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brevi sintesi di tutti gli argomenti di letteratura italiana del quinto anno di liceo
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Italiano LEOPARDI Perché è considerato il primo dei moderni? Nonostante Manzoni fosse il personaggio più rappresentativo del periodo romantico, e Leopardi un classicista, i temi e la novità del suo approccio sono molto più vicini alla sensibilità novecentesca. Nei suoi scritti Leopardi, rinnovando la canzone petrarchesca, usava scrivere coniugando considerazioni filosofiche: è così che nasce il "pensiero portante", in cui il poeta rifletteva su domande di tipo esistenziale. Antonio Prete, ricostrui il processo di scrittura di Leopardi: egli partiva da un'ispirazione poetica con nuclei filosofici ricchissimi, che elaborava solo a posteriori. Possiamo dunque dire che Leopardi univa l'ispirazione poetica al rigore filosofico attraverso un procedimento sistematico, ed è proprio questo che lo differenzia dagli altri filosofi. BIOGRAFIA (1798-1837) IL PADRE: Il padre appariva quasi come un personaggio comico, era un illuminista molto conservatore che vedeva nel figlio una specie di alter ego. Leopardi era particolarmente predisposto allo studio. Dall"erudizione al bello" Intorno al 1816 Leopardi inizia a distaccarsi dagli orizzonti culturali del padre grazie alla scoperta della propria vocazione poetica. In questo periodo (dal 1817) inizia anche a delineare Lo Zibaldone, il quale determinerà il definitivo passaggio al "bello. Elementi che caratterizzano questo passaggio sono: nuove letture (Alfieri e Foscolo) La scoperta dell'amore per Gertrude La scoperta del bello poetico (sviluppa un amore per i classici, soprattutto per Omero) L'amicizia con Giordani, un letterato classicista e liberale, con il quale ha un fitto scambio epistolare La crisi del 1819 e la scoperta del vero - anno del mutamento totale Leopardi si trova in una drammatica condizione psico-fisica, e ciò lo porta a prendere coscienza della propria infelicità, segnando la fine delle illusioni che cedono il passo al "vero" (Leopardi passa da poeta a "filosofo"). In questo periodo vengono delineate anche la teoria del "piacere" e quella del "vago e dell'indefinito", oltre che il concetto filosofico di "noia", inteso come momento di consapevolezza della propria infelicità esistenziale. Svolge anche un viaggio a Roma dal quale viene tuttavia deluso, e ne conseguono l'abbandono della religione, ma anche del razionalismo ottimistico dell' illuminismo. Nascono così le operette morali. L'ANTITESI NATURA-RAGIONE E IL "PESSIMISMO STORICO" L'interdipendenza poesia-filosofia : In Leopardi, filosofia e poesia sono legate anche a livello teoretico, esse É do la poesia costantemente nutrita di riflessione e pensiero La dicotomia natura/ragione, bello/vero: Se la natura è il regno del bello e genera illusioni, la ragione (collegata al vero), nel corso della progressiva civilizzazione distrugge il bello e le illusioni. La contrapposizione antichi/moderni : Leopardi idealizza il mondo classico come età di armonia uomo-natura,età di felici illusioni in cui la poesia è grande per il suo potere di suscitare l'immaginazione. Questa felice condizione è stata intaccata dal razionalismo, il quale distrugge le illusioni. Per Leopardi quindi, il mondo antico è un mondo pre-razionale/scientifico e proprio per questo viene paragonato all'età infantile. Un classicista anomalo : A differenza dei classicisti, Leopardi rifiuta l'ossequio di regole l'uso della mitologia. Per questo motivo il poeta sarebbe meglio definibile un "neoclassicista romantico, essendo che gli antichi sono modelli non per la loro perfezione stilistica, quanto più per la loro capacità di sviluppare l'immaginazione. LA TEORIA DEL PIACERE E LA POETICA DEL VAGO E DELL'INDEFINITO Leopardi riflette sul tema della felicità, e per lui il piacere ha sempre una connotazione terrena e sensoriale, ed è quindi ben lontano dalla concezione spirituale romantica. Secondo Leopardi nell'uomo è insito per natura il desiderio di un piacere infinito; l'infinito tuttavia non esiste e per questo motivo l'uomo è destinato a semplici momenti di mancanza di infelicità. Poiché il piacere non può quindi realizzarsi nella realtà, esso diventa fantasia ed evocazione di sensazioni vaghe e indefinite. La poesia sentimentale : Nel 19' Leopardi ha preso ormai coscienza dell'impossibilità di un "ritorno alla natura", e perciò potrà esserci solo la poesia sentimentale, ovvero una poesia riflessiva filosofica, che non ha nulla a che fare con la poetica antica e che si divide dalla filosofia solo per ragioni stilistiche. La poetica del vago e dell'indefinito : L'indefinito produce in noi una sensazione di piacere poiché ci sottrae all'angoscia del "vero e del definito". La poesia ha come costante un collegamento con la rimembranza, ovvero il riaffiorare di immagini e percezioni infantili (durante l'età infantile è ancora presente la speranza e T'illusione). LO ZIBALDONE DI PENSIERI (1817-1832) - ragionamento e raccolta sistematici Era un tracciato ad uso personale, una raccolta di pensieri composta da idee sistematiche ma illuminate.
Non era poi raggruppato cronologicamente, ma secondo gruppi di pensiero. LE CANZONI (1818-1823) I CANTI (41) - vengono curati da Ranieri, un amico di Leopardi Vengono ordinati secondo un criterio cronologico e di generi/interessi. Leopardi parte dalla tradizione petrarchesca, inserendo tuttavia caratteri di novità: ricerca di una lingua che corrisponda ad un'esigenza personale, da cui l'attitudine di Leopardi a poetare un pensiero
Nel frammento qui proposto Leopardi riflette sulla differenza tra lingua poetica e lingua scientifico-filosofica: obiettivo della seconda è un'esattezza definitoria attraverso termini scientifico-matematici, mentre la seconda mira a dare piacere (anche se illusorio) attraverso l'utilizzo di parole allusivo-evocative/vaghe. Leopardi lamenta quindi la presenza sempre maggiore nella lingua letteraria francese, delle voci "di nudo e secco significato" (e quindi dell'uso di termini specifici al posto di parole indefinite), che allontanano sempre più dalla lingua della poesia. ZIBALDONE - SENSAZIONI VISIVE E UDITIVE INDEFINITE I due passi sono accomunati dall'individuazione di sensazioni che possono risultare piacevoli perché indefinite (non si conosce la fonte!): il primo passo riguarda le sensazioni visive (la luce soffusa), il secondo le sensazioni uditive (vento e tuoni). Il criterio che rende poetiche queste sensazioni è espresso alla fine del primo passo, dove si parla di oggetti che pervengono alla nostra vista o udito in modo incerto. Tutto quello che è chiaro e definibile quindi non può dare piacere. ZIBALDONE - IMMAGINI INDEFINITE E RICORDI INFANTILI In questo passo Leopardi associa espressamente le sensazioni indefinite al ricordo: è proprio solo nell'infanzia che noi possiamo provare sensazioni indefinite e quando le proviamo da adulti, in realtà si tratta del riaffiorare, nel ricordo, di sensazioni piacevoli provate nell'età infantile. Dunque, tutte le sensazioni indefinite che percepiamo (e quindi piacevoli) in età adulta, non solo alto che la rimembranza delle stesse sensazioni indefinite percepite in età infantile. IDILLI - L'INFINITO Scritta appena dopo il tentativo di fuga da Recanati, la poesia costituisce un'applicazione evidente della teoria del "vago e dell'indefinito". In questa poesia sentimentale (riflessione filosofica), Leopardi unisce il dato sentimentale e soggettivo con quello materiale e sensistico, in cui, per contrasto, attraverso l'esperienza mentale riesce a superare il limite sensoriale immaginando l'eterno. Metrica : endecasillabi sciolti da rima Struttura : l'avventura nell'infinito parte dalla particella avversativa MA, che apre la strada ad una sorta di seconda visione, attivata da un atteggiamento di distaccata contemplazione. La struttura è perfettamente bipartita (7 ½ + 7 ½), e l'itinerario interiore procede in due direzioni: da un lato l'infinito spaziale (v. 1-8), mentre dall'altro quello temporale (v.8-13). Entrambi i procedimenti mentali sono ostacolati da elementi sensoriali: la siepe (visivo) e stormire delle piante. A ognuna delle due esperienze ne consegue una riflessione che valuta l'esperienza: nel primo caso lo sgomento dato dallo smarrimento, nel secondo il totale appagamento dato dalla metafora del naufragio. Ritmo : 1° parte) cadenzato e lento; 2°) accelerazione del ritmo dato dall'utilizzo di un polisindeto. Scelte lessicali : utilizzo di parole polisillabiche (con più accenti al loro interno) che rallentano e allungano il ritmo e che dal punto di vista semantico hanno forte rilievo. Inoltre, l'utilizzo di deittici questo/quello (aggettivi dimostrativi) aiutano a creare l'effetto di una dimensione spaziale, in rapporto alla dialettica vicino/lontano. Scelte sintattiche : vengono utilizzati costrutti cadenzati e rallentanti, come ad esempio il gerundio, un costrutto simmetrico ma cadenzato. Il messaggio viene poi racchiuso in 4 sezioni, suddivise da punti fermi. Analisi e tematiche V. 1-3 scenario: Nei primi tre versi Leopardi costruisce lo scenario in cui il lettore immagine avvenga la composizione stessa della poesia, delineando al contempo una situazione di amata consuetudine. V. 4-8 contemplazione e immaginazione: il poeta si autorappresenta in una condizione contemplativa, guarda intensamente la siepe che ostacola la vista, fino al momento in cui scatto dentro di lui una visione interiore. immagino allora, quasi con un'operazione consapevole uno spazio senza confini dove regna il silenzio e pace infinita. (Io nel pensier mi fingo) infinito e finito : È qui necessario far riferimento alla concezione del piacere secondo cui l'uomo ricerca per natura del piacere, ma, sempre per natura gli è impossibile raggiungerlo tranne che nell'immaginazione. Lo sconfinamento dei limiti costruttivi del contingente, è possibile Solo nella finzione immaginativa. L'indefinito (dell'ultimo orizzonte il guardo esclude): la lirica va interpretata soprattutto alla luce delle notazioni di poetica sul vago e sull'indefinito. In una precisazione dello zio Baldoni, il poeta asserisce che è impossibile per l'uomo accedere al concetto di infinito, non solo con i mezzi della ragione ma neppure con la stessa immaginazione, mentre è possibile avere percezione dell'indefinito, in quanto l'anima non vedendo i confini riceve l'impressione di una specie di infinità. Qualche anno dopo, Leopardi preciserà con nuove notazioni l'idea di infinito, che tende ora a diventare sinonimo del nulla, In quanto, secondo la teoria illuministica l'infinito non può esistere.
