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Seconda Guerra Mondiale, Dispense di Storia

Questa dispensa è molto completa sulla seconda guerra mondiale

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 22/11/2017

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SECONDA GUERRA MONDIALE
· Causa principale: il programma razzistico-espansionistico di Hitler (teoria dello
“spazio vitale”;
risentimento contro la Francia per l’Alsazia e la Lorena; ripresa dell’armamento in
spregio al trattato di Versailles; campagne antisemite; Anschluss dell’Austria;
occupazione e smembramento della Cecoslovacchia; pretese sulla Polonia).
· Cause secondarie:
1. La tendenza isolazionistica delle potenze occidentali (Inghilterra, Francia e Stati
Uniti) che non contrastarono l’espansionismo hitleriano (debole protesta al riarmo
tedesco nella Conferenza di Stresa del 1935; Conferenza di Monaco del 1938 con
avvallo allo smembramento della Cecoslovacchia); la Germania veniva infatti
considerata un baluardo troppo importante contro la minaccia bolscevica dell’URSS.
2. La debolezza della Società delle Nazioni che, priva dell’appoggio degli Stati Uniti
suoi ispiratori che l’avevano abbandonata nel 1919 e di una forza militare, non seppe
opporsi al riarmo tedesco né fu in grado di operare al di là di sanzioni poco efficaci
contro l’espansionismo di altre potenze (Giappone in Manciuria nel 1931; Italia in
Etiopia nel 1935-36 e in Albania nel 1939).
1939: La causa scatenante della guerra fu costituita dalle rivendicazioni tedesche su
Danzica e sul “corridoio polacco” che divideva in due il Reich.
Assicuratosi con il patto Ribbentrop-Molotov1 l’approvazione dell’URSS, Hitler
invase la Polonia il 1° settembre 1939 sottomettendola in soli 28 giorni con una
“guerra lampo” (Blitzkrieg) grazie all’aviazione da bombardamento ed alle divisioni
corazzate. Inghilterra e Francia dichiararono guerra alla Germania il 3 settembre
proclamando anche il blocco economico ma il loro aiuto si rivelò assai poco efficace.
Il 17 settembre le truppe sovietiche occuparono la parte orientale della Polonia
secondo un piano di spartizione previsto in precedenza; nei giorni successivi l’URSS
impose la propria protezione agli Stati baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) mentre
attaccò la Finlandia strappandole le regioni della Camelia e della Lapponia
(armistizio del 12 marzo 1940).
1940: GUERRA LAMPO TEDESCA, SCONFITTA DELLA FRANCIA
Mentre lungo il confine tra Francia e Germania gli eserciti rimasero inoperosi dietro
le linee fortificate Maginot e Sigfrido, Hitler s’impossessò con una guerra lampo tra
aprile e giugno della Danimarca e della Norvegia (d’importanza strategica in quanto
vi passava il ferro che la neutrale Svezia esportava in Germania) dove fu installato il
governo filonazista di Vidkun Quisling. Patto di non-aggressione stipulato a Mosca il
23 agosto 1939 tra i rispettivi ministri degli Esteri – von Ribbentrop per la Germania,
Molotov per l’Unione Sovietica – che prevedeva anche un accordo segreto per la
divisione della Polonia. Quel giorno in un discorso alla Camera dei Comuni il Primo
Ministro Chamberlain s’assunse fino in fondo la responsabilità
dei cedimenti di Monaco. Il 10 maggio la Germania scatenò l’offensiva contro la
Francia; con una nuova applicazione della guerra lampo le divisioni tedesche
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SECONDA GUERRA MONDIALE

· Causa principale: il programma razzistico-espansionistico di Hitler (teoria dello

“spazio vitale”; risentimento contro la Francia per l’Alsazia e la Lorena; ripresa dell’armamento in spregio al trattato di Versailles; campagne antisemite; Anschluss dell’Austria; occupazione e smembramento della Cecoslovacchia; pretese sulla Polonia).

· Cause secondarie:

  1. La tendenza isolazionistica delle potenze occidentali (Inghilterra, Francia e Stati Uniti) che non contrastarono l’espansionismo hitleriano (debole protesta al riarmo tedesco nella Conferenza di Stresa del 1935; Conferenza di Monaco del 1938 con avvallo allo smembramento della Cecoslovacchia); la Germania veniva infatti considerata un baluardo troppo importante contro la minaccia bolscevica dell’URSS.
  2. La debolezza della Società delle Nazioni che, priva dell’appoggio degli Stati Uniti suoi ispiratori che l’avevano abbandonata nel 1919 e di una forza militare, non seppe opporsi al riarmo tedesco né fu in grado di operare al di là di sanzioni poco efficaci contro l’espansionismo di altre potenze (Giappone in Manciuria nel 1931; Italia in Etiopia nel 1935-36 e in Albania nel 1939).

1939: La causa scatenante della guerra fu costituita dalle rivendicazioni tedesche su

Danzica e sul “corridoio polacco” che divideva in due il Reich. Assicuratosi con il patto Ribbentrop-Molotov1 l’approvazione dell’URSS, Hitler invase la Polonia il 1° settembre 1939 sottomettendola in soli 28 giorni con una “guerra lampo” (Blitzkrieg) grazie all’aviazione da bombardamento ed alle divisioni corazzate. Inghilterra e Francia dichiararono guerra alla Germania il 3 settembre proclamando anche il blocco economico ma il loro aiuto si rivelò assai poco efficace. Il 17 settembre le truppe sovietiche occuparono la parte orientale della Polonia secondo un piano di spartizione previsto in precedenza; nei giorni successivi l’URSS impose la propria protezione agli Stati baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) mentre attaccò la Finlandia strappandole le regioni della Camelia e della Lapponia (armistizio del 12 marzo 1940).

1940: GUERRA LAMPO TEDESCA, SCONFITTA DELLA FRANCIA

Mentre lungo il confine tra Francia e Germania gli eserciti rimasero inoperosi dietro le linee fortificate Maginot e Sigfrido, Hitler s’impossessò con una guerra lampo tra aprile e giugno della Danimarca e della Norvegia (d’importanza strategica in quanto vi passava il ferro che la neutrale Svezia esportava in Germania) dove fu installato il governo filonazista di Vidkun Quisling. Patto di non-aggressione stipulato a Mosca il 23 agosto 1939 tra i rispettivi ministri degli Esteri – von Ribbentrop per la Germania, Molotov per l’Unione Sovietica – che prevedeva anche un accordo segreto per la divisione della Polonia. Quel giorno in un discorso alla Camera dei Comuni il Primo Ministro Chamberlain s’assunse fino in fondo la responsabilità dei cedimenti di Monaco. Il 10 maggio la Germania scatenò l’offensiva contro la Francia; con una nuova applicazione della guerra lampo le divisioni tedesche

