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Tipologia: Panieri
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Definisca l’oggetto di studio della Pedagogia Speciale Per Pedagogia Speciale si intende una branchia della Pedagogia che ha come oggetto l’educabilità di tutti quei soggetti, non solo disabili, ma con bisogni educativi specifici. La diversità o disabilità che viene trattata e studiata nella Pedagogia Speciale, è da intendersi su un piano genetico – funzionale, che, data la presenza di una condizione handicappante, porta la costruzione sia dei processi mentali, di quelli comportamentali e di quelli psicologici a discostarsi dalla situazione di normalità, intese in un soggetto normo dotato. Definisca i legami e le connessioni tra Pedagogia e Psicologia Sia il termine Pedagogia che il termine Psicologia sono molto antichi, anche se quest’ultimo risulta più recente. Ciò che ha, da sempre, però, legato indissolubilmente queste due discipline è stato l’oggetto di studio, ossia il bambino. La psicologia è intesa come una scienza che indaga e studia il bambino. Proprio per questo motivo, il termine pedagogia risulterebbe incompleto se non venisse collegato a quello di psicologia, in quanto non è possibile educare un bambino, utilizzando un buon metodo, se non si conoscono le strutture mentali e affettive di quest’ultimo. Perché parliamo di libertà scelta nel definire le caratteristiche del principale obbiettivo di lavoro in ambito della pedagogia Speciale? Si parla di libertà di scelta poiché una persona non può scegliere di trovarsi in una condizione di disabilità ma può scegliere come vivere, logicamente aiutata e supportata. In questo processo, risultano di fondamentale importanza le istituzioni sociali, che devono permettere al soggetto con disabilità di raggiungere il più alto possibile livello di capacità e di performance, in modo da renderlo libero di esercitare i propri diritti, in una società sempre più inclusiva. Definisca l’apprendimento e i suoi processi L’apprendimento viene considerato come uno dei fattori psicologici fondamentali per l’evoluzione. Non viene considerato come un fattore puramente individuale, ma come un processo in cui vengono coinvolti più soggetti (uno con funzione educativa o formativa ed un altro con funzione di educando). Il soggetto con funzione educativa favorisce la costruzione di strutture cognitive e favorisce la possibilità di mettere insieme la conoscenza ricavata dall’esperienza in contesti sempre più formali e complicati (procedendo di pari passo con la crescita del soggetto e con il suo sviluppo). Nel processo di apprendimento vengono prese in considerazioni 3 tipi di variabili: Variabile S (ossia lo stimolo esterno derivante per lo più dall’ambiente circostante), Variabile O (ossia i fattori interni soggettivi propri di ogni individuo) e la Variabile R (ossia le risposte agli stimoli). La considerazione prevalente o l’associazione di queste variabili tra loro, da origine alle diverse teorie dell’apprendimento (teoria comportamentista e cognitivista) Quali sono i principali contributi della teoria comportamentista? Il comportamentismo intende l’apprendimento come associazione tra stimolo e risposta, il soggetto a differenza di come inteso nella teoria cognitivista, viene considerato solamente nei suoi comportamenti osservabili e misurabili. Tra i principali teorici di questa teoria ritroviamo: Pavlov, il quale effettuò uno studio sulla salivazione del cane quando gli veniva presentata la ciotola con il cibo (associazione stimolo, cibo e risposta, salivazione), associato successivamente ad un suono della campanella che anticipava la presentazione del pasto. Teorizza quindi oltre ai comportamenti stereotipati ed innati quelli appresi (suono campanella), Skinner il quale viene considerato il padre del neo comportamentismo. Lui aggiunge alla teoria di Pavlov alcune variabili interferenti che agiscono nel processo. Locke che teorizza che non esistono idee innate, quindi si schiera contro le idee di Pavlov. Per lui è tutto riconducibile all’esperienza, viene infatti considerato un’empirista. Secondo lui, infatti tutto ciò che è presente nell’intelletto, deve essere prima, necessariamente passato per i sensi. Infine tra i comportamentisti ritroviamo Thorndike, il quale, sempre
attraverso esperimenti svolti su animali (gatto in gabbia), afferma che l’apprendimento avviene per tentativi ed errori. Attraverso questo processo infatti l’apprendimento di sviluppa gradualmente Quali sono i principali contributi della teoria cognitivista? La teoria cognitivista, a differenza di quella comportamentista, intende il soggetto come attivo nel processo di apprendimento, viene infatti prestata maggiore attenzione ai processi interni di rappresentazione e di elaborazione, propri del soggetto. Jean Piaget viene considerato il padre della teoria cognitivista. Lui considera l’acquisizione di conoscenze non come un’azione cumulativa ma come un’organizzazione continua delle conoscenze anteriori. Secondo lui l’apprendimento procede per assimilazione e per accomodamento e l’intelligenza procede attraverso 4 fasi ben distinte per età. Bruner, invece ritiene che la crescita del pensiero consiste nell’acquisizione del patrimonio cognitivo della cultura di appartenenza, con i suoi valori e saperi. Le discipline non sono infatti considerate puramente come insieme di contenuti ma come differenti modi di indagare la realtà, queste infatti permettono di organizzare e contestualizzare l’esperienza. Infine Vygotskij ha dimostrato come l’uomo abbia trasformato tutte le realtà naturali in realtà culturali, attraverso l’inserimento di mediatori culturali (come il linguaggio). Definisca il ruolo che ha la motivazione in un processo di apprendimento Carl Rogers fu il primo ad integrare il concetto di motivazione a quello di apprendimento. La motivazione nel processo di apprendimento risulta ad oggi di fondamentale importanza, in quanto, è stato riscontrato, che, questo si attiva quando un individuo sperimenta la proposta didattica come estremamente significativa per i suoi fini e produce un cambiamento sulla sua esperienza. E’ stato riscontrato, infatti che nell’apprendimento, giocano un ruolo molto importante: la motivazione e la partecipazione di chi viene educato, il clima che deve risultare favorevole per il raggiungimento dell’obbiettivo, l’interesse che si riesce a stimolare nell’educando, le modalità di insegnamento e di interazione oltre che il metodo e le competenze messe in atto Perché oggi è possibile parlare di intelligenze e non solo di intelligenza? Oggi è possibile parlare di intelligenze multiple grazie all’intervento di Gadner, che ha utilizzato la teoria pluralistica dell’intelligenza per sostenere interventi diretti a bambini disabili o svantaggiati. Lui ha infatti distinto diverse forme di intelligenza (7) e ne ha aggiunte 2 successivamente. Questa teoria si è rivelata molto utile per offire informazioni utili per lo sviluppo delle potenzialità di ogni individuo non solo in un campo definito ma in più campi Quali ricadute ha la teorie delle intelligenze multiple sulle pratiche educative e didattiche Dal punto di vista educativo, questa teoria ha permesso di identificare come inadeguato il pensiero di ricondurre le abilità generali di un alunno ad una sola disciplina, permettendo in questo modo di valutare eventuali abilità in un altro campo. Definisca lo sviluppo tipico ed atipico in adolescenza Innanzitutto lo sviluppo è un processo che dura tutta la vita., durante il quale le esperienze fatte nel passato dall’individuo sono in continua relazione con quelle del presente. Nel soggetto in età evolutiva è possibile riscontrato uno sviluppo tipico, nel quale non sono presenti alterazioni dello sviluppo e questo procede in maniera lineare e continua, seguendo una linea comune, mentre lo sviluppo atipico è quel tipo di sviluppo legato alla presenza di una compromissione
della progettazione sono 5 e partono dalla presa in carico dell’utente, grazie alla segnalazione di un ente (una comunità, supporto nel tempo libero ecc), l’osservazione dei diversi ambiti (relazionale, affettivo, cognitivo e motorio), una prima progettazione, il monitoraggio e la valutazione finale. Definisca il concetto di salute Il concetto di salute non è un concetto semplicemente legato alla nozione alla nozione di assenza di malattia, in particolare dal 1947, anno in cui nacque l’OMS. L’oms ritenne di lasciare indietro l’idea che la salute fosse semplicemente correlata a discorso di assenza di malattia, ritenne piuttosto che fosse uno stato di funzionamento umano che però coinvolge l’intera persona in tutti gli aspetti della vita. Nel 1986, questa tesi fu avvalorata anche