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Carboneria, tentativo piemontese, Mazzini e la Giovine Italia, fallimento rivolte mazziniane, movimento moderato, Gioberti Balbo D'Azeglio, Neoguelfismo, Pio IX, Italia nel '48, Prima guerra di indipendenza, 1849
Tipologia: Sintesi del corso
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Il problema principale per l’Italia, divisa in molti stati regionali, era quello di rendersi indipendente dall’Austria, che da Congresso di Vienna, controllava tali piccoli stati direttamente o indirettamente. Il Congresso di Vienna applicando il principio di legittimismo aveva fatto tornare sul trono dei vari stati italiani la dinastia che vi regnava prima del periodo Napoleonico.
Come già detto in tutti gli stati pesava la vigilanza degli Asburgo di Vienna, che potevano intervenire con le armi per sedare qualsiasi tentativo di ribellione. Tali ribellioni avevano un duplice obiettivo:
Le parole chiave del risorgimento italiano sono infatti LIBERTÀ, NAZIONE —> sempre si capiva che occorreva avere una nazione per poter avere la libertà di pensiero, di stampa e di associazione.
La Carboneria è un’associazione segreta fondata a Napoli durante il Regno di Murat, il nome ricordava la battaglia dei venditori di carbone, tanto che le sue sezioni venivano chiamate “vendite”. La Carboneria cospirava per avere un Governo Costituzionale.
Quando il Congresso di Vienna impose il frazionamento dell’Italia e il ritorno sul trono delle vecchie dinastie, molti furono scontenti, specie coloro che avevano apprezzato la modernizzazione che l’Italia aveva vissuto sotto Napoleone. Per questo tra il 1815 e il 1820 vi furono varie cospirazioni, subito però prodotte dall’Austria. Nel frattempo però era nata la Societa segreta della Carboneria e i suoi membri:
● giurano fedeltà alla Carboneria ● Promettono di assistersi uno con l’altro ● Vogliono mantenere la monarchia ma con una Costituzione ● Si diffondono in tutta Italia (in particolare al Sud).
I carbonari svolsero un ruolo di primo piano nei moti del 1820-1821 (moti che avvennero nel Regno delle Due Sicilia e in quello di Sardegna).
➢ Tentativo piemontese del 1821 La ribellioni partì da un gruppo di giovani ufficiali che avevano un piano ambizioso: liberare il Lombardo-Veneto dal dominio austriaco, per poi fondare un Regno dell’alta Italia (con la Costituzione) sotto i Savoia. Molti cospiratori pensavamo che l’erede al trono sabaudo, Carlo Alberto, stesse dalla loro parte, così scoppiarono sollevazioni in Piemonte, e a Genova. Ma a questo punto, spaventato il Re, Vittorio Emanuele I abdicò in favore del fratello Carlo Felice, il quale però era momentaneamente fuori dal Regno, per cui affidò la reggenza a Carlo Alberto che giurò fedeltà alla Costituzione ma non attaccò gli austriaci nel Lombardo-Veneto.
Nel frattempo Carlo Felice (il re) chiese alla Santa Alleanza di intervenire per reprimere il moto costituzionale. Ma seguì una repressione durissima: processi contro cospiratori e carcere nella fortezza delle Spielberg.
Silvio Pellico rievoco la carcerazione nello Spielberg sul libro “le mie prigioni” sul quale si denunciava la spietatezza del governo austriaco.
➢ Mazzini e la fondazione della Giovine Italia Il 1831 va considerato come uno spartiacque:
Giuseppe Mazzini era stato un carbonaro (quindi monarchia costituzionale) ma nei primi anni ‘ fondò una nuova organizzazione clandestina, la GIOVINE ITALIA: voleva un’Italia “una, indipendente, libera, repubblicana”.
Il suo quindi era un programma democratico e repubblicano, infatti cerca il consenso del popolo per il suo progetto; inoltre la Repubblica che nascerà, secondo il suo pensiero, dovrà ispirarsi a principi di equità sociale (imposte progressive, cioè chi guadagna di più, paga più tasse).
Nonostante la sua attenzione ai ceti più umili, non voleva rivoluzioni sociali; la sua repubblica doveva essere una “Repubblica di fratelli”, fondata sul principio di associazione. Sarebbe nata così la “Terza Roma” (dopo la Roma dei Cesari e la Roma dei Papi), la Roma democratica di tutto il popolo italiano.
➢ Il fallimento delle rivolte mazziniane Gli aderenti alla Giovine Italia (erano per lo più medi e piccoli borghesi, alcuni aristocratici) organizzarono sommosse in varie città, ma ero subito represse e i militanti arrestati. Così nel 1834 si sciolse. Mazzini andò in esilio e in Svizzera fondo la GIOVINE EUROPA—> il suo scopo era quello di unire le forze di tutti i popoli oppressi. Poi si trasferì a Londra e rifondo la Giovine Italia cercando di dirigere, pur se da lontano, i movimenti dei suoi aderenti.
Nel 1844 i fratelli Bandiera cercarono di abbattere i Borbone organizzando spedizione in Calabria; contavano molto sulla partecipazione della popolazione che invece non ci fu per niente. Fu un disastro (Mazzini però era contrario a questo progetto).
➢ I limiti del progetto mazziniano e la formazione del movimento moderato Mazzini contava molto nell’ appoggio del popolo ma conosceva poco i problemi delle campagne italiane, per cui non poteva proporre programmi specifici. Oltre alla estraneità dei cittadini, che erano l’80% della popolazione, le cui idee non trovavano molto sostenitori neppure nelle città perché ha idee democratiche-repubblicane-nazionali. In realtà, almeno per ora, la gente voleva:
● liberazione della vita politica dai singoli stati ● Contenere l’egemonia austriaca
Questi sono due l’unti fondamentali dal programma liberale. Gioberti, Balbo, D’ Azelio formularono il programma liberale in modo organico e scrissero opere che diffusero le loro idee nell’opinione pubblica.
➢ Gioberti, Balbo, D’Azeglio: indipendenza, non unità GIOBERTI: scriveva del primato morale e civile degli italiani. Propone che gli Stati si riuniscano in una confederazione sotto la presidenza del popolo. Guidati dal papa, i sovrani avrebbero dovuto rendere più liberali le leggi attuali (il “primato” degli italiani è dato dal fatto che in Italia risiede il papa).
Dopo la prima guerra di indipendenza, i democratici presto il sopravvento sui moderati, così a Roma (febbraio 1849) fu eletta a suffragio universale un’Assemblea Costituente (anche Mazzini e Garibaldi ne facevano parte) che proclamò la nascita della Repubblica Romana, vista come il primo nucleo di un’Italia unita. Il Papa fuggì a Gaeta, anche in Toscana presero il potere i democratici e sempre loro convinsero Carlo Alberto a dichiarare di nuovo guerra all’Austria. Subito sconfitto a Novara Carlo Alberto abdicò e divenne Re il figlio Vittorio Emanuele II. Gli austriaci ripresero in mano la situazione dominando la rivolta di Brescia e riportando Venezia sotto il loro comando. Assediata dalle potenze cattoliche, cadde anche la Repubblica Romana, il re delle Due Sicilie e il Granduca di Toscana revocarono la Costituzione. Questa esperienza che sembra fallimentare aveva però fatto capire che per ottenere l’Indipendenza e la Costituzione era necessaria appoggiarsi ad uno stato ed ad un esercito. L’unico che offriva entrambe le cose era il Regno di Sardegna, quindi vi si poteva appoggiare solo a lui.