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Risposte Aperte Glottodidattica Prof. Nitti, Panieri di Glottologia

Risposte Aperte Glottodidattica Prof. Nitti Materia da 6 CFU

Tipologia: Panieri

2020/2021

In vendita dal 03/05/2022

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gabi-gabs 🇮🇹

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DOMANDE APERTE GLOTTIDIDATTICA
LEZIONE 002
1. Che cosa si intende per “Competenza culturale”?
Si riferisce immediatamente alla capacità di veicolare la cultura
delle lingue. Le lingue veicolano sempre la propria cultura, sono dei rimandi a specchio della
cultura.
Si riferisce agli elementi culturali specifici di una popolazione che si ritrovano all’interno di quella
lingua. Per es parola presepe, natale, tipiche della tradizione italiana o parmigiana. Tutti gli italiani
li conoscono, termini diffusi nella cultura italiana.
Nel momento in cui la cultura italiana si traduce in lingua, la lingua rispecchierà degli elementi
caratteristici salienti della cultura.
2. Che cosa si intende per “Competenza interazionale”?
Ha a che vedere con il rispetto dei rituali di comunicazione:
formule per aprire e chiudere la comunicazione, le formule di congedo, il ruolo del silenzio, il
rispetto dei turni di parola, i saluti.
Dimensione che cambia nel corso del tempo, basti pensare ai talk show dei politici televisivi
laddove rispetto a una visione di comunicazione a turni vi è una comunicazione accavallata.
Prevaricare sugli interlocutori, questo in epoche precedenti non avveniva rispetto alla
comunicazione mediatica della lingua.
3. Che cosa si intende per “Competenza sociolinguistica”?
Si riferisce alla variabilità dalla lingua.
La lingua varia a seconda del tempo: variazione diacronica, a seconda dello spazio: v. diatopiche,
a seconda del gruppo sociale di riferimento: v diastratiche, a seconda della situazione
comunicativa: v diafasiche, a seconda del mezzo: v diamesiche.
Per l’italiano registriamo degli assi di variazione diamesica rispetto allo scritto che possiede delle
proprietà, al parlato che ne possiede delle altre e allo scritto-parlato che ne possiede delle altre
ancora.
Riflettiamo sulle proprietà dello scritto in italiano: nello scritto è presente la punteggiatura
diversamente dal parlato, che segnala delle pause e dei meccanismi sintattici, non discorsivi; le
maiuscole, e nel parlato la possibilità di utilizzare la deissi: “prendi questo”, “guarda quello”, nello
scritto senza un chiaro riferimento non troverebbero la loro corrispondenza.
Scritto-parlato si riferisce come varietà a sé: come la messaggistica istantanea, che ricalca elementi
dello scritto all’intero dell’oralità e viceversa.
4. Che cosa si intende per “Competenza pragmatica”?
Fa riferimento alla comprensione e produzione degli scopi comunicativi. Esempio finestra.
La competenza pragmatica si traduce nelle funzioni linguistiche, negli atti comunicativi, il fatto di
produrre efficacemente gli scopi della lingua.
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DOMANDE APERTE GLOTTIDIDATTICA

