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Gli antefatti della Seconda Guerra Mondiale, l'ascesa del nazionalsocialismo in Europa e la serie di eventi che portarono allo scoppio del conflitto. Vengono trattati i fatti in Spagna, l'annessione dell'Austria e la conferenza di Monaco, nonché l'invasione della Polonia e il patto Molotov-Ribbentrop. Il testo illustra come la politica di appeasement di Francia e Regno Unito contribuì all'espansione nazista e alla guerra in Europa.
Tipologia: Appunti
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La guerra civile spagnola Con l’instaurazione della Repubblica nacque un Governo (eletto con elezioni regolari) prevalentemente di sinistra che aveva intrapreso varie riforme, ma molti grandi proprietari terrieri ritenevano che la Spagna non fosse ancora pronta a ciò: perciò Francisco Franco, generale di tendenze autoritarie, tentò di ribaltare il potere repubblicano con un’insurrezione militare, dando così inizio alla Guerra civile, che si aprì nel 1936 e si concluse nel 1939, causando un milione di morti. Ebbe due schieramenti: Repubblicani = ottennero alcune vittorie, senza però cogliere risultati determinanti. Furono indeboliti anche dalle contrapposizioni molto dure tra anarchici e trockijsti, che avevano come obiettivo una rivoluzione sociale, e i repubblicani e socialisti. Erano sostenuti dai sovietici, che però inviarono aiuti insufficienti e inadeguati; il komintern li invitava a fare fronte compatto per evitare la nascita di un ulteriore regime di destra. Franchisti = nei primi mesi del ‘39 conquistarono Barcellona e Madrid. Appoggiati dai regimi di destra, in particolare da H., che offrì il suo supporto bellico soprattutto dal punto di vista delle armi (molti bombardamenti sulle città spagnole furono compiuti dall’aviazione tedesca), e da M., il quale inviò migliaia di truppe. Il celebre il quadro di Pablo Picasso, “Guernica”, rappresenta il bombardamento di questa città e la conseguente strage di innocenti e civili. I franchisti ebbero la meglio e instaurarono una dittatura che terminò con la morte di Franco, nel 1975: egli assunse il titolo di caudillo del regime autoritario; fu inoltre un’importante occasione per i nazisti, che cominciarono a testare i loro nuovi mezzi bellici potenziati: disponevano dell’artiglieria più pesante e precisa, degli aerei più efficienti, dei soldati più addestrati e dei fucili e mitragliatrici migliori al mondo. Le democrazie occidentali di Francia e Inghilterra non intervennero poiché la loro strategia nella politica estera era essenzialmente basata sul monitorare la situazione senza mai intervenire, ed erano inoltre timorose per una vittoria comunista in Spagna; si limitarono a promuovere la costituzione di un comitato per il “non intervento” a cui aderirono formalmente tutti gli Stati europei. Il patto anti-komintern Il 25 novembre del 1936 La Germania e il Giappone strinsero un patto di allenza, in quanto entrambi erano guidati da una dittatura di destra, contro il comunismo internazionale; nel ‘37 vi aderì anche l’Italia e per questo costituì una sorta di “preview” delle destre compatte che furono poi le protagoniste della Seconda g.m. Il Giappone aveva un grave problema di sovrappopolazione, perciò approfittò della guerra civile cinese e del conseguente momento di confusione e crisi per attaccare e conquistare molti territori cinesi, nell’ottica di allargare il proprio spazio vitale e di costruire un vero e proprio Impero asiatico sotto il suo comando. La Società delle Nazioni condannò questa invasione, ma in realtà non fece nulla di concreto per evitarla, rivelando ancora una volta la sua incapacità di gestire rapporti diplomatici e gli equilibri tra gli Stati.
