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Seconda guerra mondiale appunti sui vari punti della Guerra
Tipologia: Appunti
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Negli anni Trenta emerge chiaramente il ruolo della Germania nazista, che persegue una politica aggressiva volta a rivedere il trattato di Versailles e ad espandersi verso est. Hitler giustifica le sue azioni con l’idea di un’innocente ricomposizione del popolo tedesco. Tra i primi obiettivi vi è l’Anschluss, cioè l’annessione dell’Austria. Dopo tentativi falliti e tensioni interne, nel 1938 la Germania invade l’Austria senza alcuna opposizione internazionale, realizzando l’annessione, nonostante la maggior dell’opinione pubblica fosse contraria. Nel frattempo, l’Italia, inizialmente diffidente verso la Germania, si avvicina ad essa dopo la guerra d’Etiopia, formando nel 1936 l’Asse Roma-Berlino, alleanza risaldata nel 1937 includendo anche il Giappone. Nel frattempo l’esercito tedesco entra a Vienna il 13 marzo del 1938 e con questo atto di forza avviene la formale annessione dell’Austria alla Germania. Nessun altra potenza europea si oppone all’azione della Germania e Hitler interpreta questo atteggiamento come un gesto di debolezza. Successivamente, Hitler rivolge l’attenzione ai Sudeti, territorio di confine tra Germania e Cecoslovacchia in maggioranza tedesca. Si tiene allora una Conferenza internazionale a Monaco nel 1938, alla quale partecipano Hitler, il rappresentante del Regno Unito, il Primo Ministro francese e Mussolini. La conclusione del patto di Monaco prevede il diritto alla Germania di annettersi i Sudeti, credendo così di garantire la pace.
La Germania continua la sua espansione. Nel marzo 1939 occupa la Cecoslovacchia, creando il Protettorato di Boemia e Moravia e uno Stato slovacco dipendente. Altri paesi approfittano della situazione: l’Italia occupa l’Albania, mentre cresce la tensione internazionale. Hitler rivendica il corridoio di Danzica alla Polonia, che rifiuta. Questo rifiuto provoca tensione E c’è una ripresa dei contratti diplomatici fra le varie potenze. Francia e Regno Unito garantiscono sostegno alla Polonia, e a fronte di ciò, Germania e Italia firmano il Patto d’Acciaio, il quale prevede che se uno dei due paesi contraenti si trova impegnato in una guerra (non solo una guerra difensiva ma anche una guerra aggressiva), l’altro contraente è obbligato a intervenire militarmente in aiuto. Poco dopo, la Germania, contando sullo stato di estensione che si è creato tra Urss e potenze occidentali che non hanno accolto l’offerta sovietica di partecipare al loro fianco, un eventuale guerra antinazista, stipula con l’URSS un patto di “non aggressione”, il patto Molotov-Ribbentrop (1939), un accordo che prevede la spartizione dell’Europa orientale.
Il 1° settembre 1939 la Germania invade la Polonia; il 3 settembre Francia e Regno Unito dichiarano guerra alla Germania. L’Italia dichiara la sua non belligeranza, motivandola con la sua impreparazione militare. L’URSS attacca Polonia, Stati baltici e Finlandia. È l’inizio della Seconda guerra mondiale.
La Seconda guerra mondiale nasce dal tentativo della Germania nazista di modificare gli equilibri europei e affermare il proprio dominio. Questo porta allo scontro con le principali potenze europee, come Francia, Inghilterra e Unione Sovietica. Il conflitto si inserisce anche in uno scontro più ampio tra due modelli opposti: le democrazie occidentali e i regimi totalitari. La Germania e l’Unione Sovietica stipulano un patto di non aggressione, che prevede anche la spartizione della Polonia. Questa alleanza non è ideologica, ma strategica: Stalin vuole evitare la guerra e lasciare che le potenze capitaliste si indeboliscano tra loro, pensando che dalla sconfitta degli altri Stati possa nascere in futuro una rivoluzione comunista.
La Germania utilizza la strategia della Blitzkrieg (guerra lampo), conquistando rapidamente Danzica e la Polonia occidentale. L’URSS occupa la parte orientale e i Paesi baltici. L’occupazione è estremamente violenta: i nazisti attuano repressioni e massacri, non tanto diverse da quelle sovietiche. Nel 1940 la Germania invade Danimarca e Norvegia, poi attacca Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. L’esercito tedesco passa nuovamente attraverso i Paesi Bassi e il Belgio e penetra in Francia attraverso la foresta delle Ardenne; le truppe tedesche entrano a Parigi il 14 giugno 1940. La Francia si arrende e viene divisa: ● Nord occupato dai tedeschi ● Sud affidato a un governo collaborazionista con capitale Vichy Il Regno Unito resta l’unico grande oppositore. Dopo la ritirata di Dunkerque, Churchill guida la resistenza. La Germania tenta di piegare l’Inghilterra con bombardamenti aerei, ma fallisce grazie alla resistenza britannica.
L’Italia fascista entra in guerra cercando di ottenere territori propri, conducendo una guerra autonoma e parallela agli obiettivi di Hitler, ma spesso inefficace. Nel 1940 attacca: ● Somalia britannica ed Egitto (dal Nord Africa), ma subisce la controffensiva inglese ● Grecia, ma viene respinta in Albania A causa delle difficoltà, Mussolini è costretto a chiedere aiuto alla Germania la guerra parallela che che voleva condurre diventa subalterna. Nel 1941 interviene l’Afrikakorps guidato da Rommel, che permette di recuperare terreno in Africa. Nei Balcani, l’intervento tedesco porta alla rapida conquista di ex territori della Jugoslavia (che viene smembrata)e della Grecia. I territori vengono spartiti tra Germania, Italia e alleati (Ungheria, Bulgaria), con occupazioni e regimi collaborazionisti.
Roosevelt avverte anche del pericolo giapponese, simile a quello nazista per aggressività e ideologia, e molto più vicino. Dal 1940 il Giappone espande il proprio dominio in Asia sud-orientale e, con il patto tripartito , si allea con Germania e Italia. Nel luglio 1941 occupa l’Indocina. Hitler incoraggia questa politica, perché vede in essa un modo efficace per tenere gli Stati Uniti lontani dall’Europa. Gli Stati Uniti reagiscono con un embargo su petrolio e acciaio, aumentando la tensione.
Il 7 dicembre 1941 senza alcun ultimatum, il Giappone attacca Pearl Harbor , distruggendo gran parte della flotta americana. Dopo l’attacco, il Giappone conquista rapidamente vari territori asiatici e del Pacifico. Subito dopo Pearl Harbor cadono anche le ultime resistenze dell’opinione pubblica statunitense. Il presidente Roosevelt dichiara guerra al Giappone e, di conseguenza, anche all’Italia e alla Germania; direttamente minacciato nei suoi possedimenti coloniali in Asia, anche il Regno Unito dichiara guerra al Giappone. Dal 1941 la guerra diventa davvero mondiale.
Sebbene gli Stati Uniti abbiano subito a Pearl Harbor un colpo gravissimo, gli Usa hanno una grande capacità industriale e producono armi in quantità superiori agli avversari, ribaltando l’equilibrio militare. Paradossalmente, proprio la partecipazione alla guerra e la crescita della domanda di materiale bellico permettono all’economia e alla società statunitensi di superare definitivamente gli effetti della crisi del ’29, riassorbendo completamente la disoccupazione. Con una cronologia in parte “sfalsata”, negli Stati Uniti avviene qualcosa di simile a ciò che era successo in Germania tra il 1933 e il 1939: L’industria bellica trascina la ripresa economica e garantisce consenso all’istituzioni politiche, ma con una differenza: la Germania persegue questo obiettivo con una politica di guerra di aggressione, mentre gli Stati Uniti promuovono lo sforzo bellico come una risposta difensiva, necessaria per proteggere gli ideali democratici e per salvaguardare i propri interessi imperiali nel Pacifico.
L’«ordine nuovo» in Asia e in Europa
Nel 1942 Germania e Giappone raggiungono il massimo della loro espansione territoriale, controllando vaste aree rispettivamente in Europa e in Asia sud-orientale. Il loro dominio si basa su principi simili: entrambe le potenze sono guidate da un’ideologia che afferma la superiorità della propria razza (tedesca o giapponese) su tutte le altre. Questa convinzione giustifica il controllo politico, economico e sociale dei territori occupati e determina le modalità di governo imposte alle popolazioni locali.
Il caso giapponese in Asia
Il Giappone costruisce la propria espansione attraverso una propaganda che si presenta come antioccidentale e anticoloniale. I dirigenti giapponesi parlano della creazione della “ Sfera di coprosperità della Grande Asia Orientale ”, che dovrebbe rappresentare un sistema in cui i popoli asiatici, liberati dal dominio occidentale, possano svilupparsi sotto la guida del Giappone. Tuttavia, la realtà è completamente diversa: ● i territori conquistati sono sottoposti a regimi di occupazione militare molto duri
● lo scopo principale è lo sfruttamento sistematico delle risorse naturali e delle materie prime ● le popolazioni locali sono sfruttate intensamente, spesso in condizioni peggiori rispetto al colonialismo europeo Di fatto, la “coprosperità” si trasforma in una forma di dominio e asservimento totale, funzionale esclusivamente agli interessi giapponesi.
Il caso tedesco in Europa
Anche nei territori europei occupati dalla Germania nazista si instaurano forme diverse di controllo: ● in alcune aree vengono creati regimi collaborazionisti , cioè governi locali fedeli ai nazisti (come in Francia con Pétain). Questi Stati collaborano fornendo risorse economiche, materie prime e lavoro ● in altre zone, soprattutto nell’Europa orientale: ○ si impone un controllo diretto militare ○ le popolazioni vengono sottoposte a sfruttamento sistematico ○ milioni di persone vengono reclutate o deportate per lavorare forzatamente in Germania o nei territori occupati (in condizioni di lavoro estremamente dure). Questo sistema consente ai cittadini tedeschi di vivere con meno sacrifici, rafforzando il consenso verso il regime e limitando forme di opposizione interna.
L’azione nazista non è improvvisata, ma rientra in un progetto preciso di riorganizzazione dell’Europa. Tutte le aree sono sotto il controllo delle SS e fanno capo a Himmler. Il piano principale di riorganizzazione di queste aree, noto come Generalplan Ost , prevede: ● la colonizzazione dell’intera regione da parte di coloni tedeschi ● l’espropriazione delle terre alle popolazioni locali ● viene prevista una selezione razziale, per individuare individui “germanizzabili”. Questi vengono sottoposti a programmi di rieducazione culturale per integrarli nel popolo tedesco. ● la maggioranza della popolazione slava indesiderata, invece, viene espulsa verso est, mentre quella trattenuta è utilizzata come manodopera semiservile. ● anche l’istruzione è controllata: ai popoli sottomessi è garantita solo una formazione minima.
Lo sterminio degli ebrei
Inizialmente la politica nazista verso gli ebrei prevede la loro deportazione e dispersione fuori dal Reich, non ancora uno sterminio sistematico. Con l’avanzata verso est e l’incontro con grandi comunità ebraiche, la politica cambia radicalmente, trasformandosi in un progetto di eliminazione totale.
Gli ebrei vengono concentrati nei ghetti , soprattutto nelle città polacche. Dal 1941 vi vengono deportati anche ebrei provenienti dall’Europa occidentale. Nelle condizioni tremende dei ghetti la mortalità diventa altissima.
Jugoslavia La situazione è particolarmente complessa: ● gli Ustaša (filonazisti croati) perseguitano serbi ed ebrei ● i Cetnici (nazionalisti serbi) combattono per una Jugoslavia dominata dai serbi ● i partigiani comunisti guidati da Tito diventano la forza più efficace I partigiani di Tito riescono a organizzarsi meglio e a ottenere aiuti dagli Alleati ma non vengono supportati da Stalin né dall’Urss.
Grecia Dal 1941 si sviluppano movimenti partigiani contro l’occupazione nazista, fascista e bulgara: ● prevalgono gruppi di orientamento comunista (fronte di liberazione nazionale) ● esistono anche gruppi nazionalisti e liberali
La repressione nazi-fascista Le azioni partigiane provocano una risposta violentissima da parte degli occupanti nazzisti e fascisti: arresti, esecuzioni sommarie di massa, internamento di sospetti nei campi di concentramento, rappresaglie contro civili, distruzione di interi villaggi. Le repressioni colpiscono soprattutto le popolazioni civili, considerate fiancheggiatrici dei partigiani.
La svolta del 1942-
Tra il 1942 e il 1943 la Seconda guerra mondiale entra in una fase decisiva. Anche se le Resistenze europee hanno un ruolo importante nel rallentare i nazisti e i fascisti, non sono loro a determinare la svolta militare del conflitto. Il cambiamento degli equilibri dipende soprattutto dall’andamento della guerra su tre grandi fronti: quello del Pacifico, quello russo, quello nordafricano.
Fronte Pacifico Gli Stati Uniti riescono nel corso del 1942 a ricostruire rapidamente la loro flotta e la loro aviazione. Iniziano azioni offensive contro il Giappone, anche con bombardamenti dimostrativi. Le battaglie decisive sono: ● Mar dei Coralli (maggio 1942) → primo scontro navale combattuto con aerei decollati da portaerei, senza contatto diretto tra le flotte ● Midway (giugno 1942) → gli USA infliggono perdite gravissime alla flotta giapponese, affondando quattro portaerei e bloccando definitivamente la sua espansione ● Guadalcanal (1942-43) → i marines americani conquistano un’isola strategica dopo mesi di combattimenti Da quel momento in poi, l’iniziativa passa agli Stati Uniti, mentre il Giappone è costretto sulla difensiva.
Fronte Russo: Stalingrado L’assedio di Stalingrado si trasforma in una catastrofe per l’esercito tedesco. Nel novembre 1942 l’Armata Rossa lancia una controffensiva che accerchia le truppe
tedesche. Hitler ordina di resistere, ma le truppe tedesche sono isolate e non ricevono rifornimenti sufficienti. Nel febbraio del 1943 sono costrette ad arrendersi: è una sconfitta durissima, che segna l’inizio della ritirata tedesca sul fronte russo.
Fronte nordafricano ● Nell’autunno del 1942 le truppe italo-tedesche guidate da Rommel vengono sconfitte dagli inglesi nella battaglia di El Alamein e sono costrette a ritirarsi verso la Libia. ● Nello stesso periodo, gli anglo-americani sbarcano in Marocco e Algeria, avanzando verso est. Le forze dell’Asse si trovano così strette tra due fronti e, dopo ulteriori ritirate, si arrendono in Tunisia nel maggio del 1943. Questo permette agli Alleati di preparare l’invasione dell’Italia, a partire dalla Sicilia.
La caduta del fascismo, la Resistenza e la guerra
in Italia
Lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio del 1943 segna l’inizio della crisi definitiva del fascismo. L’esercito italiano si dimostra impreparato e incapace di opporre una resistenza efficace, mentre la popolazione è stremata dalla guerra, dai bombardamenti e dalle difficoltà economiche. Mussolini ha ormai perso il consenso che aveva in passato: la distanza tra la propaganda del regime e la realtà vissuta dagli italiani è diventata evidente. Già nei mesi precedenti, gli scioperi nelle fabbriche del Nord avevano mostrato quanto fosse profonda la crisi. In questo contesto, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del fascismo restituisce al re il controllo delle forze armate ( sconfessione dalla dirigenza di Mussolini) Conseguenze:
Dopo la guerra di Montecassino, durante la quale Roma è stata nelle mani dell’occupazione tedesca, circa otto mesi, Roma viene liberata nel 1944. Dopo la liberazione di Roma, Badoglio si dimette e viene sostituito da Ivanoe Bonomi, mentre il re trasferisce i suoi poteri al figlio Umberto. Nel frattempo, la Resistenza cresce rapidamente. Nel Nord occupato si crea anche un organismo di coordinamento politico e militare molto numeroso, il CLN Alta Italia.
La lotta partigiana, però, è accompagnata da una repressione durissima da parte dei nazisti e dei fascisti. Per contrastare i partigiani, vengono attuate rappresaglie contro la popolazione civile: interi villaggi vengono distrutti, civili fucilati, ostaggi deportati (come le Fosse Ardeatine a Roma, o la strage di Marzabotto). Queste violenze hanno lo scopo di diffondere il terrore e isolare i partigiani dalla popolazione.
Dal punto di vista militare : la Resistenza non è decisiva da sola per la sconfitta dei nazifascisti, ma rappresenta una continua fonte di disturbo e indebolimento. Dal punto di vista politico : è fondamentale perché legittima il CLN e i partiti antifascisti. Tuttavia, una parte consistente della popolazione, soprattutto nelle zone del Centro-Nord, mantiene un atteggiamento di attesa, senza schierarsi apertamente né con i partigiani né con i fascisti.
La fine della guerra
Dopo la vittoria sovietica a Stalingrado nel febbraio del 1943, l’Armata Rossa passa all’offensiva e riconquista progressivamente i territori occupati dai tedeschi. Le truppe della Germania e dei suoi alleati, tra cui anche i reparti italiani impegnati sul fronte russo, sono costrette a ritirarsi sotto la pressione sia dell’esercito sovietico sia dei numerosi gruppi partigiani. Alla fine del 1943 Roosevelt, Churchill e Stalin si incontrano a Teheran per coordinare la strategia militare. Stalin insiste sulla necessità di aprire un nuovo fronte in Europa occidentale per alleggerire la pressione sull’Unione Sovietica. Gli anglo-americani accettano, ma vogliono prima consolidare la loro posizione in Italia. Tuttavia, appare ormai evidente che per sconfiggere definitivamente la Germania è necessario aprire un terzo fronte.
Questo avviene nel giugno del 1944 con lo sbarco in Normandia. Il 6 giugno, dopo intensi bombardamenti preparatori, vengono lanciate truppe paracadutate e successivamente sbarcano sulle spiagge migliaia di soldati. L’operazione è riuscita e gli Alleati riescono a stabilire una solida presenza in Francia. Entro la fine di luglio le difese tedesche cedono e il 25 agosto 1944 le truppe anglo-americane entrano a Parigi, già liberata dall’insurrezione dei partigiani.
Alla fine del 1944 la Germania appare ormai prossima al collasso. Il suo apparato industriale non riesce più a sostenere lo sforzo bellico e la situazione politica e militare è sempre più disperata. Nell’Europa orientale, i partigiani jugoslavi guidati da Tito riescono a entrare a Belgrado nell’ottobre del 1944, mentre in Grecia sbarcano le truppe britanniche. Le città tedesche sono sottoposte a pesantissimi bombardamenti alleati, che colpiscono non solo obiettivi militari ma anche centri abitati (es. Dresda).
Nel febbraio del 1945 , Roosevelt, Churchill e Stalin si incontrano nuovamente a Yalta , dove discutono l’organizzazione dell’Europa dopo la guerra. Per la prima volta c’è il progetto di spartizione ridisegna delle sfere egemoniche mondiali. Si doveva seguire dei principi. La prima spartizione è stata geometrica e numerica. Stalin voleva comunistizzare la propria parte mentre gli anglo-americani volevano istituzioni liberal democratiche. Il modello comunista, così come quello statunitense, si imponeva per il solo fatto di aver liberato quei territori. Decidono di dividere la Germania in quattro zone di occupazione (sovietica, americana, britannica e francese) e di favorire la formazione di governi provvisori nei paesi liberati dell’Europa orientale, anche con la partecipazione di partiti non comunisti.
L’esercito tedesco crolla su tutti i fronti. In Italia, il 25 aprile 1945 , il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclama l’insurrezione generale: Dopo la liberazione di Roma, si continua a processo sulla linea gotica : le formazioni partigiane liberano le principali città del Nord prima ancora dell’arrivo degli Alleati. Le truppe tedesche iniziano a ritirarsi. Mussolini, nel tentativo di fuggire verso la Germania, viene riconosciuto e catturato dai partigiani. Viene fucilato, e il suo corpo, insieme a quello di altri gerarchi fascisti, viene esposto a Milano. Pochi giorni dopo, anche Hitler si suicida nel suo bunker a Berlino. Il 7 maggio 1945 la Germania firma la resa senza condizioni : la guerra in Europa è finita.
La guerra continua nel Pacifico
Nonostante la sconfitta della Germania, il Giappone continua a combattere. Tra il 1943 e il 1945 gli Stati Uniti riconquistano lentamente i territori occupati dai giapponesi. La resistenza giapponese è estremamente accanita e si manifesta anche attraverso le azioni dei kamikaze, piloti suicidi che si lanciano con i loro aerei carichi di esplosivo contro le navi americane. Dopo la morte del presidente Roosevelt nell’aprile del 1945, gli succede Harry Truman. Il 6 agosto 1945 viene sganciata la prima bomba su Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba colpisce Nagasaki. Le conseguenze sono catastrofiche: oltre alle vittime immediate, molti sopravvissuti soffrono negli anni successivi per le radiazioni. Nel frattempo, anche l’Unione Sovietica entra in guerra contro il Giappone (8 agosto 1945), attaccando le sue posizioni in Asia. Di fronte a questa situazione, il Giappone decide di arrendersi: il 15 agosto 1945 l’imperatore Hirohito annuncia la resa senza condizioni. La Seconda guerra mondiale è conclusa.
La seconda guerra mondiale ha definito il quadro mondiale del mondo attuale. È stato un evento di svolta ma è stato anche un momento perfettamente integrato con tutto il primo novecento. È il secondo tempo di una guerra permanente. Il fatto che l’Italia sia una Repubblica parlamentare democratica antifascista, si è costruita sulla base di un modello nuovo, un passato che deve essere negato. Nasce sulle colpe politiche e militari del fascismo. La seconda guerra mondiale ha portato al collasso del progetto fascista.