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RORSCHACH
INTRODUZIONE
Perché il Rorschach? Queste dieci macchie di inchiostro sono stimoli complessi e suggestivi, ma anche incompleti e poco definiti (semiambigui), strutturati in modo da poter essere percepiti in molti modi diversi (proprio per permettere la percezione di immagini visive anche in competizione tra loro). Il compito richiesto all’esaminato è quello di osservare gli stimoli e rispondere alla domanda “Che cosa potrebbe essere?” e la risposta fornisce informazioni riguardo a cosa viene visivamente attribuito allo stimolo. Questo compito può essere valutato da molti punti di vista, tra i quali; l’osservazione diretta del comportamento durante il compito, il confronto tra dimensioni delle prestazioni visiva e verbale rispetto alle aspettative normative e l’analisi del contenuto, delle rappresentazioni visive e della sequenza delle risposte.Il Rorschach è quindi un compito comportamentale (valuta la prestazione comportamentale dell’esaminato, quello che fa) che lascia ampia libertà alla persona nella scelta delle risposte, i cui comportamenti messi in atto esprimono le proprie caratteristiche di personalità e il proprio stile di elaborazione dello stimolo. I punteggi del Rorschach identificano caratteristiche di personalità basate su quello che le persone fanno; dunque il Rorschach è in grado di indagare caratteristiche che l’esaminato stesso potrebbe anche non riconoscere come proprie. In base al suo scopo di valutare la prestazione degli esaminati, il Rorschach fornisce informazioni sia nomotetiche che idiografiche. I suoi maggiori punti di forza sono: a) Il fatto di consentire l’osservazione in vivo del comportamento dell’esaminato, del problem-solving e dello stile di coping, dell’elaborazione dell’informazione, del pensiero e del comportamento interpersonale. b) La sensibilità del test rileva le rappresentazioni di sé e dell’altro egli schemi che riguardano le loro interazioni. c) Può rilevare timori, significati e preoccupazioni rilevanti per l’individuo. d) Può rilevare descrizioni ricche e multidimensionali con abbondanza di contenuti idiografici. Contesto e storia Alla fine degli anni ’90, diversi psicologi iniziarono a pubblicare una serie di critiche al Rorschach, sollevando dubbi su vari aspetti dei suoi fondamenti psicometrici. Le principali criticità sollevate riguardo al Rorschach:
- Molteplicità e variabilità delle diverse convenzioni adottate dai diversi esaminatori e dai molteplici siti di training sulla somministrazione e siglatura del test;
- Varianza di errore dovuta alle differenze nel grado in cui i diversi esaminati vogliono collaborare con l’esaminatore e dal numero di risposte date al test;
- Incoerenza tra l’interpretazione del punteggio e le basi di evidenza empirica / le operazioni psicologiche coinvolte nella produzione del comportamento così come viene siglato;
- Imprecisione e, a volte, tendenza a far apparire gli individui più patologici di quanto in realtà siano;
- Affidarsi eccessivamente agli aspetti negativi e patologici dell’interpretazione delle variabili. Molti professionisti che si occupano di assessment, inoltre, consideravano il Rorschach troppo complesso, sostenendo che imparare ad usarlo richiedesse troppo tempo. E’ stato quindi concluso che il Rorschach aveva bisogno di una riformulazione generale per ridurre la variabilità tra gli esaminatori, riallineare il test alle sue fondamenta empiriche e semplificare le sue procedure e la presentazione dei suoi risultati. Il Rorschach Performance Assessment System (R-PAS) Per far fronte a queste problematiche e permettere al Rorschach di evolvere in linea con le ricerche più attuali, è stato messo a punto il Rorschach Performance Assessment System (R-PAS), un approccio che utilizza il test delle macchie in una prospettiva internazionale e che si focalizza sull’evidenza empirica, basandosi sulla ricerca più attuale. Questo sistema cerca quindi di sfruttare i punti di forza del Rorschach, ovvero il fatto che si tratta di un test
complesso e di natura comportamentale, facile da trasportare con sé quando lo si vuole somministrare e che offre la possibilità di osservare e misurare la personalità in azione. L’obiettivo è quello di migliorare le fondamenta psicometriche e l’internazionalizzazione del test. Più precisamente l’R-PAS è stato progettato per migliorare l’utilità dell’assessment basato sul Rorschach, in questo modo:
- Selezionando le variabili con il più forte supporto dal punto di vista empirico, clinico e di relazione tra processo di risposta e relativo comportamento rappresentato;
- Permettendo il confronto dei punteggi al test con quelli di un ampio campione di riferimento internazionale (attraverso un grafico che utilizza percentili e corrispettivi punti standard);
- Offrendo un modello semplificato di termini, simboli, calcoli e presentazione dei dati;
- Descrivendo le basi empiriche e il razionale psicologico di ogni punteggio da interpretare;
- Offrendo una procedura statistica per aggiustare i dati sulla base della complessità generale del protocollo e proponendo una rappresentazione grafica del suo impatto su ogni variabile;
- Ottimizzando il numero delle risposte da dare al test, in modo da garantire che i protocolli siano interpretabili e informativi; riducendo al tempo stesso sia la possibilità che il compito debba essere risomministrato a causa di un troppo basso numero di risposte, sia la possibilità che le somministrazioni siano eccessivamente lunghe a causa di un numero troppo elevato di risposte;
- Sviluppando nuovi indici tramite l’applicazione di moderni metodi statistici;
- Offrendo un programma di attribuzione dei punteggi su una piattaforma web sicurae raggiungibile da qualsiasi dispositivo che possa collegarsi a internet. 2) SOMMINISTRAZIONE Scopo e principi fondamentali La somministrazione del Rorschach consente all’esaminatore di osservare il comportamento dell’esaminato quando si trova ad affrontare problemi relativi all’ambito visivo, cognitivo e percettivo (problemi relativi alla personalità in azione). Al fine di reperire accuratamente le componenti qualitative e quantitative della performance dell’esaminato sono fondamentali somministrazione e documentazione corrette delle risposte, che massimizzano la fedeltà e validità del protocollo. Tre sono i comportamenti che vengono rilevati e siglati durate la Fase di Risposta: l’orientamento della Tavola, gli incoraggiamenti e le interruzioni. Vengono definiti punteggi riassuntivi quelli che rappresentano il numero totale di ogni variabile lungo l’intero protocollo (es. R = 23, M = 4) e che vengono utilizzati per l’interpretazione del protocollo. Principi fondamentali per la somministrazione: uno sguardo generale Quattro principi fondamentali della somministrazione:
- La somministrazione segue procedure standard l’esaminatore somministra il test seguendo le stesse modalità per tutti gli esaminati;
- A “Prendere il comando” è l’esaminato, l’esaminatore assume un ruolo non direttivo l’esaminatore durante la somministrazione interviene il meno possibile e sta fuori dal campo visivo dell’esaminato, in modo da non influenzare l’approccio dell’esaminato al test;
- L’obiettivo è catturare accuratamente la performance dell’esaminato le chiarificazioni vengono formulate tramite domande aperte e sono espresse utilizzando il più possibile le parole stesse dell’esaminato. Per codificare accuratamente il test, l’esaminatore ha bisogno di risolvere le ambiguità documentando la risposta così come è stata data;
- La somministrazione si basa sulla rappresentazione visiva e sulle componenti di problem-solving del compito l’esaminatore deve registrare quello che l’esaminato comunica sia a livello verbale che non verbale. La somministrazione comprende due fasi:
- La prima è la Fase di Risposta (RP) durante la quale l’esaminatore chiede all’esaminato di rispondere al quesito “Cosa potrebbe essere?”. Dopo aver introdotto il test, la fase di risposta inizia porgendo la prima tavola
tipo di relazioni potrebbe promuovere l’instaurarsi della relazione, ma potrebbero anche condizionare le risposte dell’esaminato al test. Lo scopo di questa fase di riscaldamento è stabilire quindi una relazione di lavoro positiva, che impegni l’esaminato in un’attività di assessment e che contenta all’esaminatore di fare quelle domande indispensabili per conoscerlo meglio. Mostrare curiosità e sincera partecipazione comunica rispetto e interesse nei confronti dell’esaminato e contribuisce a creare fiducia.
