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sintesi del risorgimento, Appunti di Storia Contemporanea

sintesi dettagliata del risorgimento

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 01/05/2023

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I moti del 1820 – 21
Con la restaurazione delle monarchie assolute vennero annullati i principi affermati dalle rivoluzioni
francese e americana. Ma l’idea di uno stato costituzionale, fondato cioè non sull’arbitrio del
sovrano ma su una costituzione che garantisse la libertà e l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla
legge, era ormai sentita come una concreta esigenza da molti intellettuali del ceto borghese. In
grande maggioranza i borghesi furono infatti i liberali cioè coloro che si battevano per i diritti
dell’uomo e la costituzione e nei paesi soggetti allo straniero, per l’indipendenza nazionale. Lo
strumento di cui i liberali si servirono per lottare contro l’assolutismo e la repressione dei governi
furono le società segrete. In Italia la società segreta più potente e diffusa fu la Carboneria.
Fra il 1820 e il 1822 vari paesi d’Europa, cioè Spagna, Portogallo, regno di Napoli, Piemonte,
furono teatro di moti insurrezionali che avevano come scopo l’ottenimento di una costituzione.
Tranne che in Piemonte, dove la rivolta fu subito domata con l’aiuto degli Austriaci, altrove gli
insorti riuscirono dapprima a ottenere la promulgazione di costituzioni liberali. Tuttavia di fronte al
pericolo le potenze della Santa Alleanza (Austria, Russia e Prussia, poi Francia e Inghilterra)
decisero nel corso di ripetuti convegni, a Troppau, Lubiana e Verona, di intervenire con la forza
delle armi. La Francia, desiderosa di estendere la sua influenza sulla Spagna e sulle colonie
spagnole, si incaricò di riportare l’ordine nella penisola iberica. All’Austria, che già era intervenuta
in Piemonte e che aveva messo in atto nel Lombardo- veneto misure repressive di cui furono
vittime patrioti come Pellico, Confalonieri e altri, fu affidato il compito di schiacciare il governo
costituzionale di Napoli, indebolito dai moti separatisti siciliani, e di restituire il potere assoluto a
Ferdinando I.
Questionario:
1) Perché all’inizio dell’800 sorsero tante società segrete?
2) Perché fallirono subito i moti piemontesi?
3) Per quale motivo la Francia si propose per intervenire in Spagna?
4) Chi sono i liberali?
La questione d’Oriente
La politica di equilibrio che aveva in gran parte ispirato il Congresso di Vienna fu messa alla prova
nel 1821 quando, sulla scia dei moti rivoluzionari della Spagna, di Napoli e del Piemonte, si
accesero in Grecia numerosi focolai di rivolta contro la dominazione turca. Limpero ottomano si
estendeva sull’Africa settentrionale, il Medio Oriente, l’Anatolia e i Balcani; di fatto la sua autorità
era molto debole e divisa tra i vari pascià (o vicerè) e principi locali. Le grandi potenze (Austria,
Russia, Gran Bretagna, Francia) ambivano a raccogliere l’eredità dell’impero ottomano, ma
ciascuna voleva impedire che le altre ricavassero dallo sfacelo di quest’ultimo vantaggi eccessivi.
Perciò mentre gli ambienti liberali di tutta Europa appoggiavano generosamente gli insorti greci, i
governi delle grandi potenza mantenevano un atteggiamento cauto e si studiavano a vicenda. Nel
1827 il caso venne in aiuto dei Greci che avevano duramente lottato per la libertà: la battaglia di
Navarino, in cui a fianco della Grecia si schierarono soldati inglesi, francesi e russi, ingaggiata per
cause fortuite e conclusasi con la distruzione della flotta ottomana, sancì praticamente
l’indipendenza della Grecia. La catena di reazioni contro i regimi assolutistici registrò un altro
episodio in Francia, nel luglio 1830, quando la borghesia liberale parigina, esasperata dalla politica
oppressiva di Carlo X, suscitò una rivolta che si concluse con la fuga del re. Il trono fu offerto a un
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I moti del 1820 – 21 Con la restaurazione delle monarchie assolute vennero annullati i principi affermati dalle rivoluzioni francese e americana. Ma l’idea di uno stato costituzionale, fondato cioè non sull’arbitrio del sovrano ma su una costituzione che garantisse la libertà e l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, era ormai sentita come una concreta esigenza da molti intellettuali del ceto borghese. In grande maggioranza i borghesi furono infatti i liberali cioè coloro che si battevano per i diritti dell’uomo e la costituzione e nei paesi soggetti allo straniero, per l’indipendenza nazionale. Lo strumento di cui i liberali si servirono per lottare contro l’assolutismo e la repressione dei governi furono le società segrete. In Italia la società segreta più potente e diffusa fu la Carboneria. Fra il 1820 e il 1822 vari paesi d’Europa, cioè Spagna, Portogallo, regno di Napoli, Piemonte, furono teatro di moti insurrezionali che avevano come scopo l’ottenimento di una costituzione. Tranne che in Piemonte, dove la rivolta fu subito domata con l’aiuto degli Austriaci, altrove gli insorti riuscirono dapprima a ottenere la promulgazione di costituzioni liberali. Tuttavia di fronte al pericolo le potenze della Santa Alleanza (Austria, Russia e Prussia, poi Francia e Inghilterra) decisero nel corso di ripetuti convegni, a Troppau, Lubiana e Verona, di intervenire con la forza delle armi. La Francia, desiderosa di estendere la sua influenza sulla Spagna e sulle colonie spagnole, si incaricò di riportare l’ordine nella penisola iberica. All’Austria, che già era intervenuta in Piemonte e che aveva messo in atto nel Lombardo- veneto misure repressive di cui furono vittime patrioti come Pellico, Confalonieri e altri, fu affidato il compito di schiacciare il governo costituzionale di Napoli, indebolito dai moti separatisti siciliani, e di restituire il potere assoluto a Ferdinando I. Questionario:

  1. Perché all’inizio dell’800 sorsero tante società segrete?
  2. Perché fallirono subito i moti piemontesi?
  3. Per quale motivo la Francia si propose per intervenire in Spagna?
  4. Chi sono i liberali? La questione d’Oriente La politica di equilibrio che aveva in gran parte ispirato il Congresso di Vienna fu messa alla prova nel 1821 quando, sulla scia dei moti rivoluzionari della Spagna, di Napoli e del Piemonte, si accesero in Grecia numerosi focolai di rivolta contro la dominazione turca. Limpero ottomano si estendeva sull’Africa settentrionale, il Medio Oriente, l’Anatolia e i Balcani; di fatto la sua autorità era molto debole e divisa tra i vari pascià (o vicerè) e principi locali. Le grandi potenze (Austria, Russia, Gran Bretagna, Francia) ambivano a raccogliere l’eredità dell’impero ottomano, ma ciascuna voleva impedire che le altre ricavassero dallo sfacelo di quest’ultimo vantaggi eccessivi. Perciò mentre gli ambienti liberali di tutta Europa appoggiavano generosamente gli insorti greci, i governi delle grandi potenza mantenevano un atteggiamento cauto e si studiavano a vicenda. Nel 1827 il caso venne in aiuto dei Greci che avevano duramente lottato per la libertà: la battaglia di Navarino, in cui a fianco della Grecia si schierarono soldati inglesi, francesi e russi, ingaggiata per cause fortuite e conclusasi con la distruzione della flotta ottomana, sancì praticamente l’indipendenza della Grecia. La catena di reazioni contro i regimi assolutistici registrò un altro episodio in Francia, nel luglio 1830, quando la borghesia liberale parigina, esasperata dalla politica oppressiva di Carlo X, suscitò una rivolta che si concluse con la fuga del re. Il trono fu offerto a un

nobile di idee progressiste, Luigi Filippo d’Orleans, il quale si affrettò a concedere una costituzione liberale. L’avvento al trono di Luigi Filippo suscitò fra i liberali di tutta Europa speranze, purtroppo eccessive che sfociarono in due episodi. Nel 1830 i Belgi si sollevarono contro l’unione con gli Olandesi, cui li aveva costretti il Congresso di Vienna. Francia e Gran Bretagna, che avevano interesse a indebolire il regno dei Paesi Bassi, appoggiarono i Belgi, bloccando un intervento repressivo della Santa Alleanza. Più sfortunati furono i Polacchi e i Modenesi. I primi sollevatisi a Varsavia contro la dominazione zarista, non ricevettero nessun aiuto e la loro rivolta venne soffocata dai Russi. I secondi insorsero nel 1831 confidando nell’aiuto di Luigi Filippo. La ribellione si estese subito ad altre città dell’Emilia, ma l’intervento francese non ci fu, e l’insurrezione fu, ancora una volta, domata dagli Austriaci. Le idee liberali, tanto dibattute in Europa in questo periodo, ebbero un riflesso pacifico e costruttivo in Gran Bretagna. Il partito della borghesia liberale (gli whig), andato al potere, introdusse importanti riforme, come quella elettorale, che più tardi sarebbero state un punto di riferimento per le democrazie del continente. Questionario

  1. Che cos’è la questione d’Oriente?
  2. Grazie all’appoggio di quali potenze la Grecia ottenne l’indipendenza?
  3. Quale ruolo ebbe Luigi Filippo riguardo lo sviluppo dei moti del 1830-31?
  4. Come si conclusero questi moti e perché? Lo sviluppo economico europeo e la questione sociale Durante gli ultimi decenni del XVIII secolo e la prima metà del XIX ebbe luogo la cosiddetta “rivoluzione industriale”, provocata dall’impiego di nuove fonti di energia, dall’invenzione delle prime macchine industriali e, conseguentemente, dalla radicale trasformazione dei metodi di produzione. Iniziata in Inghilterra, per molteplici ragioni di cui la più importante fu il fortissimo incremento demografico e quindi l’accresciuta domanda di beni di consumo, questa rivoluzione era destinata a sconvolgere, nel campo economico e sociale, tutte le vecchie abitudini, a modificare i rapporti tra imprenditori e lavoratori. Le prime ad affermarsi furono le industrie tessili, ma in seguito, a causa della crescente richiesta di macchinari, importantissima divenne l’industria meccanica e siderurgica; l’industria estrattiva ebbe di conseguenza un enorme incremento. Le nuove macchine rivoluzionarono anche il campo dei mezzi di trasporto: nel 1807 lo statunitense Fulton costruì la prima imbarcazione a vapore; nel 1814 l’inglese Stephenson applicò la macchina a vapore ad un locomotiva, si iniziava l’affermazione di un mezzo di trasporto che avrebbe contribuito a modificare l’economia e la vita degli uomini. Contrariamente a quanto succedeva in Inghilterra, in Italia l’agricoltura rimase l’attività prevalente, mentre assai meno favorita fu l’industria, fatta eccezione per quella tessile del nord. In Inghilterra e poi in tutta Europa la rivoluzione industriale ebbe gravi ripercussioni sociali; i progressi dell’agricoltura e l’aumento demografico provocarono una forte emigrazione verso i nuovi centri industriali. Questi lavoratori, che per l’eccesso di manodopera vivevano nella paura della disoccupazione ed erano costretti ad accettare inumane condizioni di lavoro, costituirono una nuova classe sociale a cui fu dato il nome di proletariato. Fin dai primi decenni dell’800, fremiti di ribellione cominciarono a scuotere le masse operaie e la questione sociale si impose in tutta la sua gravità.

malgrado le proteste austriache, da Leopoldo II e da Carlo Alberto. Si creò così in molti stati italiani un clima di grande entusiasmo e di speranza. Nel 1848 Ferdinando II di Napoli, costretto dallo scoppio di una rivoluzione in Sicilia, concesse la Costituzione; seguirono il suo esempio Leopoldo II di Toscana, Carlo Alberto e Pio IX. Questionario

  1. Che cosa è il neoguelfismo?
  2. Cosa sosteneva Massimo D’Azeglio?
  3. Cosa costrinse Ferdinando II a concedere la costituzione?
  4. Chi sono i protagonisti di questo periodo? La rivoluzione europea del 1848 Una grave crisi nel settore dell’agricoltura e dell’industria fece precipitare nel 1848 la situazione politica europea. L’ondata rivoluzionaria investì nel febbraio del ’48 la Francia, dove al governo sempre più reazionario di Luigi Filippo, repubblicani e democratici risposero cacciando il re e costituendo un governo provvisorio, presieduto dal poeta Lamartine, al quale parteciparono anche i socialisti. L’Assemblea, eletta a suffragio universale per dare alla Francia una costituzione repubblicana, risultò tuttavia composta in maggioranza di moderati e conservatori; il proletariato, deluso nelle sue speranze, reagì con l’insurrezione, che tuttavia venne soffocata nel sangue dalle truppe regolari del generale Cavaignac. In dicembre Luigi Napoleone Bonaparte fu eletto presidente della repubblica. Nell’impero asburgico le rivendicazioni ebbero carattere liberale e nazionale: oltre alle riforme e alla costituzione si chiedeva da parte dei popoli soggetti una maggiore autonomia dal governo austriaco. In marzo scoppiarono tumulti a Vienna e Metternich fu costretto ad abbandonare l’incarico. Contemporaneamente a Praga e a Budapest si costituirono governi provvisori. Nonostante le promesse iniziali della monarchia austriaca, le insurrezioni di Vienna e di Praga furono rapidamente domate e anche in Ungheria, malgrado l’eroica resistenza dei patrioti, venne ristabilito l’ordine con l’aiuto dello zar di Russia (agosto 1849). Nella Confederazione germanica, dove in quegli anni si era andata affermando la potenza della Prussia, scoppiarono nel marzo del ’48 in vari stati numerose insurrezioni che costrinsero i principi a concedere riforme e a indire un’assemblea di rappresentanti di tutti gli stati per elaborare una nuova costituzione. L’Assemblea si riunì a Francoforte e decise di dar vita a una nuova Confederazione germanica, di cui fu offerta la corona al re di Prussia. Ma questi, temendo l’ostilità dell’Austria, esclusa dalla Confederazione, rifiutò l’offerta e fece sciogliere l’Assemblea. Questionario
  5. Quali forze parteciparono al governo provvisorio costituitosi in Francia nel febbraio del 1848?
  6. Quali stati si contendono i territori germanici?
  7. Quali sono gli obiettivi dei popoli europei nei confronti dei rispettivi sovrani?

Gli sviluppi del 1848 in Italia Se la prima scintilla delle rivoluzioni avutesi in Europa nel 1848 era stata l’insurrezione di Palermo, gli avvenimenti di Parigi, Vienna, Praga e Budapest ebbero a loro volta profonde ripercussioni nella penisola italiana. Per prima si sollevò Venezia (17 marzo); poi Milano (18-22 marzo, le cosiddette Cinque Giornate) che costrinse Radetzky a ritirarsi verso le forze del quadrilatero. Contemporaneamente insorgevano altre città della Lombardia e del Veneto. In Piemonte Carlo Alberto, sollecitato dai moderati milanesi a intervenire, il 23 marzo dichiarò guerra all’Austria, giungendo a Milano quando ormai gli Austriaci l’avevano abbandonata. L’inseguimento di Radetzky procedette lentamente, anche perché Carlo Alberto, durante l’intero corso della guerra, si preoccupò di ottenere consensi fra i moderati, sollecitando l’annessione delle terre liberate dal Piemonte, anziché condurre con fermezza le operazioni. Nel frattempo a Napoli, Firenze e Roma le manifestazioni dei patrioti alla dichiarazione di guerra di Carlo Alberto indussero i sovrani a inviare truppe regolari in appoggio a quelle piemontesi. Ma l’atteggiamento di Carlo Alberto e la prospettiva di un ingrandimento del Piemonte dispiacquero ben presto ai sovrani, i quali tra la fine d’aprile e il maggio richiamarono le truppe. A combattere a fianco del Piemonte rimasero i volontari, assai malvisti da Carlo Alberto, e i regolari che disobbedirono agli ordini (fra cui Guglielmo Pepe). Dopo alcuni successi iniziali le truppe piemontesi posero l’assedio a Peschiera con l’intento di passare a Verona e stanare Radetzky. Questi, passato a Mantova, tentò di sorprendere alle spalle i piemontesi, ma fu sconfitto a Goito (30 maggio 1848). Lo stesso giorno Peschiera austriaca si arrendeva. Mentre i soldati acclamavano Carlo Alberto re d’Italia, Milano, Parma, Modena e poi Venezia votavano l’annessione al Piemonte. L’entusiasmo fu breve: nel giro di tre settimane Radetzky riconquistava tutte le città venete tranne Venezia e, battuto Carlo Alberto a Custoza (25 luglio), si apprestava ad attaccare Milano, quando si vide consegnare dal re la città tra l’indignazione dei Lombardi. Chiuse questa prima fase della prima guerra d’indipendenza l’armistizio Salasco (9 agosto). Venuta meno la fiducia nel re di Savoia, ai democratici non restava che puntare sull’entusiasmo e l’azione del popolo. Così mentre Venezia, che non aveva accettato l’armistizio, tornava repubblica e si batteva contro gli Austriaci, in Toscana e a Roma sorsero nel febbraio 1849 governi provvisori retti da democratici. In Piemonte le pressioni dei democratici indussero il re a riprendere la guerra, che tuttavia nel giro di tre giorni si concluse con la disfatta di Novara (23 marzo 1849), cui seguì l’abdicazione di Carlo Alberto e la firma dell’armistizio di Vignale tra il nuovo re Vittorio Emanuele II e Radetzky). In Toscana, fallito il tentativo democratico, Leopoldo II riprese la sua politica reazionaria. Restavano in armi Roma e Venezia. Verso Roma, in aiuto di Pio IX, rifugiatosi fin dal novembre del ’48 a Gaeta, mossero Ferdinando di Napoli, poi Austria, Spagna, Francia. I volontari accorsi da ogni parte a salvare il governo democratico, primo fra tutti Garibaldi, contesero a palmo a palmo la città agli invasori. Tutto fu inutile: il 1° luglio Roma si arrendeva. In agosto cadeva fiaccata dal colera e costretta alla fame, la gloriosa repubblica di Venezia.

Alfonso Lamarmora, che si distinsero nella battaglia di Cernaia. Dopo la resa di Sebastopoli, lo zar fu costretto a trattare la pace. Al Congresso di Parigi(1856), pur senza ottenere vantaggi territoriali, Cavour poté porre alle grandi potenze europee la questione italiana. Successivamente al convegno di Plombières del 1858 Cavour ottenne da Napoleone III un impegno all’appoggio da parte della Francia nel caso che l’Austria avesse attaccato il Piemonte; e a guerra vinta, la cessione a Vittorio Emanuele II del Lombardo-Veneto. In cambio il Piemonte avrebbe ceduto alla Francia la Savoia. Rimaneva in sospeso la questione di Nizza sulla quale Napoleone III aveva azzardato delle richieste. Questionario

  1. Perché ebbe successo il colpo di stato di Luigi Napoleone?
  2. Come si conclusero gli ulteriori tentativi dei cospiratori d’ispirazione mazziniana?
  3. In che modo Vittorio Emanuele II ottenne l’appoggio del parlamento alla pace con l’Austria?
  4. Come riuscì Cavour a creare intorno a sé una solida maggioranza parlamentare?
  5. Quali vantaggi portò al Piemonte l’intervento della guerra in Crimea?
  6. Cosa stabilivano i patti di Plombières? L’unificazione d’Italia L’ultimatum dell’Austria, allarmata dai preparativi militari del Piemonte, portò nel 1859 alla guerra. Secondo gli accordi di Plombières, Napoleone III, postosi alla testa degli eserciti alleati, mosse in aiuto del Piemonte e sconfisse gli Austriaci prima a Montebello, poi a Palestro e a Magenta, mentre Garibaldi, con i suoi cacciatori delle Alpi, vinceva a Varese e a San Fermo. Le battaglie di Solferino e san Martino concludevano la liberazione della Lombardia. A questo punto Napoleone III rendendosi conto che queste vittorie andavano a esclusivo vantaggio della monarchia sabauda e temendo la reazione che avrebbero provocato in Francia le numerose perdite subite, firmò con l’imperatore austriaco l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859). Anche Vittorio Emanuele II firmò l’armistizio, provocando le dimissioni di Cavour, che voleva continuare la guerra senza la Francia. Intanto nell’Italia centrale i patrioti insorti, ribellandosi a una clausola dell’armistizio che voleva restaurati i sovrani nei ducati, chiedevano l’annessione al Piemonte. La ottennero grazie alla mediazione di Cavour il quale, tornato al governo, per ottenere il consenso di Napoleone III all’ampliamento del regno sabaudo, gli cedette Nizza e la Savoia. In Sicilia, contro la tendenza di Cavour a fare l’unità d’Italia per via diplomatica, i mazziniani agirono affidandosi all’iniziativa popolare. I numerosi focolai di rivolta accesi in tutta l’isola dalla sommossa scoppiata a Palermo in aprile, facilitarono la conquista del regno delle Due Sicilie effettuata da Garibaldi con la spedizione dei Mille (5 maggio – 7 settembre 1860). Preoccupato dal grandioso successo dell’impresa, Cavour riprese in mano la situazione politica. Sventò il tentativo di Garibaldi di proseguire fino alla liberazione di Roma, cosa che avrebbe provocato l’intervento di Napoleone III, inviando truppe piemontesi nelle Marche e nell’Umbria, territorio pontificio. Con il sistema dei plebisciti, le due regioni furono a poco a poco annesse al Piemonte, così come i territori del regno delle Due Sicilie che Garibaldi, nello storico incontro a

Teano, consegnò al re. Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento italiano proclamò a Torino la nascita del Regno d’Italia. All’unificazione nazionale mancavano però ancora Roma e Venezia. Questionario

  1. Perché Napoleone III fu obbligato ad entrare in guerra a fianco dei piemontesi?
  2. Che cosa spinse Napoleone III a firmare l’armistizio di Villafranca?
  3. Quale fu l’intervento di Garibaldi per l’unificazione dell’Italia?
  4. Perché Cavour non voleva che Garibaldi prendesse Roma?
  5. Cosa si ottenne con il sistema dei plebisciti?
  6. Cosa accadde il 17 marzo 1861?