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Il riassunto del libro: “Sociologie contemporanee” di Maurizio Ghilseni e Walter Privitera comprende la sintesi sui primi tre sociologi classici (Baumann, Beck e Bourdieu) e anche sul libro: “Sulla pelle dei migranti” a cura di Michele Mannoia.
Tipologia: Appunti
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La sociologia è quella scienza che studia i fenomeni delle società umane indagando le loro cause ed effetti, in rapporto con l’individuo e il gruppo sociale quindi l’oggetto della sociologia è la società cioè le istituzioni sociali come la chiesa, famiglia, partiti politici e relazioni umane tra gli individui e i gruppi. Cerca di svelare i meccanismi istituzionali del potere, quello che noi crediamo naturale per capire così che è una costruzione sociale. Durkheim sostiene che è importante studiare la sociologia dato che serve per comprendere il sistema sociale. Nasce nel XIX° secolo (1850) con l’obiettivo di spiegare/comprendere un fenomeno.
Ciò significa che la sociologia ha il dovere morale cioè il sociologo si deve sentire investito da una responsabilità morale e non sentirsi impossibilito a cambiare le cose nel mondo. Baumann si chiede: “ Perché le economie nazionali devono competere? Perché abbiamo fatto una scelta di tipo neo-liberale e diamo quest’immagine per avvantaggiare le multi-nazionali cioè le banche, il sistema economico finanziario, il libero mercato e il neo-liberismo? La sociologia apre così un mondo di possibilità e l’efficacia pratica della nostra libertà dove l’individuo diventa meno manipolabile e più elastico perché ha una visione molto più ampia del mondo. La sociologia può essere:
società dovuta alla maggiore enfasi che la confessione Protestante impone sulle capacità del singolo individuo di rapportarsi con Dio. °SUICIDIO ANOMICO (assenza di regole): E’ un allontanamento della morale collettiva con un aumento dell’incertezza rispetto alle norme con cui ci si confronta. Questo, spesso, avviene quando l’individuo cambia lo stile di vita cioè quando cade in declino dopo aver vissuto una vita agiata o, al contrario, quando la vita cambia in meglio ma in maniera così repentina da stravolgerla a tal punto da non reggerne il peso. °SUICIDIO ALTRUISTICO: Completamente differente dai primi due perché emerge una forte coesione sociale come il soldato che si fa ammazzare per difendere la patria o il capitano di una nave che affonda insieme ad essa… CRITICHE AL SUICIDIO: °IL CONTROLLO DELLE FONTI DEI DATI: Lo studio si basa su fonti statistiche che riguardano il numero dei suicidi registrati dalle autorità civili. Queste fonti, però a loro volta dipendono dalle registrazioni dei medici quindi è possibile ipotizzare che vi siano pressioni sui medici per non registrare come tali alcuni suicidi. °DEBOLEZZA DI ALCUNE SPIEGAZIONI: Nei paesi studiati da Durkheim la popolazione Protestante tende a concentrarsi nelle città e quella cattolica nelle campagne. Dunque, è possibile ipotizzare che non sia l’appartenenza confessionale ma il tipo di residenza ad essere influente sul tasso dei suicidi. °REALIZZAZIONE DI UN’ANALISI QUANTITATIVA che lascia in ombra le motivazione soggettive.
alla devianza che sono quei comportamenti che si discostano dalla norma (come il crimine che può assumere una funzione d’aiuto per la rivendicazione di alcuni diritti).
