






















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Argomenti secondo parziale migliore
Tipologia: Appunti
1 / 30
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!























LA MALATTIA DI HUNTINGTON (Capitolo 8)
Malattia neurodegenerativa, genetica, autosomica dominante. È molto rara, in Italia ha una prevalenza di circa 11/100.00.
La malattia è causata da una mutazione del DNA, in un punto preciso: il gene IT15 sul cromosoma 4. In questo punto una piccola parte del codice genetico (chiamata CAG ) viene ripetuta troppe volte. Questa ripetizione eccessiva fa si che il corpo produca una proteina difettosa e “velenosa” (huntingtina mutata = mHTT ), che finisce per danneggiare ed uccidere le cellule del cervello. Maggiore è il numero delle triplette CAG (citosina-adenina-guanina), più precoce è l’esordio.
Di base la proteina HTT è fondamentale per lo sviluppo delle sinapsi nel cervello.
È sufficiente una sola copia del gene patologico, trasmesso da uno dei due genitori, per ereditare la malattia. Ciò significa che, se un genitore è malato, la probabilità di ereditare il gene della HD è del 50%.
Il processo neurodegenerativo interessa inizialmente in neuroni dello striato (putamen e caudato) ma, con il progredire della malattia, si estende ad altre aree del cervello.
Essa causa un’atrofia diffusa del caudato e del putamen, e in misura minore del globo pallido e del nucleo accubens. Altre strutture colpite sono la substantia nigra, la corteccia cerebellare, l’ippocampo, il cervelletto, parti dell’ipotalamo e del talamo.
ESORDIO:
insidioso, con segni quasi impercettibili, si hanno lievi alterazioni della personalità e dell’umore, episodi di dimenticanza, impaccio motorio, movimenti delle dita delle mani e dei piedi.
Avviene circa tra i 30 e i 50 anni, nel 5% dei casi i primi sintomi si manifestano già nell’infanzia e nell’adolescenza (HD giovanile), vi sono forme tardive molto rare dopo i 60 anni.
Molti fattori influiscono sull’esordio: alcolismo, tossicodipendenza, tabagismo e abitudini alimentari.
Quando l’HD insorge in età adulta, tra i 20 e i 50 anni, si manifestano: disordini del movimento – ipercinesie, decadimento cognitivo progressivo e manifestazioni psichiatriche. Si individuano due momenti:
Il 60% dei casi di HD esordisce con un sintomo motorio, il 23% con sintomo cognitivo o psichiatrico.
Nella forma giovanile sono presenti epilessie, deficit cerebellari, disturbi dell’apprendimento, autismo e spasticità.
SINTOMI COMPORTAMENTALI E PSICHIATRICI:
Le modificazioni della personalità sono i sintomi più frequenti, seguiti da disturbi del tono dell’umore. Si manifestano irritabilità e aggressività problematici per i caregiver.
L’apatia è parte integrante del cambiamento della personalità. Si manifesta con perdita di motivazione, iniziativa e spontaneità, ritiro sociale, non curanza dell’igiene e dell’aspetto. Può sfociare in depressione
(48%) con assunzione di farmaci antipsicotici e benzodiazepine. è fondamentale tener conto della possibilità di suicidi (4/6 volte maggiore rispetto alla popolazione generale).
Possono manifestarsi anche disturbi d’ansia. Tra questi troviamo il DOC (incidenza del 15%-50%) ma raramente si presenta in fase prodromica.
Le psicosi sono molto rare (prevalenza inferiore del 5%) e possono essere di tipo affettivo o schizofrenico, solitamente insorgono tardivamente.
Possono presentarsi disturbi da abuso di sostanze, disturbi della sfera alimentare, disturbi della sfera sessuale.
SINTOMI:
positività del test genetico o anamnesi familiare positiva, indicatori genetici (movimenti ipercinetici con o in assenza di sintomi psichiatrici/cognitivi).
La RM è utile per rilevare l’atrofia del caudato che può essere rilevato anche prima della comparsa dei sintomi clinici.
La PET e la RM sono utili per rilevare anomalie metaboliche a livello dello striato e della sostanza bianca.
VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA:
La diagnosi precoce è difficile perché la malattia ha la stessa sintomatologia di un ictus: atassia cerebellare, compromissione visiva corticale, deficit acuti (afasia).
Sulla base dell’evoluzione dei sintomi clinici:
La durata media della malattia è di 4 mesi, ma ci sono casi atipici con decorso più lungo ½ anni. Ciò dipende dalla variazione genotipica del tipo di proteina depositata nel cervello, per cui la sCJD è suddivisa in 6 sottotipi:
La forma MM1 è la più frequente, l’età di esordio è di 66 anni.
La VV1 è la più rara e ha esordio più precoce.
La Risonanza Magnetica mostra un aumento di segnale nel caudato, putamen e/o corteccia. Al contrario delle altre forme di demenza non si osservano alterazioni ippocampali (fondamentale per fare diagnosi differenziale con altre patologie!).
VARIANTE DELLA MALTTIA DI CJD
vCJD famosa per essere legata al fenomeno della “mucca pazza”. A differenza della forma sporadica (che è un errore causato dall’interno), la variante è una zoonosi, cioè una malattia trasmessa dagli animali all’uomo. È causata dall’esposizione (mangiando carne infetta) al prione della BSE (Encefalopatia Spongiforme Bovina).
Colpisce persone molto giovani (media 30 anni) rispetto alla forma sporadica che colpisce gli anziani. L’incubazione è molto lunga (circa 15 anni tra quando si mangia la carne infetta e quando si manifesta la malattia). Una volta comparsi i sintomi, la sopravvivenza media è di 14 mesi (un po’ più lunga della forma sporadica che ne dura circa 4-6).
PROGRESSIONE:
LA DEMENZA DA HIV/AIDS l’AIDS è la fase avanzata dell’infezione del virus HIV
HAND è una categoria generale che raccoglie tutti i disturbi mentali causati dal virus HIV. Non tutti i pazienti con HIV hanno la demenza, ci sono tre livelli di gravità:
ZONE COLPITE VISIBILI CON LA MRI (neuroimaging):
I 4 sottotipi in cui la demenza si presenta:
DIAGNOSI E VALUTAZIONE
Si utilizza la IHDS (International HIV Dementia Scale) che valuta:
Le manifestazioni tardive a livello encefalico includono: encefalomielite progressiva e encefalopatia di Lyme. La prima è la condizione più comune di Europa, caratterizzata da:
L’encefalopatia di Lyme causa soprattutto deficit di memoria e concentrazione, mesi o anni dopo gli stadi iniziali della malattia. Si associano affaticamento, disturbi del sonno e altri sintomi depressivi.
SINDROME POST-LYME (MALATTIA DI LYME CRONICA)
Molti pazienti anche dopo le cure continuano a sentirsi stanchi irritabili e con nebbia mentale (difficoltà a trovare le parole e concentrarsi).
LE DEMENZE TOSSICHE (Capitolo 10)
Molte sostanze tossiche provocano un’encefalopatia transitoria, tuttavia un certo numero di queste può causare deterioramento cognitivo riducendo la riserva cognitiva. Uno studio ha mostrato una forte evidenza che la carenza di vitamina D si associa ad un aumento di rischio di demenza.
La principale sostanza tossica legata all’insorgere della demenza e l’alcool consumato in quantità elevate per un lungo periodo di tempo, ma vi sono anche farmaci nonché il monossido di carbonio.
DEMENZA ALCOLICA
La sindrome meglio documentata, causata dal consumo di alcolici, è la sindrome di Wernicke – Korsakoff, che generalmente colpisce persone di mezza età che hanno consumato alcolici in eccesso per 20-30 anni e nel contempo hanno avuto una cattiva alimentazione con carenza di una vitamina del gruppo B, la tiamina.
Molti etilisti non manifestano la sindrome amnestica probabilmente perché mantengono una dieta adeguata, ma in età avanzata mostrano segni di progressivo declino cognitivo generalizzato --> demenza alcolica. L’abuso di alcolici è particolarmente evidente nei casi di esordio precoce di demenza (prima dei 65 anni).
Negli anziani il rischio di malattia di Alzheimer (AD) aumenta, è cruciale la diagnosi differenziale tra quest’ultima e la demenza alcolica in colore che hanno abusato di alcolici per tutta la vita.
I pazienti con “probabile demenza associata all’alcol” (ARD), sono spesso maschi, o persone non sposate e sole senza supporto di familiari/amici.