La dialettica del vicino/lontano : L'avventura immaginativa si snoda attraverso una dialettica tra la dimensione infinita e quella infinita. I passaggi sono evidenziati Dalla ricorrenza del dimostrativo questo/quello, che sottolinea la dimensione spaziale. Si infatti inizialmente Leo lirico è immerso nella dimensione del finito e del contingente, Il subentrare della visione interiore allontana dalla realtà fisica cedendo spazio all'immaginazione e all'avventura spaziale del lontano e ignoto. A SILVIA, CANTI XXI A Silvia rappresenta il primo esempio di canzone libera leopardiana, e costituisce inoltre il primo canto pisano- recanatese. In questo canto è centrale la poetica della rimembranza, non solo nel senso più immediato, ma nel senso di una regressione memoriale alle sensazioni e alle speranze della propria giovinezza che Leopardi sentiva ormai tramontata. Teresa/Silvia : La fanciulla di cui si parla è Teresa Fattorini figlia del cocchiere. Nel testo ci sono alcuni riferimenti al personaggio reale, come il chiuso morbo, e alcuni rilievi cronologici come la morte avvenuta realmente in autunno. Null'altro di Silvia rimanda però alla realtà, a cominciare dal nome che si rifà ad un personaggio dell'Aminta di Tasso; tutto il resto della sua vita rimane ignoto. Per Silvia poi non c'era alcun tipo di sentimento amoroso, anzi: Silvia è una rappresentazione mentale riportata in vita attraverso il recupero memoriale, un'immagine fantasmatica che simboleggia la giovinezza e la si può considerare come una proiezione, una sorta di "doppio" del poeta stesso. (Secondo Gino Tellini Silvia è una figura angelica,divina, di paradisiaca felicità). Montaggio parallelo : l'intera lirica è costruita sul parallelismo tra il destino di Silvia e la sorte del poeta, un parallelismo segnalato dall'alternanza tra "io" e "tu": come Silvia muore prima dei poter assaporare la giovinezza, così il poeta conosce presto la morte della speranza e delle illusioni. Nella struttura della composizione si possono isolare due blocchi,costituiti dalla 2 e 3 strofa e dalla 5 e 6. Il primo blocco è dedicato alla speranza dei due, il secondo al tema della morte che rovescia il primo blocco. Pessimismo cosmico : Leopardi è ormai lontano dalla visione di dolore come "accidente individuale: la sofferenza non riguarda solo Leopardi, che pure rimane al centro, ma tutti gli individui e viene vista come legge inesorabile della condizione umana di tutti i tempi. La natura è qui matrigna (domande v. 36), in quanto ha creato l'uomo come essere desiderante di felicità, e al contempo ne ha determinato la costante assenza. Poetica del vago e dell'indefinito : la poetica del vago viene qui ideata attraverso l'utilizzo di 5 filtri:
pessimismo cosmico, secondo cui la natura stessa è la causa prima dell'infelicità dell'uomo e non è benigna consolatrice. Viene quindi confutata anche la concezione secondo cui il progresso avrebbe allontanato l'uomo da una primigenia condizione di felicità. Ambientazione : è in Africa, un luogo inospitale lontano dal mondo civile nel quale l'Islanda si ritrova per poter fuggire dalla persecuzione della natura. Allegoria del rapporto uomo-natura: durante tutto il corso dell'opera il carattere è irrealistico e allegorico; basti pensare al titolo ma anche alla raffigurazione finisca dei personaggi. Dialogo L'Islandese: l'islandese non rappresenta non tanto l'uomo in generale quanto un filosofo/saggio ed è proiezione di Leopardi stesso: l'islandese ha già alle spalle un cammino conoscitivo, ed ha già sperimentato l'impossibilità del piacere. Da questa preesistente condizione quindi parte la propria ricerca con la natura. Struttura : Si ispira a Vico nella modernità delle soluzioni linguistiche. La struttura consiste in una scarna cornice narrativa che apre e chiude circolarmente la composizione. Se la prima parte è dedicata alla costruzione dello scenario esotico, la seconda chiude in tono umoristico un contenuto di per sé tragico. Quanto al dialogo, estremamente satirico/ironico, lo spazio lasciato è del tutto squilibrato a favore dell' islandese, il quale tuttavia viene vinto dalle frasi concise e dai silenzi della natura. Utilizza poi la retorica dell' accumulazione - elenca tutti i mali v.47, sottolineando l'inevitabilità della morte. Il "manifesto" del pessimismo cosmico: in quest'operetta l'uomo è visto in modo diverso, più come vittima compassionevole della propria condizione umana. Leopardi mostra cui di essersi allontanato da una concezione rousseauiana di natura come stato felice da cui l'uomo si sarebbe consapevolmente allontanato. Responsabile dei mali dell'uomo è in realtà la natura stessa in quanto sistema biologico in cui l'uomo è iscritto, e con lui anche la sua sofferenza. Il fine della natura quindi non è la felicità dell'individuo, bensì la conservazione della specie. Il ritrovarsi, dopo lunghi viaggi, di fronte alla natura, costituisce il concetto secondo cui non è possibile sfuggire da essa, in quanto processo biologico inevitabile. Il finale enigmatico : dopo l'ultima affermazione pessimistica dell' islandese la natura non risponde. L'operetta si chiude con la morte dell' islandese, fornita da due visioni umoristiche: nella 1 l'islandese viene divorato da due leoni affamati, che riescono a sopravvivere un solo altro giorno - il fatto che anche loro moriranno sottolinea l'assurdità e l'inutilità della vita. Nella 2 invece, l'islandese viene trasformato in una mummia ed esposto in un museo e ciò evidenzia comunque il pessimismo radicale. DIALOGO DI UN VENDITORE D'ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE A differenza delle altre operette, questa si fonda su una situazione verosimile, realistica: sono probabilmente gli ultimi giorni dell'anno e un venditore ambulante offre ai passanti dei calendari nuovi. Da questa apparentemente banale condizione parte poi il dialogo tra i due, che porterà il venditore a conclusioni diverse rispetto a quelle iniziali. Il tipo di dialogo è detto socratico e segue un procedimento "maieutico", in quanto il passeggere non dichiara subito la verità, ma induce il venditore a delle conclusione attraverso una serie di semplici domande, proprio come faceva Socrate. Il venditore è colui che crede ancora nelle illusioni e che spera in un futuro migliore, e nonostante le nuove consapevolezze acquisite dopo il dialogo con il passeggere, tutto ritornerà come la situazione iniziale - l'andamento è infatti detto di tipo circolare, in quanto la situazione iniziale e quella finale sono medesime. Nonostante la consapevolezza filosofica del passeggere, egli non si atteggia mai in modo cinico. Ermanno Olmi fece un cortometraggio basato sul concetto di condensazione e astrazione simbolica in cui ripropone il dialogo all'interno della nuova società di massa. Ne derivano due conclusioni: la vita dei contadini era molto dura, attenzione però a porre tanta fiducia nel futuro/progresso. Le campane rimandano a Dio, quindi la solidarietà sociale e la fede in Dio sono gli unici elementi che possono aiutare nell' affronto della sofferenza. Parallelismo natura/islandese - venditore/passeggere