L’oggettività viene garantita dal fatto di essere consapevoli dei propri orientamenti soggettivi e valoriali che ci guidano e allo stesso tempo per essere capaci di mettere tra parantesi i propri riferimenti di valore infatti lo studioso (seppur mosso da una predisposizione valoriale) non deve dare giudizi di valore rispetto ai fenomeni che studia perché il suo lavoro dev’essere in qualche misura avalutativo; distaccato dai suoi valori senza dare giudizi di valore. Tale criterio sarà fortemente contraddetto dai sociologi contemporanei perché per Baumann e soprattutto per Bourdieu le scienze sociali devono essere valutative. LE FORME DI LEGITTIMAZIONE DEL POTERE: L’intento di Weber si basava sulla comprensione delle grandi trasformazioni, sul mutamento sociale, sul passaggio dalla società feudale alla società moderna…L’etica protestante rientra nell’ambito della spiegazione di queste trasformazioni mentre il tema dell’avalutatività delle scienze sociali nel quadro del ragionamento metodologico della sistematizzazione di alcuni concetti perché è impossibile trovare una sociologia oggettiva che si distacca completamente dai propri valori. Ciò che rende legittima la violenza è l’autorità. POTENZA-POTERE: °POTENZA: Qualcosa che s’impone per far valere la propria volontà. L’individuo che la subisce si trova costretto a seguire la volontà dell’altro perché “costretto”. °POTERE: Quella possibilità che un comando venga eseguito perché si trova obbedienza in quelle persone per cui l’individuo obbedisce ad un comando perché ritiene che il potere da cui lo stesso comando proviene sia legittimo. In riferimento a ciò, si concentrò sul concetto di “idealtipo” e attraverso le sue ricerche individuò tre idealtipi di legittimazione del potere:
di comprendere il significato dell’azione sociale e per poter fare ciò è necessario utilizzare dei metodi che osservino e diano voce agli attori sociali. A questo proposito Weber segnò uno stacco tra le scienze sociali e quelle naturali (altra differenza con Durkheim dove la società s’imponeva agli individui). SCIENZE NATURALI-SCIENZE SOCIALI: °SCIENZE NATURALI con oggetti di ricerca ben definiti. Ad esempio un fenomeno chimico poteva essere osservato ed analizzato in laboratorio con degli strumenti specifici e con delle formule valide universalmente (definite quindi scienze nomotetiche). La sociologia però non può avere questo tipo di pretesa perché mira alla comprensione e non alla spiegazione. °SCIENZE SOCIALI : Si occupano di oggetti più complessi. Definite scienze comprendenti (più vicine alla sociologia contemporanea) perché cercano di spiegare quel determinato aspetto metodologicamente come la storia, l’economia, la sociologia per l’appunto. Hanno come oggetto l’agire degli individui. Per il sociologo la sociologia oltre a voler comprendere l’agire si preoccupa anche di spiegarlo casualmente che si traduce nel rintracciare per ciascuno dei fenomeni le condizioni che si presentano ogni qual volta che tali fenomeni si manifestano. °Cause del fenomeno B:
dei grandi centri commerciali (tutti noi siamo molto probabilmente vittime di questo sistema; di questa gabbia d’acciaio della razionalizzazione).
ricerca dell’ordine seguiva la volontà di escludere il diverso, in termini di colui che non si conformava all’ordine sociale imposto. Nelle società tradizionali, il controllo veniva esercitato dalla comunità (in termini di controllo reciproco) invece nelle società moderne l’ordine doveva essere garantito da altri meccanismi ovvero quello di produrre condotte sul comando che venivano esercitate con professionisti come educatori, insegnanti, guardie, giudici…cui compito era quello di generare le condotte desiderate. Ciò che a Baumann interessava particolarmente era la natura disciplinare del potere moderno scritto nel libro del 1988: “Freedom” dove richiamava il Panopticon di Bentham e l’interpretazione di Foucault cioè l’umanità era sottoposta a questa gigantesca macchina di controllo confinata in una pluralità di istituzioni (prigioni, scuole e fabbriche) accumunate dalla stessa determinazione di produrre condotte su comando infatti ciò che contava era la volontà dei decisori e non la voce dei