- Introdurre e iniziare il compito
- Elementi essenziali: introdurre il compito:una volta stabilita la cornice all’interno della quale avverrà il test, l’esaminatore provvederà a strutturare il compito in meno possibile. le conversazioni sul test dovrebbero essere brevi, in modo che l’esaminato non possa erroneamente inferire aspettative e suggerimenti. Successivamente si può introdurre il compito dicendo: “Ora siamo pronti per il Rorschach. Ne ha mai sentito parlare, l’ha visto o l’ha già fatto?”. Se la risposta è no, bisogna spiegare brevemente di cosa si tratta; se la risposta è sì, bisogna discutere brevemente le esperienze dell’esaminato per poi riprendere con la somministrazione. Dopo questo passaggio si è pronti per iniziare.
- Esplorare brevemente l’esperienza dell’esaminato con il test: dal momento che la maggior parte delle persone ha già sentito almeno parlare del Rorschach, è importante smentire ogni falsa informazione sulla prova. Inoltre l’esaminatore dovrebbe fare qualche domanda per capire il livello di conoscenza e le esperienze precedenti dell’esaminato. Le domande relative alle esperienze precedenti con la prova servono per riuscire a capire cosa ha motivato ogni precedente assessment e per accertare la possibilità che l’esaminato abbia informazioni falsate sul test. Tuttavia la conversazione sulle esperienze precedenti non dovrebbe dilungarsi, poiché l’esaminatore dovrebbe comunque focalizzarsi sulla somministrazione e sulle aspettative corrette per eseguire il compito. Se invece l’esaminato dice di non aver mai sentito parlare del test, è utile dire ad esempio “Le mostrerò una serie di macchie d’inchiostro e vorrei che mi dicesse a lei cosa sembrano”. La consegna di dare “due risposte… o magari tre” alle tavole è pensata per ottimizzare la variabilità nel numero di risposte e per massimizzare la validità e l’utilità dello strumento. Protocolli relativamente brevi (approssimativamente con R < 18) o relativamente lunghi (approssimativamente R > 27) sono meno utili dei protocolli che presentano l’ottimale numero di R compreso tra 18 e 27.
- Considerazioni aggiuntive all’introduzione al compito: se vengono fatte domande specifiche, a esse si deve rispondere. Le risposte devono essere veritiere, dirette, semplici e brevi ma, contemporaneamente, non direttive. In ogni caso le risposte dovrebbero servire ad evitare di aggiungere informazioni che potrebbero influenzare il modo con cui l’esaminato decide cosa dire. Alcune cose da evitare di dire o fare
- Evitare di usare le parole “ambiguo” e “non strutturato” nel descrivere le immagini del Rorschach perché potrebbero creare fraintendimenti.
- Evitare di dire che non ci sono risposte giuste o sbagliate (dato che ci sono risposte più o meno “sane”) e utilizzare i termini “giusto” e “sbagliato” potrebbe portare l’esaminato a basarsi su questa distinzione nel formulare le risposte.
- Evitare di dire che la maggior parte delle persone riesce a fare qualcosa (es. a dare un’altra risposta), per non far sentire il soggetto inferiore rispetto agli altri.
- Non far passare il messaggio che questa prova serve per valutare l’immaginazione o la creatività. Come gestire possibili risposte preparate o distorte
- Si può chiedere direttamente all’esaminato se e come si è preparato alla prova
- Se l’esaminato ammette di essersi preparato alla prova, determinare si è sensato procedere
- Se si sceglie di procedere, chiedere all’esaminato se vuole collaborare in modo onesto e spontaneo
- Essere aggiornati sul materiale attualmente reso pubblico che potrebbe essere stato disponibile per prepararsi le risposte. Se l’esaminatore pensa che l’esaminato stia cercando di manipolare l’assessment, l’argomento dovrebbe essere affrontato direttamente con l’interessato.
Se l’esaminatore decide poi di procedere con la somministrazione, dovrebbe incoraggiare l’esaminato ad essere onesto e spontaneo nel rispondere, procedendo comunque con cautela nel considerare le informazioni emerse dal protocollo. Inoltre sarebbe necessario che l’esaminatore conosca il tipo di informazioni sul Rorschach disponibili in internet.
- Somministrare il test (Fase di Risposta e Fase di Chiarificazione) a) Fase di risposta:quando i oggetti seguono le istruzioni, si focalizzano sul compito, danno un numero ottimale di risposte e spiegano come le vedono, la somministrazione procede in modo spedito. Tuttavia, anche in questi casi, l’esaminatore deve restare attento, veloce nell’elaborare informazioni e capace di gestire più compiti contemporaneamente. Se invece l’esaminato non è in grado di soddisfare le richieste dell’esaminatore, la somministrazione può diventare più complessa. Come detto in precedenza, il Rorschach è introdotto con la domanda “Cosa potrebbe essere?” mentre si porge la prima tavola all’esaminato. Tuttavia, a partire dalla terza o quarta tavola, la domanda non dovrebbe più essere necessaria. Se, ad esempio, dopo la Tavola III l’esaminato sembra smarrirsi rispetto a cosa fare, viene spontaneo chiedersi se sia utile o meno continuare con la prova. Nel corso della RP l’esaminatore assume due ruoli principali:
- Deve fornire una struttura standardizzata al compito (offrire un’atmosfera che tenga l’esaminato focalizzato sul compito, minimizzare la sua influenza sulle modalità di problem-solving dell’esaminato).
- Deve documentare la performance dell’esaminato, tenendo conto sia delle comunicazioni verbali che non verbali e dei comportamenti significativi. L’esaminatore non deve accettare rifiuti alle tavole e, dunque, non è consentito all’esaminato di restituire una tavola senza aver dato alcuna risposta. I tentativi di rifiuto, seppur rari, si verificano più frequentemente nella tavola IX e, se accettati, potrebbero diminuire l’utilità dei risultati. Varie ricerche hanno dimostrato che, ad eccezione di bambini molto piccoli o di adulti con demenza, tutti possono vedere qualcosa nelle tavole. Se il rifiuto si verifica in Tavola I o II, questo potrebbe significare che non si è costruita una sufficiente alleanza di lavoro e, dunque, è opportuno interrompere la somministrazione, indagare sulle motivazioni e rinforzare la relazione (prima di riprendere con la somministrazione). L’esaminatore deve far del suo meglio per essere fermo nel non accettare alcun rifiuto, magari aggiungendo anche dei brevi incoraggiamenti. Se vengono fornite 15 o meno risposte totali, non bisogna risomministrare l’intero test ma tornare indietro e chiedere più risposte riproponendo nuovamente le tavole e incoraggiando l’esaminato (deve essere quindi introdotta una fase di risposta supplementare). Durante questa seconda somministrazione non vengono forniti ulteriori incoraggiamenti e non è necessario ottenere una nuova risposta in ogni tavola. Le risposte aggiuntive raccolte durante la RP supplementare vengono aggiunte alle risposte della RP iniziale, e verranno poi tutte insieme sottoposte a chiarificazione seguendo l’ordine delle tavole. Incoraggiamenti (Pr) e Interruzioni (Pu) Gli incoraggiamenti e le interruzioni rappresentano gli sforzi dell’esaminatore per gestire la produttività delle risposte.
