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gli uomini e gli animali - Washoe - laringe e cervello - le lingue e le loro varianti - il linguaggio verbale - linguaggio e scuola - lo sviluppo linguistico - le teorie linguistiche di Skinner, Chomsky e Piaget - i disturbi del linguaggio - Charles Peirce e i segni
Tipologia: Appunti
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Noi essere umani siamo “fatti di parole”, difatti a differenziarci dagli uomini non è la capacità di usare strumenti, poiché anche gli animali sono molto ferrati in esso; e non è nemmeno l’intelligenza visti i mammiferi, e nemmeno i rapporti sociali e nella comunicazione. Ciò che ci differenzia maggiormente dagli animali è la parola, difatti, solo gli uomini hanno creati veri e propri “sistemi” di comunicazione linguistica, ovvero degli insiemi di parole combinabili tra loro attraverso delle regole. Anche alcuni animali comunicano tra loro ma non hanno mai elaborato un linguaggio anche solo lontanamente paragonabili a quello verbale usato dagli esseri umani. Quest’ultimi possono comunicare in diversi modi: con le parole, con i gesti, con gli sguardi, con le posizioni del corpo… Tutte queste modalità di comunicazione, sia degli esseri umani, che dagli animali costituiscono un linguaggio: Quello degli animali ha un repertorio fisso e limitato di comportamenti comunicativi Invece, gli esseri umani hanno elaborato numerosi tipi di linguaggi, da quelli artistici a quelli tecnologici. Tra tutti i linguaggi elaborati dall’uomo, quello che occupa una posizione centrale per ogni ambito è il linguaggio verbale, cioè la capacità di esprimersi e comunicare servendosi delle parole (che hanno solo gli esseri umani).
Vi sono state tante ricerche sugli animali che hanno specificato il fatto che gli scimpanzè con gli esseri umani hanno ben il 60% dell’aspetto esteriore e il 99% del patrimonio genetico. Le ricerche più significative furono condotte negli anni Sessanta da John e beatrice Gardner, che fecero imparare il linguaggio dei segni ad una giovane femmina di scimpanzè chiamata Washoe, che riuscì ad imparare il significato di 160 segni, riuscendo anche ad insegnare quello che aveva imparato. I risultati furono sottolineati da Gardner Lindzey, che notò le difficolta nel combinare i segni in sequenze originali, invece, Harris ha osservato che dopo anni di addestramento la competenza linguistica dello scimpanzè non superava quella di un bambino di tre anni. Quindi le principali caratteristiche del linguaggio umano non sono presenti neppure negli animali più evoluti; non diedero prova di creatività, distanziamento e cumulatività.
I presupposti fisiologici dello sviluppo umano sono contenuti nella laringe e nel cervello: Rispetto a tutti gli altri animali, l’uomo ha la laringe in una posizione più bassa, che però crea lo svantaggio dell’impossibilità di respirare e bere contemporaneamente; e il vantaggio è la capacità di modulare i suoni; quindi, di articolare e combinare insieme i sessanta suoni di base delle lingue parlate nel mondo. Per il cervello, le due aree celebrali responsabili del linguaggio si trovano entrambe nell’emisfero sinistro e sono l’area di Broca e l’area di Wernicke; la prima controlla la produzione del linguaggio e l’elaborazione della sintassi, mentre la seconda, possiede alla comprensione dei significati e al pensiero. Inoltre, il linguaggio verbale costituisce il fondamento comune delle lingue, cioè quei sistemi di parole che con delle regole, producono delle frasi dotate di significato. Queste lingue variano da un minimo di 3500 a un massimo di 7000 , anche se la maggior parte di esse hanno una diffusione limitata. Tra le lingue
più parlate, vi sono le lingue globali, ovvero presenti in molte regioni del pianeta, mentre altre, sono parlate all’interno di confini statali del popolo di riferimento.
Secondo gli studiosi vi sono più varianti linguistiche, cioè più modi di parlare che si discostano dalla lingua ufficiale, ma che non possono essere qualificati come vere e proprie lingue. Vi sono: I dialetti: cioè una variante regionale della lingua ufficiale, diffusa in un’area geografica limitata. Ve ne sono molti in Italia, solo in Liguria, dopo lo studio condotto da Hugo Plomteux, ve ne sono alcune centinaia. Le varianti professionali: corrispondono ai linguaggi di particolari attività professionali o settori di ricerca. I gerghi: si intende un linguaggio speciale, creato da gruppi di persone con lo scopo di distinguersi da altri gruppi. Le varianti sociali: che sono legate alla stratificazione sociale, cioè alla divisione della società in classi. Nel libro biblico della genesi si narra che gli uomini parlavano in origine un’unica lingua; gli stessi uomini volevano costruire a Babilonia una torre altissima. Ma il signore vide ciò come un atto di tracotanza, di sfida, e punì ciò, distruggendo la torre e moltiplicando le lingue degli uomini, in modo che non potessero più comprendersi tra loro.
