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Risposte domande aperte scienza delle finanze b AGGIORNATE 2023 uniecampus. PER FAVORE SE TI SONO STATO D'AIUTO LASCIA UNA RECENSIONE POSITIVA 5 STELLE GRAZIE MILLE. Paniere difficile da trovare fatto bene, pochissimi punti download. Per altri panieri e relazioni rare riviste e aggiornate 2023 università e-campus visita il mio profilo (prevalenza facoltà scienze motorie). Aggiornamenti ogni settimana.
Tipologia: Panieri
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Lezione 002
Considerando complessivamente per tutti contribuenti il risultato del prodotto fra aliquota e base imponibile avremo il gettito dell’imposta. E’ ampiamente condiviso il principio di equità in base al quale il peso tributario debba aumentare con il crescere della ricchezza del contribuente. Nell’ipotesi in cui il carico tributario cresce in misura diretta con il crescere della ricchezza sottoposta ad imposizione fiscale, che chiamiamo appunto base imponibile, allora potremo dire che la tassazione è proporzionale. In sostanza l’aliquota applicata è sempre la stessa. Se, invece, il peso tributario cresce con un’aliquota che aumenta con il crescere della base imponibile allora parleremo di progressività dell’imposta. Il principio della progressività delle imposte è recepito dall’ordinamento italiano all’art. 53 della Costituzione dove è anche sancito il principio della capacità contributiva Il principio della progressività, previsto nel citato articolo della carta costituzionale, attiene al sistema tributario statale e ai prelievi operati a tutti livelli dalla pubblica amministrazione quali i tributi locali, i contributi previdenziali. La Costituzione fissa solo il principio generale, spetta al legislatore e talvolta anche alle amministrazioni locali individuare i livelli di aliquota che possono essere i più diversificati per le molteplici imposte in vigore. Con la progressività si persegue l’obiettivo di ridurre il divario economico fra le diverse classi sociali. La progressività consente di realizzare una politica redistributiva dei redditi a vantaggio dei soggetti meno abbienti. L’utilizzo dello strumento tributario per ridurre le disuguaglianze economiche è stato definito “giustizia finanziaria” (Amatucci). Lezione 004
dell’utilità marginale decrescente, abbiamo che il rapporto fra i due valori determina che a un certo livello di reddito (OX1) corrisponde un livello di utilità marginale (X1A). Se consideriamo un livello maggiore di reddito (OX2) avremo il livello X2B di utilità marginale e così per altri valori. Se viene applicata un’imposta pari a DX1, l’utilità totale che viene sacrificata è data dall’area X1ACD, il valore di detta utilità dovrebbe essere uguale per tutti gli individui. In sostanza l’imposta dovrebbe provocare per tutti i contribuenti lo stesso sacrificio. Stabilito che l’utilità marginale del reddito è uguale per tutti, è possibile confrontare la situazione di un contribuente con reddito OX1 e quella di un altro contribuente con reddito doppio pari a OX2. Se vogliamo realizzare lo stesso sacrificio dovremo avere sul grafico un’area X2BED che sia uguale a quella X1ACD. Il soggetto con reddito OX2, pari al doppio rispetto all’altro contribuente, paga un’imposta FX2 che, in relazione al grafico in questione, è maggiore del 50% rispetto a DX1 per cui al reddito doppio viene applicata un’imposta più alta del 50%. Possiamo concludere che il principio del sacrificio uguale può essere realizzato con imposta progressiva, proporzionale o regressiva in relazione alla funzione dell’utilità marginale. Invece in base alla teoria del sacrificio proporzionale, per attuare
determina che a un certo livello di reddito (OX1) corrisponde un livello di utilità marginale (X1A). Se consideriamo un livello maggiore di reddito (OX2) avremo il livello X2B di utilità marginale e così per altri valori. Se viene applicata un’imposta pari a DX1, l’utilità totale che viene sacrificata è data dall’area X1ACD, il valore di detta utilità dovrebbe essere uguale per tutti gli individui. In sostanza l’imposta dovrebbe provocare per tutti i contribuenti lo stesso sacrificio. Stabilito che l’utilità marginale del reddito è uguale per tutti, è possibile confrontare la situazione di un contribuente con reddito OX1 e quella di un altro contribuente con reddito doppio pari a OX2. Se vogliamo realizzare lo stesso sacrificio dovremo avere sul grafico un’area X2BED che sia uguale a quella X1ACD. Il soggetto con reddito OX2, pari al doppio rispetto all’altro contribuente, paga un’imposta FX2 che, in relazione al grafico in questione, è maggiore del 50% rispetto a DX1 per cui al reddito doppio viene applicata un’imposta più alta del 50%. Possiamo concludere che il principio del sacrificio uguale può essere realizzato con imposta progressiva, proporzionale o regressiva in relazione alla funzione dell’utilità marginale.
