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Linee Guida per la Riabilitazione Comunitaria: Obiettivi, Criteri e Strumenti - Prof. Copp, Schemi e mappe concettuali di Psicologia della Personalità

Le nuove linee guida per la riabilitazione comunitaria, inclusi i bisogni riabilitativi, criteri guida per luoghi di cura, strumenti centrali e il patto della salute 2014-2016. Anche l'organizzazione mondiale della sanità e la riabilitazione comunitaria, l'approccio educativo e l'importanza della prevenzione.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 25/01/2024

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alessia-harriet 🇮🇹

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Schema Concettuale: Riabilitazione, Linee guida e prospettive
Laffermarsi del modello biopsicosociale nelle riabilitazioni sanitarie:
le linee guida italiane
I. Affermarsi del Modello Biopsicosociale e Ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con
Disabilità (2009)
Affermazione del modello biopsicosociale
Ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2009
Stimolo per nuove linee guida di riabilitazione
II. Elaborazione delle Nuove Linee Guida
Gruppo specializzato del Ministero della Salute
Basato sul Piano di Indirizzo sulla Riabilitazione
Analisi delle criticità e delle necessità emerse dal precedente piano
III. Scelte di Fondo delle Linee Guida
1. Trasversalità nella Riabilitazione
Elementi di trasversalità in ogni condizione clinica
Integrazione sinergica con condizioni cliniche
Massimo recupero per la persona in cura
2. Definizione dei Bisogni Riabilitativi
Complessità Clinica: Diagnostica, assistenziale, organizzativa
Impatto della Disabilità: Perdita delle capacità funzionali
Centralità delle Caratteristiche Individuali
3. Integrazione degli Interventi
Percorso individuale elaborato da un team multidisciplinare
Coinvolgimento del caregiver
4. Multidisciplinarità del Team
Metodo efficace per raggiungere obiettivi professionali
Tutela dal rischio di isolamento e burnout
5. Continuità della Riabilitazione
Dal residenziale al domiciliare
Accessibilità, tempestività, integrazione, appropriatezza
IV. Criteri Guida per Luoghi di Cura
Accessibilità, tempestività, integrazione, appropriatezza
Coinvolgimento attivo dell'utente
Approccio educativo, efficacia, valutazione di efficacia ed efficienza
V. Strumenti Centrali nelle Linee Guida
Progetto Riabilitativo Individuale (PRI)
oDefinizione di obiettivi misurabili
oCoinvolgimento di paziente, famiglia e caregivers
Progetto Riabilitativo di Struttura (PRS)
oCaratteristiche, offerta, competenze, flusso trasparente
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Schema Concettuale: Riabilitazione, Linee guida e prospettive

L’affermarsi del modello biopsicosociale nelle riabilitazioni sanitarie:

le linee guida italiane

I. Affermarsi del Modello Biopsicosociale e Ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (2009)  Affermazione del modello biopsicosociale  Ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nel 2009  Stimolo per nuove linee guida di riabilitazione II. Elaborazione delle Nuove Linee Guida  Gruppo specializzato del Ministero della Salute  Basato sul Piano di Indirizzo sulla Riabilitazione  Analisi delle criticità e delle necessità emerse dal precedente piano III. Scelte di Fondo delle Linee Guida

  1. Trasversalità nella Riabilitazione  Elementi di trasversalità in ogni condizione clinica  Integrazione sinergica con condizioni cliniche  Massimo recupero per la persona in cura
  2. Definizione dei Bisogni Riabilitativi  Complessità Clinica: Diagnostica, assistenziale, organizzativa  Impatto della Disabilità: Perdita delle capacità funzionali  Centralità delle Caratteristiche Individuali
  3. Integrazione degli Interventi  Percorso individuale elaborato da un team multidisciplinare  Coinvolgimento del caregiver
  4. Multidisciplinarità del Team  Metodo efficace per raggiungere obiettivi professionali  Tutela dal rischio di isolamento e burnout
  5. Continuità della Riabilitazione  Dal residenziale al domiciliare  Accessibilità, tempestività, integrazione, appropriatezza IV. Criteri Guida per Luoghi di Cura  Accessibilità, tempestività, integrazione, appropriatezza  Coinvolgimento attivo dell'utente  Approccio educativo, efficacia, valutazione di efficacia ed efficienza V. Strumenti Centrali nelle Linee Guida  Progetto Riabilitativo Individuale (PRI) o Definizione di obiettivi misurabili o Coinvolgimento di paziente, famiglia e caregivers  Progetto Riabilitativo di Struttura (PRS) o Caratteristiche, offerta, competenze, flusso trasparente

VI. Obiettivi Organizzativi e Priorità  Dipartimenti di riabilitazione  Interfacce tra i fattori della rete di riabilitazione  Monitoraggio, salvaguardia dei requisiti minimi, codice etico VII. Patto della Salute 2014-  Riorganizzazione ospedaliera, aggiornamento livelli essenziali  Investimento economico e sociale  Umanizzazione delle cure, centralità della persona VIII. Conclusione  Salute come investimento  Fronteggiare sfide: invecchiamento, farmaci, medicina personalizzata  Umanizzazione delle cure e cambiamento organizzativo

Riabilitazione Comunitaria per le Persone con Disabilità

  1. Contesto Globale:  Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  Rapporto sulla disabilità (9 giugno 2011)  Banca Mondiale  Statistiche globali sulla disabilità
  2. Risoluzione dell'OMS (2013):  Approvazione all'assemblea annuale dell'OMS  Accesso ai servizi sanitari per le persone con disabilità  Bisogni simili a quelli degli altri cittadini  Barriere all'accesso
  3. Obiettivi della Risoluzione:  Promuovere abilitazione e riabilitazione  Interventi precoci e servizi integrati  Fornitura di ausili e formazione di professionisti  Lancio e rinforzo dei programmi di riabilitazione comunitaria (RBC)
  4. Riabilitazione Comunitaria (RBC):  Concetto di empowerment e emancipazione  Coinvolgimento della comunità  Informazioni per chi vive con persone disabili  Integrazione con ambiente socio-familiare  Obiettivo di migliorare autonomia e partecipazione
  5. Elementi Chiave della RBC:  Salute o Interventi sanitari o Programmi prenatali o Medicina di base  Educazione o Programmi per genitori
  1. Principio dell'Adattamento e Aggiustamento:  Considera l'adattamento come un processo dinamico di integrazione graduale della disabilità nell'identità individuale.  L'aggiustamento si verifica quando le persone si ritengono soddisfatte delle loro relazioni con il contesto, accettando le limitazioni.
  2. Principio delle Risorse Psico-Sociali:  Mette al centro l'importanza delle risorse individuali che possono arricchire la vita delle persone con disabilità.  Sottolinea la ricerca e il mantenimento di prospettive positive per il futuro durante l'intervento riabilitativo.
  3. Principio della Percezione Soggettiva dei Propri Stati Fisici:  Riconosce il ruolo cruciale delle percezioni soggettive nella determinazione del benessere fisico e psicologico.  Incoraggia a orientare in modo positivo le percezioni per favorire un adattamento positivo alla disabilità.
  4. Principio della Dignità Umana:  Afferma il diritto di tutti, indipendentemente dalla disabilità, a essere rispettati, incoraggiati e trattati con dignità.  Sottolinea l'importanza di un'alleanza terapeutica che promuova la gestione congiunta della situazione.
  5. Principio delle Competenze Culturali:  Richiama l'attenzione sulla necessità di competenze culturali specifiche riguardo alla disabilità.  Invita i riabilitatori a adottare un linguaggio rispettoso e comprensibile, promuovendo la dignità umana.
  6. Principio del Lavoro sul e per il Benessere:  Pone il benessere come obiettivo finale dell'intervento riabilitativo.  Sottolinea l'importanza di sviluppare un'identità positiva attraverso l'esplorazione delle risorse positive. Questi principi costituiscono una base solida per una riabilitazione psicologica efficace nel XXI secolo, considerando l'evoluzione epidemiologica, demografica e le nuove tecnologie.

