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Appunti scienze dell’educazione servizi prima infanzia primo anno sociologia con Girardi
Tipologia: Appunti
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Scadenza lavoro di gruppo 🡪 fine anno INTERVISTA CONVENZIONALE 🡪intervista face to face. Asimmetrici 🡪 chi parla e chi risponde, due piani di posizione diversa.Intervistato e intervistatore devono essere estranei. Intervista discorsiva non produce solo informazioni ma produce discorsi comporti da: narrazioni, argomentazioni (per fondare le narrazioni), idiomi, coloriture emotive e posizione dell’intervistato. L’intervista è ampia e discorsiva, se il discorso è troppo frammentato vuol dire che l’intervistato si sente forzato. Bisogna portare l’intervistato ad essere tranquillo e fare attenzione a che non si” perda”. 5/6 domande per 5/6 temi e argomenti. Trascrizione integrale di 1-2 interviste. Contenuti anonimizzati (eventuali registrazioni). Trascrivere e analizzare. FAR CAPIRE BENE QUALI SONO LE PARTI PIU’ INTERESSANTI. Le tracce dell’intervista hanno un ordine preciso da mantenere, non sono domande messe a caso. Può essere che i temi di cui volete parlare siano trattati su domande precedenti (va bene), se invece certi temi vengono saltati si cerca di reindirizzare. Slide possibili forme del contesto interattivo: nel caso dell’intervista qualitativa l’intervistatore sa meno rispetto all’argomento. Si usa per esplorare dei fenomeni di cui si sa poco. Il disegno della ricerca: dalla domanda di ricerca si arriva alle variabili che sono i concetti operativizzati. Da qui si arriva alle domande della traccia. 6/8 domande altrettanti aspetti della domanda di ricerca (MACRO DOMANDA DI RICERCA). Che aspetti vogliamo approfondire e quali rispetto al macrotema? Criteri conduzione dell’intervista: Come ci presentiamo; come gestiamo l’intervista. COME SI PROGETTA LA TRACCIA? In base a quello che si vuole ottenere. Bisogna studiare la traccia, essere preparati, sapere le informazioni che si vogliono estrapolare. Kaufmann Jean Claude (SLIDE: la migliore domanda) Quanto più eterogenee sono le risposte, tanto più interessanti sono le interviste. IMPORTANTE LA SPECIFICITA’. Scopo intervista ampliare qualitativamente il tema. Il primo punto è derivare le parole chiave. Formulare le proposizioni in forma di domanda per avere le risposte (approssimazioni delle questioni). Rigorosi ma flessibili, domande precise ma mettere a proprio agio l’intervistato. NON SONO INTERVISTE DI AIUTO. Quando facciamo domande non siamo neutrali, ci sarà sempre un cambiamento nell’intervistato, non è tempo perso. Nota metodologica, come è stato scelto l’intervistato (chi perché dove). Importante è l’eloquenza, entrare in profondità rispetto alla situazione di qualcuno. Quanti casi selezionare? Comparare storie ricche di significato, importante è analisi dettagli e sfumature. Tante più interviste, tanti più casi da normalizzare, standardizzare. Negli ultimi anni le analisi qualitative vengono fatti con software, si fa per rendere testi più trattabili (numero grande di intervistati). COSTRUZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE EMPIRICA Non abusare della disponibilità, dire come utilizzeremo le informazioni e declamare subito di quanto tempo si avrà bisogno. Nel nostro caso a scopo didattico, specificare sempre, rassicurare che tutti gli elementi saranno oggetto di attenzione da parte nostra. Presentare il tema della ricerca. Specificare il fatto che sia un’intervista discorsiva su un tema in cui l’intervistato sia ritenuto competente. Quanto deve durare un’intervista qualitativa? 45 o 60 min. Fornire garanzie rispetto all’utilizzo. Che sia in qualsiasi luogo fare in modo che non sia un interrogatorio. Mettere a proprio agio la persona ma con un obiettivo conoscitivo. La persona deve partire dalla propria esperienza, quindi intervista non in termini generici. Sarà garantito l’anonimato. Bisogna essere trasparenti in tutto e per tutto. Si deve attuare una sorta di strabismo, due focus.
