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Scienze della Formazione, laurea magistrale in scienze riabilitative (classe 2) - basi metodologiche nella formazione continua (Girotto) - formazione nell'accreditamento (Pizzardo) - Programmazione ed organizzazione di un corso di laurea in ambito sanitario (Varani)
Tipologia: Sbobinature
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La formazione nel contesto organizzativo sanitario:
La formazione nel contesto organizzativo sanitario: Ci sono elementi da considerare tra cui la struttura organizzativa e i sistemi operativi.
Struttura organizzativa La struttura organizzativa comprende l’atto aziendale e tutti i documenti organizzativi che un'azienda può produrre. Il Vaccani-Tonelli è un modello di analisi organizzativa che prevede l' atto aziendale , che si trova solitamente sul sito nella sezione amministrazione trasparente. E’ un piano trasparenza e anticorruzione, triennale, che però di fatto va aggiornato ogni anno. Contiene tutto il personale, cioè quante persone sono assunte, quante qualificate. E’ riportato anche il tasso di assenteismo, gli incarichi extra ufficio che ciascuno dei dipendenti può avere, il tasso di ascensione, gli incarichi di funzione, gli incarichi dirigenziali, descrive ogni funzione e contiene gli organigrammi.
Sistemi operativi Gestione delle informazioni e del personale e degli obiettivi aziendali. Ogni anno, le regioni attribuiscono una serie di obiettivi aziendali da raggiungere al direttore generale perché dobbiamo poter misurare qual è l’obiettivo.
Cultura organizzativa: cioè che il professionista si identifichi con la sua organizzazione, che si senta appartenente alla sua organizzazione, perché si crea una cultura di lavoro in equipe, di lavoro per gli obiettivi. Il turnover è una minaccia alla cultura organizzativa.
Organizzazione Razionalizzazione e aziendalizzazione, tutto è molto legato al al budget, al mantenimento dei costi, all'efficientamento dei servizi, a fare di più con quello che si ha, assumere meno e tutta una serie di variabili. Efficacia ed efficienza degli interventi e dell’attività che noi eroghiamo. Gestione delle risorse assegnate , perché se io ho delle risorse assegnate al mio servizio, alla mia unità operativa, rappresentano una delle caratteristiche dell'organizzazione. I collaboratori hanno bisogno di regole perché se non le abbiamo rischiamo poi di accontentare tutti e non accontentiamo nessuno.
La complessità delle organizzazioni sanitarie è l’interazione tra il professionista sanitario e i bisogni della popolazione. Dobbiamo lavorare tanto sugli aspetti relazionali, perché a volte i pazienti sono talmente esasperati dalla mancanza di informazioni, di cose basilari,
che allora iniziano anche ad avere questi atteggiamenti. Bisogna cercare di spendere bene un po' più di tempo nella comunicazione con i familiari e con i pazienti. Non abbiamo tante denunce sull'errore di terapia, sulla mancanza di un esame, perché lì si gioca d'anticipo. Poi abbiamo altri aspetti di complessità, strutturali tecnologici e sanitari. Poi la qualità abbiamo degli indicatori che la misurano che sono gli indicatori di
Dimensioni della qualità:
Integrazione della formazione con i processi organizzativi: Come integrare la formazione all'interno dei processi organizzativi?
Formazione in sanità:
quali sono le principali importanze. Faccio formazione di base per dare gli strumenti per evitare gli errori, per analizzare tutte le modalità di errore, eccetera, eccetera, di segnalazione degli errori. La cultura è la segnalazione perché da quell'errore io imparo ed evito che succeda ad altri.
apprendimento adattivo = regole, l'obiettivo è il miglioramento quotidiano apprendimento generativo = teorie, va un po' a monte, e cerco di rinnovare, di cambiare deutero learning = principi, va ancora più a monte, e l'obiettivo è lo sviluppo.
