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socio ambiente, territorio e della città
Tipologia: Appunti
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Sezione II – Sociologie della città
5. Territorio e relazioni sociali: note introduttive L’ambiente urbano, quale spazio di scambi relazionali è sempre più oggetto di interesse all’interno del dibattito sociologico, sia per le sue implicazioni economiche, sia perché le nuove tecnologie influenzano sempre più il vivere quotidiano attraverso il paradigma dell’ individualismo sociale. La contrapposizione tra collegamenti a distanza e contatti face to face nella società contemporanea potrebbe essere fuorviante perché, pur essendo presenti entrambi i tipi di rapporti sociali, non si può affermare che i contatti attraverso le nuove tecnologie siano sostitutivi delle relazioni dirette. I temi dello stile di vita, dei tipi di relazione intrattenuti dai singoli attori, hanno costituito un oggetto d’indagine per autori come Simmel, R. E. Park, ed altri. A tale proposito, con Wirth, le analisi in materia sono state ampiamente influenzate dalle rappresentazioni che la sociologia urbana ha elaborato per la città. L’immagine che rende maggiormente testimonianza dell’odierno abitante metropolitano ci mostra un soggetto sempre più solo nel suo confrontarsi con la realtà. È una realtà tanto limitata quanto vasta, attraversata da molteplici flussi di comunicazione. La città si presenta come lo spazio trasformato socialmente ed economicamente. La sua struttura urbanistica viene “ritrovata” attraverso programmi di recupero che diventano luoghi di attrazione per operatori culturali e economici che si riappropriano del territorio. I cittadini socializzano e si riconoscono come appartenenti ad una comunità attraverso il racconto dei luoghi. Una società , secondo Durkheim , è costituita in primo luogo dall’ idea che essa si formi di sé. La città si identifica quasi con il territorio, in quanto diventa luogo dell’azione sociale e luogo della concretezza dello spazio. Il concetto di qualità della vita, anche urbana, è andato nel tempo modificandosi_._ L’attenzione si è spostata dalla qualità degli input e output del benessere, all’insieme delle funzioni e capacità reali attribuibili agli individui nello sfruttamento pieno e libero delle risorse stesse. Il mutamento delle forme della città dovrà essere influenzato dal cambiamento dei comportamenti urbani degli abitanti, a loro volta influenzati dalle credenze, dalle aspirazioni, dal “senso comune”. 6. Teoria sociologica e immagini della città La città fa male? In città ci si ammala di più, si muore di più e si nasce di meno. Le mura difendono dai nemici e briganti, ma al suo interno non si può certo vivere tranquilli. Con l’avvento della prima industrializzazione la città si qualifica come ambito del progresso. Comunità, metropoli, necropoli: l’approccio di Mumford
MAX WEBER: analisi storica della genesi della modernità. WEBER è stato uno dei primi studiosi dell’evoluzione della città a livello sociologico. Weber, sottolinea l’importanza di studiare la città come luogo della razionalità. La città contemporanea è una città capitalista, dove si generano attività economiche orientate al profitto. Weber studia il senso dell’azione nella città moderna: sempre più orientato alla razionalità di tipo strumentale. Le città contemporanee ambiscono ad essere spazi efficienti ed efficaci. Per capire bene come stanno cambiando le città è meglio confrontarle. Confronta le città di una parte del mondo (europee) con quelle di un’altra parte del mondo (asiatiche) e dice che le città hanno caratteristiche di base identiche: numerosità, densità, centralità ed eterogeneità. All’interno di queste comparazioni emerge che le città in occidente presentano autonomia, in oriente no. In occidente è stata soprattutto la borghesia ad essere motore di sviluppo delle città, mentre in oriente non è mai esistita una vera e propria borghesia, quindi non poteva esserci uno sviluppo autonomo della città. In Weber:
2. Entità per necessità : artificiali in genere, presuppongono un progetto, uno scopo per il quale l’intelligenza creativa le ha costruite. Il contemporaneo urbano e le sue rappresentazioni Le componenti che oggi rendono, denotano e rendono possibile il riconoscimento del territorio urbano sono: Territorio , strutture (residenziali, produttive, naturali); Infrastrutture (reti di interconnessione dei nuclei, reti tecnologiche, telematiche, verdi); Relazioni (sociali, economiche, politiche). Nel corso dei secoli, nel territorio è emersa la residenza , che configura uno dei bisogni fondamentali, l’abitare. La residenza non è più ben circoscritta, ma si distribuisce secondo regole e leggi non bene definite e corrisponde ai caratteri dell’edilizia economica e popolare. Sono presenti sul territorio anche le aree a coltura agricola , che oggi assume connotati che non permettono più una netta distinzione con l’area della città. La rete fisica di infrastrutturazione del territorio collega nuove centralità , connette luoghi prima impensabili da collegare. Il paesaggio urbano, tra sedimentazioni storiche e dimensione metropolitana L’Europa oggi viene rappresentata come un’unica immensa città, una città policentrica che si estende su gran parte del continente, dotata di aree centrali e di zone periferiche, di corridoi naturali, di waterfront ecc. Essa è diventata una città composta da nuclei urbani specializzati, una megalopoli articolata in zone a diverso sviluppo, percorsa da una fitta rete di canali di traffico e innervata da una densa fitta rete di canali di traffico e innervata da un denso sistema