dalla Carta di Ottawa per la Promozione della salute, la quale affermò che per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, una persona o un gruppo deve poter identificare e realizzare aspirazioni, bisogni e far fronte all’ambiente. Viene quindi intesa come risorsa per la vita di tutti e non più strettamente connessa al concetto di malattia Definisca il concetto di disabilità Si è pensato, da sempre, che il concetto di disabilità avesse a che fare con diversi ambiti e cose differenti. Ognuno, in almeno un’occasione può aver avuti difficoltà di funzionamento in alcune aree e a causa di queste essere limitato nello svolgere attività normali. Il termine disabilità, analizzando il prefisso “dis” dal latino, implica qualcosa di negativo sia in quantità che in qualità, mentre dal greco “dys” è un qualcosa, espresso in termini medici, che implica una neutralità, una deviazione da ciò che viene inteso normale. Definisca come la convenzione ONU ha recepito il concetto di disabilità Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri. La dichiarazione Universale dei diritti umani (1948) è stata la prima dichiarazione moderna dei diritti umani, dove viene riconosciuto che TUTTI possiedono pari dignità e diritti di base. Ha infatti una lunga storia di riconoscimento dei diritti umani delle persone con disabilità entro convenzioni e dichiarazioni. Nel 1970 è stato firmato un accordo per proteggere gli interessi delle persone con disabilità mentali e fisiche. Nel 1971 è stata effettuata una dichiarazione sui diritti delle persone con ritardo mentale, circa 4 anni dopo in una dichiarazione si parla più generalmente dei diritti delle persone disabili. Nel 1982 L’ONU si è mosso per un approccio dei diritti umani che tenda alla equalizzazione delle opportunità, contro la discriminazione sociale e che permetta l’accesso a tutte le aree della vita umana. Nel 1993 vengono stilate le regole standard per le pari opportunità e nel 2006 l’assemblea dell’Onu approva la convenzione sui diritti delle persone con disabilità, che non contiene una definizione del temine disabilità ma di persona con disabilità Definisca le modalità secondo le quali gli Stati Membri della comunità Europea dal 1996 devono rispondere nei termini delle politiche per la disabilità. Gli stati membri ritengono sia necessario ed essenziale per la Comunità Europea, nelle strategie sulla disabilità, la condivisione delle pari opportunità, l’eliminazione della discriminazione ed il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità. La richiesta è di prendere in considerazione differenti punti: il sostegno, permettere alle persone con disabilità di partecipare alla società mediante l’eliminazione delle barriere, abituare l’opinione pubblica ad essere ricettiva riguardo le abilità delle persone con disabilità e promuovere il coinvolgimento dei rappresentanti delle persone con disabilità nell’implementazione delle politiche e delle azioni
Definisca il modello medico di disabilità Il modello medico di disabilità vede quest’ultima come insieme di anomalie fisiologiche e psicologiche, causate da malattie, lesioni o disturbi, che necessitano di trattamento medico. Le limitazioni nelle attività che un individuo può effettuare o le menomazioni nella partecipazione nelle maggiori aree di vita, sono causate dalle menomazioni che ha la persona. L’unico intervento appropriato considerato possibile è quello medico, in quanto l’unico in grado di diagnosticare ed effettuare interventi appropriati ed effettivi di cui una persona con disabilità può beneficiare Definisca il modello sociale di disabilità Secondo questo modello invece, il concetto della disabilità deriva dagli svantaggi creati dall’ambiente fisico e sociale che restringe le vite delle persone con problemi di funzionamento. A partire dalla seconda guerra mondiale è stato sostenuto che alla base della disabilità non ci fosse un’anormalità ma il modo in cui la società tratta le persone con l’anormalità. Questo modello è stato l’espediente che ha portato ad importanti cambiamenti legislativi. E’ quindi l’ambiente sociale e fisico a causare disabilità e non le menomazioni. Gli interventi sociali sono gli unici tipi di intervento possibili, poiché in grado di abbattere barriere o creare facilitatori come miglioramento nell’accessibilità fisica Definisca le possibili problematiche emergenti