superiorità della specie umana il trionfale progresso dell'umanità a visitare questi luoghi desolati, che dimostrano quanto poco dell'uomo sicuri la natura e come anzi essa mira a distruggerlo. 2 strofa: carattere fortemente polemico. Leopardi si scaglia contro il secol superbo e sciocco, in cui si è trovato a vivere, rimproverando agli intellettuali di aver abbandonato la lezione dell'umanesimo rinascimentale e dell'Illuminismo, di aver smarrito la voce della ragione, che sola può produrre una società civile. si chiama progresso ciò che in realtà è un regresso. A un indirizzo culturale di pensiero che esalta ciecamente la condizione umana (spiritualismo cristiano di Mamiani), Leopardi si oppone con fermezza anche se è consapevole che la sua posizione controcorrente può condannarlo all'oblio. 3 strofa: leopardi condanna come colpevole l'atteggiamento di chi vuol nascondere i mali dell'uomo.contrappone alla stoltezza di chi esalta alle stelle una condizione umana che è invece precaria, esposta come continuamente ai cataclismi naturali, la nobiltà intellettuale di chi denuncia coraggiosamente la miseria della condizione umana, di cui è colpa la natura, indifferente alle sorti dell'uomo come una matrigna.riconoscere il comune destino di tutti affratellerebbe Gli uomini di fronte alla necessità di una guerra comune. Stoltamente è sì invece si combattono in guerre fratricide. Una nuova, più giusta società potrà essere fondata solo sul vero e non su credenze false. IV strofa: contemplando il cielo stellato, il poeta alla viva percezione dell'infinita vastità del cosmo, in cui la terra è solo un piccolo granello di sabbia. Ti leggi allora l'orgoglio antropocentrico che ha indotto l'uomo a pensare che la stirpe umana sia la dominatrice e addirittura il fine dell'universo. V strofa: c'è una similitudine; Leopardi paragona la furia distruttiva del Vesuvio che, in poco tempo cancellò Ercolano e Pompei, all'effetto catastrofico prodotto sul formicaio dalla caduta di una piccola mela ormai matura dall'albero su cui si trovava. Formiche uomini sono equiparati di fronte alla natura: essa non si interessa più dell'uomo che della formica. VI strofa: Sono passati ben 1800 anni dalla distruzione di Pompei, ma ancora l'umile contadino che lavora in quella zona teme nuove eruzioni e sta pronto a fuggire con la sua famiglia di fronte alla furia della lava che si impadronisce del suo campo. Pur tornata alla luce con i recenti scavi archeologici, Pompei è ormai solo il fantasma dell'antico splendore.mentre le epoche umane passano dimostrano la caducità di tutto ciò che è umano, solo la natura resta sempre uguale a se stessa nella sua minacciosa potenza. VII strofa: Leopardi torna a rivolgersi alla ginestra, Ricollegandosi all'inizio della composizione, ma con più marcato intento simbolico. la ginestra a presto verrà anch'essa travolta dalla lava e si piegherà senza opporsi. Ma prima di quel momento mai, a differenza dell'uomo, ha chinato il capo per supplicare il suo professore, e neppure ha rivendicato la propria immortalità. Il Vesuvio come figura simbolica : Il Vesuvio non costituisce solo lo scenario, ma rappresenta uno dei due protagonisti simbolici del canto, l'antagonista della ginestra. Non a caso il canto si apre e chiude circolarmente sul confronto Vesuvio-ginestra, sottolineando così l'asse tematico-simbolico. Al Vesuvio sono associate connotazioni di distruzione e morte, enfatizzato e grazie all'effetto fonico dell'allitterazione. La natura "matrigna", il paragone mela-vulcano : Il parallelismo tra l'azione distruttiva della mela e del vulcano è sottolineata dalla corrispondenza fra la terna di verbi utilizzati. Il paragone a 1:00 funzione dimostrativa: dal confronto mela/vulcano e dall'associazione formiche/uomini, Leopardi vuole sottolineare il non senso della vita e della morte, causata dalla natura. L'identificazione vulcano-natura : L'identificazione vulcano /natura è sancita dalla connotazione "materna" del vulcano (per riferirsi al vulcano utilizza l'espressione utero tonante). La connotazione materna è ripresa poi nella strofa successiva (grembo), In cui viene rappresentata la minaccia, questa volta il tempo presente; vittima è questa volta il villanello. La polemica contro il "secol superbo e sciocco" : La Il e III strofa del canto sono dedicate Alla polemica nei confronti dei modelli culturali del tempo. la seconda strofa si ricollega direttamente ai testi polemico-satirici scritti durante il periodo napoletano: Leopardi prende le distanze dalle correnti spiritualistiche e ottimistiche che, esaltando il progresso, instilla non negli uomini illusorie promesse di felicità. Il XIX secolo è accusato, in un'aspra apostrofe, di aver abbandonato, il nome dei velleitari, il vero progresso delle conoscenze: per Leopardi esso si identifica nella linea del razionalismo che dall'umanesimo è pervenuta all'Illuminismo e che sola può consentire una società civile. Un modello controcorrente : Alle ideologie del suo tempo Leopardi si contrappone nella III strofa; Egli si considera come eroe della consapevolezza razionale, il lotta contro le illusioni del suo tempo. Leopardi modella il suo intellettuale ideale nel filosofo materialista Epicuro, Che Lucrezio introduce all'inizio del de rerum natura. Leopardi è un intellettuale che non ha paura di rischiare Impopolarità. L'utopia solidaristica : Nella seconda parte della III strofa, Leopardi delinea un modello di convivenza civile fondato sulla presa di coscienza razionale della reale condizione umana; il sole identificando la comune nemica, ossia la natura si potrà porre fine alle guerre e costruire una socia al catena, una società fondata sulla solidarietà reciproca.
applica alla società capitalistica un'analisi scientifica, giungendo alla critica radicale dei meccanismi del capitalismo; Marx non si limita a formulare teorie interpretative, bensì si propone di incidere sulla realtà guidando la lotta del proletariato per realizzare l'uguaglianza, abbattendo i privilegi di classe. L'ideologia marxista si contrappone nettamente all'idealismo hegeliano: per Marx i bisogni concreti si esprimono nella lotta di classe, la storia è espressione di interessi economici e le ideologie sono solo sovrastrutture che riflettono la struttura economica e determinano il rapporto tra le classi in un determinato momento storico. ANTIPOSITIVISMO Il positivismo viene messo in discussione prima in Francia e poi in Germania da pensatori appartenenti alla cultura universitaria che sostengono l'impossibilità di assimilare scienze della natura e scienze dello spirito e attaccano la visione materialistica e l'evoluzionismo tentando di costruire invece modelli di pensiero alternativi. Bergson : L'esponente più noto in Francia della rivincita antipositivistica è Henri Bergson (1859-1941). Egli sostiene l'esistenza di una differenza radicale tra temporalità dei fenomeni e fatti naturali, di cui si occupa la fisica, e temporalità dei fatti di coscienza i quali non si succedono in modo prevedibile e misurabile: il tempo della coscienza non è un tempo spazializzato ma è un flusso, ovvero un tempo-durata; per Bergson opera nell'universo una forza cosmica che egli chiama "élan vital". L'evoluzione universale non è frutto di leggi meccanicistiche, ma è un'evoluzione imprevedibile ed è necessaria la distinzione tra intelletto e intuizione. Nietzsche : La maggiore influenza sulla storia del pensiero e sulla cultura del tempo è esercitata da Friedrich Nietzsche (1844-1900), il quale riflette sulla decadenza della civiltà occidentale prendendo spunto dalla tragedia greca in "La nascita della tragedia"; Nietzsche rovescia la visione del mondo neoclassico di Winckelmann e ribadisce il principio apollinea che ha la prevalenza e impone il razionalismo, dando inizio alla decadenza della civiltà occidentale e della cultura che reprimere le energie vitali. Nietzsche è impegnato a smascherare le ipocrisie e le mistificazioni della morale e della religione che negano valore alla vita terrena, considerano il corpo la prigione dell'anima e impongono un'etica della rinuncia e della debolezza; non c'è più spazio per teologia e metafisica, la civiltà è ormai nichilista e la figura del superuomo corrisponde a colui che cerca di gettare le basi per una nuova morale svincolata dalle categorie di bene e male. Freud : All'ambito scientifico è positivistico Sigmund Freud (1856-1939). Quest’ultimo prende le mosse per enunciare la teoria dei fenomeni psichici legata all'esistenza di una parte profonda della psiche non accessibile alla coscienza e caratterizzata da una propria vitalità in cui risiedono impulsi e desideri censurati dalla sfera cosciente nel meccanismo di rimozione; inoltre, secondo Freud il sogno costituirebbe una difesa delle pulsioni inconsce che si manifestano maggiormente durante il sonno e riteneva che anche nei bambini fossero presenti pulsioni sessualità già nelle primissime fasi della vita, prima rivolte verso il proprio corpo e poi orientate verso la figura materna, influenzando la visione del padre vissuta in modo conflittuale. Le intuizioni freudiane rispetto al funzionamento dell'apparato psichico esercitano enorme influenza in moltissimi ambiti, da letteratura ad arte e cinema, (il Surrealismo di Dalì e Magritte) modificando i modi e le tecniche stesse della rappresentazione letteraria, come nel caso di "La coscienza di Zeno". Benedetto Croce : In ambito filosofico, anche la figura di Benedetto Croce (1866-1952), intellettuale e critico letterario, si oppone al positivismo definendolo una "dittatura culturale" e propone un sistema filosofico organico e razionale in parte riallacciato all'idealismo tedesco. LA NASCITA DELL'EDITORIA E LA "PERDITA DELL'AUREOLA" Il secondo Ottocento vede una trasformazione importante del ruolo e dell'identità dei letterati legato all'affermazione dell'editoria moderna: da un lato la società tende a considerare improduttivo il letterato, dall'altra il configurarsi dell'editoria come impresa tende a ad integrare il letterato nel sistema produttivo e a subordinarlo alle esigenze di questo sistema che ne orienta la produzione in funzione del possibile successo del pubblico; questo processo si intensifica nel secondo Ottocento quando si forma un vero e proprio mercato del libro e diventa per la prima volta concreta la possibilità di arricchirsi grazie ad un libro di successo. L'arte subisce una crescente mercificazione e Baudelaire rivendica orgogliosamente la costituzionale diversità del poeta in un celebre poemetto in prosa intitolato "L'aureola perduta"; la sua aureola di intellettuale, caduta nel fango, simboleggia la sacralità della poesia e Baudelaire sfida il conformismo borghese con la raccolta poetica "Les Fleurs du mal" demistificando l'ipocrisia e i falsi valori. A Baudelaire seguono i poeti maledetti (rilevanti Rimbaud e Verlaine) con i loro comportamenti trasgressivi e provocatori che contestano la mediocrità della società borghese e rispondono alla commercializzazione dell'arte con una poesia raffinata ricca di oscuri simbolismi. Viceversa, Emile Zola, caposcuola del Naturalismo, non stigmatizza la trasformazione in corso ma la inneggia ne "Le roman expérimental" del 1880, tuttavia nei suoi romanzi conduce una battaglia democratica e civile per l'emancipazione delle classi popolari al fine di mettere a nudo le piaghe della società: Zola è militante e pienamente impegnato nella società, dimostrato dal suo intervento "J'accuse" in occasione del caso Drevfus.
L'editoria moderna raggiunge l'Italia negli anni Settanta dell'Ottocento e il centro indiscusso è Milano; elementi determinanti nella modernizzazione della produzione del libro sono la nascita dello Stato Unitario, l'abbattimento delle barriere doganali, il crescere del numero di persone alfabetizzato e le innovazioni tecniche (linotype), quindi in breve tempo il numero dei libri pubblicati raddoppia e trova grande successo il genere del romanzo: il romanzo d'appendice si rivolge al pubblico medio, piccolo-borghese e al ceto operaio, i romanzi di avventura esotici sulla scia di Emilio Salgari e la narrativa pedagogica tra cui "Pinocchio" e "Cuore"; si sviluppa il giornalismo e nascono i giornali specializzati in settori diversi, rilevanti sono le riviste culturali e nel 1876 viene fondato il Corriere della Sera rivolto alla moderna borghesia imprenditoriale. NATURALISMO Dopo la seconda metà del secolo, è la Francia a dettare alle letterature europee i modelli da seguire e due opere sono fondamentali, entrambe pubblicate nel 1857: "Madame Bovary" di Flaubert con forte richiamo a una rappresentazione realistica dell'uomo e della società, e "Les Fleurs du mal" di Baudelaire che getta coordinate estetiche fondamentali della cultura decadente con simbolismo ed estetismo; mentre Naturalismo-Verismo assegnano all'arte il compito di riprodurre oggettivamente la realtà fenomenica a cui appartengono, spesso con fini di denuncia sociale, il Simbolismo considera l'arte un'attività oracolare concessa a pochi eletti che riescono a cogliere la sfuggente e misteriosa essenza della realtà. Il termine Naturalismo identifica un movimento letterario francese nel quale ha un ruolo centrale Emile Zola, ispirato ai modelli e precursori Honoré de Balzac e Gustave Flaubert, alle spalle del Naturalismo sta un insieme di fattori concomitanti di tipo storico-sociale e ideologico-culturale: innanzitutto sarebbe stata inconcepibile senza gli orientamenti più generali della cultura del secondo Ottocento dominata dalla filosofia positivistica, con il marcato carattere anti-idealistico e materialistico, ma anche senza il progresso delle conoscenze scientifiche; il trionfo della mentalità scientifica, la visione positivistica e la tendenza a ridurre le stesse facoltà spirituali a fisiologia induce alla convinzione che si possa estendere alla letteratura i metodi dell'indagine scientifica facendo del romanzo una sorta di "esperimento" volto ad indagare i fenomeni sociali e psicologici, rendendo lo scrittore una sorta di scienziato. La scelta del canone dell'impersonalità e la rinuncia al narratore onnisciente fa si che il lavoro dello scrittore sia un oggettivo documento umano di squarci di vita (tranches de vie), rifacendosi al concetto di "uomo naturale" e alla visione deterministica di Hippolyte Taine, il quale individua tre elementi materiali che condizionano i comportamenti individuali nel costruire i personaggi affinché l'opera sia mimetica alla realtà: RACE : è il determinismo biologico legato all'ereditarietà che rende l'individuo costituzionalmente diverso da un altro non solo nel fisico ma anche nell'indole; MILIEU : l'uomo non vive Isolato, ma è inserito in un ambiente geografico e climatico e in un contesto socio- politico dai quali viene condizionato; MOMENT : è il preciso momento storico ossia l'insieme degli eventi epocali entro cui si