Invece in base alla teoria del sacrificio proporzionale, per attuare l’uguaglianza dei contribuenti rispetto al prelievo tributario, non bisogna perseguire il raggiungimento dell’uguaglianza dell’utilità marginale sottratta quanto piuttosto mirare a “sacrifici proporzionali all’utilità totale di cui gode ciascun individuo”. Anche questa teoria può essere rappresentata con un grafico dove ancora l’asse delle ascisse indica il reddito e quello dello ordinate la sua utilità marginale. Deve risultare uguale per tutti i contribuenti il rapporto fra utilità sottratta e utilità totale del reddito che nel grafico è espresso da ABCD e OABE. In sostanza per la teoria del sacrificio proporzionale i sacrifici sopportati dai diversi contribuenti devono essere proporzionali all’utilità totale della ricchezza di cui ciascuno dispone (Steve) per cui non occorre un confronto fra i valori dei sacrifici stessi di ciascun contribuente. Secondo la teoria del sacrificio minimo collettivo deve essere minimo il sacrificio totale che deriva dal tributo. Su tale principio si fonda la teoria utilitaristica di Bentham. Per raggiungere il risultato del minimo sacrificio totale “le imposte devono prelevare le unità di ricchezza che hanno minore utilità, in modo che sia minima la somma delle utilità prelevate dall’insieme dei contribuenti” (Steve). Se rappresentiamo la teoria sempre con un grafico dove l’asse delle ascisse esprime il reddito e quello delle ordinate la sua utilità marginale ponendo che AB sia uguale a CD, vedremo che un prelievo uguale su differenziati livelli di reddito provoca sacrifici diversi in termini di utilità. Il sacrificio sarà crescente spostandoci da redditi più alti a redditi più bassi per cui le imposte dovrebbero essere pagate solo dai ricchi. In base a questa teoria la condizione di disuguaglianza iniziale viene eliminata con il prelievo fiscale che permette di giungere allo stato di uguaglianza per cui questa teoria è detta del sacrificio equimarginale. In base alle teorie sopra illustrate il principio della capacità contributiva è valido in quanto i diversi livelli del prelievo fiscale corrispondono a differenti livelli di reddito dei contribuenti. Va anche detto che la finanza oggi opera per finalità diverse dalla ripartizione del carico tributario secondo le ricchezze dei contribuenti. Accade spesso che le imposte siano un mezzo per la ripartizione secondo criteri politici dei costi dell’attività degli enti pubblici quando non viene seguito il criterio della controprestazione (Steve). Lezione 005
Esse sono costituite da:
Occorre distinguere l’ammortamento dalla conversione. Mentre l’ammortamento riduce il debito, invece la conversione riduce solo il tasso di interesse senza incidere sul valore capitale. Le conversioni possono essere attuate di imperio dallo Stato che unilateralmente riduce gli interessi con ovvie gravi ripercussioni nei rapporti fiduciari con i sottoscrittori oppure attraverso metodi indiretti quali l’applicazione di un’imposta sugli interessi, l’emissione di carta moneta che provocando inflazione riduce nella sostanza il costo degli interessi. Se lo Stato, invece, vuole procedere ad una conversione previo assenso dei creditori è necessario che il nuovo tasso di interesse offerto sia comunque superiore a quello di mercato, che la riduzione dell’interesse sia proposta in una congiuntura economica favorevole tale da incoraggiare il risparmio. Gli studiosi di scienza delle finanze si sono interrogati se fossero preferibili i prestiti pubblici o le imposte straordinarie. Precisiamo subito che entrambi i sistemi presentano aspetti positivi e negativi.
