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risocializzazione, i vari agenti, risocializzazione imperfetta
Tipologia: Appunti
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La società si assicura la continuità da una generazione all’altra attraverso il processo di socializzazione, che permette la formazione della personalità degli individui e l’apprendimento dei modelli comportamentali della società in cui sono inseriti. Individui diversi devono acquisire abilità complesse, un linguaggio comune, un comune modo di relazionarsi, di comunicare e di comportarsi, pena l’impossibilità della stesa vita sociale. Ma se la presenza di questi elementi comuni è ciò che garantisce la continuità del nostro vivere sociale, in che modo questi elementi hanno origine? Come è possibile che individui differenti per intelligenza, inclinazioni, prestanza fisica ecc. riescano a condividere con gli altri tutti questi aspetti che costituiscono la nostra vita quotidiana? Attraverso quale processo la società garantisce la propria esistenza consentendo ai nuovi nati di accettarne le regole e i modelli, non solo perché imposti, ma in quanto sentiti come naturalmente parte di sé? I modelli culturali presentano la caratteristica essenziale di non essere inscritti nel patrimonio genetico dell’essere umano, ma di dover essere appresi da parte di ogni nuovo nato a seconda delle caratteristiche della società in cui egli deve vivere. Gli studi di Sigmund Freud e dei suoi discepoli, di Mead e della psicologia dell’età evolutiva hanno evidenziato l’importanza dei processi attraverso cui le norme sociali vengono interiorizzate dal bambino così da divenire parte della sua stessa vita psichica. Fin dalla nascita, l’essere umano non solo interagisce con il proprio corpo e con il suo ambiente fisico, ma anche con gli altri esseri umani. Sin dall’inizio la biografia dell’individuo coincide con la storia dei suoi rapporti con gli altri; e questo perché anche le componenti non sociali dell’esperienza infantile vengono mediate dagli altri individui, e tramite loro, dall’esperienza sociale. Quasi ogni aspetto della vita del neonato coinvolge altri essere umani: la sua esperienza degli altri è determinante per tutta la sua esistenza. Sono gli altri che creano i modelli attraverso i quali il neonato percepisce il mondo, ed è solo grazie a questi modelli che l’organismo riesce a stabilire un rapporto stabile con il mondo esterno, non soltanto con il mondo sociale, ma anche con l’ambiente fisico. Questi stessi modelli interessano anche l’organismo, interferendo con il suo funzionamento. Sono gli altri, per esempio, che stabiliscono i modelli secondo i quali viene soddisfatta la richiesta di cibo del bambino, e così facendo agiscono sul funzionamento del suo organismo. Perciò la società non soltanto impone i suoi modelli sul comportamento infantile, ma giunge a organizzare i suoi bisogni primari. Il processo attraverso il quale gli individui sviluppano lungo tutto l’arco della loro vita, nel corso dell’interazione sociale con vari gruppi sociali, di solito a partire dalla famiglia, un grado minimo e poi via via sempre più specializzato di competenze comunicative e di abilità all’interno di una determinata cultura, adottando i modelli di comportamento, le norme, i valori della propria società, è appunto la socializzazione.
Le norme, a loro volta, rappresentano uno dei più importanti elementi di coesione e di riproduzione culturale di un gruppo umano. La loro trasmissione può manifestarsi tanto nelle forme tradizionali dell’educazione (familiare, scolastica), quanto come socializzazione politica e religiosa, cioè in forme in cui la comunicazione fra generazioni non ha necessariamente carattere anagrafico. Il processo che consente il rapporto con l’altro riguarda sia la prima socializzazione , che l’individuo intraprende nell’infanzia e attraverso la quale diventa un membro della società, sia ogni successivo processo che introduca un individuo già socializzato in nuovi settori del mondo oggettivo della sua società. Si distingue così la socializzazione primaria da quella secondaria 1. Ogni individuo nasce all’interno di una determinata struttura sociale, dove incontra le persone che hanno cura della sua socializzazione e mediante le quali egli accoglie un determinato mondo culturale. Si può dire che le persone importanti per il bambino, e tramite le quali avviene il suo processo di mediazione culturale, formano il piccolo veicolandogli un mondo culturale da esse selezionato. Una caratteristica tipica della prima socializzazione è l’influenza della vita emotiva. Come è stato fatto notare dalla psicologia infantile freudiana, il bambino si identifica con le persone che influiscono su di lui secondo modalità emozionali. La socializzazione primaria, infatti, avviene solo tramite l’identificazione con l’altro importante. Grazie all’identificazione con le persone che si curano di lui e degli atteggiamenti che hanno nei suoi confronti, il bambino diventa capace di acquistare un’identità soggettivamente coerente e di aver coscienza di sé. Ciò che più di ogni altra cosa è necessario interiorizzare è il linguaggio. Grazie al linguaggio, e per
mezzo di esso, vari schemi motivazionali e interpretativi vengono acquisiti come istituzionalmente
definiti. Tramite la veicolazione delle parole il soggetto introietta dei significati condivisi dalla propria collettività.