moderna per eccellenza, essa dovrebbe funzionare razionalmente. Rivela la propria utilità perché sistematizza il raggiungimento degli scopi. L’ambivalenza della razionalizzazione rischia di diventare una “gabbia d’acciaio” Con questa espressione ci spiega quanto l’uomo fosse soggetto, ieri come oggi, ad una serie di costrizioni a cui non può sottrarsi , costrizioni che provengono dall’economia capitalistica e dalla burocrazia, due invenzioni che hanno caratterizzato la società moderna. La sfera economica e quella amministrativa, insieme alla sfera pubblica, ci obbligano ad osservare una serie di regole, norme e convenzioni che rendono la nostra vita “ostaggio” di una prigione mentale, modificando in termini restrittivi l’agire umano, crescente prevedibilità del comportamento. Le istituzioni sopravvivono ai singoli, per noi oggi è normale pagare quel prodotto quel determinato prezzo, dinamica consolidata, è il risultato del processo di razionalizzazione. Tanti imprenditori che hanno lo stesso comportamento modificano il comportamento di tutti in generale. La società e l’individuo si condizionano a vicenda. Le azioni individuali provocano il cambiamento sociale (un esempio può essere Greta Thunberg), il singolo può dare un meccanismo di azione. IL RUOLO DELLA TEORIA:
Bauman e Becker sviluppo della modernità da due punti di vista diversi. Modernità (liquida), fase legata al venir meno dei corpi solidi, modernità individualizzata, l’onere, la necessità e la responsabilità del fallimento vengono sulle spalle dell’individuo. Corpi intermedi liquefatti.
“[…] Il nostro è un tipo di modernità individualizzato, privatizzato, in cui l’onere di tesserne l’ordito e la responsabilità del fallimento ricadono principalmente sulle spalle dell’individuo. Sono i modelli di dipendenza e interazione per i quali è oggi scoccata l’ora di essere liquefatti. Oggi tali modelli sono malleabili in una misura mai sperimentata o finanche immaginata dalle generazioni passate, ma al pari di tutti i fluidi non conservano mai a lungo la propria forma. È molto più facile plasmarli che mantenerne la foggia”. (p. XIII) modelli retroutopici cioè retrotopia il fatto di guardare con utopia mondo che guarda in avanti, ma retrotopia, un mondo che cerca la comunità nel passato. Baumann dice che queste forme sociali sono molto duttili, molto dinamiche fanno molto fatica a rimanere lì tali e quali 🡪pensate al mondo del lavoro, oggi la tua possibilità di entrare nel mondo del lavoro e fare un certo percorso è meno dipendente del passato rispetto all’ azione di organismi come possono essere i sindacati, che ti tutelano nel mondo del lavoro, è molto più legato al fatto che tu devi farcela sostanzialmente da solo , su questo versante Baumann disse un esempio di modernità liquida: il codice moderno rimane perché rimane l'individuo, un potere non legato agli elementi religiosi ma è legato agli elementi statuali, rimangono gli elementi economici rimangono gli elementi culturali, ma si modificano e cambiano profondamente, mettendo l'individuo di fronte a sfide mai sperimentate prima. Beck diceva, se ce la fai bene è merito tuo se non ce la fai la tua impossibilità di farcela è una tua responsabilità, non è responsabilità del sistema, cambia completamente la prospettiva. Un conto è dire ho il partito che mi rappresenta il sindacato che mi tutela il paese che mi protegge che media tra l'individuo e il macro contesto, un conto è dire che in fin dei conti la responsabilità finale di tutto questo rimane in capo all'individuo quindi il processo di individualizzazione, ovvero il processo mediante il quale, dice Bauman l'individuo diventa il responsabile ultimo (da non confondere con l'individualismo), il potevo dire l'artefice ultimo del proprio percorso ma attenzione non è che Baumann sia d’accordo, cioè lo vede come esito problematico come elemento critico, ovvero si chiede perché e come un individuo in queste condizioni può farcela comunque ad affrontare queste sfide. Un conto è farlo in alleanze con altri soggetti, un conto è farlo facendosi mediare tra questi organismi intermedi, un conto è farlo invece da soli; quindi, da questo punto di vista ci sono degli elementi di critica e la sociologia critica rispetto alla questione del dibattito oggi che riguarda i destini dell'unione europea e dei diversi paesi all'interno dell'unione europea. il processo di individualizzazione e quel processo mediante il quale l'individuo viene chiamato a rispondere da solo delle sfide sociali che gli si parano davanti, sostanzialmente individualizzazione perché l'individuo era importante fin dall'inizio della modernità, perché culturalmente si passa dalla comunità a solidarietà diceva solidarietà meccanica e solidarietà. “[…] La disintegrazione della rete