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Questo documento tratta temi come l'assistenza sanitaria, le indennità di disoccupazione, i sussidi familiari, l'accesso alle risorse culturali, l'assistenza d'invalidità e di vecchiaia, la difesa dell'ambiente naturale e le funzioni dei DIOTR. Viene inoltre descritta la programmazione, l'inserimento e la valutazione delle risorse professionali, il profilo professionale del fisioterapista e la svolgimento di attività dirette alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale. Il documento illustra anche la formazione professionale e i valori ispiratori della professione sanitaria.
Tipologia: Appunti
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Scienze infermieristiche e riabilitative Candelini Sistema mutualistico : disparità di trattamento – il diritto alla tutela della salute era correlato non all’essere cittadino ma all’essere lavoratore con conseguenti casi di mancata copertura; vi erano, inoltre, sperequazioni tra gli stessi assistiti, vista la disomogeneità delle prestazioni assicurate dalle varie casse mutue. Nel ’78 c’è stata una riforma del SSN che prevedeva tutte le prestazioni a tutti i cittadini -> equità, universalità e omogeneità su tutto il territorio nazionale, a scarsa lungimiranza dal punto di vista economico -> nessun controllo della contabilità, rimborso a piè di lista. La legge n. 833 nasce in un clima politico di solidarietà nazionale, periodo dell’affermazione dello Stato Sociale. Lo Stato sociale o stato assistenziale, noto anche come welfare state (letteralmente “stato di benessere”), è un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando soprattutto i ceti meno benestanti. È un sistema che si propone di fornire servizi e garantire diritti considerati essenziali per un tenore di vita accettabile: assistenza sanitaria; pubblica istruzione; indennità di disoccupazione; sussidi familiari; accesso alle risorse culturali; assistenza d’invalidità e di vecchiaia; difesa dell’ambiente naturale. La legge 833/78 accresce le garanzie sociali per i cittadini (solidarietà, medicina collettiva, prevenzione ecc.) e prevede:
di cui ai commi precedenti “informano la propria attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità e sono tenute al rispetto del vincolo di bilancio, attraverso l’equilibrio di costi e ricavi, compresi i trasferimenti di risorse finanziarie. Azienda : azienda di produzione svolge un’attività protesa all’ottenimento e alla distribuzione di beni e servizi per il mercato. L’attività di produzione implica una trasformazione fisica degli input del processo produttivo, che genera degli output per il mercato. L’azienda sanitaria non persegue, in via prioritaria, fini di lucro ma obiettivi di salute. Oltre a criteri di gestione improntati alla efficacia, efficienza ed economicità, deve rispettare i criteri di appropriatezza ed equità, ma anche di qualità. Efficacia: raggiungimento dell’obiettivo il risultato; in sanità in genere equivale alla guarigione clinica del paziente. Efficienza: rapporto tra i risultati ottenuti e le risorse usate per ottenerli (miglior risultato a parità di risorse utilizzate). L’ appropriatezza professionale implica l’adesione a indicazioni cliniche riconosciute (EBM); quella organizzativa si riferisce invece alla prestazione che viene erogata in un contesto che utilizza risorse (personale, farmaci, tecnologie) appropriate. Caratteristiche di un’azienda sanitaria: atto aziendale (finalizzato a snellire regole e procedure di organizzazione e funzionamento nel rispetto degli indirizzi di programmazione nazionale e regionale); mission, vision e valori fondamentali; principi e criteri dell’attività aziendale; organi; direzione aziendale; organismi collegiali; modello organizzativo e suo funzionamento; incarichi dirigenziali e valutazione del personale; programmazione e controllo interno; partecipazione dei cittadini. Sempre negli anni ’90 nasce il modello organizzativo dipartimentale -> dipartimento : entità organizzativa di base che aggrega diverse Unità Operative, una pluralità di discipline e funzioni assistenziali, tra loro affini o complementari, ne assicura la gestione unitaria al fine di integrare le competenze presenti, ottimizzando la qualità dell’assistenza e l’utilizzo delle risorse complessivamente assegnate. Criteri per la scelta delle aggregazioni dipartimentali: Intensità e gradualità delle cure : i pazienti trovano collocazione e si spostano in relazione alla necessità assistenziale (intensiva, semi-intensiva, valutativa, riabilitativa). Settore nosologico : si accorpano funzioni assistenziali in base alla categoria nosologica (cardio-vascolare, oncologico ecc.). Fasce di età : pazienti identificati in base all’appartenenza alla medesima fascia di età (anziani, bambini). Branca specialistica : si accorpano funzioni assistenziali in rapporto all’omogeneità degli strumenti clinici di intervento (chir. Generale; chir. Specialistica, diagnostica per immagini…). Organo o apparato : si accorpano funzioni assistenziali di pazienti che presentano quadri morbosi a carico del medesimo organo o apparato (app. nervoso, respiratorio ecc.). Il dipartimento delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, tecniche e della riabilitazione rappresenta l’insieme dei professionisti appartenenti alle professioni infermieristica, ostetrica tecnica e della riabilitazione. È collocato in linea con il Direttore Generale e il Direttore Sanitario e partecipa alla definizione delle linee strategiche e delle politiche aziendali relative ai processi ed ai programmi di competenza. Concorre al perseguimento della mission aziendale assicurando efficacia, qualità ed efficienza organizzativa del processo assistenziale nell’ambito della prevenzione, cura, diagnosi e riabilitazione. Tutti i professionisti della salute operano efficacemente in team, nel rispetto e comprensione delle reciproche responsabilità e autonomie di intervento con una particolare attenzione al coinvolgimento attivo del paziente ed alla sua progressiva responsabilizzazione.
giornaliere. L’attività riabilitativa estensiva si configura come attività assistenziale complessa per pazienti che hanno superato l’eventuale fase di acuzie e di immediata post acuzie e che necessitano di interventi orientati a garantire un ulteriore recupero funzionale in un tempo definito. Riabilitazione di mantenimento : intesa quale attività assistenziale rivolta a soggetti con esiti stabilizzanti di patologie psico-fisiche che necessitano di interventi orientati a mantenere l’eventuale residua capacità funzionale o contenere il deterioramento; il modello di riferimento di tale percorso riabilitativo è basato su una forte integrazione sociosanitaria. L’attività riabilitativa di mantenimento si riferisce ad attività di assistenza rivolta a pazienti affetti da esiti stabilizzanti di patologie psico-fisiche che necessitano di interventi orientati a mantenere l’eventuale residua capacità funzionale o contenere il deterioramento. Riabilitazione specialistica ambulatoriale : intesa quale attività finalizzata prevalentemente al trattamento di disabilità minimali segmentarie e/o transitorie, esiti di traumatismi. Le strutture riabilitative di I livello sono strutture che erogano interventi di riabilitazione estensiva (o di mantenimento) e comprendono: lungodegenze post acuzie, RSA, presidi territoriali, presidi ambulatoriali, CAD, centri accreditati “ex art. 26”. Le strutture riabilitative di II livello sono strutture che erogano interventi di riabilitazione intensiva e comprendono: unità operative di RRF, ospedali riabilitativi, presidi extraospedalieri. Le strutture riabilitative di III livello sono strutture ad alta specialità: unità spinali, unità gravi cerebrolesioni; unità per riabilitazione gravi disabilità in età evolutiva (URGDEE), unità per riabilitazione delle turbe neuropsicologiche acquisite (URNPS). Centri accreditati ex art.26: sono strutture extraospedaliere che erogano prestazioni riabilitative in regime non residenziale, semiresidenziale e residenziale. Non sono completamente dedicati all’assistenza riabilitativa dei soggetti disabili in quanto, in alcune realtà, forniscono assistenza riabilitativa territoriale anche nei confronti di pazienti appena dimessi dalle strutture ospedaliere che necessitano di assistenza in fase post acuzie. Cartella clinica : per ciascun utente presente presso la struttura di riabilitazione è compilata una cartella clinica. La cartella clinica ad uso dei reparti post acuzie e dei centri di riabilitazione deve contenere tutte le informazioni rilevanti su condizioni cliniche e/o di disabilitò che richiedono l’intervento riabilitativo. All’interno troviamo la valutazione iniziale (menomazioni, abilità residue, limitazioni); valutazione dei potenziali benefici attesi; condizioni abitative, sociali e familiari della persona; progetto e programma riabilitativo pianificato, tipo e frequenza degli interventi specifici; modalità di verifica delle attività erogate. Nella cartella clinica sono registrate e monitorate tutte le variazioni cliniche e quelle relative alla disabilità nonché la valutazione del team o dell’equipe riabilitativa. La cartella, inoltre, contiene: scheda infermieristica con gli aggiornamenti dei parametri vitali, terapie mediche, medicazioni (solo per i centri di riabilitazione post acuzie); la scheda dei trattamenti riabilitativi con la valutazione dell’équipe, tipologia dei trattamenti, durata delle singole sedute di trattamento, nominativo dell’operatore; gli esami clinico-strumentali, o i referti, effettuati dal paziente e utili alla definizione del trattamento clinico riabilitativo; strumenti di valutazione standardizzati previsti dalla normativa e/o necessari alla valutazione del paziente e all’eventuale evoluzione della disabilità. È indicato anche il soggetto titolare dell’eventuale tutela dell’utente. La bioetica (termine composto da bios = vita ed ethikos = teoria del vivere) è una disciplina moderna molto recente che applica la riflessione etica alla scienza ed alla biomedicina. Prevede dunque l’interazione dell’etica con le scienze, in una modalità più moderna rispetto a quella tradizionale e religiosa, con lo scopo di affrontare e valutare anche a livello morale alcuni processi medici quali il trapianto di organi, l’eutanasia, la fecondazione artificiale, l’aborto; più recentemente le vaccinazioni e così via. La tecnologia in campo medico ha subito un notevole
sviluppo negli ultimi decenni, pertanto alcuni studiosi hanno sentito la necessità di regolamentare alcuni procedimenti e tecniche secondo una linea etica comune. Attualmente pero ogni Nazione ha un proprio e personale codice di bioetica che disciplina le pratiche medico scientifiche; quello che è autorizzato e legale in uno Stato può non esserlo in un altro. Un esempio è la questione della Clonazione Umana, autorizzata in Gran Bretagna (dove esiste dal 2002 la prima Banca degli Embrioni) è illegale in Italia. Il filosofo John Stuart Mill (uno dei massimi esponenti del liberalismo e dell’utilitarismo) se ne occupava già nell’800. L’uomo è sovrano su sé stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente; la bioetica oggi si occupa dei grandi interrogativi che ruotano intorno alla persona, a partire dal rispetto della vita umana nel suo significato più profondo. Incentrato tutto sul problema della salvaguardia dell’individuo, il nostro tempo si interroga sui limiti; la ricerca scientifica migliora la qualità di vita dell’uomo, ma dove deve fermarsi? La complessità dell’argomento rivela tutta la sua criticità quando si affronta la questione normativa: regolamentare una questione etica sembra a tratti una contraddizione in termini, un lavoro quasi impossibile specie se deve prescindere dalla valutazione sul singolo caso. Così il comitato per i diritti umani dell’ONU:
permanente/aggiornamento del personale: è un requisito essenziale per il corretto esercizio professionale; deve essere documentata, attinente all’attività svolta e indirizzata al miglioramento delle prestazioni, dell’organizzazione del lavoro e della cultura della valutazione delle performance. I cambiamenti organizzativi avvenuti nel SSN richiedono forti capacità di utilizzare strumenti adeguati a essere pronti ad usufruire di questi cambiamenti; e capacità di effettuare analisi e previsioni compiendo un controllo del ciclo operativo e dei risultati ottenuti. I risultati devono essere misurabili, adeguati agli standard, tendenti sempre al miglioramento. Se non c’è il coraggio di affermare un’interpretazione evolutiva permane l’interpretazione mantenitiva (cioè si tende a lasciar andare le cose come sono sempre andate finora). Oggi ci dobbiamo porre su Obiettivi di cambiamento: obiettivi di efficienza, economicità e concorrenza con priorità di intervento, nel rispetto dei bisogni dell’utenza; sono competenze e capacità proprie del management. Dobbiamo essere attori del cambiamento, crederci e parteciparvi. Management : insieme delle tecniche di gestione di una organizzazione; si ragiona per obiettivi e secondo risorse. Nei posti di lavoro spesso gestire è inteso come comandare. Gli strumenti del management sono: modello sistemico, ciclo PDCA (plan-do-check-act), problem solving, lavorare in team, metodo scientifico, le linee guida, formazione delle competenze core, comunicazione efficace. L’organizzazione secondo l’approccio sistemico (schema della caramella) prende in considerazione da una parte l’ambiente esterno (input) costituito dalla domanda del cittadino; dall’altra i risultati e le finalità (output) cioè le prestazioni di vario tipo; al centro ci sono le risorse (umane, tecnologiche, economiche, sociali), le strutture di base (consultori, SERT, centri di ascolto), i meccanismi operativi, il potere organizzativo. Il modello sistemico vede l’organizzazione nel suo insieme, in relazione con l’ambiente, interagendo tra le risorse umane, tecnologiche, sociali ed economiche e le variabili della struttura di base, i meccanismi operativi e il potere organizzativo. Si passa da un approccio tradizionale di tipo analitico (specifico, del momento) ad un approccio sistemico (globale) all’organizzazione. Sistema: insieme di elementi tra loro legati da un rapporto di interdipendenza dinamica e organizzativa per il raggiungimento di uno scopo comune. Per la gestione di una organizzazione complessa occorre che la logica organizzativa sia di tipo aperto, intesa come continua esigenza di conoscenze necessarie per un cambiamento in funzione delle esigenze dell’utente. Fattori input: sono stimoli, le motivazioni, sono le risorse finanziarie, professionali, leggi, decreti, regolamenti, informazioni scientifiche, tipologia dell’utente. L’ambiente -> apertura del sistema verso l’ambiente condiziona notevolmente la natura dell’organizzazione, maggiore è l’apertura, più aumenta la complessità organizzativa. È importante la qualità delle risorse professionali a disposizione; la sanità la fanno i professionisti e le loro qualità -> la buona sanità è data da una sana competizione e dall’innovazione. Le risorse sono umane, tecnologiche, sociali, economiche. La struttura di base è l’impianto portante dell’organizzazione e costituisce gli obiettivi e i diversi attori dell’organizzazione; gli obiettivi sono quelli dettati dal SSN, dal SSR, dal piano aziendale. Quindi tutti gli indirizzi vengono ricondotti da un livello nazionale ad un livello regionale, infine ad un livello aziendale. I meccanismi operativi sono -> gestione del personale, programmazione e controllo, sistemi informativi – comunicazione, coordinamento ed integrazione, sviluppo e controllo della qualità dei servizi erogati. Il modello sistemico in un’organizzazione sanitaria è costituito dal potere organizzativo (fulcro di tutto il sistema – capacità di influenzare gli operatori cercando di applicare una strategia che ne indichi una modalità e una posizione strategica intesa come professionalità, autorevolezza e informazione) e da fattori output (prestazioni – numero e tipo, pertinenza rispetto agli obiettivi, loro efficacia; sviluppo professionale del personale.
Tappe della presa di decisioni: individuazione e definizione del problema; presa di decisioni; identificazione delle alternative possibili; analisi degli effetti delle diverse alternative; fissare i criteri per verificare il risultato; decisione (scelta dell’alternativa); realizzazione (azione); verifica del risultato (interna o esterna); ridefinizione del problema. Per scegliere le azioni da intraprendere è necessario analizzare la situazione, stabilire gli obiettivi (a breve, medio o lungo termine) e definire le priorità (obiettivi principali e secondari). PDCA – plan-do-check-act è un metodo di gestione in quattro fasi, ciclico e ripetitivo, utilizzato in attività per il controllo e il miglioramento continuo dei processi e dei prodotti; è noto anche come ciclo di Deming. Il problem solving è un approccio scientifico alla risoluzione dei problemi; analizzare la situazione, definire il problema, raccogliere i dati, individuare le criticità, individuare le possibili cause del problema, individuare le soluzioni possibili. Il gruppo di lavoro è un insieme di persone con professionalità e ruoli differenziati che interagiscono per il conseguimento di un obiettivo comune. Le tecniche che rendono produttivo il lavoro del team sono: brainstorming (ricerca di gruppo per stimolare idee/soluzioni creative), multivoto (votazioni susseguenti in caso di decisioni complesse), consenso (ricerca all’accordo per maggiore motivazione). Management in fisioterapia -> conoscere i principi dell’organizzazione aziendale e i suoi strumenti, applicare nuovi modelli organizzativi; assumere maggiore responsabilità e autonomia; perseguire lo sviluppo professionale attraverso il sistema delle competenze della formazione continua, di un sistema condiviso di valutazione, degli standard internazionali; ricercare l’ottimizzazione delle attività attraverso la gestione per obiettivi, perseguendo la qualità e l’appropriatezza (anche secondo standard internazionali), adottando un sistema di analisi e risoluzione dei problemi; essere in grado di lavorare in team, in maniera responsabile, mettendo in campo abilità trasversali; saper comunicare in maniera efficace ed empatica con il team, con i pazienti e i loro familiari. Formazione delle competenze L’obiettivo preminente della formazione professionale è quello di fornire ai futuri specialisti competenze congrue e coerenti con le esigenze del SSN, sia a livello di strutture sanitarie che di territorio. Il concetto delle competenze core è emerso alla fine degli anni ’80 -> identifica i valori, le conoscenze, i comportamenti e le abilità che una professione individua come essenziali. I saperi che il mondo del lavoro richiede sono: sapere (contenuti fondamentali scientifici), saper fare (tecniche, procedure, abilità strumentali) e saper divenire (formazione continua ed auto- formazione). Nel 2008 un gruppo di lavoro nazionale ha elaborato un modello di riferimento per l’individuazione delle competenze del fisioterapista neolaureato: prevenzione, cura e riabilitazione, educazione terapeutica, formazione ed autoformazione, pratica basata sulle prove di efficacia, responsabilità professionale, gestione e management, comunicazione e relazione. Tra questi ambiti non esiste una gerarchia ma vi è interazione e integrazione reciproca. Competenza: a questa si arriva mettendo insieme capacità, conoscenze ed esperienze -> le capacità potenziali di una persona, l’esperienza e le conoscenze acquisite. La competenza si traduce in un comportamento professionale efficace (una performance osservabile). La performance nel contesto reale può essere influenzata anche dalle specifiche condizioni presenti (per esempio nella sede di tirocinio – tipologia di utenza, di professionisti, di pratiche ecc.). Le capacità derivano dallo sviluppo delle attitudini personali di base (diverse per ciascuno di noi) facilitate o inibite dal contesto di vita e dalla motivazione che ci anima. Le nuove conoscenze – acquisizioni teoriche. In italiano competente significa essere conveniente, congruo e appropriato; il significato di questo aggettivo, riferito a colui che ha autorità in un certo ambito, deriva dal diritto romano (dal latino
organizzative, oggi la capacità più richiesta è proprio quella di saper lavorare in gruppo e di saperne gestire e guidare i componenti). Fanno riferimento ad operazioni fondamentali proprie di qualunque persona posta di fronte ad un compito o a un ruolo sia lavorativo che non lavorativo: Diagnosticare (analizzare, capire e rappresentare) la situazione, il problema, sé stessi e il proprio ruolo organizzativo come condizione indispensabile per l’esecuzione di una prestazione efficace. Relazionarsi adeguatamente con altri, per rispondere alle richieste della situazione lavorativa (fatta di persone, macchine e strumenti, regole, procedure). Affrontare le richieste specifiche della situazione, del compito, del problema, del ruolo, nei momenti di criticità o anomalia, implementando le strategie di azioni finalizzate al raggiungimento dello scopo. Riflettere sul proprio agire e sulle esperienze vissute nella vita professionale e lavorativa. Sono abilità trasversali quelle cognitive (pensare, essere creativi, usare la memoria al meglio, acquisire strategie adeguate), quelle affettive (empatia, controllo dei propri sentimenti, controllo delle proprie paure) e quelle sociali (comunicare con gli altri, essere assertivi). L’ empatia consiste nella capacità di cogliere il punto di vista degli altri avendo con essi risposte emotive comuni; pur essendo presente nei bambini già in età precoce, essa si perfeziona con lo strutturarsi della coscienza di sé ed è costituita da due componenti fondamentali: la componente cognitiva e quella affettiva. Attraverso la componente cognitiva gli stati emotivi altrui vengono riconosciuti e classificati, mentre la componente affettiva rende un soggetto capace di avere risposte emotive. La capacità di cogliere il punto di vista degli altri aumenta per effetto dello sviluppo delle capacità cognitive e delle esperienze sociali. Queste competenze non sono inesorabilmente innate né esclusivamente il frutto di tanti anni di esperienza, ma possono essere coltivate, sviluppate e insegnate, dovrebbero entrare nei curricola formativi non solo del sistema scolastico, ma anche del sistema universitario e della formazione professionale; questo proprio perché si possono apprendere. Il concetto delle competenze core è emerso alla fine degli anni’80: identifica i valori, le conoscenze, i comportamenti e le abilità (skills) che una professione individua come essenziali. Competenze dello studente nell’ambito “gestione e management”: conoscere, identificare, analizzare gli elementi dell’organizzazione in cui opera. Formulare ipotesi di organizzazione della propria giornata, delle proprie attività avendo presenti le necessità del paziente e dell’organizzazione; identificare i ruoli dei diversi professionisti del team; compilare correttamente e consegnare nei tempi previsti la documentazione relativa al tirocinio, secondo le indicazioni concordate. EBM : qualunque operatore sanitario dovrebbe operare sulla base delle evidenze scientifiche, adattandole di volta in volta al singolo paziente; si parla di evidence-based medicine EBM; si deve iniziare a parlare di evidence based physiotherapy. Le caratteristiche del metodo scientifico: impresa collettiva, indagine progressiva, aspetti e fenomeni riproducibili, trasmissibilità e coerenza interna, giustificare, prevedere e costruire. È necessario al fine di ridurre le infezioni contratte in ambito ospedaliero, definire Linee Guida che regolamentano le attività di pulizia e disinfezione, fornendo informazioni pratiche e teoriche utili ad orientare gli operatori professionali alle migliori procedure operative nello svolgimento delle proprie funzioni. Linee Guida – ricerca delle linee guida a supporto della riabilitazione: PEDro (physiotherapy evidence database) è un’iniziativa del Centre for Evidence Based Physiotherapy dell’università di Sydney. È una banca di dati gratuita di fisioterapia di evidenza; permette un rapido accesso a dettagli bibliografici e abstracts di sperimentazioni cliniche randomizzate e reviews sistematiche in fisioterapia; permette anche l’accesso ai full-text, se forniti dall’editore.
