scultore Bertoldo di Giovanni. Frequentando quell'ambiente Michelangelo ebbe modo di conoscere i letterati e gli umanisti più colti dell'epoca: Pico della Mirandola, il poeta Angelo Poliziano, il filosofo Marsilio Ficino e Cristoforo Landino (commentatore di Dante), tutti accomunati dall'amore per Platone e per i platonici e dall'ammirazione per l'antico inteso come modello di perfezione. All'interno di questo gruppo di intellettuali che gravitava intorno al Magnifico si sviluppò la filosofia neoplatonica, che affermava la supremazia dello spirito sulla materia, esaltava la vita speculativa e insegnava la fede nella bellezza dell'universo visibile. Nella Scuola di San Marco l'artista ebbe l'opportunità di copiare le statue, le teste e i marmi antichi esposti nel Giardino e assimilare la lezione fondamentale dello stile e delle proporzioni classiche. Diventò abilissimo nella contraffazione dei modelli, il cardinale Raffaele Riario nel 1496 chiamò a Roma il ventunenne Michelangelo perché aveva comprato un Cupido come antico, ma poi scoprì che si trattava di un'opera del giovanissimo artista. Riario non era uno sprovveduto, era un grande mecenate, appassionato conoscitore dell'antichità che soleva esporre la sua collezione di pezzi antichi nel monumentale Palazzo della Cancelleria, costruito su progetto di Baccio Pontelli a partire dal 1488, con forme decisamente classicheggianti. Ma l'antico per Michelangelo non fu mai per lui solo un repertorio da imitare, bensì un mondo a cui ispirarsi in modo assolutamente personale, una fonte ideale per sviluppare le sue idee e la sua immaginazione. In questo periodo realizzò nel suo opere giovanili: la Madonna della Scala del 1490-92 e la Centauromachia (battaglia dei Centauri) del 1492. Nel 1492, alla morte di Lorenzo il Magnifico, Michelangelo lasciò il Giardino mediceo.
L'opera, un rilievo su lastra di marmo, delle dimensioni di 84,5X90 cm., appartiene al periodo giovanile di Michelangelo, si trova nella Casa Buonarroti a Firenze. Risale al 1492, è stata realizzata quando il Buonarroti aveva 17 anni. Il riferimento all'antico mito greco - quello della battaglia tra i Centauri e i Làpiti
Lo spazio non è vuoto ma materico, concreto, e non è separato dalle figure che sono invece invischiate in quella materia e ne emergono solo grazie alla forza e alla loro energia interiore
Durante il primo soggiorno a Roma il cardinal Riario chiese a Michelangelo una statua di Bacco, ma una volta realizzata, la statua finì nel giardino del banchiere Jacopo Galli, altro protettore dell'artista, che, secondo una moda diffusa presso le famiglie più in vista di Roma, raccoglieva statue e frammenti antichi a formare un ricchissimo "antiquarium". La statua, in marmo, alta 203 cm., compresa la base, oggi è conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze. Ai primi di luglio del 1496 Michelangelo, aveva già acquistato un blocco di marmo di Carrara e realizzò la statua nel giro di un anno. L'opera rivela una padronanza assoluta dell'anatomia, dei mezzi tecnici, dei valori di composizione, armonia ed equilibrio classici, ma anche di sorprendente capacità inventiva, perché creata secondo la fantasia dell'artista, senza derivazione diretta. Una libertà immaginativa potente, sostenuta comunque da una solida conoscenza dell'antichità. Il gruppo raffigura Bacco, ebbro e barcollante, affiancato da un satiro bambino che ride maliziosamente e morde l'uva di nascosto. Rappresenta lo splendido risultato dell'incontro dello scultore poco più che ventenne con l'onnipresente e maestosa bellezza dell'antico in Roma. Michelangelo aveva già potuto conoscere frammenti antichi a Firenze nel giardino di San Marco e nei tesori medicei, a Pisa aveva potuto vedere gli antichi sarcofagi del Camposanto, ma a Roma l'antichità gli si offriva allo sguardo e allo studio con varietà e precisione: tanto che il Bacco, nell'accostarsi alla statuaria antica, risente particolarmente di certi tratti della scultura ellenistica.