sociale, la disgregazione di efficienti organismi di azione collettiva viene spesso osservata con notevole preoccupazione e considerata l’imprevisto effetto collaterale della nuova leggerezza e fluidità di un potere sempre più mobile, sdrucciolevole, mutevole, evasivo. […] Qualsiasi rete densa e fitta di legami sociali, e in particolare una rete profondamente radicata nel territorio, è un ostacolo da eliminare. […] Ed è la caducità, la friabilità, l’inconsistenza e la provvisorietà dei legami e delle reti di interazione umana che consente, in ultima analisi, a tali poteri di assolvere il loro intento”. (p. XXII) Organismo di azione collettiva: gli organismi che mediano tra l'individuo e la società più ampia, quindi la chiesa, il sindacato, il partito, la classe… sono meccanismi di azione collettiva perché riguardano l'azione di più soggetti che insieme si fanno portatori di istanze di cambiamento, dice Baumann, questo tipo di meccanismi di azione collettiva si disgrega, si
Perché la disgregazione dei meccanismi di azione collettiva e questa attenzione al presente sono collegati? Questi meccanismi di azione collettiva sono anche depositari della memoria collettiva ok quindi qui meccanismi di azione collettiva che ti dicono che tu in questo momento sei quel che sei ma eri anche qualcos'altro in una storia che è più lunga di te. Se da un lato la modernità fluida promuove il tempo un contenitore infinitamente capace, cioè di fatto proprio perché c'è tanto tempo a disposizione dall'altro ne denigra e svaluta, succedersi continuo di momenti presenti in cui chi vive quel presente non sa cosa c'era prima e non sa che cosa ci sarà dopo. Habitus mentale, per Baumann diventa una modalità di porsi di fronte ai problemi perché se ci si pone di fronte ai problemi con l'attenzione a quel che sarà di qui a un mese, a un anno, a un anno e mezzo come è possibile per un contesto sociale fare grandi progetti che vadano al di là dell'orizzonte immediato? Torna quella circolarità di cui parlavamo con Weber, è un contesto che provoca un'attenzione all'istantanea e l'istantaneità che di nuovo legittima un contesto attento solo al qui e ora. Facciamo strutturalmente fatica a proiettarci nel futuro perché è diventata un'abitudine mentale. Oggi l'individuo ha più libertà rispetto al passato, processo di individualizzazione: primo, non coincide questa libertà potenziale con una libertà effettiva; due questo risultato è il risultato di un percorso socialmente costruito. Primo la libertà soggettiva, il fatto che abbiamo più libertà rispetto al passato non significa necessariamente che si tratti di una libertà effettiva che possiamo usare a nostro vantaggio, secondo il fatto che oggi abbiamo più libertà è il risultato di un processo sociale non individuale. Cioè l'elemento fondamentale di Bauman è che interpreta il processo di individualizzazione, cioè di centralità dell'individuo, non come un elemento nato dall'individuo ma di cui l'individuo è di fatto. Smonta alla radice l'idea che quando si parla di individui o di individuo si parli di autodeterminazione, siccome c'è più libertà l'individuo in grado di autodeterminarsi. Sennett, in merito alle disuguaglianze, diceva che un conto è ragionare sulla libertà potenziale di un individuo che formalmente è data. Baumann prima di Sennett, che la differenza la fa l'insieme delle condizioni per cui quella libertà potenziale può diventare libertà effettiva. Baumann dice, dipende dal fatto che oggi chi ti avrebbe in passato aiutato a rendere questa scelta meno solitaria sia in parte di quel fatto sia in parte disgregato e quindi l'onere di fare la scelta giusta e ricade tutto su di te se ce la fai ripeto è un merito ma se non ce la fai può essere interpretato come una colpa, per colpa appunto di un'interpretazione diffusa per cui chi non ce la fa non ce la fa perché non si è impegnato abbastanza. Non basta guardarsi voltare la testa dietro retro-utopicamente, cioè guardare la comunità del tempo che fu dicendo “una volta era tutto una migliore, si stava meglio quando si stava peggio quando c'era la comunità quando eravamo tutti insieme”, questa è una ricostruzione fittizia del passato perché una ricostruzione nostalgica di qualcosa che adesso manca è venuto a mancare cioè, legame di comunità che il legame di comunità come elemento fondamentale. Baumann quando parla di questo processo sta dicendo abbiamo tanto voluto lasciare spazio all'individuo, e ora siamo arrivati a un punto in cui paradossalmente che l'individuo ha talmente tanto spazio che fa fatica a capire come usarlo e in alcuni casi a essere messo nelle condizioni di usarlo perché ci sono le disuguaglianze, perché ci sono le differenze, perché ci sono tante dinamiche che rendono questa libertà sulla solo sulla carta.