LEZIONE 002

1. Che cosa si intende per “Competenza culturale”? Si riferisce immediatamente alla capacità di veicolare la cultura delle lingue. Le lingue veicolano sempre la propria cultura, sono dei rimandi a specchio della cultura. Si riferisce agli elementi culturali specifici di una popolazione che si ritrovano all’interno di quella lingua. Per es parola presepe, natale, tipiche della tradizione italiana o parmigiana. Tutti gli italiani li conoscono, termini diffusi nella cultura italiana. Nel momento in cui la cultura italiana si traduce in lingua, la lingua rispecchierà degli elementi caratteristici salienti della cultura. 2. Che cosa si intende per “Competenza interazionale”? Ha a che vedere con il rispetto dei rituali di comunicazione: formule per aprire e chiudere la comunicazione, le formule di congedo, il ruolo del silenzio, il rispetto dei turni di parola, i saluti. Dimensione che cambia nel corso del tempo, basti pensare ai talk show dei politici televisivi laddove rispetto a una visione di comunicazione a turni vi è una comunicazione accavallata. Prevaricare sugli interlocutori, questo in epoche precedenti non avveniva rispetto alla comunicazione mediatica della lingua. 3. Che cosa si intende per “Competenza sociolinguistica”? Si riferisce alla variabilità dalla lingua. La lingua varia a seconda del tempo: variazione diacronica, a seconda dello spazio: v. diatopiche, a seconda del gruppo sociale di riferimento: v diastratiche , a seconda della situazione comunicativa: v diafasiche , a seconda del mezzo: v diamesiche. Per l’italiano registriamo degli assi di variazione diamesica rispetto allo scritto che possiede delle proprietà, al parlato che ne possiede delle altre e allo scritto-parlato che ne possiede delle altre ancora. Riflettiamo sulle proprietà dello scritto in italiano: nello scritto è presente la punteggiatura diversamente dal parlato, che segnala delle pause e dei meccanismi sintattici, non discorsivi; le maiuscole, e nel parlato la possibilità di utilizzare la deissi: “prendi questo”, “guarda quello”, nello scritto senza un chiaro riferimento non troverebbero la loro corrispondenza. Scritto-parlato si riferisce come varietà a sé: come la messaggistica istantanea, che ricalca elementi dello scritto all’intero dell’oralità e viceversa. 4. Che cosa si intende per “Competenza pragmatica”? Fa riferimento alla comprensione e produzione degli scopi comunicativi. Esempio finestra. La competenza pragmatica si traduce nelle funzioni linguistiche, negli atti comunicativi, il fatto di produrre efficacemente gli scopi della lingua.

È + importante rispetto alla competenza comunicativa, ma da sola non risolve il problema della lingua. Ad esempio se indico un panino questo vuol dire che ho fame, ma non ho tradotto la parte pragmatica necessariamente in lingua. La competenza pragmatica deve essere condotta alla lingua.

5. Che cosa si intende per “Competenza linguistica”? Riguarda il conoscere in maniera + o – esplicita la fonologia, la morfologia, la sintassi, la morfosintassi e il lessico, nonché i legami di testualità di una lingua. 6. Che cosa si intende per “Competenza comunicativa”? La capacità di far fronte a un evento comunicativo in maniera soddisfacente. Essa può essere scomposta in molteplici sotto competenze, che interagiscono tra loro attraverso legami di inter reciprocità e interdipendenza: Competenza Linguistica, Pragmatica, Sociolinguistica, Interazionale, Culturale e Testuale.

LEZIONE 003

11. Che cosa si intende per “interlingua”? La nozione di Interlingua cerca di dar conto del fatto che le produzioni di un apprendente non costituiscono frasi + o – devianti, + o – costellate da errori. Invece rappresentano un sistema governato da regole precise. Anche se queste regole corrispondono solo in parte a quelle della lingua d’arrivo. Citando le parole di Larry Selinker non si può evitare di riconoscere un’esistenza di un’interlingua, la quale deve essere descritta come un Sistema e non come una collezione isolata di errori.

LEZIONE 005

11. Quali sono le caratteristiche della fase "prebasica"? Organizzazione pressoché nominale dell’enunciato. L’apprendente produce enunciati molto elementari, brevi, spesso ruotanti intorno a poche parole chiave disponendo di scarsa autonomia comunicativa. Ricorre spesso all’intervento di un parlante nativo, a gesti e riferimenti al contesto situazionale e a conoscenze condivise e significati sottintesi, enfatizzando anche la prosodia, affidando all’intonazione significati pragmatici e interpersonali che il nativo verbalizzerebbe e comprenderebbe. La struttura degli enunciati, a volte monorematici, ovvero composti da 1 solo elemento significativo, chiamato in linguistica Rema, è di tipo nominale, quindi privo di verbo, ed è dettata da criteri pragmatici. Questi criteri contengono solo la parte comunicativamente nuova e saliente, detto anche Comment o Tema. Oppure questa viene accostata senza legami sintattici alla parte topicale, che rimanda all’argomento o topic del discorso. L’ordine quindi è generalmente di Topic- Comment.