Il ministero è coadiuvato nelle sue funzioni da organi e istituti con funzioni di ricerca, consulenza, proposta e supporto in materia tecnica e scientifica: consiglio superiore di sanità CSS, istituto superiore di sanità ISS, istituto superiore per la prev. E sicurezza del lavoro ISPESL, agenzia per i servizi sanitari regionali, istituti ricovero e cura a carattere scientifico IRCCS. Informazione: messaggio unidirezionale, assenza di partecipazione, assenza di relazione, completa/parziale, vera/falsa, comprensibile/incomprensibile. Comunicazione: messaggio bidirezionale, partecipazione emotiva, empatica/distaccata, verbale/non verbale, congruente/paradossale, intensa/debole. Nella comunicazione non si può non comunicare; ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. Il processo implica non solo la produzione/trasmissione di un messaggio ma anche la costruzione di un significato; occorre considerare che ogni essere umano vive all’interno di una rete di comunicazioni interpersonali. Le interazioni sono fenomeni sociali complessi in cui sono presenti atteggiamenti e aspettative reciproche; l’analisi dei processi comunicativi permette di rilevare informazioni sui ruoli, scopi e contenuti dell’interazione. La quantità di tempo che si dedica alla relazione, la chiarezza espositiva e la semplicità lessicale sono fattori che incidono sulla comprensione di un messaggio. Gli aspetti importanti da considerare sono: ciò che conta non è ciò che diciamo ma quello che il nostro interlocutore capisce; nessun messaggio viene ricevuto passivamente; molti messaggi subiscono una immediata e profonda trasformazione; molti messaggi vengono semplicemente ignorati.
La legge 42/99 definisce la professione sanitaria definisce le competenze e le responsabilità delle professioni sanitarie identificandole nei decreti ministeriali istituitivi dei relativi profili, negli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di laurea (allora diploma universitario) e nei codici deontologici. Legge 251/00 “disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica”. Art2 – gli operatori delle professioni sanitarie dell’area della riabilitazione svolgono con titolarità ad autonomia professionale, nei confronti dei singoli individui e della collettività, attività dirette alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale, al fine di espletare le competenze proprie previste dai relativi profili professionali. Lo sviluppo e la valorizzazione delle funzioni delle professioni sanitarie della riabilitazione, al fine di contribuire, anche attraverso la diretta responsabilizzazione di funzioni organizzative e didattiche, alla realizzazione del diritto alla salute del cittadino, al processo di aziendalizzazione e al miglioramento della qualità organizzativa e professionale del SSN. Secondo questa legge spetta alle regioni valorizzare le professioni sanitarie attraverso la diretta responsabilizzazione di funzioni organizzative e didattiche. Art5 – prevede la formazione universitaria; il ministro dell’università con il ministro della sanità, individua con uno o più decreti i criteri per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici corsi universitari ai quali possono accedere gli esercenti in possesso di diploma universitario o di tutto equipollente. Le regioni possono istituire la nuova qualifica di dirigente del ruolo sanitario nell’ambito del proprio bilancio, operando con modificazioni compensative delle piante organiche su proposta delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere. L’atto aziendale definisce il modello organizzativo con cui si concretizzano le disposizioni di legge. Decreto 29/03/01 : oggetto – definizione delle figure professionali di cui all’art. 6, comma3, del decreto legislativo 502/92, e successive modificazioni, da includere nelle fattispecie previste dagli articoli 1, 2, 3 e 4, della legge 10/07/00, n.251 (art. 6, comma1, legge n. 251/00). Le nuove figure professionali sanitarie sono: professioni sanitarie infermieristiche e professioni sanitarie ostetrica (infermiere, ostetrica/o, infermiere pediatrico), professioni sanitarie riabilitative (podologo, fisioterapista, logopedista, ortottista – assistente di oftalmologia, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, tecnico della riabilitazione psichiatrica, terapista occupazionale, educatore professionale), professioni tecnico-sanitarie (tecnico audiometrista, tecnico sanitario di laboratorio biomedico e di radiologia medica, tecnico di neurofisiopatologia), professioni tecniche della prevenzione (tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, assistente sanitario). Art8 – entrata a regime dell’istituzione della qualifica unica di dirigente delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione ostetrica. Nelle strutture sanitarie vanno riconosciute e tipizzate linee di attività assistenziale afferenti alle diverse professionalità dotate di specificità ed autonomia, tra loro fortemente e dinamicamente integrate, al fine di garantire al paziente prestazioni appropriate, tempestive, quantitativamente e qualitativamente soddisfacenti. Linee di attività assistenziale scenario attuale : intorno al paziente girano professioni sanitarie, assistenza medica, assistenza psicologica, assistenza alberghiera, assistenza sociale. Il percorso di riconoscimento delle professioni sanitarie prosegue con la legge 43/ “disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico- sanitarie e della prevenzione e delega al governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”. Legge 43/06 – art.3 : al fine di adeguare il livello culturale, deontologico e professionale degli esercenti le professioni in ambito sanitario a quello garantito negli stati membri dell’Unione