Durkheim agli albori della disciplina, quando aveva ragionato sul suicidio ma da un diverso punto di vista di più di cent'anni con Baumann, di come la comunità che fu lascia spazio all'individuo. Per certi versi il tema che si pone Durkheim è simile ma visto una diversa prospettiva, dice, “com'è possibile far capire quanto importante è la società anche laddove sembra intervenire solo l'individuo?”, quindi la dimensione su cui stiamo ragionando è
sempre quella del rapporto tra individuo da una parte e società dall'altra. Passaggio dalla società solidarietà meccanica alle società solidarietà organica → nello studio sul suicidio egli vuole evidenziare proprio quanto importante sia questo passaggio e a cosa conduce, con riferimento al comportamento individuale. Per Durkheim la società viene prima dell'individuo: “Ogni distinzione specifica rilevata tra le cause implica dunque una distinzione analoga tra gli effetti. (il rapporto causa effetto, dice che i fatti sociali vanno studiati come cose intendeva proprio questo, pretende di spiegare, parla di rapporto causa effetto Possiamo allora costituire dei tipi sociali del suicidio non classificandoli direttamente a seconda dei caratteri previamente descritti, (cioè le caratteristiche del suicidio ma classificandole le cause il suicidio dice un atto individuale che però sociologicamente va classificato in base alle cause che l'hanno prodotto, sono le cause a definire il suicidio) ma classificandone le cause che li producono. [...] In una parola, la nostra classificazione, invece di essere morfologica, sarà eziologica”. (p. 263) La classificazione invece di essere morfologica, cioè legata alle forme del suicidio, deve essere eziologica, cioè legata alle cause del suicidio→ da una determinata causa deriva un determinato effetto, significato alla precedenza della società rispetto all'individuo. L'individuo che si suicida è il risultato di un processo sociale: se voglio capire perché quella persona si è suicidata devo capire quali sono le cause che hanno condotto quella persona a non sentirsi più parte della società. “Perciò, sempre tralasciando per così dire, l’individuo in quanto individuo, i suoi moventi e le sue idee, ci chiederemo subito quali sono le condizioni dei vari ambienti sociali (confessioni religiose, famiglia, società politica, gruppi professionali, ecc.) (questi gruppi di appartenenza sono la variabile discriminante della comprensione del comportamento suicida) in funzione dei quali varia il suicidio. Solo in seguito, tornando agli individui, cercheremo in qual modo queste cause generali si individualizzano per produrre gli effetti [...] che implicano”. (p. 270) Cioè due persone che si suicidano hanno delle caratteristiche specifiche nel loro comportamento, ma prima di arrivare alle caratteristiche specifiche di quel suicidio rispetto a un altro suicidio devo ragionare sulle cause perché nelle cause io vedo gli elementi trasversali cioè gli elementi comuni tra i due. Cioè ci sono delle cause generali che riguardano trasversalmente i diversi tipi di suicidio. poi un medesimo tipo di suicidio può avere due forme leggermente differenti, ma questo non cambia che quel suicidio abbia certe caratteristiche quindi: “Abbiamo dunque [...] stabilito le tre seguenti asserzioni:
**- il suicidio varia in ragione inversa al grado d’integrazione della società religiosa.
Nel caso del suicidio altruistico al contrario sono troppo poco individualizzat o cioè mi sento troppo legato, dipendente dal contesto sociale, la società disgregata si lascia sfuggire l'individuo. L’individuo suicida perché si sente in dovere di rispondere a un imperativo sociale, il contrario invece per l’egoistico, perché si sente poco legato alla società. Si suicida perché si sente tal si sente non è più in grado di distinguere tra il proprio imperativo individuale e l'imperativo sociale: l'imperativo sociale diventa primario, ha a che fare con la dimensione del collegamento tra individuo e società. Cioè la questione è che nel suicidio egoistico è la società che si lascia sfuggire l'individuo, l'individuo è così individualizzato che a un certo punto non importa più a questo soggetto del riferimento sociale; invece il suicidio altruistico e il fatto che importa fin troppo al soggetto del riferimento sociale, altruistico perché ci si suicida indipendentemente dalla propria soggettività cioè ci si schiaccia sulla dimensione sociale.
