Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Lo Sviluppo Umano e Sviluppo Locale: Concetti, Pilastri e Caratteristiche, Sintesi del corso di Sociologia Dell'ambiente

Il concetto di sviluppo umano e sviluppo locale, presentando i pilastri di questi concetti e le loro caratteristiche. Il documento illustra come lo sviluppo umano si è evoluto dal tradizionale approccio incentrato sulla crescita economica (PIL), introducendo il concetto di indice di sviluppo umano (ISU). Inoltre, viene discusso il concetto di sviluppo locale e come interagisca con l'esterno, le sue caratteristiche e come si realizza attraverso l'azione auto-riproduttiva dei sistemi locali.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 14/11/2022

noemi-tavella-1
noemi-tavella-1 🇮🇹

1 documento

1 / 40

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Ambiente e Reti Territoriali
Due domande cos’è la sociologia? Quella disciplina che studia con metodo scientifico le diverse forme di vita umana associata
allo scopo di costruire un sapere teorico, razionale e sistematico sulla società.
Ambito di interesse della sociologia molto vasto; dagli incontri casuali per strada ai processi sociali globali.
Alla base del sapere sociologico c’è la convinzione che tutto quello che accade nella nostra vita e nella società è influenzato da
fattori storici e sociali.
Secondo Mills il lavoro sociologico dipende da quella che è l’immaginazione sociologica la capacità su se stessi liberi dalle
abitudini familiari della vita quotidiana al fine di guardare la realtà sociale con occhi diversi.
Il sociologo quindi deve liberarsi dai condizionamenti della situazione personale collocando le cose in un contesto più vasto
rivelando anche il senso contro intuitivo (Merton) dei fenomeni collettivi.
Lo studio delle forme di vita associata deve essere fatto prendendo in considerazione diversi fattori:
-relazioni socio economiche
-lo sviluppo storico sociale
-stili di vita
-valore simbolico
-differenze socio-culturali
Qual è l’oggetto della sociologia? La sociologia è la scienza che studia le strutture sociali ed i processi umani che uniscono e
separano le persone non solo come individui ma come componenti di associazioni, gruppi ed istituzioni.
Durkheim definisce la sociologia come la scienza dei fatti sociali
Per Weber è la scienza che punta alla comprensione interpretativa dell’azione sociale
Per Comte è strumento di azione sociale
Per Giddens è importante il concetto di struttura sociale il quale si riferisce a un fatto le attività umane non sono casuali
ma sono strutturate storicamente: ci sono regolarità nei nostri comportamenti nelle relazioni che intratteniamo
La struttura sociale non è una struttura fisica in quanto le società umane sono continuamente ricostruite, essa viene definita da
Giddens come un processo biunivoco:
Le nostre attività strutturano il mondo sociale ma allo stesso tempo il mondo sociale struttura le nostre attività.
Il sistema sociale quindi è definito come un insieme di individui legati da interazioni, relazioni e rapporti strutturati sulla base di una
cultura comune.
1) Interazioni sociali i processi attraverso il quale agiamo e reagiamo nel rapporto con altri soggetti sociali. Può essere
strutturata sulla base di un codice culturale o di un codice tecnico (codice della strada).
2) Le relazioni sociali i legami che ci uniscono agli altri e ai gruppi
Primarie: fondate sulla reciprocità e sono caratterizzate da affettività e sulla solidarietà, comporta un investimento
emozionale, cognitivo e temporale sulle persone in quanto singoli e sull’esistenza del gruppo (ad esempio la famiglia).
Si fondano sull’idea di comunità
Secondarie: relazioni fondate sull’interesse, sulla razionalità, sulla volontà associativa. Il legame secondario comporta un
investimento emotivo, cognitivo e di tempo sul raggiungimento dello scopo esterno che ci si è prefissati (legami in una
azienda).
Terziarie: network o reti centrati sull’individuo, i cui nodi cono costituiti da persone singole. Organizzazioni o associazioni
che si estende oltre lo spazio fisico. (Non sono legate da uno spazio fisico). I legami tra questi nodi possono essere forti
(legame diretto e significativo tra due nodi) oppure deboli (legame indiretto tra due nodi grazie all’intermediazione di un
terzo soggetto.) Le relazioni primarie e secondarie in quanto tali hanno bisogno di un luogo fisico, sociale e culturale per
poter esistere, le relazioni terziarie non sono legate all’idea di luogo ma di flusso.
Le relazioni terziare si formano attraverso l’interazione sociale nei diversi contesti in cui si muove l’attore sociale (a
società è una rete di reti sociali).
Sono sempre più legate allo scambio comunicativo mediato da mezzi tecnologici (come il computer) e dunque più
complesse e attive.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28

Anteprima parziale del testo

Scarica Lo Sviluppo Umano e Sviluppo Locale: Concetti, Pilastri e Caratteristiche e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia Dell'ambiente solo su Docsity!

Ambiente e Reti Territoriali

Due domande cos’è la sociologia? Quella disciplina che studia con metodo scientifico le diverse forme di vita umana associata allo scopo di costruire un sapere teorico, razionale e sistematico sulla società. Ambito di interesse della sociologia molto vasto; dagli incontri casuali per strada ai processi sociali globali. Alla base del sapere sociologico c’è la convinzione che tutto quello che accade nella nostra vita e nella società è influenzato da fattori storici e sociali. Secondo Mills il lavoro sociologico dipende da quella che è l’immaginazione sociologica la capacità su se stessi liberi dalle abitudini familiari della vita quotidiana al fine di guardare la realtà sociale con occhi diversi. Il sociologo quindi deve liberarsi dai condizionamenti della situazione personale collocando le cose in un contesto più vasto rivelando anche il senso contro intuitivo (Merton) dei fenomeni collettivi. Lo studio delle forme di vita associata deve essere fatto prendendo in considerazione diversi fattori: -relazioni socio economiche -lo sviluppo storico sociale -stili di vita -valore simbolico -differenze socio-culturali  Qual è l’oggetto della sociologia? La sociologia è la scienza che studia le strutture sociali ed i processi umani che uniscono e separano le persone non solo come individui ma come componenti di associazioni, gruppi ed istituzioni.  Durkheim definisce la sociologia come la scienza dei fatti sociali  Per Weber è la scienza che punta alla comprensione interpretativa dell’azione sociale  Per Comte è strumento di azione sociale  Per Giddens è importante il concetto di struttura sociale il quale si riferisce a un fatto le attività umane non sono casuali ma sono strutturate storicamente: ci sono regolarità nei nostri comportamenti nelle relazioni che intratteniamo La struttura sociale non è una struttura fisica in quanto le società umane sono continuamente ricostruite, essa viene definita da Giddens come un processo biunivoco:  Le nostre attività strutturano il mondo sociale ma allo stesso tempo il mondo sociale struttura le nostre attività. Il sistema sociale quindi è definito come un insieme di individui legati da interazioni, relazioni e rapporti strutturati sulla base di una cultura comune.

