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SOCIOLOGIA GENERALE., Appunti di Sociologia

Il riassunto del libro: “Sociologie contemporanee” di Maurizio Ghilseni e Walter Privitera comprende la sintesi sui primi tre sociologi classici (Baumann, Beck e Bourdieu) e anche sul libro: “Sulla pelle dei migranti” a cura di Michele Mannoia.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 26/11/2022

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La sociologia è quella scienza che studia i fenomeni delle società umane indagando le loro cause ed effetti,
in rapporto con l’individuo e il gruppo sociale quindi l’oggetto della sociologia è la società cioè le istituzioni
sociali come la chiesa, famiglia, partiti politici e relazioni umane tra gli individui e i gruppi. Cerca di svelare i
meccanismi istituzionali del potere, quello che noi crediamo naturale per capire così che è una costruzione
sociale. Durkheim sostiene che è importante studiare la sociologia dato che serve per comprendere il
sistema sociale. Nasce nel XIX° secolo (1850) con l’obiettivo di spiegare/comprendere un fenomeno.
-Con il verbo spiegare si fa riferimento ad un approccio sociologico di tipo Durkheimiano, tendenzialmente
più proiettato alla spiegazione del fenomeno infatti il suo tentativo era proprio quello di riuscire a spiegare
le cause di un fenomeno per individuare una legge universalmente valida volta alla spiegazione dei
fenomeni. Deriva da un approccio quantitativo ove s’intendono tutti quegli studi sociologici basati su
un’ampia raccolta di dati come questionari…
-Con il verbo comprendere si fa allusione all’approccio sociologico Weberiano che mira alla comprensione
dell’azione sugli individui infatti era più proiettato a comprendere che cosa muovesse l’azione degli
individui. Deriva da un approccio qualitativo che s’intende quel filone di ricerca più proiettato alla
comprensione dei fenomeni.
Un altro obiettivo della sociologia da raggiungere è di sviluppare un’immaginazione sociologica che consiste
nel comprendere quanto la nostra vita dipenda da forze molto più ampie che agiscono nella nostra società.
Un altro elemento importante del modo di pensare sociologico riguarda la capacità di immaginazione
sociologica quindi nel modo di pensare sociologicamente s’introduce il tema dell’immaginazione
sociologica, quella capacità/caratteristica tipica della sociologia o di chi vuole fare sociologia. Si può parlare
del pensare sociologico in termini separati dall’immaginazione sociologica ma chiaramente questi due
elementi hanno delle interconnessioni tra loro. Diciamo quindi che fa parte del modo di ragionare
sociologico la capacità di sviluppare immaginazione sociologica però si potrebbe anche parlare solamente
di immaginazione sociologica o del pensare sociologicamente (contenitore dentro il quale vi è
l’immaginazione sociologica come contenuto fondamentale) per cui i contenuti della sociologia sono già
impressi nelle nostre vite quotidiane infatti è fortemente connessa al senso comune anche se è importante
segnarne un confine.
ESEMPI DI SENSO COMUNE:
“La famiglia è un’istituzione naturale”-“I giovani commettono reati”…
La sociologia ha mostrato che tutte queste affermazioni sono false infatti si eleva al sopra delle nostre
esperienze quotidiane come quello di andare oltre all’idea che abbiamo della famiglia. Supera i limiti del
senso comune e ciò può aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo. Un limite sociologico può essere
legata all’esperienza personale o al sentito dire infatti la sociologia può in qualche modo apparire scomoda
per alcuni perché confuta magari quelle che sono le certezze del nostro modo di intendere le cose; per tale
ragione è fondamentale fare sociologia per guardare da più punti di vista e per mettere anche in
discussione certe idee preconcette. La sociologia si oppone quindi alle visioni particolaristiche per cui “le
cose sono come sono” e può apparire inopportuna perché va contro le confortevoli certezze. Viene intesa
come una conversazione con l’esperienza umana che deve tenere conto sia di ciò che succede alle persone
quando interagiscono con il mondo che di ciò che le persone vivono nella loro pelle nel corso di
quest’interazione.
In conclusione la sociologia dovrebbe scardinare due credenze:
-L’INDOMABILITA’ DELL’ORDINE DELLE COSE: Le cose sono così e non si possono cambiare.
-L’IDEA DI UNA SORTA DI RASSEGNAZIONE SULL’IMPOSSIBILITA’ DI CAMBIARE LE COSE.
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La sociologia è quella scienza che studia i fenomeni delle società umane indagando le loro cause ed effetti, in rapporto con l’individuo e il gruppo sociale quindi l’oggetto della sociologia è la società cioè le istituzioni sociali come la chiesa, famiglia, partiti politici e relazioni umane tra gli individui e i gruppi. Cerca di svelare i meccanismi istituzionali del potere, quello che noi crediamo naturale per capire così che è una costruzione sociale. Durkheim sostiene che è importante studiare la sociologia dato che serve per comprendere il sistema sociale. Nasce nel XIX° secolo (1850) con l’obiettivo di spiegare/comprendere un fenomeno.

  • Con il verbo spiegare si fa riferimento ad un approccio sociologico di tipo Durkheimiano, tendenzialmente più proiettato alla spiegazione del fenomeno infatti il suo tentativo era proprio quello di riuscire a spiegare le cause di un fenomeno per individuare una legge universalmente valida volta alla spiegazione dei fenomeni. Deriva da un approccio quantitativo ove s’intendono tutti quegli studi sociologici basati su un’ampia raccolta di dati come questionari…
  • Con il verbo comprendere si fa allusione all’approccio sociologico Weberiano che mira alla comprensione dell’azione sugli individui infatti era più proiettato a comprendere che cosa muovesse l’azione degli individui. Deriva da un approccio qualitativo che s’intende quel filone di ricerca più proiettato alla comprensione dei fenomeni. Un altro obiettivo della sociologia da raggiungere è di sviluppare un’immaginazione sociologica che consiste nel comprendere quanto la nostra vita dipenda da forze molto più ampie che agiscono nella nostra società. Un altro elemento importante del modo di pensare sociologico riguarda la capacità di immaginazione sociologica quindi nel modo di pensare sociologicamente s’introduce il tema dell’immaginazione sociologica, quella capacità/caratteristica tipica della sociologia o di chi vuole fare sociologia. Si può parlare del pensare sociologico in termini separati dall’immaginazione sociologica ma chiaramente questi due elementi hanno delle interconnessioni tra loro. Diciamo quindi che fa parte del modo di ragionare sociologico la capacità di sviluppare immaginazione sociologica però si potrebbe anche parlare solamente di immaginazione sociologica o del pensare sociologicamente (contenitore dentro il quale vi è l’immaginazione sociologica come contenuto fondamentale) per cui i contenuti della sociologia sono già impressi nelle nostre vite quotidiane infatti è fortemente connessa al senso comune anche se è importante segnarne un confine. ESEMPI DI SENSO COMUNE: “La famiglia è un’istituzione naturale”-“I giovani commettono reati”… La sociologia ha mostrato che tutte queste affermazioni sono false infatti si eleva al sopra delle nostre esperienze quotidiane come quello di andare oltre all’idea che abbiamo della famiglia. Supera i limiti del senso comune e ciò può aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo. Un limite sociologico può essere legata all’esperienza personale o al sentito dire infatti la sociologia può in qualche modo apparire scomoda per alcuni perché confuta magari quelle che sono le certezze del nostro modo di intendere le cose; per tale ragione è fondamentale fare sociologia per guardare da più punti di vista e per mettere anche in discussione certe idee preconcette. La sociologia si oppone quindi alle visioni particolaristiche per cui “le cose sono come sono” e può apparire inopportuna perché va contro le confortevoli certezze. Viene intesa come una conversazione con l’esperienza umana che deve tenere conto sia di ciò che succede alle persone quando interagiscono con il mondo che di ciò che le persone vivono nella loro pelle nel corso di quest’interazione. In conclusione la sociologia dovrebbe scardinare due credenze:
  • L’INDOMABILITA’ DELL’ORDINE DELLE COSE : Le cose sono così e non si possono cambiare.
  • L’IDEA DI UNA SORTA DI RASSEGNAZIONE SULL’IMPOSSIBILITA’ DI CAMBIARE LE COSE.

Ciò significa che la sociologia ha il dovere morale cioè il sociologo si deve sentire investito da una responsabilità morale e non sentirsi impossibilito a cambiare le cose nel mondo. Baumann si chiede: “ Perché le economie nazionali devono competere? Perché abbiamo fatto una scelta di tipo neo-liberale e diamo quest’immagine per avvantaggiare le multi-nazionali cioè le banche, il sistema economico finanziario, il libero mercato e il neo-liberismo? La sociologia apre così un mondo di possibilità e l’efficacia pratica della nostra libertà dove l’individuo diventa meno manipolabile e più elastico perché ha una visione molto più ampia del mondo. La sociologia può essere:

  • UTILE: Quando costruisce narrazioni con le nostre biografie.
  • INUTILE: Se fornisce solo informazioni e non indaga sui nessi.
  • PERICOLOSA: Quando viene venduta ai potenti. I CLASSICI DELLA SOCIOLOGIA: *In questa seconda parte parleremo delle origini della sociologia per poi passare alle correnti di pensiero che hanno caratterizzato il pensiero sociologico mettendo in evidenzia il Positivismo, il Funzionalismo, il Conflittualismo e l’Interazionismo. A differenza della società moderna dove si tende ad un’analisi di tipo “micro” dedicata ai singoli problemi specifici della società, i sociologi classici hanno gettato le basi della sociologia e reso noto il metodo da applicare per un pensiero sociologico con un pensiero di tipo globale rivolto alla società a tutto tondo in maniera genetica quindi con una “macro-analisi”. La sociologia nasce nella seconda metà del 1800, nel contesto Europeo in particolare in quello tedesco e francese. I fondatori della sociologia furono: COMTE- DURKHEIM- MARX-WEBER- SIMMEL. Un pensiero sui fatti sociali è sempre esistito ma la società in quanto tale diventa oggetto di scienza quando c’è qualcosa di nuovo da osservare cioè dal 1800 quindi in seguito a due eventi storici che hanno precostituito il terreno sul quale si poteva germogliare un pensiero di tipo sociologico diverso da quello che i filosofi greci o i vari studiosi avevano elaborato. Con la rivoluzione industriale di tipo economico (1700) si comprese il fatto che la società non poteva più essere data per scontata e quella francese di stampo politico (1789) dove furono introdotti i diritti dei cittadini con nuove classi sociali (la borghesia e il proletariato). Ebbe come evento tipico “il taglio della testa ad un Re” per affermare l’idea del cittadino, dello stato di uomini con diritti uguali (uguaglianza-libertà- fraternità erano le parole chiavi della rivoluzione francese).
  • A queste due rivoluzioni bisogna aggiungerne un’altra di tipo scientifico: già Bacone e Galilei avevano dato un grosso contributo rispetto ad una visione della scienza nel XVI° e XVII° secolo perché avevano messo sul tavolo della conoscenza l’idea di un sapere basato non più sul dogma ma sull’esperienza. Anche Newton diede un contributo fondamentale agli sviluppi e ai principi della fisica moderna; condizionando l’Illuminismo francese e l’empirismo inglese e scozzese fondati sullo stesso metodo conoscitivo quindi sull’osservazione da applicare ai fenomeni sociali. Come esponenti dell’empirismo inglese si può fare riferimento ad Adam Ferguson che metteva in evidenza come il mondo sociale rappresentasse il prodotto dell’attività degli uomini e il famoso Adam Smith che dava molta importanza, a partire dalle sue riflessioni il tema della divisione del lavoro e sull’esistenza del mercato quindi sia l’Illuminismo che l’empirismo inglese e scozzese rappresentano due facce della stessa medaglia, sviluppate come correnti di pensiero grazie alla rivoluzione scientifica. AUGUSTE COMTE ( 1798 - 1857):
  • Di origini francesi.

società dovuta alla maggiore enfasi che la confessione Protestante impone sulle capacità del singolo individuo di rapportarsi con Dio. °SUICIDIO ANOMICO (assenza di regole): E’ un allontanamento della morale collettiva con un aumento dell’incertezza rispetto alle norme con cui ci si confronta. Questo, spesso, avviene quando l’individuo cambia lo stile di vita cioè quando cade in declino dopo aver vissuto una vita agiata o, al contrario, quando la vita cambia in meglio ma in maniera così repentina da stravolgerla a tal punto da non reggerne il peso. °SUICIDIO ALTRUISTICO: Completamente differente dai primi due perché emerge una forte coesione sociale come il soldato che si fa ammazzare per difendere la patria o il capitano di una nave che affonda insieme ad essa… CRITICHE AL SUICIDIO: °IL CONTROLLO DELLE FONTI DEI DATI: Lo studio si basa su fonti statistiche che riguardano il numero dei suicidi registrati dalle autorità civili. Queste fonti, però a loro volta dipendono dalle registrazioni dei medici quindi è possibile ipotizzare che vi siano pressioni sui medici per non registrare come tali alcuni suicidi. °DEBOLEZZA DI ALCUNE SPIEGAZIONI: Nei paesi studiati da Durkheim la popolazione Protestante tende a concentrarsi nelle città e quella cattolica nelle campagne. Dunque, è possibile ipotizzare che non sia l’appartenenza confessionale ma il tipo di residenza ad essere influente sul tasso dei suicidi. °REALIZZAZIONE DI UN’ANALISI QUANTITATIVA che lascia in ombra le motivazione soggettive.

  • Un appunto molto importante del suo lavoro da sociologo è stato il concetto di ordine. A tal proposito è opportuno introdurre una distinzione tra Marx e Durkheim: se infatti Marx individuava nel conflitto il motore della società, Durkheim riteneva che l’ordine (quindi l’armonia) fosse la base fondamentale di una società che altrimenti si troverebbe in una condizione patologica. L’ordine è garantito dalla morale, intesa come insieme di norme che vincolano l’individuo legandolo agli altri membri della comunità. La mancata adesione alla morale comune genera devianza che assume una duplice funzione come quella di rinsaldare la coscienza collettiva e di costituire un momento di sperimentazione della società rispetto a nuove norme.
  • Secondo Durkheim il comportamento di un uomo non è mai comprensibile se non come espressione del suo inserimento sociale. La società rimane coesa grazie alla morale; ai quei valori che per il sociologo sono un insieme di norme dato che ciascun membro di ogni società è vincolato da esse. Tali vincoli agiscono dall’esterno (perché se s’infrange una norma si subisce una sanzione) e dall’interno (l’individuo avverte dentro di sé una spinta per rispettarle). La società ha il compito di costruire una morale comune per andare a favore di una solidarietà che leghi tra di loro i diversi membri di una società per cui secondo Durkheim essa funziona nel momento in cui gli individui rispettino tali norme. °SOCIOLOGIA= Scienza che studia l’insieme dei fatti sociali. Nell’opera: “Le regole e il metodo sociologico” (1895) le norme vengono considerate dei veri e propri fatti sociali; dei modi di agire-pensare che esistono al di fuori delle coscienze individuali. Esse non sono soltanto esterni all’individuo ma anche dotati di un potere imperativo (addirittura quasi coercitivo) perché l’individuo, in qualche modo subisce passivamente questo tipo di potere imposto dalla società. Mette così in evidenzia che i fatti sociali sono fenomeni che si possono spiegare ricorrendo sia all’azione dei singoli individui che sul loro prodotto all’interno della società; ad esempio il linguaggio è stata un’invenzione collettiva (non creata da un singolo individuo).
  • Fondatore di un approccio funzionalista: L’immagine che ci fornisce della società è legata a quella organicistica secondo cui la società funziona come un organo (riferimento al corpo umano) dove ognuno svolge la propria funzione. L’unione di tutti questi organi consente di stare bene quindi era come se Durkheim volesse spiegare ogni elemento e funzione all’interno della società per individuare nell’ambito sociologico le funzioni. In quello funzionalista (di cui Durkheim è un iniziatore) vi sono alcuni aspetti relativi

alla devianza che sono quei comportamenti che si discostano dalla norma (come il crimine che può assumere una funzione d’aiuto per la rivendicazione di alcuni diritti).