Riabilitazioni e Disabilità nel XXI secolo: Manifesto per la

Prevenzione

  1. Introduzione:  Ruolo centrale della prevenzione nelle riabilitazioni moderne.
  2. Modelli di Prevenzione:  Modello tripartito (prevenzione primaria, secondaria, terziaria).  Nuova prospettiva basata sulla classificazione dell'Institute of Medicine's Committee.
  3. Approcci alla Riabilitazione Sanitaria:  Educazione alla salute della popolazione.  Partecipazione ai processi di diagnosi e cura.

 Prescrizione e verifica di ausili, protesi, ortesi.  Assistenza tecnica per riqualificazione e reinserimento sociale.

  1. Contesto Italiano:  Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.  Approccio intersettoriale e sistematico delle regioni.
  2. Evoluzione del Concetto di Prevenzione:  Modello proposto da Gordon.  Cinque elementi inclusi da Romano e Hage.  Spostamento di focus da azioni centrate sui problemi al benessere.
  3. Obiettivi della Prevenzione:  Riduzione del rischio di disagio.  Promozione del benessere e giustizia sociale.
  4. Nuove Prospettive:  Evidenze di programmi preventivi efficaci.  Interventi proattivi, collaborativi, empowering.
  5. Ruolo degli Operatori:  Assessment accurato.  Approccio olistico e teoricamente fondato.  Formazione sulla prevenzione integrata nei percorsi formativi.
  6. Contesti Culturali:  Specificità degli interventi preventivi nei contesti culturali.  Considerazione delle tradizioni e figure di cambiamento.
  7. Ruolo delle Scelte Politiche:  Promozione di iniziative preventive.  Cambiamenti istituzionali per il benessere.  Responsabilità nella difesa dei diritti delle persone vulnerabili.
  8. Focus sulla Persona e sull'Ambiente:  Interventi centrati sulla costruzione di abilità personali.  Impatto significativo sugli ambienti di vita.  Coinvolgimento diretto delle persone.
  9. Inclusione Sociale:  Priorità per utenti in condizioni di svantaggio.  Sostegno allo sviluppo di risorse psicologiche positive.
  10. Conclusioni:  Sviluppo di risorse psicologiche.  Speranza e orientamento ottimistico verso il futuro.

4. Ruolo delle Abilità Sociali in Contesti Specifici

1. Ambito Lavorativo:  Capacità di negoziazione.  Relazione con il capitale sociale dell'organizzazione. 2. Ambito Scolastico:  Importanza per insegnanti e studenti.  Collegamento tra abilità sociali e prestazioni scolastiche. 3. Genitorialità:  Educazione centrata sulle capacità emotive.  Relazione positiva tra genitori e figli.

5. Abilità vs Competenze Sociali

Abilità Sociali: o Comportamenti per affrontare richieste sociali. o Apprese dall'esperienza.  Competenze Sociali: o Giudizi sugli altri riguardo all'adeguatezza dei comportamenti. o Valutazioni esterne sull'interazione sociale.

Conclusioni

 Importanza centrale del contesto nell'analisi delle abilità sociali.  Distinzione tra abilità e competenze sociali.  Ruolo cruciale delle abilità sociali in vari contesti, influenzando relazioni e successo individuale e organizzativo.

Analisi della Valutazione delle Abilità Sociali

  1. Tipologie di Valutazione:  Osservazione diretta  Autovalutazione  Eterovalutazione (Insegnanti, Genitori, Operatori)
  2. Osservazione Diretta:Sessioni di Osservazione: Comportamenti di interazione e supporto in contesti specifici (classe, lavoro).  Categorie Comportamentali: Suggerite da Soresi e Nota per la registrazione di comportamenti sociali nei contesti lavorativi.  Role Play e Problem Solving Assessment: Simulazioni di situazioni sociali, analisi di comportamenti attraverso registrazione video.
  3. Procedure di Role Play Assessment:  Analisi accurata del compito.  Scelta di situazioni realistiche.  Video registrazione e analisi dell'adeguatezza comportamentale.  Scomposizione delle abilità sociali (es. seguire istruzioni, affrontare critiche, negoziazione).
  4. Problem Solving Assessment:  Cinque vignette di situazioni difficili.  Individuazione delle strategie di risoluzione.

 Registrazione e analisi delle risposte: assertive, passive, aggressive, tentativi sociali.