aggirarono la linea fortificata Maginot occupando Lussemburgo e Olanda ( maggio), quindi il Belgio (28 maggio); contemporaneamente i tedeschi attaccarono lo schieramento franco-britannico sulle Ardenne sfondando il 14 maggio le linee difensive a Sedan e dilagando verso ovest. Gran parte dell’esercito franco-inglese, preso in una morsa, fu imbarcato a Dunkerque3 e riparò in Inghilterra (la “rotta di Dunkerque”, 26 maggio – 3 giugno). Con l’esercito francese ormai in rotta il 14 giugno i tedeschi occuparono Parigi destituendo il governo Reynard e sostituendolo col generale Pétain il quale il 22 giugno ottenne un gravoso armistizio. La Francia venne infatti divisa in due: il nord (Parigi compresa) e le regioni atlantiche sotto un governatore militare tedesco, il sud (con capitale Vichy) dominato da un regime guidato dallo stesso Pétain di tipo corporativo e collaborazionista che mantenne la sovranità sulle colonie. Tuttavia per opera del generale Charles De Gaulle, riparato in Inghilterra, venne ricostituito un esercito nazionale che organizzò la lotta partigiana nel territorio francese. La Gran Bretagna, guidata ora da un governo di unità nazionale presieduto da Winston Churchill, conservatore, lasciò cadere le assurde proposte di pace fatte pervenire da Hitler e resistette invece ad oltranza all’aggressione tedesca che dal 1° settembre iniziò massicci bombardamenti sulle città britanniche ad opera della Lufwaffe (la cosiddetta “battaglia d’Inghilterra”, per i tedeschi “operazione Aquila”). A questa s’aggiungeva anche la “battaglia dell’Atlantico” ingaggiata dai sottomarini tedeschi per tagliare i rifornimenti americani ad Inghilterra e Russia. Subendo nei cieli inglesi la prima sconfitta della guerra ad opera dell’aviazione britannica4 (la RAF) Hitler abbandonò a fine ottobre i piani d’invasione dell’Inghilterra (detta in codice “operazione Leone Marino”).

L’INTERVENTO DELL’ITALIA E IL “PATTO TRIPARTITO”

Allo scoppio della guerra Mussolini aveva trovato l’espressione “non belligeranza” per definire la posizione italiana: ciò derivava dalla consapevolezza della propria impreparazione militare e dall’attesa di sfruttare nuovi successi tedeschi. Convinto poi che il trionfo di Hitler fosse ormai vicino Mussolini decise di accelerare i tempi dell’intervento per non essere escluso dai benefici della vittoria. Il 10 giugno l’Italia dichiarò così guerra a Inghilterra e Francia con l’intenzione di condurre una “guerra parallela” a quella di Hitler rivolta a conquistare l’egemonia nel Mediterraneo e nei Balcani. I primi scontri si ebbero sulle Alpi Occidentali (armistizio con la Francia il 24 giugno: l’Italia ottiene Mentone e altri territori di confine), nel Corno d’Africa, dove fu per breve tempo occupata la Somalia britannica, ed in Libia dove all’avanzata italiana verso l’Egitto gli inglesi risposero in dicembre con una controffensiva che ricacciò gli italiani fino a Bengasi. La campagna di Grecia intrapresa in autunno dimostrò poi tutta la colpevole inefficienza del governo fascista e dei comandi militari e si risolve in un clamoroso insuccesso (i greci respinsero gli italiani fino al confine albanese). Mentre era in corso la battaglia aerea di Londra, Germania, Italia e Giappone firmarono il cosiddetto Patto Tripartito (27 settembre 1940) che – dando per scontata la propria vittoria – assegnava alla Germania il dominio sull’Europa continentale, all’Italia sul Mediterraneo ed al Giappone sull’Asia. Circa 350 mila soldati salpati su più di 2 mila navi.4 Gli inglesi avevano da poco inventato ed adottato il radar col

poi assoggettare e ridurre alla condizione di servi i sottouomini appartenenti all’etnia slava. Il momento scelto per l’azione d’attacco doveva essere originariamente la fine di maggio, poi l’”incidente” greco-jugoslavo produsse un ritardo di 4 settimane avvicinando così pericolosamente l’incontro col tremendo inverno russo. In un primo tempo l’esercito d’invasione avanzò comunque assai rapido nel territorio sovietico conquistando le ex repubbliche baltiche, poi Bielorussia, Ucraina e parte della penisola di Crimea - mentre reparti speciali di SS (le Einsatzgruppen , “Unità operative”), creati appositamente e del tutto svincolati dalle autorità militari, sterminarono circa 1 milione e mezzo di civili (alla fine della guerra si conteranno 12 milioni di morti russi) - ma si arrestò ai primi di dicembre a Leningrado (il nome sovietico di San Pietroburgo) e ad un centinaio di chilometri da Mosca: il Blitzkrieg tedesco, logorato dall’immane sforzo e dall’eccessiva lunghezza delle vie di rifornimento, fu qui inchiodato al suolo e costretto a difendersi.

