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Quante volte siamo stati invitati nella nostra vita? E quanti tipi diversi di invito abbiamo ricevuto? Tante volte non ci ricordiamo che qualcuno ha preparato qualcosa per noi, che vuole stare con noi, che con noi vuole vivere un’esperienza bella e profonda. A volte diamo tutto questo per scontato. Non c’è incontro o momento conviviale che non sia preceduto da un invito.
Ci facciamo aiutare nell’ascolto della parola del Vangelo dall’immagine: Zaccheo, anonimo, XX sec. Italia
Questa icona moderna, utilizzando il modo rappresentativo ortodosso bizantino, racconta della chiamata di Zaccheo da parte di Gesù e la sua conversione dopo la cena nella sua casa. Si noti in primo piano l’invito a scendere dal sicomoro e sullo sfondo Gesù che benedice la conversione di Zaccheo. Il sicomoro su cui Zaccheo è arrampicato è aperto al vento, gli alberi sullo sfondo sono avvolti da un lenzuolo bianco, segno di nobiltà e di conversione. Qualcosa è cambiato. In quel tempo Gesù entrato in Gerico attraversava la città, ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti per poterlo vedere, salì su un sicomoro poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo scendi subito perché oggi mi devo fermare a casa tua ”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò tutti mormoravano: “É andato ad alloggiare da un peccatore”. Ma Zaccheo alzatosi disse al Signore: “Ecco Signore io do la metà dei miei beni ai poveri e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. (Lc 19, 1-10)
cre-grest 2015 | schede catechesi
CATECHESI / livello base
Incontro uno Invitare
Zaccheo si ritrova a casa sua Gesù, ma non è stato lui ad invitarlo. È Gesù che invita Zaccheo. Un invito insolito. Sembrerebbe quasi un’auto-invito. Ma Zaccheo accetta con gioia. Ed è lui stesso che accoglie Gesù in casa sua. Essere invitati ed invitare. Gesù ci chiede di accogliere il suo invito: lui ci invita sempre! Come diamo per scontato l’importanza e il valore di un invito, tante volte non ci rendiamo nemmeno conto che tra i tanti inviti, dal più semplice che ogni giorno riceviamo a casa: “C’è pronto!”, al più ufficiale - come quello di un banchetto di nozze - c’è quello di Gesù. Gesù ci chiede di essere capaci di invitare e di accogliere l’altro, proprio come Zaccheo ha fatto con Lui, anche se può costare fatica: il fatto che Zaccheo sia un peccatore sconvolge il parere di tutti, ma Gesù desidera incontrare proprio lui, ed è un incontro che cambierà la sua vita.
ATTIVITÀ I ragazzi troveranno come sempre la stanza pronta, ma questa volta ci sarà un particolare in più: ciascuno avrà il suo posto, con il proprio nome segnato. All’ingresso li chiameremo uno ad uno e li faremo accomodare al loro posto. Sarebbe bello che nei giorni precedenti i ragazzi ricevessero direttamente a casa un invito per l’incontro. In questo modo facciamo sperimentare ai nostri ragazzi in modo esplicito il trovare qualcosa di pensato e preparato per ciascuno. A questo punto li faremo riflettere sull’esperienza vissuta e sul significato dell’invito: cosa significa invitare? (due sono gli aspetti principali: il proporre qualcosa da fare insieme oppure lo spingere a fare qualcosa); perché invitare qualcuno? Quanti inviti ho ricevuto? Di che tipo? Il tema è ampio: non esiste infatti solo l’invitare a tavola, ma anche, ad esempio, l’invitare a vedere insieme una partita, l’invitare a uscire… Chiediamo di scrivere su un foglio l’invito ricevuto che più è rimasto impresso in loro e condividiamo in gruppo quanto ricordato.
PREGHIERA Grazie, Signore, per le persone che hanno preparato qualcosa appositamente per me. Grazie, per le persone che hanno pensato a me. Grazie, per le persone che desiderano passare del tempo con me. Fa’ che possa essere anch’io capace di invitare gli altri alla tavola della mia vita anche quando, magari, costa un po’ di fatica. Voglio sedermi accanto a Te, alla tua Tavola: aiutami perché non manchi mai a questo tuo prezioso invito!
