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Sociologia della città: Territorio, relazioni sociali e conflitti urbani, Appunti di Sociologia Urbana E Rurale

socio ambiente, territorio e della città

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 16/01/2020

Enrica50
Enrica50 🇮🇹

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Sezione II – Sociologie della città
5. Territorio e relazioni sociali: note introduttive
L’ambiente urbano, quale spazio di scambi relazionali è sempre più oggetto di interesse all’interno del
dibattito sociologico, sia per le sue implicazioni economiche, sia perché le nuove tecnologie influenzano
sempre più il vivere quotidiano attraverso il paradigma dell’individualismo sociale.
La contrapposizione tra collegamenti a distanza e contatti face to face nella società contemporanea
potrebbe essere fuorviante perché, pur essendo presenti entrambi i tipi di rapporti sociali, non si può
affermare che i contatti attraverso le nuove tecnologie siano sostitutivi delle relazioni dirette.
I temi dello stile di vita, dei tipi di relazione intrattenuti dai singoli attori, hanno costituito un oggetto
d’indagine per autori come Simmel, R. E. Park, ed altri. A tale proposito, con Wirth, le analisi in materia
sono state ampiamente influenzate dalle rappresentazioni che la sociologia urbana ha elaborato per la
città. L’immagine che rende maggiormente testimonianza dell’odierno abitante metropolitano ci mostra un
soggetto sempre più solo nel suo confrontarsi con la realtà. È una realtà tanto limitata quanto vasta,
attraversata da molteplici flussi di comunicazione.
La città si presenta come lo spazio trasformato socialmente ed economicamente. La sua struttura
urbanistica viene “ritrovata” attraverso programmi di recupero che diventano luoghi di attrazione per
operatori culturali e economici che si riappropriano del territorio. I cittadini socializzano e si riconoscono
come appartenenti ad una comunità attraverso il racconto dei luoghi. Una società, secondo Durkheim, è
costituita in primo luogo dall’idea che essa si formi di sé.
La città si identifica quasi con il territorio, in quanto diventa luogo dell’azione sociale e luogo della
concretezza dello spazio.
Il concetto di qualità della vita, anche urbana, è andato nel tempo modificandosi. L’attenzione si è spostata
dalla qualità degli input e output del benessere, all’insieme delle funzioni e capacità reali attribuibili agli
individui nello sfruttamento pieno e libero delle risorse stesse. Il mutamento delle forme della città dovrà
essere influenzato dal cambiamento dei comportamenti urbani degli abitanti, a loro volta influenzati dalle
credenze, dalle aspirazioni, dal “senso comune”.
6. Teoria sociologica e immagini della città
La città fa male?
In città ci si ammala di più, si muore di più e si nasce di meno. Le mura difendono dai nemici e briganti, ma
al suo interno non si può certo vivere tranquilli. Con l’avvento della prima industrializzazione la città si
qualifica come ambito del progresso.
Comunità, metropoli, necropoli: l’approccio di Mumford
- Le prime forme embrionali della vita urbana si hanno nel paleolitico: i diversi gruppi umani vaganti per il
territorio identificano luoghi d’incontro e di scambio.
- Il passo successivo sarebbe costituito dal villaggio neolitico, una struttura relativamente pacifica ed
egualitaria, non ancora interessata da fenomeni di divisione del lavoro.
- La grande svolta avviene con l’insediarsi di gerarchie militari e sacerdotali. Nasce dunque la città come
struttura differenziata dal contesto rurale circostante e fondamentalmente legata al servizio delle nuove
caste. La città si impone come nuovo centro di vecchi villaggi e, rispetto a questi, si connota per il suo
carattere di dominazione. Man mano, la città dà vita alla metropoli che, crescendo al di là dei limiti
sostenibili, va incontro al collasso e ad un destino da necropoli.
Weber: modernità, disincanto e vita urbana
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Scarica Sociologia della città: Territorio, relazioni sociali e conflitti urbani e più Appunti in PDF di Sociologia Urbana E Rurale solo su Docsity!

