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STORIA DELL'ARTE QUINTA SUPERIORE Appunti sul movimento artistico del Romanticismo, spiegando varie opere dei seguenti artisti: Caspar Friedrich Joseph Mallord William Turner John Constable Theodore Gericaut Engene Delacroix Jean-Francois Millet
Tipologia: Appunti
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Durante il romanticismo l'ordine figurativo secolare si rompe, non ci sono più alcuni aspetti, come la divina proporzione. C’è un ritorno ai tratti medievali, con una spiritualità accentuata e la presenza di sentimenti, affetti e passioni. Durante il romanticismo c’è la scoperta di una nuova concezione estetica: il sublime. Il sublime nasce con Burke In Germania nasce un movimento, lo Sturm and drung, secondo il quale la natura che terrorizza attrae. Il sublime è un sentimento estetico portato all'estremo, qualcosa che ci attrae e spaventa al tempo stesso. Il Pittoresco è a metà tra il bello del neoclassico e il sublime del romanticismo
Caspar Friedrch è un pittore tedesco originario della Pomerania, una regione che si affaccia sul Mar Baltico. La sua regione natale è un posto dove fa freddo e il paesaggio è caratterizzato da montagne. Frequenta l’accademia di belle arti di Copenaghen dal 1794 al 1798. Ha un’infanzia caratterizzata da dolori, come la perdita della madre e di tre dei nove fratelli; infatti, spesso si trova nella sua produzione artistica la domanda sulla morte. Dipinge principalmente paesaggi naturali e a volte mette dei personaggi che guardano/ammirano il paesaggio. Nelle sue opere emerge la contemplazione della natura e il rapporto tra l'uomo e la natura. MATTINO SUL REISENBIRGE (circa 1810) Questa opera rappresenta l’alba sui monti, che dà l'idea di un paesaggio che sj svela. In primo piano c’è uno sperone di roccia con una croce, che rappresenta Cristo sceso in terra che fa da tramite tra Dio e noi. È l'unica parte dell'opera ben definita. Ha posizionato la croce davanti ad un paesaggio naturale perché la natura è ciò che richiama l’uomo a riconoscere Dio.
Lui vuole rappresentare un desiderio, quelle dell’infinito a cui tutti gli uomini tendono e la nostalgia di non poterlo raggiungere. Verso l’orizzonte il colore pian piano si va a sbiadire, e le cose non sono bene definite; questo dà un’idea di non conoscenza (l’infinito non si conosce), mentre in primo piano tutto è definito. Non esiste il centro simmetrico dell’opera e neanche i confini, nel senso che il quadro finisce quando l’artista decide di tagliarlo, tipico del taglio fotografico. L’infinito per Friedrich coincide con Dio, per questo inserisce la croce nei quadri. Nel punto dove c’è la croce ci sono luci e ombre e i colori sono vivaci, mentre il resto del quadro è coperto da una pagina che rende il paesaggio non nitido e che sbiadisce progressivamente. LA CROCE DELLA MONTAGNA (1808) Inizialmente era stato eseguito come un paesaggio, e poi successivamente trasferito come palazzo d'altare nella cappella privata di un Catello in Boemia, e per questo motivo viene criticato dai contemporanei, perché il quadro non raffigura una classica scena sacra. L’opera rappresenta nuovamente un crocifisso su una roccia, che simboleggiano la salvezza della fede, con degli abeti sempreverdi, allegoria delle speranze degli uomini. In primo piano è tutto definito, mentre il secondo piano è tutto più indefinito. Il cielo è sfuocato ed è attraversato da tre raggi di luce che simboleggiano la trinità. L’opera è caratterizzata da toni scuri, ma si vedono bene i profili delle cose in primo piano, mentre di quelle in secondo piano no. In questa opera il crocifisso è rappresentato di sbieco, come in tutte le sue opere, non è mai frontale. La croce è un elemento di raccordo tra la terra e il cielo, ovvero tra uomo e Dio, e segna il passaggio dalle tenebre alla luce. Nelle opere di Friedrich il paesaggio è sempre simbolico. La cornice ha una simbologia:
Quest’opera rappresenta un paesaggio marino, nel quale anche l'uomo si confonde con il paesaggio. È rappresentato un monaco in riva al mare, che rappresenta il modo per raggiungere Dio. Non ci sono più le montagne, ma c’è il mare Le proporzioni cambiano, la linea dell’orizzonte è più bassa rispetto a quella di altre opere. Il cielo è tempestoso, tutto scuro, come il mare che rappresenta il mistero a cui il monaco deve andare incontro. Le pennellate sono pastose e il colore è indefinito a chiazze.
Joseph Mallord William Turner è un pittore inglese che si è formato nell'Accademia di Londra. Turner fece numerosi viaggi di formazione in giro per l’Europa. Nasce la nuova teoria estetica del sublime => paesaggi cupi, scuri, paesaggi tempestoso BUFERA DI NEVE: ANNIBALE E IL SUO ESERCITO ATTARVERSANO LE ALPI (1812) Racconta un momento storico realmente avvenuto, le guerre puniche, quando Annibale valica le Alpi con il suo esercito. Non si vede l'orizzonte nell'opera. Nulla è definito, solo le rocce in primo piano. È rappresentato un paesaggio alpino in primo piano, e l'esercito di Annibale è sparso e si perde nella vastità (l’esercito non è il soggetto dell'opera). Il cielo tempestoso è il protagonista dell'opera, si estende per i tre quarti dell'opera, sembra una grande onda nera del mare, che si sta abbattendo sui soldati. Copre anche il sole. Il cielo tempestoso è il protagonista è rappresenta la relazione tra la natura e Dio. Resa della pennellata più realistica, per rendere l'idea della tempesta. Dipinge anche le dita e con degli stracci per rendere tutto più realistico e sublime.
Nel 1834 ci fu un grande incendio a Londra. Quest’opera è una rappresentazione della natura nella sua accezione più spaventosa, non domabile. L’osservatore vede il grande incendio da lontano, per non venire sopraffatto dall’evento. In quest'opera è rappresentato l'incendio a Westminster, sede del parlamento inglese. Il protagonista dell'opera sono le fiamme indomabili, che sembrano incendiare i cielo e le acque del Tamigi, dove si riflettono. Il momento rappresentato con Turner è quello in cui l'alta colonna di fumo e fuoco cambia improvvisamente direzione verso sinistra. Si scorgono Westminster Abbey e il ponte. Si vedono anche delle barche con i soccorsi che si avvicinano. L'uomo guarda al di là del Tamigi, attorno al quale sono disposte a cornice le persone che osservano. L'intento non è il realismo (lo si capisce perché l’incendio è troppo grande) ma la rappresentazione di un sentimento, quello del sublime. Le pennellate sono fumose e a piccoli tratti mescolati, a sinistra rosso e blu insieme, mentre a destra ci sono dei colori più chiari. C’è un contrasto tra la parte destra e quella sinistra del quadro. Turner stende i colori a macchie e abbandona il chiaroscuro, scelta che permette di rendere più realistica e drammatica la scena. L’uso dei colori non è causale, segue la teoria dei colori di Goethe: a una determinata gamma di colori appartiene un sentimento. I colori caldi trasmettono sentimenti più passionali, mentre quelli freddi dei sentimenti malinconici. PIOGGIA, VAPORE, VELOCITÀ (1844) Il soggetto dell'opera è il treno, che è coperto dalla nebbia che ne dà un'idea di velocità. Tutto è coperto dalla nebbia che rende i contorni sfuocati. C’è la celebrazione del progresso tecnico, con al velocità, vapore. Si può vedere anche la pioggia, rappresentata con dei raggi diagonali che attraversano tutta l'opera. C’è una smaterializzazione di contorni sempre crescente e la pennellata diventa quasi impressionista.
Interessa il rapporto con l’umano rappresentato nel quotidiano. Si forma in Italia e all’Accademia di Parigi, e prende come modelli Michelangelo per la potenza dei corpi e Caravaggio per la rappresentazione del reale. Inizia a dipingere temi contemporanei. GLI ALIENATI Theodore si dedica alla realizzazione di 10 ritratti di alienati su invito del medico Georget, primario di psichiatria. Gli alienati sono dei personaggi malati di mente, e ognuno di loro ha un disturbo diverso. Theodore cerca di capire il disturbo degli alienati dai tratti somatici. La prima signora a sinistra rappresenta la malattia dell’invidia. Il volto dell’anziana è reale, ha gli occhi arrossati e stanchi, con uno sguardo cattivo e indagatore, quasi inquietante, ed è vestita con indumenti logori. Il quarto quadro raffigura il gioco. La prima a destra è il rapitore di bambini. Theodore è interessato alla malattia psichica ma gli studi sono ancora basati sulla fisionomia. LA ZATIERA DELLA MEDUSA (1818) Rappresenta una nave francese Medusa, naufragata sulle coste del Senegal. In seguito al naufragio alcune persone si salvano su una zattera. L’episodio rappresentato da Theodore è il momento in cui i naufraghi avvistano una nave all’orizzonte e cercano disperatamente di attirarne l’attenzione, è un momento di massima tensione narrativa e massimo coinvolgimento. All'orizzonte compare una nave, Argo e i personaggi si accorgono della possibilità di una salvezza. Il dipinto è impostato su una struttura di due piramidi che si intersecano. In primo piano si vede la prima piramide che chiude lo spazio occupato dai cadaveri di colore giallastro sul fondo del quadro e dalla figura di un uomo vecchio rassegnato, che tiene un corpo morto per non abbandonarlo. Il vertice è occupato dall'albero della nave.