Gli enunciati hanno una struttura + vicina a quella prevista nella varietà d’arrivo, contenendo verbi coniugati, finiti ed elementi funzionali il cui uso è governato da regole sintattiche. La morfologia si arricchisce, diviene via via + complessa. Dopo l’uso di forme non marcate come il presente per i verbi, il singolare x i nomi, abbiamo un riconoscimento graduale del valore della morfologia e funzionale rispetto alle diverse desinenze. Quindi assistiamo ad una progressiva strutturazione dei paradigmi morfologici con sovraestensione dei morfemi + regolari e trasparenti. Nella sintassi del periodo notiamo un processo di complessificazione, compaiono le prime subordinate e fra le ultime acquisizioni abbiamo i vari modi per rendere coeso e strutturato un testo. La gamma di varietà post-basiche è molto ampia e la descrizione è anche parecchio varia rispetto ai linguisti acquisizionali che se ne occupano. Generalmente si parla di stadi intermedi, varietà avanzate, varietà quasi native.  Etichette delle varietà post-basiche, e le sfumature fra un’etichetta e un’altra riguardano semplicemente un uso diversificato e via via più complesso della sintassi. Le varietà quasi native sono poco distinguibili da quelle native, il lessico e la grammatica non presentano + errori. Le intuizioni grammaticali e l’organizzazione del discorso sono talora difformi rispetto al modello nativo di una L2, ma vengono percepite come naturali, quindi sono leggermente devianti rispetto ai modelli testuali dei nativi, ma vengono ancora percepite come naturali. Le fasi elencate con tratti + o – divergenti dalla varietà d’arrivo sono sistemi internamente coerenti, orientati verso la L2 e governati da propri principi; dapprima di tipo generale, pragmatici, e poi diventano anche semantici e testuali. Il passaggio da una fase all’altra può essere favorito dalla necessità di un sistema comunicativo più efficiente, più duttile, più conforme al modello di arrivo che convenzionalmente è definito come modello prestigioso. Non tutti gli apprendenti di L2 giungono a possedere varietà quasi native, molti si fermano a uno stadio precedente, sia per l’influsso di fattori extralinguistici, sia per le difficoltà favorite dalla distanza tipologica fra una L2 e una L1.

LEZIONE 006

01. Qual è la differenza fra sillabo e curricolo? Curriculo parola interessante dal punto di vista etimologico, glottodidattico. Fa riferimento al carretto di esperienze che uno studente porta con sé. Integra il programma, (le mete, gli obiettivi, linee di fondo) attraverso un corpus linguistico e culturale e aggiunge anche le indicazioni metodologiche per la didattica e per la verifica. All’interno di un sillabo troviamo l’elenco dettagliato dei contenuti; ma all’interno di un curriculo troviamo anche come raggiungere questi contenuti.

LEZIONE 007

11. Cosa si intende per "diatopia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso La lingua cambia in base al luogo. Arancino/Arancina Catania/Palermo, Tascio/Tamarro Palermo/Roma 12. Cosa si intende per "diamesia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Cambiano rispetto al mezzo di comunicazione, scritto parlato. Cmq/Comunque Lol --> esprimere risata 13. Cosa si intende per "diacronia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Variazione nel corso del tempo. Ave/Ciao Dimandare  Domandare 14. Perché le varietà linguistiche sono fondamentali nell'insegnamento? L’italiano standard è una lingua fittizia, che non esiste, per questo le varietà linguistiche sono fondamentali per trasmettere agli apprendenti la lingua in tutti i suoi aspetti peculiari. 15. Cosa si intende per "diastratia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Si intende la differenza di lingua rispetto ad un gruppo sociale, che può distinguersi per età, sesso, grado di istruzione, ecc. Esempi si possono trarre dal linguaggio giovanile per cui “marinare la scuola” utilizza la parola “bigiare” in Lombardia o “tagliare” nel Sud Italia o “abbuttarsela” a Palermo, oppure possono abbreviare parola nella lingua parlata come “stai tranqui” per dire “stai tranquillo”. 16. Cosa si intende per "diafasia"? Identificare almeno due esempi diversi da quelli proposti nel corso Si intende la differenza di lingua rispetto all’ambito e alla situazione in cui si utilizza la lingua. Esempi possono essere “morire” reso con “lasciarci le penne” oppure “dipartire”, o parlare di un “poliziotto” dicendo “sbirro”. 17. Quali sono le dimensioni di variazione della lingua?