  • A partire dagli anni 90 del XIX° secolo, soprattutto con l’opera “ La divisione del lavoro sociale ” (1893) il sociologo si concentrò sull’evoluzione sociale cioè su come sia possibile la coesione sociale nelle società moderne. Mostrò quindi come in base a differenti livelli della divisione del lavoro si potevano distinguere due tipi di società e solidarietà differenti:
  • SOCIETÀ SEMPLICI (pre-moderne) come le tribù basate su una bassa divisione del lavoro quindi la coscienza collettiva tende a ricoprire quella individuale perché le persone pensano in modo molto simile tra loro. Costituite da una solidarietà meccanica quindi da un rapporto immediato tra individuo e società. Prevale così il diritto repressivo cioè la collettività è sacra quindi chi violava una norma era scarsamente tollerato e severamente punito.
  • SOCIETÀ COMPLESSE (moderne) come le metropoli caratterizzate da un’alta divisione del lavoro e da una certa eterogeneità che troviamo nei membri che si distinguono per cultura, religione, stato sociale…Caratterizzate da una solidarietà organica perché è difficile ottenere quel tipo di solidarietà che possa legare tutti i membri della società; quest’ultima quindi (attraverso la divisione del lavoro) diventa complessa; le parti s’integrano tra di loro come organi che svolgono funzioni differenti in un organismo. Allora la coscienza collettiva si riduce e prevale quella individuale. Il diritto perde il suo carattere repressivo e diventa privato; lascia così ai singoli una certa libertà rispetto al vincolo (per questo motivo si dice che la giustizia diventa restitutiva). Il rischio di questo tipo di solidarietà è l’anomia (“assenza di leggi”): Durkheim la considerò come una condizione patologica per l’adesione degli individui ad una morale comune. Fortunatamente ne individuò anche una possibile cura nel corporativismo e nel potenziamento dei processi educativi attraverso le agenzie di socializzazione, in particolare della famiglia e della scuola. DOMANDE:
  • Durkheim l’ho definito come il primo vero sociologo ma è con Weber che ci allontaniamo da questa prospettiva e finalmente accade. Cosa intendo con questo?
  • Dove viene fuori il funzionalismo rispetto alle sue idee?
  • Che relazione c’è tra rischi e sovranità degli stati nazionali? (Nesso tra suicidio ed integrazione sociale).
  • Che cosa vuole dimostrare Durkheim col suo concetto di suicidio? A cosa fa riferimento il tasso di suicidi? KARL MARX ( 1818 - 1883):
  • Marx (di origini tedesche) fu un’economista e filosofo ma non un sociologo; tuttavia venne ritenuto tale per il suo contributo alla sociologia infatti fu il primo che ebbe un approccio critico alle disuguaglianze. DURKHEIM E MARX: Ciò che li accumunava era quello di voler spiegare il funzionamento della società. Durkheim apparteneva alla corrente sociologica del “funzionalismo” dove cercava di capire cosa teneva unita la società mentre Marx al “conflittualismo” secondo il quale la società funzionava perché il motore della storia era proprio il conflitto. Studiò i cambiamenti della società moderna legati allo sviluppo del capitalismo quindi un modo di produzione del tutto differente dal passato. Tale sistema era caratterizzato da due elementi: il capitale (mezzi di produzione usati per produrre merci) e il lavoro salariato (costituito dall’insieme dei lavoratori che, privi dei mezzi di produzione vendevano la propria forza-lavoro in cambio di un salario). I rapporti che intercorrevano fra capitalisti e salariati avevano definito i rapporti sociali di produzione che generavano surplus/profitto. °Il capitalismo è un sistema di tipo classista e nella società capitalista vi erano due classi caratterizzanti: da un lato si trova la borghesia; costituita dai capitalisti proprietari dei mezzi di produzione invece dall’altro il proletariato; costituito dalla classe operaia che non disponeva dei mezzi di produzione.

L’oggettività viene garantita dal fatto di essere consapevoli dei propri orientamenti soggettivi e valoriali che ci guidano e allo stesso tempo per essere capaci di mettere tra parantesi i propri riferimenti di valore infatti lo studioso (seppur mosso da una predisposizione valoriale) non deve dare giudizi di valore rispetto ai fenomeni che studia perché il suo lavoro dev’essere in qualche misura avalutativo; distaccato dai suoi valori senza dare giudizi di valore. Tale criterio sarà fortemente contraddetto dai sociologi contemporanei perché per Baumann e soprattutto per Bourdieu le scienze sociali devono essere valutative. LE FORME DI LEGITTIMAZIONE DEL POTERE: L’intento di Weber si basava sulla comprensione delle grandi trasformazioni, sul mutamento sociale, sul passaggio dalla società feudale alla società moderna…L’etica protestante rientra nell’ambito della spiegazione di queste trasformazioni mentre il tema dell’avalutatività delle scienze sociali nel quadro del ragionamento metodologico della sistematizzazione di alcuni concetti perché è impossibile trovare una sociologia oggettiva che si distacca completamente dai propri valori. Ciò che rende legittima la violenza è l’autorità. POTENZA-POTERE: °POTENZA: Qualcosa che s’impone per far valere la propria volontà. L’individuo che la subisce si trova costretto a seguire la volontà dell’altro perché “costretto”. °POTERE: Quella possibilità che un comando venga eseguito perché si trova obbedienza in quelle persone per cui l’individuo obbedisce ad un comando perché ritiene che il potere da cui lo stesso comando proviene sia legittimo. In riferimento a ciò, si concentrò sul concetto di “idealtipo” e attraverso le sue ricerche individuò tre idealtipi di legittimazione del potere:

  • TRADIZIONALE : Quel classico potere che poggia sulle credenze del carattere sacro di alcune tradizioni ritenute valide (come il potere del sovrano, del re, del padre di famiglia…).
  • CARISMATICO : Quel potere che poggia sulla convinzione del carattere sacro o del valore esemplare di una persona (politici, profeti…). Anche oggi si può fare allusione a questa forma di idealtipo di potere; basti pensare alla considerazione che alcuni hanno di Salvini come il loro “salvatore”.
  • LEGALE-RAZIONALE : Forma di potere tipica delle società moderne e contemporanee (oggi caratterizza i sistemi politici). E’ quindi legato alla burocrazia (apparato amministrativo tipico per l’esercizio del potere legale fondato sulle norme e regole; in forte contrapposizione al potere tradizionale o carismatico) esplicitata con leggi e norme che si è obbligati a seguire. L’obbedienza in esso non è prestata alla persona ma alle leggi quindi non si è obbedienti alla persona ma alla carica che la stessa ricopre come le forze dell’ordine. Il compito del sociologo è quello di capire quale idealtipo rappresenti un dato fenomeno oggetto di studio; considerati come chiavi di lettura nell’interpretazione dello studioso nel tentativo di spiegare e collocare le forme di potere. DURKHEIM E WEBER:
  • Anche se Durkheim è stato il primo vero sociologo per le sue ricerche con teorie e dati empirici, l’analisi di Weber (essendo più analitico) è stata più sociologica rispetto a quella di Durkheim; ancorato ad un’idea positivista della sociologia e delle scienze sociali infatti riteneva che la sociologia al pari delle scienze esatte avrebbe permesso di arrivare a leggi universalmente valide sul funzionamento della società. Il suo obiettivo era quello di rendere le scienze sociali quanto più analoghe alle scienze naturali e di usare gli stessi metodi che avrebbero permesso la formulazione di leggi universalmente valide. Con Weber invece si diede vita ad una metodologia di osservazione sociologica e di ricerca definita qualitativa per cui siamo su un binario opposto cioè di una sociologia comprendente (non positivista come sosteneva Durkheim) che ha il compito

di comprendere il significato dell’azione sociale e per poter fare ciò è necessario utilizzare dei metodi che osservino e diano voce agli attori sociali. A questo proposito Weber segnò uno stacco tra le scienze sociali e quelle naturali (altra differenza con Durkheim dove la società s’imponeva agli individui). SCIENZE NATURALI-SCIENZE SOCIALI: °SCIENZE NATURALI con oggetti di ricerca ben definiti. Ad esempio un fenomeno chimico poteva essere osservato ed analizzato in laboratorio con degli strumenti specifici e con delle formule valide universalmente (definite quindi scienze nomotetiche). La sociologia però non può avere questo tipo di pretesa perché mira alla comprensione e non alla spiegazione. °SCIENZE SOCIALI : Si occupano di oggetti più complessi. Definite scienze comprendenti (più vicine alla sociologia contemporanea) perché cercano di spiegare quel determinato aspetto metodologicamente come la storia, l’economia, la sociologia per l’appunto. Hanno come oggetto l’agire degli individui. Per il sociologo la sociologia oltre a voler comprendere l’agire si preoccupa anche di spiegarlo casualmente che si traduce nel rintracciare per ciascuno dei fenomeni le condizioni che si presentano ogni qual volta che tali fenomeni si manifestano. °Cause del fenomeno B:

  • Se tutte le volte che compare il fenomeno B e precedentemente è comparso il fenomeno A, è ragionevole supporre che B sia stato causato da A (si osserva in Weber l’utilizzo di termini probabilistici e non assertivi, tipici di Durkheim come quando sosteneva che il suicidio era strettamente correlato al grado di integrazione). Se volessimo far riferimento alla terminologia di Weber e al tema del suicidio dovremmo dire che è ragionevole supporre che a certe condizioni il suicidio possa essere determinato dal grado di integrazione. Se però A compare a volte senza che si manifesti B allora si può concludere che A non sia causa diretta di B. A infatti potrebbe essere un fenomeno che facilita l’insorgenza di B ma da solo non basta a spiegarlo se A compare sempre e solo quando si manifesta B. In questo caso esso rappresenterà una causa adeguata di B: il linguaggio utilizzato in queste affermazioni è fondamentale perché ci permette di entrare nel modo di ragionare di oggi della sociologia. Per risolvere il problema nell’individuare un metodo d’indagine nelle scienze sociali, il sociologo formulò la teoria dell’idealtipo nell’opera: “Il metodo delle scienze storico-sociali” (1922). IDEAL-TIPO: Strumento metodologico grazie al quale il ricercatore sociale può misurare, comparare e controllare la realtà. Diciamo che rappresenta un paradigma metodologico con cui il sociologo può organizzare i dati della realtà che osserva. E’ un criterio avalutativo che non da norme ideali da applicare poi alla prassi ma permette di evidenziare le caratteristiche tipiche ed essenziali di un dato fenomeno storico-sociale. Esso come metodo parte dagli eventi storici ed osserva la regolarità con cui si ripete un determinato fenomeno nella storia. Tali regolarità vengono poi astratte; tirate fuori dalla cornice storica per dare forma a questo tipo ideale di fenomeno. Ad esempio se si considera l’idealtipo del capitalismo, lo si osserva nella sua essenza (nelle sue caratteristiche intrinseche) per poi dargli una definizione ben precisa. Così mentre Marx era convinto che il capitalismo ad un certo punto come sistema sociale avrebbe cessato di esistere per andare incontro ad una società equa, per Weber invece sarebbe persistito nel tempo. Il suo obiettivo era proprio quello di voler comprendere l’azione degli individui; per questo analizzò le trasformazioni e alcuni aspetti tipici della società contemporanea. Opera principale: “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” (1904-1905): L’obiettivo era quello di capire la genesi del capitalismo. Secondo il sociologo: °Etica protestante spingeva l’individuo ad impegnarsi per il successo delle proprie iniziative economiche. °Spirito del capitalismo: insieme di orientamenti normativi che sono alla base della società Occidentale

dei grandi centri commerciali (tutti noi siamo molto probabilmente vittime di questo sistema; di questa gabbia d’acciaio della razionalizzazione).

  • Weber smarcò anche la sociologia dall’economia attraverso le sue ricerche ma non spiegò il perché era nato il capitalismo. Mostrò invece come le idee abbiano una loro influenza autonoma sul cambiamento sociale quindi era come se Weber avesse dialogato metaforicamente con Marx; suggerendo allo stesso di prestare maggiore attenzione all’analisi svolta. Weber mostrò quindi come le idee delle persone, le dimensioni culturali possano essere oggetto di cambiamenti e trasformazioni sociali. °Per Marx era proprio la struttura economica a far funzionare la società mentre Weber inserì nella sua analisi la dimensione culturale cioè quella dei valori e delle idee che potevano essere in grado di cambiare il mondo.
  • Sostanzialmente la sociologia di Weber si occupò di tre questioni fondamentali: °Il problema del metodo delle scienze sociali e dei rapporti tra sapere scientifico e giudizi di valore. °La genesi della specificità e del destino della civiltà occidentale moderna (nell’opera: “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”). °Il problema della definizione sistematica e coerente dei concetti della sociologia in riferimento alla burocrazia, a quell’approccio tendente allo studio dell’azione sociale e degli individui. Successivamente studiò l’individuazione della sociologia come scienza comprendente (con dei nessi rispetto alla sociologia che intende a spiegare/comprendere). Riferimento all’approccio di Durkheim con quello di Weber; due approcci completamente opposti perché Weber mise a fuoco alcuni limiti della sociologia come il fatto che non poteva arrivare alla formulazione di leggi universalmente valide. Bisognava infatti provare ad individuare la presenza di molte variabili che potevano andare ad influenzare l’esistenza di un determinato fenomeno. Inoltre la genesi del capitalismo è individuabile in una dimensione culturale, più preciso nella religione protestante (in particolare nel calvinismo). DOMANDE:
  • Quali sono le dimensioni analitiche nell’analisi del sociologo?
  • Dove troviamo la dimensione politica in Weber?
  • Come definisce Weber la burocrazia?
  • In cosa viene fuori la dimensione culturale di Weber?
  • Che differenza c’è tra Marx e Weber rispetto all’analisi del sistema capitalistico?
  • Quale dimensione viene messa in evidenzia nell’etica protestante e nello spirito del capitalismo?
  • Il criterio dell’avalutatività.
  • Perché per Weber è importante la stratificazione sociale? Perché introduce il concetto di ceto. GEORG SIMMEL ( 1858 - 1918):
  • Di origini tedesche.
  • Scrisse un’opera molto importante: “ Sociologia” (1908) dove Baumann riprenderà alcune delle sue tematiche.
  • Fu il più moderno fra tutti i sociologi classici perché intuì molti aspetti della sociologia contemporanea. Pur essendo un conflittualista, ideò alcuni aspetti tipici dell’interazionismo: per Simmel la società non esiste in quanto entità astratta ma come somma delle persone che la compongono che interagiscono tra loro con scambi interpersonali volti a consolidarsi in forme sempre più stabili quindi l’oggetto della sociologia sono le forme di relazione che gli uomini esercitano tra loro e che poi alla fine precostituiscono la società; quella cerchia di individui legati l’un dall’altro da forme di reciprocità.
  • SOCIAZIONE: Processo attraverso il quale alcune azioni reciproche, via via, si consolidano nel tempo. La società è quindi per Simmel il risultato di questi processi di sociazione. La sociologia allora è una scienza formale. Descrive le varie forme di relazione alla reciprocità che si possono solidificare nelle grandi istituzioni (comune, Stato, regione…) o restare effimere (come nelle relazioni più sfuggevoli senza mai costruire niente). Nelle metropoli moderne, Simmel individuò un processo molto importante; quello dell’individualizzazione in una cerchia sociale molto ampia (come quella di oggi) che porta l’individuo a sentirsi sempre più solo e a distanziarsi nei rapporti. Vi sono infatti particolari tipologie individuali come l’uomo blasé (indifferente) e malesseri come stress, frettolosità legate ai tempi di vita e alle tonalità fredde dei rapporti. Essendo molto intuitivo capì anche quanto fosse diversa la percezione del tempo che nella metropoli moderna diventava più misurabile ed assimilato al denaro (oggi il tempo è denaro; siamo infatti tutti oberati del tempo che sfugge; sempre più carente). DOMANDA:
  • In cosa si trova l’anti-positivismo di Simmel? CARATTERISTICHE DELLA SOCIOLOGIA CLASSICA:
  • Rilevanza sul rapporto tra individuo-società attraverso la spiegazione di aspetti macro-strutturali quindi una sociologia che pone l’accento sulla dimensione “macro” dei fenomeni.
  • Durkheim= sociologia positivista.
  • Marx e Weber= Interessati a comprendere le ragioni del cambiamento sociale quindi di come si siano trasformate le società così velocemente: dal feudalesimo, dal potere dogmatico del re ad uno Stato, a leggi create dagli stessi uomini…Quest’ultimo si distaccò da Durkheim perché passò da una sociologia “scientista” ad una comprendente. Ha ancora senso interrogare il pensiero dei classici per leggere la contemporaneità? Si perché ancora oggi vengono utilizzati alcuni concetti della sociologia classica come: l’anomia, potere, burocrazia….Inoltre da quando la sociologia si liberò da quella di Durkheim, i classici rappresentarono una fonte autorevole per andare incontro a tematiche come società globalizzate, relazioni sociali, trasformazioni del capitalismo…Invece la sociologia del XX° secolo fu in grande parte conservatrice e preoccupata della stabilità sociale. Si può fare allusione ad esponenti come Pareto, Mosca…definiti sociologi elitisti perché interessati alla classe elitaria quindi ad uno studio che permetteva a chi faceva parte dell’élite di riprodurre il proprio dominio. Si fa così riferimento a quei filoni più vicini all’establishment cioè alla riproduzione dell’élite (l’approccio di Baumann, Beck e Bourdieu era del tutto contrapposto, anti-elitista perché svelava quei meccanismi attraverso cui l’élite esercitava il proprio dominio nei confronti dei “dominanti”). I sociologi elitisti partivano (così come Talcott Parsons per la sociologia statunitense) dall’insegnamento Durkheimiano cioè quello di fare della sociologia uno strumento di controllo sociale per mantenere lo status della classe superiore. Ma cosa successe alla sociologia nell’intervallo di tempo che va dalla fine dei classici fino al 1959? Nel 1949 venne pubblicato il libro “Immaginazione sociologica” di CHARLES WRIGHT MILLS (1916-1962)= capacità di riflettere su sé stessi come soggetti liberi, senza essere vincolati da tutte quelle influenze sociali che condizionano inconsapevolmente ogni gesto della vita quotidiana. Il ruolo del sociologo è proprio quello di non farsi rivelatore della realtà; soprattutto di quegli aspetti che sono stati occultati per capirne i meccanismi e le loro conseguenze. Dalle precedenti analisi si stabilì con certezza che a parte Marx, i sociologi classici non svilupparono una posizione critica infatti Durkheim cercò di costruire un approccio sociologico funzionale alla formazione della società, come fece il sociologo statunitense Talcott Parsons (1902-1979) negli anni ’50. SOCIOLOGIE CONTEMPORANEE:

ricerca dell’ordine seguiva la volontà di escludere il diverso, in termini di colui che non si conformava all’ordine sociale imposto. Nelle società tradizionali, il controllo veniva esercitato dalla comunità (in termini di controllo reciproco) invece nelle società moderne l’ordine doveva essere garantito da altri meccanismi ovvero quello di produrre condotte sul comando che venivano esercitate con professionisti come educatori, insegnanti, guardie, giudici…cui compito era quello di generare le condotte desiderate. Ciò che a Baumann interessava particolarmente era la natura disciplinare del potere moderno scritto nel libro del 1988: “Freedom” dove richiamava il Panopticon di Bentham e l’interpretazione di Foucault cioè l’umanità era sottoposta a questa gigantesca macchina di controllo confinata in una pluralità di istituzioni (prigioni, scuole e fabbriche) accumunate dalla stessa determinazione di produrre condotte su comando infatti ciò che contava era la volontà dei decisori e non la voce dei subordinati (allontanati e rinchiusi per non minacciare la comune convivenza). Una quota della popolazione veniva ritenuta idonea ad agire in conformità dell’ordine sociale mentre quella degli imperfetti veniva presa in carico da autorità esperte (guardie, medici…) che si occupavano di far generare le condotte desiderate. I controllati erano perennemente sottoposti a scrutinio e la libertà dei controllori si misurava attraverso l’assenza di potere dei controllati. In sintesi la modernità non era solo una civiltà costruita sulla razionalità e sulla conoscenza scientifica ma anche diseguale perché da un lato: società civile con i suoi diritti e dall’altro: totale illibertà degli imprigionati (outsider). Agli occhi di Baumann il Panopticon di Bentham e il modello di sistema sociale elaborato da Parsons erano accumunati da una potente ambizione di offrire un modello ben equilibrato e strutturato di coabitazione umana capace di auto-riproduzione infatti se per Bentham l’integrazione veniva garantita dal riconoscimento della differenza tra gli esseri umani, per Parsons essa era frutto della somiglianza infatti tutti comunque condividevano le stesse norme culturali ma mentre Panopticon si fondava su un esercizio diseguale di libertà, Baumann era del tutto consapevole che la società moderna non era una prigione, sebbene ne parli come una “lunga marcia verso la prigione”. Tuttavia, osservò come la libertà di alcuni rendeva la dipendenza e l’illibertà di altri non solo necessari ma anche indispensabili. Proprio su quest’ottica Baumann inserì il tema dell’Olocausto. MODERNITÀ’ E OLOCAUSTO (1941-1945): La sua teoria si sviluppò attraverso quella che definì “trilogia della modernità” pubblicati tra il 1987 e il 1991. Il volume intermedio: “Modernità ed Olocausto” venne stampato nel 1989 e nello stesso anno ricevette il premio Amalfi di sociologia e teoria sociale. L’elaborazione della sua teoria viene a coincidere con la fase post-marxista di Baumann; fase preannunciata in: “Memorie di classe, preistoria e sopravvivenza di un concetto” in cui è prefigurata la fine delle società di classe. L’incontro con politico Gramsci aiuterà Baumann a non diventare anti-marxista, anche se lo allontanò dall’ ortodossia di partito. Secondo Baumann con il ruolo del fordismo il ruolo della classe operaia diviene sempre meno centrale e mutano natura e modalità del lavoro. Il collasso del sistema sovietico viene considerato espressione della più ampia crisi del progetto di costruzione della società razionale caratteristico della modernità. Alla base della modernità contemporanea si trovano da un lato trasformazioni sociali e politiche che mettono in discussione i principi di integrazione all’interno delle società occidentali mentre dall'altro quelle che portano a conclusione i regimi a socialismo reale. Inoltre la visione della modernità proposta da Baumann s’intrecciano ad un’analisi della natura e delle finalità del lavoro intellettuale infatti nel mondo di fine 900 caratterizzato dalla presenza di intellettuali come facilitatori della comunicazione tra diverse culture, il loro impegno perde di consistenza perché le questioni legate alle strutture del dominio sono di rado sollevate da coloro che detengono conoscenze. La fede crescente nella forza del mercato spinge le masse di consumatori verso l'indifferenza e priva gli intellettuali di tensioni utopiche. Il suo punto di partenza fu il rovesciamento di alcune interpretazioni dello Shoah:

1: La sua unicità, specificità tedesca cioè la Germania fece quello che fece a causa di ciò che condivideva con noi e non a causa di ciò che la differenziava. 2: Esso non rappresenta un fallimento della modernità ma un suo prodotto infatti il progetto di ingegneria sociale venne portato avanti con i mezzi unici della modernità, efficienza e capacità burocratiche. La soluzione finale/lo sterminio rappresentava sia il passo conclusivo nella lotta condotta da Hitler contro le creature più detestabili che detentori di poteri straordinari: configuravano perfettamente l’ambivalenza nemica dell’ordine contro la quale la modernità combatte. In riferimento a ciò si può dare importanza ad una serie di aspetti cruciali dell’organizzazione sociale moderna come l’uso di tecnologie per produrre l’indifferenza etica…quindi l’Olocausto costituisce il prodotto della modernità e non il suo prodotto; in particolare l’idea di un’ingegneria sociale resa possibile dai mezzi tecnici e da un apparato burocratico-amministrativo che ha permesso così la diffusione delle idee di perfezione e controllo sociale. Questi mezzi tecnici (apparato burocratico ed efficienza tecnica) furono applicati alla soluzione finale (sviluppo delle camere a gas, laboratori per eseguire esperimenti sugli ebrei…) reso possibile grazie ai potenti mezzi tecnici di quel tempo. Gli ebrei costituivano così il nemico perfetto, l’ambivalenza nemica contro la quale la modernità doveva combattere. Il sociologo ricorse alla metafora della finestra (non del quadro perché ha una visione statica, immobile. L’Olocausto non può essere considerato con tale accezione) perché attraverso essa si riesce a guardare la dinamicità, il cambiamento quindi qualcosa che si svolge in quel determinato momento così da mettere a fuoco gli aspetti cruciali dell’organizzazione sociale moderna. Le “erbacce” continuavano così ad essere estirpate dalla società (i migranti, i rom…). Infine questa finestra ci consente di vedere l’intreccio tra l’ingegneria sociale e la razionalità strumentale cioè l’intreccio d una società basata sulla razionalità economica in virtù della quale sacrifichiamo alcuni individui (come nel caso dell’ILVA: Azienda metallurgica di Taranto= morte di molti per l’inquinamento). Purtroppo ancora oggi troviamo ancora questo atteggiamento nel tentativo di creare una società più ordinata. BAUMANN-DURKHEIM= VISIONE DELLA SOCIETÀ: Per Durkheim la società viene prima di ogni cosa (ente moralizzatore per eccellenza) perché attraverso i suoi processi di socializzazione rende gli individui più coesi (emerge la “passività” dell’individuo ma allo stesso tempo il funzionalismo di Durkheim secondo cui ogni elemento riveste una particolare funzione il cui fine è un ordine sociale armonico) invece per Baumann la società è l’ente moralizzatore per antonomasia (contraddizione) cioè gli individui tendono ad essere passivi perché assuefatti e deresponsabilizzati dalla società stessa quindi l’avvertimento di Baumann era proprio quello di far attenzione al potere occulto della società rispetto alla perdita di umanità degli stessi individui: la società ha quindi il potere di mettere a tacere le istanze dei singoli perché può spingere l’individuo ad essere privo di responsabilità etica e farlo adeguare ad un sistema iniquo, ad un’ingegneria sociale teso a giustificare le disuguaglianze facendo ricadere la colpa sugli individui non omologati. Ciò dimostra come l’organizzazione sociale moderna abbia le potenzialità per atrofizzare il senso di responsabilità personale infatti a volte si tende a essere troppo assuefatti a questo progetto di “perfezione” che perdiamo il senso etico. Nel processo della deresponsabilizzazione l’élite dominante tende a rafforzare la propria posizione servendosi di particolari meccanismi (come i migranti e il panico da migrazione, il parere degli esperti e l’effetto mediatico dei social…). Gli Stati nazionali a fronte di un sistema capitalista e neoliberista persero il loro potere in termini di autorevolezza nei confronti dei cittadini perché sottomessi al sistema neo-liberista in cui l’interesse economico prevale su tutto. Alla luce di ciò, il tentativo degli Stati era proprio quello di trovare un nemico comune come colpevole della situazione del malessere economico (ad esempio: i colpevoli sono migranti). La società rischia così di far perdere/atrofizzare ad ogni individuo il senso di responsabilità etica provocando negli individui un atteggiamento di indifferenza verso chi li circonda. L’Olocausto, osservò Baumann visto come elemento di