In secondo piano si nota la seconda piramide, più piccola, che racchiude lo spazio occupato dai naufraghi ancora vivi che guardano l'orizzonte in cerca di attirare l'attenzione della nave Argo. Il vertice è occupato da un marinaio che sventola un panno. Salendo in alto con lo sguardo le figure iniziano a prendere vita, come se si “risvegliassero", questo segna un climax ascendente di speranza. Lo sguardo dello spettatore e spinto verso destra grazie raggruppamento di personaggi vivi, mentre è portato verso sinistra dall'albero della nave, e questo crea uno squilibrio della geometria. La luce all'orizzonte ha uno scopo funzionale, perché corrisponde alla salvezza, come nelle sue opere di Caravaggio. I corpi sono plastici e assumono posizioni realistiche, come in Michelangelo. Queste persone vengono concepite come eroi, e vengono elevati dall'arte. FRAMMENTI ANATOMICI (1818-1819) Quest'opera può essere paragonata ad una natura morta, però al posto di avere come soggetti fiori o frutta ha dei frammenti anatomici. Theodore studia questi frammenti anatomici negli obitori dei condannati a morte, per studiare come cambia per esempio il colore della pelle, e poi riuscire a rappresentarlo nel modo più realistico possibile.
Engene Delacroix si è formato a Parigi e si ispira a Gericault. LA LIBERTÀ GUIDA IL POPOLO (1830) L'opera è stata realizzata per celebrare la rivoluzione parigina, e raffigura le tre giornate parigine. L'opera rappresenta canta un momento di insurrezione dei borghesi e dei proletari, rappresenta anche dei cadaveri in modo realistico. Delacroix fa attenzione al dettaglio e questo genera un grande realismo nelle sue opere, come ad esempio un calzino oppure un uomo nudo, che segue l'idealizzazione dei modelli greci.
Jean-Francois Millet nasce in Normandia da una famiglia di proprietari terrieri, e studia all'accademia di Parigi. Nel 1849 a Parigi c’è un'epidemia di colera, quindi si trasferisce con la sua famiglia a Barbizon. I soggetti delle sue opere sono sempre gli uomini, raffigurati nel rapporto con la natura. Gli uomini sono rappresentati sempre al lavoro dove sembra che tramutino la loro semplicità in una dignità eroica. Si ispira al motto “ora et labora”, lui era molto credente. Millet si autodefinisce un realista possibile descrive la vita nei campi, lui vuole descrivere un mondo diverso da quello industriale. Dipinge con una pennellata attimale, per cogliere l'attimo, cosa che rende realistica con i colori sfuocati. IL SEMINATORE (1850) Questo quadro assomiglia molto ad un quadro di Van Gogh, infatti quest'ultimo rimarrà affascinato Quest'opera presenta un contadino che attraversa un campo all'alba. L'opera raffigura un istante, quando l'uomo sta facendo un passo, cosa che noi vediamo grazie alla luce tenue dell'alba. All'alba c'è una luce tenue, il campo è buio e la figura umana è in ombra, ma nonostante sia in ombra si scorge sul suo viso una smorfia di fatica. L'intento dell'autore era di ritrarre il contadino in modo eroico, in primo piano con dignità. In questo quadro viene ripresa la favola del seminatore e sebbene il suo umile lavoro, l'uomo partecipa all'opera divina. LE SPIGOLATRICI (1857) In quest'opera sono rappresentate tra le donne curvate a raccogliere le spighe di grano. Queste tre donne hanno una carnagione scura, sono abituate a stare sotto al sole. Si nota la cura dei dettagli, come le toppe le macchie sui vestiti sgualciti delle tre donne. L'orizzonte di questo quadro è a perdita d'occhio, dove il colore è steso sommariamente, mentre in primo piano è ben definito.
Colori principali sono il bruno dei campi, il verde delle piante e loro delle spighe, che rappresenta la fatica che si trasforma in salvezza. ANGELUS (1857-1859) Questa è l'opera più famosa di Millet. L'angelus è una preghiera nella quale l'angelo annuncia a Maria la venuta di Cristo. È rappresentato un suo ricordo intimo, un momento nella sua memoria in cui lui recita una preghiera ai vespri con la nonna. L'opera rappresenta l'attimo in cui I due personaggi si fermano a pregare ai vespri. I due perdonati giganteggiano sulla tela, nonostante il campo vastissimo e il contadino è raffigurato con il cappello in mano, mentre la donna con le mani giunte in preghiera. All’orizzonte c’è un campanile.