Fatto per esser visto da più di un lato, il gruppo statuario articola un complesso rapporto spaziale tra il dio del vino e il suo piccolo accompagnatore, che lo avvicina furtivo da tergo. Mentre Bacco incede col corpo carnoso e morbido proteso in avanti e sbilanciato, quasi inseguendo la coppa di vino che innalza a portata dello sguardo dilatato, il satiretto si torce in un ardito contrapposto che fa ruotare la metà superiore della figura di ben oltre novanta gradi rispetto alle gambe caprine. Da qui deriva l'effetto dinamico: il senso di oscillazione, di instabilità, che suggerisce la camminata e il movimento tipici delle persone ubriache. La lavorazione delle superfici varia da parte a parte, con effetti di grana ruvida nel satiro, e di levigata politezza sull'epidermide del dio, di cui già le fonti notavano la mollezza effeminata, composta di tratti maschili e femminili. A ventuno anni, dopo un soggiorno a Bologna durante il quale aveva realizzato tre statue in marmo per l'Arca di San Domenico, l'artista si recò per la prima volta a Roma, dove studiò assiduamente le ricche collezioni di sculture antiche, come quelle raccolte dal cardinale Riario che gli commissionò il Bacco, realizzato intorno al 1497. Ma non fu quest'opera a far sì che Michelangelo venisse considerato uno dei maggiori scultori del suo tempo: per il cardinale francese Jean le Bilhères-Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI, egli realizzò un gruppo marmoreo di intensa spiritualità: la Pietà, ora nella Basilica Vaticana, che gli valse l'ammirazione dei suoi contemporanei. Il contratto per la Pietà fu firmato il 27 agosto 1498, ma è probabile che Michelangelo fosse stato interpellato dal cardinale per l’esecuzione del gruppo marmoreo già l’anno precedente. L’artista partì da Roma diretto alle cave di marmo di Carrara nel novembre del 1497 e non ritornò prima del marzo 1498. La Pietà fu portata a termine entro la fine del
Dopo la cacciata dei Medici e la repubblica del Savonarola, si instaurò una nuova repubblica borghese che cercò di richiamare, affidando loro incarichi rilevanti, i più importanti artisti fiorentini che si erano allontanati dalla città. Qui si trovarono e si confrontarono, tra gli altri, Michelangelo, Leonardo e il giovane Raffaello, che con le loro opere posero le basi del nuovo linguaggio del Rinascimento maturo. Nel 1501 Michelangelo, che nutriva simpatie per gli ideali della nuova repubblica, ricevette l’incarico di scolpire la grande statua del David dall’Arte della Lana (l’associazione degli artigiani e dei mercanti della lana di Firenze) e dall’Opera di Santa Maria del Fiore (la cattedrale della città). La scultura, a cui l’artista lavorò per
polemiche dei suoi contemporanei più tradizionalisti. La Pietà è l'unica fra le opere di Michelangelo firmate dall'artista che pare vi avrebbe impresso il proprio nome perché indispettito dalle voci che volevano la Pietà realizzata da uno scultore lombardo. Secondo alcuni studi interpretativi, la Pietà rappresenta l'unione della vita e della morte che, insieme, tendono verso l'Assoluto. La rassegnazione sul volto della Vergine indicherebbe il superamento delle sofferenze terrene e il raggiungimento della pace divina. La scultura è concepita secondo uno schema triangolare, tipico del Rinascimento, che risponde a esigenze di equilibrio e armonia. Questa impostazione geometrica è sottolineata dal ricco panneggio delle vesti di Maria che accolgono quasi interamente il corpo di Gesù. A partire dal 1517, la scultura viene posta in San Pietro dove negli anni trova diverse collocazioni. In occasione dell'Esposizione Universale a New York viene trasferita negli Stati Uniti per due anni: dal 1962 al 1964. Nel 1972 un folle la danneggia infliggendole 15 martellate. Da allora la scultura è protetta da una teca in cristallo infrangibile. La Pietà si trova all'interno dell’omonima cappella nella Basilica di San Pietro a Roma
Sacra Famiglia con San Giovannino (Tondo Doni)
Intorno al 1504, probabilmente in occasione delle nozze tra Agnolo Doni e Maddalena Strozzi, Michelangelo eseguì a tempera su tavola la Sacra Famiglia con San Giovannino (detto anche Tondo Doni, del diametro di 120 cm.)La cornice tonda accompagna la rappresentazione eseguita in modo originale. Michelangelo rappresenta la differenza tra il mondo antico e pagano sullo sfondo con le figure nude viste di fronte e l’era cristiana al centro del quadro simboleggiata dalla vergine e dal bambino. Le due scene sono chiaramente distinte, la madonna è una giovane seduta con le ginocchia piegate e si gira all’indietro per ricevere tra le braccia il figlio dalle mani di Giuseppe che glielo passa sopra la spalla. Il bambino è riccioluto, la sua immagine risalta in contrasto con l’azzurro del cielo e per tenersi afferra i capelli della madre. La madonna ruota con tutto il corpo portando in avanti il braccio sinistro. In apparenza sfocate alcune figure sullo sfondo nude che siedono su di una roccia e parlano tra loro. Dall’altro lato altre figure nude osservano a distanza. Mentre un piccolo san giovannino che guarda verso l’alto separa le scene, quella sacra e quella pagana. I colori sono puri, forti e chiari con riflessi di metallo immersi in una luce trasparente. Il tondo rappresenta una commissione privata, regalo di nozze dello sposo alla sua amata probabilmente doveva essere appeso in camera da letto sopra il letto. E’ importante perché è Il solo quadro su tavola realizzato da Michelangelo
Leonardo da Vinci:
Leonardo da Vinci nasce il 15 aprile 1452 a Vinci, nei pressi di Firenze. Figlio illegittimo del notaio Ser Piero D’Antonio, trascorre la sua infanzia in campagna. A 16 anni si trasferisce con il padre a Firenze. Firenze è all’epoca uno dei centri culturali più vivaci d’Europa. Giungono da tutta Italia artisti, filosofi e letterati. Il clima vitale e dinamico favorisce lo scambio e le nuove idee: è il Rinascimento. Il giovane Leonardo matura la decisione di studiare pittura ed entra nella bottega d’arte del Verrocchio.
Tra le prime opere di Leonardo vi è la testa dell’angelo nel Battesimo di Cristo firmato dal Verrocchio. Si racconta che, colpito dalla bravura del giovane allievo, il Verrocchio abbia deciso di non dipingere più. Nel 1482 viene chiamato a Milano alla corte di Ludovico il Moro dove resterà per 17 anni. Qui realizza alcuni dei suoi ritratti più celebri: la Dama con l’ermellino, il Ritratto di musico e la Belle Ferronière. Nel 1495
riceve l’incarico di affrescare il refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Sceglie di dipingere l’Ultima cena.
La tecnica dell’affresco mal si adatta all’indole di Leonardo. Il tipo di tempera utilizzata per gli affreschi, infatti, asciuga subito e non consente di intervenire sul dipinto dopo la prima stesura. Per L’ultima cena, Leonardo utilizza un impasto che asciuga lentamente, questa scelta comprometterà l’opera che, già pochi anni dopo la sua realizzazione, comincerà a mostrare i primi segni di cedimento. Riluttante a considerare finite le proprie opere, Leonardo non cessa di apportare ritocchi e correzioni anche a distanza di anni. Sono pochi infatti i dipinti del fiorentino che possano dirsi effettivamente conclusi. Alla fine del 1499 Leonardo lascia Milano: la sua fama è al culmine e riceve incarichi da tutte le corti d’Italia. È in quest’epoca che Leonardo dipinge la Gioconda. Un dipinto più volte ritoccato e che lo accompagnerà fino all’ultimo dei suoi giorni. Recenti esami ai raggi x hanno mostrato che sotto lo strato più superficiale ci sono altre 3 versioni del ritratto. Nel 1503 il nobile fiorentino Pier Soderini chiama Leonardo e Michelangelo per affrescare due pareti della sala del consiglio grande di Palazzo Vecchio a Firenze. I due sono divisi un’antica rivalità. Il confronto non avverrà perché Michelangelo viene chiamato a Roma dal papa. Nel 1513 anche Leonardo si reca a Roma. Raffaello sta dipingendo le Stanze degli appartamenti del pontefice e Michelangelo ha appena finito di affrescare la Cappella Sistina. Ma Leonardo non partecipa alla vita di corte papale e preferisce dedicarsi ai suoi studi scientifici. A Roma, tra il 1513 e il 1516, dipinge la sua ultima opera: il San Giovanni Battista. Nel 1517 alla morte di Giuliano de Medici, Leonardo perde il suo protettore accettando l’invito del re di Francia Francesco I che gli concede una rendita e lo ricopre di onori. Qui, presso la corte di Francesco I ad Amboise, Leonardo si spegne il 2 maggio 1519 all’età di 67 anni.
