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Due importanti opere d'arte: la statua di augusto al museo chiaramonti dei musei vaticani e la statua equestre di marco aurelio ai musei capitolini. Il primo, risalente al i secolo a.c., mostra augusto come apollo con una posizione di comando e ricorda la statua di doringo. Il secondo, risalente all'età degli antonini, è l'unica statua equestre sopravvissuta sui archi di trionfo. Anche della crisi del canone formale greco e della rappresentazione dell'imperatore come divinità.
Tipologia: Appunti
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Augusto Loricato > risale alla fine del I secolo a. C. e oggi lo possiamo trovare al museo Chiaramonti nei Musei Vaticani. Venne rinvenuto nel 1863 nella villa di Livia, moglie di Augusto (vicino a Prima Porta, da cui il suo altro nome). La statua rappresenta Augusto come fosse Apollo (arte greca). Viene rappresentato nella veste di imperator (comandante dell’esercito) nell’atto di arringare le truppe > braccio alzato. La posizione di Augusto ricorda quella del Doriforo con un braccio alzato, proteso però, verso l’alto. L’uomo è concepito nel suo tempo, perciò non viene più idealizzato come nell’arte classica (non più rappresentazione del nudo) > ritratto veristico > rimando all’arte greca nei panneggi e nella
Le figure. Possiamo distinguere i cesari dagli augusti grazie alla barba (degli augusti) che rappresenta la maggiore autorità; ma il gesto di abbraccio indica il messaggio dell’unione necessaria nel I tetrarchi > le opere del 303 a.C. e realizzate in porfido (marmo molto pregiato proveniente dal nord Africa). È situato nella piazza di San Marco a Venezia, inserito nella costruzione della basilica ma la collocazione originale era all’interno di una colonna nel palazzo imperiale a Costantinopoli > risalente all’età severa. Possiamo trovare, in questa statua, la crisi del canone formale greco > semplificazione dello studio del corpo, abbandonando il realismo del corpo espressione di un simbolo > solidità del patto basato sull’unione delle tetrarchie che erano governate da 2 augusti e 2 cesari per la gestione dell’impero d’oriente. L’aspetto dell’opera rimanda alla chiarezza del messaggio che non sarebbe stato se ci fossero stati La statua. È riportata la fermezza d’animo dell’imperatore. Con il passo del cavallo e il panneggio chiaroscurato dà un senso di movimento rallentato ma evidente. Le superfici sono Ritratto equestre e la statua di Marco Aurelio > l’opera rappresenta l’imperatore Marco Aurelio e risale al 161 – 184 d. C. È realizzato in bronzo dorato pertanto si riprende la tecnica della fusione a cera persa, realizzata in parti divise e poi unite insieme e lo possiamo trovare ai Musei Capitolini (Musei Vaticani). Risale all’ età degli Antonini > unica rimasta delle statue equestri sugli archi di trionfo con il diffondersi del cristianesimo, l’imperatore non viene più concepito come una divinità suprema da venerare perciò le immagini vennero fuse ed utilizzate per altri scopi. Questa statua si è salvata perché venne riconosciuta come la statua di Costantino (imperatore tollerante verso i cristiani). Nel XVI secolo venne trasportato a Roma nella piazza del Campidoglio (riprogettata da La lorica di Augusto. C’è un compromesso tra la tradizione locale per il verismo e la cultura greca per l’eleganza > finalizzato a glorificare tutte le imprese e la persona
La testa di Costantino > risale ai primi decenni del IV secolo d.C. realizzata in marmo e oggi si trova ai Musei Capitolini. Faceva parte di una statua collocata originariamente in un apside della basilica di Massenzio. Costantino era rappresentato seduto, con il braccio destro che appoggiava o su di una lancia o su uno scettro ed era alto 10 metri. Si parla di statua acrolica > statua che viene realizzata in parte in marmo, il resto era dato da una tessitura in mattoni e la parte più a vista era in bronzo. La statua tende sempre di più a rappresentare la divinità dell’imperatore piuttosto che la sua umanità. Il viso. Il viso è impostato nella formulazione quasi geometrica ma che segue i canoni classici > dominano gli occhi enormi, sbarrati a fissare oltre l’uomo, a fissare la divinità in un contatto concesso solo all’imperatore.