da una presa in carico esclusivamente di tipo medico soluzioni unicamente di questi tipo non sempre sono sufficienti. Vi sono problemi che queste persone potrebbero esperire nelle loro vite che sono causate non dalle loro menomazioni ma dalle caratteristiche dell’ambiente. Un esempio potrebbe essere quello in cui mi sono ritrovata in prima persona come educatrice di un ragazzo in carrozzina. L’accesso ad un parco divertimenti è garantito e costoso anche per i ragazzi disabili a cui però è vietato l’utilizzo di gran parte delle attrazioni, poiché non rese accessibili. Il problema, fondamentale, alla base dell’approccio medico è che ignora totalmente le problematiche provenienti dall’ambiente e dalle barrire che questo spesso impone. Definisca le possibili problematiche emergenti da una presa in carico esclusivamente di tipo sociale Il problema alla base della prospettiva sociale, invece è che richiede di effettuare cambiamenti nel mondo molto grandi e solitamente molto costosi. Questi interventi richiedono l’uso di risorse limitate, tra cui costi elevati e necessità di numerose persone. Definisca nelle sue linee essenziali la classificazione ICF-2001 L’ICF è una classificazione della salute e degli stati a questa collegati. E’ uno strumento per effettuare un disegno dello stato di salute generale di una persona, così come delle caratteristiche associate alla sua esperienza di vita. Fornisce una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute come interazione tra individuo e contesto Costituisce un linguaggio comune per la descrizione della salute e delle condizioni a questa collegate Permette il confronto fra dati raccolti in altri paesi Fornisce una modalità sistematica per codificare le informazioni nei sistemi informativi sanitari Perché la classificazione ICF può essere considerata un’evoluzione rispetto all’ICIDH-80? Viene considerata un’evoluzione poiché venne intrapreso un processo di revisione dell’ICIDH-80 guidata dai differenti principi concettuali che diede vita all’ICF (classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute):
compito, e la partecipazione dell’individuo in situazioni di vita. La componente finale del modello di funzionamento è costituita dai fattori contestuali, composti da fattori ambientali e personali. Definisca le caratteristiche e i tipi di rinforzo Viene chiamato rinforzo qualsiasi evento che abbia la capacità di modificare la frequenza con cui compare un determinato comportamento. Se viene erogato dopo un comportamento atteso o adeguato aumenta la probabilità che quel comportamento si riproduca in futuro. Il rinforzo può essere: Positivo o negativo Primario o secondario se legato a bisogni innati o a cose apprese in seguito Intrinseco o estrinseco se il rinforzo è strettamente connesso con il comportamento rinforzato o meno Tangibile legato ad un oggetto Dinamico legato al fare un’azione gradita Sociale trae il suo potere rinforzante da un aspetto gratificante nella relazione con un altro Simbolico legato ad un simbolo Informativo consiste in un’informazione relativa al risultato Definisca lo shaping Lo shaping è una tecnica di rinforzo. Questa tecnica viene utilizzata quando lo psicoterapeuta o lo psicologo o un educatore intende far acquisire ad una persona, sia essa adulto o bambino, un determinato nuovo comportamento che il soggetto non riesce in tempi brevi a mettere in atto attraverso altre modalità, quali ad esempio l’imitazione. Tale tecnica consiste nel rinforzare ripetutamente quei comportamenti che, seppur lontani dal comportamento meta prefissato, si avvicinano progressivamente all’obiettivo. Il rinforzo va fornito, quindi, inizialmente ai comportamenti positivi che sono relativamente facili per il soggetto seppur ancora distanti, per poi rinforzare quelli che si avvicinano sempre di più al comportamento meta. Definisca il prompting ed elenchi di quali generi può essere E’ una tecnica di controllo dello stimolo attraverso il quale si favorisce l’emissione di comportamenti adeguati. Esistono 3 tipi di prompting: Il fading è una procedura che mira a discriminare lo stimolo attraverso modificazioni graduali di quest’ultimo Il modeling E’ una procedura che procede per imitazione di un secondo soggetto chiamato modello Il chaining E’ una procedura mediante la quale comportamenti complessi vengono suddivisi in segmenti, ognuno dei