PER CONCLUDERE Come gesto conclusivo, si può affidare a ciascuno l’impegno, per quella settimana, di invitare una persona per fare qualcosa insieme (uscire a prendere il gelato, mangiare insieme, fare una chiacchierata…).
anche delle parole di Gesù nell’ultima cena. Il «rese grazie» è il riconoscimento che quel cibo è dono che viene dal Padre, ma è anche – per colui che di lì a poche ore morirà – confessione del fatto che egli stesso sta diventando dono. «Ringraziare» non ci educa solo ad essere attenti agli altri, ma a fare della nostra vita un dono.
ATTIVITÀ Può essere utile cominciare con un brain storming : su un cartellone si scrive la parola “Grazie” e si invitano gli adolescenti a scrivere quanto viene loro in mente (per es. sinonimi; espressioni non verbali che dicono la stessa cosa; le occasioni in cui lo diciamo; le occasioni in cui ce lo dicono; circostanze in cui non bisogna dirlo…). Senza troppi preamboli si legge il testo del vangelo di Luca. Pare che Gesù faccia preferenze per Maria a scapito di Marta: sembra dunque che Gesù non sappia ringraziare colei che gli sta preparando il pranzo. Si dividono i ragazzi in due gruppi: Marta e Maria. Ciascun gruppo deve – leggendo il testo evangelico – preparare argomenti per convincere Gesù che la propria scelta (servizio attivo o ascolto passivo) è quella giusta. Nel frattempo gli educatori preparano il personaggio di Gesù. Nel confronto, chi impersona Gesù deve stare sulle difensive, senza prender parte subito per l’una o per l’altra. Dopo aver lasciato scatenare le sorelle, comincia lentamente a far trapelare l’idea che in realtà il problema non è che Maria fa bene e Marta no (sarebbe ipocrita, di lì a poco avrebbe mangiato quanto Marta aveva preparato). Più profondamente il problema è che Maria sa riconoscere il momento e lo vive serenamente (sceglie di ascoltare il maestro), Marta invece non sa riconoscere il momento e si «affanna e agita». La conclusione del lavoro sarà affidata ad un altro educatore, non a quello che ha “rappresentato” Gesù.
PREGHIERA Proponiamo una preghiera del beato Charles de Foucauld, missionario francese morto nel 1916. La sua scelta di vita, dopo un’esistenza movimentata e travagliata, fu quella di vivere in mezzo ai tuareg del Sahara, come testimonianza semplice di condivisione. In questa preghiera ringrazia il Padre, per tutto e in anticipo. Follia? Oppure atto estremo di riconoscimento che da Dio vengono solo cose buone.
Padre mio, io mi abbandono a te, fa’ di me ciò che ti piace qualunque cosa tu faccia di me ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature; non desidero altro, mio Dio. rimetto la mia anima nelle tue mani; te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore perché ti amo. Ed è per me un’esigenza d’amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani senza misura, con una confidenza infinita, poiché tu sei il Padre mio.
La canzone «Grazie mille» degli 883 può aiutare a concretizzare il discorso fatto: Max Pezzali elenca circostanze molto diverse per ringraziare. Si possono invitare i ragazzi a riscrivere le strofe del canto a partire dalle loro esperienze. Al termine ci si può chiedere perché si sono scelte proprio quelle circostanze e si può verificare se davvero sono le occasioni in cui ci si sente riconosciuti come persone che valgono.
Ognuno a tavola mangia il cibo a lui destinato: ma, sulla tavola, i vari cibi presenti sono per tutti coloro che prendono parte ad un pranzo o una cena. Sempre, a tavola come nella vita, si corre il rischio di pensare a noi stessi, ai nostri bisogni, a soddisfare la nostra fame. La sera dell’ultima cena Gesù, nel gesto di spezzare il pane e di darlo ai dodici, ci fa capire il valore della condivisione: che è innanzitutto accontentarsi di quello che abbiamo nella vita e metterlo a disposizione degli altri senza gelosia, che è non sprecare perché qualcuno possa averne come noi, che è portare il nostro contributo di capacità, qualità, doni materiali, affetti, amicizia a tutti coloro che incontriamo nei nostri mondi.