Per la manualistica le sfere semantiche erano il cibo, la scuola, la città e i trasporti e i personaggi famosi. Mentre per l’insegnamento da parte dei docenti la scelta del lessico è soggettiva. Ne è emerso che i docenti non sanno cosa sia l’intercomprensione e se esistono delle attività specifiche al riguardo. L’ intercomprensione viene considerata come un processo automatico a livello di insegnamento. Essa può favorire un approccio positivo, soprattutto in fase iniziale, anche perché gli studenti sono più contenti quando le parole sono più simili alle loro longue. L’intercomprensione quindi, a livello di scelte lessicali non può che avere influenza positiva.

2. Che cos'è l'intercomprensione e come agisce sull'insegnamento? L’ intercomprensione è una competenza comunicativa basata sull’interazione che avviene tra lingue diverse, attraverso modalità, mezzi e canali differenti. È una disciplina ancora poco esplorata che consiste nel considerare le lingue non per compartimenti, stagni o blocchi separati ma con strutture simili e in contatto tra loro. L’approccio didattico che ne deriva favorisce questo tipo di comunicazione, quindi si tratterebbe di studiare come applicare un processo spontaneo. L’ intercomprensione rompe le barriere a favore di un approccio didattico plurilingue.

Lezione 010

1. Illustrare il parametro dell'effettività L ’Effettività è la capacità che un testo ha di rimanere nella mente del destinatario, di produrre delle condizioni favorevoli rispetto al raggiungimento di un fine pratico. 2. Che cos'è un testo? Il testo rappresenta un messaggio che svolgendosi intorno a un unico tema, presenta i caratteri dell’unità e della completezza. Ciò avviene in rapporto a chi lo produce e a chi lo riceve. Un testo risponde a principi costituenti e regolativi. 3. Illustrare il parametro dell'interattività È un principio costituente del testo che consiste nel rapporto tra il testo presente e altri testi assenti. Serve molto alla comprensione del testo. 4. Illustrare il parametro dell'appropriatezza È un principio regolativo del testo, che consiste nella capacità di rispettare gli aspetti testuali legati al genere, alla tipologia, al pubblico e all’evento comunicativo.

5. Illustrare il parametro della coesione La Coesione è un principio costituente del testo che riguarda i rapporti grammaticali e i modi in cui sono collegati i componenti di un testo. La coesione in italiano è garantita dalle forme sostituenti che segnalano la continuità tematica rispetto a un discorso. 6. Illustrare il parametro della coerenza La Coerenza è un principio costitutivo del testo che riguarda la connessione tra i contenuti presenti in un testo e i rapporti logici sul piano semantico. Un testo privo di continuità semantica, anche se rispetta l’unità tematica appare assurdo e sconnesso. 7. Illustrare il parametro dell'Informatività L’ Informatività è un principio costitutivo del testo che esprime il grado di informazione, la densità informativa dell’evento comunicativo. Il testo può costituirsi come una novità sul piano semantico o come noto. 8. Illustrare il parametro dell'efficienza L’ Efficienza è un principio regolativo del testo che informa sulla buona produzione testuale rispetto a un evento comunicativo e alla situazione. 09. Illustrare il parametro della situazionalità La Situazionalità , è un principio costitutivo del testo che riguarda la corretta collocazione del testo rispetto a un evento comunicativo.

Lezione 014

01. Illustrare le specificità della ricerca condotta sull'insegnamento della punteggiatura Considerando che la punteggiatura è vista come un aspetto marginale dell’insegnamento dell’italiano, anche nella manualistica, e che molti docenti riducono la punteggiatura al parlato, la ricerca condotta ha avuto come obiettivo quello di indagare sulle pratiche più diffuse relative all’insegnamento della punteggiatura e la percezione da parte dei docenti di lingua italiana. Il campione in esame è stato di 600 docenti di lingua italiana come L1, L2 e LS di provenienza eterogenea anche dal punto di vista del grado di istruzione. Al campione è stato proposto un questionario. Oltre alle domande di autoanalisi delle proprie competenze, le domande vertevano sull’utilizzo della punteggiatura e sulle strategie e tecniche di insegnamento. Secondo i docenti, gli alunni hanno una scarsa preparazione e la punteggiatura andrebbe insegnata alla scuola primaria. I segni più complicati da insegnare sono la virgola e il punto e virgola. L’insegnamento della punteggiatura non viene considerato di grande importanza e metà campione ritiene di avere scarsa competenza sull’argomento. Ambito non ritenuto in sufficiente