“Ci troviamo, così, in presenza di un nuovo tipo di suicidio che va distinto dagli altri. Esso ne differisce perché dipende non dalla maniera in cui gli individui sono legati alla società, ma dal modo in cui essa li disciplina. Il suicidio egoistico viene dal fatto che gli uomini non scorgono più una ragione di essere in vita; il suicidio altruistico dal fatto che questa ragione appare fuori della vita medesima; il terzo tipo di suicidio, di cui abbiamo ora constatato l’esistenza, deriva dal fatto che l’attività degli uomini è sregolata ed essi ne soffrono. Per la sua origine, daremo a quest’ultima specie il nome di suicidio anomico”. (p.330) Parlando di anomia abbiamo il suicidio anomico ci troviamo in presenza di un nuovo tipo di suicidio che va distinto dal suicidio egoistico del suicidio altruistico attenzione questa è una distinzione sottile ma importante, differisce perché la società disciplina il comportamento individuale, le norme e i contenuto delle norme che tengono legato all'individuo la società, che le attività degli uomini è sregolata ed essi ne soffrono. (sregolata=priva di norme) Il soggetto che si suicida non capisce più qual è il principio d'ordine e non capendo più qual è il principio d'ordine non è più in grado di trovare ordine alla propria vita, alla propria biografia e questa mancanza di ordine che egli percepisce lo porta a suicidarsi. Suicidio anomico è come se l'attenzione si spostasse da ciò che l'individuo percepisce in relazione alla società ai contenuti che tengono collegato l'individuo la società cioè le norme, mentre suicidio altruistico e nel suicidio egoistico la questione riguarda sempre la percezione di sentirsi parte di un contesto sociale, qua l'attenzione viene spostata sui contenuti che permettono questa percezione. Come dice l'alfa privativo, se mancano le norme mancano dei riferimenti e mancano dei degli orientamenti, mancando gli orientamenti questo può condurre un comportamento suicida, si sente perduto. “Indubbiamente, tra questo suicidio e quello egoistico, non mancano rapporti di parentela. Ambedue dipendono dal fatto che la società non è sufficientemente presente all’individuo. Ma la sfera di assenza non è la medesima nei due casi. Nel suicidio egoistico, essa fa difetto nell’attività propriamente collettiva, lasciandola sprovvista di oggetto e di significato (manca qualcosa per cui spendersi). Nel suicidio anomico, essa manca alle passioni individuali, lasciandole così senza freno regolatore. Ne risulta che, nonostante i loro rapporti, questi due tipi restino indipendenti l’uno dall’altro”. (p. 330) No imperativi normativi, quindi a suicidio anomico lasciando queste passioni senza freno regolatore, quindi il problema è la norma che non regola le passioni individuali; da una parte, egoistico, il focus è sulla società che fa troppo poco per tenere collegato l'individuo, nel caso del suicidio anomico, il focus è sull'individuo che non si sente in grado di regolare le proprie passioni sulla base di norme certe. Per durkheim la tassonomia dei suicidi è importante, cioè
individuare delle cause trasversali che portano a quel comportamento è importante per definire il comportamento, sovrapporre delle categorie che restano collegate ma esclusive, cioè le categorie sono esclusive da questo punto di vista. “[...] Dalle precedenti considerazioni si vede che esiste un tipo di suicidio che si contrappone al suicidio anomico, come quello egoistico si contrappone a quello altruistico. (lì la questione riguarda sempre, come diceva duckheim, prima la dimensione propriamente individuale o collettiva collettiva mentre nel caso il suicidio anomico quel che manca è il freno regolatore le passioni individuali) Ed è quello risultante da un eccesso di regolamentazione, quello che commettono i soggetti che hanno l’avvenire completamente chiuso, con passioni violentemente compresse da una disciplina oppressiva. È il suicidio degli sposi troppo giovani, delle donne sposate senza figli. Perciò per essere completi dovremmo costituire un quarto tipo di suicidio. Ma ci sembra inutile soffermarcisi, perché, oggi, esso è divenuto poco importante e, al di fuori dei casi qui citati, è difficile trovarne degli esempi. [...] Potremmo chiamarlo il suicidio fatalista”. (p. 334) Suicidio fatalista, risultante da un eccesso di regolamentazione, quello che commettono i soggetti che hanno l'avvenire completamente chiuso, da una disciplina oppressiva, quindi delle passioni che hanno bisogno di liberarsi ma che vengono completamente compresse