I contribuenti che hanno grandi patrimoni sarebbero penalizzati da un’imposta sul patrimonio e guarderebbero con favore ai prestiti pubblici. I prestiti pubblici pesano su tutta la collettività e sulle generazioni future per il pagamento degli interessi da sostenere con il prelievo tributario. La scelta dovrà di volta in volta essere effettuata valutando i seguenti fattori: 1) accumulazione del capitale;
Lezione 007
La liquidazione (cioè il calcolo dell'imposta) si fa sommando l'IVA incassata dai propri clienti in via di rivalsa e sottraendo da tale importo l'IVA versata ai propri fornitori. Se da tale differenza scaturirà un debito verso l'erario tale differenza sarà versata con il modello F24. Se viceversa scaturirà un credito questo potrà essere riportato al periodo successivo per essere scalato dalla successiva liquidazione o, a certe condizioni, potrà essere richiesto a rimborso o utilizzato in compensazione, cioè detratto da altri tributi dovuti dal contribuente. 12.La tassazione separata La tassazione separata riguarda quei redditi la cui formazione è di tipo pluriennale; essi infatti pur essendo percepiti in un’unica soluzione si sono formati con un processo “di produzione” che è durato diversi anni, da qui la necessità di tassarli non con il regime ordinario Irpef che comporterebbe lo scatto di aliquota sempre più elevata, ma attraverso uno specifico processo che prevede una distinta aliquota. Rientrano in questa tipologia di redditi le indennità di fine rapporto, le plusvalenze derivanti dalle cessioni di aziende possedute per più di
La rendita catastale è quindi sostanzialmente il valore attribuito, con finalità fiscali, a tutti gli immobili in grado di produrre o generare reddito.
(per urbana si intende non direttamente appartenente al catasto terreni e alla data del 31 dicembre 2014) riguarda sostanzialmente ogni corpo edificato anche se facente parte di complessi agrari o complessi rurali. Gruppo A - Abitazioni od assimilabili ad abitazioni Gruppo B - Edifici con carattere sociale o comunitario Gruppo C - Edifici finalizzati ad attività produttive Gruppo D Gruppo E: Immobili a destinazione particolare Gruppo F: Entità urbane
La rendita catastale è utilizzata per la determinazione del valore catastale degli immobili come base imponibile per il pagamento delle imposte. Infatti, a seconda della destinazione d'uso degli immobili, il valore catastale (detto anche "rendita catastale rivalutata") si ottiene moltiplicando la rendita catastale per un coefficiente prestabilito che varia in relazione alla destinazione d'uso dell'immobile e alla categoria catastale di appartenenza. Lezione 010 15.I DIVIDENDI L’altro importante gruppo di redditi di capitale è rappresentato dai proventi derivanti dalla partecipazione in società soggette ad Ires (cosiddetti dividendi). Il meccanismo di tassazione di tali redditi è stato oggetto di profonde trasformazioni che hanno comportato l’abolizione del meccanismo del credito di imposta per sostituirlo con uno di parziale esenzione, in base al principio che la tassazione dell’utile deve avvenire presso il soggetto che lo ha prodotto. L’attuale sistema prevede la quasi totale esenzione qualora gli utili siano percepiti da società ed enti commerciali soggetti ad Ires, infatti gli utili percepiti concorreranno alla formazione del reddito di impresa nella sola misura del 5 per cento; un trattamento meno favorevole è previsto qualora i percettori siano delle persone fisiche, è infatti previsto un doppio binario di tassazione. Occorre appunto operare una prima distinzione tra le cosiddette partecipazioni qualificate e quelle non qualificate. Le prime ( quando rappresentano complessivamente una percentuale di voto esercitabile nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5 o al 25 per cento a seconda che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati , ovvero di altre partecipazioni), sono tassate nella misura del 49,72 per cento del loro ammontare, mentre le seconde sono soggette ad imposta sostitutiva nella misura del 20 per cento. Appare di tutta evidenza la necessità di una modifica normativa che quantomeno lenisca tali effetti distorsivi. Da ultimo segnaliamo che a seguito di recenti interventi normativi finalizzati a contrastare fenomeni evasivi, gli utili provenienti da società residenti in paesi a regime fiscale privilegiato (black list), concorrono totalmente a formare il reddito del socio percettore. Se dunque il precedente sistema del credito d’imposta consentiva di realizzare una sorta di compensazione tra l’imposta dovuta dai soci sui dividendi e quella pagata a monte dalla società sugli utili prodotti, l’attuale sistema pur prevedendo una parziale esenzione in capo ai soggetti Ires, pregiudica sensibilmente il percettore persona fisica che finisce per subire una doppia tassazione pur in presenza della parziale imponibilità del 40 per cento del dividendo percepito. 16.I redditi di capitale La tassazione dei redditi di capitale, anche in considerazione del fatto che costituisce un importante strumento di politica economica, è stata oggetto di continui interventi legislativi che talvolta hanno generato difficoltà applicative. L’impronta impressa dal legislatore ha