Il ruolo dell’organizzatore lo hanno i coordinatori di unità operativa, chi ha incarichi di funzione e i direttori di unità operativa. Questo coordinatore dovrebbe sviluppare delle competenze di coaching, che non è essere leader, ma essere colui che motiva, colui che dà le regole, le fa rispettare. Modello di Schein: scongelamento, trasformazione e congelamento. Dove ho una situazione congelata, statica, non va bene, devo creare motivazione e cambiamento. C'è sempre qualcosa da migliorare. La trasformazione riguarda la ricostruzione cognitiva, scongeliamo il contesto, per ridare un punto fermo.
Tre sistemi: Questi tre sistemi di cui abbiamo parlato finora sono il s istema organizzativo direzionale, sistema della formazione e della gestione del personale. Nell’insieme rappresentano un sistema molto circolare.
Formazione aziendale: ha la funzione di elaborare i progetti, di costruire i luoghi di apprendimento, utilizzando la metodologia del project work. È un progetto che come tale ha delle regole, degli strumenti (il Gantt, la SWOT analysis ecc). Anche la formazione è un progetto.
Che cosa ci consente di fare la formazione? sviluppare le risorse umane: i gruppi di miglioramento, le comunità di pratiche, il gruppo progetto, lo sviluppo professionale, lo sviluppo individuale.
SISTEMA ECM – Educazione Continua in Medicina: L’ECM è nato in Italia intorno al 2000 come un aggiornamento professionale.
Nel mondo c'è una situazione molto variegata. Alcune affidano l'accreditamento a delle agenzie (noi abbiamo i provider). In alcuni di questi paesi rischio di non poter esercitare la professione se non super tot ECM, in Italia non succede nulla
Quali sono gl i enti accreditanti in Italia? I provider, il Ministero della Salute, la Commissione Nazionale della Formazione Continua, le Regioni, l'Agenda Socio Credita con i corsi, gli ordini dei collegi, le società scientifiche, alcune associazioni professionali, anche alcune organizzazioni sindacali. Per essere enti accreditanti, devono avere una serie di requisiti, di strutture. Tutte le aziende USL sono enti accreditanti, infatti sono autonome, si costruiscono il piano formativo e accreditano i corsi che approvano. Un dipendente può anche non andare all'esterno per ottenere l'obbligo formativo, può rimanere nella sua azienda perché c’è un'offerta formativa così ampia, anche specifica, che è quasi impossibile non raggiungere i crediti all'interno della propria azienda. Poi c'è chi vuole andare a farsi il corso specifico e se lo vuole pagare perché non lo offre l'azienda, però a mia di massima non è richiesto.
Gli attori sono tutti i professionisti sanitari, dal medico al libro professionista (non hanno obbligo gli oss). Gli obiettivi: mantenere elevate la professionalità e il sistema di provider per poter attribuire i crediti in base a una serie di regole. Ogni regione fa il suo manuale. I crediti ECM vengono attribuiti direttamente dai provider in base a un criterio di autorità, sostanzialmente, le aziende sanitarie sono tenute ad accreditarsi presso le regioni di riferimento.
Caratteristiche provider:
LEZIONE 2
Lifelong learning: apprendimento lungo il corso della vita ... verso la formazione permanente
Formazione
Formazione permanente
Dal fabbisogno formativo al progetto ANALISI DELLA SITUAZIONE REALTA’
Il contesto: all’interno dell’Azienda sanitaria diversi orientamenti È importante mettere assieme la mission dell’azienda e quella dei professionisti (avere un'elevata preparazione qualitativa per erogare delle prestazioni sicure ed efficaci della mia professione), compatibilmente con le risorse disponibili. I determinanti sono gli obiettivi
Approccio top down : alla base della piramide ci sono i professionisti. Il ministero dà degli obiettivi alle regioni, le regioni individuano una serie di obiettivi alcuni obbligatori, legate alle norme altri meno, magari legati al budget Direzione aziendale, dipartimento, unità operativa e ogni singolo professionista dovrebbe contribuire poi a costruire tutto il processo.