europea, la presente legge regolamenta le professioni sanitarie di cui all’articolo 1, nel rispetto dei diversi iter formativi, anche mediante l’istituzione dei rispettivi ordini ed albi. Art.4 : il governo è delegato ad adottare, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di istituire per le professioni sanitarie di cui all’articolo 1, comma 1, i relativi ordini professionali. Art.6, comma2 : per i profili delle professioni sanitarie di cui al comma 1 può essere istituita la funzione di coordinamento, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Personale laureato : professionisti laureati o con titolo equipollente, professionisti coordinatori in possesso del master di 1° livello in management o per le funzioni di coordinamento; professionisti specialisti in possesso del master di 1° livello per le funzioni specialistiche; professioni dirigenti in possesso di laurea specialistica. Requisiti per il coordinamento: master di primo livello ed esperienza almeno triennale nel profilo di appartenenza. Tutte le leggi sono coerenti con il disegno: legge 42/99, legge 251/00; istituzione dei corsi di laurea specialistica legge 43/06. Negli ultimi decenni le scienze delle professioni sanitarie non mediche si sono consolidate come discipline scientifiche autonome, grazie anche alla riforma universitaria iniziata nel 1999 e che si è conclusa nel 2006 con il conferimento delle prime lauree specialistiche. Art.6, comma 3 : la formazione del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione avviene in sede ospedaliera ovvero presso altre strutture del servizio sanitario nazionale e istituzioni private accreditate. I requisiti di idoneità e l’accreditamento delle strutture sono disciplinati con decreto del ministro dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica d’intesa con il Ministro della sanità. Il Ministro della sanità individua con proprio decreto le figure professionali da formare ed i relativi profili. La riforma universitaria ha imposto la graduale trasformazione dei Diplomi Universitari regolati dal DM 26/07/96 nella nuova tipologia delle lauree triennali di primo livello ed ha collocato in ambito universitario la formazione post-base, attraverso la possibilità di attivare le lauree specialistiche e i master universitari. DM 270/2004: delega al Governo per l’istituzione degli ordini professionali; istituzione della funzione di coordinamento. L. n° 43/2006: legge degli ordini e del riordino delle professioni; in realtà la delega per l’istituzione degli ordini viene disattesa e per oltre un decennio la nostra professione, come gran parte delle professioni sanitarie, è rimasta priva di ordine professionale. L. n° 3/2018: disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie -> albi professionali, ordini provinciali, federazioni nazionali. Una prima parte è dedicata alla sperimentazione clinica dei medicinali; poi all’art. 3 (applicazione e diffusione della medicina di genere all’interno del sistema sanitario nazionale) dispone la predisposizione di un piano volto alla diffusione della medicina attenta alle differenze per sesso e genere (medicina di genere). L’ art. 4 opera una revisione della disciplina delle professioni sanitarie, iniziando con la definizione della natura giuridica degli ordini sanitari “enti pubblici non economici”, che “agiscono quali organi sussidiari dello stato al fine di tutelare gli interessi pubblici, garantiti dall’ordinamento, connessi all’esercizio professionale”. La nuova disciplina prevede un ammodernamento degli ordini delle Professioni Sanitarie, adeguando la normativa di riferimento e cambiando la denominazione di Collegio in ordine. Con la legge Lorenzin (3/2018) vengono aggiunti a quelli già esistenti, rispetto alla normativa vigente, gli ordini dei biologi e delle professioni infermieristiche, della professione di ostetrica e dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. I nuovi ordini sono costituiti a livello territoriale in coincidenza con le prove esistenti, prevedendo accorpamenti laddove il numero dei professionisti residenti sia esiguo. Viceversa, nel caso in cui il numero degli iscritti a un albo sia superiore a 50mila unità, il rappresentante legale dell’albo può richiedere al ministero della salute l’istituzione di un nuovo
competenze cognitivo-comportamentali, autonomia nella cura della persona, mobilità e trasferimenti, riadattamento e reinserimento sociale. Come lavorare in equipe: All’interno delle singole organizzazioni : presa in carico globale, riunioni d’equipe, discussione del caso, analisi e piani di cura, verifiche integrate. Tra organizzazioni diverse : costruzioni di protocolli, condivisione di obiettivi comuni, riunioni nei passaggi di presa in carico e riunioni periodiche sui macro-obiettivi. Il fisioterapista, al pari di ogni altro operatore dell’equipe, ha il dovere di crescere e migliorare per raggiungere l’eccellenza professionale, utilizzando gli strumenti della clinical governance: efficacia nella pratica, controlli e verifiche per la qualità, gestione del rischio, istruzione/formazione, ricerca/sviluppo. Il governo clinico è stato definito un sistema attraverso il quale le organizzazioni sono responsabili del miglioramento continuo della qualità dei loro servizi e della salvaguardia di elevati standard di assistenza attraverso la creazione di un ambiente in cui possa svilupparsi l’eccellenza dell’assistenza sanitaria conferendo responsabilità individuale ai professionisti. Linee guida del Ministro della Sanità per le attività di riabilitazione : le attività sanitarie di riabilitazione richiedono obbligatoriamente la presa in carico clinica globale della persona mediante la predisposizione di un progetto riabilitativo individuale e la sua realizzazione mediante uno o più programmi riabilitativi. Il progetto riabilitativo indica il medico specialista responsabile del progetto stesso, tiene conto in maniera globale dei bisogni, delle preferenze del paziente, delle sue menomazioni, disabilità ecc.; definisce il ruolo dell’equipe riabilitativa rispetto alle azioni da intraprendere per il raggiungimento degli