quali sottoposto ad un distinto processo di apprendimento. Definisca i comportamenti problema I comportamenti problema, come tutti i tipi di comportamento, rappresentano il modo in cui l’essere umano risponde agli stimoli presenti nel suo ambiente materiale o relazionale/sociale. Si parla di comportamenti problema qualora la risposta dell’individuo si costituisce di azioni che mettono in pericolo sè stesso e gli altri, ostacolano l’apprendimento e/o la vita sociale dell’individuo e della famiglia. Perché risulta fondamentale effettuare una valutazione funzionale del comportamento problema? E’ fondamentale poiché e’ utile per valutare le situazioni nelle quali il comportamento problema si manifesta. Gli obiettivi sono: Osservare e descrivere il comportamento;
Comprendere la struttura e la funzione di un dato comportamento; Definire gli stimoli ambientali che tendono a far produrre quel comportamento; Definire quali stimoli ambientali tendono a rinforzare e mantenere il comportamento. L’analisi funzionale ha come fine ultimo quello di insegnare alla persona delle alternative funzionali per il raggiungimento dello stesso scopo. Perché risulta fondamentale insegnare comportamenti alternativi ai comportamenti problema? Risulta di fondamentale importanza per limitare la comparsa di comportamenti problema che possano creare situazioni di pericolo o disagio sia per il contesto che per le persone incluse nel contesto. Si tratta di utilizzare strategie che permettano di insegnare all’individuo come poter arrivare ugualmente al suo scopo più facilmente rispetto al ricorso al comportamento problema. Definisca le aree di valutazione funzionale La valutazione funzionale è individualizzata e specifica. Non possiede definizioni e classificazioni generali, considerando quindi l’individuo per come funziona in un certo ambiente o contesto. Considera differenti aree: Linguaggio e comunicazione, aspetti cognitivi e neuropsicologici, abilità funzionali, comportamento adattivo, valutazione dell’interazione Definisca come può essere intesa una valutazione psicoeducativa La valutazione psicoeducativa può essere intesa come sintesi di ciò che il soggetto è in grado di fare ed apprendere nella quotidianità. E’ un intervento teso al miglioramento delle condizioni di vita e di apprendimento. Questo modello di valutazione tiene conto di come funziona l’individuo in un determinato contesto del quale è parte integrante anche l’osservatore. E’ un momento che va condiviso dall’inizio con chi è coinvolto nel progetto e si traduce in un progetto in cui vengono identificati obiettivi, metodologie e destinatari dell’intervento. La valutazione psicoeducativa permette di verificare, di seguito gli esiti del lavoro svolto e di riprogrammare nuovi obbiettivi di intervento. Permette inoltre la comunicazione fra i diversi attori dell’intervento Definisca il comportamento adattivo Il comportamento adattivo è l’insieme delle attività che deve compiere quotidianamente un soggetto per essere sufficientemente autonomo e per svolgere in modo adeguato i compiti conseguenti al proprio ruolo sociale così da soddisfare le attese dell’ambiente per un individuo di pari età e contesto culturale Definisca la comunicazione mediata visivamente è un insieme di strumenti e idee che puntano ad ampliare la capacità ricettiva, a sostenere lo sforzo di comprendere ed interpretare l’informazione. Non è destinata solo alle persone con assenza di linguaggio verbale. Gli ausili visivi sono infatti pensati per migliorare la comprensione, indipendentemente dal livello di partenza. Definisca almeno un approccio operativo a scelta tra uno strumento connesso alla comunicazione mediata visivamente. le mini-schede vengono utilizzate per dare informazioni su ciò che avviene in un arco di tempo più breve oppure all’interno di un’attività specifica. Mentre le schede contengono delle informazioni che possono andare bene anche per tutta la classe, le mini-schede sono pensate per le caratteristiche del singolo studente che ne ha eventualmente bisogno. Sono come delle “finestre” che si aprono per dare l’informazione che non è stata ancora automatizzata. Lo scopo è quello di velocizzare l’esecuzione o ricordare i passaggi. Si levano quando l’informazione è acquisita. Le schede della giornata invece devono continuare ad essere mantenute, eventualmente sotto forme più evolute.