Sezione II – Sociologie della città

5. Territorio e relazioni sociali: note introduttive L’ambiente urbano, quale spazio di scambi relazionali è sempre più oggetto di interesse all’interno del dibattito sociologico, sia per le sue implicazioni economiche, sia perché le nuove tecnologie influenzano sempre più il vivere quotidiano attraverso il paradigma dell’ individualismo sociale. La contrapposizione tra collegamenti a distanza e contatti face to face nella società contemporanea potrebbe essere fuorviante perché, pur essendo presenti entrambi i tipi di rapporti sociali, non si può affermare che i contatti attraverso le nuove tecnologie siano sostitutivi delle relazioni dirette. I temi dello stile di vita, dei tipi di relazione intrattenuti dai singoli attori, hanno costituito un oggetto d’indagine per autori come Simmel, R. E. Park, ed altri. A tale proposito, con Wirth, le analisi in materia sono state ampiamente influenzate dalle rappresentazioni che la sociologia urbana ha elaborato per la città. L’immagine che rende maggiormente testimonianza dell’odierno abitante metropolitano ci mostra un soggetto sempre più solo nel suo confrontarsi con la realtà. È una realtà tanto limitata quanto vasta, attraversata da molteplici flussi di comunicazione. La città si presenta come lo spazio trasformato socialmente ed economicamente. La sua struttura urbanistica viene “ritrovata” attraverso programmi di recupero che diventano luoghi di attrazione per operatori culturali e economici che si riappropriano del territorio. I cittadini socializzano e si riconoscono come appartenenti ad una comunità attraverso il racconto dei luoghi. Una società , secondo Durkheim , è costituita in primo luogo dall’ idea che essa si formi di sé. La città si identifica quasi con il territorio, in quanto diventa luogo dell’azione sociale e luogo della concretezza dello spazio. Il concetto di qualità della vita, anche urbana, è andato nel tempo modificandosi_._ L’attenzione si è spostata dalla qualità degli input e output del benessere, all’insieme delle funzioni e capacità reali attribuibili agli individui nello sfruttamento pieno e libero delle risorse stesse. Il mutamento delle forme della città dovrà essere influenzato dal cambiamento dei comportamenti urbani degli abitanti, a loro volta influenzati dalle credenze, dalle aspirazioni, dal “senso comune”. 6. Teoria sociologica e immagini della città La città fa male? In città ci si ammala di più, si muore di più e si nasce di meno. Le mura difendono dai nemici e briganti, ma al suo interno non si può certo vivere tranquilli. Con l’avvento della prima industrializzazione la città si qualifica come ambito del progresso. Comunità, metropoli, necropoli: l’approccio di Mumford

  • Le prime forme embrionali della vita urbana si hanno nel paleolitico : i diversi gruppi umani vaganti per il territorio identificano luoghi d’incontro e di scambio.
  • Il passo successivo sarebbe costituito dal villaggio neolitico , una struttura relativamente pacifica ed egualitaria, non ancora interessata da fenomeni di divisione del lavoro.
  • La grande svolta avviene con l’insediarsi di gerarchie militari e sacerdotali. Nasce dunque la città come struttura differenziata dal contesto rurale circostante e fondamentalmente legata al servizio delle nuove caste. La città si impone come nuovo centro di vecchi villaggi e, rispetto a questi, si connota per il suo carattere di dominazione. Man mano, la città dà vita alla metropoli che, crescendo al di là dei limiti sostenibili, va incontro al collasso e ad un destino da necropoli. Weber: modernità, disincanto e vita urbana

MAX WEBER: analisi storica della genesi della modernità. WEBER è stato uno dei primi studiosi dell’evoluzione della città a livello sociologico. Weber, sottolinea l’importanza di studiare la città come luogo della razionalità. La città contemporanea è una città capitalista, dove si generano attività economiche orientate al profitto. Weber studia il senso dell’azione nella città moderna: sempre più orientato alla razionalità di tipo strumentale. Le città contemporanee ambiscono ad essere spazi efficienti ed efficaci. Per capire bene come stanno cambiando le città è meglio confrontarle. Confronta le città di una parte del mondo (europee) con quelle di un’altra parte del mondo (asiatiche) e dice che le città hanno caratteristiche di base identiche: numerosità, densità, centralità ed eterogeneità. All’interno di queste comparazioni emerge che le città in occidente presentano autonomia, in oriente no. In occidente è stata soprattutto la borghesia ad essere motore di sviluppo delle città, mentre in oriente non è mai esistita una vera e propria borghesia, quindi non poteva esserci uno sviluppo autonomo della città. In Weber:

  1. Importante è il ruolo del monoteismo delle religioni, che avrebbe lasciato altrimenti l’individuo solo, in un mondo “disincantato” e spoglio di riferimenti sacrali.
  2. Il profetismo delle moderne religioni si prefigge come forza rivoluzionaria; il profeta si caratterizza come creatore di una nuova comunità e come portatore di una coerente visione del mondo. Questo spiega, secondo Weber , come il fenomeno profetico attecchisce i ceti medi urbani, dal momento che la città si qualifica come luogo di rottura dei tradizionali legami comunitari. L’allontanamento dei significati magici attribuiti alla natura ha allentato i legami di sangue, andando verso l’individualizzazione.
  3. Nell’approfondire il ruolo della città, Weber centra la propria attenzione sul comune dell’Europa medievale che, nato come borgo e luogo di mercato, si articola attorno ad una sfera pubblica.
  4. Poi, la Riforma protestante, si caratterizza per la proposizione di quella che Weber definisce l’ascesi mondana : vista come antecedente della razionalità formale dell’amministrazione burocratica e dell’economia capitalistica. Ricordiamo, inoltre, la critica di HANS BAHRDT che contesta il determinismo e l’inevitabile conseguenza dell’urbanesimo. Per lui, nei contesti urbani e più che altrove evidente la presenza di due sfere di attività, quella privata e quella pubblica, disgiunte ma interdipendenti.
  • Gli spazio pubblici urbani sono prima di tutto spazi simbolici, caratterizzati da elevata accessibilità e permettono un tipo di comunicazione indiretta, impersonale e non gerarchica;
  • negli spazi privati, viceversa, si riscontra un’accessibilità condizionata, una elevata personalizzazione, nonché il prevalere di comunicazioni gerarchiche: sono “spazi vissuti”. La vita urbana nell’analisi della scuola di Chicago Il pensiero di Simmel trova un terreno fertile negli ambienti accademici americano. Tra i suoi allievi Robert Park. Sociologo urbano nordamericano, fu uno dei principali esponenti della Scuola ecologica di Chicago. Per lui, la vita di una città è strettamente influenzata da fattori spaziali come il numero e il tipo di insediamenti, la loro distribuzione, l’esistenza di confini. Secondo la visione dei sociologi appartenenti a questa scuola, l’ esperienza concreta assume vari significati a partire dalla dimensione spaziale delle condizioni e delle azioni compiute. L’ aspetto astratto e formale , invece, si può chiarire attraverso una riflessione circa il modo di conoscere la realtà: ogni singolo fenomeno ci appare reale solo in quanto è connesso con un punto spaziale fisso. Il nostro pensiero si può quindi definire spazialista, tanto che si