Ci facciamo aiutare nell’ascolto della parola del Vangelo dall’immagine: Terza apparizione di Cristo , anonimo seguace di Dieric Bouts, XVI sec. (prima metà), Fiandre
L’autore fiammingo di questa opera pone sull’orizzonte una barca che getta una rete in acqua e un uomo che è in piedi sulla riva. Portando lo sguardo sulle figure principali scopriamo che quella sulla riva è Gesù. Cristo ha le mani e i piedi segnati dalla crocifissione, eppure appare vivo sulla riva del lago, così vivo che ha portato una pagnotta e messo del pesce a cuocere sul fuoco. Pietro si avvicina incredulo nel vedere il maestro, coi fianchi cinti entra in acqua. La barca dei discepoli si avvicina a fatica, carica di uomini e, probabilmente, di pesce. Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il
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CATECHESI / livello base
Incontro tre condividere
Gustare è riconoscere il mangiare come esperienza “sublime ed emozionale” non solo quale atto biologica e funzionale. Gustare è “badare alle cose” in profondità perché coinvolge tutti i sensi: si pregusta con gli occhi, si odorano le pietanze, si assaggia, si mastica il boccone, se ne percepisce la consistenza con la lingua, la temperatura, si sentono i rumori che il cibo produce sotto i denti. Tutto questo tocca radici profonde del nostro esistere, permette di cogliere fino in fondo il valore delle cose che viviamo, di apprezzare chi ha preparato quel piatto, di riconoscere in esso tutta la portata di un incontro, di un’occasione di relazione, il bello di una festa. Gustare è un’azione della mente e del cuore in grado di tessere la trama indelebile dei nostri ricordi. Ci permette di INTERIORIZZARE l’esperienza del mangiare, di GIOIRE del bene ricevuto augurandosi di riviverlo, di VERIFICARE i nostri gusti per non ripetere certi errori, di SALUTARCI per REINCONTRARCI per vivere nuovamente determinate sensazioni. Questo ha voluto fare il Signore per noi, non solo ci ha dato se stesso come cibo di salvezza, ci ha offerto anche di gustare pienamente la vita in Lui per ritrasmetterla come amore; ha spezzato il pane, ha versato il vino e nell’istituzione del gesto memorialistico della condivisione comunitaria ci ha donato la continuità della sua azione in mezzo a noi, ciò che ci permette di gustare ad ogni Eucarestia la sua presenza viva nei fratelli.
IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI GESÙ Ci facciamo aiutare nell’ascolto della parola del Vangelo dall’immagine: Nozze di Cana , Giotto di Bondone, 1303/1305, Cappella degli Scrovegni a Padova
Tutti hanno portato e messo nelle giare del vino per la festa, ma prima della fine della cena questo è finito. Giotto pone Maria seduta accanto alla sposa, la Madonna chiede ai servitori di ascoltare Gesù. Cristo, seduto a fianco dello sposo e vicino ad un discepolo, fa portare alle servitrici dell’acqua per riempire le giare vuote. L’acqua assaggiata dal grasso maestro di tavola è divenuta dell’ottimo vino, il migliore della festa. Solo Gesù, Maria e i servitori sanno quanto realmente accaduto in
cre-grest 2015 | schede catechesi
CATECHESI / livello base
Incontro quattro gustare
quella stanza. Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». Gesù le disse: «Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta». Sua madre disse ai servitori: «Fate tutto quel che vi dirà». C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: «Riempite d’acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: «Adesso attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv. 2, 1-11)
COMMENTO Giovanni Cesare Pagazzi nel libro “La cucina del Risorto” dice che un buon cuoco ha questa prima elementare avvertenza: non impiegare sempre tutte le cose buone a disposizione, o almeno non tutte subito, per favorire una buona assimilazione e digestione del pasto. Ecco che “gustare il Risorto” nella nostra vita, con l’Eucarestia, è saper attendere il momento giusto, nei modi giusti perché il nostro palato possa riconoscere tutto il dolce della sua Parola che si fa viva in noi. Il Signore non solo ci dà tutto ciò di cui abbiamo bisogno, si preoccupa del vino da servire in tavola, ma fa in modo che l’esperienza del suo incontro sia quella del “vino buono” capace di cambiare e convertire per sempre il nostro cuore.
ATTIVITÀ Si prepara per gli adolescenti una sorta di banchetto al quale verranno chiamati a partecipare a gruppetti non troppo numerosi (importante il trovarsi insieme intorno ad un tavolo). Tutti dovranno essere bendati. Gli educatori che gestiscono l’attività faranno passare nelle loro mani delle ciotole o piatti con dentro alcune diverse tipologie di alimenti: pietanze dolci, salate, amare, morbide, dure, croccanti, calde, fredde… la scelta della tipologia e il numero degli assaggi è a discrezione di chi gestisce l’incontro. Ciascuno dovrà prenderne un pezzetto, assaggiarlo, gustarlo e passare la pietanza al compagno al proprio fianco. Gli educatori aiutano i ragazzi a riflettere su ciò che quei sapori suscitano in loro, quali ricordi accendono, a quali persone rimandano, quali sensazioni provocano. Non si tratta solo di essere in grado di riconoscere l’alimento ma di associarlo il più possibile ad un personale vissuto, da condividere ad alta voce.
