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SINTESI MORFOLOGIA E SINTASSI, Appunti di Linguistica Generale

Sintesi delle slide + appunti di morfologia e sintassi

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 02/08/2021

annalisa-martino
annalisa-martino 🇮🇹

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MORFOLOGIA
La morfologia rappresenta uno dei piani dell’articolazione del linguaggio; è costituita da
unità dotate di significato autonomo. Studia i morfemi e i rapporti che ci sono tra le unità che
formano la parola; studia la struttura della parola e rapporti delle unità all'interno della
parola.
La morfologia si occupa di studiare le variazioni che avvengono all’interno:
-Di una parola (le declinazioni o le coniugazioni)
-Di parole connesse tra di loro, tenendo conto dell’etimologia (composizione o
derivazione)
Morfologia derivativa è lo studio della formazione di nuove parole
Morfologia flessiva è lo studio delle modifiche che subiscono le parole nelle frasi
La morfologia soddisfa due principi:
-Economia che ci permette di usare gli stessi elementi un numero illimitato di volte
per esprimere le stesse funzioni
-Coesione indica le relazioni tra i diversi elementi della stessa frase, attraverso
l’accordo grammaticale.
La morfologia basa il proprio funzionamento sulla scomposizione e sostituzione delle unità:
Data una parola, possiamo sezionarla fino ad ottenere delle unità minime di prima
articolazione, dotate cioè di significato autonomo, che prende il nome di prova di
commutazione.
A tal proposito, possiamo fare la distinzione di morfema, morfo e allomorfo:
morfo è l’unità che si ottiene attraverso la scomposizione lineare, e fa riferimento alla
sostanza, alla parte concreta.
Morfema è l’aspetto funzionale delle unità, e fa riferimento alla forma e alla funzione, ed
è la parte astratta.
Allomorfo è la variante di un morfema, ed indica ciascuna delle forme diverse in cui si
può presentare uno stesso morfema, senza provocare differenze funzionali. È rappresentato
dall’allofono.
TIPI DI MORFEMI FUNZIONALI
Morfemi lessicali sono un sistema aperto, e in continuo cambiamento, poiché si
arricchisce sempre di più di nuovi elementi;
Morfemi grammaticali sono un sistema chiuso, e non accolgono nuove entità
oM. derivazionali sono parole che derivano da altre parole
oM. flessionali indica il genere o il numero di una parola, (maschile, femminile,
singolare, plurale..)
Un termine sinonimo di morfema è 'monema', si distinguono due grandi classi di monemi,
che chiamano 'semantemi' quando sono elementi lessicali, e 'morfemi' quando sono
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MORFOLOGIA

La morfologia rappresenta uno dei piani dell’articolazione del linguaggio; è costituita da unità dotate di significato autonomo. Studia i morfemi e i rapporti che ci sono tra le unità che formano la parola; studia la struttura della parola e rapporti delle unità all'interno della parola. La morfologia si occupa di studiare le variazioni che avvengono all’interno:

  • Di una parola (le declinazioni o le coniugazioni)
  • Di parole connesse tra di loro, tenendo conto dell’etimologia (composizione o derivazione) Morfologia derivativa  è lo studio della formazione di nuove parole Morfologia flessiva  è lo studio delle modifiche che subiscono le parole nelle frasi La morfologia soddisfa due principi:
  • Economia  che ci permette di usare gli stessi elementi un numero illimitato di volte per esprimere le stesse funzioni
  • Coesione  indica le relazioni tra i diversi elementi della stessa frase, attraverso l’accordo grammaticale. La morfologia basa il proprio funzionamento sulla scomposizione e sostituzione delle unità: Data una parola, possiamo sezionarla fino ad ottenere delle unità minime di prima articolazione, dotate cioè di significato autonomo, che prende il nome di prova di commutazione. A tal proposito, possiamo fare la distinzione di morfema, morfo e allomorfo: morfo  è l’unità che si ottiene attraverso la scomposizione lineare, e fa riferimento alla sostanza, alla parte concreta. Morfema  è l’aspetto funzionale delle unità, e fa riferimento alla forma e alla funzione, ed è la parte astratta. Allomorfo  è la variante di un morfema, ed indica ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare uno stesso morfema, senza provocare differenze funzionali. È rappresentato dall’allofono. TIPI DI MORFEMI FUNZIONALI Morfemi lessicali sono un sistema aperto, e in continuo cambiamento, poiché si arricchisce sempre di più di nuovi elementi; Morfemi grammaticali sono un sistema chiuso, e non accolgono nuove entità o M. derivazionali  sono parole che derivano da altre parole o M. flessionali  indica il genere o il numero di una parola, (maschile, femminile, singolare, plurale..) Un termine sinonimo di morfema è 'monema', si distinguono due grandi classi di monemi, che chiamano 'semantemi' quando sono elementi lessicali, e 'morfemi' quando sono

elementi grammaticali. La scomposizione lineare avviene in lingue come l’italiano, l’inglese o il latino. Nell’inglese esiste anche morfema zero , non la si può trasformare in plurare, non visibile e non espresso (sheep). In alcune lingue la scomposizione non è lineare. Indoeuropee (tedesche), semitiche (arabo). Morfema sostitutivo: i morfi non sono isolabili segmentalmente, consistono in mutamenti fonici, ad esempio foot diventa feet. Morfemi soprasegmentali: un morfo si manifesta attraverso un tratto soprasegmentale, come la posizione dell’accento TIPI DI MORFEMI IN BASE ALLA POSIZIONE I morfemi, in base alla posizione all’interno della parola, prendono vari nomi. I morfemi e i morfi grammaticali possono essere definiti come affissi , rispetto alla radice di una parola, costituita dal morfema lessicale, che possono essere:

  • Prefissi, prima della radice, in italiano di solito sono derivazionali
  • Suffissi, dopo la radice, prendono il nome anche di desinenze
  • Infissi, all’interno della parola (non vi sono infissi in italiano)
  • Circonfissi, circondano la radice Transfissi: si incastrano dentro la radice e creano discontinuità, sia dell’affisso sia della radice TIPOLOGIA MORFOLOGICA Vi sono delle caratteristiche profonde comuni a più lingue, che ci permettono di creare tassonomia (un’analisi che evidenzia le regole di combinazione dei termini), in base a tipi morfologici
  • lingue isolanti : sono prive di morfologia, hanno una morfologia molto ridotta. Es: cinese,
  • agglutinanti : hanno una morfologia molto sviluppata, ma ha due caratteristiche, lineare e trasparente. Es: turco, ordine lineare, il segno (il concetto) è trasparente e non può essere modificato. I morfi sono monofunzionali.
  • lingue flessive : (lingue indoeuropee) sono lingue con morfologia sviluppata, il segno linguistico è modificabile al proprio interno. Un morfo può contenere più funzioni, più morfemi. Ordine a incastro, il segno diventa opaco perché modificabile. Morfo cumulativo, unisce la serie di funzioni, es. essere maschile, singolare e nominativo.
  • polisintetiche: è una lingua che ha una sruttura della parola molto complessa, es. lingue agglutinanti, sono l’opposto delle isolanti, possono comparire due o più radici lessicali. In senso tecnico e dal punto di vista della linguistica si parla più propriamente di categorie linguistiche , comune a tutte le lingue Categoria vanno dal generale al particolare, ad ogni categoria ci sono una serie di tratti, che poi saranno concretizzati dai valori flessionali.

Studiosi della sintassi:

  • Wackernagel  linguista che ha rappresentato l’aspetto più avanzato della speculazione neo-grammaticale
  • Mathesius  si occupò dello studio funzionalistico della sintassi
  • Bloomfield  maggiore esponente dello strutturalismo americano, il suo approccio è di tipo distribuzionalistico, cioè studia la combinazione delle proprietà degli elementi che portano alla formazione di unità di livello superiore.
  • Chomsky  considera la sintassi come lo studio dei principi e dei procedimenti con i quali le lingue costruiscono le frasi. Le parole si combinano tra di loro secondo una combinabilità larga , prerogativa della sintassi, diversa da quella stretta dei morfemi. Due condizioni: Condizione di composizionalità  le parole, unità minime della sintassi (sintagmi), si combinano in sequenze infinite. Condizione di posizionalità  queste sequenze hanno un ordine che è pertinente, cioè significativo. Se l’ordine varia, varia anche il significato, oppure si ottengono frasi che non sono ammissibili grammaticalmente. Dicotomia (coppie di concetti che si escludono a vicenda) della combinabilità larga ~stretta
  • Larga  cambiando l’ordine dei vari elementi della frase, il significato non cambia;
  • Stretta  non è possibile la variazione della posizione AMBIGUITA’ Le frasi possono essere anche ambigue , perché sono ambigui i rapporti tra gli elementi della frase, cioè possono avere più di un significato. Per risolvere l’ambiguità, potremmo usare le parentesi tonde quadre e graffe, con lo stesso valore funzionale che queste hanno in algebra. STRUTTURA GERARCHICA Una caratteristica del linguaggio umano è la linearità , che viene resa esplicita dalla sintassi attraverso la rappresentazione della struttura gerarchica di una frase. Lo strutturalismo americano di Bloomfield opera attraverso la segmentazione e la sostituzione, che sono alla base dell’analisi sintattica. La frase viene scomposta in pezzi sempre più piccoli, che sono i costituenti della frase ( analisi in costituenti immediati ). I costituenti, che vengono isolati, formano il sottolivello di analisi superiore. Esistono modi diversi per rappresentare schematicamente l'analisi di una frase nei suoi costituenti:
  • Con parentesi numerate
  • A scatole
  • Ad albero  è quella più diffusa, un albero è un grafo costituito da nodi da cui si dipartono rami; ogni nodo rappresenta un sottolivello di analisi della sintassi, e reca il simbolo della categoria a cui appartiene il costituente di quel sottolivello. Nella rappresentazione ad albero, usiamo dei simboli per indicare le categorie: Simboli valore F (oppure S) frase SN sintagma nominale SV sintagma verbale AUS ausiliare SP sintagma preposizionale N nome A articolo Quant quantificatore V verbo P pronome Part particella Mod modificatore Nella teoria della grammatica trasformazionale standard (Chomsky), si parte dal presupposto che gli indicatori sintagmatici di base siano generati da regole a struttura sintagmatica (SS). Un sintagma è la minima combinazione di parole, che funzioni come un’unità della struttura frasale. a) F  SN, Aus, SV b) SN  Art, N c) SV  V, SN Ogni punto dell’albero che sia etichettato è detto nodo: il nodo F domina i nodi SN, AUS, e SV, mentre questi sono sottordinati rispetto ad F. Quest’insieme di rapporti è indicato attraverso una terminologia genealogica: F è nodo-madre rispetto SN, AUS e SV, mentre questi sono nodi-figlie rispetto ad F e nodi-sorelle tra loro. Nelle formule di Struttura Sintagmatica (SS), alcuni elementi sono facoltativi, nel senso che la loro presenza non è indispensabile per costruire una F e i componenti facoltativi si trovano fra parentesi:
  • Congiunzioni  congiunzioni subordinanti di diverso valore (causale, temporale, concessivo, finale, ecc.) che vengono poste all’inizio della frase subordinata, per indicare la natura e la funzione
  • Marca zero  subordinate oggettive o soggettive (non sono introdotte da niente) Alcune frasi possono assumere anche funzioni pragmatico-informativo. A tal proposito, possiamo distinguere tre tipi di soggetto:
  • soggetto grammaticale  impone al verbo il suo pacchetto morfemico
  • soggetto psicologico  esprime ‘ciò di cui l’enunciato parla’
  • soggetto logico  esprime l’agente, cioè colui che fa l’azione Nella terminologia tradizionale, la frase è costituita da un soggetto e un predicato; invece, nella terminologia pragmatico-informativa, troviamo il tema e il rema. Il tema è ciò su cui si fa un'affermazione (frase nominale); mentre, il rema è l'informazione che viene fornita a proposito del tema (frase verbale). Esistono anche frasi atematiche , cioè senza tema. STRATEGIE PER SEGNALARE IL TEMA Il tema, solitamente, occupa la posizione iniziale in una frase. Si parte da una frase iniziale, tra le strategie troviamo:
  • la dislocazione a destra  il tema si trova alla fine della frase
  • la dislocazione a sinistra  il tema diventa l’oggetto della frase, mentre il rema diventa il soggetto
  • frase scissa  consiste nello spezzare una frase in due parti, portando all'inizio della frase un costituente, introdotto dal verbo essere ( focus ). L’elemento scisso è introdotto dal pronome che. L’INFORMAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEL RICEVENTE Per quanto riguarda il passaggio di informazione tra emittente e ricevente, possiamo parlare anche di dato e nuovo. ‘Dato' è infatti l'elemento della frase da considerare noto o perché precedentemente introdotto nel discorso o perché facente parte delle conoscenze condivise, 'nuovo' è l'elemento portato come informazione non nota. ll ‘dato’ spesso coincide con il tema, e il nuovo con il rema.