di reti infrastrutturali e di servizio. Disaggregazione e reticoli planetari: territori urbani nella globalizzazione La dilatazione di territorio, dinamicamente urbanizzato→ si sostituisce assai presto alla realtà della città chiusa e compatta. La disaggregazione spaziale determina non solo conseguenze formali, ma anche psicologiche, sociali ed economiche. Il caso più emblematico, quello a cui si giunge con un processo consequenziale di evoluzione della forma e della struttura urbana, è quella “ Megalopolis ” identificata da Gottman , formata dai 50 milioni di abitanti delle decine di città (NY, Filadelfia, Baltimora) che si susseguono quasi senza interruzione da Boston a Washington. La giapponese “Tokaido megalopolis”, supera per abitanti quella americana. La prospettiva è un crescente squilibrio tra aree impoverite e desertificate e aree urbane congestionate in misura ormai insopportabile. La situazione diventa drastica nei paesi di sviluppo, dove l’urbanesimo incontrollato ha fatto proliferare sterminate periferie di Bindonvilles. I fattori scatenanti lo sviluppo incontrollato dell’urbanesimo generano forme e organizzazioni spaziali con qualche tratto singolare per ciascuna formazione. 8. Distanze fisiche, distanze sociali e conflitti nelle società urbane: un’introduzione critica La trazione sociologica e la contemporaneità ROBERT PARK: vuole comprendere lo sviluppo della città di Chicago. La pubblicazione del libro “La città” (1925) costituisce la pietra militare dell’analisi sulla distribuzione territoriale delle distanze fisiche che riflettono le distanze sociali (tipica figura a cerchi concentrici che rendeva graficamente tale idea: ad un cerchio corrispondeva un gruppo sociale isolato dagli altri e distribuito lungo l’asse centro – periferia creando delle aree naturali caratterizzate dall’omogeneità etnica, di status o culturale”. Le classi meno
abbienti venivano messe al centro e assai distanti dalle classi borghesi, situati invece ai margini del cerchio concentrico; questo esemplifica la corrispondenza tra i due tipi di distanza, fisica e sociale.) La nuova questione sociale come questione urbana Dalla fine degli anni Settanta in Europa, e ancora prima negli Stati Uniti, emerge un rinnovato interesse alla città quale contesto decisivo in cui le disuguaglianze tendono a cristallizzarsi, formando aree in cui si concentrano gruppi, individui e famiglie. Si affacciano, nel dibattito europeo e nordamericano, termini come esclusione, nuove povertà, underclass, che sottolineano con forza l’emergere di una mutata divisione della società, riflesso del cambiamento nelle politiche economiche e della sempre più debole capacità d’intervento pubblico a ridurne le distorsioni. La povertà assume lo status permanente, non più collegato alla crescita e relegata in specifici quartieri isolati dal resto della città (metafora di Alain Touraine del “dentro o fuori” per caratterizzare la società attuale). Il progressivo affermarsi della rappresentazione localista delle problematiche di segregazione urbana tende a sminuire l’effetto combinato dei processi che producono e riproducono le disuguaglianze socio – economiche e a rafforzare l’idea che le nuove povertà siano conseguenza di un “effetto territorio” (conseguente deresponsabilizzazione dell’intera collettività, come ad esempio nei casi delle famiglie immigrate, minoranze svantaggiate o discriminate).
1. Lo spazio segregato, il ghetto e le comunità chiuse Il termine segregazione indica una forma più o meno istituzionalizzata di distanza sociale che si traduce in una separazione nello spazio. Il caso delle minoranze etniche e delle famiglie immigrate che subiscono discriminazione nel mercato degli afflitti riducono le loro possibilità di scelta, anzi, il più delle volte li costringono a stabilirsi in quartieri “etnici”, in abitazioni di bassa qualità e scarsamente dotati di servizi. Il ghetto diventa la metafora stigmatizzante. I caratteri idealtipici che fondano sociologicamente il ghetto sono rappresentati dall’uniformità etnico – razziale, che riproduce al suo interno una struttura di disuguaglianza. Nel dibattito attuale, il termine si allarga e si riferisce a quartieri in cui vivono gruppi socialmente ed economicamente svantaggiati eterogenei tra loro. Oltre alla visione di segregazione come solo processo di esclusione, esistono tipi di segregazione che sono frutto di scelte volontaristiche di gruppi. A questo, si deve aggiungere il vasto processo di gentrification, che ha espulso da alcune aree degradate soggetti a basso reddito a favore di quelli ad alto reddito aumentando ancora di più la distanza tra questi due gruppi sociali. 2. Movimenti, conflitti urbani e il futuro della città Il problema sul quale è opportuno soffermarsi riguarda le conseguenze di tale segmentazione socio – territoriale sul piano politico. In una cornice frammentata e dominata da dinamiche centrifughe, i movimenti e i conflitti interni alle società urbane assumono caratteri specifici e localizzati. Emergono due tipi di mobilitazione: l’una fondata su contenuti difensivi, l’altra che individua obiettivi generali di miglioramento delle condizioni di vita. Nel primo caso, i temi del conflitto si esprimono attraverso il rifiuto di scelte amministrative che vanno contro l’insediamento di soggetti stigmatizzati (es. campi nomadi); nel secondo troviamo un indirizzo più universalistico che tenga conto delle differenze in gioco al fine di condividere il più possibile le soluzioni. A queste due polarità, vi è da aggiungere una terza la quale si esprime con modalità di resistenza ai processi di esclusione sociale e di omologazione culturale.
