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Saggio algoritmi di decodifica, Guide, Progetti e Ricerche di Sociologia Della Comunicazione

Saggio algoritmi di decodifica

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2021/2022

Caricato il 08/12/2022

margherita-caneschi
margherita-caneschi 🇮🇹

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SAGGIO: ALGORITMI DI DECODIFICA
Il concetto di “decodifica”, nella comunicazione, viene utilizzato come strumento di
sensibilizzazione per sondare il modo in cui le persone comprendono e apprendono gli
algoritmi e la loro valorizzazione/risposta al lavoro su cui praticano. Il concetto di decodifica
è importante poichè introduce e valorizza una componente costituzionale nella
comunicazione, ovvero si occupa di tutte quelle lacune che devono essere colmate
mobilitando le nostre conoscenze semiotiche e socioculturali in processi di interpretazione,
prima che una comunicazione diventi significativa.
La conoscenza comunicativa di decodifica si basa sull’approccio algoritmico, ovvero uno
studio empirico esplorativo di come persone di diversa estrazione sociale conoscono,
sentono, valutano ed elaborano gli algoritmi nella propria vita quotidiana.
Nell’articolo vengono presentate tre modalità prototipiche di decodifica degli algoritmi: le
Modalità preferite, le Modalità negoziate e le Modalità oppositive di coinvolgimento con gli
algoritmi nella vita quotidiana.
Le operazioni algoritmiche costituiscono una componente essenziale nella nostra vita di tutti
i giorni, durante la nostra quotidianità le tracce dei nostri dati vengono raccolte, ordinate
algoritmicamente, filtrate e così via, venendoci restituite in modi che presumibilmente
dovrebbero rendere le nostre vite più semplici e il nostro lavoro più efficiente.
Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di studiosi ha posto grande attenzione sulle
implicazioni sociali e culturali degli algoritmi e delle operazioni algoritmiche, in particolare
Tarleton Gillespie che, nel 2014, ha effettuato numerosi studi critici sugli algoritmi ,
ricercando le politiche e i pregiudizi insiti in queste operazioni.
Molti ricercatori invece hanno sollevato anche questioni riguardanti il potere che gli algoritmi
esercitano attraverso le operazioni, ad esempio sui servizi di streaming, sui motori di ricerca
e sui social media, visti come costrutti dinamici e socio materiali con capacità prerogative.
Gli algoritmi, grazie a queste affermazioni teoriche e agli studi connessi, non vengono più
modellati sui dati di coloro che li creano ma vengono modellati anche attraverso il modo con
cui diventano significativi in ciò che fanno quotidianamente attraverso le infrastrutture digitali
della vita quotidiana. Diventano produttivi e si fortificano anche grazie ai significati che
vengono loro attribuiti in contesti concreti.
Stuart Hall, nel 1973, attraverso il modello semiotico di codifica e decodifica dei testi mediali
affronta il rapporto tra gli utenti e le interfacce algoritmiche.
Il modello semiotico della comunicazione prevede come presupposto principale che i
messaggi debbano essere polisemici e la circolazione del significato nella società avvenga
attraverso i messaggi dei media che si basano su istanze di “codifica”.
La “decodifica”, invece, richiede un lavoro interpretativo da parte del “destinatario”. Quando
si decodifica un messaggio si verificano delle inferenze sulle intenzioni di chi lo ha prodotto,
valutandolo e valorizzandolo in base alla nostra sfera personale e socioculturale.
Nel quadro originale di Hall, egli delinea tre posizioni prototipiche di decodifica: una lettura
dominante o preferita, una negoziata e una oppositiva del messaggio.
Per studiare meglio l'esperienza degli utenti comuni con le operazioni algoritmiche,è stato
intrapreso in Danimarca uno studio qualitativo ed esplorativo.
Sono state intervistate 16 persone di diversa estrazione sociale con delle domande semi-
strutturate a cui veniva domandato cosa fossero gli algoritmi per loro. Le interviste sono
state trascritte verbalmente e codificate sistematicamente seguendo uno schema di codifica
progettato con l'obiettivo generale di comprendere la decodifica degli algoritmi come una
questione di conoscenza, sentimento e azione su di essi. Sono state rilevate tre principali
fonti di conoscenza degli algoritmi: Conoscenza professionale (studio dettagliato),
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SAGGIO: ALGORITMI DI DECODIFICA

Il concetto di “decodifica”, nella comunicazione, viene utilizzato come strumento di sensibilizzazione per sondare il modo in cui le persone comprendono e apprendono gli algoritmi e la loro valorizzazione/risposta al lavoro su cui praticano. Il concetto di decodifica è importante poichè introduce e valorizza una componente costituzionale nella comunicazione, ovvero si occupa di tutte quelle lacune che devono essere colmate mobilitando le nostre conoscenze semiotiche e socioculturali in processi di interpretazione, prima che una comunicazione diventi significativa. La conoscenza comunicativa di decodifica si basa sull’approccio algoritmico, ovvero uno studio empirico esplorativo di come persone di diversa estrazione sociale conoscono, sentono, valutano ed elaborano gli algoritmi nella propria vita quotidiana. Nell’articolo vengono presentate tre modalità prototipiche di decodifica degli algoritmi: le Modalità preferite, le Modalità negoziate e le Modalità oppositive di coinvolgimento con gli algoritmi nella vita quotidiana. Le operazioni algoritmiche costituiscono una componente essenziale nella nostra vita di tutti i giorni, durante la nostra quotidianità le tracce dei nostri dati vengono raccolte, ordinate algoritmicamente, filtrate e così via, venendoci restituite in modi che presumibilmente dovrebbero rendere le nostre vite più semplici e il nostro lavoro più efficiente. Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di studiosi ha posto grande attenzione sulle implicazioni sociali e culturali degli algoritmi e delle operazioni algoritmiche, in particolare Tarleton Gillespie che, nel 2014, ha effettuato numerosi studi critici sugli algoritmi , ricercando le politiche e i pregiudizi insiti in queste operazioni. Molti ricercatori invece hanno sollevato anche questioni riguardanti il potere che gli algoritmi esercitano attraverso le operazioni, ad esempio sui servizi di streaming, sui motori di ricerca e sui social media, visti come costrutti dinamici e socio materiali con capacità prerogative. Gli algoritmi, grazie a queste affermazioni teoriche e agli studi connessi, non vengono più modellati sui dati di coloro che li creano ma vengono modellati anche attraverso il modo con cui diventano significativi in ciò che fanno quotidianamente attraverso le infrastrutture digitali della vita quotidiana. Diventano produttivi e si fortificano anche grazie ai significati che vengono loro attribuiti in contesti concreti. Stuart Hall, nel 1973, attraverso il modello semiotico di codifica e decodifica dei testi mediali affronta il rapporto tra gli utenti e le interfacce algoritmiche. Il modello semiotico della comunicazione prevede come presupposto principale che i messaggi debbano essere polisemici e la circolazione del significato nella società avvenga attraverso i messaggi dei media che si basano su istanze di “codifica”. La “decodifica”, invece, richiede un lavoro interpretativo da parte del “destinatario”. Quando si decodifica un messaggio si verificano delle inferenze sulle intenzioni di chi lo ha prodotto, valutandolo e valorizzandolo in base alla nostra sfera personale e socioculturale. Nel quadro originale di Hall, egli delinea tre posizioni prototipiche di decodifica: una lettura dominante o preferita, una negoziata e una oppositiva del messaggio. Per studiare meglio l'esperienza degli utenti comuni con le operazioni algoritmiche,è stato intrapreso in Danimarca uno studio qualitativo ed esplorativo. Sono state intervistate 16 persone di diversa estrazione sociale con delle domande semi- strutturate a cui veniva domandato cosa fossero gli algoritmi per loro. Le interviste sono state trascritte verbalmente e codificate sistematicamente seguendo uno schema di codifica progettato con l'obiettivo generale di comprendere la decodifica degli algoritmi come una questione di conoscenza, sentimento e azione su di essi. Sono state rilevate tre principali fonti di conoscenza degli algoritmi: Conoscenza professionale (studio dettagliato),

Conoscenza basata sull’esperienza (conoscenza basata sull’apprendimento), Conoscenza da parte di terzi (appreso da amici e conoscenti informazioni sugli algoritmi). I dati delle nostre interviste contengono molti esempi simili sia positivi che negativi, che mostrano come le esperienze positive inducano valutazioni e aspettative interessanti nei confronti di specifici algoritmi. Allo stesso tempo però, molti intervistati mostrano di aver avuto anche esperienze negative con gli algoritmi, le quali sono spesso raccontate come lievi irritazioni e raramente hanno portato a valutazioni negative pronunciate, poiché probabilmente provengono da incontri fortemente affettivi. La posizione dominante o preferita di decodifica descrive i casi di utilizzo degli algoritmi come previsto, reificando così i loro significati e pregiudizi codificati. A livello generale, le decodifiche dominanti si basano sulla percezione degli algoritmi come parte essenziale dei media digitali e comportano inoltre la consapevolezza che gli algoritmi funzionano in modo ottimale se l'utente interagisce con il sistema algoritmico come previsto dai progettisti. La posizione di decodifica negoziata descrive una posizione intermedia, caratterizzata da un mix di valutazioni positive e negative che, a loro volta, portano a un coinvolgimento più cauto con i sistemi algoritmici. In genere, gli utenti che assumono una posizione negoziata ritengono che gli algoritmi siano una parte indispensabile dei media digitali, in quanto aiutano ad accedere alle informazioni e a fornire contenuti e raccomandazioni personalizzate. Tuttavia abbiamo delineato uno schizzo di come gli immaginari algoritmici possano essere studiati dal punto di vista della teoria classica della comunicazione. Abbiamo utilizzato il lavoro fondamentale di Stuart Hall sulla codifica e la decodifica dei messaggi mediatici come quadro di riferimento per comprendere come le persone comuni vengono a conoscenza, valutando ed eventualmente contrastando le operazioni algoritmiche eseguite su di loro nella vita quotidiana. Se gli algoritmi sono i meccanismi centrali di codifica dei sistemi digitali, è importante capire come le persone ne vengano a conoscenza e ne traggano un senso. Il nostro studio esplorativo su come le persone decodificano gli algoritmi testimonia i modi in cui gli utenti arrivano a rafforzare tacitamente o a sovvertire le logiche algoritmiche attraverso la loro agenzia comunicativa. Alla base del modello di codifica-decodifica c’è l'idea che i media abbiano un potenziale di sensibilizzazione, in grado di allertare le persone su questioni di politica e identità. Esso suggerisce che la conoscenza non è necessariamente un forte incubatore autonomo per la riflessione critica e le azioni, mostrando alle persone i possibili risultati delle predizioni e dei profili algoritmici.