- Incoraggiamenti l’esaminatore ha il compito di incoraggiare l’esaminato a fornire un numero sufficiente ma non eccessivo di risposte ad ogni tavola. In accordo con le istruzioni iniziali di dare due/tre risposte, questo procedimento rappresenta la procedura di somministrazione chiamata R-Ottimizzata (discussa poi più avanti). Gli incoraggiamenti vengono proposti quando l’esaminato fornisce solo una risposta alla tavola. Dopo aver ricevuto un incoraggiamento, di solito l’esaminato fornisce un’ulteriore risposta (qualche volta anche due o tre). Tuttavia qualche volta può anche succedere che, dopo l’incoraggiamento, l’esaminato non fornisca nessun’altra risposta. Se accade ciò, l’esaminatore deve accettare che la tavola verrà restituita senza ripetere l’incoraggiamento una seconda volta. A volte, quando spronati, i soggetti possono reagire anche fornendo semplicemente elaborazioni alla risposta iniziale: in questi casi è utile chiarire che quello che ci si aspetta è vedere una cosa nuova e non sapere qualcosa in più rispetto a quanto già detto e visto. A volte, durante la fase di risposta, non risulta chiaro quante risposte siano state date ad una tavola perché l’esaminatore non è sicuro se due oggetti sono stati visti insieme e fanno quindi parte di un’unica risposta, o se
il compito dell’esaminatore è quello di capire dove è localizzato l’oggetto nella tavola e cosa c’è che lo fa sembrare proprio così. Gli esaminatori con poca esperienza commettono un errore piuttosto comune e tendono a fare troppe domande (come a volte troppo poche) di chiarificazione (quando invece la maggior parte delle volte ne bastano una o due). Le domande di chiarificazione hanno l’obiettivo: -di risolvere una specifica ambiguità sulla presenza o assenza di una certa siglatura come ad es. chiaroscuro diffuso (Y) versus nessun uso del chiaroscuro,
- di identificare quale sia la codifica più adatta tra le tante possibili per es. chiaroscuro diffuso (Y), versus testura dovuta a un’impressione tattile (T) versus colore acromatico (C ),
- di risolvere incertezze di codifica tra diverse categorie di siglatura per es. relative sia alla Localizzazione che alle Determinanti. Proporre domande aperte rappresenta una modalità standard di procedere, tuttavia esse devono contenere soltanto informazioni comunicate verbalmente o non verbalmente dall’esaminatore (che quindi non deve fare domande su argomenti non introdotti dal soggetto). Le domande di chiarificazione non sono sempre necessarie: se nella RP dovessero già esserci informazioni sufficienti per siglare la risposta, nella CP non sono necessarie ulteriori domande. Gli esaminatori che credono che il loro compito sia quello di dover vedere l’oggetto come lo ha visto l’esaminato rischiano di fare un numero eccessivo di domande poco utili che possono alla fine portare solo confusione. L’obiettivo della CP è semplicemente quello di siglare in modo accurato. Come detto precedentemente, a volte non è chiaro se i due oggetti visti nella RP sono stati visti insieme e inseriti in un’unica risposta o se rappresentano invece due risposte separate. Per chiarire questa ambiguità, l’esaminatore inizialmente rilegge verbatim la risposta data dal soggetto nella RP, così come farebbe solitamente per qualsiasi altra risposta. Nella maggior parte dei casi succede che è l’esaminato stesso a chiarire spontaneamente se gli oggetti sono stati visti insieme o separatamente. Un buon modo per risolvere questa ambiguità sarebbe quello di iniziare la CP menzionando semplicemente il primo oggetto citato. Se il soggetto in seguito include spontaneamente anche il secondo oggetto, si può assumere che gli oggetti siano stati percepiti come parte di un’unica risposta; se invece il soggetto descrive solo il primo percetto citato dall’esaminatore, quest’ultimo considererà gli oggetti come due risposte separate. Nel caso in cui l’esaminatore non riesca a capire se si tratta di una o più risposte anche dopo aver ripetuto la risposta, egli può chiedere direttamente se ci siano una o più risposte (raramente è necessario).
- Documentare le risposte e i comportamenti dell’esaminato nel corso del compito qui è necessario: a) Fornire una documentazione sufficiente a far sì che anche una seconda persona riesca a codificare il protocollo b) Documentazione essenziale:
- Le risposte verbatim
- Comportamenti e gesti rilevanti per la codifica
- Orientamento della tavola documentare se il soggetto tiene la tavola nella posizione standard ruotata verso il basso (parte alta della tavola rivolta verso il basso) o girata di lato. Nella trascrizione va riportato l’orientamento della tavola nel momento in cui il soggetto sta dando la risposta, usando i simboli <, ^, >, v per indicare se la parte alta della tavola è orientata verso sinistra, in alto (dritta), verso destra o in basso (rovesciata). La punta del simbolo indica la parte alta della tavola, mentre la parte più larga rappresenta la parte bassa. È necessario documentare anche se il soggetto ruota la tavola più volte prima di rispondere (es. “Bene non sono sicuro. < ^ Hmm. > v ^ Direi che sembra una farfalla”). L’orientamento della tavola va segnato accanto al numero della risposta se si usa la trascrizione carta e penna; o nella colonna dell’orientamento se si usa il computer. a) Se la tavola è tenuta in posizione standard e, prima di dare la risposta, non viene mai ruotata, non è necessario siglare l’orientamento. b)Se la risposta viene data con la tavola in posizione standard ma la tavola è stata ruotata di almeno 90° prima di
rispondere, si usa il simbolo @ per indicare che il soggetto ha guardato la tavola anche nella posizione laterale o ruotata verso il basso prima di rispondere (o si scrive FT – full turn – per indicare “rotazione completa”). c) Se la risposta viene data tenendo la tavola girata verso il basso/capovolta, si sigla v. d) Se la risposta viene data ruotando la parte alta della tavola verso sinistra o destra si sigla < o >. L’orientamento della tavola si rivela utile per due obiettivi: la siglatura della Qualità Formale (FQ) e come aiuto per interpretare le risposte Riflesso; perché è più probabile che le risposte Riflesso vengano date quando la tavola è in posizione laterale piuttosto che standard o capovolta. Anche se una risposta viene data con la tavola in posizione standard, è importante sapere se il soggetto ha visto anche la tavola in posizione laterale.
- Localizzazione della risposta quale area della tavola è stata usata e dove sono localizzate, all’interno di quell’area, le caratteristiche principali della risposta (es. capire in quale parte si trova la testa e in quale al coda di un animale). È anche fondamentale capire se lo spazio bianco è incluso nella risposta (annotandolo nel testo della risposta stessa). Documentare la localizzazione consiste semplicemente nel riportare le informazioni rilevanti per la siglatura (quindi, ad esempio, se la risposta alla Tavola I è “pipistrello”, l’esaminatore deve solo annotare “1-W” sul foglio di localizzazione o semplicemente “W” nella trascrizione verbatim). Inoltre, quando vengono date le risposte più comuni che riportano sottocomponenti che rientrano in aree previste e familiari, l’esaminatore non ha bisogno di raccogliere ulteriori dettagli (per es. se la risposta in Tavola III comprende la familiare figura umana localizzata in D9, l’esaminatore non ha bisogno di chiedere di indicare le gambe (D5), le braccia (Dd30) e la testa (Dd32), dato che sono tutte nella localizzazione abituale). Se invece la localizzazione è ambigua, l’esaminatore durante la CP dovrà identificare gli elementi della risposta e cercare di abbozzare i contorni dell’oggetto (di solito la descrizione fatta dal soggetto rispetto a dove si situa l’oggetto basta). c) Trascrivere usando carta e penna o un computer d) Utilizzare abbreviazioni utili e) Se necessario, chiedere al soggetto di rallentare o ripetere f) Utilizzare le seguenti convenzioni aggiuntive per la documentazione:
- Mettere tra parentesi quanto detto dall’esaminatore la trascrizione dei commenti e delle domande dell’esaminatore è opportuno vengano scritte tra parentesi. Anche se questo potrebbe risultare meno importante del documentare quanto detto dall’esaminato, è invece pure importante riportare ogni parola detta dall’esaminatore (es. se l’esaminatore commenta “non sono sicuro di cosa faccia sembrare questo disegno carino” dovrebbe almeno scrivere “Disegno carino?”).