L’alcol causa la demenza in vari modi:
I pazienti con demenza alcolica spesso presentano:
Diagnosi differenziale tra AD e ARD
funzione ARD AD LINGUAGGIO Preservato (criterio diagnostico) Compromesso precocemente MEMORIA DI RICONOSCIMENTO Migliore (deficit di recupero) Gravemente compromessa (deficit di codifica) FUNZIONI ESECUTIVE Molto scarse (profilo frontale) Compromesse più tardi VISUO-SPAZIALE Molto compromessa Compromessa con la progressione CONOSCENZE SEMANTICHE Ben mantenute Tendono a perdersi
L’astinenza da alcol può consentire un miglioramento delle funzioni cognitive in relazione con l’età. Un soggetto giovane riesce a recuperare relativamente i sintomi cognitivi, mentre è poco verosimile che i soggetti più anziani migliorino, specie se i disturbi cognitivi configurano già un quadro di demenza.
Oltre ai deficit tipici della demenza, possono essere presenti altri segni neurologici gravi:
Il ruolo del Polo Temporale (La nuova frontiera)
Esiste una zona, il Polo Temporale, che è diventata fondamentale negli studi recenti. È questa l'area che ci permette di dare un nome agli oggetti e, soprattutto, di capirne il significato (comprensione lessicale). Se questa zona si rovina, non perdi solo la parola, perdi proprio il concetto di cosa sia quell'oggetto.
Con il passare del tempo, la macchia d'olio si allarga e compaiono altri problemi:
Le varianti
APP NON FLUENTE AGRAMMATICA
Dati Epidemiologici e Clinici (Identikit del paziente)
L'elemento distintivo è la combinazione di due problemi:
o Diagnosi differenziale : Va distinta dalla disartria (che è una debolezza dei muscoli) e dall' anartria (che è la perdita totale del movimento). Qui il movimento c'è, ma è scoordinato.
Localizzazione Anatomica e Neuropatologia
Non c'è una causa sola. La più frequente è una taupatia (accumulo di proteina Tau), legata a:
A volte il quadro è più specifico:
Aprassia dell'eloquio progressiva: Il paziente ha solo il problema motorio, la grammatica è perfetta. Qui l'atrofia è più "alta", nella corteccia premotoria laterale e nell'area supplementare motoria. In questo caso, la scrittura è conservata. Quindi la grammatica è perfetta, ma è solo la bocca a non muoversi bene. In questo caso la scrittura rimane perfetta perché il problema è solo nel "motore" del parlato.
Sindrome Opercolare: È una forma rara che porta al mutismo. Il segno clinico tipico è la dissociazione automatico-volontaria: il paziente non muove la bocca a comando (es. "fai un sorriso"), ma la muove per funzioni automatiche (es. mangiare, sbadigliare). Quindi è una forma estrema dove il paziente può diventare del tutto muto. La cosa curiosa è che esiste una "dissociazione": il paziente magari non riesce a muovere la lingua se glielo chiedi (volontario), ma la muove benissimo se deve sbadigliare o mangiare (automatico).
L’elemento caratterizzante la variante semantica dell’APP è il selettivo e progressivo impoverimento del magazzino delle conoscenze. Si osserva pertanto non esattamente un disturbo di linguaggio ma piuttosto una degradazione delle conoscenze concettuali, Non andrebbe quindi considerata propriamente un’afasia, quanto un deficit di memoria semantica.
L’anomia è la prima manifestazione della demenza semantica; essendo generata da una degradazione concettuale si osserva in tutte le modalità di presentazione dello stimolo e in tutte le modalità di risposta, oltre che nell’eloquio spontaneo.
Questa variante è legata a una distribuzione anomala delle lesioni tipiche dell'Alzheimer.
Il tuo file sottolinea un punto molto amato dai professori: la definizione di "afasia logopedica" è spesso una diagnosi di esclusione.
Se un paziente non è chiaramente "non-fluente" (agrammatico) e non è chiaramente "semantico" (senza significati), finisce spesso nel calderone della logopedia. Per questo motivo, oggi si parla anche di:
Il paziente sente perfettamente i suoni (non è sordo), ma quando qualcuno gli parla, è come se sentisse una lingua straniera sconosciuta.
Nelle afasie che abbiamo visto prima (come la semantica), il paziente perde il significato dell'oggetto in generale. Qui invece:
Caso di Otsuki (1998): Il paziente ha avuto una sordità verbale che è peggiorata per 9 anni. L'atrofia era localizzata nel Giro Temporale Superiore. Questa è l'area fondamentale per elaborare i suoni del linguaggio.
Caso di Izuka (2007): Qui la situazione era più complessa. Il paziente aveva:
Circa un terzo dei pazienti con demenza fronto-temporale presenta una chiara familiarità; in circa il 10% dei casi la trasmissione è autosomica dominante.
