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La rappresentazione, la volontà e la sofferenza secondo Schopenhauer, Appunti di Filosofia

La filosofia di schopenhauer, in particolare il suo concetto di rappresentazione, la volontà di vivere e la sofferenza. Schopenhauer si riferisce alla rappresentazione come il fenomeno illusorio, costruito attraverso forme specifiche dell'uomo come spazio, tempo e causalità. Egli ritiene che le 12 categorie di kant siano tutte riconducibili alla causalità. La volontà di vivere è l'essenza dell'uomo e della realtà, e schopenhauer ritiene che sia possibile cogliere alcune caratteristiche della volontà, poiché essa va oltre alla rappresentazione. La volontà è una, eterna e incausata. La sofferenza è associata alla volontà e alla sua continua tensione. Anche dell'arte, dell'etica e della morale come modalità per liberarsi dal dolore.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 15/05/2024

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Schopenhauer
IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
Che cos’è la rappresentazione?
Schopenhauer si rifà a Kant e alla sua distinzione tra fenomeno e noumeno. Con
rappresentazione, Schopenhauer, intende il fenomeno, che secondo lui è solo
illusione, è solo parvenza. È una barriera che non ci consente di vedere quello
che è realmente la realtà (il noumeno).
Il fenomeno nasconde la realtà ed è una rappresentazione totalmente soggettiva
ed esiste solo all’interno della coscienza del soggetto. Il soggetto e l’oggetto,
secondo lui, sono entrambi presenti nella coscienza dell’individuo.
Secondo Schopenhauer, questa rappresentazione si va a costruire attraverso
delle forme speciche dell’uomo, che vengono prodotte dal cervello umano:
- spazio
- tempo
- causalità
Egli ritiene che le 12 categorie che Kant aveva elencato, siano tutte riconducibili
alla causalità.
Se l’uomo si fermasse alla pura rappresentazione vivrebbe in un mondo fatto di
illusione. Fa riferimento a Platone, riprendendo il mito della caverna, in cui
aveva già intuito come gli uomini vivono nell’illusione e non riescono a
distinguere il sogno dalla realtà. Cita anche Calderon della Barca e la sua opera
“la vita è un sogno” e Shakespeare.
Rappresentazione, illusione, fenomeno= il velo di Maya. Nelle losoe orientali
si fa riferimento al Velo di Maya (divinità buddista) che è un velo che non ci
consente di vedere la realtà. Anche nelle losoe orientali si è quindi giunti a
questa consapevolezza. Gli uomini vivono nell’illusione.
Il noumeno, secondo Schopenhauer, è possibile conoscere la realtà, la cosa in sé,
squarciando il velo.
Ciascuno di noi coglie le varie rappresentazioni come al di fuori di noi, come un
dato esterno. Una rappresentazione, però, ha una caratteristica diversa, ovvero
quella del nostro stesso corpo, con cui viviamo dall’interno e non cogliamo
come qualcosa al di fuori di noi.
Per conoscere la volontà si parte da un fenomeno che si differenza dagli altri,
ovvero il nostro corpo.
Il corpo lo viviamo da dentro, lo sentiamo, lo percepiamo.
Possiamo generalizzare questo anche rispetto a tutti gli altri fenomeni.
Il nostro corpo è un fenomeno, diverso dagli altri.
Cosa percepiamo\cogliamo se ci guardiamo dal di dentro?
Che siamo essenzialmente desiderio, volontà di vivere. La volontà di vivere è un
impulso che spinge l’uomo a esistere e agire. I nostri stessi organi, gli apparati,
non esprimono altro che questa volontà di desiderio, e di vivere. Questa non è
solo l’essenza dell’uomo, ma di tutta la realtà.
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Schopenhauer

IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE

Che cos’è la rappresentazione? Schopenhauer si rifà a Kant e alla sua distinzione tra fenomeno e noumeno. Con rappresentazione, Schopenhauer, intende il fenomeno, che secondo lui è solo illusione, è solo parvenza. È una barriera che non ci consente di vedere quello che è realmente la realtà (il noumeno). Il fenomeno nasconde la realtà ed è una rappresentazione totalmente soggettiva ed esiste solo all’interno della coscienza del soggetto. Il soggetto e l’oggetto, secondo lui, sono entrambi presenti nella coscienza dell’individuo. Secondo Schopenhauer, questa rappresentazione si va a costruire attraverso delle forme speciche dell’uomo, che vengono prodotte dal cervello umano:

  • spazio
  • tempo
  • causalità Egli ritiene che le 12 categorie che Kant aveva elencato, siano tutte riconducibili alla causalità. Se l’uomo si fermasse alla pura rappresentazione vivrebbe in un mondo fatto di illusione. Fa riferimento a Platone, riprendendo il mito della caverna, in cui aveva già intuito come gli uomini vivono nell’illusione e non riescono a distinguere il sogno dalla realtà. Cita anche Calderon della Barca e la sua opera “la vita è un sogno” e Shakespeare. Rappresentazione, illusione, fenomeno= il velo di Maya. Nelle losoe orientali si fa riferimento al Velo di Maya (divinità buddista) che è un velo che non ci consente di vedere la realtà. Anche nelle losoe orientali si è quindi giunti a questa consapevolezza. Gli uomini vivono nell’illusione. Il noumeno, secondo Schopenhauer, è possibile conoscere la realtà, la cosa in sé, squarciando il velo. Ciascuno di noi coglie le varie rappresentazioni come al di fuori di noi, come un dato esterno. Una rappresentazione, però, ha una caratteristica diversa, ovvero quella del nostro stesso corpo, con cui viviamo dall’interno e non cogliamo come qualcosa al di fuori di noi. Per conoscere la volontà si parte da un fenomeno che si differenza dagli altri, ovvero il nostro corpo. Il corpo lo viviamo da dentro, lo sentiamo, lo percepiamo. Possiamo generalizzare questo anche rispetto a tutti gli altri fenomeni. Il nostro corpo è un fenomeno, diverso dagli altri. Cosa percepiamo\cogliamo se ci guardiamo dal di dentro? Che siamo essenzialmente desiderio, volontà di vivere. La volontà di vivere è un impulso che spinge l’uomo a esistere e agire. I nostri stessi organi, gli apparati, non esprimono altro che questa volontà di desiderio, e di vivere. Questa non è solo l’essenza dell’uomo, ma di tutta la realtà.

Noumeno= volontà di vivere. L’essenza del mondo, del cosmo= volontà. Secondo Schopenhauer, è possibile arrivare a cogliere alcune caratteristiche della volontà, basandosi sul fatto che la volontà va oltre alla rappresentazione, e che quindi non si possono applicare le forme di spazio, tempo, causalità.

  • La volontà è una, è unica. La volontà dei singoli elementi non è frammentata e non è molteplice, perché non è possibile applicare il principio di individuazione, che è quello che ci consente di distinguere un ente dall’altro.
  • La volontà è eterna, è al di fuori della dimensione temporale.
  • La volontà è incausata, non ha causa; non è possibile applicare il principio di causalità. La volontà non ha un ne, una meta, uno scopo; é essa stessa il suo scopo perché è pura volontà di vivere, per la volontà di vivere. I singoli esseri tendono a non essere consapevole della volontà. La consapevolezza della volontà porta l’uomo a soffrire. Chi più sa, più soffre. Gli enti e gli esseri presenti nel mondo esistono per vivere. Schopenhauer (recuperando Platone) si riferisce alla questione della dottrina delle idee (modelli immutabili perfetti alla base della realtà). Schopenhauer pensa che alla base di tutto ci sia la volontà e ritiene che essa, prima di manifestarsi con i singoli enti, si oggettivizzi in forme immutabili, che si pongono al di fuori del tempo, e che lui chiama idee. Gli individui non sono altro che la copia, calata nello spazio, nel tempo e nella causalità, delle idee. La volontà si oggettivizza nelle idee, che diventano modello per le copie che ci sono nella realtà. All’interno del mondo naturale si trovano diversi gradi di consapevolezza:
  • Il livello più basso è quello del mondo inorganico
  • mondo vegetale
  • mondo animale
  • l’uomo: l’uomo si trova al vertice, ma nel momento in cui la volontà di vivere è un impulso che spinge l’uomo a esistere e agire, cercando di soddisfare i propri bisogni. Acquisisce sempre di più coscienza , autocoscienza, perde la componente istintuale. L’uomo è un animale più debole, perché la consapevolezza indebolisce l’istinto. L’uomo è un animale malato perchè più il livello di consapevolezza sale, più la debolezza aumenta. IL PESSIMISMO Per Schopenhauer tutta la realtà soffre, perché alla base di tutti i fenomeni c’è la volontà, che è associata al desiderio. Quando l’uomo vuole qualcosa, ha il desiderio di qualcosa. Il desiderio procura a tutta la realtà uno stato continuo di tensione, che provoca a sua volta dolore. Il problema è che l’uomo, come tutti i fenomeni, può soddisfare i propri bisogni, ma nel momento in cui lo fa si crea un altro desiderio.