- Annotare l’orientamento della tavola, incoraggiamenti o interruzioni e l’eventuale ritardo nel fornire risposte oltre all’orientamento, anche gli incoraggiamenti (Pr) e le interruzioni (Pu) devono essere riportati nel protocollo. Gli incoraggiamenti devono essere riportati accanto alla prima risposta di una tavola; mentre le interruzioni accanto alla quarta. Inoltre incoraggiamenti e interruzioni vanno scritti sotto la trascrizione vewrbatim della risposta precedente all’azione. E’ necessario riportare anche se l’esaminato ritarda nel dare una risposta: pause ed esitazioni dovrebbero essere riportare nel protocollo. Le pause lunghe possono essere riportate segnando tra parentesi la durata stimata “(- 30 sec)”; mentre per quelle più brevi possono essere usati dei puntini “…”.
- Segnare quando la fase di risposta sia stata ripetuta se la Fase di Risposta deve essere ripetuta perché il protocollo ha 15 o meno risposte, questo deve essere annotato all’inizio del protocollo e devono essere indicate in modo chiaro le risposte date durante durante la seconda somministrazione. Se si usa la trascrizione carta e penna, le nuove risposte date ad ogni tavola devono essere riportate su un foglio separato scrivendo in alto “RP supplementare”. Una volta poi ultimata la seconda somministrazione, queste risposte dovrebbero essere integrate con quelle date precedentemente e i numeri delle risposte andrebbero aggiornati prima di iniziare la CP. Se invece si utilizza un programma di scrittura, ogni nuova risposta può essere inserita nella riga appropriata, precisando che è stata ottenuta dalla “RP supplementare”. Anche in questo caso le risposte devono essere rinumerate prima di procedere con la CP. g) Codificare appena possibile è importante codificare il protocollo, appena possibile, dopo la somministrazione. Se lo si codifica giorni dopo, si rischia di non riuscire a ricordare con esattezza le
codifica del contenuto umano e non soltanto del cappello, anche se la persona non è visibile).Inoltre non è neanche insolito che le persone utilizzino, nella risposta, i probs; ovvero elementi/oggetti non percepiti. Si può trattare di oggetti, agenti o “estensioni logiche” (es. “è un vaso decorato, tipo uno che potrebbe essere posizionato su una mensola” l’oggetto della risposta da codificare è solo il vaso, poiché la mensola e il camino sono estensioni logiche che danno un senso razionale al percetto ma che non sono presenti nella risposta.
- Siglare le categorie indipendentemente una dall’altraquando si sta ancora imparando a siglare,è meglio codificare ogni categoria di risposta separatamente (siglare la Localizzazione indipendentemente dalle altre variabili, siglare i Contenuti indipendentemente dalle altre categorie etc.). Focalizzandosi sull’importanza di ogni singola categoria, si arrivano ad acquisire le qualità distintive delle codifiche all’interno di ogni categoria. Perciò quando si impara a siglare può essere utile valutare separatamente ogni categoria di codifica per tutte le risposte fornite, prima di passare alla successiva categoria. Così facendo ogni risposta viene valutata solo in base ad una categoria di codifica alla volta e l’esaminatore passa di risposta in risposta siglando unicamente la categoria in questione. Una volta che tutte le risposte sono state siglate, l’esaminatore riparte dalla prima risposta e sigla tutte le risposte fornite rispetto alla successiva categoria di codifica. Questo approccio permette all’esaminatore di focalizzarsi su una cosa per volta (per gli esaminatori esperti lo svantaggio di questo approccio sta nel fatto che la siglatura, in questo modo, richiede più tempo rispetto a quando vengono siglate tutte le categorie relative ad una risposta prima di passare alla successiva).
- Siglare tenendo presente che la siglatura è in linea con l’interpretazione sebbene ci siano delle eccezioni, le procedure di siglatura dovrebbero risultare in linea con comportamenti dell’esaminato nel mondo reale, a dimostrazione dell’applicabilità del costrutto interpretativo della prova. Ad esempio un numero elevato di contenuti Morbosi (MOR), siglati quando l’esaminato evidenzia elementi danneggiati o depressivi del percetto, viene associato all’interpretazione che l’esaminato veda sé e gli altri attraverso un filtro percettivo caratterizzato da depressione, pessimismo, inadeguatezza e senso di danneggiamento. L’inserimento dei dati con il Programma di Scoring Computerizzato R-PAS Sebbene sia possibile siglare un protocollo usando carta e penna, si incoraggiano gli utenti a far soprattutto riferimento al programma online di scoring dell’R-PAS. In questo programma, dopo aver cliccato su “inserisci protocollo” si apre una schermata che permette di inserire le informazioni di base relative alla persona valutata e al protocollo stesso. Il programma, di default, è impostato per essere usato con la somministrazione R- Ottimizzata e con le Tabelle della Qualità Formale dell’R-PAS; tuttavia, se necessario, l’utente può selezionare come alternativo il Sistema Comprensivo. Dopo aver inserito queste informazioni di base, si può iniziare il protocollo, inserendo la Localizzazione (Loc), il Contenuto, la Qualità Formale (FQ) e le Determinanti (Det) e le celle con sfondo rosso indicano la presenza di errori (es. che l’informazione richiesta non è stata inserita nell’apposito spazio). Il programma offre due modalità per l’inserimento dei dati: l’opzione Tabella o l’opzione Mouse. L’opzione tabella permette di inserire la codifica della risposta utilizzando il tab per passare da una variabile all’altra. Le codifiche possono essere scritte in lettere maiuscole, minuscole o con il numero 1 se la colonna prevede una sola codifica. L’opzione Mouse permette sia di scrivere le codifiche della risposta all’interno degli appositi campi, sia di utilizzare un mouse per selezionare la codifica desiderata tra le possibili codifiche R- PAS riportate. L’interfaccia punta e clicca permette anche all’esaminatore di aggiungere commenti riguardanti il protocollo. Codificare i comportamenti della Fase di Risposta Tra i comportamenti che si verificano durante la RP, tre devono essere siglati e inseriti nella pagina della Sequenza delle Codifiche: l’orientamento della tavola (informazione registrata nella colonna “Orientamento”, a sinistra della pagine della Sequenza delle Codifiche), gli incoraggiamenti (Pr si codifica con Pr la prima risposta di una tavola, se l’esaminatore ha dovuto incoraggiare il soggetto a fornire un’altra risposta) e le interruzioni (Pu vengono siglate alla quarta risposta di una tavola, se l’esaminatore deve interrompere il soggetto e farsi restituire la tavola). Pr e Pu vanno riportati all’estrema destra della pagina della Sequenza delle Codifiche, nella colonna R-Opt (per indicare che sono collegati alle procedure di somministrazione R-Ottimizzata).