Approccio bottom up: partendo dai singoli operatori, dai professionisti.
Mix bottom up e top down: si mettono insieme entrambi i modelli, alcune cose vengono imposte mentre in altri contesti viene chiesto agli operatori il loro bisogno formativo, le innovazioni da implementare
Definizione dei bisogni , metodi e strumenti per la rilevazione Noi professioni di cura abbiamo come base di riferimento i bisogni della nostra popolazione: la popolazione d'altro canto ha un'altissima aspettativa che il professionista risolverà il suo bisogno. È più impegnativo fare un’analisi dei bisogni formativi non consapevoli
Bisogno: discrepanza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere BISOGNI:
IL DIAGRAMMA DI ISHIKAWA O DI CAUSA – EFFETTO: esempio se si vuole analizzare il problema delle infezioni devo andare a prendere in considerazione la parte organizzativa (il microclima, i presidi, l'approvvigionamento, i metodi, quali procedure, la sterilizzazione, il materiale, uno uso idoneo o non idoneo, il personale, se lava le mani, segue le indicazioni, utilizza la tecnica giusta, il tipo di accessi, le procedure eccetera)
Questa è una delle tante tavole che ci aiutano a mettere in ordine il livello di importanza dalla meno importante fino all’area della maestria con le tre dimensioni:
Obiettivo generale Corrisponde alla finalità organizzativa rappresentata dal risultato al termine del percorso formativo.
Obiettivo specifico : rappresenta il nodo fondamentale dell'impianto progettuale è il risultato atteso Gli obiettivi specifici sono gli indicatori di apprendimento e per questo vanno verificati; si vanno a formulare gli obiettivi specifici che mi permettono di valutare il raggiungimento dell'obiettivo
Obiettivo Specifico Apprendimento- OSA Rappresenta ciò che i discenti devono essere capaci di realizzare al termine del processo formativo che non erano capaci di realizzare prima, devono dimostrare un cambiamento, un'acquisizione di competenza. OSA
L'acronimo SMART nella formulazione degli obiettivi La SMART è l'acronimo che mi aiuta a definire qual è l'obiettivo e le sue caratteristiche (sempre con il verbo all'infinito). S specifico: non deve essere più di 1 una riga (vale anche per la tesi, per un protocollo di ricerca) M misurabile, con un indicatore che posso misurare. A achievable, raggiungibile: qualcosa di fattibile R realistico, non è campato in aria T temporale: è importante avere un limite temporale
capacità di formulare correttamente gli obiettivi attraverso il metodo PICO (PROBLEMA-INTERVENTO-CONFRONTO-OUTCOME) Dal PICO si trova l’obiettivo generale del percorso e successivamente gli obiettivi specifici; nell'ottica di progettazione formativa: se si dovesse affrontare quel problema con un percorso formativo qual è l'obiettivo generale di quel percorso? Quali sono gli obiettivi specifici?
Modello Guilbert : l’obiettivo specifico è il risultato atteso, definisce gli interventi che attuo e il raggiungimento o meno degli obiettivi. Nella formazione l’obiettivo pertinente alla competenza è l’essere in grado, il ‘dimostrare di’. In formazione si parla di LAP: livello accettabile di performance, ovvero il livello minimo perché io possa certificare quella competenza. C’è una scala di valutazione, avremo dei livelli di obiettivi da raggiungere per dimostrare di avere una certa competenza. Dobbiamo poi entrare nel merito della programmazione, essere in grado di progettare un percorso formativo, che rispetti i requisiti dei crediti ECM. I vari contenuti di un corso devono essere coerenti con gli obiettivi del corso stesso. Il contenuto non deve essere l’obiettivo, sono due cose differenti. Nella macro-progettazione la cosa fondamentale è decidere il tipo di formazione che voglio affrontare (residenziale, a distanza, blended, sul campo, fad, residenziale), i luoghi in cui condurre la formazione, i tempi, chi deve fare la docenza, i contenuti suddivisi nei vari moduli e le ore didattiche, le metodologie didattiche.
La valutazione non ha tanto lo scopo di certificare le conoscenze (focus finale) ma si impronta maggiormente sul fatto che io devo darti delle conoscenze che cambiano i tuoi atteggiamenti. La cosa difficile da valutare nel tempo è la ricaduta! Cioè se questo percorso ha determinato ricadute nell’operatività quotidiana, prendiamo una checklist e vediamo se gli operatori mettono ancora in atto quelle cose, bisogna puntare sull’efficacia comportamentale.
studi o corsi individuali per attività di ricerca. Anche il tutoraggio individuale: chi fa tutor come guida di tirocinio, tutor clinico, può raccogliere la sua attività e impegno e gli vengono riconosciute tot ore di crediti formativi, senza provider e corso di formazione. Se io sono un professionista sanitario che pubblico un articolo censito dalle banche date di un certo valore, maturano diritto di riconoscimento di 3 ECM se sono un autore o 1 credito se ho una posizione meno rilevante. Abbiamo la possibilità di avere accesso ai crediti anche con una modalità non tradizionale, di auto formazione.
Negli esoneri:
Progettazione formativa nella micro progettazione. La formazione dev’essere vista come un processo, che è a supporto della divisione organizzativa e culturale per sviluppare la prospettiva professionale per creare quella famosa cultura professionale di cui abbiamo parlato nelle lezioni precedenti. Focus della formazione sono le persone a cui è rivolta. Devo sempre fare i conti con la situazione reale, quali sono i bisogni formativi e la necessità della base.
Formazione continua si colloca lungo 2 polarità: persona e professione. Bisogna tendere a quel professionista con caratteristiche spendibili nel mondo professionale e a volte sganciarlo dalle organizzazioni di appartenenza, trattarlo come un singolo e non sempre pensare al professionista sanitario come all’interno di quel reparto, dipartimento, contesto, ma pensarlo come persona.
Privilegiare le connessioni tra professionista e organizzazioni, le aziende puntano molto sul benessere organizzativo, non dobbiamo vedere solo il professionista di per sé ma all’interno di una organizzazione che lo fa star bene.
Competenze professionali, che vanno incontro a esigenze organizzative e obiettivi.
Informazioni, per i professionisti la sfida è avere queste informazioni disponibili ma insegnarti a dare un senso a quelle informazioni. Non è più sufficiente saper eseguire il proprio compito ma è necessario che questo sia coerente con la prassi dell’agire nello specifico contesto.
L’apprendimento nel mio percorso formativo è semplice o complesso? È una domanda che mi devo porre quando vado a progettare un corso.
Schema della progettazione del percorso formativo.
Vari tipi di formazione che posso accreditare. Video conferenze, training di gruppo di coordinamento ecc. l’attività di ricerca ha pochi crediti, la FAD, e-learning, blended ecc. in base a quello che mi interessa fare posso scegliere un tipo di formazione diversa. Se sbaglio la scelta vedo compromesso il percorso.
A cosa serve il manuale? I provider, o chi progetta corsi, ha con questo manuale degli aspetti di riferimento. Ogni regione ha delle specificità. Dice come fare un piano formativo, eventi, contenuti, da indicazioni purchè gli obiettivi nazionali strategici (i 38 di prima) e quelli regionali. Se progetto un percorso formativo con la necessità di far acquisire conoscenze teoriche il manuale mi suggerisce metodologie didattiche che posso utilizzare. Per esempio quanti crediti mi da una residenziale? Con docente e relatore mi da 1 credito per mezz’ora di docenza per esempio. Da anche indicazioni su come progettare una verifica a seconda del tipo di formazione che faccio. Es una FAD consiglia questionario e esame orale. Se progetto un questionario devo fare 3 domande per credito, ogni domanda con 1 risposta su 4 esatta. Se faccio orale devo avere certe caratteristiche, ma il manuale ha tutte le indicazioni necessarie.