violentemente compresse, fa degli esempi legati ovviamente al suo contesto degli sposi troppo giovani delle donne sposate senza figli, perché qui si torna quello si diceva sulla pressione sociale il fatto che in questo caso si conta il fatto di sentirsi oppressi rispetto a quello che gli altri pretendono da me, il fatto di volersi comportare in un determinato modo o vivere una certa forma di libertà e non poterlo fare perché le passioni individuali, la volontà individuale completamente compressa e suicido degli sposi troppo giovani delle donne sposate senza figli. Il fatto è che la variabile di riferimento è sempre quella sociale, e è da qui che nascono le questioni: suicidio fatalista il focus all'individuo, si sente chiuso sostanzialmente, cioè mentre potremmo dire nell’anomico la questione era una normatività assente, nel caso del suicidio fatalista il problema qual è quello di una normatività eccessivamente presente. Storicamente quello che è successo nei totalitarismi e potrebbe essere un contesto storico in cui questa tipologia costruita durkheim ha senso (fatalista). In questa dialettica tra individuo e società sociologicamente è interessante il fatto che la società è presente nell'interpretazione del fenomeno. Becker è l'autore principale di quella che viene chiamata, in riferimento alle questioni legate alla devianza, teoria dell' etichettamento, che è quella teoria che per la devianza il comportamento va contro le norme di una determinata società. Becker dirà che quel che conta non è tanto un problema di contenuto dell'atto deviante, quindi l'atto deviante non si definisce in maniera essenzialista, per cui è più grave uccidere una persona rispetto al fatto di rubare un oggetto secondo una valutazione morale, è più grave uccidere una persona che rubare un oggetto materiale secondo una valutazione sociologica di lettura dei meccanismi devianti. Beck dirà “se quell'omicidio non viene definito come deviante in quel determinato contesto sociale o viene definito comunque poco rilevante quella definizione di scarsa rilevanza rende meno problematico un comportamento”, come può essere quello dell'omicidio, quindi nella teoria dell’etichettamento non è deviante un fenomeno, un comportamento, ma è deviante il comportamento che viene definito come tale, non è deviante il comportamento in sé ma è deviante il comportamento che viene socialmente definito come tale. Cioè paradossalmente possono esserci dei comportamenti gravissimi di
● Insieme di persone tra loro interagenti in continuità; interazioni continuative ● Secondo schemi stabili; stabili ● Che si definiscono come membri del gruppo; consapevolezza di sentirsi parte del gruppo ● Sono definite come tali da altri. Soggetti esterni e i partecipanti del gruppo lo definiscono tale. Gruppo formale o informale, confini del gruppo e ruoli. Formale, confini netti e confini specifici (es. lavoro) Informale, confini meno netti e ruoli diffusi (es. famiglia) I NON MEMBRI DEL GRUPPO Il gruppo è sempre in interazione con il contesto più ampio, tipo con i non membri dello stesso. ● Candidato all’appartenenza: desidera far parte del gruppo ma trova delle barriere, come non essere riconosciuto dallo stesso ● Uomo marginale, si è sottratto agli schemi di gruppo, ma mancano le condizioni per farlo entrare in nuovo gruppo. Essere troppo abituati agli schemi del gruppo precedente è un problema per poter far parte del gruppo nuovo. ● Membro potenziale, persona alla quale il gruppo deve rivolgere la propria attenzione se desidera aumentare il proprio grado di completezza, se il gruppo non riesce ad integrarlo il gruppo può essere compromesso. ● Non membro neutrale, sfondo sociale del gruppo, esiste come attore in un contesto sociale più ampio ma non è utile al gruppo, esterni al gruppo che è molto improbabile che facciano parte del gruppo, irrilevante al gruppo ● Non membro autonomo, rifiuto attivo alla partecipazione del gruppo. Delegittimazioni del gruppo ● Non membro antagonista, colui che si oppone al gruppo, opposizione attiva nei confronti del gruppo, è un problema. RUOLO o Status Ruolo: Insieme di comportamenti che tipicamente ci si aspetta da una persona, insieme di aspettative codificate rispetto a quella persona nel confronto del gruppo. Lo status è una posizione sociale che fa riferimento ad un determinato ruolo. Status 🡪posizione nella struttura sociale Ruolo 🡪comportamenti legati alla determinata posizione La pluralità di ruoli va negoziata, compromesso dalle diverse aspettative di comportamento in relazione ai vari ruoli, mediazione non facile né scontata. Tra ruoli differenti non è facile