esiti desiderati; definisce nelle linee generali, gli obiettivi a breve, medio e lungo termine; si realizza mediante programmi riabilitativi. Per formulare gli obiettivi sono necessarie varie informazioni: diagnosi della patologia; gravità del quadro diagnostico + possibilità di recupero (prognosi) e risorse disponibili; studio delle funzioni da recuperare; attività e partecipazione del paziente; risorse disponibili. Gli obiettivi possono essere a: Breve termine (giorni): obiettivo minimo o il prioritario, il più urgente ecc. Medio termine (settimane): obiettivo intermedio (es. incremento di un obiettivo appena raggiunto) o relativo ad una specifica funzione che inizialmente non era possibile/consentita; o relativo ad un bisogno emerso in tempi successivi ecc. Lungo termine (tempi totale del paziente): solitamente sono gli esiti (outcome) previsti e desiderati alla dimissione del paziente. Coincidono con il risultato ottimale; nei casi meno complessi con il recupero completo. Come outcome ci si aspetta -> l’aumento di livelli di indipendenza, aumento di livelli di partecipazione, riduzione al minimo della necessità di ricoveri ospedalieri, aumento e utilizzo delle potenzialità per migliorare la qualità della vita. Il programma riabilitativo individua singoli operatori coinvolti e ne definisce il relativo impegno, nel rispetto delle relative responsabilità professionali; definisce gli interventi specifici durante il periodo di presa in carico; individua ed include gli obiettivi immediati e/o gli obiettivi breve/medio termine e li aggiorna nel tempo; definisce le misure di esito appropriate per la valutazione degli interventi; costituisce un elemento di verifica del progetto riabilitativo. Le novità più importanti apportate alle linee guida del piano di indirizzo per la riabilitazione (LG
coinvolti in relazione ad un’area territoriale data. Il lavoro in team è la metodologia di lavoro che garantisce globalità e continuità. Il team riabilitativo è composto da professionisti che possono essere ricompresi in differenti specialità in base al percorso formativo -> professionisti della riabilitazione, quali il medico specialista in riabilitazione e professionisti sanitari non medici; personale con specifica formazione riabilitativa in ambito socio-sanitario-assistenziale. Inoltre, vi rientra a pieno titolo il caregiver , familiare o persona di riferimento coinvolto nella presa in carico della persona disabile ai fini della gestione delle sue problematiche attuali e future. Continuità della riabilitazione : fase di degenza in reparti di riabilitazione intensiva -> fase di degenza in reparti di riabilitazione intensiva ad alta specializzazione -> fase di degenza in reparti di riabilitazione estensiva -> percorso riabilitativo in ambito territoriale (fase ambulatoriale – fase domiciliare). Per la complessità dei percorsi assistenziali riabilitativi e per la loro necessaria e coerente articolazione nell’ambito di diversificate tipologie di setting ospedaliero, territoriale, sanitario e sociale appare indispensabile un’organizzazione dipartimentale delle attività di riabilitazione. Al dipartimento di riabilitazione, snodo reale della Clinical Governance, devono essere forniti gli strumenti per raggiungere obiettivi di qualità clinica ed organizzativa, nel rispetto delle risorse disponibili. Il percorso riabilitativo presuppone una diagnosi riabilitativa per cui nella definizione dei setting riabilitativi bisogna considerare: Patologia che ha determinato il danno menomante e la classificazione secondo le categorie ICF che richiede l’intervento della medicina fisica e riabilitativa. Grado di acuzie o cronicità della menomazione; grado di complessità del paziente. Numero e la tipologia di programmi appropriati per tipologia di disabilità presenti, con particolare riferimento alle problematiche della popolazione in età evolutiva, garantendo in questo settore la necessaria continuità nel passaggio all’età adulta. Strumenti valutativi e terapeutici appropriati per ogni programma in rapporto al recupero delle disabilità, con particolare riferimento anche alle problematiche cognitive e neuropsicologiche. Strumento di misura/valutazione finale del/degli obiettivo/i previsti dal/dai programma/i del progetto riabilitativo individuale. L’articolo 27 della Costituzione recita: “La responsabilità penale è personale”; nel caso in cui l’evento di danno o di pericolo sia il prodotto di una colposa condotta di più persone, si configura la cooperazione nel delitto colposo, prevista dall’art. 113 C.P.: “Nel delitto colposo, quando l’evento è stato cagionato dalla cooperazione di più persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso”. La Corte di Cassazione ha confermato il principio in base al quale, “nel caso in cui fattori umani e materiali diversi abbiano avuto incidenza nella produzione di un evento; ognuno di essi e tutti costituiscono fattori casuali pieni, senza che sia possibile il frazionamento o la divisione della causalità e, quindi, della responsabilità. Ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto ad osservare gli obblighi ad ognuno derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune ed unico. Ne consegue che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l’attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina e dal controllarne la correttezza. …Errori altri che siano evidenti rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio”. Situazione diversa si prospetta quando gli errori siano “particolari” e “settoriali”, afferenti a discipline specifiche e specialistiche; in tal caso può valere il principio dell’affidamento. Tale principio: a) Presuppone obblighi divisi tra più soggetti nel senso che ciascuno di essi è tenuto all’osservanza delle norme cautelari delle rispettive attività. b) Si fonda sul principio dell’autoresponsabilità per cui ciascuno risponde dell’inosservanza delle relative regole cautelari.
