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Risposta infiammatoria, Dispense di Immunologia

Cascata infiammatoria e sistema immunitario

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 21/11/2018

Desireeg93
Desireeg93 🇮🇹

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1.78 RISPOSTA INFIAMMATORIA
L’organismo umano possiede un complesso sistema di difesa che gli permette di rispondere al meglio, in caso
di un attacco dall’esterno, ad opera, per esempio, di virus e batteri. Quando si determina una lesione dei tessuti
o penetrino in essi agenti patogeni, oppure cellule estranee appartenenti ad altri organismi sia unicellulari che
pluricellulari, avviene una reazione locale di difesa che nel suo complesso prende il nome processo
infiammatorio. Questo processo comprende modificazioni circolatorie e tissutali che, inizialmente, hanno lo
scopo di: creare una barriera che impedisca l’estendersi della lesione o dell’infezione, e successivamente di
inattivare e distruggere gli agenti patogeni o le sostanze estranee, ed infine consentire la ricostituzione dei
tessuti nella loro integrità. Nella risposta infiammatoria si distinguono tre fasi: durante la prima si ha la
comparsa, attorno alle cellule distrutte dalla lesione o uccise dai germi, di sostanze fortemente attive sui vasi
sanguigni; queste sostanze hanno una potente azione vasodilatatrice e producono una iperemia locale a cui
seguono l’arrossamento (Rubor), e l’aumento di temperatura (Calor) della parte infiammata. Inoltre, in questa
fase, si ha un aumento della permeabilità dei capillari sanguigni e ciò determina il passaggio dal sangue verso
gli spazi interstiziali, non solo di acqua, ma anche di proteine. Come conseguenza si ha l’edema infiammatorio
(Tumor), nel quale il liquido essudato tende a coagulare, occludendo gli spazi interstiziali tra le cellule e
quindi, l’accesso ai capillari linfatici; in questo modo si impedisce l’estendersi del processo infettivo. Gli agenti
locali dell’infiammazione agiscono sulle terminazioni nervose dolorifiche, determinando anche dolore (Dolor)
che, insieme al disordine metabolico che si determina nella parte infiammata, ne compromette la normale
funzionalità (functio laesa). Le sostanze che si sono liberate nel focolaio infiammatorio, esercitano un’azione
chemiotattica e attraggono neutrofili e macrofagi, dando inizio alla seconda fase dell’infiammazione. I
neutrofili nel sito di infezione distruggono e fagocitano i batteri, venendo essi stessi uccisi; l’accumulo nel
luogo dell'infezione dei corpi dei leucociti uccisi e di parti necrotiche del tessuto può dar luogo alla formazione
di un materiale semifluido detto pus. I neutrofili sembrano possano inglobare circa una ventina di batteri prima
di soccombere, invece i macrofagi hanno la possibilità di distruggere un numero più elevato di batteri; inoltre
essi possono inglobare anche corpuscoli relativamente voluminosi, esplicando un’opera di pulizia. L’ultima
fase consiste nella riparazione del danno tissutale provocato dall’aggressione microbica o dalla presenza di un
corpo estraneo. Questa può avvenire in modo completo con la sostituzione delle cellule uccise di nuove cellule
identiche, solo in condizioni ideali e comunque solo in quei tessuti che hanno conservato la capacità di
moltiplicarsi. In tutti i tessuti si assiste al termine della risposta infiammatoria, ad una proliferazione più o
meno rapida dei fibroblasti circostanti l’area: danneggiata: queste cellule del connettivo producono grandi
quantità di collagene, che agisce da riempimento cementante dotato di grande resistenza meccanica. La
completa riparazione del tessuto danneggiato può avvenire solo quando l’infezione microbica sia stata
completamente debellata; in alcuni casi ciò può avvenire ed il processo infiammatorio può evolvere in due
situazioni di stallo: nella formazione di ascesso o di un granuloma, in cui l’infezione viene cronicamente
circoscritta e contenuta.
Infiammazione acuta
è una risposta immediata e precoce a uno stimolo lesivo. È una reazione vascolare e cellulare al danno tissutale.
Segni cardinali di infiammazione acuta: rubor, tumor, calor, dolor, functio laesa.
Infiammazione cronica
L'infiammazione cronica è un processo flogistico di lunga durata in cui coesistono l'infiammazione attiva, la
distruzione tissutale e i tentativi di riparazione. Le infiammazioni croniche possono derivare da una persistenza
degli antigeni flogogeni in seguito ad un’infiammazione acuta non completamente risolta; è possibile che tali
agenti non siano raggiungibili da parte dei sistemi di difesa, oppure che le sostanze litiche non siano in grado di
digerirli. L’indice di cronicità dell’infiammazione è dato dalla quantità di tessuto di granulazione che è stato
formato dai fibroblasti e dal livello della linfocitosi sviluppatasi FINE.