Vengono definiti punteggi riassuntivi quelli che rappresentano il numero totale di ogni variabile lungo tutto il protocollo (es. R = 24, M = 4) e che vengono utilizzati per l’interpretazione del protocollo stesso. Codifiche di Localizzazione e Spazio Nome Localizzazione W Globale : la risposta utilizza l’intera macchia D Dettaglio Comune : la risposta si riferisce ad uno o più dettagli in aree frequentemente usate Dd Dettaglio insolito : la risposta si riferisce ad uno o più dettagli in aree raramente utilizzate. Con le risposte Dd il soggetto impone un proprio personale modo di vedere le cose, piuttosto che far riferimento agli spunti più ovvi e comuni (Es. in tavola III focalizzarsi sulle “scarpe con il tacco alto” area inusuale) Spazio bianco SR Inversione dello spazio bianco : un’area senza inchiostro o di sfondo diventa una caratteristica centrale della risposta (come se figura e sfondo venissero invertiti) SI Integrazione dello spazio bianco : un’area senza inchiostro o di sfondo viene integrata con aree della macchia d’inchiostro Localizzazione Dov’è stata vista la risposta? La siglatura della localizzazione indica dove è stata vista la risposta nella macchia o nello spazio bianco. La siglatura è riportata nella colonna Localizzazione (Loc) della pagina della Sequenza delle Codifiche. Le tre possibilità di codifica (W, D, Dd) sono mutualmente escludentisi e indicano se l’area utilizzata per la risposta comprende l’intera macchia (W), soltanto una porzione/dettaglio comune dell’area (D) o un dettaglio insolito/meno comune dell’area (Dd). W viene siglata se, nel dare una risposta, viene utilizzata l’intera macchia (es. W nella tavola I “il tutto, una faccia”; nella tavola VIII “ci sono due animali (D1) e una montagna nel mezzo; nella tavola IX “un dipinto strano, l’arancio è il fuoco, il verde indica le alghe e le sfere rosse sono nel mezzo. Non ne capisco la ragione”. In questo caso, infatti, i colori menzionati comprendono tutte le aree della macchia. D e Dd vengono dunque utilizzati per tutte le risposte non globali, includendo dettagli situati sia in aree della macchia che nello spazio bianco. Le localizzazioni D sono numerate da 1 a 15 e di solito sono più grandi e visibili (e quindi riportate tendenzialmente più frequentemente delle aree Dd); mentre le Dd vanno dal numero 21 al 35 e spesso sono piccole. Le risposte che non si adattano a queste localizzazioni numerate (se la regione interessata non è specificata) vengono siglate con Dd e viene loro assegnato il numero 99 per indicare che la localizzazione non è specificata. Siccome le macchie sono simmetriche, le tabelle della localizzazione nelle Tavole della Qualità Formale forniscono un numero per un lato della macchia (ma comunque lo stesso numero viene utilizzato per entrambi i lati). Nel siglare un protocollo, se vengono nominati più oggetti che insieme non formano una W, tutti i numeri delle localizzazioni (Loc #) devono essere elencati. La regola è quella di riportare tutti i numeri delle localizzazioni associate con l’oggetto/gli oggetti visto/i in una risposta D o Dd. Per esempio se in una risposta sono nominate entrambe le aree D5 e D6, bisogna siglare D nella colonna Loc e 5,6 nella colonna Loc #. Quando il soggetto utilizza entrambi i lati della tavola simmetricamente (es. identifica una coppia di orsi in Tavola II, area D6), si codifica il numero di Localizzazione appropriato (es. D6). Se invece viene nominato solo un oggetto, viene considerata la sua localizzazione (es. un se viene visto un solo orso, sempre in Tavola II, il numero di localizzazione siglato sarà D1). Alcune aree D possono dunque essere usate per indicare un solo oggetto; mentre altre possono essere usate per indicare più oggetti visti insieme (es. D11 in Tavola X dove le creature/gli animali sono visti in D8 e un palo in D14. In questi casi l’esaminatore deve scegliere se riportare il numero composito di localizzazione (D11) o i numeri relativi ai diversi oggetti (D8 e D14). Se invece vengono usate aree D o Dd con numerosità tale da identificare tutte le parti della macchia d’inchiostro, si sigla W anche se i contorni degli oggetti specifici del percetto sono in are D o Dd. Per siglare la codifica della localizzazione si seguono i seguenti step:
piano rispetto allo sfondo costituito dalla macchia d’inchiostro in D5; dunque la siglatura dovrà comprendere sia SR che SI).
- Nella risposta non è necessario che l’oggetto SR sia quello percettivamente in primo piano, ma è importante che lo sia nella risposta dell’esaminato. L’esaminatore dovrà infatti siglare SR anche se l’oggetto nello spazio bianco non rimane in primo piano rispetto al percetto generale, ma per l’esaminato è la macchia d’inchiostro a fare da sfondo all’oggetto nello spazio bianco (es. Tavola X il Buddah nel DsS29 è definito dai contorni della testa, spalle e del corpo che appartengono all’area di spazio bianco collocata su uno sfondo di inchiostro grigio (D11) e rosso (D9). Il Buddah è dunque un oggetto definito da contorni che appartengono allo spazio bianco. 3)E’ importante tener conto dell’enfasi data allo spazio bianco: quando si deve determinare qual è la figura e qual è lo sfondo in un percetto, spesso la prominenza visiva viene rivelata dalla quantità di verbalizzazioni e specificazioni relative alle caratteristiche dello sfondo assegnate alle componenti della figura. Più in generale, nei casi ambigui di inversione figura-sfondo,si sigla SR quando lo spazio bianco viene a rappresentare una caratteristica prominente della risposta ed è visivamente in rilievo rispetto alla macchia d’inchiostro sullo sfondo. Comunque, prima di decidere se siglare SR, si devono considerare le informazioni acquisite durante la fase di Risposta e la fase di Chiarificazione, che potrebbe fornire dettagli importanti rispetto al ruolo dello spazio bianco nel percetto. esempio: se la Tavola X fosse stata vista come una faccia con svariate caratteristiche (tra cui occhi, naso e capelli) e il DdS29 come “qui una parte calva”, proprio questa parte calva avrebbe codificato la codifica SI. Se invece il soggetto avesse detto “una grande e vecchia testa pelata (DdS29) che esce fuori circondata da qualche ciuffetto rosso (D9)”, le giuste codifiche sarebbero state SI e SR.
- Con l’ Integrazione dello spazio (SI) vengono utilizzati sia la macchia d’inchiostro che lo spazio bianco, ovvero una parte bianca è integrata con una d’inchiostro (es. l’area DdS32 in Tavola I descritta come “un porto” e la macchia d’inchiostro descritta come “terra”). Molte risposte che utilizzano lo spazio bianco non implicano un’inversione di figura-sfondo; dunque l’utilizzo più comune dello spazio bianco prevede la codifica SI senza SR. Molti casi in cui si sigla SI ma non SR si verificano quando lo spazio bianco è usato come un attributo di minor importanza rispetto all’oggetto principale visto nella macchia d’inchiostro (es. Tavola I “Il muso di un cane (W), questi sono le orecchie (D7), gli occhi (Dds30) e la bocca (Dds29)”). Il muso è l’oggetto principale; mentre gli occhi e la bocca (spazi bianchi) rappresentano attributi interni dell’oggetto percepito nella macchia (dunque non si verifica un’inversione figura-sfondo) i contorni delle orecchie, degli occhi e della bocca sono contorni interni della faccia e rappresentano quindi sottocaratteristiche del percetto “faccia”. Lo spazio bianco è dunque utilizzato come attributo secondario di un percetto più generale che è codificato SI ma non SR. Quando si inseriscono queste siglature usando il format Tabella, l’esaminatore può digitare SR, sr oppure 1 per indicare una risposta SR; oppure SI, si o 1 per indicare una risposta SI. Se una risposta comprende caratteristiche sia SR che SI, si siglano entrambe (es. l’area DdS32 in Tavola I descritta come “un vaso ornamentale” e il resto della macchia descritto come “un tavolo o qualcosa su cui è appoggiato il vaso). Entrambe le modalità di usare lo spazio presuppongono un più elevato sforzo cognitivo: nelle risposte SI è necessario uno sforzo percettivo che integri la macchia d’inchiostro con la parte bianca di sfondo; mentre con le risposte SR l’esaminato si riferisce ad un tipo di percezione che va contro corrente e fa l’opposto di quanto solitamente richiesto dal compito. In conclusione, quando lo spazio bianco rappresenta un attributo/elemento di un oggetto più globale, di default si sigla lo spazio bianco come SI piuttosto che come SR. Tuttavia, in circostanze particolari, questa linea guida può non essere del tutto valida. Ad esempio un esaminato deve indicare SR facendo emergere visivamente un occhio all’interno dello spazio bianco come caratteristica prominente di una figura rispetto alla faccia nella macchia d’inchiostro che diventa secondaria, se caratterizza l’occhio come sporgente, rischiarato o irradiante. Altri tipi di elaborazioni potrebbero invece rendere l’occhio prominente ma relegarlo nello sfondo; ad esempio SR non potrà mai essere codificato per un occhio descritto come infossato, vuoto o assente. Tuttavia esistono anche altri attributi che possono essere elaborati in modo da essere portati percettivamente in
rilievo così da consentire la codifica SR (es. tavola I “la testa di un lupo con zanne bianche (DdS29) che sporgono dalla bocca” lo spazio bianco emerge rispetto alla macchia d’inchiostro poiché i denti sono rappresentati davanti, come sporgenti dalla bocca. La codifica sarà dunque SR). Ci sono tre situazioni tipo che possono creare incertezza sul fatto se il soggetto ha incluso o meno lo spazio bianco:
- Aree di spazio “bianco” leggermente colorategli esaminato a volte definiscono “bianche” aree della macchia leggermente colorate. Se l’esaminato usa il termine “bianco” per descrivere un’area quasi bianca o leggermente colorata all’interno della macchia d’inchiostro, e quest’area viene integrata con altre parti della macchia, si sigla SI. Tuttavia, dal momento che queste aree non sono reali “spazi bianchi”, non può essere codificata l’inversione figura-sfondo (anche se queste aree fossero fortemente enfatizzate nella risposta).