subordinati (allontanati e rinchiusi per non minacciare la comune convivenza). Una quota della popolazione veniva ritenuta idonea ad agire in conformità dell’ordine sociale mentre quella degli imperfetti veniva presa in carico da autorità esperte (guardie, medici…) che si occupavano di far generare le condotte desiderate. I controllati erano perennemente sottoposti a scrutinio e la libertà dei controllori si misurava attraverso l’assenza di potere dei controllati. In sintesi la modernità non era solo una civiltà costruita sulla razionalità e sulla conoscenza scientifica ma anche diseguale perché da un lato: società civile con i suoi diritti e dall’altro: totale illibertà degli imprigionati (outsider). Agli occhi di Baumann il Panopticon di Bentham e il modello di sistema sociale elaborato da Parsons erano accumunati da una potente ambizione di offrire un modello ben equilibrato e strutturato di coabitazione umana capace di auto-riproduzione infatti se per Bentham l’integrazione veniva garantita dal riconoscimento della differenza tra gli esseri umani, per Parsons essa era frutto della somiglianza infatti tutti comunque condividevano le stesse norme culturali ma mentre Panopticon si fondava su un esercizio diseguale di libertà, Baumann era del tutto consapevole che la società moderna non era una prigione, sebbene ne parli come una “lunga marcia verso la prigione”. Tuttavia, osservò come la libertà di alcuni rendeva la dipendenza e l’illibertà di altri non solo necessari ma anche indispensabili. Proprio su quest’ottica Baumann inserì il tema dell’Olocausto. MODERNITÀ’ E OLOCAUSTO (1941-1945): La sua teoria si sviluppò attraverso quella che definì “trilogia della modernità” pubblicati tra il 1987 e il 1991. Il volume intermedio: “Modernità ed Olocausto” venne stampato nel 1989 e nello stesso anno ricevette il premio Amalfi di sociologia e teoria sociale. L’elaborazione della sua teoria viene a coincidere con la fase post-marxista di Baumann; fase preannunciata in: “Memorie di classe, preistoria e sopravvivenza di un concetto” in cui è prefigurata la fine delle società di classe. L’incontro con politico Gramsci aiuterà Baumann a non diventare anti-marxista, anche se lo allontanò dall’ ortodossia di partito. Secondo Baumann con il ruolo del fordismo il ruolo della classe operaia diviene sempre meno centrale e mutano natura e modalità del lavoro. Il collasso del sistema sovietico viene considerato espressione della più ampia crisi del progetto di costruzione della società razionale caratteristico della modernità. Alla base della modernità contemporanea si trovano da un lato trasformazioni sociali e politiche che mettono in discussione i principi di integrazione all’interno delle società occidentali mentre dall'altro quelle che portano a conclusione i regimi a socialismo reale. Inoltre la visione della modernità proposta da Baumann s’intrecciano ad un’analisi della natura e delle finalità del lavoro intellettuale infatti nel mondo di fine 900 caratterizzato dalla presenza di intellettuali come facilitatori della comunicazione tra diverse culture, il loro impegno perde di consistenza perché le questioni legate alle strutture del dominio sono di rado sollevate da coloro che detengono conoscenze. La fede crescente nella forza del mercato spinge le masse di consumatori verso l'indifferenza e priva gli intellettuali di tensioni utopiche. Il suo punto di partenza fu il rovesciamento di alcune interpretazioni dello Shoah:
1: La sua unicità, specificità tedesca cioè la Germania fece quello che fece a causa di ciò che condivideva con noi e non a causa di ciò che la differenziava. 