iscrive la vita di un individuo. Per meglio esemplificare tali condizionamenti, Zola, come se procedesse ad un esperimento scientifico del metodo galileiano, costruisce una serie di venti romanzi che costituisce il ciclo de "I Rougon-Maquart" incentrati sull'analisi delle conseguenze ereditarie circoscritte in un ceppo familiare prendendo in esame cinque generazioni; inoltre Zola indaga anche tematiche storico-sociali ("Il ventre di Parigi", "Nanà", "L'Assomoir", "Germinal", "La bestia umana", "La disfatta"). Prima di Zola, i fratelli Goncourt pubblicano il romanzo "Germinie Lacerteux" nel 1865 preceduto da una prefazione nella quale viene enunciato il diritto ad una rappresentazione seria e tragica delle classi basse; l'interesse dei naturalisti è rivolto al proletariato urbano in quanto si impongono all'attenzione della collettività i problemi legati al quarto stato, la diffusione delle idee marxiste, le lotte operaie, quindi lo scrittore realista si assume il diritto-dovere di rappresentare la povertà. Zola rappresenta per eccellenza l'intellettuale impegnato e progressista che denuncia gli abusi prodotti dalla società industriale e i contenuti scabbrosi dei naturalisti destano spesso scandalo. SCAPIGLIATURA ITALIANA Tramontato ormai nel secondo Ottocento il ruolo romantico dell'artista come guida e edificatore della patria, lo scrittore è obbligato a confrontarsi con le richieste del mercato editoriale e, oltre che alla narrazione verista in cui l'agire dei personaggi è rappresentato entro precise coordinate sociali, si afferma la corrente della scapigliatura i cui scrittori adottano in narrazione e lirica una prospettiva anticonformistica, concentrandosi sulla denuncia delle contraddizioni della modernità o sull'esplorazione della dimensione dell'anormale e del fantastico oppure sullo sperimentalismo linguistico. Gli esiti letterari più interessanti della scapigliatura si ritrovano nella narrativa che è libera da vincoli metrici e dagli stereotipi della tradizione letteraria esprimendo l'insofferenza dei giovani intellettuali nei confronti della deludente società post risorgimentale; gli scapigliati sperimentano autobiografie, romanzi,
gerarchicamente alto dell'artista rispetto al resto della società, esistono infatti forze della realtà sotterranee che non sono sempre identificabili razionalmente. La perdita dell'aureola è simbolo di mutamento antropologico: dopo la II Rivoluzione Industriale l'individuo non è più sensibile alla cultura ma predilige miti diversi, come il progresso e il dato economico legato all irrompere delle teorie marxiste. TESTI NATURALISMO Analisi: "L'aureola perduta" ("Lo Spleen di Parigi", Charles Baudelaire) p. 90 "L'aureola perduta" è un poemetto in prosa didascalico (apologo), pubblicato per la prima volta nell'edizione postuma de "Lo Spleen di Parigi" nel 1869, nel quale si condensa la polemica di Baudelaire verso la riduzione dell'arte ad una merce di consumo, sviluppata attraverso il dialogo provocatorio tra due personaggi, uno dei quali rispecchia Charles Baudelaire stesso. L'espressione "'aureola perduta" è diventata metafora della nuova collocazione degli artisti nella società alla fine dell'Ottocento: una società di massa in cui la borghesia ha preso il predominio, dominata da valori come l'utile, la produzione, i soldi e il guadagno, in cui gli artisti perdono il loro ruolo profetico di guide e vati obbligati a sottomettersi al sistema di mercificazione, modellando la produzione letteraria in funzione del pubblico; il declassamento dell'artista, la concezione sacrale del suo ruolo di conseguenza il nuovo status sociale nella società moderna è definita "perdita dell'aureola". Si tratta di un breve testo ambientato in un bordello parigino nel quale compare l'immagine dell'aureola, simbolo della sacralità del poeta rispetto al resto della società, che cade nel fango, una caduta percepita da Baudelaire come qualificante: la consapevolezza di aver perso l'importanza sacrale determina la qualità maggiore della poesia, colui che ritroverà l'aureola sarà un "poetastro", arretrato e di bassa qualità, che fornirà al pubblico le opere che gli verranno domandate, ben lontane dall'arte di un poeta autentico. L'espressione "i cavalli e le carrozze" si riferisce al caos e al movimento continuo nell'ambiente parigino del secondo Ottocento che impedisce al poeta di attraversare il boulevard tranquillamente, tant'è che la sua aureola gli scivola dalla testa e cade nel fango; ora l'artista è legittimato a vivere "come i comuni mortali", adeguandosi alla degradazione che lo circonda quotidianamente. Il poeta rifiuta di raccogliere laureola caduta ma accetta l'anonimato, essere sempre dignitosi e ricoprire il ruolo di guida è noioso, anzi un "poetastro" potrà sostituirlo restituendo al nuovo pubblico la produzione di bassa qualità artistica che gli viene richiesta. L'accettazione dell'anonimato del personaggio-poeta è una desolata protesta, in forma ironica, contro la banalizzazione dell'arte imposta dalla società moderna che invece lascia spazio solo a poeti materialisti piegati dall'interesse commerciale. Analisi: "Il denaro ha creato la letteratura moderna" ("Il romanzo sperimentale", Emile Zola) p. 91 A differenza di Baudelaire che nel suo poemetto "L'aureola perduta" denuncia la perdita della sacralità del ruolo di poeta e la banalizzazione dell'arte imposta dalla società moderna, Zola invece difende le nuove possibilità che vengono offerte all'intellettuale del secondo Ottocento dalla moderna editoria, ritiene sia molto più dignitosa la condizione dello scrittore contemporanea, inserito in un mondo produttivo, rispetto ai secoli in cui la sua unica identità possibile era quella del letterato cortigiano. Nella sua raccolta di saggi "Il romanzo sperimentale", Zola teorizza la funzione del genere romanzesco come forma di esperimento scientifico per conoscere la realtà, inquadrata nei parametri definiti dal metodo scientifico galileiano a partire dalla consapevolezza dell'esistenza nei personaggi di tre caratteristiche, ossia race, milieu e moment; difatti gli intellettuali naturalisti, quali Emile Zola, sono militanti, non socialisti ma progressisti: a loro giudizio, i gruppi sociali devono esistere, ma con condizioni di vita migliori. Il romanzo sperimentale di Zola costituisce uno dei primi esempi di "Manifesto letterario" che contiene gli assunti di partenza del Naturalismo, dimostrando l'abitudine nuova di teorizzare l'arte che diventa consapevolmente oggetto di interpretazioni contrastanti. Analisi: "Progresso scientifico e romanzo sperimentale" ("L'assomoir", Emile Zola) p. 124 Zola pubblica il saggio "Il romanzo sperimentale" nel 1880 quando sta già lavorando da tempo al monumentale progetto del ciclo dei Rougon-Maquart, e delinea la schematizzazione dei principi che stava gradualmente applicando nella prassi della sua scrittura, denunciando gli assunti di partenza che compariranno in tutte le produzioni appartenenti al Naturalismo: innanzitutto esalta le conquiste avvenute durante l'illuminismo, in particolare l'allontanamento della natura dai dogmi religiosi irrazionalistico, mettendo in evidenza l'esistenza di "leggi immutabili", ossia leggi meccanicista risultato del progresso della scienza, che regolano il funzionamento degli organismi viventi; allora le stesse leggi dovranno essere applicate anche alle componenti emotive ed intellettuali dell'uomo, dando così vita ad una nuova forma di romanzo "sperimentale" in cui le facoltà umane dei personaggi cono categorizzate secondo i metodi della scienza. Zola è convinto che la scienza sia destinata ad un progresso costante e l'opera "Introduzione alla medicina sperimentale" di Claude Bernard ne è la prova: lo scienziato fonda la moderna fisiologia, la scienza che studia le leggi razionali e prevedibili a cui risponde il corpo umano, sancendo quindi l'abbandono definitivo della visione vitalistica. Zola sostiene che, a partire dalla scoperta di Bernard, la scienza "entra nel terreno che appartiene a noi romanzieri", i quali, attraverso la loro produzione letteraria, portano avanti
esperimenti di tipo fisico, chimico e fisiologico; il nuovo romanzo allora assume la fisionomia di un "Saggio di psicologia scientifica" e la nuova funzione del letterato è quella di operare sui caratteri, sulle passioni, sui fatti umani e sociali al pari di un fisico o un chimico che opera su corpi inanimati; non esistono più differenze da fisica, chimica, biologia, fisiologia, che hanno come denominatore comune l'approccio basato su leggi deterministiche misurabili e analizzabili oggettivamente. Ne risulta un approccio alla letteratura deterministico e anti-idealistico contro ogni forma di pura immaginazione. Analisi: "Nanà protagonista di un mondo degradato" ("L'assomoir", Emile Zola) p. 156 Tra le opere più note e discusse di Zola, "L'assomoir" affronta la condizione delle classi umili e in particolare il tema dell'alcolismo, evidente già dal titolo "L'ammazzatoio" che allude alla bettola punto di incontro dei personaggi, tutti destinati a cadere nel vizio del bere. Il romanzo di Zola descrive gli effetti della modernità seguendo le vicende di una famiglia operaia: la protagonista è Gervaise, una lavandaia abbandonata dall'amante Lantier, da cui ha avuto due figli, ma la sua condizione sembra migliorare quando conosce l'opera io Coupeau e lo sposa, tuttavia questi si abbandona all'alcolismo quindi Gervaise si riavvicina a Lantier che la rovina facendosi mantenere dalla compagna; Gervaise, povera e abbruttita dal bere, muore. Da sola e in miseria mentre Nana, figlia avuta da Coupeau, inizia a prostituirsi. Il testo descrive la condizione di vita della famiglia Coupeau fino alla fuga di Nanà e presenta una realtà degradata, osservata e analizzata nei suoi dettagli sgradevoli come un "documento di vita" dal narratore-scienziato: l'estrema povertà dei personaggi li costringe ad una degradazione morale, una realtà da cui al termine del brano Nanà, che per sopravvivere si prostituiva, decide di fuggire. Lo sfondo della vicenda è la città di Parigi, descritta nelle sue sfaccettature antitetiche l'una all'altra, ossia quella del "lusso" e lo squallore del tigurio in cui la ragazza vive, c'è una nuova concomitanza tra i quartieri ricchi e quelli poveri; Nanà ha un rifiuto istintivo nei confronti del vecchio a cui si prostituisce, ma è stufa della sua misera condizione e la prostituzione le consente di avvicinarsi gomito a gomito ad una realtà che non le è concessa, la ragazza racconta delle vetrine delle gioiellerie e fantastica sul potersi acquistare un bene di lusso. Ne "L'assomoir" Zola mette da parte il narratore del periodo romantico e si avvicina alle tecniche del metodo sperimentale, descrivendo con minuzia ogni particolare che possa restituire oggettivamente un quadro sociale e umano, con osservazioni relative ad aspetti sensoriali e materiali della vita, escludendo invece il riferimento a qualsiasi componente di carattere spirituale e psicologico: il narratore non spiega i motivi per cui Nanà scappa con uno sguardo introspettivo, ma si limita a descrivere il comportamento disgustoso dei genitori ubriachi; Zola fa uso di espressioni gergali e popolari, del discorso indiretto libero e fornisce una rappresentazione oggettiva del personaggio, in linea con la tecnica naturalista. VERGA A seguito dell'entusiasmo per l'impresa di Garibaldi nella spedizione dei mille, Verga rimarrà per tutta vita fedele al culto del Risorgimento e dell'Unità nazionale; nella sua produzione giovanile, Verga abbandona subito il tema storico-politico per descrivere la realtà contemporanea vista sotto l'angolatura dominante degli amori torbido e passionali con epiloghi spesso tragici e determinante nella sua prima fase è la ricerca del successo che induce Verga ad adeguare la materia dei suoi nuovi romanzi ("Una peccatrice" e "Eros") ai gusti dei lettori e alle mode letterarie, ma rilevante è il contatto con gli ambienti scapigliati milanesi. Alla crisi degli ideali risorgimentali segue il maturarsi di un'idea di società profondamente cinica e materialista, in cui l'arte è destinata ad essere ridotta a merce, non può aspirare a nobili obbiettivi ma può solo rappresentare criticamente la società del tempo; da un lato Verga si rende conto delle storture, le "patologie" prodotte dalla società, dall'altro lato è tuttavia attratto e lusso e dai piaceri della mondanità. Mentre lo stile dei suoi primi romanzi risalenti al periodo milanese è enfatico ed eccessivo, nel 1978 pubblica invece "Rosso Malpelo" con il quale Verga accoglie e sviluppa l'idea di una narrativa ispirata al materialismo positivistico che si faccia documento realistico della società attraverso una scrittura basata sul "metodo dell'impersonalità" che lo scrittore interpreta in modo più rigoroso di Zola: Verga rinuncia alla "lente dello scrittore" per lasciar parlare i fatti, tuttavia senza escludere un giudizio critico su quanto rappresentato, espresso in modo indiretto attraverso la tecnica dello straniamento. I personaggi descritti sono umili, spesso emarginati, senza sentimentalismi e paternalismi e l'influenza di Zola è evidente nella scelta di realizzare un ciclo di romanzi che permettesse l'osservazione della società nelle varie fisionomia sociali, in linea con l'idea che alla descrizione di differenti ambi ti debba corrispondere l'invenzione di una forma, un livello linguistico e uno stile di volta in volta differenti. La novella "Fantasticheria" costituisce un Manifesto in cui Verga contrappone il mondo popolare all'universo mondano e teorizza la necessità della regressione e dell'autore al livello del mondo narrato, infatti la visione della realtà umana maturata da Verga negli anni Settanta dell'Ottocento si fonda su una riflessione critica relativa ai rivolgimenti economici, sociali e politici di un'Italia in cui si sta avviando il processo di industrializzazione e
"tranches de vie" oggettive escludendo la possibilità di una rivolta che agisca contro la crudeltà dei rapporti umani dettata dalle leggi naturali; per Malpelo, la morte è l'unica alternativa alla sofferenza di una vita senza scopo. La tecnica dello straniamento è il frutto dello sdoppiamento e della distanza tra i due punti di vista: quello sottaciuto dell'autore e del lettore che provengono dallo stesso ambiente sociale caratterizzato dalla compassione per Malpelo, e quello di una voce narrante regredita, meschina e piena di pregiudizi che descrive retoricamente il protagonista tramite delle antifrasi riferite al contrario di ciò che il ragazzo è, viene identificato attraverso un nomignolo antifrastico. Il narratore rimane nell'anonimato, tuttavia è evidente che condivide con Rosso Malpelo lo stesso status: Verga fa un sapiente uso delle tecniche retoriche al fine di riprodurre il parlato collettivo, sono ripresi sintagmi di una frase in quella immediatamente successiva (anadiplosi), la polivalenza del "ca" nel dialetto siciliano per ricreare sintatticamente l'andamento della frase dialettale; avendo abbandonato il narratore onnisciente manzoniano, Verga adotta una tessitura sinfonica e una scelta corale. II tempi è costruito su cronotopi idilliaci che costituiscono la possibilità di essere in armonia con un tempo ciclicamente uguale, che corrisponde spesso a quello della natura o al ciclo ecclesiastico, enfatizzato dall'uso dell'imperfetto, mentre i luoghi e i personaggi non sono propriamente presentati ma il narratore si rivolge al lettore come se anche lui fosse parte del contesto paesano. Analisi: "Lettera a Salvatore Farina", premessa a "L'amante di Gramigna" p. 223 La prefazione alla novella "L'amante di Gramigna" è una dichiarazione di poetica verista: è strutturata in forma di lettera a Salvatore Farina, scrittore vicino dall'ambiente della scapigliatura milanese, a cui Verga illustra i primi nuclei fondamentali della poetica verista. II contenuto del racconto verista deve essere un "documento umano", infatti la novella "L'amante di Gramigna" tratta di una cupa vicenda passionale, ossia la fascinazione che una ragazza subisce da parte di un noto bandito, che Verga anticipa a Gramigna essere un "fatto nudo e schietto", non osservato attraverso la lente dello scrittore che invece deve eclissare; il linguaggio è quello di un narratore popolare, quindi la veste formale deve essere congruente al contenuto della narrazione: il Verismo deve rinunciare ad artefici romanzeschi per far prevalere l'analisi dei meccanismi psicologici che seguono una logica prevedibile; infine, l'autore fa riferimento alle concezioni del positivismo che riteneva possibile studiare i comportamenti dell'uomo nello stesso modo deterministico con cui si affrontava lo studio delle scienze esatte. Analisi: "I Malavoglia" incipit del romanzo p. 270 L'opera "I Malavoglia" di Giovanni Verga costituisce un affresco della società pre-moderna e, aprendo il romanzo, l'autore immette il lettore nella scena in cui si svolgeranno i fatti, senza fornirgli alcuna spiegazione in quanto il tutto è dato come conosciuto: si tratta della città di Aci Trezza dove si svolgono le vicende relative alla famiglia Toscano, anche detta Malavoglia, ma Verga non fornisce esplicitamente le coordinate sottolineando la dimensione a-storica e avvalendosi di un linguaggio sintetico; anche i personaggi sono esclusivamente presentati attraversi le loro espressioni, i motti, i gesti o i particolari fisici, un espediente scelto da Verga per affidare il racconto non più ad un singolo narratore onnisciente ma ad un narratore corale che corrisponde alla popolazione di Aci Trezza. Fin dalla prima pagina è centrale la figura di Padron 'Ntoni vero patriarca legato alla tradizione, custode dell'immutabilità dei ruoli all'interno della rigida gerarchia familiare, che si esprime attraverso la sapienza popolare e antica dei proverbi facendosi portavoce dell'ideale dell'ostrica, ovvero della necessità di rimanere attaccati alle tradizioni per non essere spazzati via dalla modernità; ogni membro della famiglia è presentato secondo la relazione che intrattiene col capofamiglia. Lo stile e il linguaggio del testo si adattano al mondo descritto e alla condizione sociale dei personaggi, infatti il narratore colto regredisce al loro livello adottando i modi di dire, dà per scontato l'uso di soprannomi, è frequente l'uso del discorso diretto libero mentre il discorso indiretto libero non permette di sapere di chi sia il parere espresso, accentuando la voce corale del narratore. Il romanzo "I Malavoglia" costituisce un'indagine sulle conseguenze della modernità e del progresso su una società pre-moderna idilliaca su cui si innesta un meccanismo di combinazione della società: Verga condivide con Leopardi la visione negativa nei confronti del progresso, il tramonto dei valori culturali autentici e la perdita dell'aureola costringe l'intellettuale a sottostare alle regole dettate dalla società capitalistica. Una volta che i cronotopi idilliaci vengono alterati dal progresso, non è possibile un ritorno ad una dimensione pre-moderna (Leopardi); il ritmo del tempo ciclico della quotidianità e della natura che scandisce la vita dei Malavoglia viene contaminato dal sistema di coloro che appartengono alla modernità, ad esempio il tempo progressivo e linerare dettato dalla figura dell'usuraio che si contrappone al cronotopi circolare della natura. D'ANNUNZIO (1863-1938)
L'opera di D'Annunzio è vastissima e spazia fra tutti i generi letterari, dalla poesia alla narrativa al teatro, nella volontà di cimentarsi in ogni campo e di sperimentare sempre nuove strade, suggerite spesso dalla letteratura straniera. I suoi esordi letterari avvengono sotto l'apparente segno dell'eredità carducciana in poesia e di quella verista in prosa, ma l'autore è capace di assimilare in modo sorprendente ogni novità letteraria; la dipendenza da un input che provenga dalla letteratura altrui è espressamente dichiarata dal primo degli autobiografici eroi dannunziani, Andrea Sperelli. Nonostante la tendenza ad assimilare modelli diversi, la poesia e la prosa dannunziane recano l'impronta inconfondibile dell'autore fedele a una poetica che ha il suo centro unificante nel culto della parola, a prescindere dai contenuti: è una parola aulica, spesso lontana dall'uso comune. D'annunzio utilizza spesso termini tecnici attinti da vocabolari e repertori molto antichi e, come per il simbolismo francese, la parola è capace di evocare, ma D'Annunzio ne cerca soprattutto il valore musicale; la sua è una poetica dell'eccesso e della ridondanza, fondata su una spiccata sensualità intesa in senso lato come costante riferimento a un mondo di sensazioni fisiche, esplorate in rapporto all'elemento della natura e alla fusione panica realizzata attraverso un potenziamento della sfera sensoriale. Alla base della concezione dannunziana sta una visione pagana della vita, concepita come vitalismo, voluttà di vivere piena di ogni stimolo per assaporare fisicamente ogni piacere della vita. Il termine Panismo deriva da Pan, la divinità greca agreste metà uomo e metà capro che simboleggia la liberazione delle forze istintuali nel mondo naturale; in relazione a D'annunzio, indica una concezione della vita caratterizzata dalla tensione a fondersi con la natura attraverso un'esaltazione della dimensione istintuali e sensoriale. Alla base della concezione panica sta la convinzione di una sostanziale continuità esistente tra uomo e natura, da qui le frequenti metamorfosi presenti nella poetica dannunziana, l'umanizzazione della natura o il passaggio a vegetale e animale dell'uomo. E nel romanzo "Il Piacere" pubblicato nel 1889 che si esplicita la sua adesione all'estetismo, introducendo anche in Italia la figura dell'esteta, incarnato dal protagonista dell'opera, l'aristocratico Andrea Sperelli, personaggio in continua ossessiva ricerca della bellezza e del piacere estetico ("vivere la vita come un'opera d'arte"). Come Wilde e Huysmans, D'Annunzio avverte la crisi del ruolo d'intellettuale e dell'artista nella società borghese di fine secolo che induce gli eroi decadenti a fuggire da un mondo in cui è bandita la bellezza; il poeta abruzzese ha ben chiare le dinamiche del mercato culturale e si configura allora come il sogno di una vita eletta consapevolmente, confezionato a uso di un pubblico piccolo-borghese desideroso di evasione e di riscatto sociale. L'incontro con Nietzsche : D'annunzio non accoglie le componenti più espressamente filosofiche del pensiero di Nietzsche (la critica al progresso e al mito della scienza, l'attacco corrosive alle convenzioni e alle ideologie), ma solo quegli aspetti che, in una lettura banalizzante se non superficiale, potevano scaldarsi come i tratti già costituiti della sua stessa visione del mondo: l'esaltazione del vitalismo pagano, lo spirito dionisiaco, la svalutazione della morale comune, il rifiuto dell'egualitarismo. Ciò che di superomistico era già presente in Andrea Sperelli trova supporto ideologico nella dottrina nietzschiana che si traduce nella creazione di nuovi personaggi; non si tratta più di rifuggire dalla degradata società moderna, ma di assumere all'interno di essa una funzione attiva volta ad affermare il predominio dei migliori sulla massa. Il superomismo assume in D'annunzio tratti anche politici, associando ad un'aggressiva ideologia nazionalistica e a velleità imperialistiche, e non interessa solo i romanzi ma anche la poesia, al centro della quale sta una visione pagana e vitalistica dell'esistenza che fa dell'io lirico il centro di sensazioni eccezionali. II piacere : La produzione di D'Annunzio è vastissima e articolata: all'interno del corpus delle opere in prosa si trovano novelle, romanzi, prose autobiografiche. La sua attività narrativa si apre con la raccolta di bozzetti abruzzesi "Terra vergine" del 1882, opera che nasce sotto il segno di modelli naturalisti e veristi allora molto influenti con un approccio già decisamente decadente; l'ambientazione è provinciale e rusticana, manca tuttavia l'intento di indagare con metodo scientifico un contesto sociale. La rappresentazione della natura è lirica e estetizzante, anche la voce del narratore è ben lontana dall'impersonalità di Verga e Capuana. Nel 1889 D'annunzio pubblica "Il Piacere", primo romanzo di un "ciclo della rosa" che lo scrittore dedica al tema della voluttà; già con il titolo l'autore segna la distanza dal Verismo verghiano e pone in primo piano non un tema sociale ma l'eros e il piacere. Nell'opera D'Annunzio non fa solo riferimento al piacere erotico, ma anche al piacere estetico: l'esistenza di Andrea Sperelli ruota intorno alla ricerca ossessiva del bello in ogni sua forma, dalla bellezza femminile a quella artistica. Al romanzo fa da sfondo la Roma baricca con i suoi paesaggi naturali, i suoi monumenti, le piazze e i palazzi aristocratici, fulcro della rappresentazione del piacere sono gli ambienti mondani della capitale. La struttura narrativa del romanzo si contrappone all'impianto della narrativa verista:
voluntas; "avere non aberi'", mollare ciò che ci piace senza scrupolo morale, anche gli affetti familiari (D'Annunzio non si preoccupa mai dei cinque figli), nonostante la cura degli affetti personali, del matrimonio, della famiglia e degli affetti sentimentali fosse parte della cultura del Romanticismo, è infatti con la società borghese che il matrimonio diventa legame affettivo. Il protagonista è incapace di affermare se stesso e la propria volontà, non adopera sofismi, ovvero menzogne e capacità di alterare i fatti a seconda dei propri interessi, né ricorre ad una parola artificiosa per manipolare l'esistenza; si tratta di uno scavo psicologico che verrà ripreso da Freud: le persone nevrotiche mentono in primo luogo a loro stesse con visioni fantasmatiche e ricevono una percezione alterata della realtà. Il preziosismo linguistico "campo vaccino" significa invece foro boario e si riferisce alla Roma della nobiltà barocca di famiglie dell'aristocrazia romana indetta civilmente che aveva vissuto in un ozio raffinato e immorale, in totale disinteresse nei confronti del ruolo sociale di guida in una società del progresso, allo stesso modo Andrea Sperelli, dopo la perdita del padre e l'abbandono della madre, si ritrova con molti soldi che spende per i piaceri. Le "Ore" sono il soggetto mitologico relativo al valore del tempo in quanto entità non controllabile; la "primavera dei morti" fa riferimento ai giorni autunnali in cui sembra tornare una tiepida primavera, un'atmosfera piacevole ma di inquietudine, come l'illusione di una cosa piacevole e ambigua perché pare ciò che non è, ma è in realtà presagio di morte. Emerge il gusto per l'accumulazione di oggetti e sensazioni con penetrazione psicologica per raccontare il personaggio di Andrea, grande attenzione agli aspetti del subconscio, non spiegabile secondo la logica della realtà pre-conscia e sotterranea ("incidenti del sogno"). "Accessibile al dolore in ogni campo": la duplicità interiore è tradotta in una sconfitta esistenziale attorno al quale si giostra la vicenda, tema condiviso anche dal Mastro Don Gesualdo di Verga, personaggio colmo di contraddizioni. Analisi: La sera fiesolana "La sera fiesolana" è uno dei primi testi di Alcyone, scritto da D'Annunzio in occasione di una gita ad Assisi in compagnia della sua amata, un racconto ambientato a Fiesole nella campagna toscana in una dimensione mitica di individui eccezionali. Le circostanze non sono logicamente articolate in un racconto: semplicemente, il poeta annuncia all'amata