  1. Strumenti di Osservazione Indiretta:Procedure Sociometriche: Tecniche di denominazione e valutazione per rilevare accettazione/rifiuto nel gruppo.
  2. Strumenti di Autovalutazione:Come si Comportano gli Altri: Questionario con scala Likert per valutare capacità sociali (adattamenti per diverse fasce d'età).  Scale of Interpersonal Behavior: Questionario con scala Likert per valutare disagio e frequenza di comportamenti sociali.
  3. Strumenti di Etrovalutazione:VAS (Valutazione delle Abilità Sociali): Versioni per bambini, adolescenti e adulti con disabilità intellettiva. Include item su capacità sociali centrate sul compito, manifestazione di opinioni ed emozioni, gestione delle critiche, etc.
  4. Interviste:Definizione di Abilità Sociali: Domande preliminari per stabilire se la persona è in grado di esprimere il proprio punto di vista, richiedere aiuto, avviare/concludere conversazioni, etc.  Situazioni Sociali Difficili: Analisi delle strategie utilizzate in situazioni problematiche.  Esplorazione Cognitiva ed Emozionale: Rivelare processi cognitivi ed emozionali dietro i comportamenti sociali.
  5. Considerazioni Generali:  Coinvolgimento di diverse fonti per un quadro completo.  Adeguata definizione di abilità sociali: espressione, relazione, gestione delle critiche, problem-solvinge.  Adattamenti degli strumenti in base all'età e alle specificità della popolazione in esame.

Interventi per lo Sviluppo delle Abilità Sociali nelle Persone con

Essenza Disabilità

  1. Ruolo della Componente Verbale:  Importanza del "dire" per ottenere supporto e reazioni positive.  Difficoltà nell'esprimere pensieri e avviare relazioni.
  2. Percorsi di Incremento delle Abilità Sociali:  Generalizzazione delle abilità apprese in diversi contesti.  Training a scuola per bambini con disturbi dello spettro autistico.
  3. Intervento a Scuola:  Mostrare immagini dei pari prima della ricreazione.  Utilizzare giocattoli come rinforzo per interazioni sociali.  Valutazione tramite analisi della frequenza delle parole e durata dell'interazione.
  4. Peers for Young Adult Intervention:  Programma strutturato con 16 incontri di 90 minuti.  Focalizzazione su diverse abilità sociali per giovani adulti.  Osservazioni pre e post-intervento confermano miglioramenti.
  5. Intervento Lavorativo:  Training per esprimere bisogni e desideri in modo chiaro.  Considerazione di autoefficacia, resilienza, speranza e ottimismo.
  6. Programma "Imparare A Stare Con Gli Altri" per Bambini:  10 moduli su analisi e descrizione di situazioni relazionali, stili relazionali, prestazioni assertive, problem-solving.

 Necessità di approcci terapeutici personalizzati  Importanza della ricerca per comprendere la patogenesi e sviluppare trattamenti più efficaci

Paralisi Cerebrale Infantile (PCI)