2: Esso non rappresenta un fallimento della modernità ma un suo prodotto infatti il progetto di ingegneria sociale venne portato avanti con i mezzi unici della modernità, efficienza e capacità burocratiche. La soluzione finale/lo sterminio rappresentava sia il passo conclusivo nella lotta condotta da Hitler contro le creature più detestabili che detentori di poteri straordinari: configuravano perfettamente l’ambivalenza nemica dell’ordine contro la quale la modernità combatte. In riferimento a ciò si può dare importanza ad una serie di aspetti cruciali dell’organizzazione sociale moderna come l’uso di tecnologie per produrre l’indifferenza etica…quindi l’Olocausto costituisce il prodotto della modernità e non il suo prodotto; in particolare l’idea di un’ingegneria sociale resa possibile dai mezzi tecnici e da un apparato burocratico-amministrativo che ha permesso così la diffusione delle idee di perfezione e controllo sociale. Questi mezzi tecnici (apparato burocratico ed efficienza tecnica) furono applicati alla soluzione finale (sviluppo delle camere a gas, laboratori per eseguire esperimenti sugli ebrei…) reso possibile grazie ai potenti mezzi tecnici di quel tempo. Gli ebrei costituivano così il nemico perfetto, l’ambivalenza nemica contro la quale la modernità doveva combattere. Il sociologo ricorse alla metafora della finestra (non del quadro perché ha una visione statica, immobile. L’Olocausto non può essere considerato con tale accezione) perché attraverso essa si riesce a guardare la dinamicità, il cambiamento quindi qualcosa che si svolge in quel determinato momento così da mettere a fuoco gli aspetti cruciali dell’organizzazione sociale moderna. Le “erbacce” continuavano così ad essere estirpate dalla società (i migranti, i rom…). Infine questa finestra ci consente di vedere l’intreccio tra l’ingegneria sociale e la razionalità strumentale cioè l’intreccio d una società basata sulla razionalità economica in virtù della quale sacrifichiamo alcuni individui (come nel caso dell’ILVA: Azienda metallurgica di Taranto= morte di molti per l’inquinamento). Purtroppo ancora oggi troviamo ancora questo atteggiamento nel tentativo di creare una società più ordinata. BAUMANN-DURKHEIM= VISIONE DELLA SOCIETÀ: Per Durkheim la società viene prima di ogni cosa (ente moralizzatore per eccellenza) perché attraverso i suoi processi di socializzazione rende gli individui più coesi (emerge la “passività” dell’individuo ma allo stesso tempo il funzionalismo di Durkheim secondo cui ogni elemento riveste una particolare funzione il cui fine è un ordine sociale armonico) invece per Baumann la società è l’ente moralizzatore per antonomasia (contraddizione) cioè gli individui tendono ad essere passivi perché assuefatti e deresponsabilizzati dalla società stessa quindi l’avvertimento di Baumann era proprio quello di far attenzione al potere occulto della società rispetto alla perdita di umanità degli stessi individui: la società ha quindi il potere di mettere a tacere le istanze dei singoli perché può spingere l’individuo ad essere privo di responsabilità etica e farlo adeguare ad un sistema iniquo, ad un’ingegneria sociale teso a giustificare le disuguaglianze facendo ricadere la colpa sugli individui non omologati. Ciò dimostra come l’organizzazione sociale moderna abbia le potenzialità per atrofizzare il senso di responsabilità personale infatti a volte si tende a essere troppo assuefatti a questo progetto di “perfezione” che perdiamo il senso etico. Nel processo della deresponsabilizzazione l’élite dominante tende a rafforzare la propria posizione servendosi di particolari meccanismi (come i migranti e il panico da migrazione, il parere degli esperti e l’effetto mediatico dei social…). Gli Stati nazionali a fronte di un sistema capitalista e neoliberista persero il loro potere in termini di autorevolezza nei confronti dei cittadini perché sottomessi al sistema neo-liberista in cui l’interesse economico prevale su tutto. Alla luce di ciò, il tentativo degli Stati era proprio quello di trovare un nemico comune come colpevole della situazione del malessere economico (ad esempio: i colpevoli sono migranti). La società rischia così di far perdere/atrofizzare ad ogni individuo il senso di responsabilità etica provocando negli individui un atteggiamento di indifferenza verso chi li circonda. L’Olocausto, osservò Baumann visto come elemento di