Circa un terzo dei pazienti con demenza fronto-temporale presenta una chiara familiarità; in circa il 10% dei casi la trasmissione è autosomica dominante. La familiarità è più frequente nella variabile non fluente della APP, dove sono state documentate sia la mutazione del gene per le progranuline (PGRNo GRN) sul cromosoma 17 che del gene che codifica la MAPT (MicrotubuleAssociated Protein Tau) e l’espansione del C9orf72 (Chromosome 9 open Reading Frame 72)
Le mutazioni sono documentate soprattutto nelle forme in cui il disturbo del linguaggio è associato a manifestazioni comportamentali.
La familiarità è meno frequente nella demenza semantica. I casi familiari possono essere ricondotti alla mutazione del gene che codifica la MAPT e all’espansione del C9orf72 o a mutazione del gene TARDBP (TAR DNA-Binding Protein) che codifica la proteina TDP-43 (DNA-Binding Protein 43).
Nonostante la variante logopedica sia riconducibile nella maggior parte dei casi a patologia alzheimeriana, non si rivela in questa forma la mutazione del gene che codifica l’APOE e4 con la stessa frequenza che si riscontra nella malattia di Alzheimer.
L’espressione neuropatologica nelle varie forme di afasia primaria è rappresentata dall’accumulo intracellulare di proteine patologiche codificate da geni che hanno subito una mutazione, anche se in non tutte le afasie primarie la mutazione è identificabile. L’accumulo di proteina patologica potrebbe essere alla base della destabilizzazione del citoscheletro delle cellule neurali che innesca il processo neurodegenerativo.
QUADRI NEUROLOGICI ASSOCATI AD APP
Alcune afasie primarie si manifestano nell’ambito di quadri neurologici anche complessi. Ci riferiamo in particolare alle demenze fronto-temporali che possono associarsi a parkinsonismo o a malattia del motoneurone.
Nell’afasia logopenica, il quadro neurologico è generalmente conservato, come atteso, trattandosi di una variante della malattia di Alzheimer, in cui la manifestazione cognitiva rimane il sintomo prevalente, associandosi solo nelle fasi tardive a qualche manifestazione neurologica, quale un quadro comiziale, mioclono o parkinsonismo.
L’afasia è una componente relativamente comune della degenerazione cortico-basale; nel 40% dei casi rappresenta il sintomo di esordio e comunque intercorre in oltre il 50% dei casi durante la storia clinica della malattia.
La variante afasica non fluente è quella di più frequente riscontro, con quadri che possono evolvere verso il mutismo.
In alcuni casi i disturbi di natura aprassica (apraxia of speech) prevalgono nettamente sui deficit afasici, ma è assai frequente la loro associazione. Il quadro aprassico include componenti ideative, ideomotorie e costruttive, difficilmente isolabili le une dalle altre.
LA DEMENZA POST-TRAUMATICA (Capitolo 12)
I traumi cranici sono un evento estremamente frequente. Molte persone non si rendono nemmeno conto che traumi meno gravi, come quelli che si verificano durante attività sportive, incidenti non rilevanti e così via, hanno comunque effetti negativi e comportano una riduzione della riserva cognitiva esponendo a patologie cerebrali a esordio tardivo.
I traumi cranici normalmente riguardano la popolazione giovane; tuttavia, gli anziani presentano un rischio ancor più elevato, e specie dopo i 65-70 anni si osserva un altro picco nell’incidenza.
I traumi cranici sono distinti in base alla gravità in: LIEVI, MODERATI, GRAVI.
Sulla base di alcuni indici clinici nella fase acuta, tra cui i principali sono la Glasgow Coma Scale (GCS), la durata del coma e dell’amnesia post-trauma.
I primi studi retrospettivi hanno suggerito che le persone con una storia di trauma cranico (TC) hanno un rischio aumentato di demenza rispetto a quelli senza storia di TC, con un rischio superiore per gli uomini rispetto alle donne.
l TC comporta deficit neuropsicologici significativi, soprattutto nel dominio di:
Questi deficit possono non migliorare nel tempo.
Le alterazioni tipiche dell'Alzheimer, come l'accumulo di placche amiloidi e grovigli di proteina Tau, vengono innescate o accelerate dall'evento traumatico, portando a un'insorgenza precoce dei sintomi cognitivi.
