Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Risposte esercitazioni, Esercizi di Antropologia Culturale

Risposte esercitazioni antropologia

Tipologia: Esercizi

2020/2021

Caricato il 15/12/2021

sara-mazzarello
sara-mazzarello 🇮🇹

4.7

(12)

21 documenti

1 / 14

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LEZIONE 1: DOMANDE
1. Cosa studia l’antropologia?
L’antropologia (dal greco antrhropos, ovvero uomo e logos discorso) studia i fatti
umani dal punto di vista culturale. In particolare, l’antropologia si occupa di studiare
l’uomo nella sua quotidianità, e quindi lo studia nei suoi riti pubblici e privati, a
lavoro e nella sua vita sociale e di aggregazione.
2. Commentare il racconto del cittadino americano medio
Il racconto dell’americano medio descrive la giornata tipica di un americano. L’uomo
viene osservato fin dal primo momento della giornata, da quando si sveglia in un
letto dal modello orientale, e viene studiato nel corso di tutta la giornata. Ciò che
risalta è il fatto che, ogni azione che l’uomo americano medio svolge durante la
giornata, rimanda (o proviene) da un’altra cultura. Per esempio, si fa riferimento alle
tecniche di filatura orientali, al pigiama che è stato inventato in India, al caffè e ai
dolci che mangia, tipici della scandinavia. Da ciò emerge, dunque, che ogni cultura
(in questo caso quella americana) è data da un intreccio di influenze culturali
provenienti da altri popoli, anche geograficamente lontani. Infatti, millenni di
invasioni, guerre, commerci, hanno fatto che le varie popolazioni entrassero in
contatto fra loro e che si “scambiassero” parte della loro cultura.
3. Esporre il pensiero di James Frazer
Frazer fu uno dei primi antropologi a d elaborare analisi approfondite circa gli usi, i
costumi e le pratiche culturali e religiose delle popolazioni altre. Egli ritiene che i
fenomeni religiosi dei popoli primitivi siano retaggio, attestazione e analogia con un
tipo di mentalità primitiva nell’ambito della religione e del complesso sistema di
operatività nel reale, chiamata magia. Inoltre, Frazer afferma che la magia compare
ancor prima che l’uomo sviluppi il concetto di religione, in quanto l’uomo, che
ignorava i veri rapporti causali che dominano l’esperienza oggettiva, utilizzava la
magia per esercitare un controllo sulla natura e, quando si accorse che la magia non
aveva successo, l’uomo diede vita alla religione.
LEZIONE 2
1. Commentare il concetto di cultura di Tylor
Il concetto di cultura di Tylor si basa sul considerare la cultura come un insieme
complesso di conoscenza, credenze, arte, morale, diritto e qualsiasi altra capacità che
l’uomo acquisisce all’interno di una società. Tuttavia, si tratta di un concetto
fortemente intriso di colonialismo britannico, poiché l’uomo bianco occidentale
viene considerato superiore rispetto alle popolazioni altre, in quanto considerate
primitive e regredite. Inoltre, Tylor riconosce che la vera civiltà è quella Occidentale
e l’unica vera religione è quella cristiana.
2. Esporre il pensiero di Tylor
Tylor riconosce tre differenti stadi dell’evoluzione sociale che coincidono anche con
gli step evolutivi della religione: animismo, politeismo e monoteismo.
Per quanto riguarda la prima fase, l’animismo, questo si basa sulla concezione che
ogni oggetto sia dotato di uno spirito interno. Successivamente, gli esseri umani
hanno sviluppato il culto degli dèi e poi il feticismo (dal portoghese fetiço) che
rappresenta uno spirito o un’entità dotato di energia, magia, in grado di modificare
la realtà. La seconda fase è quella del politeismo, tipico delle società premoderne
quali quella greca e romana. Infine, si giunge alla fase più evoluta: il monoteismo,
ovvero la vera civiltà e la vera religione.
LEZIONE 3
1. Cos’è il darwinismo sociale
Il darwinismo sociale è una teoria nata negli anni 1870-80, secondo la quale ogni
comunità funziona in base alle leggi naturali descritte da Darwin e ossia che nella
lotta alla sopravvivenza, i più forti avrebbero avuto la meglio sui più deboli.
2. Parlare del pensiero di Darwin
Darwin, nel suo testo “L’origine della specie”, espone una teoria del tutto
rivoluzionaria, distaccandosi dalla teoria creazionista. Secondo Darwin, gli esseri
viventi attuali sono il frutto di una lenta mutazione dovuta all’influenza che
l’ambiente circostante ha sugli esseri umani e la loro capacità di adattarsi. In questo
modo, parti delle loro caratteristiche vengono passate ai discendenti. Dunque, l’uomo
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe

Anteprima parziale del testo

Scarica Risposte esercitazioni e più Esercizi in PDF di Antropologia Culturale solo su Docsity!