previsione, e di conseguenza la sua capacità di adattamento ai cambiamenti, le “sequenze di attività” devono essere comunicate in modo chiaro e accessibile, adatto al livello di sviluppo. Perché in un contesto ben strutturato è fondamentale includere l’educatore? E’ fondamentale in quanto, attraverso la sua figura diventa possibile, mettendo in atto strategie, lavorare su quelle che sono le difficoltà principali del soggetto, tra le quali la comunicazione, interazione e repertorio di interessi. Definisca come impostare al meglio un lavoro con la famiglia di una persona con disabilità. Per impostare un buon lavoro è necessario affiancare il genitore del bambino con disabilità fin da subito. Occorre, per questo motivo creare un alleanza in modo da collaborare e unire le conoscenze e gli obiettivi sul ragazzo. E’ importante che venga intrapreso un primo intervento che consiste nella comunicazione della diagnosi. Occorre, in questo primo intervento evidenziare le misure a sostegno dei genitori, in modo che quest’ultimi non si sentano soli. Il ruolo tra professionista e genitore è necessario che si articoli nei seguenti punti: • Il professionista insegna al genitori in quanto esperto nella patologia, nelle tecniche e nelle procedure • Il genitore insegna al professionista in quanto esperto del proprio bambino • Il professionista e il genitore si sostengono emotivamente in modo reciproco • Il professionista e i genitori sono alleati per l’ottenimento di diritti/tutele a favore dei bambini Perché diventa fondamentale coinvolgere subito, in fase di valutazione, la famiglia? Diventa fondamentale coinvolgere fin da subito la famiglia, poiché è necessario che la valutazione avviene a partire da dati condividi, poiché in questo modo la valutazione non viene visto come qualcosa di astratto e soprattutto perché così non venga vista e percepita come un giudizio a cui contrapporsi. Se effettuata in maniera corretta e con modalità chiare e rispettose dell’equilibrio familiare, sarà poi di fondamentale importanza accompagnare la famiglia nel percorso dalla valutazione al progetto di intervento Definisca le principali misure di Qualità di vita correlata alla salute. La medicina nel tentativo di misurare quantitativamente gli aspetti qualitativi della vita ha coniato il termine di qualità della vita legata alla salute, accontentandosi di prendere in considerazione solo quegli aspetti della vita che sono legati alla salute e quindi pertinenti alla sua missione e modificabili dai suoi interventi. Tra gli strumenti utilizzabili per procedere con le misurazioni ritroviamo questionari specifici per malattia oppure generici. Quelli specifici focalizzano la valutazione della qualità di vita correlata al concetto di salute su specifiche aree ma hanno il difetto di non consentire il confronto tra condizioni diverse. Definisca il concetto di qualità di vita legata alla salute. Definire la qualità di vita è difficile perché è un concetto astratto, complesso e fortemente individuale. Per queste ragioni si conviene sul fatto che, in ambito clinico, l’analisi della qualità di vita è spesso limitata alla qualità di vita correlata alla salute. La qualità della vita legata alla salute (HRQoL, Health-RelatedQuality of Life) è un parametro utilizzato per misurare il modo in cui la salute influisce su come ci si sente a livello fisico, psichico ed emotivo. Definisca gli ambiti di applicazione della Qualità di vita correlata alla salute. Monitorare lo stato di salute della popolazione secondo indicatori legati al concetto di salute permette ai professionisti in ambito sanitario di migliorare lo stato di salute della popolazione, andando ad analizzare trend, identificando discrepanze e pianificando attività di promozione ed intervento
Definisca le principali problematiche nell’ambito della ricerca in tema di HR-QoL. Le principali problematiche su questa questione si riferiscono al fatto che una linea di ricerca che rifletta il punto di vista di bambini ed adolescenti in merito al loro stato di benessere è ad oggi assente se non per qualche piccolo studio. Le principali misure relative alla qualità di vita dei bambini e degli adolescenti correlata al concetto di salute sono state sviluppate per malattie croniche o gravi patologie pediatriche. Questo può essere spiegato dal fatto che esiste un dubbio sul fatto che i bambini possano esprimere correttamente opinioni, atteggiamenti e sentimenti sulla propria qualità di vita. Ma alcuni studi hanno riportato che la comprensione del concetto di qualità di vita dipende dall’età, dalla maturità e dallo sviluppo cognitivo Quali sono i principali studi in tema Le ricerche e le discussioni teoriche degli ultimi anni in merito al concetto di HR-QoL nei bambini e negli adolescenti si stanno spostando dall’applicazione di misure utilizzate nella popolazione adulta verso la possibilità di strutturare e testare nuovi strumenti sviluppati per i bambini di diverse età e