2. Entità per necessità : artificiali in genere, presuppongono un progetto, uno scopo per il quale l’intelligenza creativa le ha costruite. Il contemporaneo urbano e le sue rappresentazioni Le componenti che oggi rendono, denotano e rendono possibile il riconoscimento del territorio urbano sono:  Territorio , strutture (residenziali, produttive, naturali);  Infrastrutture (reti di interconnessione dei nuclei, reti tecnologiche, telematiche, verdi);  Relazioni (sociali, economiche, politiche). Nel corso dei secoli, nel territorio è emersa la residenza , che configura uno dei bisogni fondamentali, l’abitare. La residenza non è più ben circoscritta, ma si distribuisce secondo regole e leggi non bene definite e corrisponde ai caratteri dell’edilizia economica e popolare. Sono presenti sul territorio anche le aree a coltura agricola , che oggi assume connotati che non permettono più una netta distinzione con l’area della città. La rete fisica di infrastrutturazione del territorio collega nuove centralità , connette luoghi prima impensabili da collegare. Il paesaggio urbano, tra sedimentazioni storiche e dimensione metropolitana L’Europa oggi viene rappresentata come un’unica immensa città, una città policentrica che si estende su gran parte del continente, dotata di aree centrali e di zone periferiche, di corridoi naturali, di waterfront ecc. Essa è diventata una città composta da nuclei urbani specializzati, una megalopoli articolata in zone a diverso sviluppo, percorsa da una fitta rete di canali di traffico e innervata da una densa fitta rete di canali di traffico e innervata da un denso sistema di reti infrastrutturali e di servizio. Disaggregazione e reticoli planetari: territori urbani nella globalizzazione La dilatazione di territorio, dinamicamente urbanizzato→ si sostituisce assai presto alla realtà della città chiusa e compatta. La disaggregazione spaziale determina non solo conseguenze formali, ma anche psicologiche, sociali ed economiche. Il caso più emblematico, quello a cui si giunge con un processo consequenziale di evoluzione della forma e della struttura urbana, è quella “ Megalopolis ” identificata da Gottman , formata dai 50 milioni di abitanti delle decine di città (NY, Filadelfia, Baltimora) che si susseguono quasi senza interruzione da Boston a Washington. La giapponese “Tokaido megalopolis”, supera per abitanti quella americana. La prospettiva è un crescente squilibrio tra aree impoverite e desertificate e aree urbane congestionate in misura ormai insopportabile. La situazione diventa drastica nei paesi di sviluppo, dove l’urbanesimo incontrollato ha fatto proliferare sterminate periferie di Bindonvilles. I fattori scatenanti lo sviluppo incontrollato dell’urbanesimo generano forme e organizzazioni spaziali con qualche tratto singolare per ciascuna formazione. 8. Distanze fisiche, distanze sociali e conflitti nelle società urbane: un’introduzione critica La trazione sociologica e la contemporaneità ROBERT PARK: vuole comprendere lo sviluppo della città di Chicago. La pubblicazione del libro “La città” (1925) costituisce la pietra militare dell’analisi sulla distribuzione territoriale delle distanze fisiche che riflettono le distanze sociali (tipica figura a cerchi concentrici che rendeva graficamente tale idea: ad un cerchio corrispondeva un gruppo sociale isolato dagli altri e distribuito lungo l’asse centro – periferia creando delle aree naturali caratterizzate dall’omogeneità etnica, di status o culturale”. Le classi meno

abbienti venivano messe al centro e assai distanti dalle classi borghesi, situati invece ai margini del cerchio concentrico; questo esemplifica la corrispondenza tra i due tipi di distanza, fisica e sociale.) La nuova questione sociale come questione urbana Dalla fine degli anni Settanta in Europa, e ancora prima negli Stati Uniti, emerge un rinnovato interesse alla città quale contesto decisivo in cui le disuguaglianze tendono a cristallizzarsi, formando aree in cui si concentrano gruppi, individui e famiglie. Si affacciano, nel dibattito europeo e nordamericano, termini come esclusione, nuove povertà, underclass, che sottolineano con forza l’emergere di una mutata divisione della società, riflesso del cambiamento nelle politiche economiche e della sempre più debole capacità d’intervento pubblico a ridurne le distorsioni. La povertà assume lo status permanente, non più collegato alla crescita e relegata in specifici quartieri isolati dal resto della città (metafora di Alain Touraine del “dentro o fuori” per caratterizzare la società attuale). Il progressivo affermarsi della rappresentazione localista delle problematiche di segregazione urbana tende a sminuire l’effetto combinato dei processi che producono e riproducono le disuguaglianze socio – economiche e a rafforzare l’idea che le nuove povertà siano conseguenza di un “effetto territorio” (conseguente deresponsabilizzazione dell’intera collettività, come ad esempio nei casi delle famiglie immigrate, minoranze svantaggiate o discriminate).

1. Lo spazio segregato, il ghetto e le comunità chiuse Il termine segregazione indica una forma più o meno istituzionalizzata di distanza sociale che si traduce in una separazione nello spazio. Il caso delle minoranze etniche e delle famiglie immigrate che subiscono discriminazione nel mercato degli afflitti riducono le loro possibilità di scelta, anzi, il più delle volte li costringono a stabilirsi in quartieri “etnici”, in abitazioni di bassa qualità e scarsamente dotati di servizi. Il ghetto diventa la metafora stigmatizzante. I caratteri idealtipici che fondano sociologicamente il ghetto sono rappresentati dall’uniformità etnico – razziale, che riproduce al suo interno una struttura di disuguaglianza. Nel dibattito attuale, il termine si allarga e si riferisce a quartieri in cui vivono gruppi socialmente ed economicamente svantaggiati eterogenei tra loro. Oltre alla visione di segregazione come solo processo di esclusione, esistono tipi di segregazione che sono frutto di scelte volontaristiche di gruppi. A questo, si deve aggiungere il vasto processo di gentrification, che ha espulso da alcune aree degradate soggetti a basso reddito a favore di quelli ad alto reddito aumentando ancora di più la distanza tra questi due gruppi sociali. 2. Movimenti, conflitti urbani e il futuro della città Il problema sul quale è opportuno soffermarsi riguarda le conseguenze di tale segmentazione socio – territoriale sul piano politico. In una cornice frammentata e dominata da dinamiche centrifughe, i movimenti e i conflitti interni alle società urbane assumono caratteri specifici e localizzati. Emergono due tipi di mobilitazione: l’una fondata su contenuti difensivi, l’altra che individua obiettivi generali di miglioramento delle condizioni di vita. Nel primo caso, i temi del conflitto si esprimono attraverso il rifiuto di scelte amministrative che vanno contro l’insediamento di soggetti stigmatizzati (es. campi nomadi); nel secondo troviamo un indirizzo più universalistico che tenga conto delle differenze in gioco al fine di condividere il più possibile le soluzioni. A queste due polarità, vi è da aggiungere una terza la quale si esprime con modalità di resistenza ai processi di esclusione sociale e di omologazione culturale.