avere una relazione. Dilemma etico: scegliere da che parte stare, se accettare un ruolo o un altro. Negoziazione di ruolo. **role set: insieme di ruoli che la persona interpreta. I ruoli non esauriscono mai per intero la persona, c’è sempre una negoziazione di ruolo. ISTITUZIONE SOCIALE: versante macro-sociale, modelli di comportamento di una società dotati di una cogenza (imperatività, che può essere sociale o giuridica) normativa (integrazione sociale, nella prospettiva funzionalista). Le istituzioni vivono fintanto che qualcuno le legittima, nascono si sviluppano in occasione di eventi particolari, ma la loro sopravvivenza dipende dal grado di legittimità attribuitogli. Istituzioni sono modelli, l’insieme degli schermi di comportamento delle organizzazioni, organizzazioni insieme strutturato di persone. Concetto di POTERE e AUTORITA’ “Potere è la possibilità di trovare obbedienza ad un comando che abbia un determinato contenuto” potere su una persona finché riesco ad impormi e comandare le tue azioni. Potere di farsi obbedire. Non conta la legittimità del comando, conta solo che la persona esegua. Autorità, potere legittimo 🡪legittimità del comando. relazioni di autorità “relazioni nelle quali sono previsti diritti di dare ordini e doveri di ubbidire, considerati legittimi da entrambi gli autori” tutto sempre secondo Weber. Sinonimo di autorità è potere legittimo. Fonti di autorità, le basi, il perché il comando mi è legittimo, tradizione perché è stato sempre fatto, legge, norme che stabiliscono che ciò che mi viene chiesto è legittimo, legale e razionale, carisma 🡪leader, fondatori di grandi movimenti religiosi. Due tipi di potere di: potere di e potere sul Potere di: 2 approcci, 1 funzionalista , attenzione ai sistemi sociali focalizzarsi sui sistemi sociali e raggiungere determinati obiettivi e secondo approccio, potere di nella misura in cui posso realizzare i propri obiettivi, società più forte; 2 di “empowerment” , concetto utilizzato nell’ambito sociologico, dinamica non solo dall’alto verso il basso, metto le persone nelle condizioni di raggiungere quegli obiettivi, quindi non solo dando degli aiuti “diretti”, attivazione delle risorse disponibili, in sintesi ampliamento della propria capacità di ottenere un risultato desiderato. Strategia di accrescimento dell’empowerment:
concezione umanistica/classica (ci interessa solo dal punto di vista storico, classicità greca, idea selettiva dei prodotti culturali) si afferma a partire del XVIII secolo, richiama un ideale umanista e universalista, implica una visione selettiva dei prodotti culturali, presta attenzione all’individuo. NON è UNA CONCEZIONE SOCIOLOGICA, ma artistico filosofica. La prima sociologia trova nell’antropologia le prime categorie di base per la ricerca sociologica concezione antropologica/moderna (la matrice da cui si sviluppa l’approfondimento sociale della cultura) 🡪cultura come fenomeno di interesse. Gli antropologi forniscono i primi dati utili per i sociologi: - si innesta sull’affermazione delle scienze sociali - si rivolge agli elementi particolari, luogo di quelli universali - ne è cifra la centralità assunta dalla collettività (Durkheim- coscienza collettiva, Weber – idee motori di cambiamento della società) prodotto della collettività. Interpretazione sociologica della cultura
Cultura: Insieme di valori, credenze, conoscenze, norme, comportamenti e oggetti materiali, condivisa da un popolo e trasmessi da una generazione all’altra. I rapporti sociali, all’interno di contesti sociali formali e informali, consentono di trasmettere la cultura. Trasmettere però l'idea che la cultura passi da una generazione all’altra passino uguali, mentre invece, soprattutto rispetto a certe questioni, la cultura cambia. Quando si passa da una generazione all’altra c’è cambiamento. Non è statico, ma considera anche i suoi elementi dinamici. Cultura materiale: oggetti prodotti dalle persone appartenenti a una determinata cultura (es. made in italy) Cultura immateriali: idee di una cultura (valori, credenze, insieme delle conoscenze su come comprendere il mondo, standard e norme sul comportamento appropriato). Es. come la religione influenzava nel passato la vita quotidiana rispetto ai giorni d’oggi. Forme della cultura: le variabili per definire la cultura. Valori: principi: usati per giudicare il mondo, (desiderabile e significativo) Credenze: convinzioni od opinioni accettate come