Il teacher talk è il linguaggio utilizzato dall’insegnante. Se l’input fornito è normale, sarà tendenza anche da parte degli alunni di apprendere quel tipo di linguaggio. Pertanto, è importante che l’insegnante si soffermi sul tipo di input da selezionare, se la lingua appresa deve rappresentare la comunicazione naturale oppure no. Lezione 018

1. Quali sono le principali strategie pragmatiche per evitare gli errori? Le principali strategie pragmatiche per evitare gli errori sono: il rifiuto della comunicazione, una strategia evitante, perché non producendo linguisticamente si evita di commettere errori; l’utilizzo delle perifrasi, si cercano elementi sostitutivi come giri di parole , definizioni e collocazioni, cercando di sfruttare il supporto e la comprensione di chi partecipa all’atto comunicativo; il ricorso alla sinonimia e all’iperonimia, si utilizzano termini meno specifici, simili a quelli che non vengono in mente per non interrompere la comunicazione; la creazione di neologismi, una composizione di parole nuove attraverso meccanismi naturali in tutte le lingue; l’utilizzo di distrattori o devianti, per cui si cambia discorso o si protende per un altro argomento per non causare un vuoto comunicativo, ripianificando il discorso; l’utilizzo di prestiti , inserendo parole di lingue diverse, dando avvio spesso al code-mixing. **Lezione 019

  1. Che cos'è una strategia di apprendimento?** La strategia di apprendimento è una procedura per formulare delle ipotesi sulla struttura della L2/LS e per stabilire regole dell’interlingua sulla base di queste ipotesi. Le strategie ricorrono sia in apprendenti spontanei che guidati. 12. Illustrare le principali strategie di apprendimento Le principali strategie di apprendimento sono: il ricorso al modello della L1- transfer da L1; la strategia delle parole chiave, modalità che si basa su poche parole, su routine che attivano la comprensione; la strategia lessicale, in base alla quale ciò che dovrebbe essere espresso con morfemi legati viene espresso con morfemi liberi; la strategia isolante, in base alla quale i lessemi vengono trattati come se fossero invariabili; le strategieb agglutinanti, per cui i morfemi non si fondono e si aggiungono alla base; le strategie analitiche, per cui si producono perifrastiche, mettendo insieme elementi conosciuti per formare strutture sconosciute; le strategie flessive, per cui si applicano i morfemi flessibili alle basi variabili di L2; strategia di analogia, per cui si applica una regola morfologica laddove non andrebbe applicata per sovraestensione; strategie di semplificazione, che avviene quando si semplificano forme marcate di L2; e strategie di evitamento, che colpisce strutture marcate in fase di elaborazione. Lezione 20

11. Quali sono le principali tecniche glottodidattiche e come possono essere suddivise? Le tecniche glottodidattiche si suddividono per le abilità ricettive: (comprensione di scritto e orale), per le abilità di produzione e interazione (produzione scritta e orale) e per le abilità integrate (intersezione di più abilità di base). Le tecniche per le abilità ricettive sono: associazione parola-immagine, cloze, domande aperte e chiuse, riordino, griglia, associazione termini-definizione, esercizi a incastro, transcodificazione. Le tecniche per le abilità produttive sono: monologo, dialogo, role play, scenario, drammatizzazione, messinscena, intervista, colloquio telefonico per quanto riguarda la forma orale; post-it, scrittura guidata e autonoma, descrizioni, narrazioni, lettere, testi regolativi, definizioni, messaggistica istantanea per quanto riguarda la forma scritta. In merito alle abilità integrate, le tecniche sono: dettatura, traduzione, parafrasi, stesura di appunti. **Lezione 021

