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Saggio Modulo 2 Project Management per Associazione Mnemosine
Tipologia: Tesine universitarie
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Saggio modulo 2 “Project management: la dimensione organizzativa a scuola”
1. Il project management nelle scuole Nel contesto attuale ci troviamo in una società complessa nella quale siamo completamente sommersi e la motivazione è certamente il cambiamento continuo e repentino della realtà sociale, economica, politica e culturale. Negli ultimi anni, la scuola ha iniziato un percorso di innovazione dal punto di vista didattico, metodologico e tecnologico grazie ai fondi messi a disposizione dal Piano Operativo Nazionale (PON). La scuola è strutturata da moltissime componenti, tutte con mansioni articolate e differenti che a partire dalle competenze di base riguardanti l’ambito didattico, hanno accorpato ulteriori attività organizzative, di progettazione, di valutazione, di ricerca e di supporto alla didattica stessa. Il compito della scuola è dunque quello di trasmettere i saperi tramite gli ambiti disciplinari ma anche di definire un progetto con le numerose connessioni presenti acquisendo delle competenze chiamate trasversali. Infatti, la realizzazione e la gestione di un progetto viene considerata dal regolamento MIUR come una competenza trasversale e si riferisce ad “abilità di carattere generale, a largo spettro, relative ai processi di pensiero e cognizione, alle modalità di comportamento nei contesti sociali e di lavoro, alle modalità e capacità di riflettere e di usare strategie di apprendimento e di auto-correzione della condotta”. Per tale ragione, queste competenze sono delle abilità fondamentali che sono sempre necessarie indipendentemente dal contesto in cui si opera: il project management, considerato esclusivamente come strumento di organizzazione tradizionalmente aziendale, risulta così applicabile al contesto scuola. Per poter parlare di project management nelle scuole, risulta essere utile comprendere il concetto e la definizione di “progetto”, ovvero un insieme di tutte quelle attività che rappresentano un’iniziativa, un obiettivo non continuativo: il tempo infatti ha un inizio e una fine. Quest’ultima avviene attraverso l’organizzazione di contributi specialistici e controllando costantemente che l’obiettivo venga raggiunto a condizioni prestabilite, non a caso pro-getto deriva dal latino pro-jacere, lanciare in avanti.
Il linguaggio è importante in un progetto poiché deve essere altamente conosciuto tra gli attori dello staff, spesso risulta essere nuovo e deve essere ricreato: il linguaggio nasce con il progetto ed è unico come il progetto stesso.
2. La complessa organizzazione scolastica Inizialmente il ruolo del Dirigente scolastico era “direttivo” e di “coordinamento” delle attività e dei gruppi di lavoro. Con l’articolo 25 del D. L.vo n. 165/2001 viene delineato il passaggio dal ruolo “direttivo” al ruolo "dirigenziale" attraverso nuove attività di valorizzazione e gestione delle risorse umane. Attualmente il Dirigente Scolastico è il primo responsabile della strutturazione articolata della scuola: si occupa infatti degli aspetti pedagogico/didattici predisposti dal PTOF; gestisce i rapporti con il territorio e gli enti locali. Non solo, il DS coordina le risorse umane presenti nella scuola e individua il 10% di docenti per le tutte quelle attività che riguardano l’organizzazione e la didattica con lo scopo di ridurre le funzioni comunicative, organizzative, relazionali e di coordinamento. Il Dirigente scolastico, visto in un’ottica di azienda privata, viene considerato come un manager dotato dunque di capacità relazionali e motivazionali adatto per una “leadership autorevole”, facilitando il lavoro e valorizzando tutti i componenti del suo staff, ma anche per una “leadership per l’apprendimento” delegano la responsabilità e instaurando un clima collaborativo con lo scopo di poterlo aiutare ad individuare e suddividere le responsabilità nei diversi plessi scolastici. È possibile classificare le deleghe attribuite ai collaboratori in: a. sostitutive: vengono fatte le veci del Dirigente Scolastico in caso di assenza o delega alla presidenza di Collegi dei Docenti, Consigli di classe, interclasse, intersezione; b. rappresentanza dell’istituto: viene richiesta la partecipazione ad incontri con enti ed associazioni esterni, ad eventi e manifestazioni; c. gestionali: viene accordato il supporto nella gestione dell’intera struttura come l’individuazione dei docenti sostituti e la riorganizzazione temporanea del servizio, la pianificazione in caso di emergenze; d. comunicative: vengono inviate le comunicazioni all’organico relative ai plessi di servizio; e. organizzative: si predispone agli orari di insegnamento, all’orario di servizio dei docenti in caso di assemblee sindacali e scioperi; f. relazionali: vengono gestiti i rapporti con i docenti e le famiglie;
Tra le competenze trasversali ritroviamo la capacità di collaborare in team, l’abilità di cooperazione tra colleghi e superiori, l’empatia e la comunicazione. Nel contesto scolastico attuale occorre distinguere due tipologie di comunicazione: a. comunicazione interna: risulta particolarmente efficace per far circolare le informazioni velocemente coinvolgendo i dipendenti. Si possono ad esempio utilizzare circolari, e-mail e newsletter; b. comunicazione esterna: le scuole utilizzano ad esempio siti web con i quali comunicano con l’esterno mostrando le proprie attività. Queste due tipologie di comunicazione risultano essere diverse ma complementari tra di loro, hanno entrambe l’obiettivo comune di sostenere e dare visibilità al servizio scuola. La comunicazione, secondo Jacobson (1963), risulta efficace se organizzata sulla base di sei elementi fondamentali necessari: l’emittente che invia il messaggio; il ricevente o destinatario a cui il messaggio è destinato; il messaggio, ciò che si intende comunicare; il canale, ovvero il mezzo della comunicazione; il codice, ovvero il sistema dei segni e la trasmissione di significati ed infine il referente, ciò a cui si riferisce il messaggio. A questa classificazione occorre aggiungere un elemento di fondamentale importanza: il feedback. Quest’ultimo è la risposta data dal ricevente all’emittente permettendo così di poter confermare, modificare o rafforzare la risposta ed il comportamento. All’interno del project management, è importante valutare il feedback per far si che la comunicazione sia efficace e per poter realizzare un progetto conseguendo l’obiettivo stabilito inizialmente. Come detto in precedenza, il ruolo di manager e leader nel contesto scolastico viene ricoperto dal Dirigente Scolastico e, per tale ragione, è il primo responsabile nel preservare una comunicazione scorrevole ed efficace sia all’interno del proprio staff, sia all’esterno. La comunicazione va gestita e pianificata sin dall’inizio mediante il “ piano della comunicazione ”, in cui vengono precisate alcune delle condizioni necessarie, come ad esempio: l’elaborazione e la conservazione delle informazioni di progetto; modalità e tempistiche in cui le informazioni vanno distribuiti e i metodi di accesso e aggiornamento delle informazioni da parte del team. Per il Dirigente scolastico è dunque essenziale conoscere le modalità per poter impostare una comunicazione efficace sia sul progetto, considerando i diversi ostacoli che possono presentarsi durante il raggiungimento dell’obiettivo, sia a livello di gestione delle risorse umane.
4. Conclusioni Dal seguente saggio emerge che l’applicazione del modello di project management nella scuola risulta imprescindibile considerando la sua dimensione organizzativa estremamente complessa. Occorre dunque riflettere sul potenziale di tutte le risorse umane presenti nella realtà scolastica italiana con lo scopo di poterle sfruttare al meglio. Una comunicazione efficace è fondamentale per tutti i membri dello staff ed è un elemento chiave in grado di differenziare un ambiente di apprendimento da un altro. Il dirigente deve necessariamente predisporre una comunicazione efficace all’interno della propria struttura con lo scopo di ridurre gli sprechi di tempo e migliorando la performance dello staff sia durante la realizzazione di progetti, sia durante la consueta attività didattica. Infatti, il corpo docenti oggi viene considerato come un gruppo di professionisti che ha lo scopo il raggiungimento dello stesso obiettivo: la formazione degli alunni. È necessario ricordare che, nonostante esistano diverse scuole, diversi docenti e diversi metodi, lo scopo non è solo ed esclusivamente trasmettere delle nozioni teoriche, ma svolgere un ruolo centrale nella vita degli studenti. Bibliografia e Sitografia ● Associazione Mnemosine, Dispensa Progettazione e valutazione della didattica ● Jacobson R. (1963), Essais de linguistique generale, Paris. ● MIUR, La comunicazione nella scuola dell’autonomia, Ufficio scolastico per la regione Liguria