I. Definizione di PCI  Gruppo di disturbi permanenti dello sviluppo motorio e posturale.  Limitazione dell'attività dovuta a danno permanente non progressivo all'encefalo durante lo sviluppo fetale, neonatale o infantile. II. Caratteristiche della PCI  Disturbi motori accompagnati da problemi sensitivi, sensoriali, percettivi, cognitivi, comunicativi, comportamentali, epilessia e muscolo-scheletrici.  Eterogeneità in eziologia, tipo e gravità.  Possibilità di cambiamenti nel tempo, anche indotti dalle manifestazioni cliniche.  Importanza della plasticità cerebrale nei cambiamenti. III. Innovazioni nella Definizione  Inclusione di disturbi associati: deficit sensitivi e sensoriali, problemi prassici e gnosici, difficoltà di apprendimento, disturbi cognitivi e relazionali.  Mancanza di dati epidemiologici nazionali, ma prevalenza attorno al 2 per 1000 nei paesi industrializzati. IV. Cause di PCI  Lesioni cerebrali: prenatale (malformazioni congenite, fattori genetici), perinatale (emorragie, asfissia), postnatale (traumi, anossia, infezioni, tossici).  Leucomalacia: danno neurologico permanente da ipossia-ischemia. V. Diagnosi e Progetto Riabilitativo  Diagnosi entro il primo anno di vita per lesioni pre-termine.  Dopo l'anno di vita, perdita invece di mancata acquisizione.  Esclusione di forme eredo-familiari e metaboliche a esordio precoce. VI. Classificazione delle PCI  Gravità basata su localizzazione ed estensione della lesione cerebrale.  Classificazione internazionale del 2006: anomalie motorie, disturbi associati, quadri anatomici e neuro, aspetti eziopatogenetici. VII. Forme Cliniche di PCI  Forme spastiche, atassiche, discinetiche (classificazione di Hagberg).  Emiplegia, diplegia, tetraplegia nelle forme spastiche. VIII. Deficit Associati nella PCI  Difficoltà uditive, visive, epilessia, problemi alimentari, respiratori, muscolo-scheletrici, gestione del dolore, difficoltà cognitive, apprendimento e comportamentali. IX. Conclusioni  Diffusione di disturbi cognitivi e dell'apprendimento marginale nelle forme spastiche.  Frequente presenza di deficit uditivi nei disturbi atetoidi e visivi nelle forme spastiche.

 Associazione di epilessia a quadri severi con disabilità intellettiva.  Maggiore frequenza di disordini comportamentali e iperattività. L'interconnessione di questi elementi evidenzia la complessità della PCI, richiedendo un approccio multidisciplinare per la diagnosi, il trattamento e la gestione dei suoi molteplici aspetti.

Lo Sviluppo della Conoscenza nel Bambino con PCI

  1. Disturbi Cognitivi nella PCI  Direttamente imputabili all'estensione delle lesioni cerebrali nelle aree cognitive superiori.
  2. Disordini Cognitivi Secondari  Non direttamente derivanti dalla lesione, ma legati alle limitazioni motorie, specialmente quando coinvolgono gravemente tutti gli arti.
  3. Prospettiva PiagetianaFase Esplorativa  Costruzione degli schemi percettivi e motori.  Formazione delle categorie percettivo-visive.  Capacità di formulare ipotesi sugli oggetti attraverso comportamenti manipolatori o motori.  Fase Concettuale  Integrazione degli schemi percettivi e d'azione.  Formazione dei concetti.  Esperienza delle caratteristiche funzionali degli oggetti.
  4. Ruolo dell'Attività Esplorativa  Legata alla capacità di eseguire comportamenti manipolatori o motori.  Fondamentale per la formazione della conoscenza nei primi anni di vita.
  5. Legame tra Operazioni Intellettuali e Attività Motoria  Le operazioni intellettuali originano da azioni reali.  Processi inferenziali legati all'atto motorio.
  6. Ruolo dell'Intenzione  L'esecuzione dell'atto motorio è importante, ma anche l'intenzione di eseguirlo.  Formulazione di ipotesi e pianificazione per raggiungere uno scopo.
  7. Importanza dell'Intervento Riabilitativo  Considerare la limitazione motoria e l'importanza dell'intenzione.  Valutare intenzioni, progetti di conoscenza ed esplorazione nella diagnosi e nella riabilitazione.
  8. Elementi Fondanti la Conoscenza  Non solo l'atto motorio, ma anche l'intenzione e la pianificazione.  Necessità di valutare la presenza di intenzioni e progetti di conoscenza. In sintesi, il processo di sviluppo della conoscenza nel bambino con PCI è fortemente influenzato dalla capacità esplorativa, dalla coordinazione degli schemi percettivi e motori, e dall'importanza dell'intenzione nell'atto motorio, sottolineando l'importanza di un intervento riabilitativo mirato.