PEARL HARBOUR E L’INTERVENTO DEGLI STATI UNITI

Il 14 agosto c’era già stato, sulla corazzata Prince of Wales, nell’Atlantico, un importante incontro tra il presidente americano Franklin Delano Roosevelt ed il premier inglese Winston Churchill, con la firma della Carta Atlantica , una dichiarazione congiunta sul principio della libertà dei popoli che tuttavia indicava anche l’orientamento americano di schierarsi a fianco dell’Inghilterra passando dal massiccio finanziamento degli Alleati ( Legge affitti e prestiti , marzo 1941) ad un intervento diretto contro il nazifascismo. L’entrata in guerra degli USA fu poi accelerata dal proditorio attacco dell’aviazione giapponese alla flotta americana nella baia hawaiana di Pearl Harbour il 7 dicembre7. Il Giappone voleva infatti assicurarsi il dominio sul Pacifico e nel Sud-est asiatico e vedeva negli Stati Uniti il proprio principale nemico. Il giorno successivo gli USA dichiararono guerra al Giappone, cui seguirono le reciproche dichiarazioni di Italia e Germania agl’USA e dell’Inghilterra al Giappone. Le sorti della guerra nel Pacifico furono inizialmente favorevoli al Giappone che, dopo essersi già impossessato della Cocincina francese, conquistò a dicembre il possedimento inglese di Hong Kong.

1942: Dal punto di vista politico vi fu la costituzione, voluta da Roosevelt il 1°

gennaio, delle Nazioni Unite , sulla base dei principi già espressi nella Carta Atlantica. Ne entrarono a far parte oltre ad USA, URSS ed Inghilterra, la Cina, i dominions britannici, quasi tutti gli Stati americani e i governi in esilio dei paesi occupati da tedeschi e italiani (in tutto 25 paesi).

L’APOGEO DELLE POTENZE TOTALITARIE

In Europa il “nuovo ordine” basato sul sistematico saccheggio delle risorse dei paesi occupati o satelliti dell’Asse e sullo sterminio di ebrei, altre minoranze etniche ed oppositori politici nei campi di concentramento nazisti8 coinvolgeva ormai l’intero continente ad eccezione delle neutrali Svezia, Svizzera, Spagna e Portogallo. Mentre in Asia i Giapponesi s’impadronirono di Filippine, Malesia, Birmania, Indonesia ed altri arcipelaghi del Pacifico - trampolino di lancio verso il continente australiano - in Unione Sovietica le forze naziste, a cui s’erano aggiunte quelle italiane dell’ARMIR (Armata italiana in Russia), portarono

al completamento della conquista della Crimea (maggio) ed alla penetrazione in Caucaso (luglio). Furono uccisi più di 3 mila militari americani e distrutte 8 corazzate, 3 incrociatori, 188 arerei. Ultimamente si è messo in dubbio il fatto che il comando americano non sapesse, né avesse sentore, dell’attacco nipponico; secondo questa teoria gli Stati Uniti avevano bisogno di mostrarsi come vittime di fronte alla propria opinione pubblica per giustificare un enorme impegno economico-militare e future, grandissime perdite di uomini. 8 Il sistema dei lager venne inizialmente impiegato (1933) per confinare gli oppositori politici al nazismo (comunisti, socialdemocratici, obiettori di coscienza) allo scopo di “rieducarli”. In seguito vennero usati per la detenzione e lo sterminio degli ebrei e di altre categorie di “diversi” (zingari, omosessuali, malati, apolidi ecc.) attraverso le camere a gas. Il capo delle SS Himmler diede il via alla “ Soluzione Finale ” nell’agosto del ’ intensificando rastrellamenti ed esecuzioni. La parola “lager” in tedesco significa sia “campo” che “magazzino”. Dal punto di vista ideologico era quindi considerato un luogo (analogamente ai “gulag” sovietici) in cui esercitare stretta sorveglianza dominio assoluto su un considerevole numero di individui (che le SS, cui spettava la gestione dei lager, chiamavano “pezzi”). I lager più famigerati presenti sul territorio di Germania, Austria e Polonia furono quelli di Auschwitz, Buchenwald, Dachau, Mauthausen. In Italia funzionarono i campi di concentramento, fra gli altri, di Fossoli (frazione di Carpi), Borgo San Dalmazzo, Bolzano e la Risiera di San Sabba. Il totale delle vittime dei campi presenti nei vari stati ammonta a circa 6 milioni dal 1933 al