LEZIONE 1: DOMANDE

  1. Cosa studia l’antropologia? L’antropologia (dal greco antrhropos, ovvero uomo e logos discorso) studia i fatti umani dal punto di vista culturale. In particolare, l’antropologia si occupa di studiare l’uomo nella sua quotidianità, e quindi lo studia nei suoi riti pubblici e privati, a lavoro e nella sua vita sociale e di aggregazione.
  2. Commentare il racconto del cittadino americano medio Il racconto dell’americano medio descrive la giornata tipica di un americano. L’uomo viene osservato fin dal primo momento della giornata, da quando si sveglia in un letto dal modello orientale, e viene studiato nel corso di tutta la giornata. Ciò che risalta è il fatto che, ogni azione che l’uomo americano medio svolge durante la giornata, rimanda (o proviene) da un’altra cultura. Per esempio, si fa riferimento alle tecniche di filatura orientali, al pigiama che è stato inventato in India, al caffè e ai dolci che mangia, tipici della scandinavia. Da ciò emerge, dunque, che ogni cultura (in questo caso quella americana) è data da un intreccio di influenze culturali provenienti da altri popoli, anche geograficamente lontani. Infatti, millenni di invasioni, guerre, commerci, hanno fatto sì che le varie popolazioni entrassero in contatto fra loro e che si “scambiassero” parte della loro cultura.
  3. Esporre il pensiero di James Frazer Frazer fu uno dei primi antropologi a d elaborare analisi approfondite circa gli usi, i costumi e le pratiche culturali e religiose delle popolazioni altre. Egli ritiene che i fenomeni religiosi dei popoli primitivi siano retaggio, attestazione e analogia con un tipo di mentalità primitiva nell’ambito della religione e del complesso sistema di operatività nel reale, chiamata magia. Inoltre, Frazer afferma che la magia compare ancor prima che l’uomo sviluppi il concetto di religione, in quanto l’uomo, che ignorava i veri rapporti causali che dominano l’esperienza oggettiva, utilizzava la magia per esercitare un controllo sulla natura e, quando si accorse che la magia non aveva successo, l’uomo diede vita alla religione. LEZIONE 2
    1. Commentare il concetto di cultura di Tylor Il concetto di cultura di Tylor si basa sul considerare la cultura come un insieme complesso di conoscenza, credenze, arte, morale, diritto e qualsiasi altra capacità che l’uomo acquisisce all’interno di una società. Tuttavia, si tratta di un concetto fortemente intriso di colonialismo britannico, poiché l’uomo bianco occidentale viene considerato superiore rispetto alle popolazioni altre, in quanto considerate primitive e regredite. Inoltre, Tylor riconosce che la vera civiltà è quella Occidentale e l’unica vera religione è quella cristiana.
    2. Esporre il pensiero di Tylor Tylor riconosce tre differenti stadi dell’evoluzione sociale che coincidono anche con gli step evolutivi della religione: animismo, politeismo e monoteismo. Per quanto riguarda la prima fase, l’animismo, questo si basa sulla concezione che ogni oggetto sia dotato di uno spirito interno. Successivamente, gli esseri umani hanno sviluppato il culto degli dèi e poi il feticismo (dal portoghese fetiço) che rappresenta uno spirito o un’entità dotato di energia, magia, in grado di modificare la realtà. La seconda fase è quella del politeismo, tipico delle società premoderne quali quella greca e romana. Infine, si giunge alla fase più evoluta: il monoteismo, ovvero la vera civiltà e la vera religione. LEZIONE 3
    3. Cos’è il darwinismo sociale Il darwinismo sociale è una teoria nata negli anni 1870-80, secondo la quale ogni comunità funziona in base alle leggi naturali descritte da Darwin e ossia che nella lotta alla sopravvivenza, i più forti avrebbero avuto la meglio sui più deboli.
    4. Parlare del pensiero di Darwin Darwin, nel suo testo “L’origine della specie”, espone una teoria del tutto rivoluzionaria, distaccandosi dalla teoria creazionista. Secondo Darwin, gli esseri viventi attuali sono il frutto di una lenta mutazione dovuta all’influenza che l’ambiente circostante ha sugli esseri umani e la loro capacità di adattarsi. In questo modo, parti delle loro caratteristiche vengono passate ai discendenti. Dunque, l’uomo

è frutto di un’evoluzione dovuta, per l’appunto, da come gli uomini, nelle varie parti del mondo, si adattano ad un determinato tipo di ambiente. LEZIONE 4