Sulla scelta delle metodologie didattiche di un percorso formativo si possono usare due metodi che sono
La voce "Tutte le professioni” deve essere selezionata solo per gli eventi che trattano tematiche di natura oggettivamente trasversali e di reale interesse per tutte le professioni sanitarie.
tutor. I Partecipanti: provenienza e numero Il numero massimo dei partecipanti all’evento formativo, comprende tutte le persone che seguono l’evento, inclusi coloro che non hanno diritto all’acquisizione dei crediti. Questi ultimi devono essere compresi nel numero totale dei partecipanti indicati in fase di accreditamento.
La progettazione formativa III parte. Knowledge Management (KM): Disciplina che si occupa di individuare metodologie e strumenti atti alla raccolta, codifica e organizzazione della conoscenza all’interno di una struttura, attraverso un approccio basato sull’innovazione culturale, organizzativa e tecnologica. Il K.M è attuale, pensiamo ai database decisionali dei medici dove metto dentro una serie di informazioni ed escono linee guida, le interazioni di alcuni farmaci quando faccio una prescrizione, ecc…
Obiettivo del K.M.: promuovere conservazione, crescita e circolazione della conoscenza in tutte le sue forme, tacita ed esplicita, al fine di ottimizzarne la disponibilità nei modi, tempi e luoghi più appropriati.
Obiettivi specifici:
Qui troviamo a confronto il KNOWLEDGE MANAGEMENT E IL LEARNING MANAGEMENT (gestione dell’apprendimento). Sono due approcci diversi che talvolta possono andare anche insieme. La nostra attuale impostazione formativa è ancora basata sul learning management.
2. Discussioni di gruppo : il formatore deve aver già strutturato una griglia ma fare anche da moderatore (es. brifing e debrifing, ascolta ma conduce allo stesso tempo). Permette un elevato coinvolgimento dei partecipanti e l’approfondimento delle parti di un tema che interessano maggiormente. Partecipanti meno ferrati sul tema o più introversi possono sentirsi esclusi o colpiti. 3. Role Playing : i partecipanti drammatizzano comportamenti di ruoli sociali o organizzativi. Simulazione di situazioni reali, con ruoli ben definiti. Si focalizza sul saper fare, comunicare, negoziare, mediare, ascoltare ed essere flessibili. Il formatore deve preparare accuratamente questo evento, non intervenendo mai! E gestire la fase del debrifing. Modalità molto operativa utile per delle riunioni ad esempio. 4. Laboratori formativi : si discute riguardo a situazioni attenenti all’ambito professionale o personale, vivendo in diretta un’esperienza vera, anche di natura emozionale. 5. On the job: ad esempio il lavoro svolto dai tirocinanti “mentre faccio imparo” i partecipanti sono formati al loro lavoro mentre lo stanno svolgendo (guarda e impara). È utile nell’addestrare un istruttore o un formatore nell’utilizzare oggetti (esempio su risonanza tesla, devo formare colui che la utilizzerà).
la VALUTAZIONE La valutazione non è mai semplice, né tanto meno facile. E’ sempre buona norma, ad inizio anno, fissare insieme al team degli obiettivi da raggiungere per cui bisogna lavorare e a fine anno si verrà valutati in maniera oggettiva in base a quelli che erano gli obiettivi imposti in precedenza. La valutazione è l’ultima fase del processo di nursing, ma è presente in ogni processo.