Orientamento all’azione (ha origine nell’azione pubblica) Punto di vista oggettivo esterno rispetto al sistema Componente di aiuto Fattori che contribuiscono a scegliere il paradigma: Prospettiva valutativa: tecnico, economico, normativo, politico, giuridico Approccio valutativo: obiettivi, mezzi, risultati, effetti Carattere del programma/progetto: routine o innovativo Destinatario della valutazione: influenza il tipo di approccio Componenti di una strategia valutativa :
controllo sociale. Il legame tra controllo sociale e sicurezza trova nel tema della criminalità e nelle azioni per contrastarla un campo d’interesse comune. Presupposti culturali Dopo la seconda guerra mondiale, il benessere economico e sociale invade larghe fasce di popolazione ciò determina più occasioni per atti di devianza e criminalità. Si assiste ad un aumento della criminalità La criminalità diventa un fatto sociale normale, secondo Gardland, un aspetto ritenuto ineludibile della società. A questo problema le istituzioni cercano e danno risposte ad attive ossia cercano di far fronte a questo problema impostando politiche di prevenzione centrate sulle conseguenze dei crimini e non su i criminali (anni 70). Gardland parla di tendenze motivazionali comuni : a fronte di ciò il controllo sociale entra nelle interazioni quotidiane contesto in cui esistono in cui sia tono gli atti devianti. Ci s’inizia occupare delle vittime potenziali e di tutte quelle situazioni che favoriscono atti criminali. Si parla di criminologia della quotidianità. La proposta del criminologo Ronald Clarke si concentra su variabili spaziali e temporali connesse a specifici atti criminali. Secondo Clark riducendo le opportunità legate all’ambiente fisico e con l’aumento del rischio di essere scoperti si può arginare e agire per prevenire gli atti criminali e devianti si parla di prevenzione situazionale Clarke propone molte misure per agire sull’ambiente:
1. Tre misure legate alla sorveglianza 2. Sorveglianza formale, ad esempio le guardie 3. Sorveglianza attraverso personale specializzato, come operatori di videosorveglianza 4. Sorveglianza spontanea, come ad esempio il vicinato 5. Oltre a queste tre tecniche, si aggiungono altre tecniche di sorveglianza o pratiche di controllo dette informali, come ad esempio il controllo sulla vendita delle armi L'approccio della prevenzione situazionale migliora le cose ma non risolve il problema della criminalità. Tuttavia le proposte di Clark aprono una nuova strada, permettono un approccio specifico allo spazio e al controllo sociale, evidenziano l’importanza della cornice spaziale nei confronti della auto sociale della criminalità e hanno una forte influenza sul nostro assetto urbano contemporaneo.
5. Conclusioni: verso SimCity****? La vita quotidiana è sempre più mediata I limiti del controllo e della sorveglianza sono sempre più sfumati Esistono potenziali conseguenze negative a livello sociale di un approccio unicamente geografico territoriale. Le Cybercities che esistono oggi assumono le caratteristiche del tipiche dei McDonald: hanno caratteri come: Controllo - Efficienza - Prevedibilità - Calcolabilità Oggi si parla di McDonaldizzazione delle città, accompagnata dall’esaltazione di logiche precise ed ideologie legate a questi caratteri declinati nell’urbano Il gioco SimCity (Will Wright, anni ’90) vede come suo soggetto la costruzione e la gestione di una città ideale, utopica, come Disneyland, in cui la criminalità il degrado sono frutto di un mal gestione della città stessa da parte del giocatore David Lyon evidenzia che il gioco è uno spazio di sorveglianza basato sulla simulazione L’attuazione di un’utopica città sicura, pulita, efficiente, evidenzia un’ideologia sottesa ben precisa legata proprio alla McDonaldizzazione della città, quindi una città controllabile, efficiente, calcolabile, prevedibile. Oggi quindi il termine mcdonaldizzazione è sinonimo di simcityzzazione Cosa c’è di realistico nel gioco SimCity?