Alla base di ogni linguaggio ci sono i fonemi, cioè delle emissioni sonore semplici che costituiscono le unità minime del parlato; i fonemi di una lingua non vanno confusi con le lettere dell’alfabeto. I fonemi in sé non hanno un significato, a parte rari casi, a differenza delle unità minime di significato, ovvero i morfemi, che possono coincidere con una parola intera, o le parti di un termine. Le parole sono quindi insiemi di morfemi dotati di significato, che ci permettono di dare un nome alle cose; seguendo delle regole, le parole si possono combinare in frasi, cioè insiemi di parole provvisti di significato. Le frasi possono avere una forma affermativa, negativa, esclamativa, o interrogativa. Più frasi costituiscono un discorso o un testo. Invece, quando due persone condividono lo stesso contesto extra-linguistico, si intende che hanno lo stesso insieme degli eventi esterni alla conversazione che sono in rapporto con essa e che la influenzano, ovvero tutti quegli eventi esterni alla conversazione che la incorniciano; nel caso più comune, può introdurci a cambiare il lessico, o il volume della voce, o il tono per adeguarci all’ambiente a cui ci troviamo. Il linguaggio costituisce il ponte fra l’interiorità di ciascuno e l’esteriorità delle relazioni sociali; con il tempo il linguaggio, si è dimostrato un efficace strumento per trasmettere e registrare tutte le attività umane. Rispetto all’uso del linguaggio verbale, le persone si differenziano in: Coloro che hanno soltanto una competenza linguistica di base, che serve solo per operazioni quotidiane. Coloro che hanno l’uso sapiente e articolato del linguaggio. Coloro che hanno molteplici possibilità espressive del linguaggio, usandolo come se fosse uno strumento musicale. Vi è un’idea che parlando si compiano delle azioni, cioè che il “dire” sia un “fare”, ed è stata compiuta dal britannico John Austin, che elaborò la cosiddetta “teoria degli atti linguistici”, difatti, secondo Austin, ogni espressione linguistica è un modo di agire, anzi, ogni volta che pronunciamo una frase, compiamo tre atti:
materna (madre), ovvero quella parlata dai genitori; anche se la nostra società ha notevolmente contribuito allo sviluppo del fenomeno del bilinguismo.
Nella seconda metà del ‘900, hanno avuto importanza tre importanti teorie: La teoria di Skinner: lo psicologo pensava che i bambini imparino a parlare per effetto delle sollecitazioni provenienti dall’ambiente, ovvero, che avviene tramite il condizionamento operante, cioè attraverso le lodi, i rinforzi e gli apprezzamenti sia negativi che positivi che agiscono da propulsori dell’apprendimento linguistico. Ciò vuol dire che secondo Burrhus Skinner si tratta di un apprendimento acquisito. A differenza di altri psicologi che pensano che ciò sia insufficiente, come: La teoria di Chomsky: esso criticò Skinner poiché secondo Noam gli esseri umani sono provvisti dalla nascita di una sorta di “programma” per l’acquisizione del linguaggio (il LAD: languange acquisition device), cioè un software in grado di ricevere ed elaborare dati che arrivano dall’estero, e che contiene l’insieme delle regole grammaticali che inducono a creare frasi sempre diverse. Quindi secondo Chomsky il linguaggio non si acquisisce, ma ogni individuo ha già un bagaglio di insieme d regole del linguaggio. La teoria di Piaget: era più d’accordo con Skinner, difatti credeva nello sviluppo cognitivo, dove analizzò anche il ruolo del linguaggio e capì che anche era impossibile che in tale sviluppo non ci sia anche quello del linguaggio.
I disturbi del linguaggio possono essere classificati in tre categorie principali:
Come abbiamo già ribadito, gli uomini comunicano anche attraverso i segni, di cui si occupa la semiotica, specialmente Charles Peirce. I segni sono costituiti da: Un significante: cioè il supporto materiale (l’elemento grafico se si parla di una parola scritta) Un significato: cioè il concetto che il supporto materiale vuole farci capire
In linguistica si distinguono due tipi di significati: Il significato denotativo: che è indipendente da ogni elemento soggettivo che la parola può avere in una frase, e corrisponde alla definizione che possiamo leggere nel dizionario Il significato connotativo: che contiene sfumature soggettive, e che esprimono valori evocativi, affettivi, che il termine ha per chi lo usa