Per valutazione si intende: l’attribuzione di un valore a cose o fatti; ricerca e acquisizione di tutti quegli elementi che contribuiscono a determinare il grado di efficacia e di adeguatezza di un processo formativo all’interno di un contesto organizzativo. Parto da una scala valoriale e sulla base di questa misuro la performance della persona. Ad ogni giudizio è sempre attribuito un valore. La valutazione parte sempre dalla ricerca e dalla scelta di un argomento, devo attribuirgli un significato e infine vado a sintetizzare (riduzione di complessità) tutto il percorso svolto attraverso un voto o un giudizio. In una prospettiva integrata, possiamo avere due livelli di valutazione:
- MACRO: valuto TUTTE le fasi di una progettazione formativa, e la formazione è orientata ad identificare le variabili che influenzano i risultati di tutto il processo formativo. Introduco azioni di miglioramento in itinere. - MICRO: vado a valutare nel dettaglio quelli che sono gli esiti del SINGOLO percorso formativo.
Progettare la valutazione quindi è da considerarsi un’operazione non solo tecnicistica ma allo stesso tempo difficile perché:
VALUTAZIONE DELLA e NELLA FORMAZIONE: “MODELLO DI KIRKPATRICK” ● I LIVELLO GRADIMENTO: soddisfazione dei partecipanti a fine di un corso/trattamento. per esempio in un questionario di gradimento possiamo trovare: - Obiettivi didattici specifici “pertinenti”, coerenti con gli obiettivi generali/intermedi nazionali e regionali.
-Metodologie didattiche adeguate (per lo più interattive), coerenti con gli obiettivi. -Predisposizione di prove di verifica dell’apprendimento coerenti con gli obiettivi e i metodi, e capaci di valutare non solo le conoscenze, ma anche competenze e abilità. - Setting, numero di partecipanti e tempi formativi adeguati per garantire l’efficacia didattica ● II LIVELLO APPRENDIMENTO: conoscenze acquisite a fine corso (tramite test di verifica, project work) si richiede un cambiamento nel tempo duraturo. ● III LIVELLO TRASFERIMENTO: valutazione competenze sul lavoro. Valuto se, quello che ho insegnato tramite un corso, viene poi applicato nella vita lavorativa nei mesi successivi. Questi risultati ci consentono di ri-tarare l’intervento formativo per facilitare cambiamenti e miglioramenti nelle prestazioni delle risorse formate. ● IV LIVELLO RISULTATI DI BUSINESS: la formazione ha un costo, investo sulla formazione in sanità con il fine di migliorare lo stato di salute del paziente. Ha ridotto i costi (economicità a livello sanitario)? Ha migliorato l’efficienza? Ha ridotto il turnover? Ha migliorato il clima aziendale? I benefici: Setting, numero di partecipanti e tempi formativi adeguati per garantire l’efficacia didattica --- miglioramento della performance organizzativa --- aumento della credibilità della funzione formazione.
I livelli 3 e 4 sono complessi perché: ci sono organizzazioni non abituate a misurare l'efficacia/efficienza delle azioni, che pur intraprendono, per conservare, migliorare e sviluppare il proprio know-how in termini di competenze e crescita del capitale umano. E l’Attività stessa di valutazione è di per sé complessa, poiché richiede conoscenza del metodo, definizione di un processo strutturato e risorse dedicate.
Es. lavorando in aziende sanitarie, si può notare che si mira sempre al profitto. In questo periodo si fanno gli obiettivi di budget dove andiamo a misurare i valori di prestazione. In chirurgia si opera la chirurgia fa guadagnare le aziende, mentre le medicine portano maggiormente anziani da curare, abbandonati a sé senza familiari diventando così un costo per la sanità.
Potere dell’AUTOVALUTAZIONE. Ogni volta che ci autovalutiamo, avrò un feedback. Possiamo:
La valutazione/feedback funziona se il professionista è in grado di percepire lo scarto tra i risultati attesi e il suo livello di apprendimento (non tutti i professionisti avvertono questa voglia di migliorare, quindi vanno stimolati, EBM) ricevere informazioni utili circa lo “scarto” e viene coinvolto in azioni concrete per ridurlo può “provarci” lo interiorizza. Diventa “costruttore attivo di