NB: gli educatori si assicurino di conoscere eventuali allergie o intolleranze alimentari dei ragazzi al fine di evitare alimenti pericolosi.
Al termine dell’attività gli educatori propongano agli adolescenti di riflettere sul tema del gustare in relazione al loro personale rapporto con il Signore:
APPROFONDIMENTO
Da “La cucina del risorto”, di Giovanni Cesare Pagazzi, EMI, 2014
Persino quando immagina il Paradiso, Gesù si riferisce ad una mensa, dove con i suoi amici mangerà e berrà i cibi preparati dal Padre (cfr. Lc 22, 28-30 e Ap 19,9). […] Perché mai tutta questa attenzione di Gesù alla propria e all’altrui fame e sete? Perché esse, con un linguaggio tutto di carne, non smettono di ricordare agli uomini che sono figli e figlie, gente che vive perché riceve, prima ancora di poter dare. La fame e la sete in-segnano ogni giorno verità tanto semplici da passare inosservate, ma altrettanto imprescindibili per vivere la vita umana in tutta la sua profondità. Il primo in-segnamento: « Tu non sei l’unico essere al mondo, tant’è che esistono anche i cibi e le bevande, la cui esistenza fame e sete ti ingiungono di riconoscere». Apprendessimo questo insegnamento quotidiano dalla fame e dalla sete avremmo risolto gran parte dei problemi personali e mondiali. Il secondo in-segnamento: «La tua vita (come cibi e bevande) proviene da fuori di te, dall’esterno, ed è diversa da te (par bene che tu non sia un panino, né una cotoletta o una mela)». La vita quindi è qualcosa di trascendente, di santo, necessario eppure non dovuto. Terzo in-segnamento: «Nonostante l’invidia, cancro dell’anima, ti induca a non vedere il bene al di fuori di te, anzi, ad offenderti quando lo scorgi fuori di te, fame e sete ti portano ad ammettere che cibi e bevande sono gustosi, buoni e che quindi il buono non si esaurisce in te ma è reperibile oltre i tuoi confini». Ecco perché Gesù annuncia il Vangelo non solo con il linguaggio, ma anche col corporaggio. Condividere il cibo ringraziando significa decidere di vivere da figli e fratelli; solo così si riceverà la partecipazione al banchetto di nozze dell’agnello.
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CATECHESI / livello base
Un uso buono del cibo, un cibo gustato, è segno di qualcosa fatto insieme agli altri, occasione di relazione, di incontro, di festa. Non si mangia soltanto per sostentarsi, mangiare è un’attività carica di simboli che esprimono la nostra relazione con gli altri e con il mondo. Se le nostre fluttuazioni fra il dare e l’avere, fra il chiudere e l’aprire, fra l’accettare e il rifiutare riescono ad equilibrarsi fra di loro, riusciamo a introdurre il cibo necessario e a provare il piacere connesso a un’attività del corpo che funziona in maniera efficiente. Ma il cibo può essere sintomo di difficoltà relazionali: anoressia/ bulimia, ad esempio, si spiegano con un rapporto distorto con sé e gli altri. Può succedere che ingaggiamo una battaglia con il cibo, come se fosse un nemico da sconfiggere: evitarlo ci conferma nella nostra capacità; oppure possiamo essere sconfitti dal cibo, ingerirlo senza necessità, essendone invasi e mantenendo come ultima linea di difesa, anch’essa dolorosa, il vomito.
ATTIVITÀ Incominciamo proponendo ai ragazzi l’affermazione di Feuerbach “L’uomo è ciò che mangia”. Prendendo spunto dalla piramide alimentare, proviamo a costruire la dieta della nostra anima.
Chiediamo ai ragazzi di confrontare la piramide con la quantità di tempo che hanno indicato. La base della piramide è costituita dalle attività che occupano la maggior parte del tempo? Ci sono squilibri tra come vorreste vivere e come vivete? Queste differenze creano in voi qualche particolare sentimento? Siete in lotta o in armonia con il vostro corpo?
cre-grest 2015 | schede catechesi
CATECHESI / livello AVANZATO
Incontro uno Il cibo parla di relazioni
Concludiamo l’incontro con la condivisione in semplicità di qualcosa da mangiare. Facciamo precedere questo momento da una benedizione che ricorda il senso dell’incontro. Benedici Signore, noi, il cibo che ogni giorno prendiamo, chi lo prepara, chi con noi lo condivide. Ricordaci sempre, Signore, che il tuo amore è più grande dei nostri peccati e che solo in Te dobbiamo cercare la vera bellezza.
Un video significativo di una storia di anoressia (durata 6 minuti). http://www.centrimaraselvini.it/video/video_come_me.html
Allegato 1 - Un’estratto dell’intervento della prof.ssa Claudia Ciotti, insegnante di Psicologia, Quando il cibo ti entra in testa (oltre che nella pancia), dal volume Spizzichi e bocconi, Seminario di Milano (2014)
“Parla come mangi” è un detto, ma in sé nasconde un’antica verità: la nostra persona, la nostra individualità, il nostro stare con gli altri, il nostro senso di appartenenza ad un territorio e ad un gruppo umano, passa anche attraverso il cibo. Il tipo di alimento, la ritualità della preparazione, il modo in cui viene consumato e conservato sono segni culturali fortemente distintivi. Un italiano, pensando ad un viaggio all’estero, si pone sempre la domanda “come si mangerà?”. Se vogliamo conoscere un’altra cultura ne prendiamo le misure anche attraverso i cibi e i prodotti tipici. La nostra, inoltre è un’epoca di diffuse allergie e intolleranze alimentari, questo ci apre ad una nuova accettazione del diverso, ad una nuova attenzione ai bisogni dell’individuo, all’imparare a tollerare la prossimità con abitudini alimentari diverse dalle nostre.
IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI GESÙ Ci facciamo aiutare nell’ascolto della Sacra Scrittura dall’immagine: La visione di San Pietro per la conversione dei Gentili , Pietro Marone e Tommaso Bona 1581, Pinacoteca Tosio Martinengo Brescia.
Dal cielo scende una tovaglia colma di animali di tutte le specie, Pietro riceve l’ordine di nutrirsi di tutte quelle carni, ma la tradizione ebraica lo impedirebbe, non tutte quelle carni sono pure per la legge, eppure è Dio stesso a dire all’Apostolo che ogni cosa fatta da Dio è pura. Pietro è rappresentato con in mano le chiavi del paradiso, quello che conta ora è permettere a tutti i popoli, anche quelli con tradizioni alimentari diverse da quelle ebraiche, di poter accedere al regno di Dio. Se gli obblighi alimentari del passato sono un impedimento, Dio concede di cambiare la tradizione e di permettere la conversione di ogni uomo e di accogliere tutte le genti.
Gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!». Allora Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose, dicendo: «Io mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. E sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia! Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. Ribatté nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato,
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CATECHESI / livello AVANZATO
Incontro due Il cibo parla di identità
Concludiamo l’incontro con una preghiera di origine egiziana, dedicata ad Amon da parte di un cieco. La rivolgiamo a Dio Padre, pensando che ha messo nel cuore di ogni uomo il desiderio di incontrarlo.
Il mio cuore desidera vederti, Tu puoi saziare anche chi non abbia mangiato, Tu puoi inebriare anche chi non abbia bevuto. Il mio cuore è nella gioia, il mio cuore desidera vedere Te, protettore del povero, Padre di chi non ha madre, sposo della vedova. Quant’è dolce pronunciare il tuo nome! È come la gioia di vivere, il sapore del pane per il bimbo, il vestito per chi è nudo, il frutto assaporato nella calura, il soffio di brezza per chi è prigioniero. Tu che mi hai fatto vedere le tenebre, crea la luce per me. Che io ti veda! China su di me il tuo volto diletto. E l’umile tuo servo ti veda. Dio Bellezza, donami la pace! Della tua grande potenza io non sperimentai che le tenebre. Fammi dono della tua grazia, fa che io veda te ininterrottamente!
PER APPROFONDIRE Per capire meglio di cosa quali sono i cibi “puri” per la religione ebraica e islamica vedi l’approfondimento su kosher e hallal.
Il progetto di Dio sull’uomo prevede che il cibo sia a disposizione di tutti. Il racconto della creazione vede infatti l’uomo in un giardino di alberi da frutto, con il piacevole compito di coltivarlo e custodirlo (Cfr. Gen 2, 15-17). Ma - lo sappiamo bene - il peccato entra in questa storia e il cibo diventa una conquista da sudare (Gen 3, 17-19), un lavoro difficile da svolgere. Nonostante il peccato, il mondo con le sue risorse rimane nella disponibilità dell’uomo, tanto che per il suo popolo eletto che vive nella fame e nella schiavitù, il Signore promette una terra nella quale il cibo è presente in abbondanza (cfr. - ad esempio Ger. 11, 1-5). La promessa di Dio la definisce: “Una terra dove scorrono latte e miele”.
ATTIVITÀ Per far entrare i nostri giovani nel tema della necessità di condividere e usare in modo equamente distribuito le risorse della terra proponiamo un gioco molto semplice. Dividiamo in 4/6 gruppi il nostro gruppo e diamo ad ognuno un po’ di materiale: al gruppo 1 forniremo fogli di carta piccoli (formato postit) e scotch sottile, al gruppo 2 fogli di carta da giornale e nastro adesivo da pacco e 4 aste, al gruppo 3 forniremo due lenzuoli matrimoniali, ago e filo e 4 bastoni, al gruppo 4 daremo una cassettina contente cancelleria e suggeriremo di rubare, senza farsi notare, alcuni dei materiali degli altri gruppi. Ai gruppi rimanenti possiamo dare materiale simile a quello dei primi 3 gruppi. Fornito il materiale daremo ai ragazzi 30 minuti e l’obiettivo di costruire una tenda per gruppo sotto la quale possano stare. Al termine del gioco andiamo a osservare e valutare le tende realizzate. Alcune domande per far emergere i significati:
cre-grest 2015 | schede catechesi
CATECHESI / livello AVANZATO
Incontro tre Il cibo parla di condivisione
Concludiamo con una preghiera di Thomas Merton, dedicata alla nostra capacità di collaborare al piano del Signore per il bene dell’uomo.
Onnipotente e misericordioso Dio, Padre di tutti gli uomini, Creatore e Dominatore dell’universo, Signore della storia, i cui disegni sono imperscrutabili, la cui gloria è senza macchia, la cui compassione per gli errori degli uomini è inesauribile, nella Tua volontà è la nostra pace! Ascolta nella Tua misericordia questa preghiera che sale a Te dal tumulto e dalla disperazione di un mondo in cui Tu sei dimenticato, in cui il Tuo nome non è invocato, le Tue leggi sono derise, e la Tua presenza è ignorata. Non Ti conosciamo, e così non abbiamo pace. Concedici prudenza in proporzione al nostro potere, saggezza in proporzione alla nostra scienza, umanità in proporzione alla nostra ricchezza e potenza. E benedici la nostra volontà di aiutare ogni razza e popolo a camminare in amicizia con noi, lungo la strada della giustizia, della libertà e della pace perenne. Ma concedici soprattutto di capire che le nostre vie non sono necessariamente le Tue vie, che non possiamo penetrare pienamente il mistero dei Tuoi disegni, e che la stessa tempesta di potere che ora infuria in questa terra rivela la Tua segreta volontà e la Tua inscrutabile decisione. Concedici di vedere il Tuo volto alla luce di questa tempesta cosmica, o Dio di santità, misericordioso con gli uomini. Concedici di trovare la pace dove davvero la si può trovare! Nella Tua volontà, o Dio, è la nostra pace!
PER APPROFONDIRE Il tema della promessa di Dio per la destinazione universale dei beni è espresso da papa Paolo VI, beatificato quest’anno, nell’enciclica Populorum Progressio, del 1967. Trovi in allegato uno stralcio.
Che cos’è un rito? Ci facciamo aiutare da un brano de Il piccolo principe di Antoine de Saint- Exupery:
«…Se tu vuoi un amico addomesticami!» [disse la volpe]. «Che cosa bisogna fare?» domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino...». Il piccolo principe ritornò l’indomani. «Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti». «Che cos’è un rito?» disse il piccolo principe. «Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».
Quali riti conosciamo o pratichiamo abitualmente? Chiediamo ai ragazzi di scriverli su di un cartellone. Possiamo aiutarli distinguendo tra:
**- riti personali (tutte le mattine mi alzo, faccio 10 flessioni, bevo il caffè e mi lavo i denti…)
Proviamo poi a ragionare: perché li facciamo? Perché è importante compierli e compierli proprio sempre nello stesso modo? Possiamo aiutare i ragazzi suggerendo alcune risposte:
cre-grest 2015 | schede catechesi
CATECHESI / livello AVANZATO
Incontro quattro Il cibo parla di ritualità