  1. Come nasce e si sviluppa il colonialismo Per colonialismo intendiamo lo sfruttamento delle nazioni europee, ma anche del Giappone dopo il1868, sull’Africa, Asia e sulle Americhe. Si ritiene che, dalla scoperta dell’America nel 1492 si possa iniziare a parlare di sfruttamento delle popolazioni altre da parte delle Nazioni europee. Successivamente, tra 1800 e 1900 le potenze europee iniziano a spartirsi l’Africa e il resto del mondo. Un esempio è dato dallo sfruttamento di Asia, Americhe e Africa da parte dei governi e delle Compagnie commerciali, tra cui quella delle Indie Oriente che aveva come obiettivo quello del controllo su tutta l’India.
  2. Il razzismo: di cosa si tratta Il concetto di razza ha un’evoluzione storica e dinamica. Infatti, già nel ‘500, con la cacciata degli ebrei dalla Spagna e la conquista dell’America Centrale, si instaura un rapporto di egemonia tra popoli bianchi, considerati portatori della vera civiltà e popoli autoctoni, considerati primitivi in quanto praticavano ancora sacrifici umani e cannibalismo. Tra il XIX e XX secolo, il razzismo diviene biologico. De Gabinau affermava che le razze, quella bianca superiore e le altre tra cui la negra, non dovevano mischiarsi e che le differenze sono biologiche. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 trova spazio l’eugenetica, una disciplina che tende a favorire e sviluppare le qualità di una razza, facendo leva sulle leggi dell’eredità genetica.
  3. Commentare la Sublimis Deus La sublimis deus è una bolla di Papa Paolo III nella quale viene condannata la schiavitù degli Indios in quanto sono veri uomini e capaci di accogliere la fede cristiana. Infatti, nella bolla viene espresso chiaramente che Dio creò l’uomo in maniera tale che potesse partecipare al bene di cui godono le creature, ma che fosse anche dotato delle capacità di raggiungere quel bene. Tuttavia, Papa Paolo III afferma che vi sono anche uomini che sono privi della facoltà di giungere al bene, ed è proprio per questo che Gesù Cristo incaricò gli uomini di diffondere la fede. Pertanto, Papa Paolo III, oltre a condannare la schiavitù, afferma che gli Indios sono uomini che hanno solo bisogno di essere ricondotti all’ovile del gregge di Cristo.
    1. Cos’è l’eugenetica e come si sviluppa e dove trova terreno fertile L’eugenetica è una disciplina che si basa sul favorire e sviluppare le qualità innate di una razza avvalendosi delle leggi dell’ereditarietà genetica. Questa disciplina si è diffusa inizialmente nei paesi anglosassoni e successivamente nella Germania nazista, trasformandosi in un movimento politico-sociale per promuovere la riproduzione di persone socialmente desiderabili e a prevenire la nascita di quelle indesiderabili per mezzo di infanticidio e aborto. Di fatti, questa disciplina, applicando metodi di selezione usati per animali e piante, si poneva l’obiettivo di migliorare la specie umana. Attualmente, un diverso approccio eugenetico permette di trattare delle malattie ereditarie attraverso l’ingegneria genetica. Tuttavia, l’eugenetica trova terreno fertile in movimenti quali il nazismo. Infatti, le basi del genocidio di diverse gruppi: ebrei, rom, omosessuali, malati di mente e disabili, oppositori politici e i testimoni di Geova, parte dall’idea che l’uomo tedesco e ariano è l’essere superiore, la razza superiore e il resto delle razze umane sono vite indegne di essere vissute LEZIONE 5
    2. Lombroso e l’antropologia criminale Lombroso era convinto che il criminale e la criminalità fossero una forma patologica dell’uomo. Il punto fondamentale della sua teoria sull’atavismo è nella scoperta di una fossetta di alcuni centimetri presente alla base del cranio, vicino all’osso occipitale, di un famoso brigante. L’errore di Lombroso è quello di ritenere una variabile unica, quella del cranio di Vilella. In questo modo Cesare Lombroso riteneva di aver trovato un dato comune a tutti i criminali e, invece, dimostrò, nel tempo che non si poteva trovare un tipo di gene o formazione ossea che indichi senza dubbio chi è criminale e chi no.

della cultura e della comunità studiata. Nonostante l’utilizzo di un punto di vista emico e l’uso dell’osservazione partecipante, l’etnografo non diverrà mai un membro della comunità da lui analizzata. LEZIONE 9

  1. Lo studio della parentela di Malinowski Malinowski comprese che le società, viste come un insieme di comunità, sono pervase da un insieme di funzioni che rappresentano la loro struttura. Comprendendo le funzioni sociali di un atto, che dall’esterno sembra irrilevante, si scopre la sua funzione sociale e quindi la sia rilevanza (funzionalismo). Partendo dall'assunto dell'universalità della famiglia, Malinowski sostenne che sebbene in molte società la famiglia e il gruppo di discendenza coesistano, si tratta di istituzioni che assolvono funzioni diverse, e possono entrare in attrito. Dai suoi studi condotti nelle Trobriand, Malinowski concluse che la famiglia è un'istituzione domestica basata su rapporti affettivi, la cui funzione principale è quella di allevare i figli. Il gruppo corporato matrilineare costituisce invece un'istituzione pubblica, politica, che si occupa delle questioni concernenti la comunità e della regolamentazione dei diritti di proprietà. Inoltre, Malinowski avvicinandosi a Freud, nega l’universalità del complesso di Edipo. Malinowski, infatti, giunge alla conclusione che, nelle società matrilineari, le pulsioni ostili sono dirette dal padre allo zio materno e le pulsioni sessuali di tipo incestuoso sono indirizzate verso la sorella. Unque, secondo Malinowski, il complesso di Edipo non era una struttura fondante della cultura, ma un prodotto della cultura stessa. LEZIONE 10
  2. Parlare del rito del Kula Il Kula, rito presente nelle Isole Trobriand, consiste nello scambiarsi due tipi di beni: i soulava (collane di conchiglie rosse) e i mwali (bracciali di conchiglie bianche). I soulava circolavano nelle canoe sulle isole solo in senso orario, i mwali in senso antiorario. Questi oggetti potevano essere scambiati solo con un oggetto dell’altro tipo. Tali accessori venivano tenuti solo il tempo necessario per poi essere scambiate di nuovo. Gli scambi avvenivano principalmente attraverso dei riti. Il Kula, quindi, aumentava e intensificava le relazioni amicali e parentali, influenzava la possibilità di accedere a posizioni di potere. LEZIONE 11 1 .Esporre il pensiero di Boas Boas ha sviluppato un forte interesse per le popolazioni indigene dell’America e degli Stati Uniti. Egli rifiuta l’evoluzionismo darwiniano e rofiuta l’idea dell’evoluzione delle razze umane da primitive a civilizzate: per Boas, lo sviluppo delle culture è dato dalla capacità di sviluppare tratti culturali diversi. Per ciò che riguarda il lavoro sul campo, Boas pensava che esso dovesse prendere in considerazione una sola cultura per volta. Ciò è alla base del particolarismo storico, secondo il quale, ogni cultura ha una sua storia unica e ben definita e dunque, per comprendere a fondo una civiltà è essenziale ricostruirne l’iter storico e particolare. Nel “Luomo primitivo” si delinea una forma di antropologia fondata contro il razzismo. La tesi portata avanti è che la razza umana è una, sia sotto l’aspetto biologico che intellettuale. Dunque, per Boas, l’idea di razza, di evoluzione razziale e differenza culturale tra primitivi e civilizzati è una costruzione culturale Occidentale Etnocentrica. Inoltre, il concetto di culture per Boas, prende in esame anche la lingua, religione, usi e costumi che rappresentavano il mezzo per capire lo sviluppo culturale di un gruppo umano. LEZIONE 12
  3. Parlare del rito Potlatch Boas conduce una ricerca sul campo tra i Nativi Americani Kwakiutl. Da quest’esperienza deriva un’analisi e una spiegazione del rito Potlatch. Si tratta di riti di ostentazione dove vengono ostentati diversi oggetti e beni considerati di grande prestigio. Nel villaggio, un individuo condivide un bene e, chi riceve, per non risultare in debito, deve restituire. Uno dei partecipanti acquisisce un livello

sociale superiore perché l’altro non può restituire, o riafferma il proprio status. Dunque, si tratta di un rituale con funzione sociale.

  1. Che cos’è il particolarismo storico Il particolarismo storico teorizzato da Boas, si opponeva alla teoria dell’evoluzione sociale e culturale. Questa nuova teoria enfatizza le singole culture, ciascuna basata sulla sua storia unica. Boas, infatti, riteneva che bisognasse descrivere le caratteristiche particolari di una data cultura al fine di ricostruire gli eventi storici che hanno portato alla sua struttura attuale. Il particolarismo storico respinge l’ipotesi di un unico standard di realizzazione a cui tutte le culture potrebbero essere paragonate. LEZIONE 13
  2. Cosa è il rito? Il rito attualizza la realtà e permette agli uomini di continuare la loro esistenza. Un rito può essere: di passaggio, apotropaico (contro le forze del male), propiziatorio, un rito di sacrificio o di sacrificio non cruento, rito di offerta primizia, rito di divinazione. Il rito è formato da fasi o passaggi e ogni passaggio è generalmente dedicato ad una divinità. Nel rito vi è sempre uno spazio sacro, e uno profano, fuori da quello sacro. Vi è sempre un operatore rituale, ossia colui che pratica il rito (stregone, Iman, curandero). Per la buona riuscita del rito è fondamentale che esso venga fatto sempre allo stesso modo, con le stesse parole e con le stesse fasi.
  3. Cosa è il Trickster? Il Trickster è una figura delle storie sacre, studiato anche da Freud. Si tratta di un creatore per gioco, un briccone, un turlupinatore, a volte turlupinato, un truffatore che alcune volte viene truffato, un personaggio ambivalente, né buono né cattivo.
  4. Cos’è il mito Il mito fonda la realtà, ovvero il mondo come lo conosciamo è formato in un certo modo proprio perché una divinità lo ha plasmato così. I miti possono essere di creazione del primo uomo, di fondazione dell’eroe culturale. Possono esserci miti cosmogonici (creano la realtà geografica così come la conosciamo), miti di creazione degli animali per mezzo del signore degli animali e per questo le infrazioni delle regole di caccia rappresentano la rottura di un tabù. Importante è la figura del Trickster, una figura ambivalente, né buona né cattiva, una figura che può indicare la via, ma anche farla perdere. 4. Parlare del pensiero di Beerlich Mito e rito. LEZIONE 14 1. Commentare le tre fasi di passaggio di Gennep Gennep ritiene che i riti di passaggio si formino di tre fasi: la prima fase è il distacco dalla comunità di appartenenza o da una condizione propria; la seconda fase è detta limen o soglia o margini. Ci si trova, dunque, in una sorta di limbo in cui l’attore sociale deve decidere se superare la soglia o restare dove si trova. Questa fase è la più importante, poiché è quella condizione in cui l’individuo passa da uno stato all’altro oppure resta bloccato psicologicamente. La terza fase è l’aggregazione. LEZIONE 15 1. Parlare del pensiero della Mead In seguito alla sua ricerca sul campo a Samoa, Margaret Mead giunge alla conclusione che i modelli educativi samoani portavano ad un alto grado di socializzazione. Ciò era dovuto principalmente al fatto che i modelli educativi a Samoa portavano ad esporre le ragazze a meno traumi. La mead sostiene che alla base di questa differenza vi sono due fattori: l’assenza di prodotti capitalistici che indirizzano al consumismo, e il carattere monodimensionale della cultura samoana, ovvero l’assenza di alternative nelle scelte in età adolescenziale. Inoltre, la Mead contribuisce al relativismo culturale, un approccio che contrappone l’analisi delle singole culture, storicamente e spazialmente determinate, alla loro analisi comparativa, finalizzata ad individuare l’esistenza di principi comuni. LEZIONE 16 1. Che cos’è l’identità L’identità, secondo Ruth Benedict è un concetto pluridimensionale e plurietnico che contraddistingue una Costituzione Culturale che si appoggia sul sentimento di appartenenza di chi si identifica nella propria cultura. L’identità è dunque una categoria storica, dinamica e processuale. 2. Pensiero di Benedict Lo studio della Benedict si basa essenzialmente sui concetti di identità e cultura. Secondo la Benedict, la cultura incide sul modo di vedere le cose, sul

