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Televisione e Politica: Il Ruolo Unico della TV nella Comunicazione Politica - Prof. Gagli, Appunti di Storia Delle Comunicazioni Di Massa

Il ruolo unico della televisione nella comunicazione politica, dalla sua nascita fino ai movimenti del 1968 e oltre. La TV ha modificato la comunicazione politica e ha esteso un grande canale di informazione che arriva all'interno delle case. come i politici si sono adattati alla TV, il suo impatto sulla politica e sulla società, e la controinformazione come alternativa alle notizie fornite dai media ufficiali.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 09/01/2019

alexiamalavolti899
alexiamalavolti899 🇮🇹

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TELEVISIONE E POLITICA
La politica deve ripensare il proprio modo di rivolgersi ai cittadini in base alla televisione.
Informazione politica sin dalle origini la tv dedica uno spazio, che poi crescerà, al racconto delle
notizie e quindi riservano uno spazio al racconto della politica. Inizia a sostituirsi ai media che
raccontavano la politica, come i giornali. Essa diventa la fonte preferita dei cittadini per
l’informazione e diventa anche il media più influente. È un primato che la tv prende in giro di poco
tempo e che conserverà fino ad oggi per l’orientamento dell’opinione pubblica della politica. La
capacità di unire immagini e suoni. Esso è importante per la politica perché può mostrare gli eventi
a differenza dei cinegiornali. Non c’è ancora un dibattito articolato che ci permette di interpretare le
immagini e quindi è un pubblico più ingenuo. Si vede l’immagine del giornalista che racconta
l’evento a differenza della radio. Per raccontare la politica, la tv mette in atto alcuni generi:
1. TELEGIORNALI accompagnano sin dall’inizio la nascita della tv. La sua dimensione, il
suo spazio andrà con il tempo aumentando. In genere in EU durano 15 minuti, mentre in
USA sono sponsorizzati. Si estenderanno e dureranno 30 minuti. I primi telegiornali usano
delle formule come quelle del cinegiornale senza conduttore in studio, poi come
radiogiornale ovvero con un conduttore in studio che legge le notizie. Successivamente la
formula peculiare che mischia le altre due formule, con un conduttore che legge le notizie
con collegamenti esterni e servizi filmati. Nasce la figura dell’anchor. I telegiornali
facevano un giornalista obiettivo, ovvero che non prendevano una posizione e costruiva le
notizie a partire dalle fonti ufficiali. Giornalismo che diventa apparentemente privo di
opinioni. Il modello linguistico erano i giornali autorevoli.
2. DIBATTITI PREELOTTORALI trasmissioni che vengono organizzate prima di grandi
scadenze elettorali per mettere a conoscenza al pubblico i vari partiti presenti, ecc… Ci sono
due modelli:
- confronto tra candidati -> nato in USA. Presenza di più candidati che rispondono a delle
domande e/o si confrontano tra di loro in parallelo. Il primo caso è il dibattito tra Nixon e
Kennedy nel 1960.
-conferenza stampa-> nato in EU. Candidato per volta che si confronta con una serie di
giornalisti che fanno domande alle quali il candidato risponderà. Caso italiano: tribune politiche
e tribune elettorali.
3. SPOT TELEVISIVI nati in USA. Nelle televisioni dell’EU non erano consentiti per molto
tempo, poi arriveranno al cinema molto più tardi. In Italia compaiono per la prima volta nel
1974 per referendum sul divorzio. Negli USA si inizia nel 1952 e vengono collocati in
mezzo agli spot commerciali.
4. RIPRESE DI EVENTI PUBBLICI trasmettere in simultanea con gli eventi. Campagna
elettorale USA 1952
5. TRASMISSIONI DI APPROFONDIMENTO affrontano i temi più rilevanti, o questioni che
non vengono affrontai nei telegiornali.
Ovunque la tv è filogovernativa. È completamente allineata agli eventi della Guerra Fredda. Viene
utilizzata come strumento per far vedere la bontà del proprio sistema. Le televisioni nel sistema
pubblico sono dirette da personale scelte da governi. Non ci sono contenuti antigovernativi, altri
sono più pluralistici. La tv non ha nessun contenuto di pluralismo effettivo.
Pressione dei politici che in un certo senso facilitano la tv ad avere notizie ufficiali.
GLI EFFETTI DELLA TV SULLA POLITICA
La tv, in tempo rapido, ha modificato la comunicazione politica. Fino agli anni 2000, la tv è il
media principale per la comunicazione politica. Alcuni studiosi vedono nella tv un
condizionamento implicito quasi subliminale. La televisione verrà chiamata “il quinto potere”. La
tv ha esercitato un grande condizionamento sul modo di comunicare dei politici e anche sulla scelta
degli argomenti, ma al tempo stesso ha esteso un grande canale di informazione che arriva
all’interno delle case.
Gli effetti sono:
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TELEVISIONE E POLITICA

La politica deve ripensare il proprio modo di rivolgersi ai cittadini in base alla televisione. Informazione politica sin dalle origini la tv dedica uno spazio, che poi crescerà, al racconto delle notizie e quindi riservano uno spazio al racconto della politica. Inizia a sostituirsi ai media che raccontavano la politica, come i giornali. Essa diventa la fonte preferita dei cittadini per l’informazione e diventa anche il media più influente. È un primato che la tv prende in giro di poco tempo e che conserverà fino ad oggi per l’orientamento dell’opinione pubblica della politica. La capacità di unire immagini e suoni. Esso è importante per la politica perché può mostrare gli eventi a differenza dei cinegiornali. Non c’è ancora un dibattito articolato che ci permette di interpretare le immagini e quindi è un pubblico più ingenuo. Si vede l’immagine del giornalista che racconta l’evento a differenza della radio. Per raccontare la politica, la tv mette in atto alcuni generi:

  1. TELEGIORNALI accompagnano sin dall’inizio la nascita della tv. La sua dimensione, il suo spazio andrà con il tempo aumentando. In genere in EU durano 15 minuti, mentre in USA sono sponsorizzati. Si estenderanno e dureranno 30 minuti. I primi telegiornali usano delle formule come quelle del cinegiornale senza conduttore in studio, poi come radiogiornale ovvero con un conduttore in studio che legge le notizie. Successivamente la formula peculiare che mischia le altre due formule, con un conduttore che legge le notizie con collegamenti esterni e servizi filmati. Nasce la figura dell’anchor. I telegiornali facevano un giornalista obiettivo, ovvero che non prendevano una posizione e costruiva le notizie a partire dalle fonti ufficiali. Giornalismo che diventa apparentemente privo di opinioni. Il modello linguistico erano i giornali autorevoli.
  2. DIBATTITI PREELOTTORALI trasmissioni che vengono organizzate prima di grandi scadenze elettorali per mettere a conoscenza al pubblico i vari partiti presenti, ecc… Ci sono due modelli:
  • confronto tra candidati -> nato in USA. Presenza di più candidati che rispondono a delle domande e/o si confrontano tra di loro in parallelo. Il primo caso è il dibattito tra Nixon e Kennedy nel 1960. -conferenza stampa-> nato in EU. Candidato per volta che si confronta con una serie di giornalisti che fanno domande alle quali il candidato risponderà. Caso italiano: tribune politiche e tribune elettorali.
  1. SPOT TELEVISIVI nati in USA. Nelle televisioni dell’EU non erano consentiti per molto tempo, poi arriveranno al cinema molto più tardi. In Italia compaiono per la prima volta nel 1974 per referendum sul divorzio. Negli USA si inizia nel 1952 e vengono collocati in mezzo agli spot commerciali.
  2. RIPRESE DI EVENTI PUBBLICI trasmettere in simultanea con gli eventi. Campagna elettorale USA 1952
  3. TRASMISSIONI DI APPROFONDIMENTO affrontano i temi più rilevanti, o questioni che non vengono affrontai nei telegiornali.

Ovunque la tv è filogovernativa. È completamente allineata agli eventi della Guerra Fredda. Viene utilizzata come strumento per far vedere la bontà del proprio sistema. Le televisioni nel sistema pubblico sono dirette da personale scelte da governi. Non ci sono contenuti antigovernativi, altri sono più pluralistici. La tv non ha nessun contenuto di pluralismo effettivo. Pressione dei politici che in un certo senso facilitano la tv ad avere notizie ufficiali.

GLI EFFETTI DELLA TV SULLA POLITICA

La tv, in tempo rapido, ha modificato la comunicazione politica. Fino agli anni 2000, la tv è il media principale per la comunicazione politica. Alcuni studiosi vedono nella tv un condizionamento implicito quasi subliminale. La televisione verrà chiamata “il quinto potere”. La tv ha esercitato un grande condizionamento sul modo di comunicare dei politici e anche sulla scelta degli argomenti, ma al tempo stesso ha esteso un grande canale di informazione che arriva all’interno delle case. Gli effetti sono:

-il linguaggio i politici devono modificare il loro modo di parlare. Devono costruire un discorso semplice. Passaggio dal primato dell’eloquenza parlamentare a quello della retorica tv. Un politico che parla in tv, ci parla dentro casa. -dimensione visiva la tv avvicina. Centralità dell’immagine. Iniziano ad emergere i politici che rivelano un’abilità nell’uso delle tv per arrivare con più forza ai cittadini/elettori. Si ha un contatto diretto. Alcune figure politiche metteranno a punto delle tecniche.

IL CASO DI CHARLES DE GAULLE

Attraverso Radio Londra incita i francesi a non arrendersi durante la 2GM. De Gaulle usa molto la forza dei media, soprattutto la televisione. De Gaulle utilizza la tv per rivolgersi ai cittadini francesi. Egli capisce fin da subito l’importanza della tv. Fece 76 apparizioni televisive tra 1958 e 1969. Questa occupazione dello spazio televisivo attira delle critiche, infatti nel 1963 alcuni giornali la definirono una telecrazia.

  1. Allocuzione lo fa esordire nel 13 giugno del 1958 nelle ore serali e fu fallimentare. Con esso si rivolgeva direttamente al telespettatore: -allocuzioni annuncio -allocuzioni programmatiche -allocuzioni di fine anno De Gaulle capisce che il mondo televisivo va ricostruito. Egli elabora un linguaggio televisivo nuovo che testa con una seconda apparizione nel 27 giugno 1958 dimostrando il successo. Si presentò senza gli occhiali, smise di leggere gli appunti e quindi imparò a memoria il testo, prese lezioni di recitazioni, usa un truccatore personale e inventò alcune formule tra cui quella di rivolgersi ai cittadini individualizzandoli dicendo <<è a voi che mi rivolgo>>. Cerca di stabilire un contatto diretto.
  2. Conferenza stampa

Da Gaulle inventa uno stile. Enfatizza i limiti e difetti. Controllo della mimica facciale e dei gesti. Delegittimò il ruolo della stampa perché non servivano più che raccontassero i suoi eventi. Non può parlare la lingua della politica per rendersi più efficace perché ci si rivolge ad un pubblico vasto che possono essere colte o meno colte, quindi evita i termini della politica come “governo” e usa parole come “Francia”. Usa metafore e neologismi per rendersi facilmente riconoscibile.

DIBATTITO NIXON-KENNEDY (1960)

I giornalisti facevano domande ai candidati i quali rispondevano. Nixon era il più esperto tra i due, ma Kennedy apparve più telegenico e più gradevole alla vista e infatti ebbe la maggiore preferenza. Kennedy era vestito di blu, Nixon era vestito di marrone che tendeva a sbiancarlo ed era più rigido e soffriva di forte sudorazione soprattutto se teso. Esso dava l’idea di una persona agitata ed emotiva. Kennedy apparve anche più giovane anche se c’era la differenza di soli 4 anni. Vennero intervistati due campioni diversi di persone che avevano visto il dibattito e la maggioranza disse che aveva preferito Kennedy.

IL MOVIMENTO DEL 1968

Scoppiano alcuni movimenti di proteste che interessano varie parti del mondo, tra cui anche l’Italia, l’Europa orientale e il cosiddetto “terzo mondo”. Proteste nei campus americani connotazione democratica. Andavano contro le autorità accademiche e si legano alle proteste contro la guerra in Vietnam. Guerra in Vietnam i giovani ne sono direttamente coinvolti perché c’è l’esercito di leva. È una guerra feroce per uso di armi chimiche. Francia nel mese di maggio contrapposizione tra studenti e autorità accademiche. Riescono a coinvolgere anche la classe operaia che scioperano. Queste proteste mette in discussione l’autorità politica perché in questi giorni De Gaulle se ne va da Parigi.

CONTRO I MEDIA

Inizialmente il movimento andava contro i media. Ci si trova difronte a una situazione stancante, ma liberatoria e i media che raccontano questa esperienza in modo negativo. Ciò crea una contrapposizione dei movimenti verso i media. Contestò il sistema dell’informazione e il giornalismo che furono accusati di falsare la verità per impedire che i movimenti acquisisca dei consensi.

  • Campagna in Germania contro il gruppo Spinger
  • In Italia, scontri per bloccare l’uscita del <>

Accusò la cultura di massa di anestetizzare gli individui

  • Si allacciava a una critica sviluppata sin dalla fine degli anni Quaranta: Scuola di Francoforte
  • Il rapporto con la cultura di massa, però, è più ambiguo.

A partire dagli anni ’50, le produzioni controculturali crescono di importanza e raggiungono un pubblico sempre più ampio. Queste produzioni sono dove i giovani di queste proteste si sono formati. Non trattano temi politici, ma esprimono altro. Il mondo stava cambiando c’erano nuovi bisogni e la controcultura diede voce a questi bisogni. Esempi sono la musica rock, letteratura della beat generation, le avanguardie teatrali e la pop art.

CULTURE GIOVANILI ALTERNATIVE E ‘

Il linguaggio e gli stili propri di molte tendenze controculturali sono largamente presenti nelle agitazioni universitarie.

COMUNICAZIONE DEL ‘

I movimenti non si limitano a contestare, ma prova anche a riappropriarsi della sfera comunicativa anche come protagonista. Cercare di appropriarsi un sistema di comunicazione alternativo per cercare di creare un contatto con il resto della società. Tentativo di prendere in prima persona la parola. Non vogliono delegare le oro parole a qualcun’alto, ma sono loro a voler raccontare quello che fanno. Sperimentazione di modalità di presa di parola, proponendo un messaggio alternativo. Vengono elaborati strumenti originali alternativi come ta-tse-bao, graffiti, murales, ecc… Tentativo all’interno di società di creare nuove correnti, nuovi flussi di comunicazione che creino dei flussi orizzontali. È un tema centrale.

LA <>

Informazione per <>, in alternativa a quella fornita dai mezzi di comunicazione ufficiali, ritenuti faziosi e non obiettivi. Fa vedere che la stampa ufficiale non racconta tutto. Contrapporsi alla stampa di partito di sinistra che è considerata poco efficace.

Dalla metà anni ’60 si diffonde la controinformazione o chiamata anche stampa underground. Vogliono dare notizia. Nasce un’agenzia di stampa alternativa che si chiama Liberation News Service, che fornisce un bollettino di notizie, ma fornisce anche fotografie che diversi giornali possono utilizzare. Diventa un modo nuovo di fare giornalismo.

USO DI <>

Le pratiche e l’occupazione dello spazio pubblico sono l’elemento fondamentale di comunicare della politica. Nel ’68 si occupano gli spazi dell’università, poi si esce fuori. Forme nuove invitate negli Stati Uniti, ovvero protestare mettendosi seduti e protestare in modo passivo. Si comunica al proprio interno e al proprio esterno. Offrirsi come oggetto alla comunicazione mediatica che può modificarne la portata.