  1. Cosa si intende per "polirematica"?** Le polirematiche sono insiemi di parole che veicolano un significato differente o parzialmente differente rispetto alla somma pura dei costituenti. Queste unità superiori si riferiscono a una conoscenza enciclopedica della lingua che rimanda a referenti esterni. Ci si riferisce alle polirematiche anche con le etichette di “lessemi complessi”, “parole complesse” e “parole sintagmatiche”, rivolgendo l’attenzione alla componente semantica o morfosintattica. Le polirematiche si riscontrano sia nelle microlingue che nel linguaggio comune. Per es. “Essere al verde”. **Lezione 022
  2. Illustrare le specificità della ricerca sull'apprendimento della fonologia per mezzo di attività TPR** La procedura TPR (Total Physical response) prevede un ordine impartito dall’insegnante a cui segue una risposta fisica da parte dell’apprendente. Si tratta di una tecnica dell’imitazione articolatoria basata sull’osservazione delle mani dell’insegnante. La sperimentazione in materia di fonologia ha coinvolto insegnanti di italiano come L2 che attraverso la posizione delle mani hanno riprodotto la cavità orale, il movimento della lingua e mimato la posizione delle labbra. Gli apprendenti avevano così la possibilità di imitare l’articolazione corretta dei fonemi, evitando il ricorso alla microlingua settoriale. Obiettivo della sperimentazione si è tradotto nella verifica di acquisizione di una parte dell’inventario fonologico dell’italiano circoscritto ad alcuni fonemi in particolare. Ai corsisti, sottoposti a 60 ore di corso, è stato chiesto di registrare l’audio di 10 parole. Un gruppo nativo di controllo ha successivamente ascoltato le registrazioni e valutato il livello di accettabilità. Il gruppo di controllo, sottoposto ad un corso normale, che aveva prodotto anche le registrazioni audio, è risultato come non nativo, mentre il gruppo sperimentale è stato giudicato come nativo/locale. I risultati della sperimentazione sono soddisfacenti e la tecnica ha incrementato la competenza metalinguistica degli apprendenti. Lezione 023

cherokee, la copia di un’idea, dato che si è generato grazie alla scoperta della scrittura occidentale da parte degli indiani sequoia. Il sistema sillabico si caratterizza perché non si nota tutta la sequenza fonica della parola, ma solo le sillabe, a ogni segno corrisponde una sillaba.

13. Come si comporta una scrittura logografica? Formulare almeno un esempio Il sistema logografico discrimina i significati, anziché trascrivere la forma fonetica, trascrive la parola stessa, si concentra sul significato e considera la parola come unità semantica o grammaticale. Al simbolo della parola viene poi aggiunto un determinante per disambiguare il senso della parola. È il caso del cinese. 14. Che cos'è la scrittura? La scrittura è un fenomeno complesso che ha delle caratteristiche proprie ben precise. Non rappresenta esclusivamente la trasposizione del parlato, ma ha delle regole a sé stanti, come la punteggiatura e gli schemi compositivi dei testi, e regole legate anche alla tradizione scrittoria. Mentre tutti acquisiscono una L1, L2 o LS naturalmente, non si impara a scrivere in maniera autonoma, ma attraverso un processo di apprendimento. 15. Quali sono i principali esercizi proposti per l'alfabetizzazione? Nella manualistica i principali esercizi per l’alfabetizzazione sono: esercizi di identificazione, in cui si riproduce attraverso il riferimento visivo, che deve essere stabile, il suono della lettera; esercizi di discriminazione, in cui bisogna scegliere la lettera iniziale della parola; esercizi di associazione, in cui la parola viene espressa insieme all’articolo; esercizi di dettatura; esercizi di produzione guidata, in cui si può rispondere riprendendo la domanda o in maniera + naturale; esercizi di produzione autonoma, in cui lo studente può fare una descrizione o rispondere a domande. Lezione 031 1- Descrivere il funzionamento del processo di lettura Il nostro bulbo oculare compie dei movimenti velocissimi quando legge, che nel caso dell’italiano, va da sinistra verso destra, e guarda prima l’inizio della parola, poi la fine e velocemente guarda in mezzo per procedere alla parola successiva. In maniera probabilistica si capisce se la parola è quella e non un’altra. Il processo di lettura può avvenire in maniera diversa, ossia non globale, se ci sono degli errori, in presenza di problemi di scrittura o in caso di stanchezza.

Leggere non significa segmentare le parole dal punto di vista fonoscrittorio, ma significa leggere le parole in maniera globale: prima si guarda all’inizio della parola e la fine in modo probabilistico le si da un senso.

02. Definire il concetto di "literacy" Il concetto di “literacy” va oltre il riprodurre o decifrare segni, oltre la lettura e scrittura, perché riguarda il modo di comunicare all’interno della società, le pratiche e le relazioni sociali oltre che procedurali o psicoaffettive; l’individuo può riuscire a comunicare, relazionarsi, accedere alla conoscenza e alla cultura. L’alfabetizzazione come literacy è il primo passaggio per aprirsi ad altre forme di apprendimento e a contenuti ulteriori, diviene una modalità per acquisire conoscenza. **Lezione 032

  1. Che cosa si intende per signifiance?** La signifiance è un’ipotesi elaborata da G. Guillaume, in base alla quale imparare a scrivere una sillaba priva di contenuto può essere controproducente, perché l’apprendente eserciterebbe una forma di impalcatura delle strutture linguistiche. La lingua scritta, così come quella parlata, non può prescindere da un processo di semantizzazione dell’inventario fonosillabico. Secondo la teoria non è corretto focalizzarsi solo sui significanti, siano essi di natura grafica o fonica, ma in tema di apprendimento è fondamentale il ruolo del significato. In merito a questa teoria, conferme sono arrivate da indagini che hanno dimostrato che i metodi globali, che operano sul significato risultano maggiormente validi rispetto ad altre metodologie. **Lezione 033
  2. Illustrare il metodo montessoriano** Il metodo Montessoriano parte dal concetto che ogni studente ha i suoi tempi di apprendimento, in cui si mette in atto la competenza passiva e si fa propria l’azione didattica prima di tradurla. A livello metodologico, Maria Montessori utilizzava degli strumenti peculiari come regoli o lettere in legno, attraverso le quali si formavano le parole, partendo dal proprio nome. 12. Come funzionano i metodi globali? Con i metodi globali l’alfabetizzazione avviene sulla base dei significati. Si parte dalla parola intesa come unità minima per arrivare alla frase come unità complessa. La parola è concepita come unità semplice, veicolo di significato, mentre le sillabe o le lettere sono unità astratte perché prive di valore semantico. Il processo è deduttivo: dal generale per arrivare al particolare. Tra i metodi globali più conosciuti si annovera la strategia freiriana. 13. Come funzionano i metodi fonetici?

Si è creato un formato didattico proposto ad un campione che è stato didattizzato su indicatori e descrittori che ha al termine elaborato dei testi oggetto di autovalutazione e di valutazione da parte di un gruppo di controllo. Il gruppo sperimentale, costituito da 75 studenti, di cui 23 stranieri, ha seguito un corso di 32 ore. Il gruppo di controllo, composto da 25 studenti, di cui 6 non nativi, è stato sottoposto ad un corso + generico. Una volta redatti 15 testi sono stati valutati i principali errori, le strategie di revisione e di pianificazione. Il gruppo di controllo ha commesso + errori relativamente ai principi di coerenza, coesione e riguardo i salti logici. In conclusione, si può parlare di didattica del linguaggio accademico, senza necessariamente dover distinguere tra L1 e L2; gli errori dei nativi sono simili agli errori dei non nativi con livello superiore al B2; si rileva la presenza di descrittori ed indicatori dell’italiano accademico all’interno della letteratura scientifica. Lezione 036

01. Cosa si intende per "microlingua"? Una microlingua è una varietà specialistica di lingua adoperata per evitare ambiguità nella comunicazione. Viene utilizzata in campo professionale e scientifico e non è padroneggiata da coloro che non la utilizzano. Alcuni tratti caratteristici delle microlingue sono: la precisione terminologica, la sintassi caratterizzata da ipotassi o paratassi, la neutralità emotiva. Gli scopi pragmatici sono di tipo: referenziale , quando si adopera per spiegare il funzionamento di fenomeni o meccanismi; regolativo, quando si prescrivono istruzioni e procedure; metalinguistico , quando si chiariscono specificità terminologiche. Generalmente non si impiegano frasi relative e sintagmi nominali complessi, si normalizza al posto di usare i verbi, si predilige la forma passiva e impersonale del verbo, sono presenti elementi paratestuali (ad esempio grafici, note, schemi ecc.), il lessico è breve, monoreferenziale con uso di calchi e prestiti (dipende molto dal settore di riferimento). **Lezione 037