strutture comuni e, a partire da categorie binarie, ordina e categorizza le forme culturali umane. Inftti, utilizzando categorie contrastive/oppositive, Strauss rappresenta i tratti culturali degli individui (es. cottto vs crudo). Un altro aspetto fondamentale è la suddivisione in società fredde e società calde. Per Strauss, le società fredde sono scoietà statiche, che restano bloccate nello scorre del tempo e della storia; al contrario, le società calde sono dinamiche e ammettono il cambiamento dei loro membri. Dall’analisi delle società Strauss si sposta ad analizzare i sistemi parentali. Egli afferma che il matrimonio è un elemento centrale nella vita sociale e relazionale e dunque esso rappresenta una modalità per creare nuove relazioni. Da qui l’analisi di due categorie di matrimonio: incesto e esogamia. Le società decidono in quale ambito cercare il parten. Per cui, il tabù dell’incesto è dovuto al fatto che si tratta solo di una modalità culturale di aumentare le relazioni. Inoltre, le famiglie possono essere monogamiche o poligamiche e unilaterali o bilaterali.

  1. Parentela e atomo di parentela Lèvi-Strauss chiama l’unione di 4 individui (una donna, il figlio, il marito e il fratello della donna) atomo di parentela proprio per la loro unione indivisibile. La figura principale è il fratello della madre. Da qui la definizione di società Matrilineare, proprio perché la linea di discendenza deriva dalla figura materna. Lo zio materno è anche la figura principale per indicare le alleanze tra i gruppi, sviluppate dai matrimoni.
  2. La famiglia e le strutture parentali La famiglia si sviluppa attraverso una complessa rete di relazioni, tra cui: la discendenza (indica le relazioni di filiazione), la collateralità (rapporti tra individui che hanno un antenato comune). Inoltre, la famiglia può essere monogamica (formata da uomo e donna), poligamica (quando uno dei partner ha un altro partner). Si parla poi di poligenia quando un uomo ha più mogli, e di poliandria quando una donna ha più mariti. Inoltre, la famiglia può essere bilaterale o unilaterale. LEZIONE 21
  3. Harris e il materialismo culturale Harris è uno dei maggiori esponenti del materialismo culturale, il quale serve a dare delle risposte o spiegazioni delle differenze e disuguaglianze esistenti nei sistemi culturali, di pensiero e di comportamento. Harris insiste sull’importanza di guardare i fatti sociali da un punto di vista etico ed emico. LEZIONE 22
  4. Parlare del fenomeno transessuale Il fenomeno transessuale rientra nella problematica del genere e, proprio per questo, è necessario fare una distinzione tra identità sessuale e identità di genere. L’identità sessuale è qualcosa di naturale, data dall’assenza o meno del membro maschile, mentre l’identità di genere è una questione culturale, poiché ha a che fare con il tipo di genere con cui un individuo si identifica. I trans non appartengono ad un genere definito, quindi la loro presenza è un elemento di disturbo del gruppo, venendo dunque escluso. Il primo autore che si occupò delle persone transessuali fu Henry Benjamin, il quale indirizzò i suoi studi verso la definizione del transessualismo. Altro studioso fu Caldwell, il quale definì la condizione di una ragazza che voleva cambiare sesso”psychopatia Trans-sexual. Daniel C. Brown, invece, parlò di transessualismo come inversione del ruolo sessuale. Nel 1974 venne coniato il termine “disforia di genere” per definire una categoria di persone che mostrano un rifiuto del proprio sesso. Nel 1980 il transessualismo venne inquadrato tra i disturbi psicosessuali. Nel 1994 venne fatta una distinzione tra GID in bambini e GID in adolescenti e adulti. Il X congresso della Henry Benjamon International Dysphoria Association stabilì di adottare due diverse tipologie agli individui trans: FTM (donne che volevano diventare uomini), e MTF (uomini che volevano diventare donne).
  5. Decosrtuire l’identità di genere Per natura si pensava solo a due generi distinti e definiti: maschio e femmina, ma la realtà sociale e psicologica ha presentato anche altre ipotesi. Dagli anni 70, tutto ciò che si presentava come assoluto è stato posto sotto il processo di decostruzione. L’analisi ha condotto alla convinzione che il genere è una costruzione culturale, e il transgenere rientra in questa decostruzione. Dunque, è necessario fare una distinzione tra identità sessuale e identità di genere. L’identità sessuale è qualcosa di naturale, data dall’assenza o meno del membro maschile, mentre l’identità di genere

è una questione culturale, poiché ha a che fare con il tipo di genere con cui un individuo si identifica. Uomo o donna, infatti, non si nasce ma lo si diventa e tutte le modalità di trasformazione sono il mezzo con cui avviene la creazione dell’identità di genere. Tale concezione, però, porta a delle discriminazioni, poiché il gruppo escludo ciò che è diverso. La paura dell’alterità fa sviluppare contromisure culturali che escludono chi non è socialmente riconosciuto nel gruppo. LEZIONE 23

  1. Appaduari antropologo post-coloniale Appaduari è uno degli esponenti della corrente degli studi post-coloniali. Egli, infatti, è nato nel momento di passaggio dal colonialismo all’indipendenza. Dunque, il suo punto di vista è sempre teso a dar voce a chi di solito non può parlare in quanto escluso. Inoltre, Appaduari afferma che gli scambi e gli intrecci culturali portano alla deterritorializzazione, ossia all’abbandono, alla diaspora che porta le persone a ricostruire l’identità.
  2. Commentare i panorami culturali Appaduari individua 5 panorami culturali:
  • Entonorama: dato dal movimento, volontario o meno, delle persone (turisti, rifugiati..) che ricostruiscono nuove forme di relazione meno stabili nel paese di arrivo - Tecnorama: la tecnologia, dinamica e fluida che supera i confini nazionali. - Finanziorama: l’economia orma globalizzata e dunque i flussi di denaro.
  • Mediorama: costituito dai mass-media che contribuiscono a mandare nuove immagini anche ad un pubblico transnazionale.
  • Ideorama: politica, ideologia, e potere si uniscono. Le istanze di libertà, democrazie, sicurezza vengono rielaborate per rispondere alle esigenze culturali del cittadino. LEZIONE 24
  1. Cosa sono le caste? Le caste, per definizione, sono dei gruppi sociali in cui le persone appartengono per nascita o per condizione, ed esistonno in particolari culture, come ad esempio quella indiana. A tal proposito, Dumont afferma che nella società indiana vi sono due estremi: i sacerdoti e gli intoccabili. Il sistema delle caste si caratterizza nella distinzione tra status e potere e quindi tra potere politico ed economico. Tuttavia, gli indiani non confondono un uomo ricco da uno povero, ma occorre fare un’altra differenziazione: gerarchia di tipo religioso e la distribuzione del potere politico ed economico. La gerarchia indiana culmina nel brahmano, o sacerdote, il quale consacra il potere del re e questo è il risultato di una dicotomia. Da una parte il sovrano ha, nei riguardi del sacerdote, una dipendenza sociale per la legittimazione del suo potere; dall’altra, il sacerdote, è in dipendenza dal regnante per la sua sussistenza. LEZIONE 25
  2. Sardan e la politica del campo Sardan sistematizza le metodologie della ricerca sul campo. L’antropologia e l’antropologo vivono il campo come un avvicinarsi il più possibile ai soggetti della ricerca, nei loro luoghi e nella loro quotidianità. Sul campo, secondo Sardan, bisogna imparare a saper perdere tempo, a saper maneggiare i codici locali di comportamento e a mettere in conto i malintesi che possono emergere. In questo modo, si sviluppano due categorie essenziali per la ricerca: la fiducia nei confronti dell’antropologo e l’abitudine a vederlo e ad averlo presente nella quotidianità. I dati messi insieme sono pezzi di realtà. Per quanto riguarda il concetto di impregnazione, questo significa vivere con i soggetti di studio e condividere emozioni e momenti. Impregnarsi, dunque, significa assorbire una buona parte dell’altro e, in un certo senso, cambiare se stessi. LEZIONE 26
  3. I colloqui nella politica del campo di Sardan Quella dei colloqui è un tipo si tecnica di raccolta dati e possono essere colloqui formali o informali. Inoltre, il colloquio resta un modo per avere il punto di vista emico e le rappresentazioni simboliche della cultura che stiamo studiando. Le politiche del colloquio si basano su consulenza e racconto. L’informatore è alle
  • Seguire la metafora: ossia seguire i segni, i simboli e le metafore. È la capacità di comprendere le modalità di diffusione di un modo di dire, di pensare o di agire.
  • Seguire la trama o l’allegoria: ossia seguire la memoria sociale delle persone e delle comunità
  • Seguire la vita o la biografia: raccogliere la storia di vita di un individuo, il suo vissuto, le sue narrazioni.
  • Seguire il conflitto: utilizzata soprattutto per questioni mediche. LEZIONE 31
  1. Cos’è la repatrition Per repatrition si intende la richiesta di alcune culture, come quella degli aborigeni australiani e i mahori neozelandesi, della restituzione dei propri oggetti conservati nei musei sparsi nel mondo. Circa questa quesione, vi sono due scheramento opposti: coloro che sostegono che, restituendo resti di corpi appartenenti alle popolazioni aborigene essi rivendicheranno anche tutti i beni materiali conservati nei musei e, dunque, si assiterà ad uno svuotamento dei mudei; e antropologi che sostengono che tali resti umani, ma anche oggetti rituali, siano di proprietà delle culture che ne fanno richiesta e che quindi ne possono fare l’uso che ritengono sia più adatto. LEZIONE 32
  2. Antropologia e servizio sociale Sono stati riconosciuti 4 aspetti ce riconducono al servizio sociale.
  • Il concetto di conoscenza, in quanto permette l’acquisizione di nuovi saperi.
  • A partire dalle cpnsiderazioni di Tullio Tentori, ossia che la scuola è anche centro di stimolo per l’evoluzione culturale, va detto che l’antropologia aiuta a superare gli stereotipi culturali.
  • Aumento delle competenze culturali: le necessità di accrescere le conoscenze antropologiche relative alle diverse rappresentazioni della persona.
  • L’intervento dell’antropologia per risolvere un problema o per rispondere ai bisogni della comunità.