- Uso intenzionale vs non intenzionale dello spazio bianco incluso nelle aree di inchiostro a volte succede che un oggetto identificato nella macchia d’inchiostro comprenda parzialmente o totalmente al suo interno lo spazio bianco. La difficoltà sta nel capire se il soggetto ha deliberatamente incluso lo spazio bianco come una componente della risposta (portando quindi alla siglatura SI con possibilità di codificare anche SR) o se lo spazio sia stato incluso non intenzionalmente come parte del percetto. Se non si è sicuri che lo spazio sia stato volutamente incluso (perché non ci sono comunicazioni in merito), SI e SR non devono essere siglati. Es. Tavola I, i percetti popolari di pipistrello e farfalla si basano comunemente sui contorni esterni della forma delle ali; mentre gli spazi bianchi all’interno non hanno nessun ruolo per il percetto. Quindi anche se la localizzazione W comprende lo spazio bianco, se non è presente una chiara comunicazione relativa al fatto che lo spazio sia usato nel percetto, l’uso non viene considerato intenzionale. Dunque se un soggetto esclude in modo esplicito l’uso dello spazio bianco, SI e SR non possono essere codificati. Solo nel caso in cui l’esaminato faccia riferimento allo spazio bianco indicandolo sulla tavola o riferendo visi verbalmente (“sono buchi”, “puntini”…), si dovrà codificare SI. Codifiche del contenuto Cosa viene visto? Le 17 codifiche del contenuto dell’R-PAS descrivono cosa è stato visto (mentre le Localizzazioni, precedentemente descritte, descrivono dove è stato visto e le Determinanti, presentate successivamente, descrivono cosa lo fa sembrare proprio così). Delle 17 codifiche di contenuto, 4 fanno riferimento al contenuto umano (codifiche H) e 4 al contenuto animale (codifiche A). Per i contenuti Umani e Animali vengono utilizzate le parentesi per indicare esseri immaginari o di fantasia.Inoltre viene aggiunta la lettera “d” (di “dettaglio”) per indicare esseri umani o animali incompleti o parti del corpo. Per essere siglato, il contenuto deve essere effettivamente visto nella macchia (es. “qualcuno ha dipinto una scena” e “un’ameba che sembra grande perché la stai guardando al microscopio” il pittore e il microscopio non devono essere siglati perché non sono oggetti realmente presenti nel percetto). Nella tabella si devono codificare tutte le categorie che compaiono nella risposta; stando comunque attenti perché ogni categoria che compare può essere siglata un’unica volta per risposta (es. “una persona con un cappello, sta sanguinando e c’è un coltello su un tavolo” sarà siglata come H, Cg, Bl, NC). Le categorie dei contenuti devono essere riportate nella colonna Contenuto nella pagina della Sequenza delle Codifiche. H Figura umana intera (es. persona, bambino, feto, neonato…) comprese figure religiose o storiche descritte realisticamente (es. Buddah, Gesù..). Embrione viene siglato H solo se viene descritta la forma esterna umano- simile. Ritratti di umani su disegni, dipinti, statue, fotografie etc. sono siglati H. Pirati, cavalieri, cowboy o immagini culturalmente rilevanti di persone reali sono codificati come H; ameno che non vengano attribuiti loro dei superpoteri, poiché in questo caso la codifica sarebbe (H). Inoltre si siglano come H anche le figure descritte come umane ma con parti non-umane (es. uomo con le ali). (H) Figura intera simil-uomo, di fantasia o soprannaturale (contenuto umano intero immaginario o di fantasia; come personaggi umani dei cartoni, persone di un sogno, fantasmi, giganti, fate, mostri umano-simili, demoni, Dio, pagliacci, uomo-uccello, robot, alieno, angelo, centauro, folletto, Medusa, ninfe, streghe, maghi, clown (nonostante siano attori che recitano una parte, hanno attributi quasi-umani) etc. A volte anche oggetti inanimati possono essere siglati (H), come una formazione rocciosa/statua a forma di gigante. “Creature” viene
a meno che non ci siano indicazioni che l’animale sia percepito come inesistente in questo caso si siglerà (A) o (Ad), es. “una farfalla con le mani, quella delle fiabe”. Umano vs animale per i percetti che si presentano come un mix confuso di caratteristiche umane, animali e/o inanimate (“creatura”, “essere”, “solo la parte superiore del corpo”…) la regola è quella di siglare di default Umano, a meno che non ci siano ulteriori precisazioni. An Anatomia: parti e strutture interne del corpo umano e animale non visibili dall’esterno, compresa una ferita aperta (osso pelvico, teschio, intestino, cervello, polmoni, cellule…). Sono inclusi anche i percetti anatomici visti tramite apparecchi medici, tra cui risonanza magnetica, PET, raggi x o tecnologia a ultrasuoni. Embrioni, organismi trasarenti, organismi microscopici e altri oggetti simili vengono siglati An solo se l’esaminato stravedendo le caratteristiche interne a un precoce stadio di formazione. È importante fare attenzione perché a volte termini anatomici vengono utilizzati per denotare caratteristiche esterne di contenuto Hd, come per es. costole per indicare il contorno esterno e la pelle del torace. Non si siglano Ad o Hd le risposte unicamente focalizzate su parti interne. Le risposte che comprendono sia caratteristiche esterne che interne (es. “qui il viso e la magilieta”, ma si può vedere anche il suo intestino”) vengono siglate sia come contenuto umano (Hd) che come An. Dunque le parti interne del corpo umano o animale codificate An non possono essere siglate anche come Hd o Ad, a meno che non vengano incluse nella risposta anche le parti esterne del corpo. Art Arte: oggetti d’arte (es. dipinti, quadri, sculture, litografie, disegni), oggetti con funzione artistica o decorativa (es. medaglia, stemma, gioielleria, piume cerimoniali, tavolo con decorazioni fantasiose e delicate…) o descrizioni simili di oggetti (es. “un comò molto carino e molto stilizzato”). Non vengono siglati i semplici accessori se non vengono elaborati (es. una piuma tra i capelli di qualcuno non è Art). Inoltre non si siglano come Art schizzi di pittura o altri usi non artistici della pittura stessa o di materiali artistici senza che vengano ulteriormente elaborati. Anche i contenuti citati all’interno di un oggetto d’arte devono essere codificati (un dipinto/bassorilievo raffigurante due lupi sarà siglato come Art e A). Ay Antropologia: si sigla per oggetti che caratterizzano specifici contesti storici o culturali estranei al contesto attuale dell’esaminato (es. per una persona di cultura italiana: una pagoda giapponese, la punta di una freccia indiana, il cappello di Napoleone, la yurta mongola, il totem…). Il termine “specifico” si riferisce al fatto che l’oggetto menzionato non basta sia straniero o antico; ma deve riferirsi ad un preciso periodo storico o ad una rappresentazione culturale (es. si sigla Ay per una scena di una battaglia marina con fregate inglesi ma non per una battaglia oltremare; per una yurta mongola/una tenda dei pellerossa, ma non per una casa antica; per una maschera tribale africana ma non per una semplice maschera di Halloween o per una maschera veneziana; per una punta di freccia indiana, ma non per una punta di freccia). Il riferimento a popoli aborigeni o lontani (es. uomo di Neanderthal o gli attiti) è siglato Ay anche senza un’elaborazione successiva. Ay e Art non possono essere siglati nella stessa risposta a meno che ci sia una valida e indipendente spiegazione per entrambi (es. una scirnitarra dei mori (Ay) finemente intagliata e ingioiellata (Art). Le creazioni artistiche che rappresentano icone culturali (Torre Eiffel, Statua di Cristo Redentore…) si siglano Ay. Bl Sangue. Anche tagli e ferite descritti come rossi vengono siglati Bl. Cg Abbigliamento. Comprende capi d’abbigliamento (papillon, vestito, stivali, cappello, maglietta, scarpe…). Spesso i capi d’abbigliamento sono visti in un contesto umano; quindi si siglano entrambi (Cg e H). L’abbigliamento comprende anche cinture, sciarpe, guanti e altri capi o accessori secondari. Se i capi d’abbigliamento vengono descritti come decorativi o ne viene enfatizzato lo stile, si deve siglare anche Art. Ex Esplosione, inclusi scoppio di una bomba,un missile che viene sganciato, eruzione vulcanica, uno sparo di una pistola e fuochi d’artificio. Fi Fuoco. Comprende ogni riferimento a fiamme, braci e fumo. Il vapore e la scia lasciata dall’aereo non sono siglati come Fi, ma lo scarico colorato o lo scoppio di un motore saranno siglati Fi e non Ex. Sx Sesso: organi (sessuali e riproduttivi), abbigliamento (vestiti o intimo con rimandi all’ambito sessuale) o attività sessuali (es. pene, vagina, vedere sotto il vestito, un abito trasparente, un reggiseno blu…). Non si siglano