L’Anschluss e l’Appeasement L’obbiettivo della Germania era che tutti i parlatori di lingua tedesca vivessero nello stesso Stato poiché fratelli e appartenenti alla stessa razza, perciò, dopo aver garantito a Mussolini la sovranità sull’Alto Adige, raggiunse l’ambito obiettivo dell’anschluss: nel 1938 il partito nazista austriaco salì al potere e in un momento di sommosse e lotte popolari di piazza, il primo ministro chiese l’intervento dell’esercito tedesco, che nel marzo del 1938 entrò in Austria, accolto con grande gioia dal popolo; l’anschluss avvenne senza spargimenti di sangue. Francia e Inghilterra continuarono la politica dell’appeasement (accondiscendenza), ritenendo che fosse più conveniente per evitare che l’Europa, che ancora pagava le conseguenze economiche della Grande guerra, dovesse sostenere un nuovo conflitto; in realtà al pangermanismo mancavano i Sudeti, popolazione residente in Cecoslovacchia (monarchia nata in maniera farlocca sulle ceneri dell’impero asburgico) che parlava tedesco. La comunità internazionale cominciò ad essere seriamente preoccupata, perciò nel ‘38 venne convocata la conferenza di Monaco, congresso di pace alla quale parteciparono il Fuhrer, il primo ministro inglese Chamberlain, il conservatore francese Daladier e il Duce, chiamato come ex alleato di Francia e Regno Unito: avrebbe dovuto avere la funzione di mediatore, poiché si era rivelato determinante nell’evitare l’anschluss la prima volta, ma egli era ormai legato a doppio filo con Hitler. Chamberlain affermò che la conferenza fu un grande successo di pace e diplomazia; Hitler. occupò di fatto gran parte della monarchia ceca, che non fece alcuna resistenza, riuscendo ad annettere la Cecoslovacchia, con l’eccezione della parte più orientale, che rimase indipendente e assunse il ruolo di Stato satellite comunque soggetto al potere tedesco. Il patto d’acciaio Mussolini voleva dimostrare la sua forza all’alleato tedesco e all’opinione pubblica, quindi il 5 settembre del 1938 uniformò la sua politica interna a quella tedesca prima emanando dei provvedimenti di discriminazione razziale e poi invadendo l’Albania (già protettorato italiano), facendo diventare, Vittorio Emanuele III, re d’Italia, re d’Albania e Imperatore di Etiopia. Il 22 marzo del 1939 venne stretto il patto d’acciaio (il nome sottolineava il carattere estremamente solido dell’unione) che trasformò l’accordo politico dell’asse Roma-Berlino in un patto bellico che prevedeva, in caso di conflitti, l’entrata di uno Stato al fianco dell’altro. Il patto Molotov-Ribbentrop Francia e Regno Unito minacciarono Hitler di dichiarare guerra in caso lui avesse invaso la Polonia, che gli serviva per recuperare la città di Danzica e quindi completare il “corridoio” che lo avrebbe portato direttamente alla Prussia orientale. Francia e Regno Unito confidavano che vi fosse soltanto il rischio di una guerra con l’URSS, ma in realtà non avevano considerato l’esorbitante arroganza di Hitler e la sua forte spinta espansionistica e imperialista. Hitler non era affatto intimorito dalla minaccia delle due potenze occidentali, ma era frenato soltanto dalla presenza dei sovietici; le trattative in chiave anti-tedesca tra Regno Unito, Francia, Polonia e URSS furono condotte in modo decisamente ambiguo e fallirono per le numerose differenze fra i Paesi democratici e il regime comunista e a causa del rifiuto dei polacchi al passaggio di truppe russe attraverso il loro territorio: questa è stata definita la grande occasione mancata. Hitler sancì con Stalin il patto
e fucilati a sangue freddo: era la prima volta che una cosa del genere accadeva, e questo diede prova di quanto il diritto internazionale fosse inutile. Inoltre l’esercito russo si diresse in Finlandia, dove inaspettatamente incontrò una resistenza molto più forte, che dovette però arrendersi. Il mancato intervento di Francia e Regno Unito Questo era proprio ciò in cui Hitler sperava: la minaccia della guerra rimase un palesamento di uno scontro imminente in quanto la Grande Guerra era una ferita ancora aperta e le due potenze speravano che un ulteriore conflitto non le riguardasse e che i nazisti volessero andare verso est, non erano in alcun modo pronte a tenergli testa. La Francia ammassò parte del suo esercito lungo la fortificata linea Maginot (dal nome del ministro francese che decise di costruirla), che partiva dal confine svizzero fino alla foresta delle Ardenne in Belgio: era colma di torrette, fortificazioni e tunnel, costruita all’indomani della Prima guerra mondiale per fare in modo che i tedeschi non valicassero più il loro confine e la foresta, che era molto fitta e con terreni scoscesi, era un confine naturale. Inoltre, le truppe francesi fecero delle incursioni nel territorio tedesco, ma non trovarono dei soldati a difenderlo, e questo rinforzò maggiormente l’impressione che i loro obiettivi fossero rivolti unicamente alla Russia. I sette mesi successivi alla conquista della Polonia vennero definiti dai francesi “Guerra seduta”, poiché la situazione non cambiò. Le conquiste di Wehrmacht e la reazione della Francia La Germania riuscì ad annettere la Danimarca per poi conquistare anche la Norvegia, il cui territorio si rivelò molto importante per le materie prime, in particolare il ferro: gli alleati tentarono di spezzare la linea del ferro che da nord correva fino in Germania, ma i nazisti la ripristinarono, continuando così a prepararsi per una grande mossa bellica nei confronti della Francia, unico regno che era stato conquistato solamente da Giulio Cesare: i francesi erano gli artefici dell’umiliante Trattato di Versailles, avevano recuperato l’Alsazia e la Lorena e avevano occupato la zona della Ruhr quando i tedeschi non poterono più sostenere i debiti di guerra. Il Re di Norvegia divenne un esule in patria, non opponendosi in alcun modo. L’occupazione della Francia Hitler preferì aspettare ad attaccare la grande madre Russia, poiché la vendetta contro la Francia era la sua assoluta priorità; oltre alla linea Maginot, delle truppe inglesi avevano attraversato il canale della Manica per presiedere il confine, ma i nazisti, che si avvalevano di grandi strateghi, fecero una mossa imprevedibile che si rivelò vittoriosa: il 10 maggio 1940 iniziarono il loro attacco verso la Francia attraversando la foresta delle Ardenne con una serie di mezzi pesanti. Nonostante si trattasse di un’impresa molto complessa, passarono per un corridoio tramite il quale riuscirono a interrompere le comunicazioni tra l’esercito inglese, che venne isolato, e quello francese. La divisione corazzata dell’esercito francese era guidata dal futuro primo ministro, il generale e carrista Charles de Gaulle, benché i tedeschi utilizzassero i carri armati in maniera molto più moderna, non come appoggio alla fanteria, ma per neutralizzare i punti strategici e i mortai, oppure per bombardare i luoghi in cui si sarebbero potuti annidare i nemici.
La battaglia di DUnkerque Chamberlain ordinò ai suoi soldati di battere ritirata, e questi si ammassarono sul porto di Dunkerque, al confine con il Belgio: era previsto che delle navi li riportassero in patria, ma essi costituivano un bottino facile per gli aerei della Luftwaffe, che avrebbero potuto facilmente annientarli; nonostante ciò, Hitler decise di non bombardare il porto poiché ormai le truppe tedesche erano già alle porte di Parigi (questa decisione fece molto scalpore nel mondo) e cercò, quindi, di concentrare lì tutte le forze a sua disposizione. Un’altra ipotesi sostiene che la Germania ancora sperava in un accordo con l’Inghilterra: infatti, secondo i pensatori teorici dell’antisemitismo, i discendenti degli Arii erano identificati anche nei sassoni, perciò erano fratelli dal punto di vista razziale, e volevano quindi stringere un patto per guidare e dominare il mondo. Rudolf Hess, uno dei collaboratori più stretti di Hitler (sotto sua dettatura aveva scritto il Mein Kampf), si recò a Londra in missione segreta e venne immediatamente arrestato dalla polizia militare inglese: forse stava intessendo degli accordi paralleli segreti con il Regno Unito basati sul fatto che non li avrebbero messi in ginocchio se avessero guidato il mondo insieme. Moltissimi civili partirono con le loro barche dalla costa meridionale inglese (soprattutto da Dover) per salvare i soldati inglesi e francesi abbandonati su Dunkerque, in quella che è ricordata come operazione Dynamo. A Dunkerque i nazisti fecero man bassa di tutto ciò che venne lasciato, acquisendo armi preziosissime per incrementare l’arsenale e sfruttare le materie prime. Winston Churchill è Primo Ministro Al contrario del suo predecessore, Winston Churchill, dichiarò apertamente guerra a Hitler e dichiarò che l’Inghilterra avrebbe combattuto fino all’ultimo uomo, poiché la Germania nazista era la negazione della civiltà, della quale lui si fece baluardo. La divisione della Francia La farcia venne divisa in due parti: a nord venne occupata dall’esercito nazista; a sud Vichy divenne la capitale del nuovo Stato della Repubblica di Vichy, ovvero uno Stato autonomo ma solo formalmente visto che non fece resistenza al Terzo Reich poiché era un governo collaborazionista, dove a capo risiedeva Philippe Pétain, un anziano generale militarista che aveva combattuto nella Prima guerra mondiale e Nicolàs Levalle era il Primo Ministro. In questo modo Hitler controllava tutta la costa francese del mediterraneo (=posizione strategica), circondata da navi e incrociatori che vennero distrutti dagli inglesi per evitare che i tedeschi potessero requisirli e utilizzarli. La conquista della Francia fu devastante: portò alla morte di decine di migliaia di persone, e rappresentò anche una grave umiliazione per lo Stato rappresentante della democrazia. Hitler fece portare a Parigi lo stesso vagone sul quale era stato firmato il Trattato di Versailles e fece firmare il Secondo armistizio di Compiègne, con il quale i francesi si arresero totalmente al nemico. Il Fuhrer avrebbe anche voluto distruggere i simboli francesi (Tour Eiffel), ma il suo architetto di fiducia gli consigliò di non farlo, poiché Parigi era ormai una città tedesca, e di conseguenza i suoi monumenti erano un simbolo tedesco; inoltre gli assicurò che entro un decennio Berlino sarebbe diventata la nuova città più bella d’Europa, una città magnifica: infatti, il progetto di Hitler era di grandissime dimensioni, e molti architetti stavano
inglese era la più ricca e imponente del mondo, perciò la marina italiana venne sconfitta a Punta Stilo, Capo Teulada, Taranto e a Capo Matapan tra la seconda metà del 1940 e la prima metà del 1941. Perciò l’esercito italiano si concentrò a dare appoggio alle operazioni di terra. La mancata conquista dell’Egitto L’Italia possedeva la Libia, Stato confinante con l’Egitto; quest’ultimo era un territorio inglese, ma la sua invasione non andò a buon fine e i tedeschi dovettero inviare numerose truppe chiamate “african corps”, per supportare quelle italiane. Questi soldati erano guidati dal celeberrimo generale nazista Rommel, passato alla storia. Nonostante ciò lo Stato rimase inglese. La conquista della Grecia e la liberazione dell’etiopia I soldati italiani sfruttarono l’Albania come base d’appoggio da cui partire per la campagna greca, inaspettatamente la resistenza greca fu molto tenace benché poco equipaggiata, e l’esercito si trovò in grave difficoltà anche a causa della morfologia del territorio estremamente montuoso e ricco di isole che rendevano ardui gli spostamenti. Solo grazie all’intervento dei nazisti la Grecia venne annessa ai territori occupati dall’asse, e parallelamente l’Etiopia venne liberata dal Regno Unito, che aveva dei possedimenti confinanti con essa: il neonato impero italiano cadde così nell’aprile del 1941. Questo dimostra che la presenza inglese era ancora molto forte nell’assetto del mediterraneo e riusciva a contrastare l’avanzata dell’asse. L’espansione in Russia Hitler decise di mettere da parte la guerra con il Regno Unito poiché i tempi non erano ancora maturi, e si dedicò invece al suo obiettivo primario: attaccare il suo grande nemico, l’Unione Sovietica, per fare ciò era necessario un piano d’attacco che mobilitasse tutto il Wehrmacht. Quest’impresa si presentava molto ardua a causa dei numerosi punti critici e delle incognite, inoltre il territorio russo è sconfinato perciò, qualora fosse stato occupato, sarebbe stato molto difficile da difendere e i collegamenti/spostamenti apparivano complessi. Nonostante le difficoltà Hitler non demorse, portando avanti la cosiddetta “Operazione Barbarossa” (dal nome dell’Imperatore del Sacro Romano Impero, Federico Barbarossa), la più imponente fra quelle portate avanti dalla Germania nazista, per la quale si preparò per molti anni: reclutando e addestrando soldati, aumentando le armi e l’equipaggiamento. La gigantesca campagna militare partì il 22 giugno 1941, ed era formata da 3 milioni di uomini, da 4000 carri armati, da oltre 3000 aerei e da copiosi camion blindati di vario tipo, jeep e motociclette. Si mosse su 3 direttrici che costituivano un fronte incredibilmente esteso: verso nord a Leningrado; verso il centro a Mosca; attraverso l’Ucraina per arrivare a Stalingrado. Riuscì a conquistare molte zone del territorio russo senza una grande resistenza, poiché l’esercito russo non aveva una contraerea adeguata, l'artiglieria pesante o un’aviazione che potesse battagliare con quella tedesca. Aveva però tre grandi forze: il numero dei soldati;
la Russia, che non aveva infrastrutture e i russi adottarono la consolidata tecnica della terra bruciata, quindi mentre l’esercito nazista avanzava quello russo retrocedeva dando fuoco ai campi. Inoltre, vennero trasferite le industrie nelle retrovie pregare in modo che i tedeschi non ne vengano in possesso. Cosi, l’esercito veniva indebolito dalla fascia estenuante e dalla mancanza di cibo. I nazisti avanzeranno comunque nel territorio, arrivando vicini alle porte di Stalingrado, ma non riusciranno a espugnarla poiché quella che era una guerra lampo era diventata una guerra di logoramento; la Russia era comunque in ginocchio dal punto di vista economico. Nella primavera del 1942 l’esercito tedesco riprende le operazioni militari, arrivando alla celebre battaglia di Stalingrado, punto massimo di penetrazione tedesca in Russia, ma nell’autunno di quell’anno si ritirarono. Il 1942 è considerato un anno di snodo. Per via della guerra non ci sono state le elezioni e Roosevelt aveva affermato che sarebbe rimasto fino alla fine della guerra, anche se alla fine muore prima. Pearl Harbor Gli USA erano un Paese ufficialmente neutrale, ma di fatto fornirono aiuti economici, materie prime e armi agli alleati, in particolare all’Inghilterra, ma una gran parte della popolazione, complice anche la politica di tipo isolazionista, ritenne la guerra una cosa esclusivamente europea, ma Roosevelt si trovò in difficoltà in seguito alle pressanti richieste d’aiuto. Parallelamente il Giappone invase molte aree del sud-est asiatico, con varie colonie e basi militari occidentali, senza una preventiva dichiarazione di guerra attaccò prima una base inglese nel golfo del Siam e poi la base americana di Pearl Harbor (Hawaii). Per l’attacco il Giappone inviò i famosi kamikaze, aviazione molto preparata che bombardò la base militare, le cui corazzate non erano in grado di far fronte all’attacco improvviso: purtroppo, molti soldati americani morirono e, sebbene a livello numerico non è considerata una strage, rappresentò la scintilla che fece entrare in guerra anche gli Stati Uniti e al tempo stesso è stata anche la svolta della Seconda Guerra Mondiale. Gli USA furono costretti a dover stringere un ineludibile alleanza con Stalin, e cominciò così a prendere forma il fronte degli alleati (USA, URSS e Inghilterra, con gli aiuti della resistenza francese), che cercarono di tessere le fila di questa alleanza firmando il documento della dichiarazione delle Nazioni Unite, al quale aderirono 26 Stati che dichiarano di unirsi contro tutti i fascismi. È in questo momento che il conflitto divenne mondiale, ovvero combattuto in ogni continente.
La seconda fase della Seconda guerra mondiale va dal 1943 al 1945. Italia L’Italia è in una situazione critica dopo i molteplici fallimenti, inoltre, gran parte dell’esercito italiano venne mandato in Russia per dare man forte alle truppe tedesche, e quando cominciarono a retrocedere molti italiani morirono a causa del disumano viaggio di ritorno. Il 10 luglio 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia, determinando l’inizio di una rapidissima crisi politica e militare: nella notte tra 24 e 25 luglio si ebbe la riunione del Gran Consiglio Fascista in merito alle dimissioni di Mussolini per evitare una congiura di palazzo e per addossargli tutte le responsabilità. Si votò per la destituzione e per fare in modo che il re riprendesse il
La resistenza italiana La resistenza italiana nacque spontaneamente nei Paesi occupati dal nazi- fascismo prevalentemente in Italia, Francia, Polonia, Grecia e Norvegia. In Italia si schierano nuovamente il partito comunista, socialista e la Democrazia Cristiana (erede del Partito Popolare), che unite formarono, il 09 settembre 1943, il CNL (Comitato di Liberazione Nazionale): ovvero il tavolo organizzativo della resistenza, fatta però anche di iniziative singole, combattimenti di guerriglia, sabotaggi o anche di semplici contadini che nascondevano i partigiani. Palmiro Togliatti tornò in Italia e cercò di coordinare il CNL affermando che non era quello il momento di discutere su quale partito doveva detenere le responsabilità maggiori, ma, invece, era il momento di essere uniti per il Paese, solo dopo la fine della guerra si poteva discutere se mantenere o meno la monarchia. L’Italia venne divisa: il fronte alleato che risaliva con i mezzi blindati, gli aerei e i soldati la penisola; le città che non erano ancora state liberate venivano bombardate, ma la resistenza cercava di indebolire i nazisti tagliando le comunicazioni, occupando i punti strategici per impedire l’arrivo dei rifornimenti e rubando armi e munizioni; il nord era ancora sotto il potere dei nazi-fascisti; il centro stava per essere liberato. Il 13 ottobre 1943 il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania e il 4 giugno 1944 Roma venne liberata. L’arrivo degli alleati e le conferenze L’esercito sovietico avanzò verso occidente, liberando e riconquistando molti territori, gli alleati decisero di aprire una altro fronte in Francia per stringere a tenaglia l’esercito nazista sia a est che a ovest. Fra il 5 e il 6 giugno 1944 (in codice il D-day) si verificò lo sbarco degli alleati in Normandia, il più grande della storia: è l’operazione Overlord, molto imponente e costituita da 3 milioni di uomini inglesi, americani e canadesi, che i tedeschi si aspettarono e a cui cercarono, invano, di opporsi, poiché la quantità numerica di mezzi, armi e uomini alleati era nettamente superiore. Il 25 agosto Parigi venne liberata, e ciò diede un'incredibile spinta anche alla resistenza francese: vennero indette varie conferenze inerenti al post guerra e si cominciò a intravedere un mondo in cui gli equilibri geopolitici erano cambiati e venivano mantenuti: la conferenza di Teheran (novembre-dicembre 1943); la conferenza di Yalta (gennaio 1945), che divise il territorio tedesco in quatto parti ponendo le basi per il muro di Berlino. La resa della Germania Alla fine del 1944, la Germania era circondata su ogni lato dagli eserciti avversari, ma il regime non si disgregò e la popolazione rimase fedele a Hitler. Nella primavera del 1945, gli angloamericani sfondarono il fronte a ovest, attraversando il Reno il 7 marzo, mentre i sovietici entravano in Germania da est. A Berlino, il Fuhrer si suicidò il 7 maggio, i generali tedeschi si arresero senza condizioni e la guerra in Europa finì. L’Italia libera Il 25 aprile 1945 il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) proclamò l'insurrezione nazionale e invitò tutto il territorio a insorgere contro il nemico e nel giro di pochissimi giorni la penisola venne interamente liberata. Mussolini tentò di
fuggire in Svizzera ma, travestitosi da soldato tedesco, venne riconosciuto a Como (in seguito alla sua immensa propaganda il suo volto era conosciuto in tutta l'Italia) e giustiziato nel Piazzale Loreto (Milano) insieme all'amante per mano di un gruppo di partigiani. Con la sua morte il fascismo finì definitivamente. Il Giappone Gli Stati Uniti portano avanti un’offensiva molto dura contro il Giappone, riconquistando e occupando le isole di Okinawa e Iwo Jima: fondamentali per la loro importanza strategica, permettono di avere dei punti di appoggio e di rifornimento per i loro aerei. Le condizioni del Giappone erano ormai precarie per la palese sconfitta (i caccia si gettano in maniera suicida sui ponti delle navi in una lotta indifesa): ciò rese oscura la scelta di Henry Truman (eletto il 12 aprile 1945) di sganciare ben due bombe atomiche (su cui gli americani stavano conducendo esperimenti da circa 3 anni) nelle città di Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto), senza essere consapevoli degli effetti: le vittime furono interamente civili e venne dibattuto molto sul motivo di questo atto, fino ad arrivare a due ipotesi: gli Stati Uniti non erano convinti che il Giappone fosse realmente allo stremo delle forze; il desiderio di vendetta, ovvero a guerra ormai conclusa volevano dare una dimostrazione della loro potenza bellica, soprattutto agli occhi dell’URSS. Il 2 settembre 1945 arrivò la resa incondizionata del Giappone, con l’unica condizione che l’imperatore Hirohito potesse rimanere sul trono. Così si concluse ufficialmente la Seconda Guerra Mondiale.