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simulazione esame filosofia medievale prof corbini domanda 4
Tipologia: Prove d'esame
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Ritengo che la forma prima corporea, che alcuni chiamano corporeità, sia la luce. La luce infatti per sua natura si propaga in ogni direzione, così che da un punto luminoso si genera istantaneamente una sfera di luce grande senza limiti, a meno che non si frapponga un corpo opaco. La corporeità è ciò che necessariamente è prodotto dall’estendersi della materia secondo le tre dimensioni, sebbene l’una e l’altra, cioè la corporeità e la materia, siano sostanze in se stesse semplici, prive di qualsiasi dimensione. [...] Dico che la luce, moltiplicandosi infinitamente per propria virtù in ugual misura in ogni direzione, estende parimenti in forma di sfera la materia per ogni dove, e ne segue che, in forma di questo estendersi, nelle parti più esterne della materia si verifica una espansione e una rarefazione maggiore che non nelle parti più interne, prossime al centro; cosicché, mentre le parti più esterne avranno raggiunto il massimo grado di rarefazione, quelle più interne saranno ancora suscettibili di maggior rarefazione. Quindi la luce, estendendo la materia prima in forma di sfera nel modo predetto e rarefacendo al grado massimo le parti più esterne, nella zona periferica della sfera realizza la potenzialità della materia, tanto da non lasciare spazio per una ulteriore spinta. E in questo modo all’estremità della sfera si è formato il primo corpo, che è chiamato firmamento, composto solamente da materia prima e forma prima. RISPOSTA Il testo proposto è di Roberto Grossatesta, primo commentatore latino degli Analitici Secondi di Aristotele. Secondo la teoria di Grossatesta la luce è stata la prima cosa creata da Dio e dopo la luce ha creato in maniera ordinata e matematica il resto del creato. Nell’atto luminoso (indicato come principio d’essere delle cose) si individuano tre momenti: la lux, che descrive la vera realtà dell’essere, lo splendor, che diffonde questa realtà, e il fevor, che permette di distinguerla dalla sua fonte, cioè Dio. Questa sostanza, inestesa e semplice, si diffonde secondo leggi geometriche e si unisce al secondo principio citato nel testo, suo opposto, cioè la materia prima. L’unione di principio e materia, luce e materia, oltre che a dare origine all’alterità, crea il firmamento e perciò crea anche spazio e tempo, segnando i confini dell’universo. Riprendendo la teoria dell’illuminazione agostiniana, Grossatesta afferma che conoscere significa farsi illuminare dalla luce divina e perciò Dio può essere conosciuto solo come luce. È importante soffermarsi sull’importanza della matematica per Grossatesta. Infatti il filosofo specifica che Dio crea in modo matematico il cosmo e che la luce irradia e si diffonde secondo leggi geometriche. Grossatesta riprende nuovamente la teoria dell’irradiazione ma specifica un passaggio: il tramite tra l’illuminazione divina e l’esperienza sensibile è la matematica. La matematica è l’unica disciplina che parte da dati sensibili e li astrae a un livello universale e quindi è l’unica materia in cui confluiscono sia l’esperienza sensibile sia l’astrazione. Più specificatamente, la matematica offre sia un’illuminazione informativa (ab intra, quindi che parte dall’esperienza sensibile) sia un’illuminazione formativa (ab extra, quindi che deriva da Dio). (questo perché, secondo il filosofo, solo in matematica l’oggetto è la confluenza sia di un’illuminazione che deriva dal creato e sia di una illuminazione che deriva da Dio)