Uso del ciclostile consente di stampare in economia. Si stampano documenti delle occupazioni, che circolavano anche da una città all’altra. Graffiti e murales fu molta usata nei sistemi totalitari. Viene ripresa questa abitudine. All’inizio brevi frasi, poi murales e graffiti colorati e graficamente elaborati.

Manifesti si fece un grandissimo ricorso al manifesto e vengono distribuiti in più città, ma poi il movimento abbandona questa modalità.

Cinema si riesce a procurare delle cineprese con le quali si iniziano a creare dei film. Ci furono tante produzioni su pellicola, da cortometraggi fino a prodotti più complessi come lungometraggi. Utilizzare il cinema è molto costoso. Serviva anche la mediazione di qualche professionista, come gli allievi del cinema o giovani registi. Nascono molti collettivi. Si realizzano anche dei cinegiornali in cui ci sono riprese di assemblee e manifestazioni e si cerca di raccontare il ’ dall’interno con delle immagini proprie, raccontando in prima persona. Vuole far vedere le vicende offrendo un punto diverso dalle immagini ufficiali. Ci sono film di carattere più sociale sia di carattere ideologiche.

Videomilitanza evolve la tecnologia grazie alla diffusione delle prime videocamere in USA. Erano ingombranti e pesanti, dovevano essere accompagnate a una valigetta. Il videotape riduce la necessità di una mediazione. Si impara facilmente ad usarla e non c’è bisogno di una troupe ed è subito disponibile. Nasce il concetto di videomilitanza, ovvero si può fare politica anche facendo un video. Molti si definiranno dei “videoteppisti”.

Radio più economico. Inizia ad avere un’ampia circolazione. In Italia dagli anni ’70, nascono le <>. Riappropriazione di un linguaggio e di una tecnologia. Linguaggio nuovo come telefonate in diretta. Cambierà il linguaggio della radio perché introduce un linguaggio più colloquiale e vengono introdotte anche le parolacce.

LA QUADRUPLA <>

Strategie comunicative dei movimenti sociali e dei gruppi di protesta nei confronti della comunicazione: -Astensione assenza di impegno e di interesse per accedere ai media. Ci si astiene da essere rappresentati da essi. -Attacco critica generalizzata ai mass media e vengono attaccati per falsità. -Adattamento tentativi di utilizzare i mass media per visibilità. Stabilire contatti diretti con giornalisti, cercare dei supporter. Impegnarsi in azioni creative e innovative. Assecondare la fame dei media per eventi con molte persone o contrassegnata dalla violenza. -Alternativa dare vita a una propria sfera comunicativa e a media autoprodotti e sempre più sofisticati. Strategia più significativa e innovativa.

GLI EFFETTI DEL 68

Il 68 solo in parte realizzò i suoi obiettivi politici, però fu tale la diffusione e l’influenza sulle persone che innescò profonde trasformazioni nelle culture, nella mentalità e nelle abitudini. Ebbe effetti importanti sulla cultura di massa, l’informazione e la sfera comunicativa perché ebbe la capacità di dare visibilità alle correnti controculturali. Rinnovo di Hollywood e i western mettono in luce lo sterminio dei nativi americani. Film “fragole e sangue” fu un grande successo. Vengono promossi dai giganti dell’intrattenimento. Tutto ciò vale anche per l musica rock, la tv e in parte anche il giornalismo che negli anni 70 avrà la libertà. Attitudine maggiormente critica verso il potere da parte dei giornali.

L’INFORMAZIONE TELEVISIVA DOPO GLI ANNI 60

Cambia il modo in cui la tv racconta la politica e la società.

Informazione satirica proliferare di programmi che hanno un intento satirico il cui tema è il racconto del presente e l’informazione politica, ma non offrono solo satira. Satiricamente intendono proporre una loro informazione con proprie inchieste, propri servizi e inviati. Partire dall’dea che l’informazione seria è omologata e non obiettiva, servile e che quindi bisogna, non solo fare satira, ma anche per far circolare le informazioni. Questo genere è secondario ai talk show, ma hanno avuto un effetto.

EFFETTO SULLA POLITICA: LA <>

A fine anni 80 si inizia a parlare di mediatizzazione della politica. Per avere visibilità, c’è stata la necessita di negoziare con i media.

Effetti mediatici nel modo in cui la politica si racconta.

  1. Spettacolarizzazione mischiandosi con le star dello spettacolo s’inseriscono nell’informazione-spettacolo. Figura che si mischia con le logiche dello spettacolo chiamato <>. Diventa parte integrante dello spettacolo.
  2. Individuazione dei temi più rilevanti- costruzione dell’agenda politica. Ci sono temi che piacciono di più al pubblico.
  3. Frammentazione riduzione del tempo e maggior velocità. Si cerca di comunicare in minor tempo. L’informazione politica dei telegiornali asseconda questo aspetto. Chiamato <> ovvero lo stare in pochi secondi.

Effetti politici su come si organizza al suo interno.

  1. Accentuazione della personalizzazione è un processo che ha radici di lungo periodo. La politica è uno scontro tra leader e non più tra partiti. Il leader si mostra a 360 gradi (anche vita privata)
  2. Prevalere dei leader sugli organismi collettivi s’intreccia alla personalizzazione e, come questa, si accentua negli anni 80. Il partito acquista minor importanza.
  3. Diversa selezione delle élite politiche il leader deve essere telegenico, abili nella dialettica, pronti alla battuta, a discapito di altri, non meno preparati, ma dal profilo mediatico più debole. Dagli anni 80 abbiamo un sistema mediatico da cui vengono tratti personaggi che poi avranno poi una carriera politica (es. Ronald Regan). Presenza di figure dello spettacolo che si costruiscono come uomini politici (es. Berlusca)

SECONDO LIBRO

COMUNICAZIONE POLITICA E CAMPAGNA ELETTORALE

Si comunica per convincere, persuadere, orientare l’opinione delle persone. Lo sviluppo delle campagne elettorali è il risultato dell’interazione tra tre soggetti: sistema politico istituzionale (partiti, candidati, leggi, ecc…), il sistema dei media e la società.

Periodizzazione la letteratura ha individuato tre grandi fasi nella storia della comunicazione politica: fase premoderna o pretelevisiva, fase moderna o televisiva e fase post-moderna o post- televisiva. La tv modifica il linguaggio della politica. La post-moderna inizia circa 10 anni fa, in cui le campagne elettorali non vedono la tv come elemento predominante. La campagna di Barack Obama è considerata la prima in cui la rete ha molta importanza. L’Italia è all’interno di questo sviluppo, tuttavia queste trasformazioni avvengono un po’ più lentamente. Questo perché la tv arriva in ritardo rispetto USA ed è molto regolamentata. In Italia la rete si diffonde più lentamente e fatica ancora ad avere una capacità di influenza. In questo caso abbiamo 5 fasi distinte:

1. Fase pretelevisiva dal 1946 al 1960- all’alba della Repubblica. Ritorno alla

democrazia, dunque i partiti di massa iniziano a crescere di dimensione. Partiti che organizzano attività che non c’entrano direttamente con la politica, come attività sportive. Il

partito è una comunità e ci aderiscono perché sono fortemente ideologici. Si appartiene a quella parte di mondo e si frequentano le persone che condividono questa visione del mondo. Siamo in tempo di Guerra Fredda tra comunismo e anticomunismo. Al centro delle campagne elettorali sono i partiti di massa e i militanti che usano comizi e manifesti. Sono campagne a lavoro intenso grazie al numero di militanti. Ci sono vari referendum e i più importanti sono quelle iniziali come quello del 2 giugno 1946.