  1. Interazioni sociali i processi attraverso il quale agiamo e reagiamo nel rapporto con altri soggetti sociali. Può essere strutturata sulla base di un codice culturale o di un codice tecnico (codice della strada).
  2. Le relazioni sociali i legami che ci uniscono agli altri e ai gruppi  Primarie: fondate sulla reciprocità e sono caratterizzate da affettività e sulla solidarietà, comporta un investimento emozionale, cognitivo e temporale sulle persone in quanto singoli e sull’esistenza del gruppo (ad esempio la famiglia). Si fondano sull’idea di comunità  Secondarie: relazioni fondate sull’interesse, sulla razionalità, sulla volontà associativa. Il legame secondario comporta un investimento emotivo, cognitivo e di tempo sul raggiungimento dello scopo esterno che ci si è prefissati (legami in una azienda).  Terziarie: network o reti centrati sull’individuo, i cui nodi cono costituiti da persone singole. Organizzazioni o associazioni che si estende oltre lo spazio fisico. (Non sono legate da uno spazio fisico). I legami tra questi nodi possono essere forti (legame diretto e significativo tra due nodi) oppure deboli (legame indiretto tra due nodi grazie all’intermediazione di un terzo soggetto.) Le relazioni primarie e secondarie in quanto tali hanno bisogno di un luogo fisico, sociale e culturale per poter esistere, le relazioni terziarie non sono legate all’idea di luogo ma di flusso. Le relazioni terziare si formano attraverso l’interazione sociale nei diversi contesti in cui si muove l’attore sociale (a società è una rete di reti sociali). Sono sempre più legate allo scambio comunicativo mediato da mezzi tecnologici (come il computer) e dunque più complesse e attive.

Le relazioni sociali terziarie possono costruire per l’attore sociale un capitale sociale cioè l’insieme delle risorse relazionali che un soggetto può mobilitare per raggiungere i suoi fini; Pizzorno, a proposito del capitale sociale, distingue: -il capitale sociale di solidarietà deriva dall’appartenenza ad un gruppo -capitale sociale di reciprocità deriva dalle eterogenee relazioni sociali che un individuo possiede al di là dei confini di gruppo. (Inglobano le relazioni indirette oltre quelle dirette).

  1. Rapporti sociali sono legami di interdipendenza tra i grandi gruppi sociali (partiti, forze sindacali, classi sociali). Si fondano su un confronto di forze, capacità di influenza, risorse disponibili. Per questo sono detti anche “rapporti di forza”. Le interazioni sociali e tecniche si svolgono e sono rese possibili in quanto radicate in un contesto di relazioni e rapporti sociali. Questi ultimi sono influenzati a loro volta dalle vicende delle interazioni. A cosa serve la sociologia? -consapevolezza delle differenze culturali -ricadute sul nostro modo di pensare e agire -programmazione e valutazione delle politiche -sviluppo del welfare state -auto-comprensione (di se e della collettività). La sociologia del territorio include al suo interno: la sociologia dell’ambiente, della città/ urbana e la sociologia rurale. La sociologia del territorio muove dal presupposto che ogni fenomeno è il risultato del ripetersi di pratiche svolte da attori che agiscono entro particolari condizioni di spazio e tempo e si rapportano con un ambiente materiale. Essa tocca ogni livello dell’analisi sociologica da quello che si interessa dell’azione sociale dei singoli soggetti a quello che si occupa dell’interazione e delle relazioni intersoggettive sino a quello che studia i sistemi sociali di grandi dimensioni e di forte complessità. La specificità della sociologia del territorio tratto caratteristico della sociologia del territorio è l’attenzione sulla dimensione spazio-temporale. Parla infatti di fenomeni che hanno luogo in precisi punti dello spazio e del tempo, sono condizionati da risorse e vincoli ambientali e contribuiscono a traformarli. La metodologia di ricerca svolta sul campo:  Raccolta dati (osservazioni, interviste, questionari, survey).  Elaborazione dei dati (mediante metodi e tecniche statistiche e analisi dei testi, analisi delle reti  Elaborazione della struttura epistemologica sulla base delle teorie  Restituzione mediante redazione di rapporti di ricerca, articoli scientifici DEFINIRE SPAZIO, TERRITORIO, AMBIENTE E LUOGO. Spazio = musa delle pluralità, un concetto con molte visuali nessuna delle quali può pretendere di averne le priorità di definizione. (Posto, suolo, luogo, superficie, globo, ecc..) Territorio = “porzione di terra di estensione abbastanza considerevole” / “zona, regione”/ “estensione di paese compreso entro i confini di uno stato o comunque sottoposto a un’unica amministrazione”. Successivamente assistiamo a un superamento della definizione biologica di territorio: -porzione del dominio vitale di una specie nei cui limiti il residente si oppone, con segni e comportamenti precisi, all’intrusione di altri individui della stessa specie. -la terra diventa territorio quando è tramite di comunicazioni, quando è mezzo e oggetto di lavoro, di produzioni, di scambi, di cooperazione. -SUPERFICIE DELIMITATA IN RAPPORTO AD UN SISTEMA ATTIVO. Nell’idea di territorio prevale è l’idea della relazione con l’azione Ambiente = “spazio che circonda una cosa o una persona e in cui essa vive” / “l’insieme delle condizioni fisico-chimiche e biologiche che permettono e favoriscono la vita degli esseri viventi” / “il complesso di condizioni materiali, sociali, culturali e morali in cui una persona vive e si forma”.

ANALISI ECOLOGICA

Considera come unità di analisi le aree delimitate da confini amministrativi o culturali. In queste aree vivono popolazioni o specie il cui adattamento all’ambiente dipende da:

  1. pressioni esterne naturali o umane
  2. organizzazioni interne fondate su fattori di aggregazione quali forza e legami di sangue dai quali derivano rapporti di coppia, legami familiari o clan. -la società si adatta al suo ambiente La cultura è un tratto specifico della specie umana e viene intesa come una specifica modalità di elaborare strumenti di adattamento all’ambiente; la cultura porta alla formazione di prodotti di aggregazione più complessi delle famiglie e dei clan tra i quali ci sono quelli che vengono definiti come le aree naturali unità territoriale omogenea dal punto di vista normativo e culturali (es. le città). Nelle aree naturali le specie o le popolazioni hanno culture definite cioè le subculture che competono nella specie stessa o con altre specie per il possesso delle risorse oppure che possono cooperare. Altri processi possibili oltre la cooperazione o competizione sono invasione e successione della specie Analisi ecologica è stata influenzata dai lavori di “ecologia umana” nati negli anni 30’ nella scuola di Chicago; lo studio delle relazioni tra gli esseri umani influenzati dalle forze selettive, distributive e adattive che agiscono sull’ambiente prende il nome di ECOLOGIA UMANA (park, burgess e McKenzie). I contenuti della scuola ecologica si sono sviluppati in 3 filoni:
  3. ecologia sociale
  4. ecologia delle popolazioni
  5. ecologia sistemica PUNTO UNO in un aggregato territoriale come organismo, ciò che conta è la specializzazione funzionale e l’integrazione tra le parti. Gli aggregati territoriali hanno una struttura normativa o morale caratterizzata per la concentrazione territoriale di soggetti e attività generatrici di qualità emergenti non riconducibili dai singoli individui. L’assenza di una struttura organizzativa implica una disorganizzazione. PUNTO DUE  si focalizza sulle organizzazioni, intese come popolazioni che interagiscono in un ambiente dotato di determinate risorse. Concetto essenziale: nicchia ecologica: presenza di rapporti esclusivi e specifici tra una organizzazione e date risorse dell’ambiente e la specializzazione della nicchia ecologica viene intesa come modalità per contrapporsi alla competizione. PUNTO TRE  filone poco strutturato, guarda al mondo come un sistema relativamente chiuso nel quale agisce il secondo principio della termodinamica= in un processo di trasformazione non tutto il calore prodotto si trasforma in lavoro ma una parte viene dispersa. Il largo uso di combustibili fossili produce un’alterazione del sistema mondiale che può portare al tracollo da qui arrivano degli indicatori di sostenibilità. Versione più recente dell’analisi ecologica= fa suoi quelli che sono i riferimenti all’analisi ecologica tradizionale ma che ha aggiunto degli elementi e delle variazioni metodo per organizzare i dati sulla distribuzione spaziale dei fenomeni sociali; predilige analisi secondarie e si basa sull’utilizzo di dati ecologici. Che cosa sono i dati ecologici? Dati rilevati a livello aggregato (familiare, scolastico, aziendale, territoriale). L’analisi dei dati consente di caratterizzare i contesti/ ambiente entro i quali si svolge l’azione e l’interazione sociale oggetto di osservazione. Lo studio della dimensione ecologica dei fenomeni sociali permette al ricercatore di cogliere la tendenza di fondo di una società, la statica e la dinamica dei fenomeni sociali. I dati ecologici riguardano:
  • La dimensione demografica
  • Il livello di istruzione
  • La diffusione da servizi sanitari e assistenziali
  • Evoluzione sistema politico
  • Mercato del lavoro
  • Inquinamento
  • La diffusione dei servizi culturali
  • Le forme associative, la criminalità, ecc.. In quale momento della ricerca sociale si usano i dati ecologici: La ricerca sociale come sappiamo prevede 5 fasi: la teoria, ipotesi, rilevazione, analisi dati, risultati. Tra teoria e ipotesi processo della deduzione Tre ipotesi e rilevazione processo di operativizzazione (disegno della ricerca= vengono decise le modalità di rilevazione dei dati che possono essere primari o secondari (ecologici raccolti dall’ISTAT per esempio)) Tre rilevazione e analisi dati organizzazione dei dati Tra analisi dei dati e risultati interpretazione Dopo i risultati induzione Dove andiamo a raccogliere i dati ecologici? Fonti di dati  in sociologia il concetto di fonte implica una pluralità di significati, esso coincide con qualunque tipo di documento o di procedimento che consenta di acquisire notizie, informazioni o dati che si riferiscono a fenomeni. (Possono provenire da fonte orale o fonte scritta):
  1. Fonte orale  intendiamo le notizie emerse nel corso di colloqui, interviste, incontri. Dal punto di vista metodologico le fonti orali derivano in genere la loro origine all’applicazione, direttamente da parte del ricercatore, di tecniche e metodi di ricerca di tipo qualitativo.
  2. Fonte scritta  documenti sia di carattere narrativo, sia di natura statistica vale a dire documentazioni, pubblicazioni con informazioni quantitative inerenti gruppi di popolazione e caratteri economici, sociali e politici. Le fonti scritte si caratterizzano dell’essere il prodotto di ricerche di tipo qualitativo e quantitativo condotte in un certo periodo da altri singoli ricercatori o istituzioni che siano. Nel caso delle fonti statistiche si parla di analisi secondaria vale a dire di analisi condotte utilizzando informazioni statistiche già esistenti. ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE Studio del rapporto tra società e spazio nel senso di relazione tra un sistema sociale e il suo ambiente. Attenzione è posta sul sistema sociale, il sistema attua strategie che gli permettono di controllare. (Non c’è un interesse all’analisi dell’adattamento (approccio ecologico) ma all’analisi delle strategie). Lo studio del territorio come organizzazione si basa sul concetto di SISTEMA TERRITORIALE: entità in grado di mantenere con successo i propri confini rispetto all’ambiente, un sistema può differenziarsi al suo interno incrementando la specializzazione delle sue parti al fine di rispondere alla complessità dell’ambiente. Per controllare il territorio e difendere i confini di un sistema bisogna agire in modo strumentale (avere una strategia, presenza di un principio di razionalità e di mezzi/fini) ovvero di avere una organizzazione. L’organizzazione territoriale deve ridurre l’incertezza sapendo che la razionalità di ogni attore è limitata e che non si hanno tutti gli strumenti per esercitare la competenza territoriale. Le organizzazioni hanno confini che variano a seconda del tipo di sistema (confini estesi oltre i limiti territoriali, quelli dei sistemi economici, oppure possono essere dei confini rigidi come quelli dei sistemi territoriali militari) controllati attraverso dei sistemi tecnologici si tratta di reticoli di elementi umani e tecnologici operanti congiuntamente per ottenere un determinato fine produttivo: -controllo delle acque -gestione dei rifiuti Secondo alcuni autori la città stessa è un dispositivo tecnico complesso di controllo del territorio che opera attraverso il “coordinamento di presenza e assenza in loco” ossia esercitando funzioni astratte di controllo che non richiedono necessariamente rapporti diretti ma di carattere vincolante. La capacità di controllare assenza/ presenza è anche fonte di potere per alcuni sistemi territoriali che attraverso scarsità di alcune funzioni e monopolio spaziale creano forme di gerarchia l’analisi di queste gerarchie che si creano dal momento in cui certe funzioni sono presenti o assenti in un determinato territorio è sviluppata in alcune teorie come:

**1) Archetipi

  1. Organizzazione sociale (categorie spaziali)
  2. Esperienza individuale PRIMO PUNTO**  idee innate e predeterminate nell’inconscio umano. (Esempioidea che in cucina si prepari da mangiare). Primo livello della simbologia spazialista non implicando una messa in discussione ma è qualcosa che già c’è e rappresenta un importante tramite di interpretazione. SECONDO PUNTO  le categorie spaziali sono strumenti atti a mettere in ordine nella mente; strumenti di catalogazione, ricette cognitive (Shutz). Ci aiutano a costruire delle rappresentazioni anche se non sono degli archetipi, in quanto non appartengono al nostro inconscio, ma costruiamo sulla base della nostra conoscenza. Esempi di categorie spazialitassonomia di Lynch oppure le mappe cognitive che sono delle rappresentazioni schematiche degli spazi che ci aiutano a orientarci. La tassonomia di Lynch viene utilizzata per rappresentare la forma della città: -percorsi in una città -margini -quartieri -nodi: -riferimenti  TASSANOMIA DI LYNCH (esempio: Roma) Margini  fratture lineari nel complesso cittadino (spiaggie, ferrovie, barriere che bloccano gli spostamenti). Nel caso di Roma possiamo prendere come riferimento il Tevere e del muro Torto. Percorsi  vie abituali od occasionali, linee di riferimento in base a cui localizzare altri elementi. Nel caso di Roma possiamo citare via del corso, via del babbuino; nel caso di Milano possiamo citare via della spiga. (es. si dice spesso “è vicino a via della spiga”). Nodi  sono degli incroci dove avvengono degli scambi o delle rotture. Nel caso di Roma è piazza del popolo per esempio o nel caso di Milano possiamo citare il nodo più famoso che è piazza del Duomo. (Scambi intesi sia pedonali o anche attraverso mezzi di trasporto). Quartieri  grandi settori della città. Nel caso di Roma possiamo citare per esempio il Ghetto o nel caso di Milano possiamo citare Bicocca o Città Studi. Settori che rendono la città riconoscibile all’interno e all’esterno. Riferimenti  punti di alta rilevanza per l’osservatore che non vanno distinti dai nodi i quali come abbiamo detto sono i luoghi di scambio e di incrocio mentre i riferimenti sono proprio gli oggetti individuati come elementi di rifermenti. Piazza Duomo è un nodo mentre il riferimento è il vero e proprio Duomo, la Stazione, Bosco Verticale, la Torre di Unicredit.  MAPPE COGNITIVE -Strumenti attraverso i quali la gente che abitano un determinato luogo possono raccontare ad altri e a se stessi i punti fondamentali della propria storia, i nodi cruciali del proprio reticolo di significati e significanti. Possono essere esperienze personali o collettivi che comportano coinvolgimento, ricerca e impegno. -Strumenti creativi in grado di rinsaldare e ricostruire in termini attuali il legame fondamentale tra le persone e i luoghi tramite il quale una comunità disegna i contorni del proprio patrimonio; qualcosa di più di un semplice inventario di beni materiali o immateriali in quanto includono anche un insieme di relazioni invisibili fra vari elementi. Un esempio di mappe cognitive Mappe di comunitàper esempio le Parish Map= termine anglosassone che fa riferimento alle parrocchie. Il termine parrocchia evidenzia come obbiettivo principale non sia quello di dare attenzione a un luogo definito da rigidi confini amministrativi che siano comunali o legati ad antiche proprietà ecclesiastiche ma piuttosto privilegiare la più piccola arena in cui la vita è vissuta. Da qui le Parish Maps che nascono in Inghilterra dell’intuizione di Commun Ground, un’associazione che ha scelto di dedicare le proprie energie alla conoscenza e valorizzazione del patrimonio locale attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Un altro esempio di mappe di comunità Ecomusei strumento attraverso il quale si attuano delle strategie di salvaguardia del patrimonio locale coinvolgendo la comunità stessa.

Mappe di comunità sono dei sistemi di narrazione e visualizzazione della relazione tra persona e luogo che ha come obbiettivo quello di mettere in evidenza la ricchezza del patrimonio locale facendo emergere come gli abitanti di una determinata area percepiscono il loro territorio. L’Ecomuseo ha fatto largo uso delle mappe di comunità in quanto mira a intervenire sullo spazio di una comunità nel suo divenire storico proponendo come oggetto del museo non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l’architettura e le testimonianze delle culture. Per sintetizzare le categorie spaziali (categorie sociali) servono cognitivamente per risparmiare e fare ordine e ridurre la dissonanza cognitiva (Festinger). TERZO PUNTO  Nel processo di categorizzazione spaziale primaria importanza è assunta dall’esperienza individuale sia dal punto di vista degli schemi appresi durante la socializzazione sia da quello delle pratiche (ciò che avviene automaticamente usato nella vita quotidiana). Secondo Gieryn uno spazio diventa un luogo quando è una località geografica, ha una forma materiale e un significato o valore che ne consente l’identificazione. L’assegnazione di valori simbolici ai luoghi cambia nel tempo e quindi si parla di DECOSTRUZIONE dei SIMBOLI fenomeni di de- territorializzazione in cui i simboli dei luoghi diventano meno importanti o di re-territorializzazione in cui assumono valore simbolico località prima poco tematizzate. Il fenomeno di disembendding di Giddens viene spesso considerato una manifestazione della de-territorializzazione nel senso che la presenza di relazioni sempre più mediate dai sistemi esperti e dalla mobilità sono considerati come la causa della perdita di riferimenti spaziali. APPROCCIO RELAZIONALE Le relazioni non sono solo rapporti tra entità reali ma sono realtà in se. Weber nel 1922 diceva che una relazione socialecomportamento di più individui instaurato reciprocamente secondo il suo contenuto di senso e orientato in conformità quindi le relazioni implicano la capacità di cogliere la relazione dell’altro e di agire di conseguenza. Dal punto di vista spaziale se un luogo è lo spazio segnato dalle relazioni di senso si ha un luogo quando si ha comprensione della posizione dell’altro e si agisce di conseguenza (si interagisce con quest’altro). Gyerin afferma che lo spazio non è un semplice contenitore ma fornisce una “cornice di senso” (lo spazio condiziona la relazione stessa). Ambito locale spazio in cui avvengono relazioni significative nelle quali gli attori condividono il significato del contesto in cui interagiscono. Con il luogo poniamo l’attenzione tra individuo e spazio/ con ambito locale poniamo l’attenzione nella relazione tra gli individui all’interno dello spazio. Se negli studi ecologici e organizzativi la relazione spaziale viene concepita in termini strumentali, nell’approccio relazionale esse ha valore in se al di là della funzione che svolge questo filone può essere distinto in due ambiti:

  1. Riguarda gli effetti della massa di interazione forma delle reti
  2. Punta l’attenzione sulla qualità delle relazioni La declinazione spaziale degli approcci relazionali ha dato vita a diversi ambiti di studio: Esclusione socio spaziale Sennet con la “coscienza dell’occhio” = in alcuni momenti di passaggio avere molte relazioni diventa importante, Sennet fa l’esempio di perdita di lavoro in cui avere una rete di riferimento e di conoscenti può essere un carattere molto positivo. (linkedin si ispira a questo principio mirando a sistematizzare i contatti dei singoli individui riducendo la sua marginazione dal punto di vista lavorativo quando si perde un lavoro o lo si vuole cambiare). Interazioni faccia a faccia relazioni dirette che vengono considerate importanti per i significati che racchiudono, impatto positivo dal punto di vista delle reti di comunità anche se sono meno incisive nei momenti di passaggio. Studi sulla scomparsa delle relazioni dirette nella società urbana a causa della nascita delle società non comunitarie (Tonnies), dell’atteggiamento blasè (Simmel) e delle relazioni anonime (Wirth) tutti questi studi fanno leva sulla convinzione che le interazioni faccia a faccia stiano perdendo di significato nei contesti urbani. Quindi come sono le relazioni in una società “non comunitaria” come quella urbana:

Sviluppo locale PUNTO PRIMO  Le disuguaglianze a scala globale vengono investigate attraverso il PIL che ci fornisce il valore monetario dei beni e dei servizi finali prodotti in un anno sul territorio nazionale a lordo degli ammortamenti. Critiche al PIL  Non rileva la distribuzione del reddito (ci dice quanto una nazione produce in termini monetari non dicendoci però chi ha prodotto)  Non rileva il potere d’acquisto del reddito (si sa solo il prodotto interno lordo e non quanto quest’ultimo si traduca in capacità di acquisto)  Non rileva parti importanti dell’attività economica di un paese come il lavoro domestico e settori informali  Incapacità di contabilizzare le esternalità negative come danni ambientali o presenza dell’industria militare  Non considera il valore dei servizi pubblici. Specificazioni del PIL  Si è iniziato a dividere il PIL per il numero di abitanti (PIL pro capite)  Per tener conto della capacità di acquisto e correggere le distorsioni dei valori monetari si calcola il PIL per residenti a parità di potere di acquisto (non bisogna semplicemente dividere per il numero di popolazione ma considerare anche il potere di acquisto di quella popolazione rispetto che un’altra facendoci fare un confronto fra paesi diversi a parità di PIL pro capite)  Per depurare i valori dalla variazione dei prezzi in uno stesso paese si calcola il PIL reale (valore dei beni e servizi calcolata a prezzi costanti). Per tener conto dei beni che non hanno un valore immediatamente monetario è stato introdotto il concetto di “sviluppo umano” e “l’indice di sviluppo umano”  è stato elaborato alla fine degli anni 80 grazie al lavoro delle nazioni unite al fine di superare ed ampliare l’accezione tradizionale di sviluppo incentrato sulla crescita economica (PIL) I pilastri dello sviluppo umano:  La promozione dei diritti umani e l’appoggio alle istituzioni locali con particolare riguardo al diritto e alla convivenza pacifica  La difesa dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile delle risorse territoriali  Lo sviluppo dei servizi sanitari e sociali con attenzione ai problemi più diffusi ed ai gruppi più vulnerabili ISU (indice di sviluppo umano) è un indicatore di sviluppo macro economico realizzato dall’economista pakistano Mahbub ul Haq; è stato utilizzato accanto al PIL dalle nazioni unite a partire dal 1993 per valutare la qualità di vita nei paesi membri. Tiene conto di differenti fattori, oltre al PIL pro-capite, considera anche l’alfabetizzazione e la speranza di vita. La scala dell’indice è in millesimi decrescente da 0 a 1 e si suddivide in:  Nazioni ad alto sviluppo umano= indice compreso tra 1 e 0,  Medio sviluppo umano = 0,799 e 0,  Basso sviluppo umano = 0,499 e 0 Il concetto di sviluppo umano nasce all’interno di un approccio centrato sulle persone dove l’individuo viene considerato il fine e lo strumento di sviluppo e dove fondamentali sono i concetti di partecipazione e di democraticità dei processi. Importante è l’approccio alle capacità ( base concettuale dell’approccio allo sviluppo umano) di cui è stato promotore Sen che parte dal presupposto che in un paese la presenza di beni e risorse rappresenta un elemento fondamentale per poter avviare dei processi di sviluppo; questi beni e risorse allo stesso tempo per poter essere valorizzati necessitano della maturazione di capacità o funzionamenti potenziali (capacità delle persone di fare delle scelte che permettono una valorizzazioni di beni e risorse di un paese permettendo il raggiungimento di determinati risultati). I concetti fondamentali dell’approccio delle capacità sono quello di “benessere, povertà, disuguaglianza” devono essere valutati nello spazio delle capacità opportunità reali che le persone hanno di vivere la vita cui attribuiscono valore. Le risorse economiche e i beni materiali vanno intesi come mezzi per la realizzazione di funzionamenti reali conseguimenti delle persone Welfare vs well-being Il concetto di sviluppo umano:

  1. EQUITA’ le persone devono godere di pari opportunità in campo politico, economico, sociale e culturale
  2. PARTECIPAZIONE le persone devono poter partecipare alle decisioni e ai processi che modellano la loro vita.
  3. SOSTENIBILITA’ l’accesso alle opportunità deve essere assicurato anche per le generazioni future, le persone devono poter partecipare al processo di crescita economica. Riferimenti teorici al concetto di sviluppo umano Stiglitz, Sen, Fitoussi (2011) hanno redatto quelli che sono “gli indicatori della crisi” andando a misurare il benessere attraverso questi indicatori:  Benessere materiale  Salute  Istruzione  Attività personali e lavoro  Partecipazione politica e governance  Relazioni sociali  Ambiente  Insicurezza economica e fisica Andare oltre il PIL rappresenta una delle grandi sfide politiche dei nostri giorni, molto probabilmente non arriveremo mai ad una sola misura alternativa ma una maggiore attenzione al benessere ed alla sua sostenibilità potrà condurre ad una maggiore disponibilità di dati che permetteranno:  Ai policy makers di prendere le proprie decisioni più consapevolmente  Ai media di informare meglio i cittadini  Ai cittadini di giudicare in maniera più efficace l’operato della politica In Italia abbiamo l’esempio del bes che ci permette di avere un quadro del benessere in Italia mettendo insieme una serie di indicatori che riguardano la salute, la salute, istruzione, ambiente, ecc.. PUNTO SECONDO  NAZIONI E TIPI DI CAPITALISMO Distinguere gli stati in base ai tipi di capitalismo: Al fine di meglio analizzare le differenze economiche su scala mondiale è utile analizzare le differenze economiche su scala mondiale è utile ricorrere all’analisi istituzionale che presuppone che le economie siano determinate dall’insieme di regole- istituzioni di uno stato Nella tradizione si distinguevano tra tipi di stati in relazione alla loro appartenenza alle diverse fasi dello sviluppo statuale: -STATI ASSOLUTI dotati di burocrazie centralizzare e capaci di controllare le signorie locali -STATI LIBERALI a mano invisibile (Smith) dell’economia determina l’evoluzione dello stato -STATI INTERVENTISTI E ASSISTENZIALI welfare In seguito si è cominciato a distinguere gli stati con attenzione alla loro posizione rispetto alla libertà di mercato e ai tipi di capitalismo, si sono così identificati 4 tipi di stato: -Paesi occidentali e paesi comunisti ruolo forte / ruolo debole dello stato -Paesi del sistema produttivo occidentale e del sistema produttivo asiatico -paesi del modello capitalistico renano e del modello capitalismo anglosassone (interna all’Europa) -paesi appartenenti a 5 tipi di capitalismo: asiatico, continentale, di mercato, mediterraneo e social democratico  PAESI OCCIDENTALI E PAESI COMUNISTI -principale differenza nella proprietà dei mezzi di produzioni superato grazie la rivoluzione comunista e la caduta del muro di Berlino -modelli comunque con varianti proprietà pubblica in occidente/ attività private a controllo locale nei paesi comunisti -emergere delle economie asiatiche ha portato alla necessità di superare il modello dualistico:
  4. modelli pluralisti (caratterizzati dal mercato e alla limitata regolazione pubblica dell’economia) corporativo accordo, elevata regolazione e spesa pubblica)

Le mappe inoltre forniscono una informazione immediata però è molto importante scegliere anche il range di riferimento per stabilire quanto una popolazione abbia un alto livello di densità o meno. Un altro esempio che ci aiuta a ragionare in merito alle differenze territoriale riguarda la differenza di ricchezza monetaria analisi dei valori della dispersione del PIL regionale per abitante. Osti cerca di capire attraverso il metodo del box-plot quali sono le differenze di ricchezza monetaria tra i diversi paesi attraverso la dispersione del PIL regionale per abitante cioè, all’interno di una singola nazione, quali sono le regioni che hanno una maggiore o minore dispersione del PIL in questo modo è possibile confrontare successivamente i vari stati. L’analisi dei box-plot mostra la presenza di stati come il Portogallo dove sebbene le mediane basse la distribuzione del PIL fra le regioni è meno sproporzionata; un equilibrio è presente anche in Belgio, Paesi Bassi e la Svezia; ci sono poi casi caratterizzati da outliers molto marcati (casi con valori oltre il triplo del range del quartile intermedio), è il caso della Germania con Amburgo e della Francia con Parigi. Quindi paesi equilibrati ma con dualismo fra un polo, ad esempio la capitale e il resto del paese. (Pagina 126 figura) Per fare analisi più sofisticate occorrerebbe calcolare gli indici ponderati per la popolazione residente in ciascuna regione in modo da tener conto del diverso modo in cui il parametro della ricchezza si distribuisce tra le regioni in relazione a quanto pesa demograficamente ciascuna regione. In sintesi l’analisi regionale può essere fatta o a partire dalle appartenenze territoriali o analizzando la presenza di aggregazioni di regioni trasversali:  Prima soluzione si vede se le aggregazioni tra stati definiscono tipi che spiegano le differenze regionali. Per esempio gli studi di Gambarotto e Solari affermano che i modelli di capitalismo scandinavo e continentale presentano le minori differenze fra le regioni rispetto ai modelli anglosassone e mediterraneo.  Seconda soluzione si aggregano le regioni in relazioni ai valori di una/due variabili o di più variabili (cluster analisi territoriale). In tal modo si formano nuove entità territoriali non istituzionali. PUNTO QUARTO  SCALA LOCALE Negli ultimi 30 anni sono emerse zone di eccellenza economica di livello sub nazionale e spesso anche sub regionale. Le spiegazioni rinviano a due fattori:

  1. Regolazione locale del mercato presenza di forme di neo-corporativismo locale
  2. Circolazione delle informazioni investimento in ricerca e sviluppo da parte di imprese e enti locali Economie locali di successo esito della combinazione di tradizione artigiani, innovazione di prodotto, istituzioni di politiche locali ad elevate legittimazione verso l’esterno. Questi elementi hanno portato alla costruzioni dei così detti sistemi economici locali:  Specializzazione merceologica  Prevalenza della piccola e media impresa  Elevata integrazione interna differenziazione delle fasi del ciclo del prodotto  Presenza di scuole di formazione tecnica e di istituzioni specifiche con funzioni di sostegno, indirizzo e stimolo delle imprese.  Presenza di organizzazioni private e no profit con elevato profilo morale e di relazioni di carattere fiduciario e partitario Un esempio di scala locale distretto industriale= aree territoriali locali caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente nonché alla specializzazione produttiva dell’insieme delle imprese (legge 1991). I distretti sono costituiti dalle regioni le quali sentite le camere di commercio devono assicurarsi che rispettino le seguenti condizioni: 1- Indice di industrializzazione manifatturiera (quota di addetti dell’industria sul totale) deve superare del 30% il valore nazionale o regionale 2- Densità imprenditoriale (rapporto unità manifatturiere e popolazione) superiore al valore nazionale 3- Specializzazione produttiva (data dal numero addetti determinati dall’attività manifatturiera di riferimento sul totale addetti industria manifatturiera dell’area) superiore del 30% del valore nazionale 4- Peso occupazionale locale dell’attività specializzata (numero occupati nel settore di specializzazione) superiore del 30% totale occupati manifatturieri dell’area 5- Incidenza piccola impresa (percentuale addetti in piccole imprese operanti nel settore di specializzazione) superiore del 50% del totale degli addetti del settore stesso.

Come si misura lo sviluppo locale: Con riferimento all’Italia: -Dualismo nord-sud -qualità della vita -differenze multiple e percorsi originali Questione irrisolta sulla misurazione dello sviluppo locale la letteratura è piena di indicatori ma quali sonno gli indicatori giusti? APPROFONDIMENTO SVIULUPPO LOCALE Il concetto di sviluppo locale si inserisce all’interno di un dibattito che mira a ragionare sui fattori di cambiamento nel rapporto con il territorio, produzione e modelli di sviluppo. I processi che incido sullo sviluppo locale sono:

  • passaggio dal fordismo al post-fordismo -globalizzazione dei processi -federalismo autonomie territoriali Questi processi che investono la società sono attivati dal rapporto tra livello globale e livello locale e tra sviluppo economico e ambiente. All’interno di queste dinamiche cambia il ruolo del territorio nei processi di sviluppo locale. L’insieme di questi processi ha comportato un mutamento nei modelli, nelle politiche e negli strumenti dello sviluppo locale. Definizione di sviluppo locale aggregato di soggetti che può comportarsi come un soggetto collettivo. Non è una parte qualunque del sistema complessivo, ma un insieme dotato di una propria identità che lo distingue dall’ambiente e da altri sistemi. Si tratta di un sistema che interagisce con l’esterno secondo regole proprie, largamente informale, e sufficienti a garantirne la riproduzione nel tempo Definizione di sistema locale territoriale sono una sottoclasse formata dai sistemi locali che si caratterizzano per gli specifici rapporti comuni che i soggetti costituenti intrattengono con un certo ambiente o milieu locale. Lo sviluppo locale è da intendersi come “sviluppo che si realizza attraverso l’azione auto-riproduttiva dei sistemi locali autonomi”; vi è una nuova competizione dei territori in un contesto globale in cui sono chiamati ad individuare ed a perseguire una propria strategia di sviluppo che sia pensata rispetto alle specificità locali il territorio compete attraverso il milieu locale Il milieu locale insieme di condizioni interne e risorse che definiscono l’insieme di caratteri peculiari di un territorio dai quali dipendono i possibili cambiamenti e la concreta diffusione dello sviluppo. E’ costituito da un insieme di elementi sia di tipo fisico che socio culturale, sia materiali che immateriali che si sedimentano nel tempo, in un certo luogo, attraverso l’evolvere storico di rapporti intersoggettivi. La definizione dello sviluppo locale va considerata alla luce del rapporto tra globale e locale è possibile ricondurre lo sviluppo locale alle dinamiche interne delle rete. Dando una interpretazione reticolare del territorio il rapporto locale-globale può essere interpretato a due livelli:  Livello globale= le reti connettono nodi rappresentanti da sistemi locali  Livello locale= i cui nodi sono a loro volta reti i cui nodi sono singoli soggetti Due punti di vista:  Punto di vista esterno i nodi sono considerati sotto-sistemi aperti del sistema rete globale e sono regolati attraverso input esterni valorizzazione territoriale semplice= le condizioni locali decisive sono condizioni territoriali date come semplici economie sterne di localizzazione e d eventualmente di scala, attivate da meccanismi esterni di vantaggio comparato.  Punto di vista interno il sistema nodo si presenta come un sistema auto-organizzato che si produce e riproduce mantenendo nello stesso tempo relazioni con l’esterno e con il suo milieu sviluppo locale= le condizioni locali decisive sono quelle costituite da un certo milieu prodotte nel processo auto-organizzativo, le economie esterne sono prodotte per sinergia nel processo di sviluppo

La teoria della modernizzazione è una teoria socio-economica che evidenzia il ruolo positivo svolto dal mondo sviluppato nel modernizzare e nel facilitare lo sviluppo nelle nazioni sottosviluppate. Sviluppo modernizzazione valenza positiva, il progresso è sempre positivo e lineare, la “freccia della storia” è inesorabilmente diretta in avanti. TEORIA DEL SOTTOSVIULUPPO E DELLA DIPENDENZA -Il sottosviluppo non è uno stadio nel processo di evoluzione verso il capitalismo ma una condizione della società capitalistica -Responsabilità delle società industriali nel sottosviluppo economico e politico del terzo mondo -Da questa situazione di sottosviluppo è possibile uscire solo attraverso delle forme di rivoluzione:  Influenza marxista  Il sistema mondo di Wallerstein La dipendenza è una situazione in cui le economie di alcuni paesi sono condizionate dallo sviluppo e espansione di altre aree alle quali le prime sono soggette Tre tipi di dipendenza:  Coloniale  Finanziario-industriale  La nuova dipendenza imprese multinazionali Applicazioni teoria della dipendenza:  Rapporto nord-sud mancato sviluppo del sud come funzionale allo sviluppo del nord  Rapporto città-campagna decentramento produttivo e sub-fornitura subordinata) TEORIA DELLO SVIULUPPO ENDOGENO È possibile interpretare lo sviluppo definendo dei modelli che fanno leva sulle diverse dimensioni dello sviluppo stesso: -fattore lavoro -fattore innovazione -capitale territoriale -Sviluppo come esito di fenomeni di lungo periodo attenti alle declinazioni locali dei fattori produttivi: investimento capitali, disponibilità lavoro e tecnologia. -Conoscenza come fattore di sviluppo incide sul lavoro (capitale umano o nuove professionalità) e sull’innovazione (applicazione di nuove conoscenze):  Fattore lavoro (capitale umano e professionalità) relazione tra sviluppo e altri livelli di istruzione (istruzione produce conoscenza)  Fattore innovazione si ha innovazione quando il neo prodotto comporta un vantaggio per chi lo adotta (momentaneo monopolio sulla vendita, riduzione costi di produzione). Importanza di variabili territoriali, coinvolgimento di enti locali e di parchi tecnologici. La conoscenza può essere tacita o esplicita, locale o universale:  Quella tacita di solito è locale e a raggio di diffusione limitato, spesso è considerata una esternalità positiva, fattore di successo dei sistemi produttivi locali, derivante dalla contiguità fisica delle imprese. Si tratta di conoscenze condivise da una comunità pratica ma non atte a diffondersi in modo ubiquo (beni di club ad uso esclusivo il cui valore accresce con l’uso, capitale territoriale o beni pubblici locali fruibili in modo prioritario a livello locale) Un esempio di applicazione dello sviluppo endogeno political economy che cerca di coniugare il gioco degli interessi organizzati e la presenza di istituzioni dello sviluppo / cerca di mettere a fuoco questa interazioni a tutti i livelli territoriali con particolare attenzioni a quelli locali.

La political economy è dunque una variante degli approcci storico-comparativi con particolare enfasi sullo scambio locale, ogni singola area raggiunge particolari compromessi fra imprese e istituzioni e questi sono funzionali alla crescita economica. LA TEORIA DEI RETICOLI SOCIALI Sviluppo inteso come capacità di aree socialmente compattate di ridurre i costi di transazioni a causa dell’elevata fiducia tra attori economici localmente situati. (Importanza della fiducia alimentata da rapporti personali frequenti e simmetrici). Esempio le città che riacquistano importanza grazie al fatto di essere sede di importanti eventi internazionali o di flussi di finanziamento (Expo a Milano) / un altro esempio possono essere le aree turistiche o agricole capaci di valorizzare le proprie risorse e di inserirsi in circuiti internazionali. 19 ottobre (capitolo 3 di osti) POLITICA e TERRITORIO Motivi della relazione tra prospettiva socio-territoriale e politiche:

  1. Istituzionali territorio come principio di ordine gerarchico dell’organizzazione del potere distinzione tra stato, regioni e enti locali, tra centro e periferia) articolazione spaziale (livelli amministrativi).
  2. Metodologici territorio come entità organica sede di comunità residenziali e delle relative funzioni (che devono essere governate in modo organico) esercizio coordinato di funzioni vitali (organicità)
  3. Valoriali territorio come area di azione del potere costituito finalizzato a controllare cose e persone e a contrastare le sperequazioni che violano i principi democratici misure contro le sperequazioni (equità territoriale) Premessa terminologica (rinvio a Weber 1922) dei concetti di riferimento della politica:  La potenza  possibilità di far valere in una relazione sociale la propria volontà (anche di fronte all’opposizione)  Potere  possibilità di trovare una disposizione ad obbedire ad un comando (natura relazionale, disposizione ad obbedire per abitudine, per convenienza e per legittimazione).  Disciplina  possibilità di trovare, in virtù di una disposizione acquisita, obbedienza Il potere:  Natura pubblica si esercita sulla collettività attraverso l’amministrazione  Stato come tipica istituzione che incarna la natura pubblica del potere (impresa istituzionale con il monopolio dell’uso della forza).  Composizione dello stato: ente sovrano-legittimo/ ordinamento/ territorio come delimitazione spaziale entro la quale esercitare atti vincolanti di entità sovrano, spazio come requisito della statualità. Al potere solitamente, nel linguaggio comune, viene sempre data una accezione negativa ma in realtà è l’abuso di potere che va considerato negativamente. Politica e territorio- argomenti:  Relazioni intergovernativePolitiche territorialiPianificazione territorialeServizi pubblici localiPolitiche per lo sviluppo locale Relazioni intergovernative Gli stati nazionali si sono formati nel 19esimo secolo come esito di lunghi processi storici finalizzati a controllare ed esercitare su precisi ambiti spaziali esigenza di omogeneità territoriale. In Europa l’organizzazione territoriale degli Stati rinvia al modello centralistico stato nazionale che centralizza le funzioni degli ex poteri locali al fine di trattare in modo equo e integrare i nuovi cittadini e coloro che si trovano entro i confini nazionali. Il prototipo di stato centrale è l’ordinamento francese nato dalla Rivoluzione del 1789. Negli stati uniti prevale invece un modello di organizzazione territoriale fondato sull’adesione delle autonomie locali in uno stato federale nel quale sono le prime a legittimare lo stato (e non viceversa). Con la crisi della società di massa, post-fordismo, l’intervento dello Stato centrale diventa insufficiente a garantire equità e governo e la tendenza muove verso il decentramento= decentramento  le cause:

 Maggiori competenze e capacità di azione dei livelli bassi  Apertura a enti pubblici non territoriali (agenzie, imprese no profit) cosiddetta contrattualizzazione delle politiche  Maggiore comunicazione tra enti locali, frequenza del cambiamento, presenza non solo di leggi ma di negoziazioni ed accordi informali Politiche territoriali In sintesi:  Aumenta l’indipendenza e la diffusione delle funzioni degli enti pubblici e ciò ha reso l’azione istituzionale meno prevedibile  Cresce l’esigenza de fare interventi coordinati e sistematici politiche integrate contro le suddivisioni amministrative Obbiettivo dell’integrazione/organicità richiede: -Coordinamento indirizzo e controllo delle attività (ai vari livelli territoriali) -Ordinamento delle attività pianificazione -Collegamento tra le parti del territorio (infrastrutture) -Erogazione di servizi di welfare (sanità, istruzione e assistenza) e di utilità (acqua, gas e igiene) Compito delle politiche territoriali coordinare l’attuazione concreta delle proprie leggi e decreti; inoltre apre la strada all’analisi delle politiche pubbliche (coordinamento e integrazione) tale campo di analisi è citato come politicy analysis e si distingue dalla politics:Politicy analysis  analisi delle politiche pubbliche (es. politiche territoriali/ piani di governo del territorio)  Politics  analisi della conformazione e del funzionamento delle istituzioni pubbliche (es. studio del comune) Componenti delle politiche pubbliche:  Partecipazione degli attori in uno stesso territorio :

  • Diritto di parola diritto di esprimere pubblicamente un parere su materie di interesse generale (democrazia deliberativa)
  • Sussidiarietà (priorità del locale) Verticale= priorità al locale fra gli enti pubblici (livello locale è quello più vicino ai cittadini e quello maggiormente in grado a capire i bisogni di quest’ultimi). / Orizzontale= priorità ai gruppi della società civile sugli enti pubblici. La sussidiarietà crea però problemi sulla capacità di decisione e su quella di avere i mezzi per realizzare i vari servizi problema della legittimazione e del sostegno finanziario
  • Solidarietà essere parte responsabile del tutto, ovvero partecipazione non solo come rivendicazione di autonomia ma come condivisione del destino di altri.  Competenze  bagaglio tecnico
  • Conoscenze su un ambito della realtà e che vengono successivamente tradotte in professionalità
  • Procedure per stabilire priorità e decidere e che vengono tradotte in decisioni
  • Strumenti per realizzare il servizio Dall’incontro di partecipazione attori e bagaglio tecnico si ottengono dei processi sociali: Le fasi dei processi sociali:  Agenda setting definizione delle azioni da compiere  Progettazione definizione di possibili soluzioni progettuali  Decisione quale tra le diverse progettazioni viene decisa

 Implementazione realizzazione  Verifica Panificazione territoriale Con la pianificazione si stabiliscono le regole di destinazione d’uso dei terreni al fine di evitare disuguaglianze quali, per esempio, le inefficienze della rendita frizione agli investimenti, inaccessibilità residenziale con conseguente aumento del pendolarismo, gentrification commerciale. Perché è importante la pianificazione territoriale per sistemare in modo preordinato le destinazioni d’uso del suolo da parte del pubblico evitando così confitti. Se la scala di intervento è vasta si parla di pianificazione territoriale, se è la città di pianificazione urbana quest’ultima appare nel rinascimento con l’obbiettivo di creare città modello, ovvero di stabilire un ordine nel caos. A partire dall’800 emerge la necessità di regolare lo sviluppo delle attività soprattutto per rafforzare la forza del nascente stato nazionale. La pianificazione nasce dall’esigenza di:  Superare gli squilibri territoriali  Usare in modo razionale le risorse del territorio I livelli della pianificazione territoriale o urbana sono:

  1. Strutturale invarianti del territorioper esempio presenza di montagna, corsi d’acqua che non possono essere toccati
  2. Strategico elementi di dinamica dei processi decisionali riguarda la costruzione del piano, è legato a quello che ci si aspetta che quel territorio debba diventare (es. investire nel turismo)
  3. Operativo competenze degli apparati amministratici di attuazione del piano una volta che si capisce in che cosa territorio vuole puntare si attua il piano Il piano territoriale è composto da: Norme criteri per costruire e organizzare gli spazi (es. indici di urbanizzazione che indicano quanto si può costruire ancora; le norme quindi hanno valore di leggi) Relazione bisogni, contesto, obbiettivi, azioni, risultati Carte rappresentazione delle zone territoriali per tipo di uso o di destinazione (carte geografiche) Sull’uso e sulla destinazione del suolo vi possono essere forti conflitti di interesse e creare situazioni di corruzione ufficiali che si fanno corrompere da dei privati per far passare delle scelte non funzionali al bene comune /concussione pubblici ufficiali che fanno leva sui privati La pianificazione non è solo una azione di pertinenza istituzionale ma anche di politica economica poiché appunto regola i rapporti di forza tra interessi e laddove ci possano essere conflitti si ricorre a: -Commissioni comunali composte da professionisti di nomina pubblica con finalità di mediazione -Strategie governance territoriale/ urbana capacità di integrare, dar forma e rappresentare gli interessi locali La pianificazione territoriale è quindi una pianificazione strategica la quale:  Individua le linee di sviluppo generali (merito)  Individua gli obbiettivi di sviluppo coinvolgendo gli attori locali (metodo)  L’esempio di PGT di Milano /esempio dei piani territoriali di coordinamento provinciale Servizi pubblici locali Articolo 112 decreto legislativo 267/2000 (testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali): “servizio pubblico locale” = servizio che ha per oggetto la produzione dei beni e attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile della comunità. Elementi che caratterizzano il servizio: -natura del servizio -dimensione territoriale