Baumann notò come a differenza della fase “solida” della modernità, oggi le maggiori minacce alla giustizia sociale non provengano dallo Stato ma dalla sua crescente impotenza infatti lo Stato perse il controllo della sfera economica perché tutto è nelle mani del consiglio di amministrazione che decidono per milioni di persone. Per ricostruire la propria immagine di sovranità, gli Stati attuano particolari strategie come quello di fabbricare sempre nuovi desideri affinché lo status di consumatore prenda il posto di quello del cittadino. L’aspetto più innovativo della sociologia di Baumann risiedeva nella capacità di connettere interrogativi teorici con questioni sociali concrete infatti attraverso l’uso di metafore e concetti il suo obiettivo era proprio quello di permettere ad una persona comune di guardare al di la della sua esperienza e mostrare come aspetti della vita possano essere visti sotto una nuova luce. Baumann prese così le distanze dall’approccio di Durkheim e Parsons secondo il quale non esiste una realtà sociale pre-strutturata a cui gli agenti devono adattarsi ma sono gli agenti stessi a crearla attraverso la cultura. Secondo Baumann più si radicalizza l'egemonia del mercato e più si sente l'esigenza di riportare l'attenzione sulla politica. Differentemente dalla fase solida della modernità, oggi le minacce più forti della giustizia sociale non vengono dallo Stato ma dalla sua impotenza infatti viene meno la fiducia nella capacità da parte dello Stato di contrastare i sentimenti di paura quindi per quanto intensi siano gli sforzi sono necessarie nuove istituzioni e forme di controllo democratico. Gli Stati tentano di ricostruire la propria immagine passando attraverso la lotta a quell'insieme di timori e ansie alla base dell'incertezza che cercano di convogliare l'attenzione sull'ultima; per tale ragione i poteri pubblici inducono a distogliere lo sguardo dai problemi generati dall'economia globale. °Farsi paladini del diritto alla sicurezza significa riconquistare legittimazione°. La politica sceglie così di rinunciare a forme di azione collettive capaci di tenere insieme i diversi aspetti dell'Unsicherheit, ponendoli in relazione alle dinamiche della globalizzazione capitalistica. Una simile scelta favorisce l'egemonia di poteri extra politici stabilendo regole che dicevano all'individuo su quale base dovrebbe essere espressa una preferenza. Uno degli esiti di tale egemonia riguarda proprio la costruzione dell'immaginario liquido moderno dove la figura del consumatore prende posto di quello del cittadino e dei suoi legami sociali. Spiegò anche il motivo per cui oggi assistiamo al prosciugarsi degli spazi pubblici. NUOVI POVERI: La sociologia di Baumann riuscì a tenere insieme descrizione, analisi, diagnosi e valutazione dei fenomeni sociali. Da qui la sua attenzione alla sofferenza che la mancanza di potere genera: dalle sofferenze della classe operaia ai nuovi poveri. La sua sociologia morale viene alimentata dalla consapevolezza delle cause collettive di buona parte dell’infelicità umana potenziata dai processi di globalizzazione infatti nella cornice sociale liquido-moderna la povertà costituisce una sorta di meta-umiliazione che produce vergogna e infelicità costante. Nella società dei consumatori i senza lavoro e quindi quelli senza denaro diventano il simbolo dell'inutilità sociale ma tra i nuovi poveri non vi sono soltanto i non-occupabili ma anche la "sottoclasse" cioè coloro che sono fuori da ogni appartenenza e che non hanno alcuna funzione come gli immigrati clandestini, i tossico-dipendenti, i detenuti...Ciò che lega queste figure non è solo povertà e criminalità ma anche mancanza di risorse materiali: la povertà si configura nella percezione di inadeguatezza rispetto agli standard sociali: le nuove povertà generano consumatori mancati e persone superflue senza prospettive infatti lo status di consumatore inadeguato contribuisce ad aggravare la condizione di sofferenza dato che oggi uomini e donne vivono le loro vite attraverso gli oggetti che acquistano e consumano, utilizzano lo shopping come rito di esorcismo nei confronti delle paure e delle incertezze da cui sono assaliti, fanno dei beni di consumo strumenti per acquistare identità...L’individualizzazione e cultura del consumo sono del tutto intrecciate cioè il consumatore non percepisce lo spazio pubblico come luogo per auto-determinarsi e si sintonizza sui linguaggi del mercato. La seduzione del mercato si configura come strumento di integrazione sociale: il capitalismo consumista concorre a promuovere una forma di esclusione sociale: la creazione di vite