2. Fase paleotelevisiva 1960-1974: l’arrivo della televisione. Inizia con l’arrivo della tv.

Italia uscita dal dopoguerra. Anni del boom economico. Fenomeno di progressiva frammentazione del pubblico. Paese che diventa più moderno: cambiano usi e costumi delle persone grazie all’accesso ai consumi di massa. Al centro ci sono sempre i partiti di massa, ma iniziano ad apparire figure di professionisti esterni pagati dai partiti per offrire la propria consulenza. Elezioni politiche del 1963 nelle quali la Democrazia Cristiana si rivolge alla figura del consulente esterno, ovvero Ernest Dichter. Fase di grandi novità. Primi segnali di non autosufficienza dei partiti, ma possono gestire tutta la campagna elettorale da soli. Primo confronto serio col sistema mediatico per via della tv. Centralità della tv persistente che c’è ancora oggi. Nel 1960 ci sono delle elezioni amministrative nelle quali ottengono uno spazio chiamato “tribuna elettorale”. Durante la fascia serale, un candidato per volta si presenta e espone un discorso. Vengono mantenute anche in periodi non elettorali. La disposizione del set e della scena ricalcano un piccolo parlamento con un piccolo tavolo e un semicerchio di giornalisti, oppure seduti su dei gradoni. La tv apre lo spazio per portare dentro un tipo di attività che si svolge all’esterno. Politica che vuole rimarcare la propria autorevolezza. Le tribune elettorali hanno un grande successo. Leggono un discorso scritto. Non adattamento alla logica televisiva. Gli indici di ascolto e di gradimento sono altissimi. Il successo porta ad allargare lo spazio ed a incrementare il numero di ore. Vengono diversificate le formule, come dibattiti a 5. La tv viene considerata come punto di arrivo di un’attività molto ampia. Abitudine di preparare manifesti da appendere per le città in cui si annuncia la presenza di un politico in tv. Organizzare forme di propaganda per intensificare l’audience televisiva. Nel 1974 vengono realizzati i primi spot elettorali, non per elezioni politiche, ma per il caso del referendum sul divorzio. Sono brevi, di circa 1 minuto, innovativi per certi punti di vista. Sono concepiti per essere diffusi nel cinema (la RAI non li mandava in onda) e poi proiezioni autonome.

3. Fase neotelevisiva 1975-1992: verso la modernità. Cambia il Paese, politica e il

sistema mediatico. La società cambia: c’è stata l’ondata forte del ’68. Cambia la tv: riforma Rai e l’ingresso delle reti private. La rai diventa più pluralista. Poi nasceranno negli anni 80 i 3 grandi network. A gestire le campagne elettorali sono anche i telecandidati che organizzano le proprie campagne con spot. Ricorso all’uso di soggetti esterni al partito che diventa progressivamente abitudine. I partiti prendono atto di non poter gestire un sistema comunicativo così complesso. Le campagne sono a capitali intensi, ovvero hanno bisogno di tanto denaro. Aumento progressivo dei costi delle campagne elettorali che si ridurrà un po’ con l’introduzione della rete. Ergono le manifestazioni di alcuni processi di personalizzazione, leaderizzazione e spettacolarizzazione. Inizia ad allinearsi ai modelli esteri, un andare verso il modello americano. Fenomeno di personalizzazione grazie a figure politiche che si mettono al centro della scena. Pertini è il primo uomo politico che si mette al centro della scena. Si adattano alle logiche della tv. Nascono i talk show italiani. Nasce la satira politica televisiva. Craxi è la figura che interpreta maggiormente la personalizzazione. Il volto sostituisce il contenuto e lo slogan.

  1. Postelevisiva 1993-2005: la Seconda Repubblica in tv. Tutti i partiti cambiano nome o si sciolgono nei primi anni 90. Contesto di generale discredito e impopolarità. I leader e i sindaci diventano i nuovi protagonisti. Specialisti di campagne elettorali e comunicazione. Pieno successo del talk show. Entra in funzione l’uso del marketing politico. Viene applicata alla comunicazione politica lo stesso approccio della comunicazione commerciale. Comincia invertirsi il rapporto, cioè capire com’è fatta la società e formulare una proposta politica che vada incontro ai bisogni. Entra in campo Berlusconi in questo modo con Forza