 Orientamento all’azione (ha origine nell’azione pubblica)  Punto di vista oggettivo esterno rispetto al sistema  Componente di aiuto Fattori che contribuiscono a scegliere il paradigma:  Prospettiva valutativa: tecnico, economico, normativo, politico, giuridico  Approccio valutativo: obiettivi, mezzi, risultati, effetti  Carattere del programma/progetto: routine o innovativo  Destinatario della valutazione: influenza il tipo di approccio Componenti di una strategia valutativa :

  1. Valutazione per obiettivi (goal oriented):questa spinge i promotori a chiarire fin da subito le relazioni tra attività e servizi del progetto. Gli obiettivi e gli scopi operativi sono criteri per determinare il successo. Debole per i progetti di riqualificazione urbana + compromessa l’autonomia del valutatore
  2. Valutazione di impatto : si basa sulla relazione obiettivi-effetti e componenti misurabili. Il difetto è la difficoltà di gerarchizzare gli obiettivi in modo razionale
  3. Valutazione operativa (implementation evaluation): si preoccupa dell’efficienza dei mezzi disponibili e l’impiego conforme alla natura e agli obiettivi del progetto
  4. Valutazione goal free : i bisogni fondamentali condivisi sono alla base degli obiettivi (valore etico- politico). Gli obiettivi non sono dati valutabili e l’attenzione è rivolta principalmente alla descrizione e all’esperienza del programma.
  5. Valutazione di processo (comprehensive evaluation): ispirata alle teorie sistemiche, considera il progetto in modo dinamico e con capacità adattive al contesto
  6. Valutazione pluralista : parte dall’ipotesi che l’unica valutazione possibile è quella in grado di cogliere i diversi punti di vista che delimitano un problema.
  7. Valutazione con “mappe” cognitive e visive : ricorre a pratiche come “visual impact analysis and assesstment” e mappe mentali per risolvere i problemi di scelta
  8. Ricerca valutativa : tecnica che cerca di cogliere nei casi studio aspetti generalizzabili che possono essere usate come basi informative. Due linee in cui si muovono le strategie valutative:  Di tipo sperimentale efficace in presenza di interazioni strutturate: fa ricorso a tecniche quantitative. Mette a disposizione tecniche di analisi revisionali e una gamma eterogenea di indicatori  Di tipo non sperimentale consigliato quando attori e processi decisionali non sono sufficientemente strutturati: stimola opinioni con tecniche qualitative. L’analisi è costruita con la rilevazione dei giudizi di soggetti esperti. CAPITOLO 12: CITTÀ, SPAZI E DISPOSITIVI DI CONTROLLO - LORENZO Il problema del controllo sociale legato all’ambito della sicurezza deve diventare nella pratica oggetto di studio della sociologia  prestare attenzione al rapporto che esiste tra le nuove tecnologie e il