  1. Gli alleati erano a conoscenza già dall’inizio della guerra sia delle persecuzioni che della presenza dei campi di sterminio ma decisero di non intervenire. Sul fronte africano l’offensiva italo-tedesca, accompagnata da bombardamenti sulla base inglese di Malta, portò in maggio alla riconquista della Cirenaica (Libia orientale) e ad una profonda avanzata in Egitto fino in prossimità di Alessandria.

LA BATTAGLIA DI STALINGRADO E LE CONTROFFENSIVE

DEGLI ALLEATI

Fallito alle soglie di Mosca nel dicembre ’41, l’annientamento dell’Unione Sovietica fu ritentato tra l’estate e l’autunno del ’42 con l’obiettivo di prendere Stalingrado ed il basso Volga per poi occupare le fonti petrolifere della regione. Ma il simbolo della riscossa alleata fu proprio la resistenza della città sovietica di Stalingrado (odierna Volgograd), sul fiume Volga, che durò per dei mesi, dall’estate del ’42 al 31 gennaio 1943, giorno della resa della VI armata tedesca comandata dal generale Friedrich von Paulus e composta da 220 mila uomini. Nel novembre del ’ la controffensiva aveva anche annientato le divisioni rumene e quelle italiane. Nello stesso tempo gli Alleati passarono all’attacco sul fronte africano: il 23 ottobre il generale inglese Bernard Montgomery sconfisse italiani e tedeschi ad El Alamein, tra Libia ed Egitto, mentre a novembre l’esercito americano comandato da Dwight Eisenhower e le truppe francesi di De Gaulle sbarcarono in Marocco ed Algeria per prendere in una morsa i soldati dell’Asse. In Asia le battaglie chiave della riscossa alleata furono quelle combattute e vinte dagli americani nel Mar dei Coralli (maggio) ed intorno all’arcipelago delle Isole Midway (4-6 giugno) che costrinsero i giapponesi sulla difensiva10.

lago di Garda, fondando la Repubblica Sociale Italiana (RSI), ultimo, sanguinoso capitolo dell’esperienza fascista italiana. Ricostruito infatti un proprio esercito sotto la guida del generale Rodolfo Graziani, si organizzarono gruppi di milizie composte da fascisti vecchi e nuovi per continuare la guerra a fianco della Germania e soprattutto combattere i primi nuclei armati del movimento partigiano14. Intanto il 13 ottobre, mentre gli Alleati erano entrati a Napoli – già liberata da un’insurrezione popolare, le cosiddette “quattro giornate di Napoli”, 25 – 28 settembre) – ed il fronte s’era stabilizzato presso Cassino, il governo Badoglio, nella speranza d’ottenere un riconoscimento a guerra conclusa, dichiarò guerra alla Germania: ebbe così inizio la “cobelligeranza” italiana. Sul fronte alleato con la Conferenza di Teheran (27 novembre – 1° dicembre) tra Roosevelt, Churchill e Stalin, nonostante le profonde divergenze ideologiche, si stabilì la priorità della guerra europea e del massimo sforzo da compiersi contro la Germania, loro principale nemico anche in considerazione delle sue maggiori potenzialità tecniche e scientifiche. Sotto il profilo strategico - vista l’impossibilità che l’Italia divenisse il fondamentale secondo fronte di cui avevano bisogno - convennero sulla necessità di un’invasione anglo-americana da nord che, unitamente all’avanzata sovietica da est, avrebbe stretto in una morsa il potere di Hitler; si stabilirono quindi date e modalità dello sbarco in Normandia. Il costo pagato dagli italiani per l’inettitudine dei loro governanti fu altissimo: iniziò qui un periodo ancora più tragico in cui lo sfacelo dell’apparato statale consegnò il paese ad un durissimo regime d’occupazione tedesca. La sorte dei soldati italiani rimasti bloccati all’estero viveva su due scelte ed altrettanti calvari: arrendersi ed essere avviati come prigionieri ai campi di concentramento oppure combattere in posizione d’evidente inferiorità e venire massacrati in quanto traditori. I più fortunati riuscirono ad unirsi alla Resistenza. Brigate Nere, Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), Squadre d’Azione Ettore Muti, tutte distintesi per rappresaglie indiscriminate e torture. Coordinati dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) formato da tutti i partiti democratici avversari del fascismo, ovvero quello Comunista, Socialista, il Partito d’Azione (d’ispirazione socialista-liberale) e la Democrazia Cristiana (erede del Partito Popolare). Tra i gruppi armati si segnalavano le “Brigate Garibaldi” a maggioranza comunista guidate da Luigi Longo e quelle di “Giustizia e Libertà” collegate al Partito d’Azione al comando di Ferruccio Parri. I servizi segreti alleati erano infatti al corrente che i tedeschi stavano raggiungendo risultati eccezionali in vari campi dell’industria bellica (bombe volanti teleguidate, missili balistici, velivoli a reazione) mentre scienziati e ricercatori studiavano le possibilità di disintegrazione dell’atomo. Era quindi necessario sconfiggere al più presto i nazisti, prima che perfezionassero tali armi. Quand’anche l’Italia fosse stata occupata per intero, le Alpi avrebbero sbarrato la strada ad ogni ulteriore avanzata.

1944: Il 6 giugno - nel cosiddetto D-DAY - l’esercito alleato comandato dal generale

Eisenhower compì lo sbarco sulle coste della Normandia concludendo così l’ Operazione Overlord , la più grande operazione militare mai realizzata; alla fine di luglio, dopo la Battaglia delle spiagge , riuscì a sfondare in profondità le linee nemiche. Un successivo sbarco avvenuto il 15 agosto in Provenza consentì agl’Alleati di dilagare verso Mosca e il Reno mentre il 24 agosto le truppe del generale De Grulle entrarono a Parigi, insorta nei giorni precedenti. Tra ottobre e

novembre iniziò anche la liberazione di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Contemporaneamente l’Armata Rossa costrinse alla resa la Finlandia ed occupò i paesi baltici, la parte orientale della Polonia, la Romania, la Bulgaria e la Jugoslavia (dov’era attivo un forte movimento partigiano comunista guidato da Josip Broz, detto Tito). In ottobre gli inglesi liberarono la Grecia dove a dicembre esplose però la guerra civile tra le varie fazioni partigiane. In dicembre anche l’Ungheria chiese l’armistizio. Alla fine del ’44 la Germania era quindi quasi ridimensionata nei suoi territori originari – le rimaneva solo la parte occidentale della Polonia (agosto – ottobre: insurrezione di Varsavia repressa nel sangue). Nel corso dell’anno anche il Giappone fu costretto ad abbandonare la Birmania mentre in ottobre la flotta imperiale, seppur difesa dai piloti suicidi (i kamikaze , letteralmente “vento divino”), fu semidistrutta a Leyte dagl’americani che si avviavano a riconquistare le Filippine.

