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Esercizi di Algebra Lineare: Sistemi Lineari e Applicazioni Lineari, Appunti di Analisi Matematica I

 risoluzione di sistemi lineari

Tipologia: Appunti

2010/2011

Caricato il 21/03/2011

redbull89
redbull89 🇮🇹

4.2

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3Sistemi lineari
3.1 Generalit`a
Si consideri il sistema a coefficienti reali di mequazioni lineari in nincognite
a11x1+a12x2+. . . +a1nxn=b1
a21x1+a22x2+. . . +a2nxn=b2
.
.
.
am1x1+am2x2+. . . +amn xn=bm
ovvero, in forma matriciale,
Ax =bcon A Rm×n, x Rneb Rm.
Si vuole determinare, se esiste, la soluzione (eventualmente le soluzioni) del
sistema lineare, vale a dire
x= [x
1, . . . , x
n]T Rntale che Ax=b.
Per poter dare delle condizioni sull’esistenza e sul numero di soluzioni x`e
necessario introdurre la seguente nozione di rango di una matrice.
Definizione 3.1 rango di una matrice
Sia A Rm×n. Si dice che la matrice Aha rango rse
Acontiene una sottomatrice quadrata di dimensione rcon determinante
non nullo;
ogni sottomatrice quadrata di Adi dimensione maggiore a rha determi-
nante nullo.
Esempio 3.1
Sia
A=·121
242¸.
La matrice A`e tale che rango(A)=1, in quanto la seconda riga uguaglia la
prima riga moltiplicata per 2.
Sia
B=·1 2 1
2 4 1 ¸.
La matrice B`e tale che rango(B) = 2. Infatti, ad esempio, `e
det ·21
4 1 ¸= 6 6= 0.
L’esistenza e il numero di soluzioni di un sistema lineare sono regolate dal
seguente Teorema.
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Scarica Esercizi di Algebra Lineare: Sistemi Lineari e Applicazioni Lineari e più Appunti in PDF di Analisi Matematica I solo su Docsity!

3 Sistemi lineari

3.1 Generalit`a

Si consideri il sistema a coefficienti reali di m equazioni lineari in n incognite

a 11 x 1 + a 12 x 2 +... + a 1 nxn = b 1

a 21 x 1 + a 22 x 2 +... + a 2 nxn = b 2

a m 1

x 1

  • a m 2

x 2

+... + a mn

x n

= b m

ovvero, in forma matriciale,

Ax = b con A ∈ R

m×n , x ∈ R

n e b ∈ R

m .

Si vuole determinare, se esiste, la soluzione (eventualmente le soluzioni) del

sistema lineare, vale a dire

x

∗ = [x

1

,... , x

n

]

T ∈ R

n tale che Ax

∗ = b.

Per poter dare delle condizioni sull’esistenza e sul numero di soluzioni x

∗ `e

necessario introdurre la seguente nozione di rango di una matrice.

Definizione 3.1 rango di una matrice

Sia A ∈ R

m×n

. Si dice che la matrice A ha rango r se

  • A contiene una sottomatrice quadrata di dimensione r con determinante

non nullo;

  • ogni sottomatrice quadrata di A di dimensione maggiore a r ha determi-

nante nullo.

Esempio 3.

Sia

A =

[

]

La matrice A `e tale che rango(A) = 1, in quanto la seconda riga uguaglia la

prima riga moltiplicata per 2.

Sia

B =

[

]

La matrice B e tale che rango(B) = 2. Infatti, ad esempio,e

det

[

]

L’esistenza e il numero di soluzioni di un sistema lineare sono regolate dal

seguente Teorema.

Teorema 3.1 di Rouch´e-Capelli

Sia Ax = b con A ∈ R

m×n , x ∈ R

n , b ∈ R

m

. Il sistema lineare ammette

soluzione se e solo se rango(A) =rango([A|b]), ove la matrice

[A|b] =

a 11

... a 1 n

b 1

a m 1

... a mn

b m

e la matrice ottenuta orlando la matrice A con il termine noto b. Di piu, se il

sistema lineare ammette soluzione allora si hanno due possibilit`a:

  • se rango(A) = n, ovvero pari al numero di incognite,il sistema lineare

ammette un’unica soluzione (nel caso di matrici quadrate rango(A) = n

se e solo se det(A) 6 = 0);

  • se rango(A) = k < n, il sistema ammette un’infinita di soluzioni e piu

precisamente il sistema ammette ∞

n−k soluzioni.