ENCEFALOPATIA TRAUMATICA CRONICA
I traumi cranici accumulati precocemente non sono eventi isolati, ma fattori di rischio che abbassano la soglia di tolleranza del sistema nervoso. Essi innescano processi neurodegenerativi a lungo termine che rientrano nello spettro dell'Encefalopatia Traumatica Cronica (ETC), manifestandosi clinicamente con quadri sovrapponibili alla malattia di Alzheimer o al Parkinson, a seconda delle aree cerebrali maggiormente colpite dal danno assonale e dai successivi depositi proteici.
In passato, i medici parlavano solo di Dementia Pugilistica (o "sindrome del pugile suonato"). Si pensava che solo chi riceveva colpi violentissimi e ripetuti sul ring potesse sviluppare una demenza simile all'Alzheimer. Oggi la prospettiva è cambiata radicalmente: l'ETC non è una malattia esclusiva del pugilato, ma può colpire chiunque subisca micro-traumi ripetuti (anche se non portano mai a svenimento o perdita di coscienza). Ora sappiamo che colpisce atleti professionisti e no, che hanno praticato sport da contatto sin dall’età giovanile, ma anche vittime di violenza domestica o soldati esposti a traumi da esplosione.
L'ETC si distingue dall'Alzheimer perché, pur usando la stessa 'colla tossica' (la proteina Tau), questa non si sparge ovunque, ma si accumula solo nei punti dove il cervello ha subito la massima pressione fisica: cioè nel fondo delle sue pieghe (solchi) e attorno ai piccoli vasi sanguigni.
TRAUMA CRANICO E MALATTIA DI ALZHEIMER
Il TC, come già accennato, accelererebbe l’insorgenza di AD in persone predisposte perché provoca una diminuzione della riserva cognitiva; la demenza, quindi, si evidenzierebbe clinicamente quando la perdita neuronale scende sotto una certa soglia.
Alcuni studi hanno mostrato che il TC si associa a un esordio precoce di AD e a una maggiore frequenza della stessa, e l’associazione è maggiore se ci è stata una perdita di coscienza di almeno 5 minuti.
PATOGENESI DELLA DEMENZA DOPO TRAUMA CRANICO
La causa principale di demenza sembrerebbe essere il danno assonale diffuso dopo TC.
Negli ultimi anni ha attirato l’interesse, in qualità di marcatore precoce di DAI, una proteina precursore dell’amiloide (APP). La gravità del DAI ha valore prognostico. Il DAI determina un’interruzione del trasporto assonale, che a sua volta causa un accumulo di proteine nell’assone, tra cui l’APP.
Alcuni studi hanno mostrato un accumulo di amiloide β negli assoni rigonfi subito dopo il TC, e la degenerazione assonale progressiva e l’accumulo di amiloide intra-assonale persistono per anni.
Un altro legame tra trauma e demenza è la rottura della 'barriera di protezione' del cervello (barriera ematoencefalica). Quando questa barriera si rompe a causa di un colpo, permette a sostanze tossiche del sangue di entrare nel cervello, scatenando un'infiammazione che è tipica sia del trauma che dell'Alzheimer.
NEUROPSICOLOGIA DELL’ENCEFALOPATIA TRAUMATICA CRONICA
Questa patologia è infatti caratterizzata da un progressivo deterioramento cognitivo e comportamentale, con un esordio insidioso ma tipicamente tardivo rispetto ai TC subiti, e con manifestazioni cliniche in parte indipendenti dai precedenti esiti traumatici.
I sintomi clinici dell’ETC si presentano nella mezza età, di solito, ma non sempre, con una latenza di anni o decenni dal trauma stesso, e sono preceduti dai cambiamenti neuropatologici che si instaurano già in adolescenza o nella prima età adulta. L’evoluzione del quadro clinico è graduale, piuttosto lenta, e copre diversi decenni.
I disturbi comportamentali e dell’umore sono di solito i primi a presentarsi, e rimangono relativamente stabili nel tempo, mentre i deficit delle funzioni cognitive tendono a emergere successivamente, mostrando un progressivo peggioramento. I disturbi cognitivi riflettono principalmente la degenerazione di aree temporo-mediali e della corteccia frontale dorsolaterale, cui si associano disturbi dell’umore e alterazioni comportamentali da degenerazione orbito-frontale e dell’amigdala.
Alcuni studi hanno evidenziato deficit selettivi a carico della memoria episodica e delle funzioni esecutivo, in particolare della capacità di pianificazione e organizzazione del comportamento e del giudizio critico
Con il progredire della malattia si fanno più evidenti i disturbi della memoria episodica, si aggrava il funzionamento esecutivo ed emergono importanti deficit di attenzione e concentrazione, di linguaggio, con progressiva compromissione anche dell’eloquio spontaneo e delle funzioni visuo-spaziali.