LA GUERRA IN ITALIA

L’avanzata alleata in Italia proseguì implacabile benché la resistenza tedesca lungo la “linea Gustav” (da Pescara al Tirreno) si rivelasse particolarmente tenace. Decisivi furono gli sbarchi ad Anzio e Nettuno (22 gennaio) ed il successivo sfondamento del fronte a Cassino (11 maggio). Nel “Regno del Sud” sottoposto all’occupazione alleata, la capitale provvisoria fu spostata a Salerno e vennero legalizzati i partiti antifascisti. Qui il leader comunista Palmiro Togliatti rientrato a fine marzo dall’URSS dopo 18 anni d’esilio diede vita alla cosiddetta “svolta di Salerno” con la quale superò i contrasti tra i vari partiti – da rinviarsi secondo lui a guerra vinta – , che non intendevano collaborare né con Badoglio né col re, per concentrare invece gli sforzi nell’organizzazione di un vero e proprio esercito; ottenuta la promessa da Vittorio Emanuele, gravemente compromesso col fascismo, di lasciare la propria carica al principe ereditario Umberto dopo l’imminente liberazione di Roma, le tesi di Togliatti furono accettate da tutti i partiti dando così vita al secondo governo Badoglio. Il 4 giugno venne poi liberata Roma – che durante la durissima occupazione tedesca aveva conosciuto la tragica strage delle Fosse Ardeatine18 il 24 marzo, rappresaglia in risposta ad un precedente attentato partigiano – ed il re mantenne la promessa; conseguite anche le dimissioni di Badoglio, Ivanoe Bonomi formò un nuovo governo di coalizione. Alle 5.30 del mattino giunse una flotta composta da più di 4 mila mercantili con a bordo quasi 200 mila soldati inglesi, americani e canadesi, oltre a carri armati ed altri veicoli, scortata da 102 navi da guerra e 13 mila aerei. Alle ore 15, meno di dieci ore dopo, lo sbarco poteva dirsi riuscito e prima di mezzanotte 1 milione e 300 mila soldati avevano messo piede in Francia. La percentuale di morti tra le prime truppe da sbarco fu di circa il 60 %. In cui morirono 335 civili. I nazisti si resero responsabili di molte altre stragi sul suolo italiano. Il 12 agosto del ’44 a Sant’Anna di Stazzema in cui 3 reparti di SS insieme a collaborazionisti fascisti trucidarono 560 civili in gran parte donne, bambini (la più piccola di 20 giorni) ed anziani. Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spingevano in comune di Fivizzano (Massa Carrara) seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca, nella zona di San Terenzo.

esposto cadavere il giorno successivo, insieme all’amante Claretta Petacci, i gerarchi Pavolini e Starace, a testa in giù a Milano, in Piazzale Loreto21 davanti ad un’enorme folla inferocita. Alla fine della guerra si parlerà infatti di “ logica di Jalta ” per spiegare la situazione politica europea e mondiale. Nella definizione che ne diede Churchill, a guerra conclusa una sorta di “cortina di ferro” calerà sul vecchio continente: ad ovest le democrazie di diretta emanazione politica ed economica statunitense, Italia compresa, ad est gli stati satelliti dell’Unione Sovietica. Nessuna elezione politica né movimento popolare avrebbe potuto né dovuto infrangere o destabilizzare questo sottile, faticosissimo equilibrio. Si aprirà in tal modo il cosiddetto periodo della “guerra fredda”, ovvero la contrapposizione militarmente indiretta ma ideologicamente netta tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. 20 Il colonnello Klaus Von Stauffenberg, animatore con molti altri ufficiali di una vasta congiura che avrebbe dovuto liquidare il nazismo e la guerra, collocò una bomba nella “tana del lupo”, la residenza privata di Hitler a Rastenburg, nella Prussia orientale; spostata all’ultimo istante da un ignaro gerarca la bomba nascosta in una valigetta esplose ma Hitler ne uscì indenne. Nella congiura – a cui la Gestapo (la polizia segreta) rispose con 7 mila arresti e 5 mila uccisioni – rientrò anche lo stesso generale Rommel il quale però, data la sua grande popolarità presso la popolazione, non venne sottoposto a pseudo-processi né torture ma fu costretto al suicidio. I partigiani scelsero questo luogo della città in modo simbolico in quanto il 10 agosto 1944 stessa sorte era stata riservata dai fascisti a 15 membri della Resistenza.

