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Stefano Petrucciani
MODELLI DI FILOSOFIA POLITICA
Parte prima: Prologo
I. Territori e domande della filosofia politica
1. Filosofia politica: uno sguardo preliminare La filosofia politica si occupa delle interazioni tra gli uomini in società ed è una forma di pensiero che assume come oggetto centrale le problematiche del potere. Di cosa si occupa? Si occupa delle interazioni sociali tra gli uomini in quanto queste si configurano come relazioni di potere, e danno luogo a discussione o a conflitto circa il modo in cui il potere debba essere distribuito o organizzato. Come si può definire il potere? Potere: la capacità che qualcuno ha di controllare, attraverso la propria influenza o con la minaccia di sanzioni, il comportamento di altre persone (vedere obbedite le proprie disposizioni). In quasi tutti i tipi di relazione sociale vi sono rapporti di potere nell’amicizia e nell’amore, nella famiglia, nel mondo del lavoro e nelle associazioni. Quali relazioni di potere sono pertinenti per la filosofia politica? I filosofi politici si dividono: 1. La tradizione più canonica forme di potere istituzionalizzate: leggi e istituzioni statali 2. Pensatori eterodossi le relazioni di potere fondamentali sono dislocati fuori dai luoghi canonici dello stato e del diritto: nei rapporti di proprietà (Marx) o nella microfisica del potere (Foucault) La filosofia politica ha a che fare prevalentemente con le forme di potere istituzionalizzare (che possono essere definire come potere statale). Definizione di stato di Max Weber, nella famosa conferenza del 1919 su La politica come professione : “Lo stato è, come le associazioni politiche che storicamente lo precedono, un rapporto di dominio di uomini su uomini basato sul mezzo della forza legittima (cioè considerata legittima)”. Elementi essenziali della riflessione della filosofia politica: - Le comunità umane si organizzano , delimitandosi territorialmente, attorno a forme di potere organizzato (potere statale). - Per Max Weber caratteristica del potere dello stato, oltre l’esercitarsi un territorio: è che esso detiene il monopolio della forza legittima. - Lo stato sottrae a tutti i singoli individui il diritto di esercitare coercizione o violenza sugli altri e lo avoca di sé. In che cosa consiste la legittimità? Qual è il giusto ordinamento politico? Quale soddisfa dei requisiti di giustizia?
La filosofia politica ha due volti/ si occupa di :
- I vari aspetti dell’agire politico : la filosofia politica si occupa del potere , del conflitto per il potere, della sua conquista e del suo mantenimento (lato di cui è stato maestro Macchiavelli)
- La questione di quale sia l’ottimo o il giusto ordinamento politico : a partire dalla Repubblica di Platone Quindi la filosofia politica si occupa di quale sia il modo giusto di organizzare la nostra convivenza, di quali forme di potere siano legittime, di quali diritti debbano essere riconosciuti ai cittadini 2. Filosofia e filosofia politica La filosofia non gode di una legittimità assicurata e incontestata, come la storia, la chimica…; ma è una forma di sapere che deve sempre di nuovo dimostrare la sua, eventuale, legittimità (per questo non c’è definizione chiara). Per filosofia deve intendersi un tipo di “pratica discorsiva” del tutto particolare, che si caratterizza per l’unione di un determinato metodo con un determinato oggetto.
- Metodo : argomentazione pubblica , critica e aperta
- Oggetto: affronta la questione del nostro orientamento del mondo (una questione cioè alla quale non possono dare risposta le scienze poiché esse stesse hanno bisogno di legittimazione e orientamento) È una sorta di ininterrotto dialogo argomentativo , uno scambio continuo di ragioni e di critiche che cerca di costruire ragionamenti persuasivi. Qual è la peculiarità della filosofia?
- Si distingue dalle altre forme di sapere perché ha nel discorso argomentativo il suo strumento privilegiato se non unico (non si avvale di ricerche materiali sul campo, di esperimenti ecc.)
- Essa cerca di affrontare con gli strumenti del dialogo razionale quei problemi ai quali le scienze positive sono costitutivamente impossibilitate a dare risposte La filosofia si pone problemi che non possono esseri risolti sul terreno di accertamento di fatti: questioni normative e strutturali (riguardano la struttura della realtà). La filosofia politica: affronta questioni normative (quando cerca di costruire buoni argomenti per rispondere a dilemmi della nostra convivenza ) ma anche questioni strutturali (quando si chiede qual è la natura della società , qual è l’essenza del potere , quali sono i moventi…) Per questo motivo ha più la natura di una filosofia ultima (punto di arrivo, dove i fili convergono) che di una prima: il terreno sul quale essa deve muovere i propri passi è un terreno sul quale altre discipline tracciano percorsi. La filosofia politica non può essere in nessun modo autosufficiente:
- Si connette con la filosofia morale: la giustizia, vita buona…
- Nesso con la filosofia sociale: come è fatta e come funziona la società
- Nesso con l’antropologia filosofica
- La determinazione del dover essere attraverso un certo valore supremo (il bene, la giustizia, la libertà, l’uguaglianza…)
- Il grado di distanza del modello normativo dalla realtà fattuale (partendo da un grado di distanza zero, e andando ad accrescerla, potremmo distinguere tra teorie apologetiche, critiche e utopiche) La filosofia politica normativa è anche la prosecuzione della discussione politica tra i cittadini; Vernant sostiene che la discussione politica pubblica tra i cittadini e la filosofia nascono insieme, con un solo e medesimo parto. L’azione politica, la filosofia e la teoria politica normativa costituiscono tre momenti connessi. 3.2 L’approccio realistico, da Machiavelli a Weber Principe di Macchiavelli è il testo più emblematico del realismo politico
- Si contrappone alla tesi che il pensiero politico debba occuparsi dello stato come deve essere
- Scopo trattato: di essere utile a chi è impegnato all’agone politico, per cui egli vuole seguire la realtà effettuale e non l’immaginazione di essa. Il realismo politico (nella sua figura machiavelliana): si pone come una riflessione sull’agire politico così come esso è, nella sua aspra realtà effettuale. La sfera dell’agire politico è segnata dal contratto perenne di centri di forza in conflitto , che combattono per il potere (utilizzando qualsiasi tipo di mezzo). Le coordinate concettuali dell’approccio realistico dell’agire politico:
- Ritroviamo in ogni grande pensatore realista, da Tucidide, a Macchiavelli, a Weber l’agire politico viene concettualizzato innanzitutto come lotta per il potere Non significa che lo scopo dell’agire politico sia il potere fine a se stesso. Ma invece che, aldilà dei fini che il politico spera di conseguire con la sua azione, questi hanno bisogno del medium del poter per essere attuati
- Dimensione politica come dimensione o ambito conflittuale, dove agiscono attori in lotta tra loro che si confrontano essenzialmente in ragione della forza di cui possono disporre In politica: dimensione dell’agire strategico, conflitto e rapporto di forze. Per ottenere un risultato non bastano le belle parole e la persuasione, ma è necessario comprendere quale siano le forze in campo e quindi poi disporsi ad agire in modo tale da superare la forza che ci si oppone
- FORZA: mezzo di cui la politica non può fare a meno Realismo si sposa con una visione pessimistica della natura umana tuttavia non è binomio scontato
- WOLIN - Politica e visione : la politica è una forma di attività che ha queste caratteristiche:
- È incentrata sulla ricerca di un vantaggio competitivo tra gruppi, individui o società
- È condizionata dal fatto di aver luogo in un ambiente mutevole e caratterizzato da scarsità
- È tale che la ricerca di un vantaggio determina conseguenze di vasta portata da riguardare l’intera società o una parte sostanziale di essa Le buone ragioni del realismo politico:
- La politica ha a che fare con la distribuzione di vantaggi competitivi di vasta portata tra attori e gruppi sociali
- L’agire politico incide su dotazioni di potere, ricchezza, prestigio, distribuzione di costi e benefici della cooperazione sociale
- La dimensione del conflitto di forze è, ed è destinata a restare, una delle dimensioni che connotano l’agire politico, che appartengono a esso in modo strutturale La dimensione del polemos è inseparabile da quella dell’agire politico , ma si rischia di sconfinare in dimensioni unilaterali se si assume polemos come unica dimensione che caratterizza l’agire politico. RITTER: la politica come lotta di potenze che in forza della sua stessa logica si attua servendosi senza tanti riguardi di tutti i mezzi disponibili e senza far tante questioni di bene e male (risultato di valore metastorico conseguito dalla riflessione machiavelliana). Etica e politica Benedetto Croce: sostiene che Macchiavelli scopra la necessità e l’autonomia della politica , che è di là dal bene e dal male morale, che ha leggi a cui è vano ribellarsi Questione costitutiva per la filosofia politica è l’aporia o il dilemma del rapporto tra la politica e la morale.
- Se chi fa politica è attore in lotta con altri per il potere, deve aspettarsi che i suoi competitori usino contro di lui tutti i mezzi consentiti chi è in lotta per il potere non può esimersi dall’utilizzare violenza o inganno , nonostante la morale li condanni Macchiavelli : Principe: il politico deve poter infrangere anche un comandamento morale perché il fine della politica, che è quello supremo, deve prevalere su ogni altro (l’uomo che si batte per il bene della sua patria deve essere pronto a sacrificarle anche il bene della sua anima)
- Considerazioni fra giusto e ingiusto passano in secondo piano non è una scissione tra etica e politica, ma al conflitto di due etiche:
- da un lato un’etica incentrata sull’individuo e sulla sua coscienza del bene e del male
- dall’altro un’etica della polis dove il valore fondamentale diventa la partecipazione alla vita della comunità , nella quale l’individuo realizza la sua virtù e afferma la sua libertà Max Weber : L’azione morale si pensa in due modi:
- (Chi agisce) Secondo la prospettiva dell’etica della convinzione agire conformemente al comandamento della morale senza considerare le conseguenze (aver seguito la morale mi esime da ogni responsabilità per gli esiti futuri)
2. NATALITÀ: Ogni individuo è irriducibilmente unico , il suo venire al mondo significa capacità di dar luogo a qualcosa di nuovo. In quanto unico, individuo possiede capacità di iscrivere nella realtà qualcosa di inedito, che prima non c’era - Nell’azione politica la natalità trova corrispondenza - Nell’azione che fonda un organismo politico nuovo si esprime tanto la natalità che caratterizza l’umano, quanto il ricordare, perché l’irruzione del nuovo crea le condizioni per il ricordo e per la storia 3. Immortalità: Per i greci l’azione che è degna di essere ricordata è capace di trascendere la mortalità del singolo uomo rivelando quindi una natura divina, perché immortale. - Il nostro concetto di politica si fonda nella polis Nesso tra natalità e immortalità: l’uomo, in quanto soggetto d’azione, possiede la capacità di generare l’INATTESO in quanto tale si sottrae al circolo della vita naturale e si afferma con l’immortalità Polis nella Arendt: spazio pubblico dove il singolo può mostrarsi agli altri nella sua irripetibile singolarità. Apparire di fronte agli altri nell’azione politica modo in cui l’individuo può mettere in scena di fronte agli altri (e a se stesso) la sua identità unica.
- Agire nella sfera pubblica davanti agli altri e con gli altri: salvezza contro evanescenza di senso
- Uomo in quanto tale conquista la sua identità nel discorso e nell’azione questa attività provocano il ricordi di sé All’agire politico appartiene:
- il momento della razionalità strategica: non c’è politica senza lotta competitiva tra attori che intendono conseguire fini conflittuali
- il momento della razionalità morale: ovvero della giustizia
- il momento della costituzione simbolica di senso della realtà umana e della espressione autentica di sé
Parte seconda: Paradigmi della filosofia politica
II. L’ordine della polis
1. Polis e democrazia La politica come la intendiamo oggi ha origine nella polis della Grecia classica (tra il VII e il VI secolo a.C.) - Crisi delle forme tradizionali , regali e sacrali della sovranità. - Il potere non è più in mano a stirpi aristocratiche, ma passa al centro simbolico della città: l’agora , la piazza, lo spazio pubblico comune a tutti i cittadini. Attraverso l’agora si
riconoscono come comunità e intorno ad essa stabiliscono le loro dimore delimitate dalla cinta di mura.
- Nell’agora compare per la prima volta la discussione politica nello spazio pubblico nasce il discorso argomentativo, la filosofia, il dibattito politico e il pensiero politico.
- Nella polis la sovranità è posta al centro della istituzione comune e diventa oggetto di un dibattere che si svolge nella sfera pubblica dell’agora il COMANDO, quindi, non è più proprietà esclusiva di qualcuno, ma è il risultato di un confronto dialettico.
- Nasce la legge scritta: “regola comune a tutti ma superiore a tutti”, anche se non si arriva alla simmetria dei diritti: l’uguaglianza consiste nel fatto che i diritti sono distribuiti con un criterio di proporzionalità e che la legge è la stessa per tutti i cittadini e che tutti possono fare parte dei tribunali come all’assemblea L’ekklesia :
- L’istituzione nella quale si incarna la sovranità politica è l’assemblea dei cittadini di pieno diritto : è aperta a tutti i cittadini maschi e liberi che abbiano più di 18 anni
- In essa tutti hanno diritto di parola e le decisioni vengono prese a maggioranza
- Assemblea: più alta autorità decisionale sulle questioni legislative e sulle più importanti questioni di governo, mentre l’attività amministrativa veniva esercitata dal consiglio dei 500 (boule). Molte delle principali cariche politiche avvenivano per sorteggio e vi era un compenso per chi le ricopriva. La politica ateniese era un sistema di democrazia diretta e partecipativa , era una democrazia che, a differenza di quelle moderne, priva di un vero e proprio apparato statale, che metteva in primo piano il confronto degli argomenti È nel contesto della città che nascono le prime forme di pensiero politico: I sofisti : mettono in risalto la convenzionalità del nomos , le leggi della città, rispetto a una giustizia naturale e affermano che la giustizia consiste nell’utile del più forte
- PROTAGORA legittima la democrazia, sostenendo che la capacità di fare politica non è un talento speciale ma un’attitudine che tutti i cittadini possono acquisire; e afferma che il giusto e l’ingiusto dipendono da ciò che la città stabilisce, ecc. 2. La visione platonica del Bene politico Morte di Socrate e giovinezza di Platone: fase di crisi della democrazia dopo il governo dei Trenta Tiranni, verso cui Platone nutre grandi speranze, si instaura nuovamente un governo democratico che, nel 399 a.C., si assume la responsabilità di condannare Socrate per empietà e di ucciderlo. - Considerazioni che Platone scrive nella Lettera VII, in cui afferma che il “mal governo” è un male comune a tutte le città e sostiene che solo la vera filosofia permette di distinguere ciò che è giusto dall’ingiustizia , sia nella vita pubblica che in quella privata. Per questo solo i filosofi potrebbero essere dei buoni governanti.
- L’apprendere e il conoscere sono, rispetti agli altri, gli unici beni che possiamo conseguire in modo illimitato senza per questo doverli sottrarre ad altri, anzi si regalano volentieri ad altri. Solo affidandosi al governo dell’anima razionale sulle altre, l’uomo potrà raggiungere la felicità e l’autorealizzazione La società, secondo Platone, nasce dal bisogno l’uomo, da solo, non è in grado di bastare a se stesso e per vivere instaura rapporti di collaborazione e di scambio. A soddisfare le necessità materiali, allora, provvederà la classe dei produttori e dei commercianti (uomini desiderosi di guadagno). Accrescendosi, la città entra in conflitto con altre comunità, per cui è necessaria una classe di guardiano che protegga la città (uomini desiderosi di onori).
- Superiore a tutto c’è il governo della città, per cui è designata la classe dei filosofi, cioè di coloro in cui domina l’anima razionale. Solo con un’armonia tra queste tre classi si può instaurare la città ideale , che assicura ai diversi tipi di uomini la possibilità di vivere nel modo cui il loro temperamento li indirizza, ma tenendoli entro quei limiti che fanno sì che essi contribuiscano, ciascuno a suo modo, al bene della città
- La classe dei politici deve rimanere lontana da tutto ciò che implichi un privato interesse acquisitivo. Perciò, essi non devono possedere proprietà privata, ma devono avere tutto in comune, anche abitare e mangiare insieme, e i loro figli saranno considerati figli della città e allevati in comune. Per quanto riguarda l’appartenenza alle tre classi, Platone ricorre a ciò che lui designa come una nobile menzogna: MITO FENICO Nella Repubblica , Platone delinea le forme di degenerazione a partire dalla città ideale, in un processo di decadimento progressivo:
- TIMOCRAZIA: preverrà la parte animosa, quindi i governanti saranno coloro che bramano onori e ambizioni
- OLIGARCHIA: alla ricerca di onori, si sostituisce il desiderio di ricchezze, creando una scissione nella società tra un’élite ricca e una massa povera (bramosa di una rivoluzione)
- DEMOCRAZIA: quando i poveri si ribellano, in cui regna un’apparente libertà che si traduce nel dominio dei demagoghi e nel rifiuto di qualsiasi obbedienza, fino all’anarchia
- TIRANNIDE: che si imporrà per porre fine all’anarchia Nel libro V della Repubblica , Platone ribadisce la sua convinzione che l’instaurazione di uno stato giusto sia possibile, attraverso un governo gestito da filosofi. Ovviamente egli, nel IX libro, scrive che l’ottimo stato esista solo a parole, ma la sua teoria rimarrà un modello cui ispirarsi, soprattutto, rimarrà un paradigma più etico che politico. 3. Aristotele e il pluralismo del bene Come Platone, per Aristotele la città rimane il punto di riferimento privilegiato; e, come per Platone, l’oggetto primario di riflessione della politica è il Bene, sia del singolo uomo che della città
- BENE dell’individuo, che consiste nell’attività dell’anima secondo virtù , si attua nel contesto della relazione con gli altri - POLITICA: scienza più direttiva e architettonica, perché si occupa del bene umano nel suo contesto più ampio, cioè coordinare tutte le condizioni all’interno delle quali gli individui possono vivere bene e attingere la loro felicità Rispetto alla filosofia platonica, mutano le coordinate teoretiche delle quali la ricerca sul bene per l’uomo viene guidata.
- Cambia il modo di intendere lo statuto teorico del sapere pratico, etico e politico: il bene pratico non può essere oggetto di un sapere rigoroso (come Platone) ma bisognerà accontentarsi di una verità conosciuta a grandi linee , che non può avere rigore dimostrativo
- Cambia la visione del bene Aristotele cr itica la concezione platonica di un’unica idea del bene in sé , di cui i beni particolari partecipano, poiché altrimenti esisterebbe una scienza di esso, mentre invece esistono molte scienze che trattano di ciò che è bene L’unità platonica che si riflette nel pensiero politico viene criticata da Aristotele, il quale sviluppa le tesi del carattere NATURALE dello stato e dei rapporti di comando/obbedienza che fondano la comunità umana
- In principio non c’è l’individuo solo, ma subito la comunità (originaria) che unisce, da un lato, maschio e femmina in vista della riproduzione; dall’altro, l’intelligente che ha natura di capo con colui che ha forza fisica ed è per natura subordinato.
- La natura dell’uomo è zoon politikon che, a partire dalla più piccola cellula familiare, dà vita a comunità via via più ampie di discendenza, di villaggio, e infine alla città dove può attingere i beni della vita civile Il concetto aristotelico di natura è teologico: la natura di una cosa è il fine cui tende il suo sviluppo , e in questo senso la comunità civile è iscritta nella natura dell’uomo. La natura non fa niente per caso, quindi se gli uomini hanno la parola, il senso del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto è perché questi possano essere sviluppati e attuati nella comunità. Come sul piano metafisico l’atto è anteriore alla potenza, così lo stato è anteriore all’individuo e alla famiglia , perché il tutto è necessariamente anteriore alla parte. Naturale è anche il rapporto di subordinazione (padrone/schiavo): così come, nel singolo uomo, l’anima domina sul corpo e l’intelligenza sull’appetito, come gli uomini tutti dominano sugli animali, allora gli uomini più dotati di intelligenza e di capacità di comando dominano su quelli più dotati di forza fisica, quindi atti a servire, a essere strumenti animati.
- Anche le famiglie sono strutturate in quest’ottica di subordinazione: l’uomo libero, il signore e padrone, comanda (in modo diversi) allo schiavo, alla femmina e ai figli
- Altro difetto di Platone: aver sacrificato la famiglia e la proprietà in nome dell’unità dello stato. Aristotele esamina diversi possibili ordinamenti della proprietà, distinti da quello in cui possesso della terra e consumo dei prodotti sono privati, e cioè proprietà privata della terra, ma uso comune dei prodotti; e proprietà comune con uso privato
sufficienti ed è anche il più stabile, perché l’eccesso di ricchezza o di povertà suscitano rivolte che portano alla tirannide. Politica : Aristotele affronta il problema di quale sia la vita buona per l’uomo. Questo dispone dei tre tipi fondamentali di beni: esteriori, del corpo e dell’anima mentre i primi due devono essere cercati senza eccesso e nella misura in cui sono necessari, i beni dell’anima non hanno questi limiti e sono quelli ad assicurare la felicità (che consiste nell’esercizio delle virtù, sia quelle dianoetiche della vita teoretica, sia quelle etiche della vita pratica).
- VITA FELICE: quella in cui la virtù si esplica in entrambe le direzioni
- CITTÀ MIGLIORE: consente ai cittadini di esplicitare la loro attività secondo virtù Tra i cittadini vengono esclusi coloro che non sono idonei all’attività politica: le donne e gli schiavi, ma anche i lavoratori manuali - Felicità nella polis non è un valore che può essere universalizzato: la libertà di alcuni presuppone altri che si fanno carico della necessità le attività necessarie devono essere subordinate alle attività con fine in se stesse, come l’attività politica e teoretica. La politica deve creare le condizioni per permettere ai cittadini di realizzare la loro felicità 4. Dalla polis alla cosmopolis Con l’impero di Alessandro Magno, la forma politica della politeia era già entrata nella fase della sua decadenza.
- Orizzonte politico si universalizza e si affermano nuove forme politiche , all’interno delle quali diventa impensabile una partecipazione diretta del cittadino. La distinzione fra Greci e barbari cade, e comincia ad affermarsi l’idea della eguaglianza fra tutti gli uomini , di una natura umana che è la stessa in ciascuno. Per un verso, gli individui che non trovano più l’autorealizzazione nella politica si ripiegano verso l’interno, alla ricerca di forme di saggezza che li aiutino a bastare a se stessi.
- EPICUREISMO: ideale di vivere nascosto e non prendere parte alla vita politica
- STOICISMO: prospettiva della cosmopolis, di una grande repubblica in cui i popoli diversi possano vivere in pace rispettandosi paritariamente, purché si sottopongano tutti all’unica e universale legge della ragione. Il saggio stoico è l’uomo superiore alle passioni , fedele alla virtù e al dovere, capace di accettare serenamente il destino e la morte (Seneca, Marco Aurelio, Cicerone).
- CICERONE affida centralità al concetto di diritto : a fondamento dell’ordine giuridico vi è una legge di natura o legge della ragione, che è eterna e immutabile e vale per tutti gli uomini incarna la giustizia ed è superiore a tutte le leggi umane.
- Comunità politica (res publica): unione fra uomini che si associano per la loro utilità comune vincolandosi sotto una certa legge cui danno loro il consenso. Vista come una società di uomini tenuta insieme dal vincolo del diritto. Il compito del magistrato (detentore del potere di governo) è quello di mettere in opera il diritto: egli è la legge che parla, ed è nella legge che
vive la res publica. Si afferma in tal modo una nuova concezione che pensa lo stato e la politica a partire dalla centralità delle categorie giuridiche. III. La città dell’uomo e la città di Dio
1. La rivoluzione cristiana. Paolo e Agostino Intreccio tra cristianesimo e politica è determinante per la storia occidentale. Il carattere rivoluzionario del messaggio cristiano: valore infinito di ogni singolo individuo in quanto creato da Dio (il cristianesimo, quindi, travolge il quadro di una società suddivisa in padroni e schiavi, queste distinzioni non hanno più valore di fronte a ciò che accomuna tutti gli uomini: il loro essere figli di Dio) Discorso della montagna Rovesciamento dei valori (della classicità): - Al posto della forza e potenza predica: Carità e fratellanza - Al posto della ricchezza la Povertà - Si volge verso i peccatori con Misericordia; riconosce il valore assoluto dell’uomo anche nell’umile, nel servo (il pensiero classico riteneva impossibile riconoscere virtù in questi soggetti) Il cristianesimo non si pensa come rivoluzione politica e non vuole essere tale, non c’è desiderio di fondare un regno diverso su questa terra perché l’unico regno che conta è quello di Dio. Tuttavia, la rivoluzione cristiana mina la situazione politica (dare a Cesare quel che è di Cesare significa anche, infatti, non dargli di più di quel che propriamente gli appartiene; il cristiano è tenuto a una doppia lealtà, a Cesare e a Dio e se insorge un conflitto l’obbligo nei confronti del Signore deve prevalere). Rottura completa rispetto a mondo della polis : - Polis esige lealtà piena, il cristianesimo distingue tra ciò che è dovuto allo stato e ciò che non vi appartiene articolazione di libertà più ricca di quella che non fosse possibile nella polis (da un lato il cristianesimo non vuole modificare la politica, ma dall’altro ne mina la legittimità) Perseguitato nell’Impero romano fino a che non si convertì a esso l’imperatore Costantino, il Cristianesimo si incomincia ad interrogare sulla legittimità del potere politico , sul fondamento, sulla sua autonomia e i suoi limiti. - PAOLO: I cristiani devono obbedienza all’autorità politica in quanto viene da Dio , e quindi opporsi a essa equivale a mettersi contro un ordine che riceve da Dio la sua legittimità. L’Obbedienza che i cristiani devono al potere pubblico non deve essere solo motivata dalla possibilità di punizione , ma è anche un obbligo di coscienza dato dal fondamento divino del potere Dopo la Conversione di Costantino il cristianesimo acquista piena cittadinanza nell’impero bisogna stabilire limiti e competenze dei due poteri, quello spirituale e quello temporale , che devono coesistere
partendo dal fatto che il potere della chiesa si colloca spiritualmente su un piano più alto, si deve porre una supremazia al pontefice e far discendere da lui anche la legittimazione del potere politico?) La dottrina del primato del potere papale su quello secolare verrà sostenuto dopo la morte di Agostino AGOSTINISMO POLITICO (si allontana dalle originarie tesi agostiniane)
- Subordina la politica ai fini sovrannaturali di cui la chiesa è custode linea di pensiero che verrà difesa da papa Gregorio Magno (fine IV sec.) Nell’800: incoronazione Carlo Magno in Roma da papa Leone III restaurazione dell’idea imperiale nel Sacro Romano Impero avviene sotto la Chiesa di Roma che le conferisce il crisma della legittimità
- Impero Carlo magno si sfalda dopo la sua morte e viene ricostruito da Ottone I di Germania: nel 962 riceve corona imperiale da papa Giovanni XII nuovo imperatore tenta di mettere la Chiesa sotto la sua tutela e rafforza il potere con i vescovi-contri nominati da lui
- Crescita potere imperiale con Ottone II che cerca di esercitare il proprio controllo anche sul papato lotta per le investiture (conflitto più aspro tra papato e impero) battaglia per riconquistare autonomia della Chiesa e il suo esclusivo diritto di conferire le cariche religiose: conflitto Enrico IV di Germania vs Papa Gregorio VII (Ildebrando di Soana = Gregorio nome da papa)
- Gregorio depone Enrico e lo scomunica e dichiara sciolti i sudditi dall’obbligo dell’obbedienza
- L’imperatore Enrico IV sarà costretto all’umiliazione di implorare il perdono del papa a Canossa
- In quanto successore di Pietro, che ha ricevuto direttamente da Cristo il potere di sciogliere e legare, il papa possiede unica vera autorità universale La superiorità del potere papale sarà riaffermata da Innocenzo IV contro Federico II, con la cui sconfitta crollerà il sogno degli imperatori tedeschi di restaurare la monarchia universale. 3. Tommaso D’Aquino Metà del XIII secolo: Diffusione delle traduzioni delle opere di Aristotele cristianesimo ha un grande rinnovamento, la scoperta di Aristotele apre la via a un nuovo modo di pensare lo spazio politico
- AGOSTINO: la riflessione sulla politica partiva da una concezione pessimistica della natura umana , dall’idea che il potere politico è reso necessario dalla corruzione di questa natura attraverso il peccato originale; quindi, netta antitesi tra dimensione natura e dimensione grazia
- TOMMASO: visione improntata alla continuità: la natura e la realizzazione del bene si compiono nella grazia e nella realizzazione del bene spirituale. Quindi la Politica, anche se sfera puramente umana, ha un’autonomia e uno spazio attraverso il quale attua il bene dell’uomo. Modo in cui uomini partecipano a legge divina è tramite legge naturale
- LEGGE regola delle azioni che obbliga a compiere certe cose e vieta altre
- LGGE NATURALE nota a tutti gli uomini, valida in ogni tempo, prescrizioni finalizzate al bene comune e vieta ciò che va contro questo fine. Agire per il bene: fare il bene e di evitare il male
- LEGGI UMANE servono perché gli uomini possono deviare, la ragione può essere alterata dalle passioni, dalle cattive abitudini o dalla malvagità naturale è necessario che gli uomini siano educati alla disciplina della virtù. Assicurano la pace e bandiscono le ingiustizie reciproche (anche grazie al timore del castigo ai trasgressori) Le leggi umane hanno il loro fondamento razionale nelle leggi di natura (una legge umana che vada contro le leggi di natura non è valida) La GIUSTIZIA si definisce come la volontà costante di dare a ciascuno il suo Mentre il DIRITTO: distinto in due
- NATURALE: deriva dalla natura stessa della cosa
- POSITIVO: deriva o da un accordo privato, o da un patto pubblico , o da ciò che è stato stabilito dal principe Seguendo l’impianto della Politica di Aristotele, Tommaso considera il vivere in società conforme alla natura dell’uomo. L’uomo fa parte della famiglia e questa della città, e il Bene del singolo non è un fine ultimo, ma deve essere ordinato al bene comune.
- Il POTERE POLITICO: è una necessità della convivenza umana, non dipende dal fatto che la natura si sia corrotta dal peccato originale anche nello stato di innocenza servirebbe, perché uomini tendono per natura a vivere in società e la vita in società non sarebbe possibile senza un potere che regola l’azione dei singoli e la orienta verso bene comune
- Il Bene comune non è in conflitto con il bene del singolo perché il singolo realizza il suo bene solo in un contesto più ampio
- La legge dev’essere finalizzata all’utilità di tutti
- La legge politica deve punire solo i vizi più gravi e quelli attraverso i quali gli individui nuocciono agli altri (es: omicidio, furto…) Se è vero che una legge ingiusta non è una legge, fino a che punto gli uomini sono tenuti ad obbedire a essa, e fino che punto le possono opporre una giusta resistenza? Secondo Tommaso bisogna distinguere tra diversi tipi di ingiustizia:
- Se una legge ingiusta comanda qualcosa contro Dio , allora gli uomini non devono in nessun caso obbedire ad essa, perché il comando di Dio è superiore a quello del principe
- Legge contrarie (inique) al bene umano possono esserlo in modi diversi:
- Mirano a soddisfare solo il bene dal principe e non quello della comunità
- Escono dai limiti di competenza di chi le emana
- Impongono oneri ai sudditi in modo iniquo - In quanto ingiuste non obbligano (in coscienza), tuttavia visto che non violano comandi divini è consigliabile rispettarle
ecclesiastiche di egemonia sul potere politico vengono respinte : la Legge che deve governare la città dev’essere il frutto della volontà dei cittadini
- L’autorità politica non può ammettere un superiore sopra di sé , perciò la tesi della plenitudo potestatis (pienezza di potere) sostenuta da Bonifacio VIII è respinta GUGLIELMO DI OCKAM (francescano) si batte contro la tesi della pienezza del potere papale ( Dialogus de potestate papae et imperatoris ). Difende la libertà dei cristiani dalle pretese del pontefice di dettare legge anche in campo politico. Inizi del Trecento: Chiesa attraversata da crisi papato con trasferimento ad Avignone sotto controllo di Filippo il Bello fino a scisma d’Occidente (1378-1417), con due papi, e poi addirittura tre
- Avviato il processo che porterà a nascita dei grandi stati nazionali monarchie spingono per avere potere diretto sulle chiese nazionali, che devono essere rese indipendenti da Roma
- La corruzione della chiesa romana innesca nascita primi movimenti di riforma LUTERO: affligge nel 1517 sulla porta del castello di Wittenberg 95 tesi contro il commercio delle indulgenze (uno dei molti mali che affliggevano la chieda di Roma) SI ROMPE l’unità con il cristianesimo europeo. Nel 1520 Martin Lutero brucia la bolla di scomunica emessa da Leone X e avvia la riforma che distrugge la struttura gerarchica della chiesa:
- Non c’è più un ruolo specifico del sacerdozio come intermediario tra Dio e i fedeli
- Sostiene la dottrina sacerdozio universale dei credenti
- Riduce il numero dei sacramenti riconoscendone soltanto tre: battesimo, eucaristia e penitenza (che hanno il loro fondamento nella sacra Scrittura, mentre gli altri sono stati istituiti dall’autorità ecclesiastica)
- Afferma il principio del libero esame: per cui ogni credete può rapportarsi direttamente al testo sacro, e interpretarlo, senza la mediazione dell’autorità ecclesiastica
- Traduce in tedesco la Bibbia e ne sollecita la diffusione tra i credenti in modo che la possano leggere direttamente Forte insistenza sul dovere dell’obbedienza alle autorità politiche vigenti (appoggerà in termini drastici e violenti la repressione da parte dei principi tedeschi della rivolta dei contadini). Ricercando l’appoggio dei principi nella sua lotta contro Roma, Lutero tesse la più dura apologia dell’autorità politica, la cui repressione del male e della disobbedienza dev’essere spietata e senza limiti. Visione del mondo politico dove separazione agostiniana tra le due città è radicalizzata.
- Regno di Dio: è un regno di grazia e misericordia, di una grazia che l’uomo non può guadagnarsi con le opere , perché è un puro dono divino
- Regno terreno: è irrimediabilmente segnato dalla perversità e dal disordine della natura umana che consegue nel peccato originale Per Lutero non vi è mediazione tra i due regni: quello terreno, spogliato di ogni intrinseco valore e positività, si oppone polarmente a quello della grazia e della misericordia.
Il Potere, in Lutero, non si esercita verso un popolo naturalmente riunito nella comunità, ma nasce per frenare individualità singole e divise. Questa radicale scissione tra i due regni, che consegna l’uomo a una pura malvagità e immanenza, priva di finalismo , pone presupposti culturali per pensatori moderni. IV. Paradigma del contratto
1. Il modello contrattualista La filosofia politica della modernità contrappone il modello contrattualista che domina le vicende del pensiero politico tra Hobbes e Kant. L’interesse del modello contrattualista risiede nella problematica delle LEGITTIMITÀ dell’ordine statale , ovvero del carattere vincolante dell’obbligo politico che ci lega ad esso (e non fornisce uno schema della genesi dello stato politico) Il modello contrattualista è essenzialmente un metodo per dare una risposta razionale circa la domanda come deve essere organizzato uno stato legittimo - Ordine politico legittimo è quello che si darebbero gli individui che non vivessero in stato già costituito, ma si trovassero invece a vivere in una condizione prepolitica e prestatale , senza rapporti di subordinazione reciproca, e quindi in una situazione di eguaglianza e libertà Sta in questo il grande valore rivoluzionario dell’idea contrattualista: - L’Ordine politico legittimo meriterebbe il consenso razionale da parte di individui liberi ed eguali, che si trovassero a scegliere come organizzare la loro convivenza partendo da stato di natura L’idea contrattualistica non esprime una verità storica ma una questione controfattuale; non risponde alla domanda come sono andate le cose, ma a quella su come dovrebbe essere organizzato un ordine politico legittimo. Gli argomenti contrattualisti mostreranno che: se gli individui si trovassero a vivere in una condizione prepolitica sceglierebbero di dar vita allo STATO (legittimato perché, se gli uomini non lo avessero, sceglierebbero di darselo; legittime sono solo le istituzioni a cui i cittadini danno il loro assenso) 2. La cesura di Thomas Hobbes (1588-1673) Prende le distanze da modo classico di pensare la socialità e la politicità dell’uomo - Per ARISTOTELE: l’assestarsi dagli uomini in rapporti di convivenza gerarchici è visto come un rapporto naturale e spontaneo - HOBBES: non ci sono ragioni naturali per cui alcuni uomini siano destinati a comandare ed altri ad obbedire. Presunzione aristotelica di una originaria ineguaglianza di capacità è smentita dalla ragione e dai fatti (es: le api e le formiche vivono naturalmente in società senza aver in alcun modo istituito l’ordine al quale sottostanno.) Gli uomini non sono assimilabili a questi ordinati animali: Gli uomini sono costantemente in competizione , la soddisfazione più gratificante, è essere superiori agli altri.