Il significato del Teorema di Rouch´e-Capelli `e il seguente: la relazione b = Ax

si pu`o interpretare come

b =

a 11

a m 1

 x 1 +

a 12

a m 2

 x 2 +^...^ +

a 1 n

a mn

 xn,

ossia b `e combinazione lineare dei vettori a j?

= [a 1 j

,... , a mj

]

T

, j = 1,... , n

dati dalle colonne della matrice A, con coefficienti della combinazione lineare

dati da x 1

,... , x n

. Se fosse rango([A|b]) >rango(A), allora vorrebbe dire che i

vettori a 1?

,... , a n?

, b sono linearmente indipendenti, il che contraddirrebbe la

scrittura precedente.

Esempio 3.2 Sia Ax = b con

A =

, b =

Poich´e rango(A) = 3 (e ovviamente rango([A|b]) non pu`o essere maggiore

di 3 ), il sistema ammette soluzione, e pi`u precisamente ne ammette una

ed una sola. Infatti, risolvendo per sostituzione, si ha

x 1

  • x 2

− x 3

2 x 1

  • 2x 2

  • x 3

x 1 = 1

ossia

x 2

− x 3

2 x 2

  • x 3

x 1 = 1

ossia

x 2

= x 3

x 3

x 1 = 1

Quindi si ha una ed una sola soluzione data da x

1

= x

2

= x

3

A =

, b =

Esempi importanti di sistemi lineari omogenei verranno considerati nella suc-

cessiva sezione 4.

3.2 Applicazioni lineari da V = R

m

a U = R

n

Il problema della risoluzione di un sistema lineare Ax = b con A ∈ R

m×n , x ∈

R

n , b ∈ R

m ha un’interpretazione interessante quando inquadrato nella teoria

delle applicazioni lineari fra spazi vettoriali. Per un’applicazione di rilievo di

questa interpretazione si veda la sezione 4.

Definizione 3.3 Applicazione lineare fra spazi vettoriali

Un’applicazione F : V → U , ove V = R

m e U = R

n , si dice lineare se

  • per ogni x 1

, x 2

∈ V si ha F (x 1

  • x 2

) = F (x 1

) + F (x 2

  • per ogni α ∈ K = R e per ogni x ∈ V si ha F (αx) = αF (x).

Esempio 3.3 Sia V = U = R

2 e si consideri l’applicazione che associa ad un

vettore del piano la sua proiezione sull’asse delle ascisse, ossia

F

([

v 1

v 2

])

[

v 1

]

per ogni v = [v 1

, v 2

]

T .

Tale applicazione `e chiaramente un’applicazione lineare in quanto vale che

  • per ogni v, w ∈ V si ha F (v + w = F (v) + F (w)) = [v 1
  • w 1

, 0]

T ,

  • per ogni α ∈ K = R e per ogni v ∈ V si ha F (αv) = αF (v) = [αv 1

, 0]

T .

Ora consideriamo la base canonica di V = R

m , ossia gli m vettori e 1

[1 0... 0]

T , e 2

= [0 1 0... 0]

T ,.. ., e m

= [0... 0 1]

T

. Grazie alla propriet`a

di linearit`a dell’applicazione F , per sapere come opera tale applicazione su un

vettore generico

x = x 1 e 1

  • x 2 e 2

+... + xme m

∈ R

m

`e sufficiente sapere come opera F su ciascuno dei vettori della base canonica di

V = R

m in quanto

y = F (x) = F (x 1 e 1

  • x 2 e 2

+... + xme m

= x 1 F (e 1

) + x 2 F (e 2

) +... + xmF (e m

Ora, poniamo, per ogni k = 1,... , m

F (e k

a 1 k

a 2 k

ank

ove il primo indice denota la componente del vettore F (e k

); mentre il secondo

indice e fissato uguale a k ad indicare che si sta rappresentando il vettore F (e k

Quindi, costruiamo una matrice di n righe e m colonne accostando gli m vettori

colonna F (e k

), k = 1,... , m, nell’ordine, ottenendo cos`ı

A =

a 11

a 12

... a 1 m

a 21 a 22... a 2 m

an 1 an 2... anm

∈ R

n×m .

Ora, l’espressione della i−sima componente del vettore y ∈ R

n `e data da

y i

= F (x)i = x 1 F (e 1

)i + x 2 F (e 2

)i +... + xmF (e m

)i

= x 1

a i 1

  • x 2

a i 2

+... + x m

a im

m ∑

j=

a ij

x j

e corrisponde a quella ottenuta considerando

y i

= (Ax)i

con y vettore risultato del prodotto della matrice A per il vettore colonna x.

Pertanto, si pu`o concludere che le matrici sono un modo compatto per rappre-

sentare l’azione di un’applicazione lineare F su un qualsivoglia vettore.

Inoltre, il problema della risoluzione di un sistema lineare Ax = b con A ∈

R

m×n , x ∈ R

n , b ∈ R

m risulta equivalente a quello di determinare i vettori x

∗ ,

se esistono, che vengono trasformati dall’applicazione lineare F assegnata nel

termine noto b assegnato. Ritorneremo sul significato di questa interpretazione

nella sezione 4.

Esempio 3.

  1. Si consideri l’applicazione lineare F : R

3 → R

3 definita tramite le re-

lazioni

F ([1 − 1 1]

T ) = [0 1 + k k − 1]

T

F ([1 1 1]

T ) = [0 1 + k 1 + k]

T

F ([0 0 1]

T ) = [1 0 k]

T

L’applicazione lineare `e univocamente determinata in quanto i vettori v 1

[1 − 1 1]

T , v 2

= [1 1 1]

T e v 3

= [0 0 1]

T formano una base di R

3

. Infatti

sono in numero di 3 e sono linearmente indipendenti essendo

det

Si vuole determinare la matrice associata a F rispetto alla base canonica

di R

3

. Per fare questo, occorre determinare le immagini degli elementi

della base canonica di R

3 tramite l’applicazione lineare F e scriverne le

coordinate sempre rispetto a tale base.

Ora, per definizione di applicazione lineare, vale che se il generico vettore

v ∈ R

3 ha coordinate [a b c]

T rispetto alla base v 1

, v 2

, v 3

, ovvero v =

av 1

  • bv 2

  • cv 3

, allora F (v) = aF (v 1

) + bF v 2

) + cF v 3

le coordinate rispetto alla base canonica di R

2 .

Ora, vale che se il generico vettore v ∈ R

4 ha coordinate [a b c d]

T

rispetto alla base v 1

, v 2

, v 3

, v 4

, ovvero v = av 1

  • bv 2

  • cv 3

  • dv 4

, allo-

ra F (v) = aF (v 1

) + bF (v 2

) + cF (v 3

) + dF (v 4

Quindi, poich´e vale che il primo vettore della base canonica si pu`o scrivere

come

e 1

v 1

v 2

  • 0v 3

  • 0v 4

si ha che

F (e 1

F (v 1

F (v 2

) + 0F (v 3

) + 0F (v 4

[

]

[

]

[

]

Ora, poich´e vale che il secondo vettore della base canonica si pu`o scrivere

come

e 2

v 1

v 2

  • 1v 3

  • 1v 4

si ha che

F (e 2

F (v 1

F (v 2

) + 1F (v 3

) + 1F (v 4

[

]

[

]

[

]

[

]

[

]

Ripetendo il procedimento anche per i restanti due vettori si ottiene che la

matrice A rappresentativa dell’applicazione lineare `e

A =

[

]

3.3 Un metodo di risoluzione per i sistemi lineari

Anzich´e considerare il classico metodo di Cramer (che fa uso della teoria del

determinante e che `e computazionalmente molto costoso (numero di operazioni

dell’ordine di n! con n dimensione del sistema lineare)), si considera un metodo

di risoluzione alternativo che si basa sostanzialmente sulla nozione di sistemi

lineari equivalenti.