che le dirà cose riguardo alla loro intimità, senza che ci sia una trama oggettivamente dichiarabile, simile alle situazioni/affezioni leopardiano con piglio psicologico. In D'Annunzio la vita interiore collega campi esperienziali e sensazioni diverse rese con tono misterioso che sottende l'idea dell'eccezionalità del poeta che attinge al mistero della natura. L'intento di ricorrere a preziosismi che richiamino elementi religiosi è accompagnato dallo sperimentalismo che si aggancia alla struttura di 3 strofe, ciascuna costituita dallo stesso numero di versi di varia lunghezza con rime regolarmente disposte; la ripresa è una terzina di endecasillabi che rimano con i versi della strofa precedente creando un aggancio ritmico a fine/metà strofa, da cui scaturiscono particolari effetti sonori: le parole valgono per sé stesse per suono tanto quanto per significato. Il suono costituisce la sostanza della poesia: in ciascuna delle tre strofe D'Annunzio individua un nucleo e cattura l'istante che precede l'apparizione della luna e immagina l'apparire della luna, riferimento alla teoria del vago/indefinito. L'attesa dell'apparizione della luna è paragonabile ad una teofania, ovvero l'apparizione di una divinità, diventano un'attesa mistica per anticipare che parlerà della sua donna recandole sensazioni simili all'attesa della luna la cui luce che rischiara il cielo rappresenta un ristoro ("gli alberi bevono" è un'attesa teofanica). È presente l'elemento del panismo: la simbiosi uomo/natura è possibile solo in individui eccezionali, D'Annunzio in quanto poeta ricopre il ruolo di sacerdote laico che, attraverso il culto della parola, consente all'uomo di compenetrarsi nella natura; il punto di inizio del lunghissimo periodo sono le parole raffinate del poeta che riescono a far percepire il cosmo grazie alla scelta lessicale di parole desuete, religiose e ereditate dalla poesia classica, in modo da far cogliere il mistero rendendo più possibile la fusione. Nella prima strofa, l'amata ricopre un ruolo centrale introdotta dal pronome "ti", ed è colei a cui tutte le parole sono dedicate; la strofa segue uno stile a francescano, la ripresa è modellata sulla Lauda di Francesco che riprende la freschezza veicolata dall'elemento dell'acqua. La campagna viene antropomorfizzata e l'amata, "come un albero" si deve sentire rinfrescata dalle parole del poeta; c'è un ampio uso delle figure retoriche: la sinestesia "parole fresche" consente di attingere a un livello misterioso e plurale; numerosi sono i cromatismi di gusto e colore, l'udito legato alle parole, il tatto legato alla frescura, la vista legata ai rami che si inargentano, il chiarore che illumina le foglie agente degli ulivi. La tessitura fonica è costruita su un gioco di rime mai uguali (sera/annera, coglie/foglie/soglie), di assonanze (gela/lenta), alliterazioni con cui le parole hanno il suono del loro significato (fresche/fruscio); suono e significato corrispondono, i suoni schiudono il linguaggio della natura portato a galla dalla parola del poeta che ne replica i suoni, elementi del simbolismo. Nella seconda strofa, grazie ad una virgola inserita a metà periodo, D'Annunzio sfugge dalla completa irregolarità, attento a non replicare mai le stesse forme né a scegliere uno schema prevedibile appoggiandosi alle tecniche di variato per intensità e gradatio perché le parole siano da ristoro e garantiscano l'amore. Analisi: La pioggia nel pineto
Il testo "La pioggia nel pineto" esemplifica il tema centrale della raccolta poetica, ossia quello della metamorfosi panica, e si tratta di una poesia in cui il poeta-io lirico vive la trasformazione in natura all'unisono con una figura femminile che lo accompagna nell'esperienza. La celebre lirica dannunziana appartiene alla sezione centrale di "Alcyone", uno dei libri delle "Laudi", dedicata alla pienezza dell'estate, ed una pioggia improvvisa coglie il poeta e la sua accompagnatrice Ermione (Eleonora Duse) mentre si trovano in una pineta, sulla quale l'autore scrive una vera e propria partitura musicale intessuta nel fono simbolismo. "La pioggia nel pineto" è una sinfonia in 4 movimenti ( versi e 4 strofe) con cui D'Annunzio si pone come obbiettivo quello di ricreare la musicalità della natura, replicando il ritmo e i suoni della pioggia, a partire dalla convinzione che esistono legami sotterranei che uniscono la sensibilità del poeta alla natura: è soltanto il poeta colui che è in grado di cogliere il mistero della vita poiché padroneggia pienamente la lingua della natura, ricercandone le corrispondenze profonde che gli consentono, insieme alla musicalità delle parole, di afferrare un lembo del mistero. La costruzione della poesia infatti gravità attorno alle esigenze foniche, il cui risultato deve essere quello di restituire al lettore e alla donna amata a cui il poeta si rivolge un'interpretazione del mistero della natura che solo il poeta vate è in grado di cogliere; per far ciò, D'Annunzio sceglie una struttura tipica della tradizione ma con versi di libera lunghezza convenzionali preferibilmente dispari, anche di 3/4/5 sillabe, in linea con quanto espresso da Verlaine ne "L'art poetique" e con la poetica dell'estetismo/simbolismo europea: la musicalità deve venire prima di tutto, la struttura stessa della poesia è modellata in funzione delle esigenze foniche. Per ricreare il suono della pioggia, D'Annunzio sceglie una tessitura fonica che alterna suoni gravi a suoni chiari, affiancati a rime interne ai versi stessi per creare una rete di suoni convogliata nell'orecchio umano come un unicum; i 4 movimenti si fonici si soffermano sui dettagli fonici, sono numerose le anafore e le epifora, ripetizioni che costruiscono una cadenza raffinata propria della poesia classica all'interno di una tessitura ricca di elementi di senso. D'Annunzio sfrutta le vocali O e A per creare un "gioco" di suoni scuri e chiari, talvolta suoni duri e aspri (scagliosi, irti). Il nome di Ermione è sempre ripetuto al termine di ogni strofa conferendo regolarità alla chiusura delle strofe; l'intenzione di recupero della classicità comune alle poesie di "Alcyone" è evidente nella scelta del nome Ermione, figura dell'epica classica che compare nel mito di Oreste e figlia di Elena di troia e Menelao. Il tema del panismo rappresenta il fulcro della poesia in cui la natura è un insieme di simboli sotterranei: il panismo, fusione tra uomo e natura, è evidente nel passaggio degli elementi da naturali a umani e antropomorfizzati, l'intensità cambia; il canto delle cicale si spegne lasciando spazio ad un tremolio mentre il poeta e l'amata diventano parte della vegetazione (volti silvani, volto molle di terra), gli elementi del sottoterra assumono una fisionomia umana e viceversa (cuore come un frutto, occhi pozze d'acqua, denti come mandorle acerbe), inoltre D'Annunzio attinge alla rappresentazione della natura tipica del Manierismo e del Baricco, con riferimenti ad Apollo e Dafne del Bernini (esce da scorza, ci allacciano le caviglie le ginocchia). Infine, emerge la concezione di D'Annunzio, autore riferimento del panorama letterario novecentesco italiano, in merito al ruolo del poeta che corrisponde a quella del poeta vate, una funzione quasi sacrale relativa al potere dato alla capacità poetica di intercettare il mistero della vita: nell'incipit il poeta invita Ermione a tacere per mettersi in ascolto del mistero della vita, una realtà alogica e razionale, mediata dalla raffinatezza compositiva di D'Annunzio, il quale svelerà all'amata il significato profondo di quel linguaggio oscuro. D'Annunzio rappresenta un fenomeno pop nella cultura italiana del tempo per la sua unica capacità di rendere la musicalità della pioggia con grande efficacia e sapienza tecnica. PASCOLI Nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna in una famiglia numerosa e agiata, studia all'Università di lettere a Bologna. L'omicidio impunito del padre il 10 agosto 1867 rappresenta un trauma nello scrittore, ed è sentito come il motivo della sua infelicita esistenziale. Nella sua poetica emerge spesso il tema della morte e il riferimento ai famigliari defunti. La morte del fratello provoca la rottura del nucleo familiare. Si avvicina agli ambienti socialisti. E intenzionato a ricostruire il nido famigliare con le sorelle Ida e Maria, nido che sente come una difesa al mondo esterno, ma impedirà al poeta di una vita affettiva matura. Quando Ida abbandona il nucleo familiare sposandosi, emerge il disagio dello scrittore che fino ad allora aveva rinunciato alla costruzione di una propria famiglia. Nel 1906 succede Carducci alla cattedra di lettere all'Universita di Bologna, e l'emulazione del maestro nell'impegno ideologico si manifesta in una produzione poetica di carattere civile. Nello stesso periodo scrive poesie in italiano e in latino, saggi critici e di poetica, tra cui Il Fanciullino. Compone I poemetti, I canti di Castelvecchio e i Poemi conviviali. Ha una visione critica nei confronti della politica coloniale, ma sostiene la spedizione militare italiana in Libia giustificandola come soluzione all'emigrazione. Questo contrasto tra la visione socialista e l'adesione alla politica