Sappiamo dalle fonti di allora, che era molto meticoloso, e impiegava molto tempo per realizzare un'opera, anche per via delle tecniche che usava. Per questi motivi, ci rimangono poche opere di pittura, ma una mole enorme
di disegni, schizzi, studi, progetti, soprattutto di carattere tecnologico e scientifico. Eppure, nonostante la grande quantità, sappiamo dai documenti che anche i disegni a noi pervenuti sono solo una piccola parte rispetto a quelli che Leonardo ha realizzato.
A trent'anni d'età Leonardo giunge a Milano, con una sua lettera si presenta come ingegnere e artista a Ludovico il Moro, e rimarrà presso lo Sforza per circa 17 anni: un periodo di lavoro particolarmente intenso, ma anche pieno di soddisfazioni per lui. L'ambiente in cui si trovava doveva essere molto stimolante, perché ha favorito il suo incessante sperimentalismo e il meraviglioso germogliare di idee e ricerche nei campi più diversi dell'arte e della scienza. Al primo soggiorno milanese risalgono gli studi architettonici del tiburio del duomo e delle chiese a pianta centrale, collaborando con il Bramante, che in quegli anni, come lui si trovava a Milano, al servizio di Ludovico. A questo periodo risalgono innumerevoli disegni e studi di anatomia, botanica, meccanica, geometria.
Lo stile di Leonardo, oltre a una naturale evoluzione, si conforma ogni volta anche allo scopo di ogni disegno. Sa passare da una visione morbida evocativa, dolcissima, come
nella Testa femminile degli Uffizi, del 1475, che è lo studio per un angelo o una figura femminile idealizzata, alla visione rigorosa, precisa e razionale dei suoi disegni anatomici.
Nel primo caso il segno a matita è sfumato, i contorni indefiniti, come immersi in una nebbiolina. E' un disegno che deve colpire la sensibilità, essere visto come un sogno, un'apparizione. Qui Leonardo applica la tecnica dello sfumato, che consiste nel passaggio graduale e impercettibile dall'ombra alla luce, determinando la perdita dei contorni e della definizione dell'immagine e creando l'"effetto nebbia".
Quando a 11 anni perde anche il padre, Raffaello è già a bottega dal noto pittore chiamato Perugino. A 17 anni finisce l’apprendistato. Con il titolo di Maestro può ora esercitare come pittore. Le opere di questi anni sono influenzate dal Perugino.
Lo sposalizio della vergine:
Lo Sposalizio della Vergine è un dipinto a olio su tavola realizzato dal pittore Raffaello Sanzio nel 1504. Raffaello si trova in Umbria, ha finito da tre anni l’apprendistato dal Perugino e sta per trasferirsi a Firenze, in questo periodo capitale dell’arte italiana.
A Perugia il mercato della pittura è monopolizzato dal Perugino, che oltre ad essere un artista è anche un abile imprenditore. Raffaello deve trovare una sua autonomia, commerciale e stilistica. Le sue prime opere sono destinate allora alla Chiesa della vicina Città di Castello. Una di queste è Lo Sposalizio della Vergine, commissionato dalla famiglia Albizzini. Il tema delle nozze di Giuseppe e Maria è ripreso da un’opera del Perugino. In primo piano, il sacerdote e i due sposi. Da un lato giovani donne eleganti, dall’altro pretendenti delusi.
Le differenze tra i due dipinti sono, però, enormi. Raffaello inverte la disposizione delle 2 schiere di uomini e di donne. La leggera inclinazione dei volti e la naturalezza dei gesti conferisce alla scena un armonico dinamismo che supera la staticità dei personaggi del maestro. Il tempio nel dipinto del Perugino è di forma ottagonale con un pronao su ognuno dei 4 lati principali. La cupola viene tagliata fuori dalla rappresentazione. Raffaello inserisce invece la cupola nel dipinto in modo da seguire la forma arcuata della tavola, aumenta il numero delle facciate del tempio e lo circonda con un colonnato per evidenziarne la circolarità. La prospettiva viene accentuata: le linee disegnate dai lastroni del pavimento fuggono verso gli spigoli della scalinata, convergendo tutte sulla porta del tempio. Sull’architrave Raffaello pone la sua firma. La chiave interpretativa del dipinto è il cerchio, simbolo della perfetta armonia che si compie nell’unione degli sposi. La circolarità si esprime in una composizione fatta di linee curve. Il tempio non è più soltanto lo sfondo del dipinto come nel Perugino ma acquista tridimensionalità e si pone come centro della piazza circolare dove si celebra il matrimonio. L’anello, ancora una volta figura circolare, è il fulcro della scena: qui si concentrano gli sguardi di tutti i personaggi che ne enfatizzano, così, la carica simbolica.
Il dipinto viene prelevato da Città di Castello nel 1798 e poi passa nelle mani della famiglia Lechi. Tre anni dopo viene venduto al collezionista milanese Giacomo Sannazzari, che la donerà all’Ospedale Maggiore di Milano. Nel 1806 il dipinto di Raffaello viene acquistato dalla Pinacoteca di Brera. Nel 1958 il quadro viene danneggiato da un folle che riesce a rompere la lastra di vetro che protegge la tavola. Lo Sposalizio della Vergine si trova a Milano nella Pinacoteca di Brera.
Elabora un’estetica in cui naturalezza del gesto e bellezza idealizzata sono in perfetto equilibrio. La sua fama giunge a Roma, dove si trasferisce nel 1508. Viene introdotto alla corte pontificia dal famoso architetto Bramante. Diviene il pittore ufficiale di papa Giulio II e del suo successore Leone X. Nel 1508 inizia gli affreschi delle Stanze Vaticane. Nella biblioteca, detta anche Stanza della segnatura, dipinge la Scuola d’Atene, che raffigura i maggiori filosofi dell’antichità. Lo stile pittorico si fa grandioso e monumentale, l’architettura dipinta e quella reale si armonizzano perfettamente.
La scuola di Atene: La Scuola di Atene è un affresco del pittore Raffaello Sanzio realizzato tra il 1510 e il
Nei lineamenti di Platone è riconoscibile il volto di Leonardo. Si trova al centro dell’affresco e indica il cielo, il mondo delle idee; alla sua sinistra Aristotele rivolge la mano verso il basso, il mondo naturale. Socrate, invece, dialoga con i cittadini ateniesi. Attorno si riconoscono altri celebri filosofi e matematici: Pitagora, Zenone e Diogene. Euclide istruisce gli allievi, il suo volto è quello del Bramante. Vicino a lui, Zoroastro sorregge la sfera celeste; Tolomeo la sfera terrestre. Eraclito, pensoso, ha i tratti del pittore Michelangelo. Raffaello avrebbe deciso di omaggiarlo dopo aver visto i suoi affreschi della Cappella Sistina nell’estate del 1511. 4 personaggi rivolgono lo sguardo allo spettatore creando un effetto di grande coinvolgimento emotivo: sono la figura con la veste bianca, i 2 fanciulli, e Raffaello stesso che si autoritrae. I concetti astratti della filosofia sono umanizzati dalla gestualità naturale dei filosofi che dialogano. Lo stile pittorico è monumentale. I 4 archi dell’edificio affrescato seguono uno schema compositivo ritmico, che crea un effetto ottico di grande profondità prospettica. Il 22 aprile 1996 La Scuola d’Atene viene svelata dopo il restauro. Durante i lavori vengono alla luce una serie di impronte rimaste nello stucco fresco che apparterrebbero, con buona probabilità, proprio a Raffaello. La Scuola di Atene è tuttora visibile a Roma presso i Musei Vaticani.
Accovacciato sulle scale, vicino a Aristotele e Platone, il filosofo Eraclito ha il volto di Michelangelo, un omaggio all’artista rivale che in questi stessi anni dipinge la Cappella Sistina. Nel 1514 muore Bramante, Raffaello lo sostituisce alla sovrintendenza per la costruzione della Basilica di S. Pietro. Nel 1519 inizia la sua ultima opera: La Trasfigurazione, apparizione di Gesù agli apostoli. L’esecuzione è faticosa, Raffaello è preda di una forte crisi emotiva. Muore, al culmine della gloria, il 6 aprile 1520 a Roma, nel giorno del suo trentasettesimo compleanno. LaTrasfigurazione, non ultimata, verrà posta al suo capezzale.