LEZIONE 33

  1. Etica nella ricerca sociale La ricerca oggi è un tipo di ricerca palese dove, nel primo approccio con i soggetti della ricerca, si esplicita in modo chiaro e corretto le ragioni che portano alla scelta di una comunità come principale soggetto di ricerca, e la richiesta di poter seguire la loro attività. Questo perché si ritiene importante il consenso per poter iniziare e continuare la ricerca. Un vivere con la comunità e non un vivere come esse. Inoltre, sono state stilate tre norme per regolamentare la ricerca nelle comunità:
  2. La prima norma riprendeva, sottolineando la modernità di tale assunto, il primo imperativo dei precetti di Ippocrate: primo non nuocere, non nuocere all’individuo o al gruppo che si intende studiare.
  3. La seconda regola è il consenso dell’individuo o del gruppo che si va a studiare.
  4. La terza norma è che i risultati vengano restituiti alla comunità soggetto di studio, per una condivisione delle informazioni e che, i risultati, possano essere diffusi perché siano occasione di confronto e dibattito. LEZIONE 34
    1. Commentare le tre fasi del termine diaspora A partire dalla definizione del termine diaspora, ossia una popolazione che condivide il proprio patrimonio culturale e i propri tratti culturali in modo comune con gli altri suoi membri in diverse parti del mondo, si possono riscontrare tre fasi distinte del termine:

• La prima fase vede l'uso classico del termine, usato principalmente per

indicare la diaspora ebraica. successivamente è stato esteso diventando più

comune come descrizione della dispersione di africani, armeni e irlandesi.

• Nella seconda fase, negli anni '80 e in poi, William Safran, in particolare

sosteneva che la diaspora si poteva spiegare come “a metaphoric

designation” "una Struttura Metaforica - che designa un qualcosa di

metaforico, che si rivolge a diversi simboli, riti e visioni del mondo” per

descrivere diverse categorie di persone: espatriati, immigrati, minoranze

etniche

• La terza fase, dalla metà degli anni '90, si basa sul concetto che, nel mondo

post-moderno, le identità sono diventate deterritorializzate. Di conseguenza

il concetto di diaspora ha dovuto essere riordinato radicalmente in risposta a

questa complessità.

LEZIONE 35

1. La diaspora di William Safran

Secondo Safran, il concetto di diaspora può essere applicato quando i membri

di una comunità di minoranze espatriate condividono alcune

caratteristiche:

• Loro o i loro antenati sono sati dispersi dal luogo d’origine verso uno

straniero;

• Mantengono una memoria collettiva sulla loro patria

• Credono di non essere accettati dalla nuova società

• La loro casa ancestrale è idealizzata

• Credono che tutti i membri della diaspora dovrebbero impegnarsi al

mantenimento della patria

• Continuano a relazionarsi con la patria

2. La diaspora di Cohen

Cohen ha delineato 5 tipi di diaspora moderna:

1. vittime di diaspora, come ebrei, africani e armeni;

2. Diaspora lavorativa: indiano con contratto di lavoro

3. Diaspora dovuta all’imperialismo: russi, potenze coloniali

4. Diaspora per commercio: libanese, cinese

5. Deterritorializzati: popoli caraibici, rom, musulmani e altre diaspore

religiose.

LEZIONE 36

1. Diaspora: analizzare il termine e descrivere le diverse teorie

Per diaspora intendiamo una popolazione che condivide il proprio patrimonio

culturale e i propri tratti culturali in modo comune con gli altri suoi membri in

diverse parti del mondo. Il termine diaspora subisce, nel corso del tempo,

diverse interpretazioni: uso classico del termine, diaspora intesa come

struttura metaforica e diaspora intesa come deterritorializzazione (vedere

lezione34)

Le teorie messe appunto circa il concetto di diaspora sono essenzialmente

tre:

• Safran: il concetto di diaspora può essere applicato quando i membri di una

comunità di minoranze espatriate condividono alcune caratteristiche

(vedere lezione 35)

• Cohen: (vedere lezione 35)

• Vertovec (vedi domanda 2)

2. La diaspora secondo Vertovec

Vertovec teoriza il significato di diaspora all’interno di diverse discipline

accademiche. Egli riconosceva tre diversi significati di diaspora, tutti utili

per concettualizzare, interpretare, decostruire i processi e gli sviluppi che

incidono in Asia.