Valutazione del Paziente con PCI

  1. Motricità  Descrizione delle componenti della disabilità in base a localizzazione e natura del deficit.  Utilizzo di scale osservative per valutare la motricità spontanea nelle prime settimane di vita.
  2. Anamnesi Lesionale  Evidenziazione dei dati cruciali nella storia clinica del paziente, inclusi epoca, sede ed estensione della lesione.  Indagine anatomica essenziale per previsioni sulla gravità e sulle caratteristiche qualitative dell'impedimento motorio.
  3. Anamnesi Riabilitativa  Registrazione delle informazioni a partire dalla diagnosi.
  4. Complessità  Ottenimento di informazioni su compromissioni sensoriali, neuropsicologiche e disturbi di acquisizione e generalizzazione degli apprendimenti motori.  Valutazione cognitiva cruciale, con uso di strumenti come il corpo di scale ordinali dello sviluppo psicologico di Uzgiris Hunt.
  5. Complicanze  Registrazione di condizioni associate alla salute del paziente e altri fattori di rischio nel contesto ambientale.
  6. Famiglia  Fotografia delle caratteristiche del contesto familiare.  Coinvolgimento della famiglia nella valutazione e nella progettazione del percorso riabilitativo.
  7. Servizi di Riabilitazione  Esame delle caratteristiche dei servizi di riabilitazione in relazione agli interventi a favore del paziente.
  8. Comunità Infantile  Esame della possibilità di accesso del paziente alla comunità infantile.  Valutazione della fruibilità dei servizi e della risposta sociale dagli altri bambini e dagli adulti.
  9. Qualità della Vita  Concentrazione sul raggiungimento della massima qualità di vita possibile per il bambino e la sua famiglia.  Adattamento del profilo funzionale in base alla fascia di età, con aggiornamenti e modifiche per adattare gli interventi alla specifica condizione del paziente.

La Spina Bifida

  1. Definizione e causa  Danno centrale che compromette la motricità.  Fallimento chiusura tubo neurale nell'embrione.  Errata fusione parte formante colonna vertebrale.
  2. Caratteristiche anatomopatologiche  Fenditura ossea con protrusione meningi.  Variazioni conseguenti a localizzazione e gravità.
  3. Classificazione e frequenza  80% casi: Danno zona lombosacrale.  Variabilità disabilità in base a diversi fattori.  Incidenza: Italia (4-6/10,000), Gran Bretagna (8/1000), Giappone (1/1000).
  4. Disabilità motoria e sensoriale  Dipende da luogo lesione spinale.  Possibile coinvolgimento neurologico.  Problemi ortopedici e compromissione renale.
  5. Interventi chirurgici  Riduzione rischio infezioni e motivi estetici.  Possibilità nelle prime fasi di vita.
  6. Aspetti cognitivi  Intelligenza nella norma, ma possibili difficoltà.  Problemi di apprendimento (coordinazione visuomotoria, attenzione, memoria).  Coinvolgimento idrocefalo.
  7. Problemi di apprendimento  Difficoltà varie: coordinazione visuomotoria, attenzione, memoria, comprensione, pianificazione, iperattività.  Compromissione acquisizione competenze sociali.
  8. Prevalenza in Italia  Stimata a 4-6 casi ogni 10,000 nati.  Prevalenza totale dello 0,38 per 1000 nati.
  9. Conseguenze sociali e psicologiche  Bassa tolleranza frustrazione.  Difficoltà nell'alternanza ruoli e comprensione regole sociali.  Problemi nell'interpretazione segnali comunicazione non verbale.
  10. Conclusioni  La Spina Bifida richiede approccio multidisciplinare.  Interventi personalizzati per affrontare sfide motorie, cognitive e psicologiche.  Importanza di interventi precoci e supporto continuo.

Gli aspetti relazionali

  1. Genitori e Bambino con PCI  Percezione incompleta del bambino disabile motorio.  Relazione focalizzata sui bisogni legati alla motricità.  Obiettivo: superamento del trauma iniziale per consentire una relazione parentale completa.  Aspettative genitoriali fondamentali per il percorso di riabilitazione.
  2. Impatto sul Benessere Psicofisico dei Genitori  Riduzione della soddisfazione e percezione di competenza.  Isolamento e minore adattabilità all'ambiente.  Supporto sociale come fattore mitigante.
  3. Elaborazione del Trauma Iniziale  Necessità di uno spazio di ascolto per i genitori.  Lavoro psicologico individuale consigliato.  Accompagnamento tempestivo nel percorso complesso.
  4. Fratelli e Sorelle del Bambino con PCI  Importanza del bisogno di comunicare emozioni e preoccupazioni.  Rischi di sensi di colpa nel ruolo di "fratello sano".  Supporto nella comprensione della situazione e gestione delle emozioni.
  5. Integrazione Sociale e Ruolo degli Operatori  Ruolo dell'aspetto fisico nell'interazione sociale.  Necessità di abilità comunicative per mantenere le relazioni.  Mediazione degli operatori per facilitare interazioni amichevoli.
  6. Conoscenza della Disabilità tra i Coetanei  Comprensione limitata della disabilità intellettiva.  Importanza di informare i coetanei in modo chiaro e misurato.  Utilizzo di ausili comunicativi per promuovere le interazioni.
  7. Qualità della Vita e Riabilitazione  Evoluzione del concetto di qualità della cura e salute.  Modello biopsicosociale e definizione di disabilità.  Importanza della valutazione globale nel processo riabilitativo.
  8. Rischi per la Salute Mentale dei Bambini con PCI  Esposizione a rischi per la salute mentale superiore alla popolazione tipica.  Problemi emotivi e comportamentali come ostacoli sociali.  Necessità di coinvolgimento dei servizi di salute mentale.
  9. Qualità della Vita in Diversi Domini  Non necessaria correlazione tra severità della menomazione e qualità della vita.  Specificità degli effetti delle diverse difficoltà.  Il dolore come elemento influente sulla qualità della vita e il funzionamento quotidiano.

Gli interventi riabilitativi nella Paralisi Cerebrale Infantile (PCI)

  1. Definizione della Riabilitazione (IX): Processo complesso finalizzato a promuovere la migliore partecipazione e qualità di vita nel bambino e nella sua famiglia.  Azioni dirette e indirette coinvolgono l'individuo in tutte le sue dimensioni fisiche, mentali, affettive, comunicative e relazionali, considerando il contesto familiare, sociale e ambientale.  Formulazione di progetti abilitativi e programmi terapeutici nei settori di rieducazione, assistenza ed educazione.
  2. Cambiamento del Paradigma Riabilitativo:  Cambiamento verso una visione globale del bambino e attenzione al suo contesto di vita.  Importanza dell'ambiente di vita del bambino per il suo benessere.
  3. Coinvolgimento della Famiglia:  Coinvolgimento diretto dei genitori nell'intervento.  Ruolo cruciale della famiglia per il successo del trattamento e lo sviluppo funzionale del bambino.
  4. Interventi Riabilitativi:  Distinzione tra interventi "abilitativi" e "riabilitativi".  Gli interventi abilitativi mirano a promuovere competenze potenzialmente presenti ma non ancora emerse.  Gli interventi riabilitativi si concentrano sul recupero di funzioni sviluppate in modo disfunzionale.  Approccio interdisciplinare con neuropsichiatri, fisioterapisti, psicologi, logopedisti, tecnici ortopedici, educatori, etc.
  5. Valutazione Funzionale:  Utilizzo di strumenti standardizzati e metodiche strumentali.  Applicazione dell'ICF CY come organizzatore concettuale per la pianificazione degli interventi e la valutazione degli outcome.
  6. Progetto Riabilitativo Personalizzato:  Formulazione del progetto in base alla valutazione funzionale.  Adattamento costante del progetto alle necessità, problemi e risorse del bambino e della famiglia.  Accordo terapeutico con la famiglia e rinnovo periodico.
  7. Approccio Riabilitativo:  Manifesto per la Riabilitazione del Bambino del Gruppo Italiano Paralisi Cerebrali Infantili.  Sei aspetti chiave: Intervento precoce, Interdisciplinare, Intensivo, Centrato sulla famiglia, Centrato sul bambino, Attenzione al contesto.
  8. Tecniche di Apprendimento Motorio:  Utilizzo di approcci basati sul Motor Learning.  Tecniche di facilitazione neuromuscolare.
  9. Innovazioni e Tecnologie:  Interventi innovativi come la telemedicina, realtà virtuale immersiva e robotica.  Utilizzo di strumenti tecnologici per la terapia domiciliare e il monitoraggio.