Il rapporto di coppia viene denito come due infelicità che si incontrano per produrre altre infelicità. È per questo che a volte gli uomini quando si accoppiano provino un senso di colpa, di vergogna, che secondo lui non proveniva dall’atto in sé, ma dalle conseguenze, ovvero generare altri esseri.

  1. socievolezza naturale dell’uomo: secondo Schopenhauer questa in realtà è solo un'illusione, perché i rapporti umani sono dominati inevitabilmente dalla lotta. È anche un dato di fatto che gli uomini vadano a costituire la società civile; il vivere con gli altri è dettato unicamente dal bisogno della società di soddisfare i propri desideri. Secondo lui, ci sono indizi evidenti della mancata socievolezza degli umani. Se ciascun uomo guardasse dentro se sesso coglierebbe come, il vedere gli altri soffrire, gli procura una cerca soddisfazione. Magari la convenzione sociale non lo si manifesta pubblicamente, ma in realtà la nostra natura è questa. Quando invece l’uomo vede l'altro in condizioni di benessere o vantaggio prova malcontento e invidia. Es. letterario di un prigioniero, in un carcere in cui non c'era nulla. In questa sua solitudine, aveva visto un piccolo ragno, che aveva addestrato, socializzando con lui. Il carceriere vede la situazione e di come il ragno porti una certa consolazione all’uomo e decide di ucciderlo. Ciò sottolinea la naturale tendenza dell’uomo di prevaricare l’altro. L’uomo non è quindi naturalmente un essere socievole e questa naturale socievolezza dell’uomo è solo un illusione.
  2. l’ottimismo storico L’OTTIMISMO STORICO 4 ILLUSIONE DELL’UOMO Si pensava che la storia avesse un senso e che l’umanità andava verso una forma di progresso continuo. Schopenhauer ritiene che, riguardo alla storia, nell’umanità non ci sia stato nessun reale progresso. Attraverso la storia cambiano solo gli aspetti più superciali. La sostanza non muta. L’umanità sempre e comunque, nasce, soffre e muore. La sostanza resta sempre quella perché il fondamento noumenico resta sempre la volontà. Non si può parlare quindi di progresso. L’uomo non è mai progredito. Schopenhauer è quindi antihegeliano. L’uomo non deve far altro che accettare la sua condizione, il suo destino immutabile. Secondo Schopenhauer, in realtà è possibile per l’uomo liberarsi da questa condizione di dolore e sofferenza continui solo eliminando la volontà. Il suicidio, però, non è una strada che può portare alla liberazione dal dolore, e quindi dalla volontà. Il suicida in realtà non nega la volontà, ma la rafforza. Questo perché nega la condizione in cui si trova a vivere. Inoltre, se anche un uomo si suicidasse, la volontà continuerebbe a vivere. MODALITÀ PER LIBERARSI DAL DOLORE È possibile liberarsi dal dolore attraverso varie modalità. Tra queste vi è l’arte, che è una via temporanea. Vi è poi la via dell’etica, della morale che è una via

parziale. Inne, l’ascesi, che è la via totale, attraverso la quale si può arrivare ad eliminare il dolore, e quindi anche la volontà.