controllo sociale. Il legame tra controllo sociale e sicurezza trova nel tema della criminalità e nelle azioni per contrastarla un campo d’interesse comune. Presupposti culturali Dopo la seconda guerra mondiale, il benessere economico e sociale invade larghe fasce di popolazione ciò determina più occasioni per atti di devianza e criminalità.  Si assiste ad un aumento della criminalità La criminalità diventa un fatto sociale normale, secondo Gardland, un aspetto ritenuto ineludibile della società. A questo problema le istituzioni cercano e danno risposte ad attive ossia cercano di far fronte a questo problema impostando politiche di prevenzione centrate sulle conseguenze dei crimini e non su i criminali (anni 70).  Gardland parla di tendenze motivazionali comuni : a fronte di ciò il controllo sociale entra nelle interazioni quotidiane contesto in cui esistono in cui sia tono gli atti devianti. Ci s’inizia occupare delle vittime potenziali e di tutte quelle situazioni che favoriscono atti criminali. Si parla di criminologia della quotidianità. La proposta del criminologo Ronald Clarke si concentra su variabili spaziali e temporali connesse a specifici atti criminali. Secondo Clark riducendo le opportunità legate all’ambiente fisico e con l’aumento del rischio di essere scoperti si può arginare e agire per prevenire gli atti criminali e devianti  si parla di prevenzione situazionale Clarke propone molte misure per agire sull’ambiente:

1. Tre misure legate alla sorveglianza 2. Sorveglianza formale, ad esempio le guardie 3. Sorveglianza attraverso personale specializzato, come operatori di videosorveglianza 4. Sorveglianza spontanea, come ad esempio il vicinato 5. Oltre a queste tre tecniche, si aggiungono altre tecniche di sorveglianza o pratiche di controllo dette informali, come ad esempio il controllo sulla vendita delle armi L'approccio della prevenzione situazionale migliora le cose ma non risolve il problema della criminalità. Tuttavia le proposte di Clark aprono una nuova strada, permettono un approccio specifico allo spazio e al controllo sociale, evidenziano l’importanza della cornice spaziale nei confronti della auto sociale della criminalità e hanno una forte influenza sul nostro assetto urbano contemporaneo.

  1. L o spazio, il controllo sociale e la città nella Scuola di Chicago La Scuola Chicago ha una grande influenza tra il 1914 e il 1940. La scuola di Chicago, sviluppandosi in una metropoli americana in forte crescita e contenitore di varietà umane, vede la città stessa come un laboratorio sociale, ambiente privilegiato per ispirare gli approcci che ora oggi gli studiosi di questo pensiero. Due fondamentali apporti: Robert Park e E. W. Burgess a. Robert Park Spazio urbano visto come risultato del legame tra struttura fisica e azioni umane. Il tessuto urbano è come un habitat dell’uomo, composto da aree naturali con funzioni specifiche per la comunità. Da un lato viene visto il vicinato come una forma di associazione elementare per esprimere la posizione di una comunità, d’altra parte gli agglomerati urbani di grandi dimensioni possono rischiare di creare delle distanze morali. Park analizza il controllo sociale considerandolo radicato all’interno della comunità poiché gli sforzi per risolvere il problema creano coesione.

5. Conclusioni: verso SimCity****? La vita quotidiana è sempre più mediata I limiti del controllo e della sorveglianza sono sempre più sfumati Esistono potenziali conseguenze negative a livello sociale di un approccio unicamente geografico territoriale. Le Cybercities che esistono oggi assumono le caratteristiche del tipiche dei McDonald: hanno caratteri come: Controllo - Efficienza - Prevedibilità - Calcolabilità Oggi si parla di McDonaldizzazione delle città, accompagnata dall’esaltazione di logiche precise ed ideologie legate a questi caratteri declinati nell’urbano Il gioco SimCity (Will Wright, anni ’90) vede come suo soggetto la costruzione e la gestione di una città ideale, utopica, come Disneyland, in cui la criminalità il degrado sono frutto di un mal gestione della città stessa da parte del giocatore David Lyon evidenzia che il gioco è uno spazio di sorveglianza basato sulla simulazione L’attuazione di un’utopica città sicura, pulita, efficiente, evidenzia un’ideologia sottesa ben precisa legata proprio alla McDonaldizzazione della città, quindi una città controllabile, efficiente, calcolabile, prevedibile. Oggi quindi il termine mcdonaldizzazione è sinonimo di simcityzzazione Cosa c’è di realistico nel gioco SimCity?

  • Simulare, osservare e monitorare la città avviene attraverso un monitor di un computer
  • Il mondo reale assomiglia sempre di più a SimCity
  • La realtà urbana è così simile al gioco da ormai superarlo
  • Sarà sempre più difficile distinguere tra sorveglianza simulata e sorveglianza della realtà.