Il processo di socializzazione non si conclude con l’infanzia, ma si protrae durante tutta il corso dell’esistenza. La formazione primaria viene infatti a modificarsi sulla base dell’introiezione da parte del soggetto dei sistemi di conoscenza relativi al ruolo al quale il soggetto stesso è legato. Pertanto, definiremo socializzazione secondaria quell’insieme di pratiche messe in atto dalla società che consentono agli individui di assumere ed esercitare ruoli adulti. Il compito della socializzazione secondaria consiste nella formazione delle capacità sociali specifiche necessarie all’esercizio dei ruoli stessi. Le società moderne sono società altamente differenziate, cioè comprendono una gamma molto ampia di ruoli e di relative posizioni. Ogni individuo ricopre nella società una pluralità di ruoli i quali si collocano in sfere di vita separate tra loro. L’insieme dei ruoli svolti (ruoli familiari, ruoli lavorativi ecc.) da un individuo si designa in genere con il termine inglese role set. La composizione dell’insieme dei ruoli svolti da un individuo muta continuamente nel tempo lungo l’arco della vita. Le diverse nozioni di socializzazione possono essere combinate entro un modello di sviluppo nel tempo.
Da questo punto di vista si distingue una socializzazione della prima infanzia , condotta principalmente nel nucleo familiare, una socializzazione scolare e, infine, un progressivo processo di socializzazione in
età adulta per adeguarsi a ruoli culturalmente definiti.
Si possono indicare i gruppi o i contesti sociali all’interno dei quali avvengono significativi processi di socializzazione con la definizione di agenti di socializzazione. In tutte le culture il più importante di questi ultimi che dalla prima infanzia all’adolescenza collega tra loro, in una sequenza, le varie generazioni è la famiglia. Certamente il sistema familiare può assumere molte forme diverse, il complesso dei contatti sperimentati dal bambino non è affatto omogeneo da cultura a cultura. La madre è in generale la persona più importante nella prima infanzia, anche se la divisione dei ruoli all’interno della famiglia varia notevolmente nelle diverse culture, ma la natura del rapporto tra madre e bambino dipende dalla forma e dalla regolarità dei loro contatti. Ciò è a sua volta condizionato dal carattere dell’istituzione familiare e dal rapporto che questa ultima ha con altri gruppi sociali. Nella famiglia avviene lo sviluppo intellettuale e psichico del bambino, nei primi scambi interpersonali si formano infatti i futuri modelli di comportamento che faranno da filtro alle esperienze successive, in cui il bambino prende coscienza dell’esistenza del mondo circostante, inizia a dare un significato a tutto ciò che lo circonda, impara a conoscere se stesso e a comunicare in modi diversi. Quando il bambino inizia a conoscere se stesso, verso i due anni, si rende conto anche che esistono dei collegamenti tra sé e gli altri, percepisce che le persone sono legate in un campo di relazioni sociali e non sono isolate l’una dall’altra. Questo è il primo passo verso la comprensione della più ampia realtà sociale: la comprensione dei rapporti tra le persone, la scoperta di una relazione tra sé e la mamma o il papà. Il secondo passo consiste nell’acquisizione della coscienza delle norme sociali che si sviluppa nel bambino tra i diciotto e ventiquattro mesi, prima di allora egli non si rende conto che c’è qualcosa che può essere fatto e qualcosa che non si può fare, e da qui entra in gioco l’importanza dell’educazione di genitori, i quali iniziano a dare delle norme che devono essere rispettate, in primo luogo all’interno della vita familiare, e poi anche fuori, nei rapporti con il mondo esterno. La famiglia rappresenta, quindi, il nucleo fondamentale in cui si stabiliscono i primi legami emotivi, si apprendono il linguaggio e si interiorizzano i valori della cultura della società di appartenenza. In ogni
società la famiglia è l’istituzione cardine per la socializzazione primaria e quindi per la trasmissione
delle norme e dei valori sociali.
Nelle società occidentali contemporanee, gran parte della socializzazione precoce avviene all’interno di un contesto familiare ristretto. Anche nella società italiana la maggioranza dei bambini trascorre i primi anni di vita in una famiglia di tipo nucleare , cioè un’unità domestica composta da madre, padre e uno o
scolastica,quindi, al di là dei contenuti specifici dell’insegnamento, trasmette, in base al modo in cui viene attuata e al tipo di rapporti sociali nei quali si esplica, una serie di modelli di comportamento che si rifanno ai principi di autorità, di prestazione, di competizione e di cooperazione. Le reazioni degli insegnanti, inoltre, influiscono sulle aspettative che i bambini hanno nei confronti di se stessi, condizionandoli ad autovalutarsi con gli stessi criteri applicati dagli insegnanti. Fuori dall’ambito familiare i bambini imparano a obbedire a qualcuno non per l’amore o la protezione che questi gli offre, bensì perché così è richiesto da un sistema sociale che impone l’adesione alle sue regole. Il comportamento personale entra in tal modo a far parte di un sistema di registrazione sociale che consente al bambino di diminuire la sua dipendenza dai modelli familiari e di costruire legami entro un più ampio orizzonte sociale. È nell’ambito scolastico che si costruiscono i gruppi dei pari e il sistema di distribuire i bambini nelle classi in base all’età rafforza questo processo. Un altro agente di socializzazione è il gruppo dei pari , che a differenza della famiglia, della scuola non si basa su un rapporto gerarchico tra chi trasmette e chi riceve elementi della socializzazione, ma si fonda proprio sull’abolizione delle differenze di posizione sociale all’interno del gruppo. Con l’espressione “ gruppo dei pari ” si fa riferimento a un tipo qualunque di gruppo caratterizzato da un rapporto paritario e simmetrico fra i suoi membri, dovuto al fatto che questi hanno in comune alcune condizioni di base, come la stessa età, ruoli identici, condizioni sociali molto simili. In alcune culture, e particolarmente nelle società tradizionali di piccole dimensioni, i gruppi dei pari sono formalizzati in gradi di età ognuno dei quali ha certi diritti e responsabilità che cambiano con l’invecchiamento. Ci sono spesso cerimonie o riti specifici che segnano il passaggio di un individuo da un grado di età all’altro. Un esempio tipico di sequenza in gradi di età è quella costituita da: infanzia; età dell’iniziazione alle attività guerriere; età dei guerrieri; prima e tarda vecchiaia. All’interno della sequenza, i soggetti non si spostano come individui ma come gruppi. Nelle società occidentali, data l’alta percentuale di donne che lavorano fuori casa, i bambini già da piccoli si trovano insieme nelle scuole materne e stabiliscono tra loro rapporti di amicizia. Il gruppo dei pari è un importante agente di socializzazione, perché esercita una particolare influenza nella tarda infanzia e nell’adolescenza. Si tratta di fasi in cui gli individui conquistano un’identità relativamente stabile, spesso attraverso una reazione negativa nei confronti dei modelli appresi in famiglia e nella scuola. Via via che l’influenza del gruppo dei pari aumenta, quella dei genitori passa in secondo ordine, perché all’interno del gruppo i bambini possono interagire con i propri simili su un piano di parità. Il gruppo dei pari risulta allora importante in quanto propone nuove norme e valori , all’interno di una dinamica interattiva tra eguali. Questi rapporti sono più democratici di quelli tra genitori e figli. Il termine «pari» indica soggetti «uguali» e i rapporti di amicizia tra bambini tendono ad essere ragionevolmente egualitari. Essendo fondati sul mutuo consenso, piuttosto che sulla dipendenza, com’è tipico della situazione familiare, i rapporti tra pari prevedono un intenso scambio di dare e avere. Gli stessi genitori, in virtù del loro potere, possono imporre dei codici di condotta ai propri figli; nel gruppo dei pari invece, il bambino scopre un diverso contesto di interazione, all’interno del quale le regole di condotta possono essere messe alla prova ed esplorate 2. I rapporti tra pari rimangono spesso importanti per tutto l’arco dell’esistenza, specialmente nelle aree in cui la mobilità é scarsa e gli individui rimangono membri della medesima cerchia informale o conservano lo stesso gruppo di amici per tutta la vita o quasi. I gruppi dei pari dal momento in cui si formano fino alla tarda adolescenza vanno incontro a un’evoluzione che segue di solito tre tappe fisse: F 0 B 7 gruppi informali^ (6-10 anni circa), sono dotati di poche regole, legate soprattutto ai giochi e alle attività da svolgere. I membri si avvicendano molto facilmente senza che il gruppo ne risenta, non ci sono dei leader;
F 0 B 7 gruppi formali^ (11-15 anni circa), sono dotati di strutture rigide e all’interno si creano divisioni ed esclusioni. I membri che meglio riescono nelle varie attività e che sono più socievoli sono i più popolari, ricercati ed ammirati da tutti. I più impopolari sono di solito individui con piccoli problemi,che di solito riguardano l’aspetto fisico, o con difficoltà psicologiche, come ansia, insicurezza, vittimismo ecc. Di solito in questi gruppi i personaggi più popolari lo diventano sempre di più, perchè chi piace agli altri aumenta la sua autostima e si comporta in modo da piacere sempre di più, mentre chi si sente rifiutato si isola e riscuote sempre meno simpatia;
F 0 B 7 comitive^ (16-24 anni), formate da persone con caratteristiche e interessi comuni e che in genere provengono da uno stesso ambiente socioculturale. A differenza dei gruppi formali, le comitive sono miste e spesso diventano il punto di partenza per la nascita di coppie.
Interferiscono ormai nell’azione di tutti gli agenti della socializzazione anche i mezzi di comunicazione di massa. La diffusione di questi ultimi influenza sicuramente le scelte e le opinioni degli individui nel processo di socializzazione, anche se in modo e in misura diversa. Questa forte presenza dei mass-media, se da un lato consente una più facile veicolazione delle informazioni, dall’altro costituisce un pericolo in termini di formazione, perché la fruizione acritica dei messaggi può determinare fenomeni devianti, come l’eccessiva dipendenza, il conformismo ecc. La caratteristica dei mezzi di comunicazione di massa, giornali e riviste, radio e televisione, cinema, reti telematiche, è di raggiungere un largo pubblico senza richiedere un contatto personale tra l’emittente e i destinatari dei messaggi. I mass-media rispetto alla famiglia e alla scuola costituiscono un’agenzia di socializzazione molto più fluida e informale, anche se però presentano un potere socializzante altrettanto forte, in quanto non forniscono solo informazioni da cui gli individui rimarrebbero altrimenti esclusi, ma offrono modelli di ruolo e rappresentano stili di vita. Attraverso soprattutto la pubblicità, non soltanto persuadono i consumatori a gradire le offerte di mercato, ma anche esaltano il valore sociale di certe qualità, come la bellezza, il successo, la ricchezza, la giovinezza ecc. I mass-media riflettono prontamente e in notevole misura contribuiscono a costruire i mutamenti delle norme e dei valori sociali e ne consentono l’estensione a masse che non ne sono immediatamente protagoniste. Certamente i mass-media, dalla carta stampata alla radio, sono stati e continuano a essere in grado di influenzare atteggiamenti e opinioni di un pubblico sempre più vasto. Ma oggi la televisione si propone addirittura come agenzia di socializzazione, in grado di far concorrenza, nella costituzione di una mentalità sociale comune, alla scuola, anche perché mediamente un bambino, nelle moderne società industrializzate, trascorre più tempo davanti al televisore che a scuola. La televisione incoraggia un comportamento passivo: non appena i programmi pongono interrogativi che richiedono riflessione e concentrazione, si cambia canale. L’esposizione alla televisione pare riduca la soglia media di attenzione dei bambini. Tuttavia, sembra diventare sempre più l’unico mezzo di comunicazione universalmente diffuso e in grado, grazie ai collegamenti via satellite, di diffondere in ogni parte del mondo i medesimi modelli culturali. Anche in questo caso è necessario, quindi, una corretta utilizzazione dei mezzi che la tecnologia mette a disposizione di tutti, per costruire consapevolmente, e non subire, le proprie opinioni e i propri atteggiamenti. Oltre a quelli menzionati, esistono tanti altri agenti di socializzazione, quanti sono i gruppi, o contesti sociali, in cui l’individuo trascorre una parte significativa della propria vita: gruppi religiosi, organizzazioni giovanili, associazioni di vario tipo, partiti politici ecc. Ognuno di questi agenti può proporre valori e modelli di comportamenti diversi e spesso in conflitto reciproco. Anche l’ambiente lavorativo è certamente un ambito in cui si svolgono processi di socializzazione, sebbene soltanto nelle società industriali avvenga che grandi quantità di persone “vadano a lavorare”, che raggiungano cioè ogni giorno luoghi di lavoro completamente separate dalle abitazioni. Nei paesi industrializzati, il momento di “andare a lavorare” per la prima volta segna generalmente nella vita di un individuo un passaggio molto più significativo che nelle società tradizionali. L’ambiente lavorativo pone spesso problemi prima sconosciuti e può richiedere grossi aggiustamenti del modo di pensare e del comportamento di una persona.
Va tenuto presente che il rapporto tra agenti di socializzazione e individuo è da intendersi come reciproca interazione e non come semplice accettazione passiva. Se è vero, cioè, che l’individuo viene modificato dagli elementi culturali da lui appresi, è altrettanto vero che questi vengono fatti propri secondo modalità di rielaborazione individuale. La conseguenza di ciò è l’impossibilità di una “socializzazione perfettamente riuscita”. Questa “imperfezione” del processo consente a sua volta lo spazio alle peculiarità individuali ed è pertanto di rilevanza essenziale e decisamente positiva. A volte, però, le carenze della socializzazione stanno a indicare ambiti in cui gli agenti tipici della