Sx caratteristiche secondarie come seno o fondoschiena quando: vengono identificate insieme ad altre parti del corpo non sessuali e sono citate per stabilire il genere (“è una donna per il seno”). Vengono siglate Sx se sono inserite in un linguaggio o contesto sessualizzati. Per parti del corpo sessuali o anatomiche, è appropriato l’uso congiunto delle codifiche Hd o An. NC Non Classificabile: oggetti e contenuti che non sono classificati nelle altre categorie (es. nuvola, paesaggio, fulmine…). NC può essere usato anche contenuto secondario per le risposte che includono più oggetti; quindi “persone sedute a un tavolo” si sigla H, NC. Tra gli oggetti che spesso ottengono una codifica NC ci sono edifici, oggetti musicali, cibo, gadget, mappe, scenari naturali e paesaggi, oggetti di casa, scientifici e da esterno. Sono comprese anche le astrazioni come depressione ed esperienze sensoriali. Ovviamente ognuno di questi contenuti può essere elaborato in modo tale da portare alla sostituzione della codifica NC. Per esempio se una lampada di casa fosse caratterizzata da uno stile risalente al periodo di Luigi XIV, Ay andrebbe a sostituire la codifica NC. NC viene siglato perché contribuisce al punteggio della variabile Complessità. Si sigla soltanto un NC per ogni risposta. Qualità degli Oggetti Gli oggetti sono significativamente collegati? Sono tutti vaghi? Sono identici? Oltre a umani, animali e agli altri oggetti concreti tangibili, un oggetto può essere anche un fenomeno naturale o soprannaturale (es. calore, ombra, magia, diavolo, evoluzione…) o emozioni (come la depressione). L’oggetto di una risposta può anche includere oggetti peculiari come “una sfumatura” o un neologismo. Sintesi e Vago Sintesi (Sy) e Vago (Vg) sono due modalità usate per attribuirecaratteristiche qualitative agli oggetti identificati in una risposta. Vg si sigla in risposte in cui tutti gli oggetti non hanno una specifica forma o l’esaminato non comunica nessun tipo di forma (i confini degli oggetti sono vaghi e poco definiti). Dunque gli oggetti che sono mutabili e possono assumere diverse forma vengono definiti “vaghi” (ex. Sangue, acqua, nuvole, un’area geografica, fumo, un bel tramonto, un’esplosione, la felicità, un mucchio di foglie verdi etc. Essi verranno siglati Vg, a meno che il soggetto non aggiunga qualche specificazione a queste risposte che comunichi come i contorni del percetto possiedano caratteristiche distinguibili, es. “la palla è il sole”, “un’esplosione a forma di fungo”, “il fumo assomiglia al viso di una persona”, “è nero e ha la forma di un cumulo di nuvole”, “il sangue che cola formando un lungo arco”, “quell’isola ha una forma simile alle Hawaii”, “una foglia d’acero”, “un mucchio di foglie verdi con il tronco sottile dell’albero”). E’ comunque importante sottolineare che se in una risposta contenente più oggetti almeno uno ha una forma definita, non si deve siglare vago. Sy si sigla quando in una risposta sono presenti due o piò oggetti che sono in relazione o interagiscono tra loro (es. “due persone che si guardano l’un l’altra”, “un orso che scala una montagna”, “cani che si toccano il naso”, “una persona seduta al tavolo”, “un mago con il suo mantello che svolazza ai lati” etc.). La relazione può anche essere illogica e l’esaminatore non deve necessariamente comprenderla per siglarla (es. “un uccellino che entra nella testa di quest’uomo”). La codifica della sintesi può comprendere anche un oggetto e la sua relazione con qualcosa di intrinsecamente collegato all’oggetto stesso (es. Tavola II “una trottola (DS5) e le linee in questa parte nera rappresentano la sua rotazione (D6)”, “due orsi (D6) e del sangue che scende dalle loro gambe a causa della lotta che hanno fatto (D2,3)”. In termini di comportamento sottostante e di interpretazione,Sy fa riferimento ad un pensiero capace di sintesi e relazione. Vg e Sy possono essere siglati nella stessa risposta, per esempio “sangue e olio mischiati insieme”, “un fuoco in un campo verde” o “due nuvole che si spostano insieme”. Quando si inseriscono queste siglature, che hanno una loro specifica colonna per la codifica, si può digitare Sy, sy o 1 e Vg, vg o 1. Né Sy né Vg esempi in cui sono presenti più oggetti ma senza una relazione significativa tra loro: “due orsi, uno per lato”, “questo è un orso e qui c’è una montagna”, “due persone e qui c’è un tavolo”. Queste risposte non avranno nessuna codifica per la qualità dell’oggetto poiché non soddisfano neppure i criteri per la siglatura Vg.
della macchia vengono siglati Pari, ma se vengono visti sul corpo umano – singolo oggetto che li ospita – non vengono siglati come Pari). Per determinare se ci sono due oggetti bisogna stare molto attenti: “una persona con due teste” non verrà siglata Pari perché c’è un solo oggetto nella risposta (una persona); mentre se vengono visti, ad esempio, “due gemelli siamesi” o “due alligatori attaccati per il corpo”, se è presente simmetria viene siglato Pari. Pari non si sigla quando la simmetria della macchia è legata ad un riflesso o ad un’immagine allo specchio (“un paesaggio che si riflette nel lago”, “una persona che guarda la sua immagine allo specchio”), risposte che vengono codificate rispetto alla determinante riflesso ( r ), che non implica vera e propria simmetria. Esempi di risposte Pari: “due persone” in D9 tavola III, “teste di animale” in D3 tavola VII, “triangoli” in Dd tavola I. Per siglare Pari l’esaminato non deve per forza dire “due identici” o “due”; ma ad esempio potrebbe semplicemente dire “granchi” indicando D1 in entrambi i lati di tavola X. Se invece il soggetto dice “granchi” e ne indica solo uno su un lato, sarà necessario fare una domanda di chiarificazione nella CP per capire; poiché gli oggetti in simmetria verticale non sono considerati Pari (dunque se vede “due granchi” solo sul lato destro di, ad esempio, tavola X, uno in D1 e uno in D8, non si siglerà Pari). La risposta Pari è siglata inserendo il numero 2 nell’apposita colonna. Questa codifica non viene interpretata direttamente, ma viene utilizzata nel calcolo del sommario collegato alla simmetria. Qualità Formale Quando bene l’oggetto si adatta alla macchia? La qualità formale (FQ) descrive quanto è adeguata la risposta (quanto l’oggetto descritto si adatta e assomiglia alla localizzazione selezionata) e quanto viene comunemente visto durante le abituali somministrazioni del Rorschach. Si assegna una sola codifica FQ per ogni risposta data, e non per ogni oggetto riportato nella risposta. FQ viene siglato in ogni risposta per indicare se la qualità sia ordinaria (o), inusuale (u) o meno (-); oppure per indicare che l’oggetto/gli oggetti presenti nella risposta non hanno forma (n). o ordinaria : le risposte FQo sono adeguate, relativamente comuni e vengono viste facilmente. Di solito la loro forma corrisponde alla macchia in modo piuttosto adeguato (es. “pipistrello” nel globale in Tavola I). u inusuale : le risposte FQu sono viste meno frequentemente delle risposte FQo (sono meno comuni) e sono solitamente meno accurate, anche se mantengono una certa aderenza con i contorni della macchia (es. “un dragone con le ali” nel globale in Tavola 1).