  1. ARTE : L’arte è in grado di far accedere all’uomo ad un livello di conoscenza e esperienza libero e totalmente disinteressato. Secondo Schopenhauer le opere d’arte non rappresentano mai il dato fenomenico completo; le opere d’arte non sono una riproduzione del fenomeno. L’artista quando produce un'opera guarda le idee, non gli enti concreti. Secondo Schopenhauer l’opera d'arte porta l’uomo a contemplare le idee. Il soggetto sperimenta la temporanea cessazione del proprio dolore quando contempla un'opera d’arte; questo perché non sente più i suoi desideri e bisogni che lo tormentano, quindi non prova più dolore. Questo avviene perché la contemplazione dell’opera d’arte porta all’uomo allo stesso livello delle idee. Ciò riguarda sia l’arresto che chi osserva l’opera d’arte. Ricostruisce una gerarchia tra le forme d’arte:
  • l’architettura= livello più basso, perché è presente la componente materiale.
  • la scultura
  • la pittura e la produzione letteraria, in particolar modo la tragedia.
  • la musica è la più elevata; la componente fenomenica (materiale) è ridotta; la musica va oltre al mondo delle idee, e arriva al livello della volontà. La musica, grazie ai suoni, riesce a cogliere il dinamismo della volontà.
  1. ETICA, MORALE : via parziale, che consente agli uomini di agire gli uni nei confronti degli altri, superando il proprio egoismo. L’uomo può anche agire senza danneggiare l’altro, o a favore dell’altro. Può quindi superare il proprio egoismo, che è innato. Come l’uomo può agire, per superare il proprio egoismo? Per Schopenhauer l’agire morale non deriva dall’intelletto o dalla ragione dell’uomo, come invece riteneva Kant, ma da un sentimento: la compassione. Kant riteneva che l’agire dell’uomo era regalato dagli imperativi categorici. Questa capacità di soffrire con l’altro, l’uomo la può provare, perché guardando l’altro, vede il suo stesso dolore, la propria sofferenza. Secondo lui, quando l’uomo riesce a fare questo, riesce ad andare contro alla distinzione di questi singoli fenomeni. Coglie cosa c’è alla base di tutto, e va oltre al principio di individuazione, alla distinzione dei singoli enti. Coglie che tra io e tu non c’è sofferenza. Ciò è presente soprattutto nelle dottrine orientali. Da questa presa di coscienza, l’uomo può agire anc
  2. he senza recare all’altro ulteriore sofferenza. Si riconosce quindi la profonda unità metasica, l’unità profonda del tutto. La morale si sviluppa in 2 fasi:
  • livello della giustizia: possibilità che ha ciascun uomo di limitare il proprio egoismo; evitare di agire a danno di una persona. livello + basso e facile da raggiungere;
  • livello della carità: l’uomo non solo dovrebbe non nuocere all’altro, ma anche fare del bene all’altro; amore sincero nei confronti del prossimo, in modo da consentire al prossimo di raggiungere il bene. L’agire compassionevole è possibile, ma il rapporto deve essere vero e fraterno;

Visione molto negativa relativa all’umanità e al destino dell’uomo. La differenza sostanziale è che, per Leopardi, tutto è materia. Nega tutto ciò che è spirituale; nega dio, la provvidenza, l’immortalità dell’anima. Esiste solo la materia, una materia distinta dall’uomo e che non si cura di esso. Mentre Schopenhauer pensa che la realtà fenomenica sia solo illusione, e alla base di ciò si trova la volontà; pone qualcosa che va oltre alla materia. PUNTI IN COMUNE:

  • Visione negativa;
  • Riessione sulla maggior sensibilità dell’uomo, che corrisponde a una maggiore sofferenza;
  • L’uomo si crea illusioni
  • Tedio di vivere, la noia
  • L’arte per entrambi può essere una forma di consolazione, per alleviare le nostre sofferenze;
  • concezione della felicità, sempre descritta al negativo, come cessazione di doloro
  • concezione della noia, il tedio di vivere;
  • la morte come uno scopo certo;
  • la social catena, la compassione come fonte di sollievo per l’uomo. Tra la volontà e i fenomeni c’è un grado intermedio: quello delle idee, ovvero dei modelli eterni, immutabili e perfetti. Le idee vanno a dispiegarsi nella molteplicità dei fenomeni, che non sono eterni e immutabili. Ci sono quindi due livelli di oggettivazione della volontà.