diversi livelli di sviluppo. Emergono inoltre solide argomentazioni che sostengono la possibilità di self reporting dove possibile specialmente per quanto riguarda aspetti sociali ed emozionali. La definizione generale di HR-QoL utilizzata per gli adulti potrebbe essere applicata ai bambini, che però vanno considerati non come piccoli adulti ma riconosciuti nei loro specifici bisogni. Quali possono essere le principali prospettive future Tra le prospettive future c’è sicuramente quello di comparare modelli di QoL di soggetti con e senza malattie. Misure generiche di HR-QoL possono evidenziare aspetti del benessere dei pazienti trascurati in fase di anamnesi e offrire elementi aggiuntivi nella scelta dei percorsi terapeutici. Le misure generiche studiate su ampi gruppi di popolazione possono inoltre facilitare il monitoraggio della popolazione e valutare gli effetti delle politiche specialmente in termini di salute Come può essere definito un indicatore Un indicatore, è un elemento che occorre alla misurazione della qualità di vita. Per essere considerato tale, può essere applicabile a livello individuale, di popolazione o ambientale, ma deve essere soggetto a misurazione (diretta o indiretta) e può essere usato per descrivere uno o più aspetti della salute di un individuo o di una popolazione. I criteri che caratterizzano un indicatore sono: la validità, la sensibilità e la comparabilità Quali sono le sei aree principali secondo le quali è possibile identificare gli indicatori Qualità della vita e salute mentale; Benessere psicologico; Disagio psicologico; Salute auto-percepita; Indicatori di soddisfazione della vita; Indice soggettivo sui problemi di salute. Definisca un’area a scelta tra i principali indicatori Una tra le 6 aree è l’indicatore di soddisfazione della vita, si tratta di un importante aspetto cognitivo legato al benessere e alla valutazione globale della propria vita. Tra gli adulti questo costrutto è associato alla depressione, ansia, suicidi, inabilità lavorativa, incidenti mortali e tutte le cause di mortalità. Ulteriori studi legati alla soddisfazione percepita rispetto alla propria vita hanno evidenziato come, durante l’adolescenza, la soddisfazione nella vita sia fortemente influenzata dalle proprie esperienze e dalle relazioni, in particolare nel contesto della famiglia. All’infuori della famiglia, la scuola è forse il luogo più importante dove i giovani vivono. Diversi studi hanno identificato un forte collegamento tra le risorse psicosociali ritrovate a scuola e la soddisfazione che, della stessa scuola, si manifesta.
Come può essere definita la connessione tra la diagnosi funzionale ed il profilo dinamico funzionale? Nella compilazione del Profilo Dinamico di Funzionamento vengono presi in esame sia i risultati della diagnosi che i possibili obiettivi a breve, medio o lungo termine nei differenti contesti di vita, insieme alle attività, i mezzi e materiali da utilizzare in modo da evidenziare sia le difficoltà dell’alunno che le potenzialità di sviluppo Definisca le caratteristiche del Progetto Educativo Individualizzato (PEI). E’ il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l'alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all'educazione e all'istruzione. Questo fornisce le indicazioni di natura procedurale per educazione ed istruzione e un referente per un costante controllo degli interventi. Ha la caratteristica di temporaneità in quanto è soggetto a continue revisioni e una funzione descrittiva perché contiene un rapporto dettagliato degli interventi Qual è il principale obiettivo che ci si pone curando l’ambiente dove si imposta un progetto educativo? Il principale obbiettivo che ci si pone curando l’ambiente è che il contesto deve essere adattato in modo ragionevole ai bisogni specifici del bambino con disabilità: esso deve costituire una risorsa potenziale al raggiungimento di livelli di realizzazione e autonomia, difficilmente raggiungibili in condizioni contestuali meno favorevoli, garantendo così il godimento e l’esercizio di diritti umani fondamentali. Perché risulta fondamentale la cura dell’ambiente al fine di un buon progetto di inclusione scolastica? Risulta fondamentale in quanto le variabili che incidono sull’individuo sono molte e considerare solamente materiali, sussidi, risorse e metodologie non basta. Occorre considerare un ambiente che non si riferisca solo al contesto naturale o fisico ma che comprenda una varietà di elementi compresi quelli relazionali e culturali poiché tutti questi aspetti influiscono e condizionano il bambino. Definisca come strutturare al meglio un rapporto di alleanza tra Famiglie e Servizi. Il rapporto con la famiglia diventa di fondamentale importanza nel discorso di costruzione di un intervento psicoeducativo. La famiglia rappresenta infatti il principale ambiente educativo per il bambino ed è da considerarsi per questo motivo una risorsa. E’ un processo che deve costruirsi già