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1.78 RISPOSTA INFIAMMATORIA

L’organismo umano possiede un complesso sistema di difesa che gli permette di rispondere al meglio, in caso di un attacco dall’esterno, ad opera, per esempio, di virus e batteri. Quando si determina una lesione dei tessuti o penetrino in essi agenti patogeni, oppure cellule estranee appartenenti ad altri organismi sia unicellulari che pluricellulari, avviene una reazione locale di difesa che nel suo complesso prende il nome processo infiammatorio. Questo processo comprende modificazioni circolatorie e tissutali che, inizialmente, hanno lo scopo di: creare una barriera che impedisca l’estendersi della lesione o dell’infezione, e successivamente di inattivare e distruggere gli agenti patogeni o le sostanze estranee, ed infine consentire la ricostituzione dei tessuti nella loro integrità. Nella risposta infiammatoria si distinguono tre fasi: durante la prima si ha la comparsa, attorno alle cellule distrutte dalla lesione o uccise dai germi, di sostanze fortemente attive sui vasi sanguigni; queste sostanze hanno una potente azione vasodilatatrice e producono una iperemia locale a cui seguono l’arrossamento (Rubor), e l’aumento di temperatura (Calor) della parte infiammata. Inoltre, in questa fase, si ha un aumento della permeabilità dei capillari sanguigni e ciò determina il passaggio dal sangue verso gli spazi interstiziali, non solo di acqua, ma anche di proteine. Come conseguenza si ha l’edema infiammatorio (Tumor), nel quale il liquido essudato tende a coagulare, occludendo gli spazi interstiziali tra le cellule e quindi, l’accesso ai capillari linfatici; in questo modo si impedisce l’estendersi del processo infettivo. Gli agenti locali dell’infiammazione agiscono sulle terminazioni nervose dolorifiche, determinando anche dolore (Dolor) che, insieme al disordine metabolico che si determina nella parte infiammata, ne compromette la normale funzionalità (functio laesa). Le sostanze che si sono liberate nel focolaio infiammatorio, esercitano un’azione chemiotattica e attraggono neutrofili e macrofagi, dando inizio alla seconda fase dell’infiammazione. I neutrofili nel sito di infezione distruggono e fagocitano i batteri, venendo essi stessi uccisi; l’accumulo nel luogo dell'infezione dei corpi dei leucociti uccisi e di parti necrotiche del tessuto può dar luogo alla formazione di un materiale semifluido detto pus. I neutrofili sembrano possano inglobare circa una ventina di batteri prima di soccombere, invece i macrofagi hanno la possibilità di distruggere un numero più elevato di batteri; inoltre essi possono inglobare anche corpuscoli relativamente voluminosi, esplicando un’opera di pulizia. L’ultima fase consiste nella riparazione del danno tissutale provocato dall’aggressione microbica o dalla presenza di un corpo estraneo. Questa può avvenire in modo completo con la sostituzione delle cellule uccise di nuove cellule identiche, solo in condizioni ideali e comunque solo in quei tessuti che hanno conservato la capacità di moltiplicarsi. In tutti i tessuti si assiste al termine della risposta infiammatoria, ad una proliferazione più o meno rapida dei fibroblasti circostanti l’area (^) : danneggiata: queste cellule del connettivo producono grandi quantità di collagene, che agisce da riempimento cementante dotato di grande resistenza meccanica. La completa riparazione del tessuto danneggiato può avvenire solo quando l’infezione microbica sia stata completamente debellata; in alcuni casi ciò può avvenire ed il processo infiammatorio può evolvere in due situazioni di stallo: nella formazione di ascesso o di un granuloma, in cui l’infezione viene cronicamente circoscritta e contenuta.

Infiammazione acuta

è una risposta immediata e precoce a uno stimolo lesivo. È una reazione vascolare e cellulare al danno tissutale. Segni cardinali di infiammazione acuta: rubor, tumor, calor, dolor, functio laesa.

Infiammazione cronica

L'infiammazione cronica è un processo flogistico di lunga durata in cui coesistono l'infiammazione attiva, la distruzione tissutale e i tentativi di riparazione. Le infiammazioni croniche possono derivare da una persistenza degli antigeni flogogeni in seguito ad un’infiammazione acuta non completamente risolta; è possibile che tali agenti non siano raggiungibili da parte dei sistemi di difesa, oppure che le sostanze litiche non siano in grado di digerirli. L’indice di cronicità dell’infiammazione è dato dalla quantità di tessuto di granulazione che è stato formato dai fibroblasti e dal livello della linfocitosi sviluppatasi FINE.