- meno : le risposte FQ- sono infrequenti se non rare, inaccurate e distorte. Sono difficili da vedere e si adattano solo grossolanamente ai contorni della macchia (es. “un gatto” nel globale in Tavola 1). Risulta quindi chiaro come passando da FQ- a FQu e FQo crescano l’accuratezza e la frequenza. Determinare la giusta codifica FQ non consiste in un semplice procedimento intuitivo ma, anzi, FQ si basa su dati normativi. L’esaminatore deve fare riferimento alle Tavole della Qualità Formale (capitolo 6), all’interno delle quali si cercano la localizzazione dell’oggetto riportato e l’oggetto stesso. Se l’oggetto è riportato nell’elenco, si assegna semplicemente la codifica corrispondente; se non è presente, l’esaminatore ricorrerà al suo giudizio per estrapolare la codifica più appropriata facendo riferimento alla codifica di oggetti simili riportati. Quando sono inclusi più oggetti, tutti ugualmente importanti per la risposta, l’esaminatore deve “siglare il peggio” (es. se uno degli oggetti è siglato come o e l’altro come u, la codifica corretta FQ per quella risposta sarà u). n assente : risposta che non contiene un oggetto con forma e contorni definiti; dal momento che gli oggetti FQn di solito si basano sul colore o sul chiaroscuro della macchia (es. “carbone, è nero, ma non c’è una forma particolare” nel globale in Tavola 1). Le risposte FQn non vengono valutate in base al loro grado di corrispondenza ai contorni della macchia. Alcuni esempi di risposte FQn: “sangue perché è tutto rosso, la forma non è rilevante”, “una festa, c’è frenesia, colori e movimento ovunque. Non è niente di speciale, ci sono colori vivaci e movimento”, “un qualcosa di pelliccia, si riesce a percepire la sua morbidezza e comodità”, “qualcosa di verde che cola, potrebbe essere olio o qualcosa di simile. È stato appena rovesciato, si capisce dal colore”. Per siglare FQo, FQu o FQ- bisognerebbe trasformare queste frasi ad esempio come: “sangue perché è tutto rosso, sta gocciolando da questa ferita”, “una festa, c’è frenesia, colori e movimento ovunque. Colori allegri e
movimento, il disegno è stato fatto come se si toccassero a vicenda e fossero connessi per una ragione”. Per quanto riguarda l’interpretazione: una risposta FQo implica modi convenzionali e accurati di elaborare le informazioni; FQ- implica, al contrario, una distorsione percettiva. È probabile che questa persona, interpretando in maniera distorta le tavole del Rorschach, interpreti in modo distorto anche le situazioni della vita reale. Allo stesso modo, persone con un elevato numero di siglature FQn generalmente avranno una modalità di pensiero imprecisa, vaga e poco definita (dunque il soggetto specifica una forma di oggetti che, presi da soli, non la avrebbero. La qualità formale degli oggetti viene valutata quando:
- in una risposta con un oggetto, l’esaminato lo elabora arrivando a specificarne una forma;
- l’oggetto senza forma è compreso in una risposta formata da altri oggetti che possiedono una forma. Risposte con oggetto singolo (FQo, FQu o FQ-) Per le risposte che includono un singolo oggetto, l’esaminatore deve cercare l’oggetto in questione nelle Tavole della Qualità Formale. Es. “una donna in piedi, come se stesse per sbilanciarsi indietro” in D4 tavola I si va a cercare nella Tavola delle Qualità Formali la tavola I con localizzazione D4. Qui, in questo caso, è presente una voce quasi identica alla risposta data, ovvero “Umano, specificato come femmina, spesso vista piegata” che riporta un FQ di tipo o. Tuttavia, a volte, non è possibile trovare nella tavola l’oggetto esatto e quindi è necessario estrapolare l’oggetto dalle voci elencate nella tavola stessa. Esempio: “sangue secco, non proprio rosso, tipo una chiazza di forma irregolare” in Dd28 tavola IX. Se si cerca nelle Tavole di Qualità Formale si trova che sangue è elencato come FQ- e crosta come FQu. Dal momento che la descrizione “sangue secco, non proprio rosso” è più simile ad una crosta, FQu rappresenta l’estrapolazione più sensata della tavola. Se invece ci fosse stata la risposta “una maschera terribilmente brutta”, l’estrapolazione sarebbe stata più difficile perché tra le voci presenti in questa localizzazione non è elencato nulla di simile ad una maschera. Alla fine si potrebbe individuare testa (FQ-) come l’associazione più pertinente, assegnando quindi FQ- alla risposta. Se invece le Tavole FQ non danno nessuna guida utile per l’estrapolazione, l’esaminatore deve siglare la risposta basandosi sulla sua persona risposta alla domanda “Riesco a vederlo facilmente?”. La risposta potrebbe alla fine essere siglata FQu se l’esaminatore riesce a vedere l’oggetto; altrimenti si dovrebbe siglare FQ-. Procedure di estrapolazione per risposte con un singolo oggetto
- Step preliminare la siglatura FQ inizia col prendere in esame la localizzazione della risposta nelle Tavole FQ allo scopo di abbinare a essa l’intero oggetto della risposta. Se la localizzazione dell’oggetto della risposta non è presente nelle tavole FQ e non è un’area quasi-D, si deve passare allo step 2 e la localizzazione di questo oggetto sarà Dd99.
- Step 1 cercare forme simili. Individuare la localizzazione della risposta e cercare nelle tavole FQ oggetti che abbiano forme simili. Spesso è possibile ottenere un’estrapolazione sufficientemente adeguata in questo primo step e, quindi, già a questo punto sarebbe possibile siglare FQ. Bisogna comunque tener presente che se allo Step 1 non si può attribuire la codifica FQo, essa rimane una codifica possibile ma rara (esempio in cui FQo, che non emerge nello Step 1, può essere assegnato in seguito: in tavola V un pipistrello è siglato FQo se si usa l’intera macchia. Tuttavia il soggetto può precisare che le estensioni laterali in D10 non fanno parte delle ali. Questo teoricamente dovrebbe comportare una localizzazione Dd99.Tuttavia la localizzazione quasi-W dell’oggetto giustifica comunque la codifica FQo).
- Step2 cercare aree simili. Se la localizzazione dell’oggetto della risposta non è elencata nelle tavole FQ si cercano approssimazioni vicine all’area utilizzata (es. se l’oggetto di una risposta è localizzato in area Dd99, si cercano oggetti che possono essere abbinati al percetto in questione, in aree di localizzazione note che ricoprono un’area simile a quella della localizzazione Dd99. Nella maggior parte delle risposte è utile controllare nel globale (W) e nelle aree D più grandi all’interno delle quali è compresa la localizzazione della risposta. Questo vale anche per le localizzazioni elencate nelle Tavole FQ quando non si riesce a trovare un abbinamento adeguato per l’oggetto della risposta. In questi casi si cercano approssimazioni vicine all’area utilizzata (es. Tavola V, se non emerge nessun abbinamento adeguato per un oggetto visto in D10 o Dd23, si potrebbe cercare nell’area D4).
- Step3 cercare le sottocomponenti della risposta. Per codificare correttamente FQ è utile identificare, per le