Definizione 3.4 Sistemi lineari equivalenti

Si considerino due sistemi lineari

Ax = b con A ∈ R

m×n , x ∈ R

n , b ∈ R

m ;

Cy = d con C ∈ R

m×n , y ∈ R

n , d ∈ R

m .

I due sistemi lineari si dicono equivalenti se ogni soluzione del primo sistema `e

soluzione del secondo sistema e viceversa.

Consideriamo ora due esempi di sistemi lineari equivalenti che sono alla base

del metodo di risoluzione che si vuole qui di seguito introdurre.

Proposizione 3.2 Si consideri il sistema lineare

I)

R 1 = a 11 x 1 + a 12 x 2 +... + a 1 nxn − b 1 = 0

R

i− 1

= a i− 11

x 1

  • a i− 12

x 2

+... + a i− 1 n

x n

− b i− 1

R

i

= a i 1

x 1

  • a i 2

x 2

+... + a in

x n

− b i

R

i+

= a i+

x 1

  • a i+

x 2

+... + a i+1n

x n

− b i+

Rj− 1 = aj− 11 x 1 + aj− 12 x 2 +... + aj− 1 nxn − bj− 1 = 0

Rj = aj 1 x 1 + aj 2 x 2 +... + ajnxn − bj = 0

Rj+1 = aj+11x 1 + aj+12x 2 +... + aj+1nxn − bj+1 = 0

R

m

= a m 1

x 1

  • a m 2

x 2

+... + a mn

x n

− b m

e il sistema lineare

II)

R 1 = a 11 x 1 + a 12 x 2 +... + a 1 nxn − b 1 = 0

R

i− 1

= a i− 11

x 1

  • a i− 12

x 2

+... + a i− 1 n

x n

− b i− 1

R

j

= a j 1

x 1

  • a j 2

x 2

+... + a jn

x n

− b j

Ri+1 = ai+11x 1 + ai+12x 2 +... + ai+1nxn − bi+1 = 0

Rj− 1 = aj− 11 x 1 + aj− 12 x 2 +... + aj− 1 nxn − bj− 1 = 0

R

i

= a i 1

x 1

  • a i 2

x 2

+... + a in

x n

− b i

R

j+

= a j+

x 1

  • a j+

x 2

+... + a j+1n

x n

− b j+

Rm = am 1 x 1 + am 2 x 2 +... + amnxn − bm = 0

che differisce dal sistema lineare I) per il solo fatto che la j−sima equazione

Rj = 0 `e stata scambiata con l’equazione i−sima Ri = 0. Il sistema lineare I)

e il sistema lineare II) sono equivalenti.

Dimostrazione: l’affermazione `e ovvia in quanto le soluzioni di un sistema

lineare non dipendono dall’ordine delle equazioni. •

Proposizione 3.3 Si consideri il sistema lineare

I)

R

1

= a 11

x 1

  • a 12

x 2

+... + a 1 n

x n

− b 1

R

2

= a 21

x 1

  • a 22

x 2

+... + a 2 n

x n

− b 2

Rj− 1 = aj− 11 x 1 + aj− 12 x 2 +... + aj− 1 nxn − bj− 1 = 0

Rj = aj 1 x 1 + aj 2 x 2 +... + ajnxn − bj = 0

Rj+1 = aj+11x 1 + aj+12x 2 +... + aj+1nxn − bj+1 = 0

R

m

= a m 1

x 1

  • a m 2

x 2

+... + a mn

x n

− b m

poich´e x

1

,... , x

n

sono una soluzione del sistema II). Inoltre, poich´e per ipotesi

`e αj 6 = 0, deve essere pure Rj ≡ 0 ossia x

1

,... , x

n

soddisfano anche la j−sima

equazione del sistema I).

Riassumendo, si `e verificato che scambiare fra loro equazioni o sostituire ad

un’equazione una combinazione lineare delle equazioni del sistema, con il solo

vincolo αj 6 = 0, permette di ottenere un sistema lineare equivalente, ossia con

tutte e sole le soluzioni del sistema di partenza.

Ora, un’applicazione ripetuta e mirata di tale tecnica permette di trasformare

un qualsivoglia sistema lineare assegnato in sistema lineare equivalente, ma di

pi`u facile risoluzione (anche rispetto alla risoluzione su calcolatore).

Vediamo il metodo su un esempio.

Esempio 3.5 Sia Ax = b con

A =

, b =

ovvero (^) 

R 1 = x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 2 = 0

R 2 = 3x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 4 = 0

R 3 = 4x 1 − 4 x 2 + x 3 − 1 = 0

del quale esiste unica la soluzione x

∗ tale che Ax

∗ = b, poich´e det(A) =

− 20 6 = 0. I passo: si sostituisce all’equazione R 2

= 0 la combinazione lin-

eare R 2 − 3 R 1 = 0, ove si `e scelto come coefficiente della combinazione lineare

3 = a 21 /a 11. Analogamente si sostituisce all’equazione R 3 = 0 la combinazione

lineare R 3 − 4 R 1 = 0, ove si `e scelto come coefficiente della combinazione lineare

4 = a 31 /a 11. Si considera quindi il sistema lineare equivalente

R 1 = x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 2 = 0

R 2 − 3 R 1 = 3x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 4 − 3(x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 2) = 0

R 3 − 4 R 1 = 4x 1 − 4 x 2 + x 3 − 1 − 4(x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 2) = 0

ossia 

R

(1)

1

= R

1

= x 1

− 2 x 2

  • 3x 3

R

(1)

2

= 4x 2

− 6 x 3

R

(1)

3

= 4x 2

− 11 x 3

II passo: si sostituisce all’equazione R

(1)

3

= 0 la combinazione lineare R

(1)

3

R

(1)

2

= 0, ove si `e scelto come coefficiente della combinazione lineare 1 =

a

(1)

32

/a

(1)

22

. Si ha quindi

R

(1)

1

= x 1 − 2 x 2 + 3x 3 − 2 = 0

R

(1)

2

= 4x 2 − 6 x 3 + 2 = 0

R

(1)

3

− 2 R

(1)

2

= 4x 2 − 11 x 3 + 7 − (4x 2 − 6 x 3 + 2) = 0

ossia 

R

(2)

1

= R

1

= x 1

− 2 x 2

  • 3x 3

R

(2)

2

= R

(1)

2

= 4x 2

− 6 x 3

R

(2)

3

= − 5 x 3

In definitiva, si `e trasformato il sistema di partenza nel sistema lineare equiva-

lente

Ax =

b con

A =

b =

Ora, un sistema lineare, la cui matrice sia triangolare superiore, si pu`o

risolvere facilmente (a mano o su calcolatore) con una procedura che prende

il nome di risoluzione Backward (a ritroso).

Infatti, dall’ultima equazione si ricava x

3

= 1; quindi sostituendo nella seconda

equazione il valore trovato per x

3

si ottiene

x

2

= (6x

3

Infine, sostituendo nella prima equazione il valore trovato per x

2

e x

3

si ottiene

x

1

= 2x

2

− 3 x

3

Qualora all’k−mo passo ci si trovasse ad avere che l’elemento in posizione k, k

e nullo,e sufficiente scambiare l’k−sima equazione con una delle successive tale

che il coefficiente relativo all’incognita xk sia non nullo.

Si tenga presente che sotto l’ipotesi di A non singolare tale equazione alternativa

esiste sempre.

3.4 Esercizi

  1. In dipendenza di k ∈ R, determinare il rango della matrice

A =

k k k

e della matrice

B =

k k k k

  1. Discutere in dipendenza del parametro k ∈ R la risolubilit`a del sistema

lineare (^) 

(k + 1)y + 10z = 8

y + 4z = 4

x + 4y + 16z = 9

e quando possibile determinarne le soluzioni.

  1. Discutere in dipendenza del parametro k ∈ R la risolubilit`a del sistema

lineare (^) 

x + (k − k

2 )z = 2 − k

(k − k

2 )z = 1 − k

x − y = 0

e quando possibile determinarne le soluzioni.