Baumann notò come a differenza della fase “solida” della modernità, oggi le maggiori minacce alla giustizia sociale non provengano dallo Stato ma dalla sua crescente impotenza infatti lo Stato perse il controllo della sfera economica perché tutto è nelle mani del consiglio di amministrazione che decidono per milioni di persone. Per ricostruire la propria immagine di sovranità, gli Stati attuano particolari strategie come quello di fabbricare sempre nuovi desideri affinché lo status di consumatore prenda il posto di quello del cittadino. L’aspetto più innovativo della sociologia di Baumann risiedeva nella capacità di connettere interrogativi teorici con questioni sociali concrete infatti attraverso l’uso di metafore e concetti il suo obiettivo era proprio quello di permettere ad una persona comune di guardare al di la della sua esperienza e mostrare come aspetti della vita possano essere visti sotto una nuova luce. Baumann prese così le distanze dall’approccio di Durkheim e Parsons secondo il quale non esiste una realtà sociale pre-strutturata a cui gli agenti devono adattarsi ma sono gli agenti stessi a crearla attraverso la cultura. Secondo Baumann più si radicalizza l'egemonia del mercato e più si sente l'esigenza di riportare l'attenzione sulla politica. Differentemente dalla fase solida della modernità, oggi le minacce più forti della giustizia sociale non vengono dallo Stato ma dalla sua impotenza infatti viene meno la fiducia nella capacità da parte dello Stato di contrastare i sentimenti di paura quindi per quanto intensi siano gli sforzi sono necessarie nuove istituzioni e forme di controllo democratico. Gli Stati tentano di ricostruire la propria immagine passando attraverso la lotta a quell'insieme di timori e ansie alla base dell'incertezza che cercano di convogliare l'attenzione sull'ultima; per tale ragione i poteri pubblici inducono a distogliere lo sguardo dai problemi generati dall'economia globale. °Farsi paladini del diritto alla sicurezza significa riconquistare legittimazione°. La politica sceglie così di rinunciare a forme di azione collettive capaci di tenere insieme i diversi aspetti dell'Unsicherheit, ponendoli in relazione alle dinamiche della globalizzazione capitalistica. Una simile scelta favorisce l'egemonia di poteri extra politici stabilendo regole che dicevano all'individuo su quale base dovrebbe essere espressa una preferenza. Uno degli esiti di tale egemonia riguarda proprio la costruzione dell'immaginario liquido moderno dove la figura del consumatore prende posto di quello del cittadino e dei suoi legami sociali. Spiegò anche il motivo per cui oggi assistiamo al prosciugarsi degli spazi pubblici. NUOVI POVERI: La sociologia di Baumann riuscì a tenere insieme descrizione, analisi, diagnosi e valutazione dei fenomeni sociali. Da qui la sua attenzione alla sofferenza che la mancanza di potere genera: dalle sofferenze della classe operaia ai nuovi poveri. La sua sociologia morale viene alimentata dalla consapevolezza delle cause collettive di buona parte dell’infelicità umana potenziata dai processi di globalizzazione infatti nella cornice sociale liquido-moderna la povertà costituisce una sorta di meta-umiliazione che produce vergogna e infelicità costante. Nella società dei consumatori i senza lavoro e quindi quelli senza denaro diventano il simbolo dell'inutilità sociale ma tra i nuovi poveri non vi sono soltanto i non-occupabili ma anche la "sottoclasse" cioè coloro che sono fuori da ogni appartenenza e che non hanno alcuna funzione come gli immigrati clandestini, i tossico-dipendenti, i detenuti...Ciò che lega queste figure non è solo povertà e criminalità ma anche mancanza di risorse materiali: la povertà si configura nella percezione di inadeguatezza rispetto agli standard sociali: le nuove povertà generano consumatori mancati e persone superflue senza prospettive infatti lo status di consumatore inadeguato contribuisce ad aggravare la condizione di sofferenza dato che oggi uomini e donne vivono le loro vite attraverso gli oggetti che acquistano e consumano, utilizzano lo shopping come rito di esorcismo nei confronti delle paure e delle incertezze da cui sono assaliti, fanno dei beni di consumo strumenti per acquistare identità...L’individualizzazione e cultura del consumo sono del tutto intrecciate cioè il consumatore non percepisce lo spazio pubblico come luogo per auto-determinarsi e si sintonizza sui linguaggi del mercato. La seduzione del mercato si configura come strumento di integrazione sociale: il capitalismo consumista concorre a promuovere una forma di esclusione sociale: la creazione di vite

superflue. Le vite di scarto costituiscono l'esito delle dinamiche proprie dalle società dei consumatori cioè il consumo produce cumuli di rifiuti (ciò che è vecchio dev’essere sostituito dal nuovo). L’emblema delle vite di scarto è la sottoclasse; più in generale coloro che scelgono di non lavorare, che non mostrano impegno e non prendono iniziativa. A questo scopo nuovi ghetti dovranno prendere posto per uno stato di benessere. Contro la nuova cultura della discarica che la società liquida moderna promuove, la sociologia di Baumann assume una posizione netta cioè quello di difendere l'autonomia e la libertà come dimensioni collettive, sostenere l'impegno dei cittadini nella ricerca del bene comune, ostacolare l'invasione e distruzione degli spazi pubblici. E’ quindi necessario affermare la giustizia sociale. CRITICHE: °Scarsa sistematicità delle sue analisi sia per la loro lontananza da un'architettura accademica nazionale, che per la sua scelta di procedere nell’esplorazione del mondo sociale per frammenti, senza direzione precisa con molti riferimenti teorici e pochi principi metodologici. °Lo stile espositivo sarebbe frutto della scelta di non separare approccio scientifico e morale e ciò renderebbe Baumann un pensatore sociale, un praticante dell'immaginazione sociologica. °Ne: “Modernità e Olocausto” rovesciò la tesi usuale della specificità sulla storia tedesca per sottolineare il carattere interno alla modernità dell'Olocausto. Viene criticato infatti il carattere prevalentemente burocratico della violenza nazista contro gli ebrei Europei. Diversi autori tendono a sottolineare invece l'importanza del genocidio e della violenza in quanto tale. Inoltre viene messo in discussione la sottovalutazione operata da Baumann nella relazione tra guerra e genocidio. La Shoah è in un certo senso per Baumann l'emblema più tragico della modernità e insieme il suo prodotto legittimo. Quest’ultima si presenta come un universo compatto e uniforme; non si tiene infatti in considerazione l'esistenza di stadi diversi di essa. Il sociologo inoltre non da rilevanza agli aspetti in luce della modernità cioè a quelli economici, politici e culturali che la rendono luogo di disuguaglianza; finisce così per produrre una visione "essenzialista della modernità". °Il passaggio alla post-modernità: la modernità capace di riconoscere l'impossibilità del proprio progetto originale apre per Baumann la via ad una saggezza premoderna, si crea infatti la possibilità per nuove strategie di azione ma ciò che manca in Baumann è una vera e propria teoria della post-modernità, capace di mettere in luce che cosa differenzi l'organizzazione moderna da quella post. Offre solo le basi per una teoria. °Ambiguità irrisolta tra una sociologia della post-modernità ed una sociologia postmoderna anche se Baumann enfatizza più volte il rifiuto per la seconda. Manca nella proposta di Baumann l'attenzione per il nesso che lega i nuovi orizzonti di comprensione del mondo. °Baumann tende ad ignorare il ruolo strategico giocato dai nuovi media, della nuova tecnologia, nella trasformazione delle idee e dello spazio pubblico. °Ultima fase del pensiero (modernità liquida prende il posto di post-modernità.)= Un'organizzazione sociale pesante viene sostituita da una leggera. La critica radicale parte dal ricorso alla metafora della modernità liquida in quanto la metafora finisce per occupare l'intero spazio di analisi, sostituendosi alla teoria cioè la teoria viene considerata una metafora e diventa semplice rappresentazione astratta di politiche culturali diffuse. Baumann tenderebbe a considerare i processi di liquefazione sociale come generali, senza interrogarsi dove e con quale intensità essi si verificano. °Facilità con cui il mondo liquido avvolgerebbe e soffocherebbe le potenzialità critiche, chiudendo le possibilità di pensare in modo creativo: La modernità liquida opererebbe come barriera contro l'innovazione, tanto sul piano politico che su quello istituzionale. Le identità liquide sarebbero frutto di un clima sociale caratterizzato dalla perdita di utopia e affermazione dell'infedeltà a se stessi.

  • La prima fino agli inizi degli anni ’90 incentrata su tematiche legate alle nozioni di rischio e al processo di individualizzazione intesi come due facce della stessa medaglia mentre la seconda dagli anni ’90 ad oggi dedicata al processo della globalizzazione e sulla nozione del cosmopolitismo (anche in questo caso due temi che si completano a vicenda). Oggi la società industriale nel creare ricchezze produce anche dei rischi che non sono dei dati nuovi nella vita dell’uomo ma da sempre l’agire ha comportato un’esposizione al rischio infatti ogni nuova impresa ha dei rischi ma il rischio di cui parlò Beck erano legati ai fenomeni dell’industrialismo, creati dall’uomo ma che si producono indipendentemente dalla sua volontà. L’individuo ha infatti un margine di potere irrisorio perché sono rischi che possono colpire tutti indipendentemente dalla propria posizione sociale. Osservò un altro passaggio fondamentale cioè evidenziò come gli attori sociali in passato tendevano ad accaparrarsi una fetta di ricchezza sociale (entravano in competizione tra loro per acquisire maggiore ricchezza). Oggi invece si verifica l’effetto contrario perché ciò che ci protegge da una serie di rischi sono le risorse economiche adeguate che non tutti possiedono come la scelta della propria abitazione, consumo di alimenti biologici, professioni sicure in termini di salute…inoltre il rischio da molta importanza alla stratificazione sociale perché rende evidente la posizione di privilegio che derivava dal godere di maggiori risorse economiche e culturali e che quindi permettevano di riconoscere i rischi stessi (correlazione con Weber). Beck sosteneva però che molti rischi sono di natura globale accompagnati dal cosiddetto effetto boomerang: nelle aree più forti economicamente non si fa altro che esportare lavorazioni rischiose nel Terzo Mondo (zone meno forti economicamente) in cui la mano d’opera è ad un costo irrisorio. Tali lavorazioni ritornano nei paesi “forti” sotto forma di materie prime, alimenti… Vi sono altre due categorie di rischi:
  • Il primo riguarda il sistema del capitalismo finanziario infatti Beck fu uno dei primi ad affrontare il tema della globalizzazione mentre il secondo è il rischio terroristico (caduta delle torri gemelli-11 Settembre 2001. A partire da quel giorno, il pericolo del terrorismo internazionale portò ad un cambiamento qualitativo nella società del rischio, introducendo l’ipotesi della catastrofe come forma del rischio contemporaneo). Inoltre dato che gli attentati erano stati provocati dalle comunità islamiche, vi fu una sorta di razzismo nei confronti dell’Islam (i terroristi invece accusavano Allah quindi avevano sfruttato completamente la religione. Si può fare riferimento a Weber perché utilizzava la religione per imporre il capitalismo). “Non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono musulmani”: Frase detta da un musulmano che qualche anno fa parlò ai musulmani del problema sul terrorismo islamico e li invitò ad ammettere che erano pieni di terroristi pazzi assassini. Qualche anno dopo riportò la stessa frase la giornalista Oriana Fallaci in un articolo ma essendo un’occidentale venne considerato razziale. Si può anche fare allusione al giornale satirico “Charlie Hebdo” che rendeva omaggio alle vittime, mettendo in prima pagina una caricatura di Maometto dal titolo: “Tanto rumore per nulla”. IL RISCHIO E IL RUOLO DEGLI ESPERTI: Si tratta di un altro tema fondamentale per Beck, del tutto attuale (riferimento al caso Covid “vaccini e novax”). In questo gli esperti rivestono un ruolo fondamentale nella società contemporanea perché secondo il sociologo dovrebbero essere portatori di un “ethos professionale e scientifico” ed invece “vendono” la loro conoscenza per scopi politici ed economici. Nonostante il loro parere risulti necessario soprattuto per la richiesta di saperi esperti volti rispondere alle domande di paure dei cittadini non potranno mai soddisfare del tutto tali richieste perché non ci saranno mai certezze. Ma quali sono i criteri che impiegano gli esperti nelle loro valutazioni? Gli esperti ricorrono all’esperienza. Danno un forte peso alla sperimentazioni, procedendo con esperimenti empirici su porzioni limitate e controllate della realtà ma questo pone un limite perché si ha a che fare con fenomeni non del tutto

quantificabili e controllabili soprattutto. Da ciò ne deriva quindi l’impossibilità di avere dati sperimentali sull’intera realtà. LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA TECNOCRATICA: Come già detto Beck denunciò il “carattere politico” del sapere degli esperti perché dovrebbero essere portatori di una conoscenza “fallibilistica” (FALLIBILISMO: Concezione filosofica che nega la possibilità di ottenere una conoscenza certa quando invece spesso avviene il contrario cioè gli esperti rassicurano i cittadini anche nei casi in cui non esistono certezze) e nella seconda critica fece riferimento alla creazione di un sistema di irresponsabilità organizzato perché non è possibile affrontare le sfide astratte della società del rischio senza la scienza. In questo emerge quello che Beck definì il conflitto tra la razionalità scientifica e quella sociale proprio perché avvenne una perdita di totale credibilità del sistema di relazione tra scienza- tecnica-industria e politica. °Con la razionalità scientifica si antepone il progresso economico giustificando ogni scelta attraverso calcoli scientifici ad esempio in virtù di essa si potrebbe optare per la costruzione di centrali nucleari nel paese, tralasciando il “rischio” che provocherebbe nella salute dei cittadini. Talvolta però la razionalità scientifica si scontra con quella sociale dovuto al fatto che gli individui non possono conoscere ogni cosa che avverrà in seguito perché non dispongono di alcuna certezza ne tantomeno conoscono le conseguenze. In riferimento ai diversi rischi come quelli ambientali illustrati da Beck bisogna inserire ulteriori categorie: °RISCHIO FINANZIARIO: La società non possiede più gli strumenti per garantire un controllo delle dinamiche finanziarie internazionali (una crisi finanziaria ha conseguenze globali). °RISCHIO TERRORISTICO: Manifestazione della globalizzazione, della maggiore capacità di mobilità di ogni individuo tanto che la gestione di tale rischio viene delegata ad enti internazionali (come sistemi di sorveglianza, il caso della Cina che utilizza i software biomedici sia per riconoscere i delinquenti che per aver un controllo sull’intera popolazione; si può fare riferimento alla modernità intesa per Baumann come una lunga marcia verso la prigione). In questo emerge la fragilità strutturale della società di garantire protezione e sicurezza all’individuo, ricorrendo ad un uso spregiudicato della violenza ed affidando tale controllo ad altri. °RISCHIO DIGITALE riferito alla raccolta anomala di informazioni su scala globale, al rischio di controllo totale e alla manipolazione. LA VISIONE DI GEHLEN-DI SCHELSKY E QUELLA DI BECK: I due sociologi Gehlen e Scherlsky erano fortemente orientati ad evidenziare il vantaggio di affidare il mondo sociale alla scienza (tecnica) che per certi aspetti assicurava prevedibilità ed efficienza. In altre parole erano del tutto convinti che la scienza in qualche misura avrebbe assicurato la prevedibilità degli eventi nonché il controllo sugli stessi, ricorrendo agli strumenti della scienza. Invece secondo Beck il mondo era così imprevedibile che non poteva essere controllato nemmeno dalla scienza. Nonostante la gabbia d’acciaio di Weber avesse garantito (seppur in minima parte) di alcune certezze, nessuno ci potrà mai proteggere dai rischi che la tecnologia potrebbe generare. IL MONDO FUORI CONTROLLO: Beck fece riferimento alla metafora dell’auto che viaggia all’impazzata e finisce per buttare fuori il conducente senza che lo stesso potesse accorgesene. E’ una rappresentazione emblematica della condizione odierna: si tenta di attuare un controllo su dinamiche che ormai sono del tutto incontrollabili. A differenza del passato, il mondo non è più facilmente plasmabile e governabile con la razionalità tecnico-sistemica: questa perdita di controllo da parte dell’uomo amplifica a dismisura i rischi. IL PROCESSO DI INDIVIDUALIZZAZIONE: Differentemente da Baumann che vedeva in tale processo un’accezione completamente negativa perché l’individuo diventava isolato ed abbandonato a se stesso, Beck fece riferimento ad una nuova fase