superflue. Le vite di scarto costituiscono l'esito delle dinamiche proprie dalle società dei consumatori cioè il consumo produce cumuli di rifiuti (ciò che è vecchio dev’essere sostituito dal nuovo). L’emblema delle vite di scarto è la sottoclasse; più in generale coloro che scelgono di non lavorare, che non mostrano impegno e non prendono iniziativa. A questo scopo nuovi ghetti dovranno prendere posto per uno stato di benessere. Contro la nuova cultura della discarica che la società liquida moderna promuove, la sociologia di Baumann assume una posizione netta cioè quello di difendere l'autonomia e la libertà come dimensioni collettive, sostenere l'impegno dei cittadini nella ricerca del bene comune, ostacolare l'invasione e distruzione degli spazi pubblici. E’ quindi necessario affermare la giustizia sociale. CRITICHE: °Scarsa sistematicità delle sue analisi sia per la loro lontananza da un'architettura accademica nazionale, che per la sua scelta di procedere nell’esplorazione del mondo sociale per frammenti, senza direzione precisa con molti riferimenti teorici e pochi principi metodologici. °Lo stile espositivo sarebbe frutto della scelta di non separare approccio scientifico e morale e ciò renderebbe Baumann un pensatore sociale, un praticante dell'immaginazione sociologica. °Ne: “Modernità e Olocausto” rovesciò la tesi usuale della specificità sulla storia tedesca per sottolineare il carattere interno alla modernità dell'Olocausto. Viene criticato infatti il carattere prevalentemente burocratico della violenza nazista contro gli ebrei Europei. Diversi autori tendono a sottolineare invece l'importanza del genocidio e della violenza in quanto tale. Inoltre viene messo in discussione la sottovalutazione operata da Baumann nella relazione tra guerra e genocidio. La Shoah è in un certo senso per Baumann l'emblema più tragico della modernità e insieme il suo prodotto legittimo. Quest’ultima si presenta come un universo compatto e uniforme; non si tiene infatti in considerazione l'esistenza di stadi diversi di essa. Il sociologo inoltre non da rilevanza agli aspetti in luce della modernità cioè a quelli economici, politici e culturali che la rendono luogo di disuguaglianza; finisce così per produrre una visione "essenzialista della modernità". °Il passaggio alla post-modernità: la modernità capace di riconoscere l'impossibilità del proprio progetto originale apre per Baumann la via ad una saggezza premoderna, si crea infatti la possibilità per nuove strategie di azione ma ciò che manca in Baumann è una vera e propria teoria della post-modernità, capace di mettere in luce che cosa differenzi l'organizzazione moderna da quella post. Offre solo le basi per una teoria. °Ambiguità irrisolta tra una sociologia della post-modernità ed una sociologia postmoderna anche se Baumann enfatizza più volte il rifiuto per la seconda. Manca nella proposta di Baumann l'attenzione per il nesso che lega i nuovi orizzonti di comprensione del mondo. °Baumann tende ad ignorare il ruolo strategico giocato dai nuovi media, della nuova tecnologia, nella trasformazione delle idee e dello spazio pubblico. °Ultima fase del pensiero (modernità liquida prende il posto di post-modernità.)= Un'organizzazione sociale pesante viene sostituita da una leggera. La critica radicale parte dal ricorso alla metafora della modernità liquida in quanto la metafora finisce per occupare l'intero spazio di analisi, sostituendosi alla teoria cioè la teoria viene considerata una metafora e diventa semplice rappresentazione astratta di politiche culturali diffuse. Baumann tenderebbe a considerare i processi di liquefazione sociale come generali, senza interrogarsi dove e con quale intensità essi si verificano. °Facilità con cui il mondo liquido avvolgerebbe e soffocherebbe le potenzialità critiche, chiudendo le possibilità di pensare in modo creativo: La modernità liquida opererebbe come barriera contro l'innovazione, tanto sul piano politico che su quello istituzionale. Le identità liquide sarebbero frutto di un clima sociale caratterizzato dalla perdita di utopia e affermazione dell'infedeltà a se stessi.
quantificabili e controllabili soprattutto. Da ciò ne deriva quindi l’impossibilità di avere dati sperimentali sull’intera realtà. LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA TECNOCRATICA: Come già detto Beck denunciò il “carattere politico” del sapere degli esperti perché dovrebbero essere portatori di una conoscenza “fallibilistica” (FALLIBILISMO: Concezione filosofica che nega la possibilità di ottenere una conoscenza certa quando invece spesso avviene il contrario cioè gli esperti rassicurano i cittadini anche nei casi in cui non esistono certezze) e nella seconda critica fece riferimento alla creazione di un sistema di irresponsabilità organizzato perché non è possibile affrontare le sfide astratte della società del rischio senza la scienza. In questo emerge quello che Beck definì il conflitto tra la razionalità scientifica e quella sociale proprio perché avvenne una perdita di totale credibilità del sistema di relazione tra scienza- tecnica-industria e politica. °Con la razionalità scientifica si antepone il progresso economico giustificando ogni scelta attraverso calcoli scientifici ad esempio in virtù di essa si potrebbe optare per la costruzione di centrali nucleari nel paese, tralasciando il “rischio” che provocherebbe nella salute dei cittadini. Talvolta però la razionalità scientifica si scontra con quella sociale dovuto al fatto che gli individui non possono conoscere ogni cosa che avverrà in seguito perché non dispongono di alcuna certezza ne tantomeno conoscono le conseguenze. In riferimento ai diversi rischi come quelli ambientali illustrati da Beck bisogna inserire ulteriori categorie: °RISCHIO FINANZIARIO: La società non possiede più gli strumenti per garantire un controllo delle dinamiche finanziarie internazionali (una crisi finanziaria ha conseguenze globali). °RISCHIO TERRORISTICO: Manifestazione della globalizzazione, della maggiore capacità di mobilità di ogni individuo tanto che la gestione di tale rischio viene delegata ad enti internazionali (come sistemi di sorveglianza, il caso della Cina che utilizza i software biomedici sia per riconoscere i delinquenti che per aver un controllo sull’intera popolazione; si può fare riferimento alla modernità intesa per Baumann come una lunga marcia verso la prigione). In questo emerge la fragilità strutturale della società di garantire protezione e sicurezza all’individuo, ricorrendo ad un uso spregiudicato della violenza ed affidando tale controllo ad altri. °RISCHIO DIGITALE riferito alla raccolta anomala di informazioni su scala globale, al rischio di controllo totale e alla manipolazione. LA VISIONE DI GEHLEN-DI SCHELSKY E QUELLA DI BECK: I due sociologi Gehlen e Scherlsky erano fortemente orientati ad evidenziare il vantaggio di affidare il mondo sociale alla scienza (tecnica) che per certi aspetti assicurava prevedibilità ed efficienza. In altre parole erano del tutto convinti che la scienza in qualche misura avrebbe assicurato la prevedibilità degli eventi nonché il controllo sugli stessi, ricorrendo agli strumenti della scienza. Invece secondo Beck il mondo era così imprevedibile che non poteva essere controllato nemmeno dalla scienza. Nonostante la gabbia d’acciaio di Weber avesse garantito (seppur in minima parte) di alcune certezze, nessuno ci potrà mai proteggere dai rischi che la tecnologia potrebbe generare. IL MONDO FUORI CONTROLLO: Beck fece riferimento alla metafora dell’auto che viaggia all’impazzata e finisce per buttare fuori il conducente senza che lo stesso potesse accorgesene. E’ una rappresentazione emblematica della condizione odierna: si tenta di attuare un controllo su dinamiche che ormai sono del tutto incontrollabili. A differenza del passato, il mondo non è più facilmente plasmabile e governabile con la razionalità tecnico-sistemica: questa perdita di controllo da parte dell’uomo amplifica a dismisura i rischi. IL PROCESSO DI INDIVIDUALIZZAZIONE: Differentemente da Baumann che vedeva in tale processo un’accezione completamente negativa perché l’individuo diventava isolato ed abbandonato a se stesso, Beck fece riferimento ad una nuova fase