• Diaspora come forma sociale: deriva dall’esperienze della diaspora ebraica

e invocava il loro traumatico esilio, solitamente associata ad uno

spostamento forzato, alla vittimizzazione e alla perdita. Insieme a questo

archetipo si sviluppa anche il sogno del ritorno.

• Diaspora come tipo di coscienza: è un particolare tipo di consapevolezza

che si genera tra comunità transnazionali contemporanee. Essa è costituita

da esperienze negative di discriminazione ed esclusione, ma anche da

esperienze positive come l’identificazione con un patrimonio storico.

• Diaspora come modalità di produzione culturale: collegata al concetto di

globalizzazione. In questo caso la globalizzazione viene concepita come

flusso mondiale di oggetti, immagini e significati culturali.

LEZIONE 40

1. La terapia sociale

Fanon sottolinea come la psicoterapia di gruppo si riveli difficile per i

musulmani, oppure quanto i successi rapidi si trasformino in insuccessi nella

terapia psichiatrica con i pazienti musulmani. Questi

insuccessi sono dati anche e soprattutto da personale infermieristico o medico

non formato alle questioni etniche, non formato linguisticamente, e

soprattutto non comprensivo delle questioni di relazione tra paziente e

medico. Fanon sostiene che è necessario un atteggiamento rivoluzionario

perché bisogna superare i pregiudizi occidentali e comprendere in profondità

la Cultura del Paziente. A questo punto, l’idea di un day-hospital diviene una

questione fondamentale nella cura dei pazienti psichiatrici musulmani.

È ovvio che alcune malattie o alcune dissociazioni siano frutto dello shock

culturale dello scontro con la cultura bianca e occidentale e a questo punto

bisogna sviluppare un tipo di terapia che rimetta insieme la tradizione e la

modernità. Inoltre, Fanon sottolinea come il fallimento della terapia molte

volte è riconducibile al fatto che i malati musulmani sono spesso analfabeti.

LEZIONE 41

1. I movimenti di alfabetizzazione in Brasile con Freire

Uno dei momenti di alfabetizzazione è dato dalla pedagogia degli oppressi,

che ha un fondamentale rapporto con il cristianesimo quindi con l’amore

universale e le questioni che accomunano gli individui; la non neutralità è una

scelta di vivere e agire il mondo in modo politico e con la concordanza con i

principi fondamentali del socialismo che si è sviluppato in Sudamerica in una

forma di dogmatismo innovativo. Ancora, l’appartenenza di fatto a un tipo di

pensiero critico, chiamato quello delle pedagogie critiche e propongono forme

di educazione sperimentale diverse dall’orientamento dogmatico della

pedagogia brasiliana degli anni 40-60.

LEZIONE 42

1. La teologia della liberazione

la teologia della liberazione prende in considerazione la salvezza

dell’essere umano dal punto di vista cristiano e della sua dignità attraverso

la rivendicazione della democrazia. La democrazia è fondamentale per la

trasformazione di un sistema sociale ed economico e per l’eliminazione

della povertà, dell’ingiustizia.

La teologia della liberazione pensa alla salvezza dell’uomo ma soprattutto

a considerare la povertà non come un peccato sociale. La Teologia della

liberazione è quindi anche per Paulo Freire una rivoluzione sociale che

deve essere improntata principalmente all’amore per il prossimo e quindi

alla carità, alla solidarietà, alla creazione di reti e di relazioni per la

trasformazione dell’individuo e per indirizzarlo verso una vita dignitosa,

all’accettazione della dottrina evangelica.

LEZIONE 43

1. La cultura pedagogica brasiliana

L’idea di educazione e di come la pedagogia si sia sviluppata in Brasile nel

tempo dall’epoca coloniale è una questione che va sviluppata attraverso il

concetto di colonialismo. Nell’epoca coloniale l’educazione era in mano

dei gesuiti, i quali fondano le scuole elementari e secondarie. Ovviamente,

esistevano già all’epoca cittadini di seria a e cittadini di serie b. sappiamo

infatti che gli Indios erano considerati come dei bambini, i quali potevano

essere evangelizzati dai gesuiti. Tuttavia, l’analfabetismo era molto

diffuso: ad essere escluse erano soprattutto le donne e i mulatti. Nel 1759,

il Marchese di Pombal provvederà all’espulsione dei gesuiti e il portoghese

diviene la lingua ufficiale dell’insegnamento.

LEZIONE 44

1. La pedagogia degli oppressi

La pedagogia degli oppressi è un’opera complessa e eterogenea. Quello che

l’autore vuole sviluppare nel suo metodo è la coscientizzazione dell’individuo

che ha come scopo finale la presa di coscienza per coinvolgere il soggetto di

un’azione che lo trasformerà. Quello che si vuole sviluppare nel soggetto è

una forma di curiosità che significa fare domande e soprattutto continuare a

rimanere curioso per tutta la durata della sua vita. Freire considera la curiosità

come un momento altamente pedagogico. L’educazione è così concepita

come una forma di umanizzazione e soprattutto una forma dialogica, ovvero

improntata sul dialogo. Punti fondamentali dell’educazione dialogica sono

appunto la curiosità, il confronto fra quello che è il mondo reale e il mondo

delle letture delle idee delle persone, lo sviluppo di un criterio di verità

improntato alla solidarietà, la quale permette l’inclusione dell’altro.