LA RESA DEL GIAPPONE

L’avanzate degli alleati non conobbe soste in Asia e nel Pacifico; dopo aver conquistato le Filippine e numerosi arcipelaghi minori, gli americani raggiunsero Iwo Jima in marzo ed Okinawa in aprile da cui scatenarono terrificanti bombardamenti aerei sul Giappone (quello del 9 marzo su Tokio fece oltre 185 mila vittime). Nonostante il Giappone fosse allo stremo il nuovo presidente americano Harry Truman, successore del defunto Roosevelt, decise comunque l’impiego della bomba atomica: due ordigni nucleari vennero così lanciati su Hiroshima il 6 agosto e su Nagasaki il 9 procurando una strage di proporzioni bibliche mai precisamente calcolata in quanto ai 225 mila morti in seguito alle esplosioni sono da aggiungere anche i decessi successivi per infezioni e malattie causate dal contatto con le nubi tossiche sprigionate dalle bombe. Il 9 agosto scese in guerra contro il Giappone anche l’URSS che occupò la Manciuria; al Giappone non restò che firmare la propria resa incondizionata il 2 settembre. Questa decisione andò oltre immediate necessità militari. Nelle intenzioni americane le due bombe atomiche erano anche da intendersi come un avvertimento al resto del mondo ed in particolare all’Unione Sovietica circa il prossimo ordine mondiale nel quale gli Stati Uniti sarebbero stati i veri dominatori. Dimostrare di possedere una tale capacità distruttiva fu forse il primo gesto della guerra fredda.

TRATTATI DI PACE

Dopo l’incontro di Jalta le tre grandi potenze s’incontrarono nuovamente a Potsdam (luglio-agosto 1945) subito dopo la capitolazione tedesca ma non riuscirono a trovare un accordo definitivo sulla sistemazione del nuovo ordine in Europa. Si profilavano

infatti le prime tensioni tra USA e URSS che di lì a poco sarebbero sfociate nella cosiddetta “guerra fredda”. In Europa il punto di maggiore disaccordo era sulla sistemazione da dare alla Germania al momento divisa in 4 zone d’occupazione affidate rispettivamente ad americani, francesi, inglesi e sovietici. Si decise intanto la costituzione, a Norimberga, di un tribunale internazionale (1945-46) chiamato a giudicare i crimini contro l’umanità commessi dai principali responsabili del nazismo catturati dagli alleati. Quindi si procedette con i trattati di Parigi (10 febbraio 1947) alla conclusione delle pace con gli ex alleati del Reich nazista. Questi trattati assegnarono all’URSS i maggiori guadagni territoriali (Paesi Baltici, parte della Prussica, parte della Polonia), una piccolo ricompensa alla Polonia mentre l’Italia dovette rinunciare alle colonie ed ai territori d’Istria, Fiume e Zara mentre mantenne l’Alto Adige. S’aprì inoltre la questione di Trieste rivendicata sia dall’Italia che dalla Jugoslavia; nel 1946 venne allora creato il “territorio libero di Trieste” sottoposto all’amministrazione anglo-americana – che sarà italiana nel 1954, passaggio definitivamente sancito col trattato di Osimo del 1975 – e jugoslava. Nell’impossibilità di giungere ad una soluzione del problema tedesco, USA, Gran Bretagna e Francia decisero nel 1948 di unificare le zone da loro occupate ad ovest del paese creando l’anno successivo la Repubblica Federale Tedesca; i sovietici risposero prima con un blocco del traffico terrestre tra Berlino e al Germania occidentale, quindi con la creazione nella zona orientale del paese della Repubblica Democratica Tedesca (ottobre 1949), stato comunista satellite di Mosca. Il trattatati di pace tra gli alleati ed il Giappone venne firmato solo nel 1951.