secondo l’organizzazione interna del reparto di appartenenza; dal dovere di reciproca vigilanza dei professionisti in merito all’individuare, impedire e vanificare l’altrui condotta contraria e la correzione di errori non settoriali e comunque di facile individuazione. I professionisti sanitari hanno nuove regole sulla responsabilità che vanno a loro favore e, soprattutto, a favore del rapporto coi pazienti. Tra le altre novità, il testo prevede che tutti rispondano della sicurezza delle cure: assoluta trasversalità della rilevanza dei compiti e delle azioni di tutte le professioni impegnate nell’assistenza e per soddisfare i bisogni dei pazienti. La legge 24/2017 (Legge Gelli) delimita la responsabilità penale del sanitario alla sola colpa grave; tuttavia, non è citabile per colpa grave il sanitario se chiede il consenso informato del paziente e segue le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida. Le linee guida sono finalmente “definite e pubblicate ai sensi di legge”. Così le linee guida e le buone pratiche diventano elemento essenziale per la valutazione della responsabilità. A definire le linee guida, non saranno più solo le Società Scientifiche, ma un organismo di cui fanno parte Agenas, Istituto superiore di Sanità, agenzia del farmaco, ministero della salute, regioni, province autonome, società scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche delle Professioni Sanitarie. Con questa legge viene introdotta l’obbligatorietà dell’assicurazione non solo per le strutture pubbliche per fatti dei loro dipendenti, ma anche per quelle private per fatti di sanitari che non sono loro dipendenti e per le strutture sociosanitarie. L’autorità giudiziaria dovrà affidare sempre la consulenza e la perizia a un collegio costituito da un medico specializzato in medicina legale, ma anche a uno o più specialisti con specifica e pratica conoscenza dell’oggetto del procedimento di tutte le Professioni Sanitarie. Queste ultime potranno quindi far parte a tutti gli effetti dei Ctu (Consulente tecnico d’ufficio). Viene introdotta l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione, i limiti alla rivalsa della struttura sanitaria nei confronti dell’esercente la professione sanitaria (solo in caso di dolo o colpa grave) e il meccanismo di trasparenza degli atti sanitari. Al difensore civico viene attribuita la funzione di garante del diritto alla salute, interpellabile direttamente dai pazienti. Vengono istituiti centri regionali per la gestione del rischio sanitario in cui sono raccolti i dati delle strutture sugli errori per convogliarli all’osservatorio nazionale sulla sicurezza in sanità che sarà istituito all’Agenas. Viene istituito un Fondo di Garanzia per i danni derivati da responsabilità sanitaria. Coach/allenatore : un esperto che lavora aiutando le persone a dare il meglio di sé; un coach fornisce uno specifico supporto verso l’acquisizione di un più alto grado di consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia ed autonomia. Coaching/affiancamento: è una metodologia di sviluppo personale nella quale un coach supporta un cliente nel raggiungere uno specifico obiettivo personale, professionale o sportivo. Empowerment/sviluppo personale: processo di crescita basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. Un coach imposta un piano centrato sulla persona tenendo conto di fattori anatomopatologici, esami diagnostici, consulenze, test, fattori culturali, psicologici, sociali attraverso educazione/rieducazione, studi di ricerca, empatia, motivazione, comunicazione efficace. Fasi della seduta riabilitativa : 1) incontro; 2) anamnesi; 3) esame fisico; 4) valutazione obiettivi e accordo; 5) trattamento; 6) ri-valutazione; 7) compiti per casa. Per una corretta relazione paziente-terapista è importante una buona prima impressione in modo tale che ispiri fiducia, è importante la comunicazione (soprattutto non verbale con il contatto visivo) ed è necessario ricorrere a tecniche di trattamento psicologico (training di rilassamento, immagini visive, goal setting). La ricerca ha individuato 11 forti raccomandazioni per la qualità della pratica clinica: 1) centrare la cura sul paziente; 2) escludere patologie importanti (red flags) che richiedono consulenze
specialistiche; 3) valutare i fattori di rischio psicosociali (yellow flags); 4) utilizzare l’imaging radiologico solo se specificatamente indicato; 5) sottoporre ad esame fisico (valutazioni muscolo/articolari, test ecc.); 6) valutare i cambiamenti utilizzando misure di risultato; 7) educare il paziente sulla gestione della patologia, sintomatologia, disabilità ecc.; 8) gestire il problema indirizzato verso l’attività fisica e/o esercizio; 9) applicare solo terapie EBM; 10) evitare per quanto possibile l’intervento chirurgici; 11) facilitare la continuazione o il ritorno al lavoro. In particolare, le yellow flags – fattori psicosciali vengono classificate secondo lo schema ABCDEFW: A) Attitude e believes (atteggiamenti e convinzioni). B) Behaviour (comportamento). C) Compensation issues (aspetti finanziari). D) Diagnostic issues (fattori legati alla/e diagnosi e ai trattamenti). E) Emotions (fattori emotivi). F) Family (fattori familiari). G) Work (fattori lavorativi). Leadership : deriva dal verbo inglese to lead che significa dirigere; fa riferimento alla capacità di un individuo di saper guidare un gruppo di persone. In ambito lavorativo il leader è colui che conduce una squadra al raggiungimento di determinati obiettivi; nel fare ciò combina l’abilità ad individuare gli obiettivi raggiungibili con la capacità di motivare gli altri. Gli studi scientifici ci dicono che bisogna aumentare la leadership nell’interazione fisioterapista- paziente perché questo migliora i risultati -> pertanto è necessario stabilire una relazione risonante, coinvolgere il paziente a fare la sua parte, delineare la propria autorevolezza, fare leva sulla professionalità e sulla pratica clinica di qualità. Bisogna saper gestire il proprio stato emotivo in modo che non influisca negativamente; è molto importante l’ascolto senza interruzioni (paziente potrebbe concludere entro 3 minuti ma di solito viene interrotto dopo 22 secondi); bisogna saper fare le domande giuste (aperte, chiuse, domande di qualità) e bisogna saper pianificare concordando gli obiettivi. Si devono sviluppare degli obiettivi personalizzati; gli obiettivi hanno effetto sulla performance perché dirigono l’attenzione verso attività rilevanti, hanno una funzione energizzante, hanno effetto sulla resistenza, influenzano l’azione indirettamente portando all’eccitazione, alla scoperta e all’uso di conoscenze e strategie rilevanti per l’attività. Quando si pianifica il lavoro con il paziente utilizzare degli obiettivi SMART ( S pecific, M easurable, A ttainable, R elevant, T ime based). Le tecniche di rieducazione cognitiva non sono adatte sempre a tutti i pazienti; non sempre si riesce a lavorare in modo conscio su problemi inconsci (kinesiophobya, controllo del dolore e dei compensi patologici); tecniche alternative come NLP, Motor Imagery, ipnosi.