dalla comunicazione della diagnosi che deve avvenire in maniera corretta con tutte le informazioni possibili sulla patologia evidenziando ai genitori tutte le possibili misure in loro sostegno. Successivamente è necessario che l’alleanza tra professionisti e famiglie parta dalle risorse di un bambino non dalle sue difficoltà. Il rapporto è di tipo collaborativo in quanto i professionisti insegnano ai genitori in quanto esperti le procedure e le tecniche da seguire con quella patologia, il genitore insegna al professionista in quanto esperto del figlio, si aiutano emotivamente e sono alleati per quanto riguarda ottenimento di diritti e tutele. Definisca di cosa si deve tener conto per la scelta degli obiettivi di intervento concordati con la famiglia della persona con disabilità. Occorre tener conto: Livello di funzionamento del bambino Età cronologica Esigenze di vita Della motivazione del bambino E di quali apprendimenti generano nuovi apprendimenti
Definisca il parent training Il parent training è una tecnica di intervento che ha lo scopo di insegnare ai genitori quelle abilità necessarie per contrastare situazioni familiari problematiche. fa riferimento al potenziamento delle abilità genitoriali nel rapporto con i figli. In pratica, il parent training prevede la formazione di competenze educative nei genitori, quelle competenze specifiche che permettono di ridurre i comportamenti problema del bambino in casa. Ciò porta a un miglioramento nell’acquisizione di competenze da parte dei genitori e una riduzione dei livelli di stress in famiglia. Ciò che può variare in questi programmi sono i contenuti dato che devono essere indirizzati a problemi diversi e a differenti tipologie di bambini, quindi non ne esiste un “modello standard”. Molto spesso, in un programma di parent training possono coesistere più contenuti, e questo avviene soprattutto quando il programma è rivolto ai genitori di bambini che presentano problemi complessi. Definisca le caratteristiche dell’inserimento lavorativo. Nel parlare di inserimento lavorativo dei ragazzi con disabilità, il lavoro, in questo caso, ha la caratteristica di fungere da facilitatore nella diminuzione della disabilità, nell’ottica di creare una sorta di accompagnamento verso la vita indipendente. Cosa significa occuparsi di inserimento lavorativo di una persona con disabilità? Occuparsi di inserimento lavorativo con persone disabili significa concretizzare una prospettiva occupazionale con lo scopo di andare incontro ad una costruzione di un’identità personale nuova, sociale e lavorativa. In questo caso non viene più vista la persona con i suoi limiti e la sua diagnosi ma si dà evidenza ed importanza alle sue possibilità di funzionare in un contesto lavorativo , che accolga la persona nella sua interezza, valorizzandone le abilità E’ possibile parlare anche di produttività in ambito di disabilità e lavoro? Si, è possibile parlare di produttività in quando, il lavoratore disabile, se inserito in gruppi produttivi composti da lavoratori adulti, fa si possa giocare una situazione adulta come è quella del mondo del lavoro, all’interno della quale le relazioni hanno come scopo il raggiungimento di un compito produttivo costruite su aspettative che i lavoratori disabili devono rispettare come la reciprocità, la prevedibilità, il rispetto delle norme, la responsabilità. Definisca i principali passaggi storici sul tema del lavoro nella definizione della persona Il processo ha inizio circa dai primi anni 800 dove l’inserimento in attività lavorative fu una delle prima forme terapeutiche per i cosiddetti “diversi”. Venne considerato il lavoro come uno degli strumenti più efficaci per stimolare la capacità di autocontrollo. Nel primo dopoguerra venne introdotto poi il concetto di ergoterapia ed il principio che con l’ergoterapia il malato valorizza se stesso, riesce ad accrescere l’autostima e sentirsi parte integrante. Nei tempi moderni, poi, si è stati concordi nell’affermare il ruolo del lavoro nella definizione della persona all’interno della società Perché il lavoro è un bisogno dell’uomo? E’ un bisogno dell’uomo in quanto offre all’individuo la possibilità di esprimere le sue potenzialità creative e di discorso sociale produttivo in modo concreto. Come riportava Freud, infatti, non lavorare significa quindi vivere senza una parte della propria identità sociale adulta, come sentirsi clandestini dentro il sistema sociale. E’ diventato un aspetto fondamentale per concretizzare la piena realizzazione di tutta la persona Quali sono le ricadute positive connesse ad una buona esperienza lavorativa per una persona? L’esperienza lavorativa procura nella persona un elevato tasso di soddisfazione per i risultati raggiunti, può fornire riscontri positivi sui propri progetti di vita, può rappresentare un punto di riferimento per riconoscersi, per arricchire o confermare l’autopercezione di se stessi nella concreta situazione che sta vivendo