vere. (es. dio esiste), affermazioni, asserzioni Conoscenze: informazioni, consapevolezza e comprensione che aiutano le persone a orientarsi nel mondo, utilizzo di materie scientifiche che mi permettono di orientarsi nel mondo (sapere l’inglese, sapere come timbrare un biglietto ecc…) Norme: regole e aspettative relative ad un comportamento ritenuto appropriato, appropriatezza o no di un determinato comportamento Comportamenti: azioni associate a un gruppo che aiutano a riprodurre un determinato stile di vita, valorialmente orientato. Es. dopo un determinato turno di lavoro ci si stacca e si fa altro, alternanza tra tempi di lavoro e tempi di vita, ritmi sociali. Se discutono di un determinato stile di vita, se non riproducono uno stile della cultura, sono devianti. Oggetti e manufatti: oggetti fisici creati da una cultura ad essi associati. (croce, strumento, ecc.) Simboli: qualsiasi cosa (fisica e non) che ne rappresenta un’altra. Es. motto Linguaggio: sistema elaborato di simboli che consente alle persone di comunicare tra loro VALORI CONDIVISI (Schwarz et al. 2001) a livello simbolico, si differenziano al livello pratico. Potere, universalismo, successi, edonismo, benevolenza, tradizione, auto-affermazione, conformismo, autodeterminazione, sicurezza. Più ci spostiamo dal livello teorico a quello pratico, sull’esperienza, più questi valori si differenziano. Cultura è anche cambiamento, i valori possono cambiare nel tempo. La cultura non può essere resa una “cosa” e non può essere cristallizzata, ovvero non può rimanere sempre quella nel tempo. Guerra culturale? (Hunter, 1991,1994) spaccature simboliche forti tra componenti della società. CREDENZE – che cosa è “vero” Verità e falsità non sono oggettive, perché sono delle costruzioni sociali, e si differenziano anche tra la collettività. Variabile in modo dinamico, mai in modo statico. Tra statuti di verità e
Una subcultura che si oppone alla cultura dominante può essere definita «CONTROCULTURA» (HIPPY, PUNK, HIP-HOP…) Con il passare del tempo, UNA SUB CULTURA (CONTRO-CULTURA, forte elemento oppositivo rispetto al carattere, cultura dominante) PUÒ VENIRE INCORPORATA NELLA CULTURA DOMINANTE. Subdominanti hanno componenti sociali più marginalizzati. Una «gerarchia» della cultura CULTURA ALTA: si tratta di forme culturali associate alle élite, riconosciute come valide e legittime, collegata alle élite culturali, legittimate, la loro posizione sociale è determinata dai determinati consumi culturali. La presenza di determinate risorse economiche consente questo tipo di cultura. CULTURA POPOLARE: forme di cultura maggiormente diffuse e accettate in una società. GANS (1999): i sostenitori della cultura «alta» attaccano quella popolare, definendola massificata e con effetti deleteri sulle persone; quelli della cultura «popolare» rifiutano la cultura «alta». Tale distinzione va sfumando, ma non è scomparsa Concetto di «habitus» (Bourdieu, 1979): posizione sociale e stili di vita sono legati* Data quella situazione sociale probabilisticamente si avrà quel determinato consumo culturale (Habitus), lo status si nutre anche di consumo culturale. Legame tra posizione sociale e determinati stili di vita (Bourdieu). LA MERCIFICAZIONE DELLA CULTURA «Il commercio dei beni culturali ha comportato una diffusione del linguaggio e delle immagini pubblicitarie negli spazi pubblici e privati» (p. 121) sponsorizzazione di grandi eventi, riferimenti di pubblicità in canzoni e film. Mercificazione della cultura mette in discussione cultura alta e popolare, chi consuma cultura alta può consumare anche cultura popolare. Marketing, se è possibile collocare il prodotto nella canzone o nella serie tv, si possono avere più consumi. Le forme elementari della vita religiosa (Durkheim) legame tra società, cultura e religione, religione collante sociale, celebra la collettività, per Durk è un fatto umano. Religione offre solidarietà meccanica. La religione si collega a determinati assetti di potere. Le religioni hanno in comune tre elementi di base:
compromesso sociale più ampio. È molto legittimata nel contesto sociale. SETTA: piccola fazione dissidente rispetto alla chiesa, basata su credenze e pratiche nuove. Tutte minoritarie, dissidente rispetto alla chiesa. CULTI: definizione sociale che un attore religioso maggioritario dà ad un attore religioso minoritario, che delle piccole comunità religiose danno quelle consolidate. LE FUNZIONI SOCIALI DELLA RELIGIONE. La religione è importante perché la società che celebra se stessa.