  1. Illustrare le fasi della sperimentazione relativa alla classificazione delle microlingue** Obiettivo dell’indagine era indagare sulle eventuali differenze nell’uso delle tre varianti di lingua: microlingua scientifico-professionale, microlingua disciplinare e lingua accademica. Per indagare si sono analizzate le tre varianti in base a tre parametri diversi, che riguardavano il contesto, gli utenti e gli scopi, tre principi senza i quali non si possono descrivere le microlingua. Oggetto dell’indagine è stato il lessico della microlingua glottodidattica, attraverso termini specifici tratti dal nozionario. Questi termini sono stati riscontrati in un corpus di 90 articoli scientifici, dai quali è risultata corrispondenza con il nozionario, ed inseriti a questionari proposti a studenti, insegnanti e personale amministrativo. Dai questionari svolti da studenti e insegnanti è risultata una differente frequenza terminologica in base ai tre parametri, contesto, utenti e scopo, nelle tre varianti di lingua.

In particolare è emerso che laddove i termini scelti da studenti e insegnanti erano in prevalenza non corretti, la consapevolezza era maggiore per gli studenti relativamente alla microlingua disciplinare e maggiore per gli insegnanti relativamente alla microlingua scientifico-professionale. Lezione 038

01. Quali sono le principali attività per l'insegnamento delle microlingue, secondo le letture proposte? Le principali attività per l'insegnamento delle microlingue riguardano fondamentalmente il lessico, sciogliendone i nessi, consolidandolo e rinforzandolo, attraverso riflessioni sulla lingua e incrementando le abilità contrastive, produttive, ricettive e integrate. Nell’insegnamento delle microlingue è opportuno fornire una verbalizzazione dei termini specifici e del loro uso, partendo dall’etimologia, dalla definizione contestuale, all’uso pratico all’interno di temi, relazioni e commenti di natura testuale diversificata. Le attività e gli esercizi possono essere impostati sulla produzione di prodotti (ad esempio schede, cartelloni, registrazioni, ecc.) e sul collegare le parole con le proprie definizioni, sull’inserimento di parole mancanti in un testo, sulla realizzazione di un logo e un motto di un’azienda, sulla lettura di un testo da riassumere, sull’analisi di una pubblicità, sulla visione di un documentario con risposta ad un questionario vero o falso, sulla realizzazione di griglie o cartelloni con fatti peculiari, storie e informazioni relative a realtà aziendali, ecc. La metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning), risulta essere molto efficace nell’insegnamento della microlingua, perché consente di riflettere a tutto tondo sulla lingua Lezione 042 1. Quali sono le lingue di minoranza parlate in Italia? Le lingue di minoranza parlate in Italia sono di due tipi: di formazione storica o recente. Le lingue di formazione recente: rumeno, albanese, arabo e cinese , sono presenti in Italia da meno di 3 generazioni e sono soggette ad assimilazione della lingua maggioritaria. Queste lingue dovrebbero essere tutelate e integrate all’interno della società italiana. Le lingue di minoranza storiche sono quelle riconosciute e tutelate dalla legge italiana: l’albanese , parlato in 8 regioni italiane da 85.000 parlanti, il catalano , parlato ad Alghero da 20.000 parlanti, il tedesco , presente in varie regioni con vari dialetti, il greco , parlato in due varianti in Calabria e in Puglia da 35.000 parlanti, lo sloveno , parlato in Friuli Venezia Giulia da 120. parlanti, il croato , parlato in Molise da 2.500 parlanti, il francese, presente in Piemonte e in Valle D’Aosta, dove è lingua coufficiale per lo scritto del 1945 , il franco-provenzale , parlato da 70.000 parlanti in Valle D’Aosta, Piemonte e Puglia, il friulano , in Friuli Venezia Giulia da 700.000 parlanti, il ladino in