I disturbi motori compaiono solo negli stadi più avanzati della malattia e includono parkinsonismi, tremore, disartria, disturbi dell’equilibrio statico e dinamico, deficit di coordinazione, rigidità e astenia, spasticità, clono spontaneo e atassia, con possibili differenze a seconda del tipo di sport praticato.
Le alterazioni dell’umore e i sintomi psicopatologici più comuni sono: Depressione - Ideazione suicidaria - Ansia - Paura - Irritabilità - Aggressività - Labilità emotiva - Apatia - Perdita di interesse - Affaticamento - Appiattamento affettivo - Insonnia - Mania - Euforia - Sbalzi d’umore – Verbosità.
Montenigro e colleghi [2014] hanno proposto 5 criteri per identificare quelle condizioni cliniche, da loro definite “sindromi da encefalopatia traumatica”, associate allo sviluppo di ETC:
Hanno oltretutto riconosciuto l’esistenza di quattro tipi di sindrome da encefalopatia traumatica:
Hanno inoltre proposto un sistema di classificazione a 3 livelli: I. PROBABILE II. POSSIBILE III. IMPROBABILE
Nelle fasi più avanzate di malattia (Stadi 3-4) l’ETC frequentemente coesiste con un’altra malattia neurodegenerativa. Possiamo individuare alcune differenze fra le demenze associate a pregressi traumi cranici e demenze che si manifestano in assenza di una storia di traumatologia cranica. Elementi da tenere presenti nell’ipotesi di una diagnosi differenziale:
Anche rispetto alla demenza fronto-temporale i sintomi clinici dell’ETC hanno un esordio più graduale e un’evoluzione più lenta.
Se consideriamo la variante comportamentale della demenza fronto-temporale, la differenza principale riguardala presenza di deficit mnestici nell’ETC.
Nelle fasi avanzate dell’ETC compaiono parkinsonismi compatibili con la tipica presentazione clinica della demenza a corpi di Lewy, la quale differisce dall’ETC sul versante comportamentale.
In generale depressione, ansia, irritabilità, disturbi motori sono più frequenti nella demenza post- traumatica rispetto alla demenza con storia negativa per TC.
FATTORI DI RISCHIO PER LA DEMENZA
All’aumentare del numero di TC accorsi e della loro gravità aumenta il rischio di demenza.
Anche la cronologia dei TC è importante: essi devono succedersi in stretta prossimità temporale e avvenire in giovane età, protraendosi per un lungo periodo di tempo.
Tra i principali fattori di rischio:
IL DETERIORAMENTO COGNITIVO NELLE MALATTIE PSICHIATRICHE (Capitolo 13)
PSICOPATOLOGIA, DETERIORAMENTO E DEFICIT COGNITIVI
Si possono delineare 2 quadri distinti:
I deficit cognitivi si manifestano anche quando la sintomatologia psichiatrica è sotto controllo terapeutico, ovvero al di fuori di una fase psicotica o di un episodio affettivo maggiore, questo prova il fatto che la disfunzionalità cognitiva nella malattia psichiatrica rappresenta un sintomo primario. I deficit cognitivi più frequenti nei disturbi psichiatrici interessano le funzioni esecutive. In quanto regolatorie, le funzioni esecutive spiegano molti sintomi e comportamenti caratteristici della psicopatologia. Di fatto, deficit esecutivi e di regolazione emotiva sono comuni in tutti i disturbi psichiatrici, seppur con livelli diversi di gravità e specificità, tanto che a essi è riconosciuto un valore transdiagnostico.
L’espressione dei deficit cognitivi è influenzata:
Prevenzione e trattamento precoce sono di primaria importanza.
I sintomi psicopatologici possono essere alleviati farmacologicamente ma i concomitanti deficit cognitivi non solo non migliorano, ma possono persino peggiorare.
Tra i farmaci di uso psichiatrico ricordiamo:
DEPRESSIONE
La depressione maggiore comporta disfunzioni in tre principali domini: emotivo-affettivo, somatico e cognitivo.
I disturbi cognitivi costituiscono un nucleo centrale della sintomatologia depressiva, tanto da rientrare fra i segni necessari per porre diagnosi di depressione secondo il DSM-5, nonché un primario fattore di disagio e disabilità nei pazienti depressi.
QUADRO CLINICO La compromissione cognitiva nella depressione maggiore interessa principalmente: