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Descrizione dettagliata della vita di Seneca e le sue opere. Le opere spiegate sono i dialoghi, le epistulae ad lucilium, le tragedie e l'apokolokyntosis
Tipologia: Appunti
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La dinastia Giulio Claudia inizia con Flavio, che racchiudeva le due dinastie, è il primo princeps dopo Augusto. Dopo Tiberio c’è Caligola, chiamato così per i calzari che non toglieva mai. Poi lo zio Claudio che sale al potere a 40 anni quindi anziano, viene chiamato incapace perché viene avvelenato dalla moglie Agrippina, la quale voleva far salire al trono Nerone, suo figlio ancora bambino. A 16 anni diventa imperatore Nerone e ha due fasi di governo, una prima fase aiutato da Agrippina, Seneca come precettore e Bruno come prefetto del pretorio. In questa fase governa bene. Quando però si stufa di essere affiancato, fa uccidere la madre e fa cacciare Seneca, consentendogli di suicidarsi (era considerato un privilegio). L’incendio di Roma non è colpa di Nerone, ma per la conformazione della città, costruita prevalentemente in legno. Nerone, accusato, scaricò la colpa sui cristiani, ma non per perseguitarli. Dopo Nerone, che si uccide nel 68 d.C., si vive l’anno dei 4 imperatori, ovvero 4 comandanti eletti dal proprio esercito. L’ultimo di questi è Vespasiano, che è il primo imperatore della dinastia Flavia. Con la “lex de imperio Vespasiani” si va a dare importanza alla figura dell’imperatore. 31-14 a.C. la cultura era rifiorita. Augusto era affiancato da Mecenate e la cultura era usata anche come propaganda del proprio impero. La dinastia Giulio Claudia emerge nel periodo di massima espansione della cultura romana. La cultura è però controllata dal potere, è limitata; infatti, già con Tiberio si hanno le prime censure. Si temeva che la cultura fomentasse molte opposizioni. Gli stessi imperatori si dedicano alla cultura. Nerone ad esempio istituisce i Neronia, ovvero giochi di poesia. Gli imperatori giulio-claudi non si occupano della fioritura della cultura, fino a Nerone. Con lui la cultura rinasce grazie al suo amore per la letteratura e a opere di grandi autori di quel periodo, come Seneca. Sotto Nerone la cultura si ellenizza e perde le caratteristiche latine, contaminandosi anche nelle tematiche, con quella greca. La cultura greca viene dunque incolpata del declino della tradizione e cultura romana. La filosofia stoica si oppone al regime di Nerone, e a questo partecipa anche Seneca. In questo periodo nasce lo stile asiano. Gli autori dopo Augusto cercano di imitare quella letteratura, imitano i classici, prendono ispirazione. C’è il fenomeno del classicismo. Non cercano qualcosa di nuovo, quindi è sì una letteratura alta, ma non originale. L’imitazione prende nome di Questo fenomeno è presente nell’oratoria che con il tempo però perde di contenuti e non è fedele alla contemporaneità. Al decadimento delle orazioni partecipano anche la fame di governo, che utilizza le orazioni come propaganda politica e quindi le indirizzano. Lo stile è usato sia nella prosa, sia nella poesia e ricerca espressioni alte ma eloquenti. È ricchissimo di figure retoriche e giochi di parola, è molto denso di contenuti. Inoltre, pone l’accento sul pathos, caratteristica importante degli scritti di Seneca. Pone attenzione alle passioni dell’uomo, le quali s’impossessano di lui. Non c’è misura e sobrietà. RETORICA: disciplina che studia la grammatica dell’oratoria, quindi decide le regole di essa. ORATORIA: arte del declamare e del saper comunicare. DIALOGI: opere in cui affronta temi di filosofia morale, in particolare quella stoica. Lo scopo è liberare i lettori dagli errori che li opprimono. Hanno quindi un fine didascalico. Sottolinea gli errori spingendo il lettore a cercare la virtù, la quale aiuta a trovare la felicità. Sono trattati scritti a metà tra la retorica e la parenesi morale. Queste opere sono piene di luoghi comuni sulla sventura che attende ogni essere umano, sui capricci del destino e sulla necessità di fronteggiare con forza i casi della vita. L’idea di fondo è che il dolore appartiene alla natura dell’uomo. Dice addirittura che la morte può essere un bene, poiché libera l’anima dalle catene del corpo. Parla in prima persona e immagina di avere una discussione col destinatario. Immagina anche le obiezioni che possono nascere dalla discussione. I primi tre Dialogi sono di genere consolatorio. Vogliono consolare qualcuno per qualcosa: