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seconda lezione di pratiche curatoriali, Appunti di Pratiche estetiche

appunti della seconda lezione di pratiche curatoriali

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 14/06/2021

Anna1499
Anna1499 🇮🇹

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Come si studiano le pratiche curatoriali?(16-02-2021)
Per capire le pratiche curatoriali, il ruolo del curatore, il significato della curatela è necessario studiare
l’evoluzione del sistema arte, e l’interazione dell’ambito della curatela con le altre componenti di questo
sistema. Si studierà il ruolo del curatore e la sala evoluzione nell’ambito:
della Storia del collezionismo
della nozione di pubblico e della Storia del museo
della nascita e dell’evoluzione delle mostre
del mercato dell’arte
Con qualche accenno ad altre componenti del sistema arte, quali:
la storia dello stile e il ruolo della connoisseurship: mestiere che nasce nell’800’ del connoisseur, uno
storico dell’arte che è in grado di riconoscere la mano dei maestri e riescono ad attribuire le opere d’arte.
Anche nel 900’ mantengono queste caratteristiche, sono storici dell’arte che, sono state anche critici
d’arte e grazie a questa loro abilità si possono presentare come curatori, proprio perché anche loro hanno
presentato delle mostre. Rimane nell’ambito della storia dell’arte medioevale o moderna (1492-1815)
la storia dell’arte e la storia della critica d’arte
Il curatore, sopratutto quello indipendente, è una professione riconosciuta da poco, ma già nel 700’ questa
professione veniva assimilata ad altre professioni come il critico d’arte. Quest’ultimo è stato riconosciuto già
da Budeleir e gli viene riconosciuta la capacita di disquisire e di criticare le opere che vedeva, quindi il
curatore come lo intendiamo oggi è nato di recente ma esisteva già nell’antichità incprporato ad altre
professioni .
Il primo problema nell’ambito delle pratiche curatoriali è che la “storia non riesce a ricordare i curatori,
soprattutto perché le loro conquiste erano destinate ad altri tempi. Per quanto determinanti sono state
comunque dimenticate”. (Franz Meyer) Questo è il tentativo di dare una prima fisionomia al ruolo di
curatore. E’ possibile studiare e cercare di sopravvivere nella giungla delle pratiche curatoriali solo:
Studiando diversi casi di studio esemplificativi e innovativi per la storia della curatela;
Osservare, osservare, osservare… osservare, osservare e osservare, e poi osservare di nuovo, perché
niente sostituisce l'osservazione ... Non vorrei essere, in termini duchampiani, solo 'retinica', non è
questo che voglio dire. Vorrei stare con l'arte, ho sempre pensato che fosse una bellissima frase quella
di Gilbert&George, 'tutto quello che chiediamo è stare con l'arte' (Anne d’Harnoncourt, 1943-2008,
curatrice, storica dell’arte e direttrice del Philadelphia Museum Art)
Per riassumere il primo compito del curatore è riuscire ad osservare esercitarsi con l’osservazione e stare
con l’arte. Questa idea dell’osservare fa parte dell’etimologia della parola cura dove sono compresi anche i
significati del guardare e dell’accudire.
“Quando da bambina, mi veniva chiesto che cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo: il medico. Era ed è
vero. Ho cominciato a pensare all’arte grazie al mio anticonformista e affascinante insegnante di Educazione
artistica delle scuole medie, Adelio Bianchi (questa è la prima volta che parlo di lui pubblicamente), Ho
orientato così una certa idea di “cura” che era dentro di me (curavo anche animaletti e piantine) dalla
medicina all’arte (continuando però a coltivare un dilettantesco interesse per la medicina). E dunque anziché
curare persone malate, se non con il consiglio, mi sono trovata a curare da un lato l’educazione all’immagine
dei giovani, dei tanti miei studenti, dall’altro l’opera e le mostre degli artisti. Credo di averlo fatto, di farlo,
nello stesso modo in cui lo farebbe un medico: attraverso l’indagine, lo studio, la ricerca di una diagnosi, e di
un rimedio, a che cosa ancora non so, anche se immagino. Nell’etimologia della parola cura, del resto, sono
contenuti i significati dell’osservare, del guardare, dell’accudire.” (Roberta Valtorta, Curare, in Become a
Curator, p. 219)
Come ci ricorda questa donna la nascita della moderna figura del curatore può essere fatta risalire agli anni
70’ del 900’ quando con Harald Szeeman emerge la figura di curatore indipendente. Concepisce la mostra
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Come si studiano le pratiche curatoriali?(16-02-2021)

Per capire le pratiche curatoriali, il ruolo del curatore, il significato della curatela è necessario studiare l’evoluzione del sistema arte, e l’interazione dell’ambito della curatela con le altre componenti di questo sistema. Si studierà il ruolo del curatore e la sala evoluzione nell’ambito:

  • della Storia del collezionismo
  • della nozione di pubblico e della Storia del museo
  • della nascita e dell’evoluzione delle mostre
  • del mercato dell’arte Con qualche accenno ad altre componenti del sistema arte, quali:
  • la storia dello stile e il ruolo della connoisseurship : mestiere che nasce nell’800’ del connoisseur, uno storico dell’arte che è in grado di riconoscere la mano dei maestri e riescono ad attribuire le opere d’arte. Anche nel 900’ mantengono queste caratteristiche, sono storici dell’arte che, sono state anche critici d’arte e grazie a questa loro abilità si possono presentare come curatori, proprio perché anche loro hanno presentato delle mostre. Rimane nell’ambito della storia dell’arte medioevale o moderna (1492-1815)
  • la storia dell’arte e la storia della critica d’arte Il curatore, sopratutto quello indipendente, è una professione riconosciuta da poco, ma già nel 700’ questa professione veniva assimilata ad altre professioni come il critico d’arte. Quest’ultimo è stato riconosciuto già da Budeleir e gli viene riconosciuta la capacita di disquisire e di criticare le opere che vedeva, quindi il curatore come lo intendiamo oggi è nato di recente ma esisteva già nell’antichità incprporato ad altre professioni. Il primo problema nell’ambito delle pratiche curatoriali è che la “storia non riesce a ricordare i curatori, soprattutto perché le loro conquiste erano destinate ad altri tempi. Per quanto determinanti sono state comunque dimenticate”. (Franz Meyer) Questo è il tentativo di dare una prima fisionomia al ruolo di curatore. E’ possibile studiare e cercare di sopravvivere nella giungla delle pratiche curatoriali solo:
  • Studiando diversi casi di studio esemplificativi e innovativi per la storia della curatela;
  • Osservare, osservare, osservare… osservare, osservare e osservare, e poi osservare di nuovo, perché niente sostituisce l'osservazione ... Non vorrei essere, in termini duchampiani, solo 'retinica', non è questo che voglio dire. Vorrei stare con l'arte, ho sempre pensato che fosse una bellissima frase quella di Gilbert&George, 'tutto quello che chiediamo è stare con l'arte' (Anne d’Harnoncourt, 1943-2008, curatrice, storica dell’arte e direttrice del Philadelphia Museum Art) Per riassumere il primo compito del curatore è riuscire ad osservare esercitarsi con l’osservazione e stare con l’arte. Questa idea dell’osservare fa parte dell’etimologia della parola cura dove sono compresi anche i significati del guardare e dell’accudire. “Quando da bambina, mi veniva chiesto che cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo: il medico. Era ed è vero. Ho cominciato a pensare all’arte grazie al mio anticonformista e affascinante insegnante di Educazione artistica delle scuole medie, Adelio Bianchi (questa è la prima volta che parlo di lui pubblicamente), Ho orientato così una certa idea di “cura” che era dentro di me (curavo anche animaletti e piantine) dalla medicina all’arte (continuando però a coltivare un dilettantesco interesse per la medicina). E dunque anziché curare persone malate, se non con il consiglio, mi sono trovata a curare da un lato l’educazione all’immagine dei giovani, dei tanti miei studenti, dall’altro l’opera e le mostre degli artisti. Credo di averlo fatto, di farlo, nello stesso modo in cui lo farebbe un medico: attraverso l’indagine, lo studio, la ricerca di una diagnosi, e di un rimedio, a che cosa ancora non so, anche se immagino. Nell’etimologia della parola cura, del resto, sono contenuti i significati dell’osservare, del guardare, dell’accudire.” (Roberta Valtorta, Curare, in Become a Curator, p. 219) Come ci ricorda questa donna la nascita della moderna figura del curatore può essere fatta risalire agli anni 70’ del 900’ quando con Harald Szeeman emerge la figura di curatore indipendente. Concepisce la mostra

come una forma autonoma di linguaggio. Dirige documenti 5 a Kassel nel 1972, una delle più famose esposizione di arte contemporanea europea che si tiene ogni cinque anni a Kassel in Germania. Viene inaugurata a menta del 900’ da uno storico dell’arte ed è una di quelle manifestazione da essere paragonata alla Biennale di Venezia. Dal 1999-2001 Szeeman dirigerà la Biennale di Venezia. La figura del curatore indipendente diventa tale grazie a una nuova concezione di museo. Parallelamente all’affermazione del curatore indipendente, cioè di qualcuno che non è legato a nessuna forma museale ma prende incarichi quinquennali o impegni di due anni, abbiamo l’idea nuova di museo dove il curatore va a lavorare. La nuova idea di museo nasce quando il Centre Pompidou di Parigi che viene terminato da Renzo Piano e Rogers nel 1977, questo grande museo voluto dall’omonimo presidente della repubblica francese. dal 1969-1974, vene realizzato perché il presidente aveva l’idea del museo-monumento, presente nel cuore di Parigi all’insegna dell’interdisciplinità dell’integrazione di varie tipologie artiche. È dedicato all’arte contemporanea e dentro a questo palazzo creato in modo innovativo( tubi trasparenti in cui si immergono i visitatori) non vi è solo una mostra di arte contemporanea ma una biblioteca, attività musicali, collezioni cinematografiche, quindi è un centro creativo. ”Un luogo", come afferma Pontus Hultén, suo primo direttore "dove vi sia un naturale contatto tra artisti e pubblico nell'elaborazione dei più contemporanei elementi di creatività. Un museo di questo tipo non è solo un luogo dove si conservano opere che hanno completamente perso la loro funzione individuale, sociale, religiosa o pubblica, ma un luogo nel quale avviene un incontro tra artisti e pubblico e dove i pubblici stessi diventano creatori". Diventano creatori perché creano il proprio percorso e questo fa parte dell’innovazione di questo museo. É un museo che viene etichettato con la formula landmarc, un museo che con la sua forma marca il territorio Il quartiere Lesar a Parigi aveva bisogno di una riformulazione da quando è nato questo museo è diventato rinomato, la parte del marciapiede tende verso il basso per invitare ad entrare nel museo e quando si prende la scala mobile si apre lo sguardo alla città di Parigi, è un museo aperto alla città. Quindi abbiamo da una parte gli anni 70’ con la figura del curatore indipendente, che cura mostre ed esposizioni temporanee, dall’altra la figura del curatore mussale dipendente che coincide con la figura del conservatore che cura collezioni mussali permanenti ed esposizioni temporanee. Valtorta nella sua intervista ci dice che il curatore si ferma facendo anche altre cose, è un mestiere in continuo movimento che guarda molto all’evoluzione tecnologica e alla globalizzazione. È quindi una professione molto complessa, Ulrich nella sua Breve storia della curatele, parla del curatore come colui che sta nel mezzzo. In questo contesto complesso le pratiche curatoriali hanno vissuto delle evoluzioni, il curatore è :

  • (^) sempre meno attento alla mostra intesa come display in cui mentre gli oggetti da far conoscere operando per delle pratiche sempre più discorsive e anche di presentazione degli oggetti.
  • (^) C’è la volontà di trasmettere al pubblico sapere che sono al di fuori dall’ambito artistico (la sociologia, l'antropologia, l'urbanistica, la geografia, il giornalismo, per esempio)
  • (^) Attenzione ai nuovi media e di come stimolano i concetti di interattività Tutti questi intrecci sono alla base del mestiere del curatore. Dunque ciò che sta a cuore al curatore contemporaneo non è solo la buona realizzazione dell'evento espositivo, ma tutto l'intrecciato insieme di comportamenti, costruzione del sapere, pratiche artistiche, forme diverse di comunicazione. Talvolta egli diventa, o desidera diventare, artista, oppure l'artista diventa curatore. David Balzer, in Curatori d’assalto. L’irrefrenabile impulso alla curatela nel mondo dell’arte e in tutto il resto. È un libro scherzoso sul mestiere del curatore in quanto si tratta di una professione di inaudita ampiezza con dei limiti. Egli divide per capitoli prendendo in esempio una serie di curatori
  1. Un curatore non dorme mai —> prende in esempio Ulbrich Obrist , che non dorme mai, la sua stesa vita è una forma di curatela, non vive ma cura anche la sua stessa vita trasformandola in un’opera d’arte.
  2. Un curatore è un influencer —> il curatore da forma al gusto, ha un grande potere prenota forme artistiche con una particolare narrazione influenzando in un certo modo il pubblico, perché decide come mostrare e narrare.

sezioni dedicate ad ognuna di queste forme di alterazione del flusso temporale, la mostra propone un affascinante viaggio nel tempo, in cui questo si rivela in tutta la sua relatività e plasticità. Mostra che mette in scena oggetti che ci raccontano storie specifiche La mostra è quindi un luogo di negoziazione, Il curatore che deve limitarsi a fare la sua proposta; Il pubblico (i pubblici) che, così diversi tra loro, si incontrano e si avvicendano. Dunque non esistono mostre facili o difficili, ma solo rese meno comprensibili o meno. Questo è il caso quando si mettono in scena concetti complessi come è il caso di Soulevement che presenta questo concetto in maniera complessa con l’uso di immagine complesso che però hanno comunque raggiunto un largo pubblico perché proposte in maniera efficace. Un altro verbo molto importante per il curatore è “ selezionare”. N el saggio in Become a curato di Boris Growis che parla della curatela nell’era post-internet e affronta la questione della selezione che deve operare il curatore, perché nell’era post-intero c’è bisogno dell’ inquadratura. La mostra non va intesa come puro atto di presentazione ma come presentazione del presentare lo svelamento della propria strategia di inquadratura, quindi il curatore è un regista perché seleziona le immagini da presentare crea relazioni spaziali e temporali, opera delle gerarchie chiamate scelte curatoriali, strategie e seleziona gli oggetti e li collega tra di loro (ricordiamo Andrew Bolton, con la capacità di collegare tra di loro diversi oghg). Il regista come curatore riporta a una mostra terminata a gennaio 2020 Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori , a cura di Wes Anderson, Juman Malouf, Milano, Fondazione Prada, 20 settembre 2019-13 gennaio 2020. Il progetto di Wes Anderson e della compagna Juman Malouf è sbarcato alla fondazione Prada di milano. una raccolta di 537 oggetti che danno un nuovo significato all’idea di catalogazione. Questi oggetti sono stati scelti dal regista e dalla compagna in due

musei. Entrambi lavorano sulle collezioni di questi musei creando una mostra

e un percorso.

  • (^) Kunsthistoriches Museum Di Vienna
  • (^) Naturhistoriches Di Vienna

Perché si chiama cosi : Sarcofago di Spitmaus —-> scatola di legno egizia del IV secolo a.c ,

sconosciuta, che contiene la mummia di un toporagno e viene posto a confronto con altri tipi di

oggetti dell’antichità come il ritratto di Rubens di Isabella d’Este.

La particolarità di questa mostra.

  • (^) quantità di oggetti (Wundercammer situata presso la fondazione Prada)
  • (^) Accento sull’atto di selezione e catalogare e del mostrare al pubblico in una successione di

oggetti

Non da la possibilità al pubblico di esprimersi e vi era uno sforzo da parte dello spettatore di

numerare gli oggetti e alla fine non si capiva bene il messaggio

Forma di collezionismo come una camera delle meraviglie che nasce in Europa

Asburgica nella metà del 500’ , il richiamo al grande museo straordinario del

castello di Andrass a Insbruck. Il museo più antico del mondo progettato nel

1570 da Guarienti per ospitare le collezioni dell’arciduca Ferdinando e della

moglie.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori Wundercammer

Il curatore di collezioni antiche

Xavier Salomon, direttore della Frick collection. Specialista del 600’ e da poco è diventato curatore della Frick collecction. Nell’approccio alle opere antiche è un purista della mostra monografica, ne presenta una e narra la sua storia. Nel caso del George Washington di Canova non abbiamo più l’opera perché è stata distrutta. La Frick Collection è una casa museo in cui ci sonno molti capolavori fiamminghi e italiani. Era la residenza di un collezionista industriale su Fifth Avenue dell’industriale Henry Clay Frick. Questo museo è noto per la collezione di old masters e per la meraviglia dei suoi ambienti. Salomon parla cosi della Frick Collection: "Le case-museo rimaste intatte, come la Frick Collection, l’Isabella Stuart Gardner Museum di Boston o Villa Borghese a Roma sono i luoghi ideali per vedere l’arte antica. Sono musei più speciali di altri e mi danno i brividi perché lì le opere hanno un valore in più, dato loro dalla persona che le ha acquistate e collezionate".

Mostra dedicata all’opera di Canova, in cui viene ripercorsa la storia di un’opera che non c’è più,

dedicata al primo presidente degli USA andata distrutta in un incendio nel 1831. Nel 1816 il

parlamento della Carolina del Nord a commissionato la statua di Washington da collocare nella sala

del Senato. Prima viene commissionata a uno scultore americano, però Tomas Jefferson era

convinto che nessun scultore americano fosse in grado e quindi propose Canova. La statua

rappresentava il primo presidente nelle vesti di un condottiero romano, l’opera viene svelata nel

1821 richiamo molti visitatori ma dieci anni dopo nella sala del parlamento divampò un incendio e

la statua venne distrutta.

Questa mostra ripercorre la storia di questa statua, esponendo anche il modello preparatorio in gesso

a grandezza naturale che non era mai uscito dall’Italia, e alcuni bozzetti e incisioni. Quindi

riproduce la storia del progetto della statua. Adotta un taglio tematico : una mostra monografica su una

sola opera (in questo caso di una opera che non c’è più attraverso la valorizzazione della storia del progetto della realizzazione dell’opera).

Raccolta di calchi in gesso diffuse nel 700’ e Canova aveva la sua che

conserva ancora i suoi calchi in gesso.

Mostra molto interessante di Alberto Savinio a cura di Ester Coen, questo

palazzo contiene una collezione importante di sculture classiche e

neoclassiche. La curatrice ha preso le opere di Savinio , pittoriche sopratutto e

le ha fatte dialogare con le opere della collezione permanente

Antonio Canova, George Washington Gipsoteca Incanto e mito